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Full text of "Dizionario storico geografico del Lodigiano"

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GIOVANNI AGNELLI 



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DIZIONARIO 



tonico «©stinco 



DEL 



LODIGI ANO 





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L013I 

TIPOGRAFIA EDITRICE DELLA PACE 
1886.'' 



PREFAZIONE. 



10 



Dovunque il guardo tu raccogli in questa 
Faticata di glorie e di sventure 
Terra Latina, se dei padri care 
A te negli anni floridi l'eterne 
Pagini furo, e l' idioma e l'arte, 
Sorge un ricordo.... 

Aleardl 



r5Jt-S?T?|n risveglio animatissimo si e verificato in questi ultimi tempi nello 
'^f ty illustrare la nostra città col suo territorio , sotto ogni aspetto , con 
^ Kgyopere più o meno voluminose, ma sempre importanti ì erudite, utilis- 
4. sime. È cosa confortevole e cagione a bene sperare il vedere Comune e 
Corpi morali incoraggiare e promuovere la compilazione di dotte monografìe, 
e studiosi di ogni scienza intraprendere arditamente il malagevole e diffìcile 
compito di illustrare questo paese in ciò che loro vien suggerito dalie spe- 
ciali discipline a cui si sono applicati. L' agricoltura , la letteratura , V arte, 
la statistica, l' igiene , e la storia che tutte queste scienze abbraccia ed af- 
fratella, hanno somministrato il campo su cui molti e valenti hanno sfoggiato 
il versatile ingegno coll'eleganza della penna e la profondità dell'erudizione. 

Io non ho nè posso avere la speranza di essere del bel numero uno 
tra cotanto senno : tuttavia coscienza m'assicura d'aver fatto io pure qualche 
cosa in prò del mio paese , e di aver portato anch' io il mio sassolino alla 
fabbrica del grandioso edificio, e che me pure la carità del luogo natio spinse 
a raccogliere le frondi sparse e riunirle in questo libro che con mano tre- 
; mante ora presento ai miei Lodigiani. 

Lo scopo che mi suggerì la compilazione di questo Dizionario è senza 
dubbio quello di coprire una lacuna necessariamente lasciata dai testi e dai 
trattati di Geografia e di Storia patria che scorrono per le mani dei nostri 
giovanetti nelle scuole elementari ed anche secondarie. È da natura e ben forte, 
dirò col Vignati, il desiderio di sapere il nome e le opere de' suoi avi : ve- 
dendo e sentendo cose che ricordano avvenimenti ed uomini della stessa 
patria, chi non arse di conoscerli? La sete naturale di sapere spesse volte 



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715663 



IV 

stimola il fanciullo, ed anche l'adulto, a muovere al babbo, al maestro od a 
chi ha saputo inspirargli confidenza, molteplici domande spettanti a cose affatto 
locali, analitiche ; ed i maestri, i babbi, che all' uopo saprebbero dare le più 
minute particolarità descritte dai viaggiatori su Parigi, Londra o Pechino, 
luoghi che, per la loro lontananza e la poca o niuna diretta influenza eser- 
citata sui ragazzi, assumono l'aspetto di favolosi, che risposta sanno essi dare 
ai giovani discenti ? Niente che possa appagare la loro legittima curiosità : 
si procura di tagliar corto, di sviare il discorso, ed è già troppo se non si dà 
dell' importuno e del fastidioso al piccolo interlocutore che propone temi così 
dimenticati ad essi che si trovano al verde nel fatto di storia locale. 

Allorché, leggendo, s' incontra una parola di cui non si conosce il valore, 
noi ricorriamo ad uno dei tanti vocabolari, e veniamo pienamente appagati : 
quando vogliamo sapere notizie riguardanti una città, uno stato, anche al- 
lora o prendiamo un trattato di geografia o un dizionario geografico, e ve- 
niamo più o meno persuasi : ma avvi un libro a cui ricorrere per sapere 
notizie particolari del nostro villaggio , che nei primi anni della vita è per 
noi la nostra Roma , la nostra Italia , il nostro mondo ? Dico questo anche 
a chi presume d' insegnare geografia e storia con metodo sintetico, quasi che 
questa scienza non sia come tutte le altre che vengono apprese con metodo 
estremamente analitico, il solo conforme al processo seguito dall'umana mente 
nell'acquisto del vero in qualunque ramo dell' umano scibile. 

Questo per la generalità. Ognun vede però che compilare un libro ove 
sieno registrate tutte le notizie che noi desideriamo , esteso ad una vasta 
regione, è cosa impossibile : prova ne sieno i grandiosi Dizionari Storico-geo- 
grafici, le Illustrazioni, le Enciclopedie, che appunto per la loro universalità 
si restringono a dare qualche cenno sui luoghi più insigni , piuttosto sintesi 
di opere più complete, che materia a nuove e più minute ricerche, trascurando 
i piccoli ed i dimenticati, non meno e forse più importanti per chi ha con 
essi strette relazioni di patria, di affetti e d'altro. 

È appunto per sopperire a questa lacuna necessariamente lasciata da 
queste dispendiose opere, che io ho procurato colle mie poche forze di com- 
pilare il presente, ristretto puramente al nostro Circondario e alla nostra 
Diocesi, territorio dimenticato sì, ma considerevolissimo, vuoi per la popo- 
lazione , per i suoi prodotti, per l' industria agricola e casearia, per il com- 
mercio floridissimo, vuoi per la sua storia importante, avendo il Lodigiano, 
appena emerso dalle acque del Po, dell'Adda e del Lambro, fornito i campi 
sui quali da Annibale a Napoleone si decisero molte volte le sorti d' Italia 
e del mondo. Le sue ville, che dall' inflessione particolare dei nomi ci danno 
a conoscere la diversa loro origine, ci ricordano le prime dominazioni degli 
Umbri, degli Etruschi, e susseguentemente quelle dei Galli, dei Romani e dei 
Longobardi, e quindi le epoche dei feudi e dei turriti castelli. Per le grandi 
vie che solcano questo territorio noi vediamo sfilare i vittoriosi eserciti Ro- 
mani condotti da Flaminio e da Gneo Pompeo contro i Galli insorti ; le coorti 
di Giulio Cesare dirette alla conquista delle Gallie e del nebbioso Albione; 



V 



le orde barbariche scese dalle Alpi contro il colosso romano che appunto 
sui nostri campi riceve 1' ultimo e decisivo crollo. Qui gli Ostrogoti, i Longo- 
bardi, i Franchi lasciarono memorie, quelli a Laus Pompeia, questi sotto le 
mura smantellate di Roccabruna. I primari conventi, che qua e là altre volte 
sorgevano, ricordano la dominazione dei primi re d' Italia e le età del ferro 
e dei grandi delitti scontati coi viaggi a Roma od a Gerusalemme vuoi col 
rocchetto del pellegrino, o colla spada e la lancia del crocesignato. In seguito 
tutti gli Imperatori lasciarono le loro orme tanto nelle due Lodi, quanto nel 
loro territorio, massime sui campi di Roncaglia, unico rifugio d'Astrea in quei 
tempi di tenebre e di barbarie. Barbarossa e Federico II, Manfredi e Cor- 
radino , Guelfi e Ghibellini , contristarono questi luoghi colle distruzioni , le 
rapine, gli incendi e gli eccidi. Qui feroci e prepotenti signori dall' alto dei 
loro castelli esercitarono la tirannide sui popoli soggetti: si ricordino le rocche 
di Lodi, S. Colombano, Fombio, Codogno e la tua, o Maccastorna, esecrabile 
monumento di sangue. 

Di qui passarono gli eserciti stranieri chiamati con falsi pretesti a ri- 
mediare alle piaghe d' Italia : Carlo Vili e Luigi XII, Francesco I e Carlo V 
lasciarono le traccie dei loro corridori sulle zolle isterelite dei nostri campi 
rinnovando gli strazi commessi dai barbari nei primordi dell'evo di mezzo : 

10 veggo, o San Martino mia, i vasti e fertilissimi tuoi. campi inselvatichiti 
dalle sfrenate milizie del Cristianissimo e del Cattolicissimo, e tali da richie- 
dersi più di mezzo secolo prima che il Prelato Laudense, tuo signore, potesse 
vantare i feudali diritti sui dissanguati tuoi abitanti. Le guerre di successione 
ai ducati di Milano e di Mantova , ai troni di Spagna e d'Austria, funesta- 
rono grandemente i nostri paesi : lo sanno le posizioni di Cerreto contrastate 
ai Veneziani, le rocche di San Colombano, di Lodi, di Gerra, di Cavenago e 
di Sant'Angelo, ove perì nel Lambro il prode Mannobarile, pianto dal più 
grande guerriero dell'epoca. Il primo territorio Lombardo calcato dalle schiere 
del Corso fu il nostro : seguendo questi l' irresistibile sua marcia, segnò col 
sangue Fombio, Codogno e Casale, e suggellò la fama sua di valentissimo al 
Ponte di Lodi, celebre nei fasti napoleonici. 

Allo scopo di rendere utile questo libro anche a chi non si applica esclu- 
sivamente all' insegnamento nelle scuole , ho creduto bene di aggiungere ai 
luoghi i dati statistici, conforme all' ultimo censimento ufficiale ; la circoscri- 
zione territoriale del Circondario, coi Mandamenti o Preture, le Sezioni elet- 
torali, gli Uffici postali, telegrafici, ecc., e se sono frazioni, il capoluogo del 
comune da cui dipendono ; le distanze dalle frazioni ai comuni e da questi 
alla città ; la circoscrizione ecolesiastica coi Vicariati, le Parrocchie, i Titolari, 

11 loro patronato quando non trattasi di libera collazione vescovile. In questo 
modo, e colle storiche notizie, credetti rendere quest'opera accetta anche alla 
maggior parte delle persone che s' interessano o per l'ufficio loro o per affari 
privati, delle cose locali, come ai Sindaci, ai Parroci , ai Segretari comunali, 
ai Capi d' ufficio e loro dipendenti, ai Corpi morali, nonché ad altri che hanno 
a cuore le cose e le memorie del loro paese. 



VI 



Avrò io raggiunto il mio intento? — Oso sperarlo. — Del resto, essendo 
questa un'impresa, per quanto io mi sappia, non per anco tentata da alcuno 
in Italia, nè avendo io quindi potuto, colla scorta di altre, proseguire più 
francamente nel cammino intrapreso, chieggo venia se in alcuni luoghi avessi 
lasciato da desiderare, dichiarandomi nello stesso tempo riconoscentissimo 
verso chi mi fosse largo di altre e più peregrine notizie tratte da documenti 
a me ignoti, o colte a volo dalla locale tradizione. Solo osservo che in me 
non mancò l'onestà dell'intenzione, quella di giovare in qualche modo ai 
miei Lodigiani illustrandone il territorio colla storia dei loro padri. 

Se alcun merito si dovesse attribuire a questo lavoro, che certamente 
mi ha costato parecchi anni di fatiche, se ne sappia grado al Professore 
Cav. D. Andrea limolati, indefesso raccoglitore di patrie memorie, il quale 
mi fu larghissimo di notizie e di consiglio, e per la cui gentilezza ebbi piena 
facoltà di servirmi dei numerosi manoscritti della Laudense, di cui è con- 
servatore; al Sacerdote Dott. D. Francesco Pelli, cancelliere della Curia, a 
cui debbo la pubblicazione di quest'opera, e dal quale ebbi agio di poter 
consultare le molte carte esistenti nell'Archivio della Curia stessa; e final- 
mente, seguendo il principio evangelico, che i primi saranno gli ultimi, a 
S. E. Mons. Vescovo Domenico Maria Gelmini, per la cui squisita gentilezza 
potei rovistare nell'Archivio della Mensa Vescovile, ove moltissimi e peregrini 
documenti vengono provvidamente conservati, e fui favorito da gran parte 
dei Molto Reverendi Parroci della Diocesi laudense di interessanti notizie 
circa la circoscrizione delle Parrocchie. 

Per me sarei contentissimo se con ciò avessi potuto eccitare qualche 
collega di campagna a compilare più larga illustrazione del suo paese, ren- 
dendo di pubblica ragione le memorie che si fosse potuto rinvenire negli ar- 
chivi comunali o parrocchiali, o presso qualche privato. 

Dall' Istillilo dei Sordo-Muli di S. Gualtiero, presso Lodi, 
Novembre 1885. 



Maestro Giovanni Agnelli. 



■ 



FONTI STORICHE 



STAMPATE. 

Maestro Ambrogio da Paullo — Cronaca nella Miscellanea Storica di Torino j voi. xra. 
Benaleus Josephus — Elencus familiarum in Mcdiolancnsi dominio Feudis — Mediolano , 

Panciotti Malatesta, 1714. 
Cagnola Avv. Comm. Francesco — Cenni sulla Muzza. 

Gavazzi Conte Carlo Gerolamo della Somaglia — Alleggiamelo dello Stato di Milano — 

Milano. Malatesta, 1653. 
CisERi Prete Alessandro — Giardino Storico Lodigiano — Lodi, 1732. 

Id. — Storia dei Santuari Lodigiani — Lodi, Carlo Giuseppe Astorino, 1729. 
Fabi Massimo — Dizionario Geografico della Lombardia — Milano ditta Carlo Pirotta. 
Gabbiano Giacomo — Laudiade^ Libro 1° — Lodi, Costantino Dell'Avo, 1880. 
Giulini Conte Giorgio — Memorie della città e della campagna di Milano j — 1858. 
Lodi Defendino — Cronichetta di Lodij edita per cura del dott. Carlo Casati — Milano , 

Fratelli Doumolard, 1884. 
Molossi Giov. Batt. — Biografie di illustri Lodigiani — Lodi, Pallavicini e Vercellini, 1776. 
Morbio Carlo — Storia dei Municipi Italiani — Milano, Manini, 1840. 
Morena Ottone ed Acerbo — Historia rerum Laudensium — Pace. Murat. voi. vi. 
Oldrini Gaspare — Ore perdute — Lodi, 1873. 

Rampoldi Giov. Batt. — Dizionario Coreografico — Milano, Antonio Fontana, 1832. 
Scotti Cav. Avv. Antonio — Monografia delle acque del Tonno. 

Timolati Cav. Pr. D. Andrea — Monografia Storico Artistica di Lodi — Milano, Vallardi, 1877. 

Id. — Guida Storico-Sacro-Artistica di Lodi — Lodi, DellAvo, 1878. 

Id. — Monografia dell' Ospedale Maggiore di Lodi — Lodi, Cima e Pallavicini, 1883. 
Vignati Ab. Coirmi. Cesare — Codice Diplomatico Laudense — Milano, Fratelli Doumolard, 
1879, 1883, 1885. 

Id. — Lodi e il suo territorio — Milano, Corona e Caimi, 1860. 

Id. — Storie Lodigiane — Lodi e Milano, Wilmant e Figli, 1847. 

Id. — Almanacco Statistico del Circondario di Lodi. 

Id. — Lodi nel 1600 — — Lodi, Wilmant e Figli, 1853. 
Commissione di Statistica del Comizio Agrario di Lodi — Monografìa Agricolo-Statistica 
del Circondario di Lodi — Lodi, Wilmant, 1884. 

Archivio Storico per la città e comuni del circondario di Lodi — Quirico, Camagni e Ma- 
razzi, anno 1°, 2°, 3°, e 4°, 1882-85. 
Archivio Storico Lombardo — Milano, Doumolard, 1873-85. 

Carta Corografica della provincia di Lodi e Crema dell' ing. Andrea Terzi, di Lodi — Mi- 
lano, 1818. 
Carta Topografica del presidio di Lodi. 

Dizionario delle Frazioni della provincia di Milano — Lodi, Dell'Avo, 1880. 
Dizionario dei Comuni del regno, 1 882. • 

Inchiesta Agraria per ordine del Ministero d'Agricoltura e Commercio, -1882. 
Ordo Divini Offici persolvendi_, ecc. — Laude Pompeja, 1882. 
Sinodi Diocesani; 1619-1687. 



MANOSCRITTE. 



Bergamaschi Francesco — Storia dell'Abbazia di S. Stefano al Corno — manoscritto della 
Laudense. 

Bononi Ermete — Monumenta Laudensis Episcopatus — presso Mons. Vescovo di Lodi. 
Da Nova Francesco — Memorie Storiche dal 1500 al 1528. 

Fagnani Gio. Grisostomo — Memorie del Convento di S. Domenico di Lodi — nella Lau- 
dense. 

Finetti P. Antonino — Campione dell' Ospedale Maggiore di Lodi — presso V ospedale 
suddetto. 

Finetti, Molossi, Bricchi — Alberi Genealogici delle Famiglie illustri Lodigiane — nella 
Laudense. 

Lodi Defendente — Dissertazioni sugli Ospedali e sui Monasteri del Lodigiano e sulle 
Chiese di Ljodi e Chiosi — nella Laudense. 
Id. — Commentari della Famiglia Vistarmi — id. 
Id. — Commentari della famiglia Cadamosto — Id. 
Id. — Altri scritti diversi — id. 
Pisani Giov. Cortemiglia — Materiali per la Storia della provincia di Lodi e Crema — id. 
Id. — Storia di Lodi — id. 
Id. — Storia del Basso Lodigiano — id. 
Porro Giacomo Antonio — Vite dei Vescovi Lodigiani — id. 

Id. — Inventario dei beni della Mensa di Lodi — manoscritto nella Laudense, e più 
dettagliato nell'archivio della Mensa Vescovile di Lodi. 
Remitale Carlantonio — La Pietà Lodigiana — nella Laudense. 
Sabbia Vincenzo — Cronaca di Lodi — id. 

Spino Giuseppe — Memoria del Monastero dei Ss. Cosma e Damiano di Dovera — id. 
Timolati Prof. Cav. Don Andrea — Memorie Storiche sui Comuni del Circondario di Lodi — 
presso di Lui. 
Id. — Miscellanee — id. 

Circolari diramate da Mons. Vescovo ai parroci delle diocesi, presso l'autore. 
Archivio dell'ingegnere Dionigi Biancardi, presso il prof. cav. D. Andrea Timolati. 
Carte e pergamene esistenti nell'archivio dell'Ospedale Maggiore di Lodi. 
Carte, registri e pergamene esistenti nell'archivio della Mensa vescovile di Lodi. 
Carte e registri esistenti nell'archivio della Curia vescovile di Lodi. 
Piano della città di Lodij presso l'autore. 
Carte e memorie, presso lo stesso. 



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DIZIONARIO. 



AVVERTENZA. 



I nomi segnati coli' asterisco (*) indicano località distrutte j o che hanno cangiato nome,, 
o di cui non si conosce V ubicazione. 



8888888888 .Sii S1888 « 8 8888 1 1 8 « 8 
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AJoTbadia, i\.t>Tbazia o X? adiri. Con 
tali nomi venivano chiamati nel medio evo, 
ed anche in seguito, alcuni monasteri di 
cenobiti, il cui superiore chiamavasi Abate j 
voce derivata dal siriaco Aba che in ita- 
liano vale quanto padre. Per la maggior 
parte queste Abbadia aveano a fondatori 
o re, o marchesi, o conti, od altri ricchi 
e potenti personaggi , i quali volendo o 
scontare alcuni gravi delitti, oppure a ti- 
tolo di divozione, fondavano questi luoghi 
che poi arricchirono di patrimoni ingenti. 
Collo scorrere degli anni, a cotali monasteri, 
levando di sè fama di santità e di opere 
pie, accorrevano i circonvicini, e comin- 
ciando ad erigere capanne e case, nei loro 
dintorni, a poco a poco questi luoghi solitari 
venivano popolati e si trasformavano in 
villaggi , in borghi , ecc. (Massimo Fabi). 
L'abate aveva privilegio di consacrare sa- 
cerdote e di amministrare il sacramento 
della Cresima. 

AJkt l>adia di Cerreto. — Comune; 
Mandamento IL eli Lodi; Abitanti 472; Uf- 
ficio postale, Lodi; frazione della seziono 
elettorale di Corte Palasio. Agenzia delle 
Imposto, Codogno; Ufficio di Registro, Lodi; 
delle Ipoteche, Lodi. Superfìcie Chilometri 
quadrati 5.74. Bilancio L. 4,400. — Parroc- 
chia sotto il titolo dell'Assunzione di Maria 
Vergine; anime 500; centro anime 215; di- 



stanza da Lodi Chilom. 10.085. La chiesa 
è di patronato regio. 

Etimologia: vedi Albarola. Invece il Gal- 
biano : 

« Da Cere antica, un dì fida custode 
Ai sacri arredi de' romulei templi 
Venne Cerreto, poscia da' seguaci 
Dell' alma fede consecrato a Piero 
Che di Cristo quaggiù le veci adempie. » 

Antichissima abbazia fondata dai Conti Cas- 
sini con istrumento del G dicembre 1084. 
In breve andò crescendo di ricchi poderi ; 
dalla sua fondazione fino al 1131 vi ebbero 
abitazione i monaci di S. Benedetto. Questi, 
per aver aderito allo scisma di Anacleto II 
antipapa contro Innocenzo II, vennero rim- 
piazzati dai Cistcrciensi. Con questi il mo- 
nastero rimase sottomesso a quello di Chia- 
ravalle. Vuoisi che San Bernardo, mentre 
trovavasi da queste parti , vi dimorasse. 
Sul principio ebbe qualche differenza col 
vescovo di Lodi, terminate nel 1147 con 
Lanfranco Cassino, ricevendo l' investitura 
di molte terre e luoghi circonvicini, Corte 
Palasio , Benescdo , Isella , Olmirola ed 
acque dello stagno che stendevansi sino alle 
coste di Chieve. Monsignor Bernardo Talento 
P anno 1302 uni a quest' Abbazia il mona- 
stero di San Vito di Castionc. L'anno 1383 
Giovanni Galeazzo Visconti primo duca di 
Milano gli concesse amplissimi privilegi 



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ri' immunità , confermati da Lodovico XII 
nel 1503. Avendo aderito al Concilio di 
Basilea con molti altri dei Cisterciensi , 
passò, 1439, in commenda, toccando ad 
Eustorgio Cardinale di Sant'Eusebio, a cui, 
morto nel 1462 , successe Guglielmo Car- 
dinale Ostiense, il quale ritornò il mona- 
stero l'anno 1481 ai monaci della stessa 
religione riformati , detti Osservanti della 
Congregazione di Lombardia, eh' ebbe prin- 
cipio in Chiaravalle di Milano l'anno 1466. 
A questo Cardinale successe Giuliano della 
Rovere del titolo di S. Pietro in Vincoli, che 
l'atto Papa prese il nome di Giulio IL La 
commenda toccò poscia al Cardinale di Re- 
canati, che fece ricostruire l'abbazia, stata 
in gran parte rovinata per le guerre, e a 
Federico Cesio che fece ricostruire la chiesa 
al modo che tuttora vedesi (1541). A Fede- 
rico successe il nipote Pier Donato Cesi, che 
cedette la commenda nuovamente ai monaci 
(1570) mediante una pensione di 40 mila 
scudi. Gravata da enormi imposizioni e 
dagli alloggiamenti militari nel 1527 re- 
clamò contro i decurioni di Lodi , e per 
questo Papa Clemente VII fulminò la città 
d'interdetto, ed i decurioni di scomunica. 
Ebbe la giurisdizione temporale nelle vaste 
possessioni che teneva sul Cremasco e nel 
Lodigiano: nel 1587 venne in parere di 
dare in enfiteusi a Nicolò Delfino, nobile 
veneziano, per il canone di L. 28 m. le 28 m. 
pertiche che possedeva nel Cremasco, re- 
pubblica di Venezia, che presto furono sot- 
tratte al monastero per i reclami della Se- 
renissima , la quale vedeva a malincuore 
questa somma di denari andare a profitto 
di un convento fuori del suo Stato. Fu sop- 
presso nel 1708; incamerati i beni, furouo 
optati dal Marchese Giorgio Teodoro Triulzi 
l'anno 1801. Il locale dell'abbazia, ridotto 
ad usi rurali , venne in gran parte demo- 
lito, rimanendovi un cortile ed il grosso del 
fabbricato. L'ampio cortile, circondato da 
elegantissimi portici, ora distrutti, è ridotto 
a giardino : osservasi ancora in piedi il 
refettorio, adorno di pregevoli pitture del 
secolo scorso. 

Durante la guerra tra Francesco I Sforza 
ed i Veneziani , questi si trincerarono in 
Cerreto o costruirono un ponte sull' Adda 



difeso validamente da due castelli o bastie, 
per il quale scorrevano facilmente il ter- 
ritorio lodigiano. L'anno 1452, difeso dal 
generale veneto Carlo Fortebraccio con 3000 
cavalli e 1000 fanti, sostenne valorosamente 
l' urto dei soldati del duca comandati da 
Pietro Maria Rosso ed Antonio Landriano; 
furono in quell'occasione catturate tutte le 
navi dei Lodigiani che scendevano il fiume 
allo scopo di distruggere il ponte di Cer- 
reto. Alessandro Sforza , fratello del duca , 
ritentò l'impresa, ma vi suH tale sconfitta 
che fu costretto a salvar- . I odi senz'armi 
ne vesti : poco dopo p< ^endo che i 

Veneziani dovevano ablx 3 la for- 

tezza, Alessandro assalì nuov il ponte 

dalla parte di Cavenago (setta, cendo 
grande macello di Veneziani. Ne. Ve, 
Evangelista Savello che guardava 'o 
tradì la fortezza ad Alessandro Sforz 
Bartolomeo Colleone e Roberto Sansev 
assaltarono le bastie e le fortificazioni 
ponte e le presero la mattina del sedici 
(V. Bastia). Conchiusa la pace di Lodi (1454) 
vennero distrutte le fortificazioni di Cerreto; 
ma poco dopo i Veneziani vi si trinciera- 
rono nuovamente contro i patti della pace, 
motivo per cui il Cardinale di Roano que- 
relossi col re di Francia contro Venezia : 
durante la guerra mossa dalla Lega di 
Catnbrai contro la Serenissima, Cerreto fu 
esposto continuamente alle sorti della cam- 
pagna : fu preso e ripreso con gravissimo 
danno del convento e della chiesa. In questi 
tempi si rifugiarono in Cerreto, accolti dal 
Cardinale commendatore dell'abbazia, molti 
Cremaschi fuggitivi dalla loro patria eroi- 
camente difesa da Renzo di Ceri. 

La chiesa, benché in istato assai squal- 
lido, pure è ragguardevole edificio eretto 
tra il secolo XIII e il XIV sullo stile ri- 
tuale delle chiese cisterciensi. Essa con- 
siste in un quadrilatero a croce latina a 
tre navate distinte da grossi piloni con 
un coro dinanzi l'altare, diviso dal resto 
della chiesa per una iconostassi, e sovra 
il coro s' innalza una torre ove stanno le 
campane, altre volte fornita di guglia , ca- 
duta nel 1680 per uno scoppio di fulmine. 
Questo tempio, secondo il cav. M. Calli , è 
senza dubbio il più maestoso della Diocesi 



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5 



nel Circondario estorno di Lodi. Esso è fre- 
quentemente visitato da forastieri, da stu- 
diosi dell' arte antica , o tenuto in pregio 
anche per la interezza delle sue forme pri- 
mitive. Speciale considerazione merita la 
sua parte esterna , opera primitiva e ca- 
ratteristica dell' arte lombarda che prece- 
dette fra noi l' ingresso dello stile germa- 
nico. Splende nella cappella maggiore uno 
dei capolavori di Calisto da Lodi , il Tiziano 
lombardo; la cappella della crociera a si- 
nistra di chi entra ha un altro bel quadro 
di scuola lombarda (secolo XIVJj, ed un'altra 
buona pittura sta in un' altra delle cappel- 
line poste alla destra della maggiore. La 
chiesa è dipinta a fresco con figure di 
santi cisterciensi dei fratelli Fiammenghini 
(de Ruhór, secolo XVII); ma migliori sono 
gli affreschi ornamentali dei milanesi Ric- 
cardi e Ferrari; stimabile è l'intaglio assai 
'laborioso del pulpito (secolo scorso) ed un 
Crocifisso in bronzo fuso, di autore ignoto, 
che ricorda il Giambologna. Tutto questo 
complesso di pregi , fa sì che il tempio 
meriti, quanto altri mai, l'onore di anno- 
verarsi fra i monumenti nazionali , e di 
venire riparato con ogni cura nei danni 
che il tempo e le comuni traversie gli 
hanno recato per essere in avvenire colla 
massima fedelità conservato. (Questi cenni 
sulla chiesa sono stati desunti dalla Rela- 
zione del cav. M. Caffi.) 

I monaci di Cerreto credesi che tenes- 
sero ospedale: i prò ed i contro su questa 
asserzione non sono indifferenti. È certo 
che sul fine del secolo XII si curavano 
in Cerreto gran quantità di ammalati pei 
quali il Vescovo di Lodi aveva concesso 
la pesca del Lago di Solvaporto, di sua 
giurisdizione, nella Corte di Cavcnago. Altro 
Lago detto appunto di Cerreto stendevasi 
tra questo paese e Prada sovra quel ter- 
reno, oggi quasi totalmente ridotto a colti- 
vazione, detto il Lagone, possessione di 
Isella , di proprietà, come il rimanente del 
territorio di Cerreto, della Duchessa di Gal- 
liera, in essa pervenuto dopo la dissoluzione 
della Società Agricola di Corte Palasio. 

E paese poverissimo, lontano dai centri 
abitati , fuor di strada tanto per recarsi a 
Lodi , quanto a Crema : 1' aria , causa le 



paludi della vicina Adda, non troppo sa- 
lubre: luogo veramente adatto per cenobio, 
ed i cisterciensi appunto furono quelli che 
ridussero queste terre, altre volto coperte 
di acque ed erbaccie palustri , alla ver- 
deggiante coltivazione che ora osservasi. 
L' autore di questo dizionario compilò per 
questo luogo apposita Monografia: veggasi 
quella. Proprietà Duchessa di Gallicra e 
Camiti Luigi. 

A."b"baxlia od AJbTbjazi». Comune e par- 
rocchia di San Stefano al Corno. Così de- 
nominato perchè già proprietà della celebre 
Abbazia dei Cisterciensi di San Stefano al 
Corno. È distante circa 750 metri dal ca- 
poluogo del comune, verso nord. Qui erge- 
vasi l'antica e sontuosa Abbazia dei Cister- 
censi, della quale sussistono ancora alcune 
parti che fanno testimonianza dell' antica 
grandezza ed opulenza di quei monaci. Pro- 
prietà Signorini Luigi. 

A.lb'ba.cìi». Vedi Badia. 

'Acerra. Discordano le opinioni sul luogo 
ove esistesse un tempo 1' antichissima A- 
cerra. Gaudenzio Menila la pone a Cerro, 
già nel contado di Castelseprio; ma Plutarco 
nella Vita di Marcello dice chiaramente 
che Acerra era fabbricata al di sopra del 
Po. Guardando d' altronde la vecchia Ta- 
vola Peutingeriana vedesi Acerra posta 
all' eguale distanza da Piacenza e da Cre- 
mona sulla diritta sponda dell'Adda. Il Mu- 
ratori, e con esso il più degli scrittori, dice 
in proposito che Acerra fosse già ove tro- 
vasi presentemente Gera di Pizzighettone. 
Sul principio di questo secolo vicino all' 0- 
ratorio di S. Giulita , eretto non lungo da 
Melitto sulP antico promontorio che sovrasta 
l' antico letto del Po, venne scoperto un 
vasto cimitero pagano, entro al quale ogni 
cadavere teneva tuttora nella bocca la mo- 
neta che gli dovea servire pel tragitto 
d'Acheronte. Questo cimitero che fa prova 
irrefragabile dell'esistenza di una città ro- 
mana appariva anche in parte corroso ed 
agghiaiato dall' acqua , un tempo vicina 
al Po. Presso a quelle tombe si scoprirono 
anche delle rovine, delle pietre nere ed 
alt'umicate, prova che il fuoco ebbe ivi una 
parte anch'esso nella distruzione della città, 
che in quest' ultima ipolesi doveva essere 



AD 



AD 



Acerra, ingoiata adunque dall' ondo prepo- 
tenti del Po, o distrutta dal fuoco nelle 
miserandi guerre che afflissero gli ultimi 
tempi dell' affievolita potenza romana. A. 
situata poco lungi dalla foce dell'Adda nel 
Po scomparve sulla fnie del secolo IV. 
Prima del 529 dalla fondazione di Roma , 
era già in possesso dei Romani : in que- 
st' anno i Galli e gì' Insubri , condotti da 
Britomarto si volsero contro Acerra , ma 
furono sconfitti dal console Marcello presso 
Casteggio (Castidio) e due anni dopo dal 
console Emilio nel luogo ove ora è Guar- 
damiglio (?) (vedi Gerra di Pizzighettone — 
Guardamiglio — S. Giulitta). 

Accuse o Cassina Accusa. Comune e par- 
rocchia di Grafiìgnana. Non trovasi regi- 
strata nellaCarta topografica del Terzi (1818) 
dove è segnata un'altra località detta Chiosi. 
Se queste due denominazioni indicano lo 
stesso luogo, questo dista da Graffignana 
circa un chilometro verso sud-ovest, alle 
falde del colle di San Colombano. 

* A-cliazoItv. Nome perduto di un luogo 
tra Codogno e Maleo. Nel 997 vi possedeva 
un Roglerio, fedele di Ottone III. 

*.A.cqviaiieg-i*£x. Nome perduto di un 
luogo nel territorio di San Colombano al 
Lambro. Eravi un lago nella contrada di 
Mombrione. L'11 aprile 1350 era investito 
di questo luogo dal Vescovo di Lodi un Az- 
zino Raisan castellano di San Colombano. 

Selcia. 

« Esce dal Lario fuor tumida Y Adda 
E l'agro lodigian tra l'austro e l'orto 
Attraversa benefica 

Sulle mense regali appresta l'Adda 
Ottimi pesci all' avido palato 
Gustosa dape, e temoli polputi 
Che t' offron olio, alle malate orecchio 
Rimedio acconcio, e lessi od arrostiti 
Son ghiotto cibo a nobili convivi. 
Nò le pesche vi mancano dal volgo 
Pesci persici detti in pescheria. » 

G. Gabiano, Laudiade. 

Nome di celtica derivazione , significante 
acqua corrente. E uno dei più gran fiumi 
della Lombardia ; ha la sua origine nella 
provincia di Sondrio, tra la valle di Pedenos 
e la valle Fulva, e dopo avere attraversata 
la Valtellina, si scarica nel Lago di Como. 
Unito a questo lago seconda la sua dire- 



ziono da tramontana a mezzogiorno sino 
alla punta di Bellagio, ove si distacca con 
un ramo a sinistra, e forma il Lago di 
Lecco. Ristretto per poco a Lecco nel sito 
ove è attraversato da un ponte , torna a 
dilatarsi formando i laghi di Pescarenico, 
di Olginate e di Brivio. Cammina in seguito 
sulla linea di confine tra la provincia di 
Como e quella di Bergamo sino a Porto 
rimpeUo a Medolago. Nel Comune di Pa- 
derno si deriva il naviglio di questo nome, 
che dopo un breve corso ritorna in Adda; 
indi continuando sulla linea di confine tra 
la provincia di Milano e quella di Bergamo, 
si dirige a Trezzo, ove s : astrae il naviglio 
Martesana; prosegue po. ino a Cassano, 
ov' è derivata la Muzza , idi sino a 
Cornegliano. (Fdbi). 

L'Adda entra nel nostro lem all'e- 
stremo nord-est poco di sopra da t *o, 
e lo percorre su un fianco sino alla 
in Po all' estremo sud-est , internandosi 
fronte alla città di Lodi, che bagna. Il suo 
corso è molto tortuoso ed incassato, e forma 
una vallata che sulla destra è limitata da 
alte costiere (terrazzi) le quali separano i 
fondi alti dalle poche coltivazioni vallive, 
già interamente a bosco, ed ora in parte 
surrogate da prati marcitori e per vaste 
plaghe anche da terreni aratori a vicenda. 
La vallata , almeno in quanto spetta al 
nostro territorio, sponda destra, ha una 
larghezza minima di circa CO metri, ma si 
estende in media da uno a due chilometri, 
oltrepassando in alcune località , come tra 
Arcagna e Galgagnano, e nel tratto di 
fronte a Castiglione, Camairago e Cava- 
curta , i tre chilometri. Il dislivello tra 
i fondi della vallata ed i superiori è di 
metri 8 ai 9. — La larghezza del letto del 
fiume da G0 o 70 metri, sale sino a 140, 
e in tempo di piena tocca forse i 500. Il 
suo corso totale è di circa chilom. 253; dal 
ponte di Lecco alla foce, chilom. 136, e 
nel nostro territorio circ? chilom. 45. Spesso 
si divide il fiume in molti rami formanti 
isolette alluvionali imboschite. Le sponde 
generalmente trovansi composte di materie 
incoerenti. — Le pendenzo sono talora no- 
tevoli e variano nei diversi tronchi. Da 
Cornegliano a Boffalora d'Adda ha una 



AD 



AD 



7 



caduta di m. 20.75, ossia metri 1.70 al 
chilometro, da Boffalora a Lodi, m. 4.700, 
ossia uno al chilometro, pendenza che va 
successivamente diminuendo sino a 0.70, 
0.50 e 0.40: la velocità fu calcolata fra 
1.849 o 1.35G. — Sulla riva sinistra del- 
l' Adda dicesi che in antico si estendesse 
un lago detto Gerondo che occupava, per 
una larghezza di oltre otto chilometri, parte 
dei mandamenti di Pandino e Crema , e 
cioè toccava la Madonna della Costa , Pa- 
lazzo, Monte , Vaj ano , Bagnolo, Chieve, 
Caseletto, Rubbiano, ecc., dove sorgono le 
costiere limitatrici, parallele a quelle della 
destra sponda. Questa opinione devesi per 
altro interpretare nel senso che l'Adda im- 
paludasse nella detta estensione aumentata 
dalle acque sorgive e dalle espansioni del 
Serio; perciò il bacino fra i terrazzi suac- 
cennati è costituito da alluvioni moderne. 
Il lago, del resto, non potè esistere se non 
prima che 1' uomo procurasse il libero de- 
corso delle acque, giacche noi abbiamo 
memorie antichissime di paesi esistenti in 
questo bacino : in quello di Spino , anche 
attualmente soggetto alle esondazioni del- 
l' Adda , furono trovate memorie romane : 
Corte Palasio, Tormo, Vigadore, Portadore, 
Dovera, Nosadello, Gardella, esistevano sin 
dal secolo VII, Vili e IX. Re Arduino nel pri- 
vilegio accordato al nostro Vescovo Andrea 
(1002) per la pesca dell'oro da Galgagnano 
a Cavenago , nomina flumen Abdue, e sì 
che questo tratto doveva proprio essere il 
centro del mar garoso o Gerondo. Questo 
nome venne fuori per la prima volta in 
un istrumento di donazione P anno 1303. 
E probabile che dalle vaste paludi e dai 
molti laghetti sparsi tra gli stessi banchi 
di ghinje di questa bassura e da ghiaja 
in dialetto lodigiano gerra traesse il nome 
di mare Gerondo o Gerroso. — II deflusso 
medio dell'Adda, ossia la sua portata media 
(che è la media dello sue portate nei vari 
tempi dell'anno) fu calcolata dagli idraulici, 
in metri cubi 186.85; il suo deflusso minimo 
in m. c. 16.28. Il regime dell' Adda è però 
differente a seconda che si considera al- 
l' incile o dopo le confidenze. — La super- 
fìcie del suo bacino si calcolò di chilometri 
quadrati 4486 in monte c chilom. q. 1403 



in piano. All'incile la massima piena stra- 
ordinaria sarebbe sinora di m. c. 827, la 
magra annuale m. c. 37; dopo le confluenze 
invece la portata media e di m. c. 244 c 
la massima piena raggiungerebbe m. c. 900. 

— Il fiume non presenta quindi carat- 
teri di perennità, inquantochò il rapporto 
della sua portata media o modulo, c il 
deflusso minimo, ossia il suo coefficiente ò 
appena 0.00. L'Adda è fiume estivo, perchè 
il suo massimo deflusso si verifica in giu- 
gno e luglio, il minimo da gennaio ad 
aprile, avendo diretta origine dai ghiacciai. 

— Confluenti importanti nel nostro terri- 
torio non ne riceve , vi ritorna sola la 
Muzza , ma scarsissima d' acque. — Dal 
Cremonese vi mettono foce il Tormo in Co- 
mune di Corte Palasio e Cerreto; di fronte 
a Bertonico il Serio, ed a Pizzighettone il 
Serio morto. — L'Adda produce danni collo 
sue piene e con la tortuosità caratteristica 
del suo corso, ma limitati ai fondi della 
sua vallata, scorrendo incassata e quasi 
per intero senza arginature, eccetto verso 
lo sbocco ove mancano le cortine naturali. 
Non è navigabile se non per piccole barche, 
che vi trasportano più che altro ciottoli, i 
quali vengono generalmente immessi nella 
parte superiore del letto d'Adda dal Brembo. 
I ciottoli calcari servono per formare un'ot- 
tima calce detta appunto calce d'Adda; gli 
altri a lastricare le vie e fare opere di di- 
fesa. Ci consta però dalla storia del medio- 
evo essere l'Adda, tanto a monte, quanto a 
valle di Lodi, navigabile per grossi legni, 
tanto pel trasporto di persone e di merci, 
quanto per occasioni di guerre. — Tra le 
arene dell' Adda soavi anche delle sabbie 
aurifere che si distinguono al colore spe- 
ciale più scuro, e sono accompagnate da 
ferro titaniato e da arene silicee; ma il 
prezioso metallo vi si contiene in sì tenue 
quantità che ormai se n' è abbandonata 
F estrazione, la quale veniva anni sono e- 
seguita da poveri operai chiamati appunto 
cava l'oro. Solo fra Cavenago e Bertonico 
si esercita ancora l'industria da pochissimi 
operai cho ricavano appena lire 1.50 al 
giorno in media. In antico sembra invoco 
che tale industria fosse molto importante. 
Fin verso il 1000 è fatto cenno di tale 



8 



AD 



AL 



pratica e nel 1774 l' appaltatore pagava 
al Vescovato L. 700 milanesi. Il Vescovo di 
Lodi esercitava anche il diritto di pesca 
nelle acque dell' Adda , diritto che nel.'se- 
colo XV erasi ridotto ad una semplice rico- 
gnizione limitata solamente ai pesci grossi, 
come gli storioni — come risulta da due 
carte del 20 giugno 1430 e 17 luglio 1445, 
in cui si fa cenno di due storioni presi 
nell' Adda , il capo e gì' intestini dei quali 
venivano portati al Vescovo a titolo di ri- 
cognizione, cambiata poi nel corrispettivo 
prezzo. — È parere di molti che Y Adda 
scorresse anticamente nel Po non lungi 
dalla Cava, come Io dimostra la natura del 
terreno e il corso del fiume segnato sulla 
Tavola del Peutingero. Neil' Adda , presso 
Maleo, Castiglione e Cavenago si mostrano 
ancora pr ofondamente confìtti nell' acqua 
dei pali, come avanzi di ponti gettati dai 
Romani e dai Galli in occasione di guerre. 
Passa a breve distanza da Comazzo, Bisnate, 
Lodi, Soltarico, Cavenago, Castiglione, Gerra 
e Pizzighettone , Lardara , Maccastorna e 
Castelnuovo Bocca d' Adda , a destra ; da 
Boffalora, Corte Palasio e Cerreto a sinistra. 
•A-clclella, o Addetta,. Era un' antica 
ramificazione dell'Adda onde usciva presso 
Cassano, riceveva il Molgora presso Tru- 
cazzano, e percorrendo le traccie che ora 
tiene la Muzza insino a Paullo, di qui an- 
dava a gettarsi nel Lambro presso Mele- 
gnano, cscendo dal nostro territorio tra 
Zoate e San Barbaziano. — Fu trasformato 
nel canale Muzza a cui l' Addetta , conser- 
vando l'antico nome, serve di^scolatore da 
Paullo al Lambro. L' anno 1280 1' arcive- 
scovo Ottone Visconti, sia per odio contro 
Lodi .parteggi ante coi Torriani, sia per suoi 
particolari interessi, o per le due ragioni 
insieme , si era proposto di distruggere le 
opere d' escavazione e di ampliamento che 
in quel tempo facevano i Lodigiani nell'alveo 
dell'Addetta affine di condurre nella Muzza 
maggior corpo d'acqua possibile per fecon- 
dare ed irrigare le loro terre. Avea pensato 
che interrando e chiudendo la Muzza a 
Paullo, le acque dell'x\dda si sarebbero sca- 
ricate nell'Addetta e quindi nel Lambro, con 
gravissimo danno del nostro territorio. A 
tale impresa mandava un buon esercito ca- 



pitanato dal podestà, il quale non osò proce- 
dere più oltre di Melzo. L'arcivescovo allora 
si mosse egli stesso e venne a pernottare 
a Gorgonzola, ove la notte del 25 ottobre 
fu sorpreso dai Lodigiani e costretto a ri- 
fugiarsi sul campanile. Furioso e dolentis- 
simo della toccata sconfitta, ricorse allo 
armi spirituali per vendicarsi e fulminando 
di scomunica il Podestà, il Capitano del 
popolo ed i lodigiani che presero parte o 
diedero aiuto o consigliarono l' impresa di 
Gorgonzola. 

Un Rufineto figlio di Alberto occhio d'oro 
e Maria degli Abboni sua madre e tutrice 
sembra che approffittasscro abusivamente 
del letto dell' Addella , forse per pescarvi , 
giacche il 4 giugno 1190, forse redarguiti, 
confessano di non aver alcun diritto di 
chiudere l'Addella con una chiusa nel luogo 
dove questa esce dal fiume. 

* Agacinum. Vedi Gazzina. 

* Aggugora. Era frazione di Villanova Sil- 

laro, parrocchia di Pieve Fissiraga , altre 
volte Comune di Mongiardino. Distava da 
Villanova circa 1500 m. Fu atterrata. 
"Aghinona. Nome perduto di un luogo 
che nel 1673 faceva parte del Comune di 
Cornegliano Laudense. Aghinoni,, illustre 
famiglia piacentina e lodigiana (1282). 

* ^Viinivilla. Frazione di Cornogiovine, da 

cui distava circa un chilometro verso le- 
vante. È detto anche Alma villa. Nel 1633 
si distingueva in Airai et villa e faceva 
Comune con Gargatano e Beni del Prè 
Vincenzo Regorda. Aimij famiglia antica 
lodigiana e piacentina, ora estinta. Fu di- 
strutta dalle alluvioni del Po. 

A-l"barelle. Frazione del Comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto, da cui 
dista un chilometro verso nord; detto anche 
Albaroli (vedi Alberolla). Ab. 47. Proprietà 
Bernardelli. 

A.l"bax*ol£i. Frazione di Lodi e Chiosi, ad 
un chilometro verso sud , vicino alla strada 
di Borghetto. Parrocchia di San Fereolo. 
Abitanti 35. Riguardo all'etimologia scrive 
il Vignati : Oggi il nostro suolo vestì quasi 
una seconda natura: è difficile dire quale 
vegetazione spontanea siasi quivi svilup- 
pata nelle età remotissime. Ci sembra non- 
dimeno probabile che fra gli alberi ere- 



AN AR D 



scessero da per sè la quercia , il salice, il 
pioppo, il cerro, il larice, il frassino, l'acero, 
l'oppio, l'olmo, e dei fruttiferi il nocciuolo, 
il corniolo, il sorbo, il pruno, qualche specie 
di meli e peri, e fors'anclie la vite. Del resto 
canncttai, spineti, piante parassite d'ogni 
maniera, e qualche lembo di prato. Che le 
dette piante sieno indigene fra noi non e a 
dubitarsi; noi le vediamo crescere in abbon- 
danza e spontanee ancora nei nostri boschi. 
Cerro, Cerreto, Cerredello, Olmo, Albarola, 
Querceto, Noceto, Nosadello, Caneto, Ro- 
vedaro, ecc., sono terre che presero nome 
dalla vegetazione dominante in esse e forse 
primitiva. — Albarola* quindi, da albera* 
Arbra-j voce che si trova nelle antiche 
carte, corrispondente a pioppo. — Proprietà 
Astorri Antonietta e Rossoni Teresa. 

Allbarone. Frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana (vedi Alba- 
rola) da cui dista circa 3 chilom. Ab. 69. 

Alberone. Frazione di Somaglia (vedi 
Albarola). Vedi Molino dell' 

* Alniasolo. (Fornace de ) Nome per- 

duto di Un luogo vicino a Lodi Vecchio ed 
al letto dell' antico ilumicello Venere. 
Al Santo. Fraziono di Lodi e Chiosi; 
parrocchia di San Rocco in Borgo: e sulla 
destra dell'Adda, tra la porta ed il fiume, 
Ab. 49. Trae il nome dalla statua che ivi 
ergcvasi prima dell' erezione del ponte at- 
tuale, dedicata a S. Giovanni Nepomuceno. 
— Havvi la fornace di terraglie della so- 
cietà Riati Pietro e Fusari Giacomo e la fab- 
brica di cementi della Società Lombarda. — 
Altri proprietari: Mappclli e Salvalaglio. 

* Altinascam. Nome perduto di una 

villa nel territorio di Codogno o Maleo; vi 
possedeva un Roglerio, fedele di Ottone III, 
nel 997. 

* Amothalom. Nome perduto di un luogo 

a ponente della curia di Cavacurta (2 set- 
tembre 1209). 
Ancona. Frazione di Corte Palasio, par- 
rocchia di San Giorgio in Prato; Ab. 48. 
Fu fabbricata nella prima metà di questo 
secolo dal Marchese Triulzi. Ora dei duchi 
di Galliera. 

Ancona. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto: è a 
circa 750 metri verso sud del capoluogo, 



in vicinanza del Po, a ponente della strada 
provinciale piacentina. 

Androotta. Frazione di Lodi e Chiosi, a 
circa due chilometri nord-ovest dalla città, 
a breve distanza dalla sinistra dell' Adda. 
Ab. 28. Proprietà Valsecchi Rosa. 

Andreola. Frazione del comune e della 
parrocchia di Pieve Fissiraga da cui dista 
circa un chilometro. Ab. 125. Deriva il suo 
nome dallanobile famiglialodigiana Anclreoli. 
Il Vescovo Michelangelo Seghizzi , il 18 
maggio 1624, fece acquisto di questa pos- 
sessione da Pietro Paolo Cernuschio per il 
prezzo di lire 14,000. Venuto a morte Io 
stesso anno la donò a Giovanni Stefano suo 
fratello il quale la cedette alla Mensa con 
molte pendenze. Questa nel 1633 la ven- 
dette a Paolo Baino per lire 6719. In que- 
st' anno ficeva comune con Maguzzana. 
Proprietà Greppi. 

* Anserà , Anserigo. Nome perduto 

di un luogo nel territorio di Merline. Vi 
possedevano i monaci di S. Pietro di Lodi 
Vecchio. Se ne ha menzione in una carta 
del 18 novembre 972, ed in un'altra del 1142. 

Antignatica. Anlcniaga (28 novembre 
972). Nome di celtica derivazione. Fraziono 
del comune e della parrocchia di Villavesco; 
da cui dista circa 3 chilometri. Ab. 9G. Le 
terre di A. furono ridotte a coltivazione 
dai monaci di San Pietro- di Lodi Vecchio 
che vi possedevano fino dal 972. Nel 1294 
tra A. e Torre de' Lavareggi si accampò 
F esercito di Matteo Visconti. Nel 1633 fa- 
cova comune da se. È a 1200 metri circa 
ad oriente di Villavesco. Vi possiede l'Ospe- 
dale maggiore di Lodi per lascito di Carlo 
Mandello (14 maggio 1225) all'Ospedale di 
San Giovanni Battista di Tavazzano. 

Antonietta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Fombio, da cui dista circa 
800 metri. Ab. 90. Proprietà Ferrari. 

* Aquenigre. Nome perduto di un luogo 

nella Corte di Cavcnago, in Selva maggiore 
(8 giugno 1210). 

Aruasi-Erlbasi. Fraziono del comune 
o della parrocchia di San Fiorano, da cui 
dista circa un chilometro verso ovest. 

Arcagna (Arcania). Fraziono del comune 
di Montanaso Lombardo, da cui dista un 
chilometro e mezzo circa verso nord-ovest. 

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10 



AR 



AS 



Parrocchia del Vicariato di Villavesco; a- 
nime 383; sul luogo, abitanti 150; Chiesa 
dedicata all'Assunzione di Maria Vergine. 
— Il suo nome viene da arx, rocca, e dal 
celto acij acqua, luogo sull'acqua. 

« Quindi Arcagna ti si offre, u' forse i Boi 
Il nemico a frenar, concilii arcani 
Tenean sovente. » 

J. Gabiano. 

È tradizione che quivi sorgesse un castello 
de' Boi assai forte. Di questo , non è gran 
tempo, fu demolita una torre presso la 
cascina Castello, a ridosso della casa par- 
rocchiale. Questo luogo venne da Federico 
Barbarossa dichiarato di diritto del Vescovo 
di Lodi unitamente alla Gamorra e confer- 
mato eia Enrico VII di Lussemburgo (1311). 
L'anno 1258, ad istanza dell'arciprete di 
Galgagnano, il Papa delegò il priore di 
San Pietro di Paullo a pubblicare la sco- 
munica contro don Frugerio, cappellano di 
Arcagna, e Bassano Veschi, come percus- 
sori in pubblico del detto arciprete. Nel- 
P anno 1261 la Chiesa di A. unitamente a 
quella di Pantanasco, pagò una taglia di 
denari 18 imperiali , imposta dal Papa al 
clero laudense: era nella Pieve di Galga- 
guano. L' anuo 1308 erano infeudati delle 
decime di A. e Gamorra i fratelli Bonani 
c Popoli, lodigiani: verso il 1300, unitamente 
a Gamorra e Montanaso, fu annessa al mo- 
nastero di San Giacomo di Pontida, poscia 
unito alla commenda di Villanova , e pos- 
seduta verso il 1400 dal Cardinale Angelo 
Sommariva. Chiamavasi anche (1426) Montis 
GaUoniSj e più tardo (1633) Arcagna Eu- 
geniaj forse dal nome di una feudataria. 
L' anno 1361 trovasi menzione di un lago 
d' 'Arcagna s che non era altro che una vasta 
mortizza formata dal letto abbandonato del- 
l'Adda, da cui ora il paese non è lontano 
più di due chilometri. Nella Chiesa parroc- 
chiale è in molta venerazione presso i ter- 
razzani un antico affresco rappresentante 
la Beata Vergine. — Hassi memoria di un 
monastero di monache salesiane, dimoranti 
negli avanzi dell'antico castello, che tuttora 
scorgonsi al limitare della costiera. E a 
cbilom. 5,833 anord-evest da Lodi, a ridosso 
dell'antica costiera dell'Adda, a 500 metri 
circa dalla strada Lodi-Paullo. Anticamente 



faceva comune con Arcagna di fuori, Ga- 
morra e Montanaso; il 9 giugno 1870 venne 
aggregata a Montanaso. Proprietà Mug- 
giani, Rossi, avv. Restelli di Milano. 

* Arcagna eli fuori. Nome perduto di 

un luogo che nel 1633 faceva parte del co- 
mune di Arcagna Eugenia, (v. Archebagna). 
*Arcagum. Nome perduto di un luogo 
del nostro territorio, di cui non si conosce 
la situazione: se ne ha memoria nel 1094. 

* Archebagna. Nome perduto di un ; 

luogo vicino ad Arcagna, forse Arcagna di 
fuori; se ne ha menzione in una carta 
del 1220. La Mensa vescovile di Lodi in- 
vestì di questo luogo Ambrogio Modegnani 
(1449) a cui successe Cristoforo Quinteri 
(1455). 

* Ai -e itivi. Nome perduto di un luogo presso 

il fossato di Panpersutho (v.) e Montanaso; 
se ne ha memoria nel maggio del 1153. 

Argino ne. Frazione del comune di Me- 
leti. Trae il nome dagli argini eretti per 
difendere il territorio dalle inondazioni del- 
l' Adda e del Po. 

Armagna. Frazione del comune e della' 
parrocchia di Cornegliano Laudense , da 
cui è distante circa 800 metri verso est. 
Nome di derivazione celtica: eravi una fa- 
miglia Armagni , lodigiana, ora estinta. 
Anime 39. Proprietà signor Varesi. 

* Arpiano. Nome perduto di un luogo, 

nel territorio di S. Martino in Strada. Nel 
secolo XIV vi possedevano le famiglie Veggi 
e Broda. Forse 1' antico Nupiano (v.). 

Arrigona. Frazione del comune di Ma- 
rudo da cui dista circa 1500 metri verso 
nord. Parrocchia di Caselle Lurani, da cui 
dista circa 1500 metri. Abitanti 15. Trae il 
nome dalla famiglia omonima. 

Arrigonina. Frazione del comune di 
Caselle Lurani, parrocchia di Marudo. Trae 
il nome dalla famiglia lodigiana degli Ar- 
rigoni. Ab. 12. Proprietà conti Lurani. 

'Arsera. Vedi Anserà, Anserigo. 

'Ascelere. Nome antico del fìumicello 
Sfilerò. V. 

Assoni. Frazione del comune di Guarda- 
miglio. 

Astrologa. Vedi Strologa. 
"... ale, alo. La desinenza in ale essenzial- 
mente propria di molti luoghi della Lom- 



bardia deriva dal celtico, e secondo le in- 
dagini di Giovanni Flecchia risponderebbe 
ad una legge etimologica stabilita da que- 
sto valente linguista e fin qui non con- 
traddetta dagli altri glottologi questo de- 
sinenze, secondo il Flecchia, accennano a 
condizioni di luogo. — Desinenze celtiche 
ritengonsi anche quelle in agoj acOj, igOj ico. 
'Auderatum Vicits. Nome perduto di 
un luogo del nostro territorio, di cui si ha 
menzione in una carta dell' 883. 
* Auresianum, ^ Vi v re s i an a . Nome 
perduto di un luogo presso Lodivecchio. 
Si trova registrato in una carta del 1155. 



*A-xiriate. Nome perduto di un luogo vi- 
cino a Salcrano; se ne ha menzione in una 
carta del 10 settembro 7G1. 

Avaria. Frazione del comune di Lodi- 
vecchio, da cui ò distante circa due chilo- 
metri verso sud-est, a brevissima distanza 
dall' antica strada romana Piacenza-Lodi 
Vecchio-Milano. Nome di una famiglia. Pro- 
prietà Ospedale Maggiore di Milano. Ab. 53. 

* .A-zzinale eie' IPissiraghi. Nome 
perduto di un luogo nel territorio di San 
Martino in Strada. Vi possedevano i Monaci 
della Carità di Lodi (1395). Traeva il nome 
dalla famiglia lodigiana de' Fissiraga. 



B 



Bacciorla. Frazione del comune di Corte 
Palasio, da cui dista circa due chilometri 
verso nord-est. Parrocchia di San Giorgio 
in Prato; abitanti 18. Fu dei Cisterciensi 
di Cerreto , indi dei Triulzi , ora del Duca 
di Galliera. 

Badia. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Massalengo, da cui dista circa 
500 metri verso nord. Ab. 43. Il nome si 
deriva dall' Abbadia dei Benedettini di Lo- 
divecchio che vi possedevano. Proprietà 
Griffini Giuseppe. 

Baggia. Vedi Cascina Baggia, 

Bagnolo. Frazione del comune e della 
Parrocchia di Villavesco, da cui dista circa 
due chilometri. Ab. 140. Nel 1595 era delle 
monache di Santa Radegonda di Milano. 
Nel 1633 faceva comune con Nebiolo. In 
questi ultimi tempi era comune di Tavaz- 
zano. Proprietà Agostino dell' Acqua. 
Baiasse. Luogo vicino alla destra riva 
dell' Adda , ad un chilometro sopra Lodi , 
ora distrutto. Era proprietà del Conte Gio- 
vanni Mario Andreani , da cui nel 1823 
passò al Seminario Vescovile di Lodi. Ora 
i suoi campi fanno parte della possessione 
Cornelia j del signor Francesco Minoja (v.). 

Balbana. Frazione del comune di San 
Fiorano da cui dista 1500 metri verso 
nord-est. 

Balbanina. Frazione del comune di San 
Fiorano, ad un chilometro circa nord-ovest 



dal capoluogo , n vicinanza del colatore 
Gandiolo. 

Balbiano. Frazione del comune e della 
parrocchia di Dresano da cui dista circa 
300 metri verso nord, al confine tra il cir-. 
condario di Lodi e quello di Milano. Deriva 
il nome della romana famiglia Balbi che 
vi teneva vasti possedimenti durante la 
romana dominazione. Abitanti 17. 

Balbussera, Bavbussera. Frazione della 
parrocchia di Dovera , provincia di Cre- 
mona, diocesi di Lodi; ab. 250. Luogo an- 
tichissimo : evvi piccolo Oratorio dedicato 
a Sant' Barione. Nel 1579, unitamente alla 
contea di Dovera, Postino, Monastirolo, 
San Cassiano, Serragli, passò alla famiglia 
Serbelloni. Nel 1707 era provincia di Mi- 
lano, diocesi di Pavia. Anticamente era 
parrocchia. È a 2500 metri circa a nord 
da Dovera, sulla strada Dovera-Spino. Nome 
di un' antica famiglia. 

* Baldisicixm. Nome perduto di un luogo 
del basso lodigiano; vi possedeva nel 997 
un Roglerio, fedele di Ottone III. 

Balducca. Frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa 500 m. Ab. 6. Proprietà Brizzolari. 

Ballottino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Castelnuovo Bocca d' Adda , 
da cui dista circa due chilometri. Colle ca- 
scine Roma e Venezia ha 23 abitanti. Pro- 
prietà Conti Stanga di Cremona. 



12 DA 



Ballar! sì a . 45 a Roggia elio esce dalla 
Muzza sotto la levata Pacìorna Cesarina , 
della portata di once 20.G. 

' Baraccone, Frazione del comune di 
Somaglia. Trovasi registrato negli antichi 
annuari! statistici lodigiani; dalle carte to- 
pografiche non ne risulta la situazione. 

B a ratti e ra. Frazione del comune di Ca- 
stiglione d'Adda. Trae il nome dalla nobile 
famiglia Barattieri, lodigiana. 

Barattiera» Frazione del comune di Ter- 
ra Nuova dei Passerini. Sulle vecchie carte 
topografiche è segnata col nome di Triulza. 
È a circa due eh il. sud-est da Terranuova. 

Barattiera. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Martino in Strada , da 
cui è distante circa un chilometro verso 
nord vicino alla strada di Lodi; ab. 58. 
Anticamente Casfegnelum. Fu già proprietà 
dei Barattieri di Lodi , che vi eressero la 
loro villeggiatura nel XVII secolo. Questi 
signori possedevano molte terre in S. Mar- 
tino in Strada unitamente al locale dell' an- 
tico castello ereditato dai Cadamosto. Eu- 
genio Barattieri trasferì l' Oratorio eretto 
nel castello di San Martino a!Ja nuova vil- 
leggiatura, dedicandolo ai Santi Giacomo 
o Fdippo, protettori della famiglia, disegno 
di Gian Giuseppe Dancardi ingegnere della 
Regia Ducal Camera di Milano, 4 maggio 
1767. Dai Barattieri passò ai Vimercati , 
poscia ad Eusebio Oldrini, indi ai Negroni. 
Credesi che una sotterranea unisca questa 
località a San Martino ed a Sesto, ove i 
Barattieri avevano case e campi. Proprietà 
Negroni. 

Barazzina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto Lodigiano da cui 
dista circa tre chilometri verso sud, sulla 
sinistra riva del Sfilerò. Ab. 199. Un' altra 
cascina dello stesso nome è situata a breve 
distanza da questa sulla riviera del Lambro; 
ora si chiama Prevede., (vedi). 

Barbavara. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto da cui dista circa 
due chilometri verso ovest. Ab. 155. Un 
Arnaldo Barbavara nel 1162 fu podestà di 
Piacenza mandato da Federico Barbarossa. 
Il 24 settembre 1882 gli allievi della Regia 
Scuola di Caseificio visitarono questa ca- 
scina del signor Ferrari. 



BA 



Barbavara. 50 a roggia che esce dalla 
Muzza sotto la levata Povera Vistarina , 
della portata di enee 76, modellata nel 1702. 

Barbetta. Provincia di Pavia, comune 
di Bescapè, diocesi di Lodi, parrocchia di 
Gugnano da cui dista circa un chilometro. 
Abitanti 26. Proprietà Passalaqua. 

Barbina. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi , parrocchia di San Rocco in Borgo 
d'Adda, ad un chilometro verso est dalle 
mura di Lodi, a breve distanza dalla destra 
dell'Adda. Ab. 55. Quivi, ed alla Spolvererà, 
venivano sepolti i soldati francesi di stanza 
in Lodi, nonché i molti raccolti neh' Adda, 
'morti nella battaglia di Cassano (1705). Ora 
le ossa sono raccolte in una cappella, detta 
Morii del Crosone^ forse perchè prima sta- 
vano sepolti sotto una grossa croce. Prima 
del 1789 era parrocchia di S. Giacomo in 
città ; in questo anno passò a quella di 
S. Bernardo, quindi a quella di S. Rocco in 
Borgo d'Adda. Proprietà Robaglia Gaetano. 

Barbinetta. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, parrocchia di S. Rocco in Borgo 
d'Adda, ab. 16; in prossimità della Bar- 
bina (vedi). Prima del 1789 era parrocchia 
di S. Giacomo di Lodi; in quest' anno passò 
a quella di San Bernardo , poi a quella di 
San Rocco in Borgo d' Adda. Proprietà 
Robaglia Gaetano. 

Barbussera. (Vedi Balbussera). 

'Barcoli. Nome perduto di un luogo nA 
territorio di S. Martino in Strada; vi pos- 
sedevano i Cadamosto nel 1400. Forse è 
l'attuale cascina Villana, così denominata 
dai feudatarii di San Martino in Strada. 
Bargano, Bargarura. Frazione del co- 
mune di Villanova Sillero , parrocchia del 
Vicariato di Sant'Angelo Lodigiano, sotto 
il titolo di San Leone II, Papa; anime 850, 
paese 500. — Canta G. Gabiano : 

Dappresso 
Bargano scorgi e di Leon le antiche 
Torri merlate: d'ispirati bardi 
Ostello un tempo. 

Da un antico contratto del 987 si raccoglie 
che il Vescovo Andrea affittava le terre di 
Bargano. Nei secoli XI e XII vi possede- 
vano gli Overgnaghi che , venuti in lotta 
coi Sommariva l'anno 1226, fatta la pace 
in Milano, dovettero vendere tutti questi 



BA 



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13 



beni perchè confinanti con quelli dei Som- 
m ariva; in questo tempo avevano 1' avvo- 
cazia della Chiesa di San Leone (vedi San 
Leone) i capitatici di Cornavano. L' anno 
1250 il suo castello fu distrutto dai Mila- 
nesi; ricostrutto in seguito, venne occupato 
dai Fissiraga di Lodi, espugnato dal Mar- 
chese di Monferrato unitamente alle truppe 
dell' Arcivescovo Ottone Visconti , il quale 
lo concesse a Giacomo II Vistarmi, signoro 
di Lodi. L'anno 1284 il Vescovo Bongiovanni 
Fissiraga investì del feudo di Bargano Grifo 
Capello. — Da una carta del' 1309 risulta 
che il territorio di Bargano estendevasi 
su ambe le rive del Lambro; nel 1344 
trovasi menzione di un lago a monte di 
Bargano e vicino al Lambro, denominato la 
Fai/sa^ e nel 1360 se ne ha notizia di un 
altro detto Comnello. Nel secolo XV erano 
feudatari di questo luogo i Codazzi; in se- 
guito, passato alla Camera Ducalo, fu in- 
vestito di B. il nobile Alessandro Rho, con- 
sigliere del Duca Galeazzo Maria Sforza, 
unitamente ai feudi di Borghetto e di Vil- 
lanova. Questa famiglia tenne il luogo fino 
all' estinzione dei feudi , ed anche dopo. È 
distante chilorn. 11,481 a sud da Lodi e 3 ad 
est da Sant'Angelo, vicino alla sinistra riva 
del Lambro, in territorio coltivato a biade 
e pascoli: onde il succitato poeta cantava: 

. . . . E a clie de prati 
Di Bargano parlar e di Zenone, 
Di Corneliano e Lodiveccliio? 

Proprietà Madini. 

* 33»rg»r"u.*n. Mp reputile. Nome per- 
duto di un luogo del nostro territorio vicino 
al confine pavese, di cui si ha menzione 
in una carta del 1220. 

* EJariaxio. Nome perduto di un luogo 
dell'alto lodigiano, la cui Chiesa Plcbana, 
dedicata a Sant' Eufemia , I' anno 1261 , in 
occasione di una taglia imposta al clero 
laudense, fu tassata in soldi sette e mezzo, 
e pagò invece soldi sei e denari tre: era 
quindi considerevolissima: aveva nella sua 
giurisdizione Lavagna, Rossate, Comazzo, 
S. Martino Bianco, S. Martino Nero, Paullo, 
Merlino, S. Martino Rosso, S. Giovanni del 
Calandrone, S. Maria Arluno, S. Maria in 
Fratello o la Chiesa di S. Trinità- Questo 
nome di ììariano corrispondo ad un altro 



luogo dotto BasianOj parrocchia in quei din- 
torni, ora parimenti distrutta. V. Bastano. 
* Barilli «, 13a.i'isi 9 od Oriolo. Antico 
lago posto tra S. Fiorano, Fombio, S. Ste- 
fano e Guardamiglio. Fu causato dalle acquo 
del Lambro e furs' anche da quelle del Po. 
Il Lambro, anticamente atto alla naviga- 
zione, serviva per condurre il sale da Ve- 
nezia a Milano, bagnava la villa d'Orio e 
giungendo a Somaglia quivi entrava nel' 
lago dei Barilli_, motivo per cui questo si 
chiamava anche Oriolo o Lambrello. Il Mu- 
ratori ed il Verri hanno ragionevolmente 
dedotto dalla fisica costituzione della Lom- 
bardia , che anticamente le acque abban- 
donate a sè stesse e non frenate dall' opera 
umana allagassero il suo piano, e che col 
tempo e coli' industria gli abitatori dello 
eminenze aprissero gli scoli alle acque sta- 
gnanti e cominciassero così ad abitare sul 
terreno, che inondato prima dalle acque, 
non era che una vastissima palude. Questi 
laghi adunque non erano che luoghi palu- 
dosi non ancora ridotti a coltivazione. — 
Fra i beni che il conte Ilderado da Co- 
mazzo donò al Monastero di S. Vito da lui 
fondato verso il 1000 si fa cenno eziandio 
di un luogo detto Sorlago vicino a S. Fio- 
rano, col lago ed il ruscello che scorre nel 
fiume Lambro. L' anno 1226 venne decisa 
una lite a favore della Mensa Vescovile di 
Lodi da Ajolfo priore del convento di San 
Marco di Lodivecchio, quale delegato dal 
Pontefice Onorio III, contro Enrico conte di 
Montecucco che si era da qualche tempo im- 
possessato di questo lago: era già stato, sino 
dal 1224, pronunciata una sentenza in pro- 
posito a favore del Vescovo di Lodi ; ma 
il conte, lungi dall' abbandonare l'usurpata 
proprietà , ripetea nuovamente il possesso 
di questo lago, dell' alveo e di nove piedi 
attorno alla ripa incominciando da Felle- 
gario di monte Oldrato o Somaglia, ove il 
lago aveva principio, infino ad un luogo 
vicino a San Stefano, ove terminava, ap- 
pellato Gualdafreddo de Cuculio. Portata 
la decisione avanti alla Corto di Roma : 
quel Pontefice delegò il priore Ajolfo al 
giudizio, il quale, recatosi sulla riva dello 
stesso lago, nò comparendo lo stesso Enrico, 
lo condannò in contumacia, dandone al Ve- 



14 



BA 



BA 



scovo il formale possesso col leggere la sen- 
tenza sulla riva stessa del Lambro. Verso 
il 1300 il Vescovo Egidio dell'Acqua affittò 
le ragioni di pescare nel lago per il censo 
di 40 soldi annui (100 lire italiane) e 10 
libbre grosse di pesce. la seguito, col pro- 
sciugamento rimase in secco una boscaglia 
di 5 mila pertiche, parte a bosco, parte 
a palude: il Vescovo Fra Luca Castello 
l'anno 1351 donò questa boscaglia ai poveri 
di Codogno, onde vi si recassero a pascolare 
ed a far legna. Nel 1492 allo scopo di to- 
talmente asciugare queste paludi si imprese 
la formazione del cavo Guarda lobbia. Ri- 
dotti questi terreni a coltivazione, vennero 
dal borgo di Codogno venduti ai conti della 
Somaglia, onde redimersi dall' infeudazione, 
dopo la morte dell'ultimo dei Triulzi (1684). 
Vedi Relegno. — V. Bosco di Codogno. 

Barna Bonona, 6-l a roggia che esce 
dalla Muzza sotto la levata Cavallona, della 
portata di once 40. Il nome , dai Barni e 
Bononi, famiglie nobili lodigiane. 

Barona. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Casalpusterlengo, da cui è di- 
stante circa un chilometro verso est, sulla 
strada che conduce a Camairago. Ab. 53. 
Proprietà Luogo Pio Triulzi. 

Barona. Provincia di Pavia , diocesi di 
Lodi, parrocchia di Miradolo. Ab. 5. 

Baroncina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, e parrocchia di S. Fereolo. Ab. 19. 
È distante due chilometri al sud di Lodi. 
Trae il nome dalla famiglia Baroncini , lo- 
digiana. L'anno 15GG Giovanni Battista Ba- 
roncino lasciò erede di questa possessione 
1' Ospedale Maggiore di Lodi. Ha Oratorio 
al titolo della B. V. Addolorata, in cui vi 
sono gli avanzi dell' incorniciatura antica 
della Madonna dell' Incoronata di Lodi , 
distinto lavoro in legno dei fratelli Am- 
brogio e Giovanni Pietro Bonati milanesi, 
eseguito nel 1500 , con dipinti d' Antonio 
Rainoldi, con sotto i versi di Francesco Le- 
mene; pervenuti qui per compera fatta da 
certo Bonelli. Proprietà Bergamaschi Luigi. 

Barorioinetta. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, parrocchia di San Fereolo, 
ab. 17; vicinissima alla Baroncina (vedi). 
Proprietà Bergamaschi Luigi. 

Barriera Pompoja. Uno dei cinque 



accessi alla città di Lodi, aperto nel 1881 
con un ponte di ferro sopra la roggia Molina, 
dalla Società del Tramway, di servizio esclu- 
sivo della medesima e dei pedoni. Si tiene 
aperta da mezz'ora prima a mezz'ora dopo 
la prima ed ultima corsa del Tram; chiusa 
di notte. Anticamente si chiamava Porta 
Pavese, e dal 1648 Porta Stoppa. Chiamasi 
Pompeja perchè in fondo alla via omonima. 

Barriera Vittorio Emanuele. 
Altro dei cinque accessi alla città di Lodi, 
aperto nel 1861 pel più facile transito alla 
Stazione della Ferrovia, dopo l'otturamento 
della Porta Regale o Castello (vedi). 

"Bassiano. (Vedi Bariano). Fu insigne par- 
rocchia neh' alto lodigiano. L' anno 1574 
essendo stata distrutta dall' Adda, venne 
unita a quella di Merlino. 

Basiasco. Frazione del comune di Mai- 
rago. Parrocchia del Vicariato di Mairago 
sotto il titolo di San Giorgio Martire , a- 
nime 791, sul luogo ab. 565. È a circa nove 
chilometri sud-est da Lodi, e ad un chilo- 
metro e mezzo circa a nord di Mairago, 
sulla strada vecchia cremonese. Simpatico 
paesello. Basiascum,, Basilascum_, Baxea- 
scurnj Bassilascum. Ed il Gabbiano: 

«... il caro paesello 
A cui nome gentil dierono i baci. » 

L'anno 1192 il Vescovo Arderico II concesse 
al comune di Basiasco di poter pascolare 
nel vicino territorio di Corte Sommariva; 
nel 1258 le sue terre erano infeudate a 
Cesto Merlino, il quale in questo anno giurò 
fedeltà a Bongiovanni Fissiraga, Vescovo; 
nel 1294 Monsignor Bernardo Talente in- 
vestì di una metà delle decime di Basiasco 
e Caviaga Giovanni Matoni , a cui furono 
in seguito tolte, e date per intiero nel 1300 
ad Azario degli Azari; da questi passarono 
poi alla famiglia Leccami. L' anno 1308 
feudatario di Basiasco per conto di Monsi- 
gnor Egidio dell'Acqua era Federico Grosso. 
Un Gianolo Marcellino verso la metà del 
XIV secolo donò 470 pertiche di terra al 
monastero di San Damiano di Dovera. 11 3 
marzo 1657 venne dalla Regia Ducal Ca- 
mera conferito in feudo alla famiglia Triulzi, 
e precisamente alla Marchesa Donna Maria 
Serra Triulzi unitamente a numerosi altri 
luoghi vicini e lontani. Conte D. Giuseppe 



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15 



Merlini di Lodi, feudatario, 1787. Cristoforo 
Montuouo di Basiasco, 18 aprile 1592, im- 
piccato a Lodi con un Gio. Pietro Parraesano 
di Rometta. Nei primi di agosto del 1848, 
gli austriaci , di ritorno , inseguendo 1' ar- 
mata sarda, appostarono l'artiglieria sulla 
strada Turano-Castione ed atterrarono con 
un colpo la cappelletta prospiciente la piazza, 
mentre il generale piemontese dall'alto del 
campanile, esplorava le mosse del nemico. 
Due palle entrarono nel coro della Chiesa. 
— Sullo scorcio del secolo scorso venne 
abbattuto un palazzo di cui erano pro- 
prietarii i Visconti che vi possedevano 
molte terre; un altro ne fa abbattuto, non 
sono molti anni, colle vicine case coloniche, 
situato in luogo che anche ora chiamano 
il Palazzolo. L' anno 1C19 la parrocchiale 
aveva un Oratorio distrettuale sotto il ti- 
tolo di S. Maria Maddalena. Una costante 
tradizione accenna essere nato in questo 
bellissimo villaggio il Tito detto Fanfulla da 
Lodij uno dei tredici di Barletta. — Pro- 
prietà Vigorelli, Barbieri, Ghilardi, Asti, 
Bianchi, Braccbi , Cremascoli. 

Basigli». Provincia di Cremona, comune 
di Pandino, diocesi di Lodi, parrocchia di 
Nosadello, da cui dista circa un chilometro. 
Abitanti 4. Proprietà Luchetti. 

Bassa. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Spino d'Adda, da cui dista circa 
300 metri. Provincia di Cremona , diocesi 
di Lodi. Proprietà Zineroni Don Alessandro. 

Bassanina. Frazione del comune di Bor- 
ghetto Lodigiano, parrocchia di S. Colom- 
bano al Lambro da cui dista 1500 metri. 
Abitanti 6. Proprietà Galleani. 

Bassanino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Galgagnano. 

Bassiana. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi e della parrocchia di S. Bernardo; 
abitanti 79; è a circa 000 metri al sud 
della città. — Fabbrica di Aceto, pre- 
miata all' Esposizione Nazionale di Milano 
l'anno 1881. Trae il nome dal Dottor Ago- 
stino Bassi, scopritore della BotrilCj infesta 
al baco da seta. — Ora proprietà Barbetta 
Luigi. 

Bastia. Comune di Corte Palasio e par- 
rocchia di S. Giorgio in Prato, dista 1500 m. 
circa dal comune, e 750 circa dalla Par- ■ 



rocchiale, verso nord-est. — Proprietà Du- 
chessa di Galliera. 

* Bastia — Basticla. Luogo nel terri- 

torio di Cavenago d' Adda , sulla sinistra 
del fiume. Nel mese di luglio del 1452, in 
questo luogo, allora sulla destra dell'Adda, 
Alessandro Sforza signore di Pesaro, subì 
una totale sconfitta dai Veneziani stanziati 
in Cerreto, i quali avevano fortificati questi 
luoghi onde proteggere un ponte gettato 
sull' Adda. Il nome da Bastia * castello in 
legno ivi eretto. 

Battaglia. Frazione del comune e della 
parrocchia di Zorlesco. Fu proprietà dei 
Vistarini, feudatari di questo luogo. Certa- 
mente trae il nome da una battaglia ivi 
data; ignorasi quando e da chi. Dista da 
Zorlesco circa un chilometro verso sud-est. 

Battaina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Zorlesco , a brevissima di- 
stanza da Battaglia (vedi). 

Battaina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Codogno, distante da questo 
borgo circa un chilometro verso sud , in 
vicinanza della costiera del Po. L'anno 1312 
l' imperatore Enrico VII di Lussemburgo 
avendo udito che Antonio Fissiraga aveva 
ribellato molte terre del contado lodigiano 
all'impero, spedì contro al potente guelfo 
lodigiano un esercito comandato dal Conte 
Guarnerio d' Omberg. Costui incalzò il Fis- 
siraga sino in questo luogo, e pienamente 
lo sconfisse, facendolo prigione unitamente 
a Filippo Langosco, signore di Pavia. 

Battistina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant' Angelo Lodigiano da 
cui è distante circa 750 metri verso est , 
sulla sinistra del Lambro. Ab. 53. Proprietà 
Guerzoni. 

* Beatrice. Era frazione del comune di 

Senna Lodigiana. 

Beccalzù. Frazione del comune di Ca- 
selletto Lodigiano, da cui dista poco più di 
due chilometri verso nord , sulla destra 
sponda del Lambro. 

Boccia. Frazione del comune di Merlino, da 
cui e distante circa tre chilometri verso nord, 
al confine del circondario di Lodi col comune 
di Cornegliano Bertario. Parrocchia di Co- 
mazzo, da cui dista circa un quarto d'ora. 

Belfuggito eli sopra. Frazione del 



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comune e della parrocchia di S. Colombano 
al Lambro, da cui dista circa 2500 metri. 
Abitanti 29. Proprietà Eredi Bonfichi. 

I ?elfvi<i<iito eli sotto. Frazione del co- 
mime e della parrocchia di San Colombano 
al Lambro, da cui è distante circa 2500 m. 
verso sud, alle faldi meridionali del colle, 
in vicinanza della strada provinciale Pavia- 
Casalpusterlengo e del confine pavese. Ab. 3. 

Belfuggito. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano da cui 
è distante due chilometri verso sud. Ab. 138. 
Dei Bolognini (1823). Ha un antico oratorio 
dedicato a San Francesco. 

Belfuggito 1. e 2. Frazione del comune 
e della parrocchia di Villavesco, da cui è 
distante poco più di un chilometro verso 
nord. Ab. 20. Proprietà Pietro Pavesi. 

Bolgiardinetto. Frazione del comune 
e della parrocchia di Montanaso Lombardo, 
da cui dista circa 157 metri verso sud. 
Ab. 11. Fu parrocchia di San Gualtiero fino 
al 1789. Proprietà Corbellini Ing. Bernardo. 

Belgicurcli.no. Frazione del comune e della 
parrocchia di Montanaso Lombardo, da cui 
dista circa un chilometro verso sud. Ab. 87. 
Si ha menzione del mulino di B. fin dal- 
l' anno 1286. Il 30 marzo 1502 i fratelli 
Giovanni e Giacomo Garofolo utenti di que- 
sto mulino ebbero da Luigi XII re di Francia 
un privilegio di esenzione dal dazio sia per 
la città di Lodi che per le altre terre del 
ducato. Era allora tenuto in enfiteusi dai 
fratelli Delfìnoni. Proprietà Corbellini In- 
gegner Bernardo. 

* Belgiojoso. Era frazione del comune e 
della parrocchia di Senna Lodigiana. 

Belgrado. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cornogiovine, da cui dista 
circa due chilometri verso est, in vicinanza 
della prima cortina del Po. Ab. 65. Proprietà 
Terzaghi. 

ISellaguarda. Frazione del comune di 
Senna Lombardo, da cui è distante quasi 
due chilometri verso est, sulla riviera pa- 
dana. Parrocchia in parte di Somaglia, da 
cui dista 1800 metri, ab. 72; ed in parte 
di Senna, ab. 18. Eravi una Ricevitoria di 
Finanza, essendo in prossimità del confine 
col Ducato di Parma. Proprietà Grossi. 

" I Sellarla,. Era una cascina a circa un 



chilometro e mezzo nord-ovest da Lodi vi- 
cina alla strada di Montanaso: ora e di- 
strutta (1818). 
Bellaria. Frazione del comune e della 
parrocchia di Galgagnano, da cui è distante 
poco più di un chilometro verso sud, vicino 
alla strada di Lodi. Altre volto chiamavasi 
Cascina Nuova. 

Bellai'ia. Frazione del comune e della 
parrocchia di Brembio, da cui è distante 
un chilometro verso nord. Ab. 38. Proprietà 
Conte Sorniani. 

Bellavexxle. Frazione del comune e della 
parrocchia di Meleti. 

Bellingera. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista breve tratto fuori di 
Porta Roma sulla strada piacentina. È par- 
rocchia di San Bernardo: ab. 34. Vuoisi 
che ivi sorgesse l' antica parrocchiale di 
San Paolo converso, trasferita poscia in 
quella di San Biagio del vicino RaslellOj e 
da questa a quella di S. Maria della Cle- 
menza, titolo dell'attuale parrocchia (vedi 
Rastello, San Bernardo). Trae il nome dai 
Bellingeri , antica famiglia lodigiana. Pro- 
prietà Belloni Davide. 

Bell'Italia. Vedi: Italia. 

Bellona. Frazione del comune di Codogno, 
da cui è distante due chil. verso nord. Questa 
cascina fu descritta nel 1650 dall'architetto 
Giovanni Battista Barattieri di Codogno. 

*Belpavone. Antico nome di Macca- 
storna (vedi). 

Bclpcnsiore. Frazione del comune e 
della parrocchia di Dresano, da cui è di- 
stante circa mezzo chilometro verso nord- 
est. Ab. 65. Proprietà Litta Modigliani. 

Bel traina Sant'Omara. 65 a roggia 
che esce dalla Mazza sotto la levata Caval- 
lona , della portata di oncie 26. Credo si 
chiami collo strambo nome di Sant'Omara, 
perchè va ad irrigare le terre di Sant'Omà 
o San Toma o Sant' Ornate o San Tom- 
maso (vedi). 

Belvedere. Frazione del comune di So- 
maglia, da cui è distante più di quattro 
chilometri: altre volte comune di Pizzolano. 
Parrocchia di San Martino del Pizzolano, 
da cui dista 2500 metri. Ab. 35. Proprietà 
Frigerio Kob. Don Giovanni di Milano. 

Belvedere. Frazione del comune e della 



BE 



parrocchia di Cornegliano Laudenso da cui 
dista circa 1000 metri verso sud-est. Ab. 24. 
Proprietà Picozzi. 

Belvedere. Frazione jìel comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto, da cui 
è distante circa due chilometri verso nord. 
Abitanti 54. 

Belvedere. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cerro al Lambro , da cui 
dista 1650 metri. Circondario di Milano, 
diocesi di Lodi. Ab. 25. Proprietà Congre- 
gazione di Carità. 

Belvignate superiore, Frazione del 
comune di Mairago, da cui dista circa tre 
chilometri nord-est, parrocchia di Basiasco; 
abitanti 130. Luogo antichissimo, come lo 
dimostra la celtica desinenza. Del resto 
può essere anche nome derivato dall'anti- 
chissima famiglia Vignati, Bei-Vignate. — 
Questa famiglia fin dal mille aveva in que- 
ste vicinanze un palazzo detto di Vairano. 
Nel 1158 viveva in questa villa Giacomo 
Forzago che teneva anche una rocca sul 
Lambro, vicino a San Colombano. Era la 
villa prediletta di Giovanni Vignati, il quale 
nel novembre del 1403, appunto in questo 
luogo raccolse buon nerbo di forze e di 
aderenti onde il [giorno 27 muovere all'im- 
presa di Lodi, e farsene signore. Nel 1483 
fu messo a sacco dai Cremàschi unitamente 
a Cavenago, Robecco e Cascina delle Donne. 
Nel 1633 faceva comune da sè. I PP. Bar- 
nabiti di Lodi comperarono verso il 1760 
questa possessione coi denari ricavati dalla 
vendita della possessione Reghinera. Venne 
quindi incamerato. Sul principio di questo 
secolo i beni di Belvignate furono concessi 
dall' imperatore Napoleone I in dote al Vi- 
ceré Eugenio Beaurnais. Tra Belvignate e 
Basiasco sorgeva prima del mille il palazzo 
di Vairano (vedi). Proprietà Bagatta. 

Vi possedette l'Ospedale Maggiore di Lodi 
per compera fatta da Giovanni Battista 
Medici Seghizzi. 

Belvignate inferiore. Frazione del 
comune di Mairago; parrocchia di Basiasco 
da cui dista circa due chilometri. Ab. 38. 
Proprietà Tronconi. 

'Bcnaglia. Frazione del comune e della 
parrocchia di Boffalora d' Adda. Dal nome 
del Vescovo (Jactano Conte Bcnaglia che la 



BE 17 



fece fabbricare. Corrosa continuamente dal- 
l' Adda , ora è stata interamente distrutt a. 

Benemeriti!. Provincia di Cremona, co- 
mune di Pandino, diocesi di Lodi, parroco!: ia 
di Nosadello, da cui dista circa 500 metri. 
Abitanti 7. Proprietà Cella. 

' Bennenatum. (Clusicra da Benenahì). 
Nome perduto di un luogo presso 1' antica 
Lodi; se ne ha menzione in una carta del 

10 settembre 761. 

* Benesedum. Nome perduto di un luogo 

tra l' Abbadia di Cerreto e Corte Palasio, 
con un porto sull'Adda. detto Largirij di 
fronte a Soltarico. Se ne ha menzione nello 
carte del secolo XII riguardanti i monaci 
di Cerreto che lo possedevano. Si chiamava 
anche Bremesedum. 

Bentivoglia. Frazione del comune e 
della parrocchia di Panilo da cui è distante 
circa un chilometro verso nord. Proprietà 
Bentivoglio di Milano (Settala). 

Benzona. Frazione del comune di Cre- 
spiatica, da cui e distante due chilometri 
circa verso sud-est; spiritualmente, parte 
è diocesi di Lodi, parrocchia di Crespiatica 
(anime 16); il rimanente diocesi di Crema. 
Trac il nomo dai Benzoni, potentissima fa- 
miglia cremasca, che nel medio-evo tiran- 
neggiò la sua patria. Villaggio posto a metà 
strada tra Lodi e Crema , al confine tra 
l'antico ducato di Milano e la Repubblica di 
Venezia, ed ora tra le provincie di Milano 
e di Cremona. Proprietà Polloni Cesare. 

Benzona. Cavo irrigatorio della Gerra 
d'Adda, così chiamato perchè attraversa 

11 villaggio della Benzona sulla strada Lodi- 
Crema. Deriva da un ramo del fiumicello 
Tormo. Il suo corso da nord a sud , inco- 
minciando all'altezza di Monte cremasco 
fino al suo confluente in Adda nel terri- 
torio di Abbadia di Cerreto, servì di con- 
fino tra il ducato di Milano e la Repubblica 
veneta, come presentemente limita le Pro- 
vincie di Milano e di Cremona. 

* Berl^enn. Nome perduto di un luogo 

nel territorio di Merlino. Se ne ha menzione 
in una caria del 1218. 

* Bcriona. Nome perduto di un luogo nel 

territorio dell' antico Bariano o Jlasiano, 
nei pressi di Merlino. Si trova registrato 
in una carta del 1281. 

3 



18 BE 



Berghente. Frazione del comune di San 
Rocco al Porto da cui dista circa cinque 
chilometri nord-ovest. Formava parrocchia 
con Minuta sotto il titolo di San Fermo e 
Natività di Maria Vergine, anime 180. Già 
diocesi di Piacenza con Guardamiglio, San 
Rocco al Porto e Mezzana Casati. Luogo 
posto a breve tratto dalla sinistra del Po 
e quindi al confine della provincia di Pia- 
cenza, soggetto alle esondazioni del fiume. 

Bernareggio. Frazione del comune di 
Caselletto Lodigiano, da cui dista circa due 
chilometri a nord-est. Parrocchia di Mai- 
rano. Ab. 8. Trae il nome dalla famiglia 
Bernareggi. Proprietà Fratelli Dovera. 

Bertolino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Ossago da cui dista brevis- 
simo tratto. Vi si rinvennero monete del- 
l' epoca romana. Era proprietà dei Canonici 
Lateranensi di S. Romano di Lodi. Nel 1771, 
soppressa la canonica d' ordine regio, la 
possessione posta all' incanto fu comperata 
da Lorenzo Baggi. Bellissima tenuta dei 
Fratelli Cornalba di S. Martino in Strada. 

Bertonica. 

« Umile nasce, 

Indi gonfia d' umor per mezzo ai campi 
Sen passa e quale per arterie e vene 
Nel corpo agli animai fluisce il sangue, 
La Bertonica; lenta serpeggiando 
In piccoli canali , il vasto suolo 
Per ogni dove largamente irriga 
Ed erbe nutricando e piante e messi 
Vita e vigore alle sue terre infonde. » 

G. Gaeiano, Laucliade. 

Canale di irrigazione di certa importanza, 
di esclusiva proprietà dell' Ospedale Mag- 
giore di Milano. Ha origine sul Milanese 
da coli e sorgive e sovrapassa la Muzza , 
portandosi sulla sponda sinistra. Scorre 
piuttosto profondo tra Muzzano e Villam- 
brera , impinguandosi fors' anco a spese 
d'altri canali a cagione del suo livello più 
basso delle campagne e delle roggie che 
le sono prossime. Si avvicina a Cervignano, 
tocca Quartiano, Casolta , Mongatino, San 
Grato, e schivando sempre la vallata del- 
l' Adda , viene in territorio di Ca-de-Boi , 
Soltarico , Caviaga, donde va ad irrigare 
tutti i vasti possedimenti dell'Ospedale sud- 
detto a Bertonico, rimettendo gli ultimi coli 
nella Muzza colatore. Trae dunque il nomo 



BE 



da questo paese che irriga. L' anno 1523 
Giovanni Bonavalle al servizio di Francia, 
onde difendere Lodi dagli Spagnuoli, fece 
rompere gli alvei della Muzza e della Ber- 
tonica onde inondare le terre: questo suc- 
cesse anche 1' anno dopo per opera di Fe- 
derico Gonzaga, signore di Bozzolo. 
Bertonico. Comune, nel Mandamento VI 
di Casalpusterlengo. Ufficio postale, Casal- 
pusterlengo; aggregato alla Sessione elet- 
torale di Castiglione d'Adda: Agenzia delle 
Imposte ed Ufficio di Registro di Casalpu- 
sterlengo; Ufficio delle Ipoteche di Lodi; 
abitanti 1984. Superficie Ett. 1846,53. Bi- 
lancio L. 15800. Parrocchia del vicariato 
di Castiglione d'Adda; anime 2000. Distante 
chilom. 19,721 a sud-est da Lodi, a poca 
distanza dall'antica strada cremonese, sulla 
destra dell' Adda , ed a chilom. 7 circa al 
nord di Casalpusterlengo. — Bretonicunij 
BreconigOj nome di desinenza celtica. Ma 
il Gabbiano secondo il suo costume : 

« Da Berta, dell'invitto Orlando madre, 
Ha Bertonico il nome, e figli ancora 
Produce all'armi e alle vittorie nati, 
Quali i figli di Berta. » 

Nel marzo del 1025 l'Arcivescovo Eriberto 
d' Intimiano legò i beni di Vico Sancii Petri 
Breconigo all' Ospedale di San Dionigi di 
Milano, e fin d'allora il Vescovo di Lodi' 
aveva il diritto di decima su questa par- 
rocchia unitamente a quella di Vittadone. 
L'anno 1261 la Chiesa di Bertonico pagò 
una taglia di soldi 3 imperiali al Notajo 
Guala Legato del Papa; era nella Plebe di 
Cavenago. Nel 1359 Girardolo Pusterla a 
nome di Bernabò Visconti signore di Mi- 
lano, donò agli spedali di Broglio e di Santa 
Caterina di Milano i luoghi e territori di 
Bertonico, Cerredello, Vinzasca e S. Martino 
colle decime e diritto di pesca neh' Adda 
e nel Serio, e dell' acqua della Muzza con 
ogni giurisdizione feudale , coli' esenzione 
da ogni peso e colla separazione dalla città 
di Lodi: beni che nel 1458 furono incor- 
porati coli' Ospedale Maggiore di Milano. 
Staccato dalla giurisdizione di Lodi, questo 
territorio prese il nome di Provincia che 
durò fino al 1786 in cui cessò la civile 
giurisdizione e quella di farsi rendere giu- 
stizia dal Podestà eletto dall'Ospedale Mag- 



BE 



giore. L'anno 1509 accampò in questo luogo 
Monsignor Della Tratnoille contro Venezia. 
— La Chiesa parrocchiale, su disegno di 
Giovanni Battista Lonate detto de BiragOj 
diretta da Francesco Lamberto de Lonate, 
è lavoro bramantesco del secolo XVI , la 
più bella del Lodigiano. Il campanile fu 
cominciato nel 1575 e finito nel 1579, e vi 
si sfoggiarono tutti gli ordini architettonici. 
Sulla piazza sta il bel palazzo del cessato 
pretorio eretto nel 1759, a cui è aggiunto 
un maestoso arsenale, eretto nel 1745, ret- 
tangolo di 89 braccia sopra 70 , diviso in 
30 campate di portico con tetto a due pio- 
venti : la corte scoperta forma un rettan- 
golo di braccia 65 sopra 55. Vi sta riposta 
gran quantità di legname d' opera, pei bi- 
sogni de' campi spettanti all' Ospedal Mag- 
giore di Milano, e lo indica F iscrizione 
sulla porta: Hic inter varias nutritur silva 
columnas. Delle 28,355 pertiche formanti 
il suo territorio, sole 575 sono di privata 
proprietà (1823). Florida è l' agricoltura 
nella campagna, irrigata dalla roggia Ber- 
tonica (vedi). Onde qui più propriamente 
il Gabbiano: 

« Tre fiate e spesso quattro, allor che l'anno 
Volge propizio, ad arrotar t'affretta, 
Bertonico, le falci, e teco 1' altre 
Terre, che l'onda tua bagna ed inerba. » 

Di fronte a Bertonico mette foce il Serio 
neh' Adda. La Chiesa parrocchiale di Pa- 
tronato dell'Ospedale Maggiore di Milano, 
contiene un quadro del Trotti , rappresen- 
tante il Perdono d'Assisi. 

Besana Luserana. 13 a bocca della 
Muzza sotto la levata della Muzzetta. Roggia 
'della portata di oncie 21. 

Besarda. Provincia di Cremona, comune 
di Pandino, diocesi di Lodi , parrocchia di 
Nosadello, da cui dista circa 500 m. Ab. 25. 
Proprietà Curti. 

Besgapera. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Lurani, da cai dista 
2000 metri. Ab. 21. Trae il nomo dalla fa- 
miglia Bescapò. ("Basilica Pelvi). 

Besozza. Frazione del comune e della 
parrocchia di Spino d' Adda , da cui dista 
2 chilom. Provincia di Cremona , diocesi 
di Lodi. Proprietà Torchiani. 

Bettino della, Gratta. Fraziono del 



i.i 1!) 



comune di Lodi e Chiosi, distanto circa un 
chilometro dalla città verso sud, sulla strada 
provinciale piacentina. Parrocchia di San 
Bernardo. Ab. 35. Proprietà Piccozzi Dottor 
Francesco. 

* Bettolino cL' Inferno. Frazione del 

comune di Orio Litta , da cui dista breve 
tratto verso est, in vicinanza della cascina 
Inferno (vedi). Questa frazione fu atterrata 
da pochi anni. 
Bevilacqua. Frazione del comune di 
Meleti: parrocchia di Corno vecchio, da cui 
dista circa 2 chilom. Ab. 15. Trae il nome 
dai Bevilacqua, antichi feudatari di Mac- 
castorna, nobile famiglia bolognese. 

* Bevui-eum. Nome perduto di un luogo 

presso Maleo. Vi possedeva un RogU'.rio 
fedele di Ottone III nel 997. 

Biaghera. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi; dista dalla citta circa 700 metri 
verso ovest. Ab. 70. Parrocchia di S. Fe- 
reolo. Nel 1529 vi possedevano i PP. Do- 
menicani di Lodi. Proprietà Scagnelli An- 
tonio e fratelli. 

Biaglierina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi in vicinanza della Biaghera. Par- 
rocchia di San Fereolo. Ab. 22. Proprietà 
Vasconi Giuseppa vedova Allara e Ferrari 
Vincenzo. 

Bignamina, Frazione del comune e della 
parrocchia di San Stefano al Corno, da cui 
è distante 1800 metri verso nord. Fu pro- 
prietà dell' Abbazia dei Cisterciensi di San 
Stefano al Corno. Proprietà Fornaroli. 

Bignaminina. Frazione del comune e 
della parrocchia di San Stefano al Corno. 
Proprietà Cogrossi. 

'Biotta. Era frazione del comune e della 
parrocchia di San Colombano al Lambro, 
posta sul versante meridionale del colle, in 
vicinanza del confine pavese e della strada 
provinciale Pavia-Casalpusterlengo. 

Biraga. Frazione del comune di Terra 
Nuova de' Passerini, da cui dista circa mezzo 
chilometro verso sud-est; parrocchia di Ca- 
stione. Trae il nome dalla famiglia Biraghi, 
milanese. Il 15 luglio 1082 fu investito del 
feudo di Biraga Cosimo Castiglione, fioren- 
tino, unitamente a Cavacurta , Terranova , 
San Giacomo , Sant' Alberto , e Biraghina. 
Questi luoghi poi passarono alla famiglia 



20 



BI 



BO 



Stampa di Milano fino all'abolizione dei 
feudi (1782). Ha Oratorio dedicato a San 
Giovanni Battista ed Ambrogio. 
T3i vagititi». Frazione del cornane di Terra 
Nuova de' Passerini, da cui dista un chilo- 
metro nord-est ; parrocchia di Castione ; 
luogo situato sull'antica strada cremonese, 
ai piedi della costiera dell' Adda in vici- 
nanza del colatore Muzza, ove questo, pie- 
gando a gomito verso nord , s' interna tra 
le terre di Castione e Bertonico, abbando- 
nando la strada cremonese (vedi Biraga). 
Proverbiale nel Lodigiano il ponte della 
Biraghina. 

1 5ivg;i. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Ossago, da cui dista breve tratto 
verso sud-ovest. Voce celtica, che significa 
luogo nascosto. 

Bisnate. Frazione del comune di Zelo- 
buon-persico, da cui dista 1500 metri verso 
est. Parrocchia di anime 214 nel Vicariato 
di Zelo-buon-persico. La desinenza in ate è 
essenzialmente propria della Lombardia. 

Nato due volte originar presumo 

Bisnate, che dal fertile terreno 

Fuor manda e frutti, e viti, e messi quale 

Un tempo Giove il rubicondo Bacco, 

Di Semele dal sen tolto immaturo 

Fuori mandò dal femore divino 

Ove ascoso il tenea, donde rinato 

Bacco fu detto, o tal forse Bisnate 

Dal primitivo abitator si noma 

Cui da morte scampò fato benigno. 

J. Gabiano. 

Leggcsi nell'Ufficiatura di S. Alessandro 
martire , 26 agosio , che essendo fuggito 
questo soldato della Legione Tebea dalle 
carceri di Milano dove era rinchiuso per 
ordine dell'imperatore Massimiano, volendo 
traghettare l'Adda per passare su quel di 
Bergamo, non avendo trovato alcuna barca, 
passò miracolosamente il fiume a piedi 
asciutti presso il borgo di Bisnate , dove 
esiste la Chiesa parrocchiale dedicata al 
santo martire in memoria del suddetto pas- 
saggio. — Aveva anticamente un castello 
che proteggeva il varco della vicina Adda 
di fronte a Spino. La sua Chiesa, antichis- 
sima o nella Pieve di Galgagnano, nel 1261 
pagò una taglia di denari 24 imperiali, 
imposta dal Papa al Clero lodigiano. Era 
di jus-patronato della nobile famiglia dei 



Cani, signori del luogo unitamente ai conti 
Masserati di Milano ed al Monastero di 
S. Chiara Vecchia di Lodi. L'anno 465 era 
signore di B. Spilimberto Cristoforo dei Cani 
del Consiglio Generale di Milano. Sul prin- 
cipio d'aprile del 1509 queste popolazioni 
furono grandemente spaventate pel timore 
della guerra tra Francia e Venezia; ed il 
giorno 15 maggio di quell'anno, successivo 
alla famosa battaglia d'Agnadel]p, vi si fece 
un ponte di barche sul' Adda onde passarvi 
la gente che andava a vedere i morti in 
quella sanguinosa battaglia i quali giace- 
vano ammucchiati nel luogo ove fu poi 
fabbricata la Chiesa della Vittoria. Caduta 
la Lombardia sotto l' esoso governo spa- 
gnuolo, questo teneva per sua maggior 
sicurezza da Castione a Trezza guernito il 
fiume Adda da milizie paesane sotto il co- 
mando del principe Ercole Triulzi che aveva 
posto il suo campo a Bisnate. — Nel 1546 

11 feudo di B. fu venduto ai principi Tassi, 
napoletani (15 agosto) unitamente ai feudi 
di Paullo, Quartiano, Marzano, Zelo, Mulaz- 
zano, Dresano e Cervignano. Questa famiglia 
tenne il feudo fino all' estinzione (1782). 
Nel 1552 troviamo un Marcello dei Cani 
di B. pubblicare in Pavia V Amorosa Fenice, 
in cui descrive le belle lodigiane del tempo; 
nel 1531 un Pietro dei Cani legò all' Inco-, 
ronata di Lodi ; nel 1600 un Agesilao dei 
Cani era Commendatore di Malta. La for- 
tuna di questa famiglia per le tante vicende 
precipitò in basso, talché sul declinare del 
secolo XVII uno di questa famiglia era 
ridotto fra i più poveri e dimenticati cit- 
tadini di Lodi. Antonio Rossi di Bisnate, 

12 marzo 1591, impiccato a Lodi prò vio- 
lato regi porlatorio. Gli Austriaci per co- 
modo di trasporti militari, costrinsero i 
comuni di Bisnate e di Spino a far sostituire 
all' antico porto un comodo ponte di legno, 
a gravissimo costo, e tanto più che qui la 
corrente dell' Adda è assai rapida e nelle 
piene di ogni anno metteva il ponte in pe- 
ricolo: nella ritirata del 1859 lo distrussero. 
Le comunicazioni della Gerra d'Adda e del 
Cremasco col Milanese erano per questa 
parte più facili e frequenti. 

Boarina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Meletti. 



BO 



J ìoccalera. Fraziono del comune di Lodi 
o Chiosi, a duo chilometri sud-ovest dalla 
città; parrocchia di S. Fercolo. Abitanti 82. 
Proprietà Astori Antonietta. 

Bocche. Frazione del connine e della par- 
rocchia di Meletti. 

Bocchello. Cavo irrigatorio della Gorra 
d'Adda, derivato dal fui mi cello Tormo, un. 
poco al di sotto della strada di Pandino. 

Bocchello Bolletta, Ospitala. 
53 a Roggia che esce dalla Muzza sotto la 
levata Povera Vistarina, della portata di 
oncie 13. 

Bocchello San. Girolano Vi- 
starino. 55 a Roggia che esce dalla 
Muzza sotto la levata Povera Vistarina, 
della portata di oncie 25. 

Bocchello Santa Radegonda. 
37 a Roggia che esce dalla Muzza sotto la 
levata Bolenzana, della portata di oncie G. 

Bocchello Vistai'ino Modigua- 
no. 58 a Roggia che esce dalla Mozza sotto 
la levata Povera Vistarina, della portata 
di oncie 7. 

Bocchirale. Frazione del comune di 
Corte Palasio, da cui dista circa tre chilo- 
metri verso nord. Abitanti 00. Parrocchia 
di Crespiatica, da cui dista circa due chilo- 
metri verso sud. Proprietà Cavezzali. 

Boccona, Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui disia circa 1200 metri 
verso sud-ovest. Parrocchia di San Fereolo. 
Ab. 14. Il nome dalla famiglia Bocconi di 
Lodi. Proprietà Eredi Porosi Ved. Varesi. 

Boccona. 26 a roggia che esce dalla Muzza 
sotio il levatone di Panilo, della portata 
di oncie 20. 

Bocìrie. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Cavacurta , da cui dista breve 
tratto; ab. 40. Proprietà Vedova Grechi. 

"Bodricssa. Era fraziono del comune 
e della parrocchia di Castelnuovo Bocca 
d' Adda. Per 1' etimologia vedi Dossi. 

*Bodrio. Nome perduto di un luogo nel 
territorio di Cavenago, (9 giugno 1215) a 
meno che non si voglia prendere per questo 
il luogo di Boilrio sulla sinistra dell'Adda, 
comune di Rubbiano, circondario di Crema: 
l'Adda avrebbe dovuto cambiar letto, cosa 
solitissima del resto. (Vedi Dossi). 

*Bocli*io. Bothrio. 'Nome perduto di un 



BO 21 



luogo nel territorio di Castione. (V. Dossi). 

Boera. Vedi Bovcra. 

BolTalora ci' -Alicia. Comune nel man- 
damento II di Lodi; Ufficio postale, Lodi; 
aggiunto alla sezione elettorale del Collegio 
di Lodi. Agenzia delle imposte, Lodi; Uf- 
ficio di Registro ed Ipoteche , Lodi. Abi- 
tanti 841; superficie ettari 734.37; bilancio 
L. 7800; distanza da Lodi chilometri 5,832 
verso nord , sulla sinistra dell' Adda. Par- 
rocchia del vicariato di Spino; anime 1200, 
sul luogo ab. 605. 

Aure soavi Boffalora spira 

E austero t'offre, qual falerno, il vino. 

J. Gabiano. 

Eravi un ospedale col titolo di San Bas- 
siano, di cui si ha memoria in un istru- 
mento dell'anno 13G5 in cui un Orino Ric- 
cardi paga un livello allo stesso ospedale 
per 100 pertiche di terra ; fu 1' anno 1471 
incorporato con molti altri nell'Ospedale 
Maggiore di Lodi. Eravi pure un monastero 
di monache dell' ordine dei Servi di M. V. 
dello Spasimo, per causa delle guorre tra- 
sferito a Lodi. — L' anno 1370 Bernabò 
Visconti donò a sua moglie Regina della 
Scala i suoi beni di Boffalora col diritto 
di pesca neh' Adda , colle decime e giuri- 
sdizione feudale. Il 10 giugno 1448, Fran- 
cesco Sforza , risoluto di conquistar Lodi, 
vi si accampò a 500 passi dal ponte, e ne 
gittò un altro a Boffalora, ordinando a Bar- 
tolomeo Colleono da Bergamo ed Astorre 
da Faenza che lo passassero co' suoi onde 
stringere la città dall' altro lato , a ciò 
spinto da Vitaliano Borromeo, feudatario 
di San Vito e Camairago , mandato dalla 
Repubblica Ambrosiana, che espose la sua 
ambasciata in Boffalora. Nel 1629 vi passò 
il generale Cobalto coi Lanzichenecchi, di- 
retti all' assedio di Mantova. In quest' oc- 
casione un Giorgio Annona di Boffalora, a 
cui era stata svaligiata la casa dai sol- 
dati, mentre stava lavorando in un campo, 
cssendoglisi accostati alcuni soldati per 
chiedere la strada, ne uccise dieci con 
una ronca; quel campo prese il nomo della 
morte. Nel 1705 i paesani di. Boffalora ina- 
spriti dallo violenze dei Francesi accampati 
a Rivolta , un giorno di luglio con alcuni 
usseri del barone Pferffermann assalirono 



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altri mulattieri che recavano a quel luogo 
argento ed altre cose di valore per la 
mensa del duca di Vendóme; e dopo breve 
zuffa se ne impadronirono. (V. Case Rotte). 
— Fu feudo della famiglia Destrieri, estinta 
la quale (1G32) venne dato al marchese 
Laucellotto Corrado, lodigiano; passato nel 
1662 in contea. Nel 1762 la contea venne 
conferita ai Barattieri; ma nel 1782, in cui 
venne incamerato il feudo, questo era pos- 
seduto dal marchese Giovanni Corrado de 
Olivera , presidente del Senato di Milano. 
Nel 1821 vi possedeva la celebre marchesa 
Cristina Triulzi , principessa di Belgiojoso. 
La parrocchia fu eretta in cura d' anime 
il 17 ottobre 1513, sotto il pontificato di 
Leone X ed il vescovato di Ottaviano Sforza. 

Stefano e Francesco Bresciano di Boffa- 
lora, il 2 gennaio 1601, impiccato a Lodi; 
e il corpo dell' ultimo trasferito a Pavia 
per la sezione anatomica. 

La chiesa fu costrutta l'anno 1590: in 
essa havvi un quadro ad olio di Scipione 
Piazza, fratello di Callisto, rappresentante 
la Madonna in alto seggio e dai lati le 
sante Elena e Monica; più in basso i santi t 
Macario e Castrinziano, quest'ultimo semi 
nudo, con manto rosso, in atto di adora- 
zione. Boffalora fu patria del domenicano 
Giovanni Grisostomo Fagnani , che lasciò 
un memoriale delle cose accadute ai suoi 
tempi (1670-1730). 

Questo luogo fu già celebre pei suoi vini. 
Boffalora. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant' Angelo Lodigiano, da 
cui dista circa un chilometro sulla sinistra 
del Lambro morto, in vicinanza del confine 
pavese. Ab. 34. 
Bolcliisrnano. Frazione del comune di 
Turano da cui dista circa due chilometri 
e mezzo, verso sud. Parrocchia di Mele- 
gnanello. Il 12 marzo 1161 nel bosco di 
Bolchignano si nascosero le milizie piacen- 
tine onde sorprendere i Lodigiani , i quali 
infatti vi capitarono in poco numero e vi 
subirono grave sconfitta : vi fu ucciso un 
Alberto da Sesto, molti Lodigiani rimasero 
prigioni, ed un Oberto della Porta, piacen- 
tino, fu preso dai nostri. Vicino a Bolchi- 
gnano eravi altro luogo, detto Bolchigna- 
nettOj a 200 metri verso sud. Diede il nome * 



alla nobile famiglia Bolchignani, che ne era! 
proprietaria. 
Boklrasca, È provincia di Cremona,! 

comune di Dovera , diocesi di Lodi, par- 
rocchia di Roncadello, da cui dista due 
chilometri (sud) al confine del circondario 
di Lodi, distanto quattro chilometri circa 
dalla città (nord); ab. 56; sulla strada 
Lodi-Bergamo. Nel 1669 il nobile lodigiano 
Giulio Benvenuti uccise a tradimento il fra- 
tello Giovanni Battista mentre cacciavano 
le beccaccie, per futili motivi di famiglia, 
per cui , ad istanza del padre, decurione, 
venne bandito per dodici anni. — Fu pro- 
prietà della famiglia Seghizzi , ed ora |Lo- 
catelli. A breve distanza dalla Boldrasca 
verso nord è la 

i > o 1 ti i* ii s clii n a . Provincia di Cremona, 
comune di Dovera , diocesi di Lodi , par- 
rocchia di Roncadello, da cui dista circa 
due chilometri (sud) sulla strada provin- 
ciale Lodi-Bergamo. Ab. 46. Propr. Pavesi. 

Bolenzana. 31 a Roggia che esce dalla 
Muzza sotto la levata Rigoletta. Portata 
oncie 14. 

Bolenzano. Frazione del comune e della 
parrocchia di Villavesco, da cui dista poco 
più di un chilometro verso nord. Ab. 110. 
Proprietà fratelli Leinati. 

* Bolgaiii. Nome perduto di un luogo nel 

territorio di San Martino in Strada. Vi pos- 
sedeva la Mensa Vescovile di Lodi. Se ne' 
trova menzione nelle carte del secolo XIV. 

* Bolosengo, detto anche Sesto in Cre- 

ditrici. Nome perduto di un luogo tra Sesto 
Pergola e San Martino in Strada. Aveva 
una Chiesa che nel 1261 fu tassata di de- 
nari 3 per causa della taglia imposta dal 
Papa al clero lodigiano. Vi possedeva la 
Mensa Vescovile di Lodi. Se ne hanno me- 
morie sino al 1414. Ora questo luogo non 
è più. 

" Bonane. Era frazione del comune di 
Lodi e Chiosi , da cui distava circa tre 
chilometri (ovest). Parrocchia di San Gual- 
tero. Se ne ha menzione fin dal 1312, in 
cui vi era una torre (aclerat turrisj; trae 
il nome da certo Bonanno che donò questo 
luogo all' Ospedale di San Filippo e Gia- 
como detto della Misericordia (San Gual- 
tero vecchio). Passata all'Ospedale Mag- 



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giore questa proprietà venne sul principio 
di questo secolo alienata nella famiglia Gai- 
mozzi. Va demolendosi. Al tempo del Cen- 
simento (31 dicembre 1881) aveva ab. 23. 
Proprietà Colombani Albrisi Giacomo. 

Bonella. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Stefano al Corno, da cui 
dista circa un chilometro (sud). Fu fondata 
dal Cardinale Michele Bonelli Alessandrino, 
commendatore dell' Abbazi di San Stefano 
al Corno verso 1' anno 1560. 

Bongodere. Frazione del comune e della 
parrocchia di Vittadone, da cui dista circa 
1500 metri verso nord. Era della casa 
Scotti-Gallarati (1843). 

Bonissiina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Castelnuovo Bocca d' Adda , 
da cui dista poco più di un chilometro 
verso nord-est , tra una mortizza a nord- 
ovest ed il Po a sud-est. Abitanti 22. — 
I! duca Ottavio Farnese avendo in Piacenza 
istituito il Collegio dei Gesuiti, nel 1582-83 
donogli i diritti di pesca nel Po e le pos- 
sessioni di Bonissima e di Torre di Chia- 
venna, presso Castelnuovo Bocca d'Adda: 
beni che egli aveva confiscati al principe 
Claudio Laudi per avere il 1° di quell'anno 
fatto pugnalare in Parma il capitano Ca- 
millo Anguissola. Questa cascina , che ora 
consiste in una casa colonica con qualche 
centinajo di pertiche di terreno annesso, 
si estendeva da dieci a dodici mila per- 
tiche di fondi , con varie case o cascine, 
provveduta di un Oratorio dedicato a Santa 
Maria. Maddalena dei Pazzi e di un Cap- 
pellano che vi celebrava la Messa festiva 
coli' assegno di 55 pertiche di terra ara- 
toria (12 giugno 1679). Il fiume Po portò 
via tutto , regalando gli abitanti dell' op- 
posta riva piacentina. 

Bonora. Frazione del comune e della 
parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui dista 
circa due chilometri sud-ovest. Abitanti 130. 
Grandiosa possessione, antica proprietà dei 
marchesi Orsini-Roma. Neil' Oratorio an- 
nesso, dedicato a San Giorgio, è in arca 
di vetro il corpo di Santa Bona, vergine e 
martire. Il luogo trae il nome da questa 
santa. Nel 1633 faceva comune con Ger- 
vasina. Proprietà Falcoy. 

Borasca. Frazione del comune e della 



parrocchia di Zorlosco, da cui dista circa 
due chilometri verso sud, sulla destra del 
fiumicello Brembiolo. È bellissima cascina, 
antica propriclà della famiglia Vistarmi , 
feudatari di Zorlesco. La famiglia Scotti 
in cui era pervenuta , la vendette ai Fer- 
rari (1820). L' Oratorio, dedicato a S. Bar- 
tolomeo, è antichissimo, e nel 1261 era 
unito all' Ospedaletto, pagando con esso la 
taglia imposta dal Papa al clero laudense. 

Boraschina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Casalpusterlengo, da cui dista 
circa un chilometro; abitanti 159. Proprietà 
Ferrari Pietro. 

Bordegari. Frazione del comune di Tu- 
rano, da cui dista circa 3 chilometri (nord). 
Parrocchia di Cavenago d' Adda , da cui 
dista quasi un chilometro (sud-est). Nome 
di una famiglia. Si chiama anche Cascina 
Nuova; fu proprietà delle monache di S. Chia- 
ra Vecchia di Lodi. — 

* Borei elasca. Nome di un lago o mor- 
tizza che era nel territorio di Cavacurta 
(15 ottobre 1231). 

Bordella. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Fiorano. 

Bordona, Frazione del comune e della 
parrocchia di Valera Fratta , da cui dista 
circa un chilometro. Abitanti 38. Proprietà 
Barbarini e consorti. 

Bordonazza. Frazione del comune e 
della parrocchia di Ossago , da cui dista 
circa due chilometri verso sud-ovest. Trae 
il nome dalla famiglia decurionale Bordo- 
nazza , vivente nel 1448; ora estinta. Gio- 
vanni Pietro soprannominato il Bergamino,, 
della Bordonazza, il 27 marzo 1601, fu im- 
piccato a Lodi. 

Borghetto l.odiginno. Capoluogo 
del IV mandamento del circondario di Lodi, 
abitanti 23,475. Comune con ab. 5873, sul 
luogo 2382; della superficie di ett. 2237.77; 
bilancio L. 62,500; distante da Lodi chilo- 
metri 11,759, sud, sul fiumicello Sillero e 
lungo la vecchia strada romana. Ufficio 
postale; capoluogo della sessione elettorale. 
Agenzia delle Imposte, Sant'Angelo Lodi- 
giano; Ufficio di Registro, idem ; Ufficio 
delle Ipoteche, Lodi. Parrocchia d'anime 5630, 
capoluogo del XIII Vicariato, comprendente 
le parrocchie di Borghetto , Massalengo, 



24 BO 



Pieve Fissiraga , Villanova e Cornegliano, 
anime 10.984. — Questo borgo dovette fio- 
rire anticamente, essendo piantato sulla 
strada romana che da Piacenza conduceva 
a Milano per Laus Pompeia ; e sul fiume 
Sillero, altre volte di maggior considera- 
zione che non oggi. 11 più antico docu- 
mento però, che parli di questo luogo è di 
un Musso Circamondo che nel 1181 legò 
50 jugeri di terra (600 pertiche) alla Chiesa 
di San Giorgio di Fossadolto sul Sillero, 
onde un sacerdote andasse a celebrare la 
Messa per l'anima del testatore: questa 
Chiesa pagava lo decime a quella di San 
Bartolomeo di Borghetto che aveva un Ar- 
ciprete fin dal 1250. Le decime di Bor- 
ghetto nel 1224 erano infeudate ai Capi- 
tanei di Cornaiano. Nel 1261 la Chiesa di 
San Bartolomeo pagò 4 soldi imperiali per 
la taglia imposta dal Papa al clero lodi- 
giano. Dipendeva dalla Plebana di Bor- 
ghetto de Fossatolto, la quale pagò nella 
stessa occasione soldi 3 imperiali. Da que- 
sta Plebe dipendevano le Chiese di Pani- 
sacco e di San Giorgio. L' anno 1306 Don- 
giovanni Fissiraga, Vescovo di Lodi, con- 
fessa di aver ricevuto occas due dal prete 
Giovanni Mathono Rettore della Chiesa di 
Fossa/o alto, Burgheto, Panisaco, Vigarolo, 
Omnium sanctorum et sancta Maria in 
Sfrata del Vescovato di Lodi, pel fìtto del 
presente anno e dei passati. Borghetto 
dunque non va confuso con Fossadolto. — 
L' anno 1359 Barnabò Visconti fece dono 
delle terre di Borghetto agli ospedali di 
Milano da esso fondati, beni che l' anno 
1458 passarono all' Ospedal Grande di Mi- 
lano. Gian Galeazzo Sforza l'anno 1481 in- 
vestì del feudo di Borghetto Alessandro 
Rho suo consigliere, unitamente ai feudi 
di Bargano, Villanova, S. Leone, Ognissanti, 
Fossadolto, Ca del Bosco, Panisacco, Ca de 
Mazzoli, Ca de Boselli , Ca de Tavazzi , Ca 
de Stradi, Fornaci e Ravarolo per L. 6400. 
Per cui il Gabiano: 

« Alla Rodense 

Gente s' affida il fertile Borghetto 
Che dal nobile usci sangue borgondio. 
Tutto traveste, ohimè ! la cieca diva. » 

« A' suoi per tutto 1' anno e a que' di Lodi 
Borghetto dà bastevoli granaglie. » 

Laudiacìe. 



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L'anno 1475 troviamo commend. (arciprete) 
di Borghetto Luigi Vistarmi. — Nel 1609 la 
famiglia Rho essendo divisa in otto capi , 
questi ne godevano la giurisdizione bien- 
nale a vicenda. Il loro antico castello sorge 
vicino alla Chiesa parrocchiale, fatta fab- 
bricare dai medesimi , ora restaurata ed 
abbellita di elegante facciata dall' archi- 
tetto Pestagalli. L' aitar maggiore è ricco 
di preziosi marmi e di ornati in argento. 
È degno di ristauro un grandioso dipinto 
del XVI secolo rappresentante la Depo- 
sizione. Il 4 novembre 1683 un Gerolamo 
Minoja lasciò un legato di una Messa quo- 
tidiana nella Chiesa parrocchiale. — L'anno 
1796, 10 maggio, vi si fermò, onde fare 
una refezione, l' ala sinistra dell' esercito 
comandato dal Bonaparte: chiamata subi- 
tamente a Lodi dal rombo del cannone, i 
soldati abbandonarono il rancio sulle strade 
ed in piazza per correre a prender parte 
a quella gloriosa giornata ; i borghigiani 
sparecchiarono. Il 31 marzo 1848 vi si 
accampò l' ala destra dell' esercito sardo 
comandata dal Principe Vittorio Emanuele 
allora Duca di Savoja. 

Borghetto ha un antichissimo Istituto Ele- 
mosiniere istituito per la distribuzione di 
elemosine ai poveri , sopra biglietti che 
vengono rilasciati in epoche determinate, 
amministrato dalla locale Congregazione di 
Carità: una Causa Pia fondata da Fran- 
cesco Troglio l'anno 1834 allo scopo di 
distribuire elemosine ai poveri del paese, 
e doti alle nubendo bisognose in luogo; 
ha due altri legati (Asti e Mancini) onde 
distribuire elemosine ai poveri infermi del 
comune con preferenza a quelli della cascina 
Panisacco, legati amministrati dal Parroco 
prò tempore di Borghetto Lodigiano. 

Di Borghetto è celebre il Padre Pier An- 
tonio Testa, vissuto nel convento dei Padri 
Francescani riformati di Codogno: era mem- 
bro della conosciuta Accademia dei Tras- 
formati, e di quella di Storia Ecclesiastica; 
celebre oratore sacro ed autore di varie 
opere , fra le quali primeggiano le sue 
prediche quaresimali, i suoi panegirici, 
le prose e le lettere famigliari scritte in 
istile purgatissimo, ed infine le sue lezioni 
sopra la Genesi. Giovanni Galeazzo, detto 



di Sant'Angolo (Benazzi) peregrino in- 
telletto, ingegno versatile, amò gli studi 
teologici ed i canonici ; era Eremitano di 
Sant'Agostino, della Congregazione di Lom- 
bardia: m. 1538. Nel 1750 un Pier Antonio 
da Borghetto, Minoro Osservante, pubblicò 
in Milano un libro di Orazioni sacre. — Bar- 
tolomeo Abbia di Borghetto, il 19 marzo 1608, 
trascinato da cavallo insieme a due di 
Brembio, fu impiccato a Lodi, squartato il 
cadavere, vennero le parti appese ai luoghi 
del delitto ; Antonio Baruffo di Borghetto, 
il 19 maggio 1618, impiccato; e Gentilino 
Bartolomeo, il 18 luglio 1761, decapitato in 
Lodi. — Nel museo civico di Milano trovasi 
un busto a basso rilievo in terra cotta, pro- 
veniente da una famiglia Rho, che esisteva 
in Borghetto, dono dell' avv. Emilio Seletti. 
Proprietari principali: Confalonieri e Duca 
Scotti. 

Nei dintorni di Borghetto esistette un 
tempio di Venere presso la derivazione di 
un' acqua che si chiama anche oggi la 
Venere. 

'Borgo. Appellativo che incontrasi nella 
denominazione di parecchie terre. È parola 
che deriva dal teutonico burg„ che vuoisi 
sia stata primieramente addottata dai Ro- 
mani sulle frontiere dell'impero versola 
Germania per denotare un aggregato di 
case non circondato da mura, donde burgus 
o burgum. In appresso essa venne estesa ai 
villaggi fortificati occupati dai soldati ger- 
mani al servizio di Roma. Vegezio chiama 
« burgus, castellimi parvulum (lib. IV c. 10) ». 
Le nazioni germaniche che invasero l'Italia 
v'introdussero questo vocabolo, che venne 
generalmente applicato a quelle case c con- 
trade che trovavansi fabbricate fuori delle 
porto di una città murata , corrispondenti 
alle suburbia dei Romani. Il francese faux 
bourg ha la stessa significazione, essendo 
derivato da fors burg o foris burg^ cioè 
borgo fuori della città. Sonvi però parec- 
chie terre che portano il nome di borgo e 
furono in origino colonie fondate dagli abi- 
tanti di qualche città vicina, oppure piccoli 
accozzamenti di case costrutte appresso il 
castello di qualche feudatario, che a poco 
a poco ingrandirono c divennero grossi vil- 
laggi, o città. 



* I Jorgo Oaoiancllo. Era fuori di 
Porta Roma nelle vicinanze della Gatta. Fu 
distrutto l'anno 1618 per causa di guerre. 

* Borgo Casea. Era a mezzodì dell'an- 

tica Lodi. Così chiamato dai magazzini di 
formaggio che vi erano. 
Borgo ci' .A-cLda. Frazione del comune 
di Lodi e Chiosi, situato tra le mura della 
città ed il fiume. Parrocchia sotto il titolo 
di San Rocco; anime 1260. Delle quattro 
chiese dedicate a San Rocco, che esistevano 
alle porte della città, per scongiurare le 
malattie contagiose, questa è l'unica che 
sia avyinzata dalle guerre che dilaniarono 
Lodi nel secolo XVII. Prima del 1789 era 
parrocchia di San Giacomo in città; in 
quell' anno passò a quella 'della Fontana. 
In principio di questo secolo venne eretta 
in Parrocchia. 

* Borgo Milanese. Così chiamavasi 

quello posto a settentrione diLaus Pompeia^ 
e stende vasi dalla cascina San Marco sino 
a Ca-cle-Zecchi lungo la strada Romana 
conducente a Mediolano. 

* Borgo Pavese. Era posto a sud-ovest 

di Lodivecchio, perchè rivolto verso Pavia. 
Con questo nome chiamossi anche un altro 
Borgo della nuova Lodi, pure fuori di Porta 
Pavese, ora Barriera Pompeia, lungo la 
strada Sant'Angelo-Pavia. Fu distrutto cogli 
altri borghi l'anno 1648, durante la guerra 
per la successione del Monferrato, temen- 
dosi dagli Spaglinoli che i nemici vi si ac- 
campassero contro la città. 

* Borgo Piacentino. Era posto a le- 

vante dell' antica Lodi lungo la strada ro- 
mana di Piacenza; era composto dei ca- 
scinaggi San Bassiano., Comasna, Masca- 
rina e Tajetta. Quivi, negli ultimi anni di 
Laus Pompeia, vi si teneva il floridissimo 
mercato, che fu una delle cause per le 
quali i Milanesi vennero alla totale ruina 
dell'antica nostra città (1158). 
Borgo Boma. Vedi Porla Romana. 

* Borgo S. Bartolomeo. Era fuori 

di Porta Pavese, ora Barriera Pompeia, 
ove ò la Colombina Alta, e lungo la strada 
di San Colombano. In questo Borgo cranvi 
alcune chiese, conventi e ospedali, che 
vennero distrutti l'anno 1647-48 (vedi Borgo 
Pavese). 

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2G BO 



Borgognona. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, da cui dista circa due chi- 
lometri, ovest; a breve distanza dalla strada 
provinciale di Milano e della cortina destra 
dell'Adda. Parrocchia di San Gualtero; abi- 
tanti 29. Trae il nome dalla nobile famiglia 
ìodigiana dei Borgognoni, ora estinta; già 
proprietà dei nobili Silva , ora di Vasconi 
Tranquillo. 

Borgognona. Provincia di Pavia, dio- 
cesi di Lodi, parrocchia di Miradolo. Ab. 9. 
Nome di una famiglia. 

* Borgorato. Così chiamavansi un tempo 

quelle vie prossime ai bastioni djglle città. 
Antico nome della via Castelfidardo in Lodi. 
Borgoratto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Lurani , da cui è 
distante circa due chilometri verso sud. 
Abitanti 9. 

Borgoratto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Ossago. Era di pertinenza 
(1848) del benefìcio sotto il titolo di S. Got- 
tardo, eretto nella chiesa di San Tomaso 
nel Seminario di Lodi. È a circa 1300 metri 
nord-ovest da Ossago. 

Borra. 15 a bocca della Muzza , sotto la 
levata della Mazzetta: roggia della portata 
di oncie 11.6. 

Borromea. Frazione del comune e della 
parrocchia di Camairago, da cui dista circa 
1200 m. verso sud. Il nome dalla famiglia 
Borromeo, già feudataria di Camairago. 

* Borsello. Nome di un luogo nel territorio 

di Bottedo. fin territorio de Botedo ubi di- 
citur in Borsello. 28 settembre 1204). 

Bosarda. Frazione del comune di Pieve 
Fissiraga e della parrocchia di Sant' An- 
gelo Lodigiano, da cui dista circa due chi- 
lometri nord-est (?). Abitanti 59. Proprietà 
dell' Ospedale Delmati di Sant' Angelo. 

Bosarda. Frazione del comune e della 
Parrocchia di Caselle Lurani, da cui dista 
circa 3000 metri (sud). Abitanti 13. 

Boseata. Frazione del comune di Valera 
Fratta , da cui dista circa due chilometri 
(nord- o vosi) al confine colla provincia pa- 
vese. Ab. 90. Proprietà fratelli Farina. 

Boscliolli. Frazione del comune e della 
parrocchia di Secuguago, da cui dista circa 
1500 metri (ovest). Abitanti 14. Proprietà 
Maddonini Domenico. 



BO 



* 1 > o s c 1 1 e 1 1 ii ni . Nome perduto di un luogo 
nei Chiosi di Porta Cremonese. Se ne ha 
menzione in una carta del 5 marzo 1287. 
Boscliettino. Frazione del comune e 
della parrocchia di Maleo, da cui dista 
circa G00 metri verso sud. Abitanti 38. Pro- 
prietà Premoli. 
Boschettone. Frazione del comune e 
della parrocchia di Maleo da cui dista 1300 
metri verso sud. Ab. 40. Proprietà Bian- 
cardi Giovanni di Codogno. 
'Boschi. Luogo nella collina di San Co- 
lombano. Distinto punto geologico: in questo 
luogo la valle è cinta per ogni dove dal 
colle, e la forma circolare del banco coral- 
lino, primo nucleo del colle, è specialmente 
visibile. Questo nucleo venne successiva- 
mente incrostato dal calcare e formossi 
così un ammasso petroso calcareo fram- 
misto a conchiglie, come accade anche di 
presente nell'Oceano Indiano. Secondo l'opi- 
nione dello Sloppani , in questa località 
metievan foce in mare impetuose correnti 
che vi deponevano grossolane dejezioni, le 
quali spezzarono il banco calcare e scon- 
volsero pure le argille bleu che un' altra 
corrente vi stratificava regolarmente. In- 
fatti anche le argille sono talvolta alternate 
da strati ghiajosi, indizio che il fondo ma- 
rino era a volta a volta soggetto all' af- 
flusso di una corrente da terra. Così si 
spiega 1' esistenza di grossi ciottoli fluviali 
accanto a delicate conchiglie marine. 
Bosco. Frazione del comune di Cazzimani. 
Bosco o Ca elei Bosco. Frazione 
del comune di Turano, e parrocchia di Ca- 
venago d' Adda : è in vicinanza del fiume. 
È distante circa due chilometri e mezzo 
all' est dalla parrocchiale ed altrettanto al 
nord di Turano. 
Bosco. Provincia di Pavia , comune di 
Bescapè, diocesi di Lodi, parrocchia di Gu- 
gnano da cui dista circa due chilometri. 
Abitanti 23. 
Bosco. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Maccastorna, da cui dista circa 
300 metri verso nord-est. 
* Bosco — Possessione del — Vedi 
Codogno. Onde far fronte alle gravi spese 
fatte dai Codognesi per ottenere la reden- 
zione dal feudo c la compera successiva 



r.o 



dei Dazii, dovettero il 17 gennajo 1684 ven- 
dere al conte Carlo Orazio Cavazzi della 
Somaglia per lire centomila imperiali questa 
possessione che noi vedemmo nel 1351 dai 
Vescovi di Lodi donata ai poveri di Co- 
dogno. (Vedi Barilli, lago). 

Bosco. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Castelnuovo Bocca d'Adda, da 
cui dista circa 1500 metri verso sud. Ab. 1G. 
È all' estremità sud-est del circondario di 
Lodi, in vicinanza del Po, e quindi al con- 
fine della provincia di Piacenza. Chiamasi 
anche Bosco Carini. Proprietà Rastelli. 

Bosco. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Maccastorna, da cui dista circa 
un chilometro. Ab. (Vedi Porto). Proprietà 
Marchesi Bevilacqua di Bologna. 

* Bosco dell' A^ral>ia (Vedi Morii del- 

l'Arabia). Era un bosco situato sulla destra 
dell'Adda, nei Chiosi di Porta Cremonese: 
altre volte proprietà dei Padri Olivetani di 
S. Cristoforo di Lodi, alla cui soppresssione 
passò ai Gargantini di Milano (1802). Del 
l esto vi possedeva anche 1' Ospedale Mag- 
giore di Lodi, giacché nel 1704 riceveva 
lire 84 a titolo d'affìtto per il detto bosco. 
Si chiamava anticamente bosco Mezzanino, 
forse perche tagliato fuori dall' Adda. 
'Bosco del Lupo. È situato sulla 
destra dell' Adda nel territorio dei Chiosi 
di Porta Cremonese. Eravi una cascina con 
questo nome, stata distrutta dallo inonda- 
zioni. Sulla fine di settembre del 170G vi 
si accamparono i Francesi in ritirata dopo 
la rotta di Torino, mettendo in spavento la 
città di Lodi, presidiata da pochi Tedeschi 
poc' anzi entrativi. Vi possedeva antica- 
mente la nobile famiglia Contarico, la quale 
ni luglio 1754 reclamò al Consiglio del 
Contado di Lodi un compenso per le rot- 
ture e scavazioni latte in vicinanza alla 
sua cascina onde estrarre la ghiaja per la 
sistemazione della strada cremonese. I ma- 
teriali della cascina rovinata furono ado- 
perati dal Canonico Bassiano Ferrari per la 
costruzione del cascinaio di San Bassiano, 
detto anche Camatte (vedi). Trac il nomo 
dalla frequenza dei lupi che infestavano 
la Selva Greca. 

* Bosco Fasola.Era nella Gorra d'Adda, 

provincia di Cremona, ma diocesi di Lodi, 



BO 



a due chilometri e mezzo circa al nord di 
Botfalora e di Itoncadello. In questo bosco 
havvi la Cappella della Madonna del Bosco, 
parrocchia di Sitino d' Adda (vedi). 

'Bosco Geraldo. Era nel territorio di 
Galgagnano, sulla destra dell'Adda, confi- 
nava al nord col Bosco Mezzano. 

Bosco Grriflfini. Frazione del comune 
di Castiglione d' Adda , da cui dista due 
chilometri (nord-est). Parrocchia di Berto- 
nico, da cui dista 3500 metri est. Ab. 82 
con Vinzaschina. È sulla destra dell'Adda, 
vicino al confluente del Colatore Muzza. Pro- 
prietà Ospedale Maggiore di Milano. 

* Bosco Mezzano. Era nel territorio di 
Galgagnano, sulla destra dell' Adda , confi- 
nante verso sud col Bosco Geraldo. 

'Bosco Bio. Era attraversato dall' Adda 
tra i territorii di Spino, Zelo-buon-persico 
e Cervignano. 

'Bosco Pissacane. Era nel territorio 
di Spino, sulla sinistra dell' Adda , al sud 
del Bosco Pio. 

Boscone, Frazione del comune e della 
parrocchia di Maleo a circa un chilometro 
est. Ab. 28. Ha Oratorio di San Pietro Mar- 
tire e Beata Panacea. Si chiama anche 
Bosco Treccili dal proprietario. 

Boscone. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da cui 
dista circa due chilometri e mezzo, verso 
sud. Ab. 30. Proprietà Conti Bolognini. 

Bosco Baveri. Frazione del comune 
e della parrocchia di San Rocco al Porto, 
da cui dista circa un chilometro. Ab. 00. 
Proprietà Raffi. 

Bosco Roncovieri. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di San Rocco al 
Porto, da cui dista circa due chilometri ; 
abitanti 58. Trae il nome da un' illustre 
famiglia piacentina. 

Bosco Rotondo. Frazione del comune 
e della parrocchia di Camairago, da cui 
dista 1200 metri verso nord-est: è sulla 
destra dell' Adda. 

Bosco Treccili. Vedi Boscone. 

Bosco Valentino. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Camairago, da 
cui dista circa due chilometri e mezzo sud- 
est. E sulla destra del fiume, tra questo ed 
una mortizza dotta Adda morta. 



23 



ERA 



BUA 



33osellci. Vedi Bossena. 

Bossa. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Cornegliano Laudense. Trae il 
nome dalla famiglia Bossi. È a 300 metri 
a ponente del capoluogo. Ab. 28. Proprietà 
Vedova Trovati. 

* 1 Sossi na. Era frazione del comune e della 
parrocchia di Cornegliano Eaudense. Fu 
distrutta nel 1875. 

' I ìotodonuiy. Forse. Votedomus ( Inter 
Cassinam Calderaris et Botedomij 1145). 
Vedi Vittadone). 

I3otteclo. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista chilom. 4.444 verso 
ovest. Parrocchia di San Gualtero; ab. 124. 
Oratorio di San Giacomo (vedi). Nel 1633 
taceva comune con Paderno Carnesella 
e Cade Valvassori. Proprietà Pizzamiglio e 
consorti , Rovida Ing. Pietro e Gazzaniga 
Enrico. 

IBotteroiia. Frazione del comune di Senna 
Lodigiana. Rettoria di Corte Sant'Andrea, 
diocesi di Milano. 

1 5ott irono. Fraziono del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto, da cui 
dista circa un chilometro. Con Dosso e Stra- 
done ha 110 abitanti. 

Botto ex centi no. Frazione de 

comune e della Parrocchia di Senna Lodi- 
giana, da cui dista due chilometri verso sud. 
Ab. 05. È a breve distanza dalla sinistra 
del Po. Questo luogo, già appartenente al 
ducato di Piacenza venne unito al Lodigiano 
nel 1797 al proclamarsi della Repubblica 
Cisalpina unitamente ad altri luoghi del 
ducato di Piacenza sulla sinistra del Po. 

Bovera. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Colombano, da cui dista 
circa due chilometri verso ovest. Ab. 132. 
Proprietà Casa Belgioioso. Si chiama anche 
Boera. 

Bovili i. Nome di un luogo nei Chiosi di 
Porta Regale (versus stratam de Fossadolto 
in contrata de Bovuli, 28 settembre 1204). 
Bracca. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 2500 metri verso 
ovest, a breve distanza dalla strada di Lo- 
divecchio. Purroccli a di San Gualtero; ha 
Oratorio sotto il titolo della Visitazione di 
Maria Vergine; ab. 39. — Nome di celtica 
derivazione. Da questo luogo ebbe il nome 



la nobile famiglia Bracchi di Lodi , ora 
estinta. Nel 1710 era dei Maldotti, lodigiani. 
Proprietà Ceresa Rag. Giuseppe. 

* ! >i-;vitì;i. Nome comune di celtica deriva- 

zione; vale casa di abitazione con terre 
fruttifere. Le braide a due miglia intorno 
a Lodi, appartenevano al Vescovado. Voce 
cambiata poi in braglio,, brada e derivali. 

Br*aglia. (Vedi Braida). Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Orio Litta. (Vedi 
Molino Braglia). 

Braglia. (Vedi Braida). Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Guardamiglio, da 
cui dista 750 m. verso est. Nel 997 vi posse- 
deva Roglerio fedele di Ottone III, e chia- 
mavasi Braida Aribaldi. Abitanti 48. Pro- 
prietà Cassi. 

Braila. (Vedi Braida). Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Turano, da cui 
dista pochi passi verso nord. Antonio Bi- 
gnamini, parroco di Turano, uomo di santa 
vita, era figlio di un contadino della Brada 
(m. 1732). • 

B remila. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Senna Lodigiana , da cui dista 
1800 metri verso ovest. Ab. 58. Proprietà 
Co mini. 

Braila. (Vedi Braida). Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Borghetto Lo- 
digiano, da cui dista circa 500 m. Ab. 169: 
Proprietà Comizzoli. 

Braila. (Vedi Braida). Frazione del co- 
mune di Lodi e Chiosi da cui dista circa 
600 metri verso sud. Parrocchia di S. Ber- 
nardo. Già Brada de Riccardi,, potente fa- 
miglia lodigiana fin Clausis Laude porte 
Cremonensis ubi dicitur Brada de Ricardi 
coheret ab una parte via qua itur versus 
stratam de Cabianello, 18 novembre 1308). 

Brailetta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana , da cui 
dista circa due chilometri verso ovest. 

Braine. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Povera ; abitanti 12. Provincia 
di Cremona, diocesi di Lodi. 

* SE5ranclanilo. Nomo perduto di un luogo 

del nostro territorio. Aveva due Chiese di 
proprietà dei Monaci di San Pietro di Lo- 
divecchio, l'ima di Santa Maria, l'altra di 
San Giorgio (27 settembre 1169). 
Brandazzi. Frazione del comune e della 



BUA 



BRE 



29 



parrocchia di Meleti, da cui dista 1500 in. 
verso ovest. Trac il nome dalla famiglia 
omonima. 

JESrMii drizza,. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da 
cui dista circa un chilometro sud-ovest. 
Proprietà Conti Bolognini. 

"Bramini Bacìi. Antico nome di Mez- 
zana Casati (anno 895). Vedi Mezzana 
Casali. 

Brato. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Maleo, da cui dista circa 2 chi- 
lometri verso ovest. Ah. 40. Bralum (997) ; 
erano due , Brato Maggiore e Minore. Vi 
possedeva in queir anno un Roglerio fe- 
dele di Ottone III. Proprietà Mantovani di 
Stradella. 

'Brazzalengliino. Ora non è più. Nel 
1633 era detto Brazzalengo Angelino. E 
faceva comune con Brazzalengo Camola. 

Brazzalengo. Fraziono del comune e 
della parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui 
dista circa metri 1G00 verso ovest. Ab. 73. 
È uno dei pochi luoghi lodigiani colla de- 
sinenza longobarda in cngOj ingen, segno 
manifesto dell' emigrazione longobarda nei 
nostri paesi. Le paludi di Brazzalengo fu- 
rono ridotte a frutto dai Monaci Benedettini 
di San Pietro di Lodivecchio, che vi posse- 
devano nel IX e X secolo. L'anno 1261 la 
Chiesa di Brazzalengo (Brulialengum) fu 
tassata in denari 6 imperiali, per la taglia 
imposta dal Papa al ciero laudense; era 
nella Pieve di Overgnaga. Anticamente 
erano infeudati delle terre di Brazzalengo 
(1224)i Capitanei diCornnjano. Estintasi que- 
sta famiglia, Monsignor Paolo Cadamosto, 
Vescovo di Lodi, investì di questi beni, 
ricaduti alla sua Mensa, alcuni della sua 
famiglia. Questi beni consistevano neh' av- 
vocazia della Pieve di Brazzalengo, ed in 
quella di San Germano, e nelle decime del 
territorio di Bargano, di Massalengo, di 
Paderno Isimbardo, di San Tomaso, di Pez- 
zolo, di Overgnaga , di Fissiraga , di Fos- 
sadolto, di Panisacco, di Chignolo e di Li- 
vraga (17 febbraio 1357). Bernabò Visconti 
signore di Milano, volendo questi beni per 
se, procurò che i Cadamosli rinunciassero 
a quest' investitura , e perciò gli fece pri- 
gioni. Questi pc.ò, anche in carcere, pro- 



testarono di non volere in alcun modo ri- 
nunciare se non costretti dalle violenze 
(8 luglio 1359); così che ai 25 settembre 
dell' anno stesso il Podestà di Lodi intimò 
loro che rinunciassero, altrimenti li avrebbe 
tormentati; motivo per cui il 15 dicembre 
deh' anno medesimo i Cadamosli rinuncia- 
rono. Questi beni passarono nelle mani di 
Bernabò Visconti, il quale si obbligò di pa- 
gare al Vescovo L. 222 l'anno, e 22 capponi 
ed un moggio di segale per canone dell'in- 
vestitura, censo non mai pagato; onde il 
Vescovo, alla morte dei duca (1385) sup- 
plicò il nipote Giovanni Galeazzo, a rila- 
sciarglieli , e ne ottenne grazie (4 ottobre 
1385): di modo che passarono questi beni 
nuovamente ai Cadamosto. Nel 1633 era 
detto Brazzalengo Camola e faceva comune 
con Brazzalengo Angelino. Proprietà Eredi 
Tassi. 

Broda. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Castelnuovo Bocca d'Adda. Ab. 23. 
In Lodi eravi la famiglia Breda. È lungo 
l'Adda. Proprietà Tosi Pietro, Ceruti Luigi. 

Brejxifoio. Comune nel Mandamento VI 
di Casalpusterlengo : Ufficio postale, Secu- 
gnago; capoluogo della sezione elettorale; 
Agenzia delle Imposte ed Ufficio del Re- 
gistro di CasalpustcHengo; Ufficio delle Ipo- 
teche di Lodi. Abitanti 3126. Superficie et- 
tari 15S9,10; bilancio L. 29,200; distante da 
Lodi chilom. 13.425, sud-est, sopra i! fiu- 
micello Brembiolo. Parrocchia, capoluogo 
dell' XI Vicariato comprendente lo parroc- 
chie di Livraga, Orio Lilta, Ospedalotto Lo- 
digiano e Secugnr.go; anime 3340: il paese 
ha abitanti 1583. La Chiesa è di patro- 
nato regio. 

« Più che la valle tua, Bergamo eccelsa, 

I BrembM campi sinuoso irriga 

II Brembiolo. » 

J. Gabiano, Lautliade. 

È luogo antichissimo. Luitprando Fla- 
vio, XVIII re dei Longobardi, fondatore del 
celebre Monastero di San Pietro in Ciel 
d'oro di Pavia, nel 725 diede in dote a 
quel convento 21,600 pertiche di terreno si- 
tuato nel territorio lodigiano, cioè a Fombio, 
Secugnago, Mairago, Mairano e Brembio. 
1 Benedettini di San Michele di Brembio, di 
cui si hanno notizie fin dal 972, ridussero 



30 BRE 



a coltivazione buon tratto di questo terri- 
torio che giaceva a bosco. L' anno 1051, 
un {Aclelberto figlio di Alberico de loco 
Brembio donò al Vescovo Ambrogio Arluno 
di Lodi , case e fondi presso San Vito di 
Castione, e di qui lungo la riva dell'Adda 
sino al porto de Piroìo. I Vescovi di Lodi 
avevano fondi e diritti su quel di Brembio, 
e noi vediamo l'il novembre 1225 Gerardo 
da Merlino, feudatario di questa terra, pre- 
stare giuramento di fedeltà a Monsignor 
Ottobello Soffiantini Vescovo di Lodi. Gli 
Abboni, gli Azzari e i Sacchi, famiglie lo- 
digiane, erano proprietarie nella Corte di 
Brembio, ove era un castello, quando i 
Ghibellini , partigiani dell' Impero, infero- 
cendo contro i Guelfi, s' impadronirono dei 
loro beni. S' erano i Guelfi fortificati nel 
castello di Brembio, per la qual cosa i Cre- 
monesi vennero in aiuto dei Ghibellini lo- 
digiani e s' impadronirono di Brembio, e 
Marnerio da Borgo, Podestà di Lodi, pose 
fra gli statuti che gli Abboni , Azzari e 
Sacchi, capi dei Guelfi lodigiani, non potes- 
sero giammai per l' avvenire abitare od 
aver proprietà nel castello o territorio di 
Brembio, obbligando altresì i Podestà suoi 
successori al giuramento di un tale statuto, 
e pose in quel castello un pretore dipen- 
dente dal comune di Lodi col diritto di 
tenervi Corte. Essendo poi nel 1250 sorte 
più che mai violenti le fazioni in Lodi, dopo 
una pugna avvenuta nella città di Lodi, 
gli Overgnaghi, capi dei Guelfi, cogli Ab- 
boni, gli Azzari ed i Sacchi loro aderenti, 
dovettero altra volta uscire dalla città e 
nuovamente ricoverarsi nel forte castello 
di Brembio. L' anno 1251 fu conchiusa fra 
i due partiti la pace, a patto però che la 
fazione degli Overgnaghi non potesse met- 
tere podestà nè tener Corto nel castello di 
Brembio; motivo per cui l'anno 1253, Car- 
nevale e Bonifacio figli del fu Lione Grosso 
degli Abboni di Brembio vendettero tutte le 
terre che avevano in questo luogo a Beltramo 
Popolo Canonico laudense, rappresentante 
del Vescovo. L'anno 1261 la plebe di Brem- 
bio pagò soldi 34 e mezzo di taglia imposta 
dal Papa al Clero laudense. Dalla giurisdi- 
zione di questa Plebe allora dipendevano: 
l'ospitale di San Michele, la Chiesa di San 



;bre 



Giovanni, quella di San Salvatore e di Se- 
cugnago. Sul luogo dell'antico castello vi fu 
un Convento delle Orsoline, le quali nella 
seconda metà del secolo XVII passarono 
a Lodivecchio e presero possesso del sop- 
presso monastero dei Canonici di Sturla. 
I Padri Gerolamini di Ospedaletto, che 
nel 1529 entrarono in possesso del convento 
di San Michele, detto Monastirolo, fabbri- 
carono in paese la casa parrocchiale, la 
bella chiesa (opera dei fratelli Michele e 
Pier Giacomo Sartori, 1731) e l'attiguo 
grandioso palazzo non compiuto, che com- 
perato dopo l' incameramento dal Conte An- 
dreani, questi lo lasciò ai Padri Barnabiti 
con vastissime possessioni. Feudatari di 
Brembio furono per alcun tempo i Vista- 
rmi ed i Negroli. Fino al 1754 il jus-pa- 
tronato della parrocchia di Brembio fu dei 
Bononi. In quest' anno i Padri Gerolamini 
di Ospedaletto, neh' intenzione di fabbricare 
un Convento in Brembio, iniziarono pratiche 
presso il Bononi per la rispettiva compera 
e vendita di detto diritto, ed all' uopo chie- 
sero 1' assenso del Vescovo Monsignor Giu- 
seppe Gallarati , il quale con pregiudizio 
della sua giurisdizione, accordò il tutto. La 
comunità di Brembio si oppose calorosa- 
mente vantando i suoi diritti sopra la Chiesa, 
qualora il Bononi volesse cederli. Ma i 
Gerolamini spuntarono l' intento con gran 
dispiacere dei paesani , ai quali non restò 
altro che compiangere l'improvvido assenso 
del Vescovo. Si ha memorie che fin le donne 
si accapigliarono per questa causa. 

Bragadino di Menendra, barbiere di Brem- 
bio, 18 ottobre 1600, impiccato; Cannilo 
Rancati, detto YAlferinOj 12 gennajo 1603, 
trascinato da cavallo, fu appiccato e il suo 
corpo squartato fu appeso ai vari luoghi 
dei delitti : Antonio Meazza ed Alessandro 
Furiano, il 15 novembre 1608, subirono 
la stessa sorte ; Pietro Antonio Bresciani 
il 20 giugno, impiccato, il capo appeso al 
luogo del delitto. 

Il comune di Brembio ha due Cause Pie. 
L'anno 1813 il Sacerdote Luigi Vidiserti 
lasciò un legato allo scopo di distribuire ele- 
mosine ai poveri della parrocchia e per la 
celebrazione di annui suffragi; l'anno 1834 
un altro Sacerdote, Luigi Meazza, lasciò un 



BRI 



BRU 



31 



altro legato per lo stesso scopo. Ambedue 
questi legati sono amministrati dal Parroco 
locale prò tempore. U attuale Parroco ò 
Don Vincenzo Cassinelli , che fu per dieci 
anni Missionario nelle Indie. 

Brembio ha una fabbrica di Concimi Ar- 
tificiali accreditatissima, premiata all'Espo- 
sizione Nazionale di Milano l'anno 1881; è 
in vicinanza della stazione ferroviaria di 
Secugnago. Vedi Polenzoni. 

Per notizie particolari dell'Ospedale e del 
Monastero, vedi S. Michele e Mone stirolo. 
Brcmbiolo. 

« 11 Brembiolo, che il nome a Brembio cede, 
Quantunque volte è d' uopo, i campi innonda. » 

G. Gabiano, Laudiade. 

Brembioli rivuliSj anno 1039. Anticamente 
cliiamavasi anche Zorlesto che diede il nome 
a Zorlesco. È piccolo fiume che attraversa 
la parte meridionale del circondario. Nasce 
nelle vicinanze di Ossago, passa ad oriente 
di Brembio, da cui prende il nome, a po- 
nente di Monastirolo ; attraversa Zorlesco, 
c costeggiando la strada piacentina passa 
per Casalpusterlengo, ed a Fombio entra 
nella bassura padana prendendo il nome 
di Brembiolo mortizza: mette nel Po a 
Mezzana Casati. Riceve dalla plaga di le- 
vante il colatore Olza; nell'ultimo tronco è 
in gran parte arginato. 

* Bremescclum. Vedi Benesedum. 

'Brcola. Forse oggi Briocche nel comune 
di San Colombano al Lambro. Se ne ha 
menzione in una carta del 10 settembre 761. 
(Vedi Briocche). 

Brevia. Frazione del comune della par- 
rocchia di Castelnuovo Bocca d'Adda, da 
cui dista circa metri 2500 verso nord-est. 
Ab. 71. È in vicinanza dell'Adda, al con- 
fine della provincia cremonese , a breve 
distanza dal porto di Castelnuovo Bocca 
d' Adda. Il fiume corrose buona parte di 
questa frazione. 
Iìrctonicum. Vedi Bcrtonico. 

Uriocclio. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Colombano al Lambro, 
da cuTdista circa mezzo chilometro verso 
nord. Abitanti 7. Eravi la famiglia Brioccbi, 
della quale una Brunarctta fu moglie di 
Giacomo Fissiraga e madre del celebro 



Taddeo. Forse anticamente (761) si chia- 
mava Breola. Proprietà Azzi Emilio. 
Bi-ivi». 2. a roggia che esce dalla Muzza, 
della portata di oncie 50. 

* Broe&nino. Nome perduto di un luogo 

nel territorio di San Martino in Strada. 
Se ne ha menzione in molte carte dei se- 
coli XIII, XIV e XV. La Mensa vescovile 
di Lodi vi aveva molti possedimenti, affit- 
tati a numerosi particolari. V attuale pos- 
sessione Vesca sembra il nucleo principale 
del territorio di Brocanino. Il Porro vuole 
che vi fosse Chiesa e parrocchia. É nome 
comune ad altri luoghi : un livello goduto 
dall' Istituto dei Sordo-muti di S. Gualtero 
nella terra di Galgagnano chiamasi con 
questo nome. 

* Broiavacca. Era una possessione nel 

territorio di Lodivecchio; l'anno 1530 era 
delle Monache di S. Radegonda di Milano. 

* Broletto deriva da Brolo. Sino dal se- 

colo XII si trovano l'ioghi pubblici a Lodi, 
a Milano, a Brescia, a Como, a Pavia, a 
Mantova, a Vercelli, a Venezia, chiamati 
Brolo o Broletto, vicini alle Cattedrali ed 
agli Episcopii od alle sedi dei Reggenti. 
Brolo tuttavia nel parlare lombardo signi- 
fica frutteto cinto, e risponde all'orto che 
ad Atene chiamavasi peribolion. Nel se- 
colo Vili brolo e broletto erano parchi con 
alberi appartenenti a principi. Onde Carlo 
Magno nel Capitolare De Villis, scrisse: 
lucos (selve) nostros quos vulgus brogilos 
vocat. In Lodi Broletto si chiama la piazza 
dietro alla Cattedrale, precisamente, quindi, 
nei luoghi indicati dalle definizioni gene- 
rali: Cattedrale, Episcopio e palazzo dei 
Reggenti. 

Brusada, Frazione del comune e della 
parrocchia di Valera Fratta , da cui dista 
circa 500 m. verso ovest, al confine della 
provincia di Pavia. Abitanti 17. Proprietà 
Grignani Giovanni. 

IE5rusa,cle. Fraziono del comune e della 
parrocchia di Bertonico, da cui dista circa 
750 metri verso nord. Abitanti 80. Pro- 
prietà Ospedale Maggiore di Milano. Forse 
1' antica Bruxata. 

I3rtisecla. Brusengum. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Ossago, da cui 
dista 1500 m. circa verso ovest. — Nel 972 



32 



CA 



CA 



vi possedevano i Monaci di San Pietro di 
Lodivecchio che ne ridussero le terre a 
coltivazione. Fu proprietà dei Cadamosto. 
Nel secolo XV i Vescovi di Lodi avevano 
dei diritti su queste terre, così pure i Padri 
Cisterciensi di Chiaravalle. Nel 1633 faceva 
comune da sè. Negli ultimi tempi fu dei 
Merlini, indi dei Ghisalberti di Lodi. Ha un 
Oratorio col titolo di S. Antonio di Padova. 

33r*uselle. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Laudi , da cui dista 
circa 2500 metri verso nord. Abitanti 400. 

' Brusengum, Vedi Bruseda. 

* Bruti ale ng uni. Vedi Brazzalengo. 
"Bruxata. Nome perduto di un luogo 

nella Corte di Cavenago (1192); era vicina 
al lago (24 novembre 1286) e nei confini 
di Corte Sommariva (30 aprile 1297). 

* JBucioneni. Nome perduto di un luogo 

del basso Lodigiano. Vi possedeva un Ro- 
glerio, fedele dell'Imperatore Ottone III, 
nel 997. 
Budrie. Vedi Boàrie. 

* JEJucirium. Nome perduto di un luogo 

presso Castiglione d'Adda (1044). — ButhriOj, 
22 dicembro 1192, 



15 non pensiero. Frazione del comune 
o della parrocchia di Cornogiovine, da cui 
dista circa 250 m. Abitanti 70. Proprietà 
Ferrari Battista. 

Busnadore. Frazione del comune e della 
parrocchia di Codogno, da cui dista circa 
800 metri verso est. — Buxenadorium 
(991 5 settembre) Businadurio nel 997; vi 
possedeva un Roglerio, fedele dell'Impera- 
tore Ottone III. Questa cascina si chiama 
anche Bellone. 

3Busnaclorelli. Frazione del comune e 
della parrocchia di Codogno da cui dista 
circa un chilometro, est. — Questa cascina 
si chiama anche Gandolfa. 

Buttintrocca. Frazione del comune di 
Casalmajocco, da cui dista circa due chilo- 
metri verso nord, in vicinanza della strada 
Pandina. Parrocchia di Mnlazzano, da cui 
dista circa un chilometro; abitanti 50. Ha 
il nome di una nobile famiglia lodigiana 
che vi possedeva e l'ebbe in feudo il 18 
maggio 1657. Proprietà Casa Litta-Modi- 
gnani di Milano. 

'Buxenatorium, Vedi Busnadore. 

* BiLviiiato. Vedi Eisnate. 



C 



Ca alta,. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 500 metri verso 
ovest, sulla strada di Lodivecchio. Par- 
rocchia di San Fereolo. Ab. 23. Chiamasi 
alla per la sua posizione dominante la sot- 
toposta pianura, altre volte detta palude o 
Lago di San Vincenzo. Propr. Vegezzi Carlo. 

Ca basse. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 600 m. sud-est. 
Parrocchia di San Bernardo. Ab. 14. Luogo 
ai piedi della destra cortina dell'Adda, 
lungo la strada vecchia cremonese. Anti- 
camente era detto il Vallone s proprietà 
degli Olivetani di San Cristoforo di Lodi. 
Dopo la soppressione passò al Governo e 
nel 1802 ai Gargantini di Milano. Proprietà 
Vigorelli Alessandro. 

Cabasso o Bassotti. Frazione del co- 
mune di Lodi e Chiosi , da cui dista circa 
1300 m. ovest. Parrocchia di San Gualtero, 



ab. 5. È ai piedi dell'alta costiera dell'an- 
tico lago Pulignano, detta una volta la costa 
del Fanzago. Proprietà Amman Cav. Fran- 
cesco Saverio. 
Ca bianca. Frazione del comune di So- 
maglia, da cui però è molto distante (circa 
5 chilometri, est). Parrocchia di Guarda- 
miglio, da cui dista circa un chilometro. 
Abitanti 33. È sulla strada provinciale tra 
Fombio e Guardamiglio. Proprietà Casa 
Crivelli. (?) 

Ca bianca. Frazione del comune di San 
Rocco al Porto, parrocchia di Mezzana Ca- 
sati , da cui dista 15 minuti. Ab. 14. Pro- 
prietà Società Perotti-Corsini di Crema. 

Ca bruciata. Frazione del comune e 
della parrocchia di Fombio, da cui dista 
circa m. 1500, sud, a breve distanza dalla 
strada provinciale piacentina. Abitanti 15. 
Proprietà Casa Scotti di Piacenza. 



CA 



Ca Cesari. Fraziono del comune di Vii- 
lavesco, da cui dista circa tre chilometri 
sud-est. Parrocchia di Lodivecchio, da cui 
dista 7500 metri. Ab. 122. È sulla destra 
della Muzza, a breve distanza dalla strada 
provinciale Lodi-Milano. Nel 1595 era della 
Chiesa dell'Incoronata di Lodi; trae il nome 
da una famiglia lodigiana. Ca de Cesarei. 
Proprietà Valvassori. 

* Caccia. Frazione del comune e della par- 

rocchia di San Zenone, da cui dista circa 
600 m. verso sud, sulla sinistra del Lambro, 
per cui ora si chiama Lambara (vedi). 

* Ca eie vVllbexiiii Cliignolo. Nome 

perduto di un luogo che nel 1633 faceva 
parte di Ca de Tavazzi ; ora comune di 
Borghetto Lodigiano. 

Ca de' 1 ioi. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Martino in Strada , da 
cui dista circa metri 2500 nord-est. Ab. 100. 
È villaggio posto a breve distanza dalla 
destra dell'Adda, tra la strada provinciale 
Lodi-Piacenza e l' antica cremonese. Trae 
il nome dai Galli Boi che dimoravano lungo 
la riva del fiume. Neil' anno 1261 si ha 
menzione di una chiesa di San Geminiano, 
de supra Adua,, che ci fa pensare, non sia 
quella attuale dedicata a San Bernardino, 
in questo luogo. L'anno 1432 era feudo dei 
Maldotti, lodigiani. Il 5 maggio 1509 tra 
questo luogo e la Ca-del-Conte, il Mare- 
sciallo Gian Giacomo Triulzi ordinò la massa 
del suo esercito, proveniente daCavenago: 
vi stette due giorni, poi cavalcò per Cor- 
negliano verso Comazzo. Il 6 marzo 1657 
fu conferito in feudo ai Triulzi , della qual 
famiglia l' ultima proprietaria in questo 
luogo fu la celebre Donna Cristina Mar- 
chesa Triulzi, principessa di Belgiojoso. Er- 
roneamente si dice Ca-de-Bolli. Proprietà 
Bocconi e Picozzi. 

Ca de' Boselli. Frazione del comune 
e della parrocchia di Borghetto Lodigiano, 
da cui dista circa quattro chilometri verso 
est. Ab. 14. L'11 agosto 1481 fu da Gio- 
vanni Galeazzo Sforza dato in feudo ad 
Alessandro Rho, suo Consigliere. Nel 1633 
faceva comune con Ca del Baruffo. Il nomo 
da una famiglia lodigiana. 

* Ca de' Bossi. Nome perduto di un 

luogo che nel 1633 faceva comune con 



CA 33 



Ca-dcl-Papa: forse e l'attuale Bossa (vedi). 
— Vi possedeva 284 pertiche di terreno il 
Monastero di S. Giovanni Battista di Lodi ; 
incamerate e vendute nel 1786. 

Ca de' X5rodi. Frazione del comune o 
della parrocchia di Borghetto Lodigiano, 
da cui dista circa due chilometri verso sud. 
Ab. 31. Trae il nome dall' antica famiglia 
lodigiana Brodaj che nei secoli XIII e XIV 
fu feudataria della Mensa Vescovile di Lodi, 
e possedeva molte terre anche a San Mar- 
tino in Strada; motivo per cui questi Broda 
erano anche sopranominati Stradi. 

Ca de' JBrixgazzi. Frazione del comune 
e della parrocchia di Secugnago, da cui 
dista circa 1500 metri sud-est. Nel 1633 
faceva comune da sè. Il nome dalla fami- 
glia lodigiana dei Brugazzi. Con Cascina 
Uggeri ha abitanti 225. 

Ca de' Calderari. Frazione del co- 
mune di Turano da cui dista circa due 
chilometri sud-est, in vicinanza dell' antica 
strada cremonese. I Calderai i, nobile fa- 
miglia milanese, erano nel secolo scorso 
feudatari di Turano, ove avevano il palazzo. 

Ca dei Cani. Frazione del comune di 
Montanaso Lombardo, da cui dista circa 
1500 metri nord; parrocchia di Arcagna, 
da cui dista circa 1500 metri. Trae il nome 
dalla famiglia Cani , una volta signori di 
Bisnate. Ab. 15. Proprietà Staffìni Giovanni. 

Ca de' Gcrri. Frazione del comune di 
Cazzimani, da cui dista circa 2 chilometri, 
sulla sponda sinistra del Lambro; parroc- 
chia di Lodivecchio, da cui dista 4400 m. 
Ab. 110. Ha Oratorio sotto il titolo di San 
Bernardo Tolomei. Credesi che in questo 
luogo sorgesse il palazzo di Teodorico, 
consistente in un castello ed una torre. 
L'anno 1381 il Cardinale Nicolò Sommariva 
lasciò questa possessione allo scopo di fab- 
bricare il Monastero di Villanova. — Domus 
de JuglariSj, 10 dicembre 1429 : era del- 
l' Ospedale di San Biagio. Ha il nome di 
una famiglia antica lodigiana. Proprietà 
Bonati, e Curti. 

Ca de' Granati. Frazione del comune 
e della parrocchia di Livraga, da cui dista 
circa due chilometri verso ovest. Ab. 170. 
Nel 1661 fu conferito in feudo ai Dati di 
Cremona. Proprietà fratelli Granati. 



34 CA 



Ca de' Folli. Frazione del comune e 
della parrocchia di Brembio, da cui dista 
circa tre chilometri , sud. Ab. 130. Ha un 
Oratorio dedicato a San Domenico ; altre 
volte aveva un cappellano residente, con 
discreto beneficio in fondi , che vennero 
venduti. 

Ca do' Latini. Frazione del comune e 
della parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, 
da cui dista circa 4 chilometri verso sud; 
vicino al confine della provincia di Pavia, ed 
alle faldi settentrionali del colle di S. Co- 
lombano. Nome di provenienza romana. 
Ca do' Magnani. Frazione del comune 
e della parrocchia di Livraga, da cui dista 
circa un chilometro e mezzo. Ab. 32. Pro- 
prietà fratelli Granati e loro madre. 
"Ca dell'Albanese Sfrosà. Nome 
perduto di un luogo che nel 1633 faceva 
comune con Fossadolto. 
Ca do' Lavagni. Antico nome delle 
Case nuove di Cazzimani. — In seguito si 
chiamò anche Lavagna. Era dell' Ospedale 
di San Biagio, 10 dicembre 1429. 
"Ca del Baruffo. Nome perduto di 
un luogo che nel 1633 faceva comune con 
Ca de' Bosetti. 
Ca del Bosco. Frazione del comune e 
della parrocchia di Brembio, da cui dista 
circa un chilometro, sud-ovest. Abitanti 119. 
L'11 agosto 1481 Giovanni Galeazzo Sforza 
diede questo luogo in feudo ad Alessandro 
Rho, suo consigliere. Nel 1633 faceva co- 
mune da sè. Proprietà Orfanotrofio di Milano. 

* Ca del Brugazzo. Nome perduto di 

un luogo nel territorio di San Martino in 
Strada (1633). Credesi sia l'attuale Cascina 
Baggia (vedi). 

* Ca del Concoreggio. Nome perduto 

di un luogo che nel 1633 faceva comune 
colla Squintana. Concoreggi, nobile famiglia 
lodigiana. 

Ca del Conte. Frazione del comune di 
San Martino in Strada, da cui dista circa 
3500 metri verso nord , vicino alla sponda 
destra dell'Adda. Parrocchia di S. Bernardo. 
— È l'antica Roccabruna. Quivi buon numero 
di Longobardi e di indigeni 1' anno 775 si 
trincerarono onde resistere all'invasione dei 
Franchi condotti da Carlo Magno. Questi, 
col suo esercito, prese d' assalto il castello 



CA 

nel quale militava S. Daniele, morto appunto j 
nelP espugnazione del forte colpito da un C 
sasso: trovato miracolosamente dall'impe- 
ratore stesso sotto le macerie del castello 
ed i cadaveri , fu degnamente seppellito 
nella chiesa del luogo dedicata a Maria 
Vergine; dopo molto tempo tumulato di 
nuovo in apposita cappella a lui dedicata, 
questa chiesa, cangiato nome, chiamossi di 
S. Daniele. Il Gabbiano, confondendo queste 
luogo con Cassino d' Alberi, narra : 

Ma i vecchi abitator di Roccabruna 
Chiamar Cassino quel castello, insigne 
Del corpo di Daniel, che in campo cadde, 
Colto d'un sasso, per la fè di Cristo; 
Quando presso al Ticin, la poderosa 
Oste schierando il Magno Carlo, e stretta 
Di lungo assedio la regal Pavia 
Le avverse sbaragliò torme pagane 
E al barbarico impero Italia tolse. 

Roccabruna, feudo dei Conti Cassini unita- 
mente ad altre terre poste su ambe le 
sponde dell'Adda, come Porapola, Soltarico 
e Cerreto, cangiò nome, ed appellossi Cas- 
sino, dai suoi padroni. In questo castello 
venne stipulato 1' anno 1084 l' istrumentq 
di fondazione del Monastero di Cerreto. 
L' anno 1261 la chiesa di Santa Maria di 
Cassino nella Pieve di Cavenago pagò una 
taglia di denari 21 imperiali, imposta dal 
papa al clero lodigiano. L' anno 1287 fu 
investito delle decime di Cassino Riccardi 
Bisacca, mentre la parte di quelle spettanti 
alla chiesa locale spettava ad un prete 
della chiesa di San Fermo di Milano. Circa 
l'anno 1342, essendo distrutta la chiesa, 
il corpo di San Daniele fu trasportato nel- 
l'Abbaziale di San Bassiano fuori di Porta 
Regale (Ratti) da dove nel 1448 venne 
trasferito nella Cattedrale. Possedevano a 
Cassino le Monache di S. Chiara di Lodi. 
Questo luogo, dall' ultimo dei Conti Cas- 
sini, fu in seguito chiamato Ca del Conte. 
Il 6 marzo 1653 venne conferito in feudo a 
Donna Maria Serra Triulzi: nella prima 
metà di questo secolo vi possedeva ancora 
la celebre Marchesa Cristina Triulzi , prin- 
cipessa di Belgiojoso. Proprietà Picolli e 
Biancardi. (Vedi Ca de Boi). 
Ca del Ferro. Frazione del comune e 
della parrocchia di Villavesco, da cui dista 
circa un chilometro. Ab. 7. L' anno 1657 



CA 



CA 



35 



fu conferito in feudo alla Marchesa Maria 
Serra Triulzi. Proprietà Brianza Domenico. 
Ca dell' Acqua. Frazione del comune 
di Cazzimani, da cui dista circa 3200 metri 
verso ovest; sulla sinistra del Lambro. Par- 
rocchia di Lodivecchio, da cui dista circa 
2200 metri. Ab. 204. — Il suo nome che 
significa — casa dell' acqua — gli deriva 
da un locale in cui stava una grossa bocca 
del Lambro, la quale dividevasi in vari 
rivoli per irrigare il circostante territorio. 
Nel 1648 venne conferito in feudo ai conti 
Masserati e quindi ai Triulzi. Nel 1823 era 
della Marchesa Maria Margherita Triulzi. 
Nel 1633 chiamavasi Ca dell'acqua Triidzaj 
e faceva comune con Ca dell' acqua dei 
Frati e Colombara Fratta. Proprietà Ferri 
e Camperi. 

Ca dell'Acqua. Frazione del comune 
e della parrocchia di Codogno (vedi Dossi). 

'Ca dell'Acqua dei Prati. Nome 
perduto di un luogo che nel 1633 faceva 
parte di Ca dell' acqua Triulza. Si chia- 
mava dei Frati perchè vi possedevano i 
Cisterciensi di Chiaravalle. 

Ca dell'Angelo. Frazione del comune 
e della parrocchia di Guardamiglio. 

* Ca del Papa. Era frazione del comune 
e della parrocchia di Cornegliano Laudense, 
da cui distava circa un chilometro verso 
ovest. Nel 1633 faceva comune con Ca de' 
Bossi. Papa,, famiglia lodigiana. 

'Ca del Presterà. Nome perduto di 
un luogo che nel 1633 faceva comune con 
Torre dei Dardanoni. 

'Ca de Madonna Tadea Vi- 
starina. Nome perduto di un luogo clic 
nel 1633 era frazione del comune di Cam- 
polungo. 

Ca de' Mairani. Frazione del comune 
di Lodi e Chiosi, da cui dista circa 2500 m. 
verso ovest. Parrocchia di San Fereolo. 
Ab. 37. Mairani era una ricca famiglia lo- 
digiana. Proprietà Castellotti Filippo. 

Ca de' Mazzi. Frazione del comune e 
della parrocchia di Livraga, da cui dista 
circa due chilometri verso ovest, sulla riva 
sinistra del Lambro; ab. 396. Ha il nome 
di una nobile famiglia lodigiana. L'11 a- 
gosto 1481 venne da Giovanni Galeazzo 
Sforza dato in feudo ad Alessandro Rho, 



suo consigliere. Nel 1661 passò ai Dati di 
Cremona. Nel 1633 faceva comune con 
Pantià. Ha un oratorio dedicato a San Lo- 
renzo. Proprietà Cav. Nob. Pino di Milano; 
ed eredi Pollaroli di Codogno. 

* Ca de' IWCazzoli. Forse è lo stesso che 
Ca de' Mazzi. La Confraternita della Mise- 
ricordia di Lodi vi possedeva un livello di 
L. 65 sopra case, orti ed altri beni , per- 
venuti in quella corporazione per testa- 
mento di Alfonso Todesco detto il Juniore, 
1' 11 agosto 1739. 

'Ca del Micollo. Nome perduto di un 
luogo che nel 1633 faceva parte del comune 
di Fornace de' Granati. Micollij nobile fa- 
miglia lodigiana. 

Ca del Parto. Frazione del comune e 
della parrocchia di Brembio, da cui dista 
circa due chilometri nord-ovest, sulla strada 
Lodi-Ospedaletto. Ab. 130. Prese il nome 
da una chiesa dedicata al Parto di M. V. 
Proprietà fratelli Invernizzi. 

'Ca del prò Girardo. Nome perduto 
di un luogo che nel 1633 faceva parte del 
comune di Fossadolto. 

Ca de' Paro ni. Frazione del comune 
di S. Rocco al Porto ; parrocchia di Mez- 
zana Casati , da cui dista 10 minuti. Pro- 
prietà Fornaroli Giovanni. 

Ca de' Isacchi. Frazione del comune 
e della parrocchia di Lodivecchio, da cui 
dista due chilometri verso est, sulla destra 
della Muzza, e lungo la strada di Lodi. Abi- 
tanti 32. Nel 1633 chiamavasi Ca de' Sacelli, 
c faceva comune con Comasna. Proprietà 
Tavazzi. 

Ca de' Rho. Provincia di Pavia, diocesi 
di Lodi e parrocchia di Miradolo, da cui 
dista circa tre chilometri. Ab. 54. Situato 
sull' estremità nord-ovest del colle di San 
Colombano, in vicinanza del confine della 
provincia pavese con quella di Milano. Ha 
oratorio dedicato all' Assunzione di M. V. 
Rho, famiglia nobile milanese, già feuda- 
taria di Borghetto Lodigiano. 

* Ca do' Secciai. Era nel comune e nella 

parrocchia di Senna Lodigiana. È distrutta. 
Ca de' Squintani. (Vedi Squintana). 

* Ca de' Stradi. Nome perduto di un 

luogo vicino a Borghetto Lodigiano. È no- 
minato nell' investitura feudale di Giovanni 



CA 



30 



CA 



Galeazzo Sforza in favore di Alessandro Rho, 
r 11 agosto 1481. Vi possedeva un ramo 
della famiglia Broda, il quale si chiamava 
col sopranome de Stradi per avere diversi 
possedimenti nel territorio di San Martino 
in Strada. Vicino evvi la Ca de' Brodi. 
Ca de' Tacenini. Frazione del comune 
e della parrocchia di Brembio, da cui dista 
circa 2500 metri verso sud. Abitanti 52. 
Tacchini j nome di una famiglia lodigiana. 
Proprietà Orfani di Milano. 

* Ca ti e' Tamagni. Nome perduto di 

un luogo che nel 1633 faceva parte del 
comune di Fossadolto. Tamagni,, nome di 
un' antica famiglia di Borghetto Lodigiano. 

* Ca eie' Tansini. (Vedi Catansino). 
Ca de' Tavazzi. Frazione del comune 

e della parrocchia di Borghetto Lodigiano, 
da cui dista circa due chilometri verso 
nord-est. Ab. 50. L' 11 agosto 1481 fu da 
Giovanni Galeazzo Sforza dato in feudo ad 
Alessandro Rho, suo consigliere. Nel 1633 
faceva comune con Panigata e Ca de' Al- 
lertivi Chignolo. Nel 1849 era del Consi- 
gliere Don Giulio Pagani. Ha oratorio de- 
dicato alla Beata Vergine Immacolata. Pro- 
prietà Tavazzi. 

Ca de' Titti ni. Frazione del comune e 
della parrocchia di Senna Lodigiana, da 
cui dista circa due chilometri. Ab. 37. 

Ca do' Valvassori. Frazione del co- 
mune di Lodi e Chiosi , da cui dista circa 
tre chilometri verso est. Parrocchia di San 
Gualtero, ab. 31. — Col nome di Valvassori 
si chiamavano i nobili dipendenti dai feu- 
datari; questo nome restò ad un'antica 
famiglia lodigiana che lasciò il nome a 
questo luogo. Vi possedettero 300 pertiche 
di terra con altre case, le Monache di Santa 
Chiara Nuova di Lodi, in parte pervenute 
loro dall'eredità di Chiara Arzaghi (7 mag- 
gio 1615). Come pure la Confraternita di 
S. Croce vi godeva un livello di L. 56 lasciato 
• da Domenico Pergamo (20 maggio 1737), 
il quale carico al tempo della soppressione 
(10 maggio 1786) era pagato dai fratelli 
Riboni. Proprietà Rizzi Dott. Baldassare. 

Ca de' Vertui. Frazione del comune e 
della parrocchia di Brembio, da cui dista 
circa 3 chilometri e mezzo verso sud. Ab. 55. 
Vertui j nomo di un' antica famiglia. 



Ca de' Zecchi. Frazione del comune di 

Villavesco, da cui dista circa tre chilometri 
sud-est; parrocchia di Lodivecchio, da cui 
dista altrettanto verso nord-est. Ab. 132. 
Faceva parte del borgo milanese dell' an- 
tica Imus Pompeja: nel 1100 era proprietà 
della famiglia Gavazzi di Lodi, unitamente 
alla Castagna. Nel 1648 fu conferita in feudo : 
ai conti Massarati. Nel 1633 chiamavasi 
Ca de' Cecchi e faceva comune con Muzza 
di Milano. Ha oratorio dedicato a S. Rocco. ; 
Distanza da Lodi chilom. 7.222. Proprietà 
Ospedale Maggiore di Lodi. 
Cadilana. Frazione del comune di Corte 
Palasio, da cui dista circa tre chilometri, 
nord-ovest. Parrocchia di San Giorgio in 
Prato; ab. 341. È divisa in due parti; Ca- 
dilana, di sotto j e Cadilana di sopra; questa 
è situata sulla strada Lodi-Crema , alla 
distanza di circa 2800 metri da Lodi. Sta- 
zione tramway. Ha oratorio distrettuale de- 
dicato a S. Maria. — Nelle antiche carte 
si trova registrato questo luogo col nome . 
di Cagalanaj forse da Ca Galleana? Invoco 
il Gabbiano : 

Cadilana 

De' suoi coloni, de' pastori altera, 
Dell'innumere gregge, delle fonti 
E de' cari alle mense argentei rivi. 

Proprietà Duchessa di Galliera ed altri par- 
ticolari. 

'CadMagna. Nome perduto di un luogo' 
vicino a Lodivecchio; è ricordato in una 
carta del 1221. 

Cagnola. Frazione del comune e della 
parrocchia di Galgagnano da cui dista un 
chilometro sud-est. Fu proprietà antichis- 
sima della Mensa' Vescovile di Lodi. Il luogo 
su cui sorge questa cascina era una grande 
isola formata dall' Adda. Diede il nome alla 
nobile famiglia Cagnoli, ora estinta. 

* Cagnolina. Era nella parrocchia di San 

Fereolo, nello vicinanze di Precacesa (1789). 
Caima. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Caselle Lurani , da cui dista 
circa 250 metri. Ab. 40. Caimi, illustre fa- 
miglia di Milano. 

* Caino. Era frazione del comune e della 

parrocchia di Meletti, da cui distava circa 
2500 metri verso nord. Compare sui re- 
gistri parrocchiali circa l'anno 1716, e 



CA 



CA 



37 



trovasi ancora registrato sulla carta del 
Terzi (1817). 

Caira. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Comazzo, distante dal paese circa 
un quarto d'ora verso sud. Proprietà della 
Prebenda parrocchiale. 

Ortica. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 1700 metri verso 
ovest, sulla costiera dell'antico Fanzago e 
del lago Pulignano (vedi). Parrocchia di 
San Gualtero. Ab. 47. L'Ospedale della Ca- 
rità di Lodi possedeva molte terre lungo 
la costa del Pulignano, fra le quali questa 
possessione- di pertiche, allora, 58 e ta- 
vole 18: nel 1466 questa crebbe di molto 
e prese il nome della Calca per altre terre 
lasciate da Giorgio Calco allo stesso Ospe- 
dale, dopo la sostituzione di Giovannina 
Bracca, sua moglie. La famiglia Calchi, 
T 11 aprile 1491 , fu infeudata di Rossate. 
La Calca è ora proprietà dell'Ospedale 
Maggiore di Lodi. Fiorito eccellente, confe- 
zionato dai fratelli Olivari , Affabili dell' 0- 
spedale. 

* Calciai ti a. Era un cascinale nella par- 
rocchia di S. Gualtero, poco lungi dall'at- 
tuale Calca. 

Calista .Agnelli. Frazione del comune 
di Lodi e Chiosi, da cui dista circa un chi- 
lometro verso sud, lungo la strada provin- 
ciale Pavia per Sant' Angelo. Parrocchia 
di San Fercolo. Ab. 31. Proprietà Anelli 
Giovanni. 

Calista "bassa. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, da cui dista circa un chilo- 
metro verso sud , lungo la strada provin- 
ciale Pavia per Sant' Angelo. Parrocchia 
di San Fereolo. Ab. 36. Proprietà eredi 
Corvi Bernardo. 

Calista Beonio. Fraziono del comune 
di Lodi e Chiosi, da cui dista circa un chi- 
lometro verso sud, lungo la strada provin- 
ciale Pavia per Sant'Angelo. Parrocchia di 
San Fereolo. Abitanti 44. Proprietà eredi 
Beonio Avv. Pietro. 

"Calvcnzancllo. Era nel territorio di 
Ossago. 

Calvonzano. Frazione del comune e 
della parrocchia di Caselle Lurani, da cui 
dista circa m. 1800 verso sud-est. Ab. 173. 
Calvucianum (1149). Il 20 agosto 1209 vi 



si accamparono le truppe di Napoleone della 
Torre contro Lodi. Il 10 luglio 1047 i feudi 
di Calvonzano e di Caselle furono conferiti 
a Cristoforo Lurani, mutati poscia, il 10 
marzo 1691, in contea. L'oratorio della Beata 
Vergine, costituente una cappellania sotto 
il jus-patronato dei LL. PP. Elemosinieri di 
Milano è ora goduto dal Sacerdote Ales- 
sandro Sobacchi inventore della fotantaco- 
fotografla. Proprietà fratelli Conti Lurani. 

Calvenzano. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi , da cui dista circa tre chi- 
lometri verso ovest. Parrocchia di S. Gual- 
tero. Ab. 63. Proprietà Brunetti Stefano, 
Ramella Antonio, Ricaboni Achille. 

Calvina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Tribiano. 

* Calvucianum. Vedi Calvenzano Ca- 
selle Lurani. 

Ca magra. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cavacurta, da cui dista circa 
1500 metri. Ab. 8. 

Camairago. Comune del VI Mandamento 
di Casalpustcrlengo; Ufficio postale, Casal- 
pusterlengo ; aggregato alla sessione elet- 
torale di Castiglione d'Adda; Agenzia dello 
Imposte ed Ufficio di Registro di Casal- 
pustcrlengo ; Ufficio delle Ipoteche di Cre- 
mona; ab. 1397; superficie ettari 1718.31; 
bilancio L. 10,300. Parrocchia del IX Vi- 
cariato di Castiglione d'Adda, sotto il titolo 
dei Ss. Cosma e Damiano mart. An. 1095. 
Distante chilometri 25.740 a sud-est di Lodi 
sull'antica strada romana che da Cremona 
por Acerra, Laus Pompeja , costeggiando 
la destra dell'Adda, conduceva a Mediolano. 

Camairagura, nome di celtica desinenza, 
(anno 992). Ed il Gabbiano : 

« Dal fondator Camertc Camairago, 
Clio grato porge alle Camene ospizio. » 

Antico possedimento della Mensa Vescovile 
di Lodi. Fin dal 972 il Vescovo Andrea 
aveva donato le decime di Camairago al 
Monastero di San Pietro di Lodivccchio. 
Trovasi questa località nominata tra i beni 
che il conte Ilderado da Comazzo donò al 
Monastero di San Vito, colle sue decime, 
quarto, onore, distretto e le chiese: come 
pure trovasi tra i beni accennati nel te- 
stamento di Eriberto d' Intimiano, arcive- 



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scovo di Milano (1025). — L'anno 1158 i 
milanesi , inseguendo i Lodigiani dopo la 
totale mina della loro patria, incendiarono 
il castello di Camairago. — L'anno 1261 la 
chiesa plebana di Camairago fu tassata 
in soldi due e mezzo imperiali, quota spet- 
tantele per una taglia imposta dal papa 
al clero lodigiano. Allora aveva nella sua 
giurisdizione la vicina chiesa di S. Maria, 
quella di Pozolto., di Catacurta, di Colitm- 
bari; il monastero di S. Vito e l'ospitale di 
S. Giovanni. L'anno 1420 fu Camairago, uni- 
tamente alla frazione diS. Vito, con diploma 
del 20 settembre del Duca Filippo Maria 
Visconti, infeudato nella persona del Conte 
Vitaliano Borromeo che nelle passate guerre 
gli aveva fatte molte sovvenzioni in denaro, 
con facoltà di fortificare il paese. Questo 
feudo venne ancora confermato il 5 mag- 
gio 1450 da Francesco Sforza primo duca 
di Milano a Filippo Borromeo. Perciò questa 
famiglia vi eresse il castello che tuttora 
si conserva ed ò la sola particolarità del 
paese. — Il 1° settembre 14G0 avvenne in 
questo luogo il primo caso di peste che si 
propagò in modo orribile sul codognese ed 
anche in Lodi. — Ripetuta l'invasione dei 
Francesi nel 1509 su queste infelici terre, 
il maresciallo della Tremouille accampato 
in queste vicinanze si comportò così ma- 
lamente coi terrazzani, che questi, perduta 
la pazienza, vennero alle mani coi Francesi, 
lasciando morti e feriti d' ambe le parti. 
Accorse le truppe alloggiate nei dintorni, 
quella povera gente dovette riscattarsi dal 
sacco e dal fuoco minacciato da quella 
sfrenata soldatesca , col pagamento di più 
di due mila lire. — Da allora in poi non 
si hanno più memorie storiche, segno che fu 
lasciato tranquillo. — Presso questo paese 
scorgonsi gli avanzi di una cappella che 
un tempo i barcaiuoli dell'Adda innalzarono 
a Maria Vergine onde fosse loro propizia 
nella navigazione; come pure si vede il 
luogo ove Childeberto re dei Franchi inco- 
minciò il cavo che direttamente guidasse 
per la via più corta l' Adda nel Po. — 
Conte D. Giberto Borromeo, feudatario, 1787. 

Pietro Antonio Maccagno, di Camairago, 
l'8 marzo 1705, perì sotto il tormento della 
ruota sulla piazza maggiore di Lodi, avendo 



fatto parte di una grossa compagnia di 
grassatori: il suo corpo venne appeso agli 
alberi sul luogo del delitto. Così pure un 
Marudi Carlo Maria, di Camairago, soldato 
di fanteria dei fucilieri di Savoja, venne 
fucilato il 15 dicembre 1735. 

Camatta. Frazione del comune c della 
parrocchia di Codogno da cui dista circa 
un chilometro e mezzo verso nord-ovest, 
vicino alla strada Casalpusterlengo-Codogno. 
Forse distrutta per l'erezione della ferrovia. 
Altre volte chiamavasi anche Trecò. 

Camatta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Guardamiglio. 

* Camatta (la). Era un cascinaggio nella 

parrocchia di San Gualtero, tra la Bracca 
e Paclerno (?) 1789. 

* € 5m,ttiì,. Era un cascinaggio nel co- 

mune e nella parrocchia di Caselle Lurani. 
Fu distrutto. 

* Camatte. Era frazione del comune e 

della parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui 
distava circa 750 metri verso nord ; detto 
anche Case matte. 
Camatt©. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi da cui dista circa tre chilometri 
sud-est , lungo 1' antica strada cremonese, 
e sulla costiera dell'Adda. Frazione della 
parrocchia di San Bernardo. Abitanti 49. 
Si chiama anche Ss. Bassiano ed Alberto; 
stata fabbricata in parte dal Canonico Bas- 
siano Ferrari coi materiali della rovinata 
cascina del vicino Bosco del Lupo. Proprietà 
Pegolotti Chiara. 

* Cambio. Nome perduto di una terra nei 

Chiosi di Lodi, donata da Fanone dei Tres- 
seni alla chiesa di S. Martino dei Tresseni 
fin clausis Laude; ubi dicitur in Cambio) 
28 settembre 1204. 

Camola Fiotta "Vecchia. 16 a boc- 
ca della Muzza sotto la levata della Muz- 
zetta. Roggia della portata di once 22. 

Camola Nuova. 54 a roggia che esce 
dalla Muzza sotto la levata Povera Vista- 
rina, della portata di once 22. 

Camola Vecchia. 28 a roggia che 
esce dalla Muzza sotto il levatone di Paullo, 
della portata di once 18. 

* Camola. Era nei Chiosi di Porta Regale, 

alla distanza di circa un chilometro verso 
ovest. Preso il nomo dalla nobile famiglia 



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Iodigiana dei Camoli. Ora questo luogo, già 
vicino alla Camolino, fu distrutto. 

Camolina. Frazione del comune di Lodi 
o Chiosi, da cui dista circa un chilometro 
verso ovest. Parrocchia di San Fereolo. 
Ah. 78. Proprietà Ghisalherti Passano. 

» Camolina. Altra cascina nella parroc- 
chia di San Fereolo, prima del 1789 par- 
rocchia di Cornegliano. Ora non è più. 

Campagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto, da cui 
dista circa un chilometro. Ab. 40. 

Campagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di Terranuova dei Passerini, 
da cui dista circa un chilometro verso 
sud-ovest. L'oratorio di S. Giacomino venne 
eretto da Domenico e Pietro Bignami l'an- 
no 1720. 

Campagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa due chilometri. Ab. 109. Proprietà 
Conti della Somaglia. 

Campagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Colombano al Lambro, 
da cui dista circa metri 1500 verso sud-est. 
Ha un oratorio al titolo di S. Filippo Neri, 
di patronato Chiesa. Ab. 559. 

Campagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Martino in Strada , da 
cui dista circa 1000 metri ovest. Ab. 43. 
Fu proprietà della famiglia Cadainosto nei 
secoli XIII e XIV. Il convento di S. Marta 
ne acquistò una parte l'anno 1591, ed 
un' altra nel 1616. Il rimanente passò alla 
famiglia Boldoni e poi ai Bianchi. Soppresso 
l'anno 1685 il monastero di S. Marta, i suoi 
beni passarono a quello dei Santi Cosma 
e Damiano che 1' anno 1698 acquistò il 
rimanente della famiglia Boldoni. Soppresso 
il monastero, il 18 giugno 1785, ì boni fu- 
rono incamerati (pertiche 710), e quindi 
optati dai Picozzi o dai Gorla di Bolchi- 
gnano, attuali proprietari. 

Campagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di Crespiatica, da cui dista circa 
duo chilometri sud. Abitanti 43. Proprietà 
Cavezzali. 

Campagna Grrando. Fraziono del 
comune e della parrocchia di Cornogiovine, 
da cui dista circa 1500 metri verso est. 
Ab. 87. Proprietà Grillini. 



Campagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di Fombio, da cui dista circa 
1500 metri nord-est sulla strada provinciale 
Fombio-Codogno. È costituita da diverso 
cascine altre volte dette Campagne e Cam- 
pagna di sotto. Eravi altra Campagna di 
sopra ove ora dicesi Colomharone in vici- 
nanza della strada provinciale Casalpuster- 
lengo-Fombio. 

Campagna di Senna. Frazione del 
comune e della parrocchia di Senna Lodi- 
giana. Gli abitanti di questa frazione afflui- 
scono quasi tutti alla vicina parrocchia di 
San Martino del Pizzolano. 

Campagnetta. Frazione del comune e 
della parrocchia di Crespiatica. Ab. 14. 

Campagnetta. Frazione del comune o 
della parrocchia di Fombio, da cui dista 
3500 metri. Ab. 30. Proprietà Albarici. 

Campagnetta I. Frazione del comune 
e della parrocchia di Cornogiovine, da cui 
dista circa 500 metri. Ab. 38. Proprietà 
Ferrari Odoardo. 

Campagnetta II. Frazione del comune 
e della parrocchia di Cornogiovine, da cui 
dista circa 500 metri. Ab. 12. Proprietà 
Istituto Maruffl. 

Campagnina. Frazione del comune e 
della parrocchia di San Martino in Strada. 
Vedi Campagna. 

Campagnina. Frazione del comune e 
della parrocchia di Crespiatica, da cui dista 
circa 2000 metri. Ab. 14. Proprietà Tansi 
Felice. 

Campagnola. Fraziono del comune o 
della parrocchia di Cornovecchio. Eravi 
chiesa dedicata a S. Marghcrits nel 1181. 
Dista da Cornovecchio circa 2500 metri; 
posta sulla destra dell'Adda o quindi al 
confine della provincia di Cremona. 

Campagnola. Frazione del comune o 
della parrocchia di Maccastorna, da cui 
dista 3500 m. Ab. 40. Proprietà Marchesi 
Bevilacqua di Bologna. 

* Campanella (In). Nome perduto di 
un luogo fuori di Porta d' Adda. Vi posse- 
deva 100 pertiche di terreno 1' ospedale di 
S. Bassiano di Boffalora, livellate ad Orino 
Riccardi (7 giugno 1305). 

Campazzlno. Fraziono del comune o 
della parrocchia di Livraga, da cui dista 



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circa due chilometri verso nord , in vici- 
nanza della strada di Lodi. Abitanti 20. 
Proprietà Ing. Allara. 
Campazzo. Frazione del comune e^della 
parrocchia di Livraga, da' cui dista circa 
1500 metri verso nord. Ab. 18. Ha oratorio 
dell'Immacolata Concezione. Proprietà Luo- 
go Pio Triulzi di Milane 

* Campis Botesince. Giacomo Antonio 

Porro, già Arciprete di S. Giorgio in Prato, 
pone questo luogo dove ora è Ancona, co- 
mune di Corte Palasio (vedi). Narra il Ga- 
vitello che il 2 giugno 1213 quivi avvenne 
battaglia tra i collegati Milanesi, Cremaschi, 
Tortonesi , Alessandrini , Vercellini , Lodi- 
giani e Bergamaschi , contro i Cremonesi, 
fautori di Federico II , colla peggio dei 
collegati : i Cremonesi , per rispetto della 
solennità di Pentecoste che correva in quel 
giorno, non volevano battersi. 
Campo, Frazione del comune"e della par- 
rocchia di San Colombano al Lambro, da 
cui dista circa tre chilometri. Ab. 6. 

* Campobovaro. Nome perduto di un 

luogo vicino a Codogno. Vi possedeva un 
Roglerio, fedele dell' imperatore Ottone III 
(1 maggio 997, Campimi Board). 

* Campo bramoso. Antica località 

nella Corte di Cavenago (31 gennaio 1199). 

Campo landrone. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Maleo, da cui 
dista circa un chilometro verso sud; sulla 
costiera destra dell'Adda. Ab. 60. Campum 
Androni. — Vi possedeva nel 997 un Ro- 
glerio fedele di Ottone III imperatore. Pro- 
prietà Rapelli di Maleo. 

Campolunga. 49 a roggia che esce della 
Muzza sotto la levata Cotta Baggia , della 
portata di once 20. 

Campolungo. Frazione del comune di 
Cornegliano Laudense, da cui dista circa 
2300 metri verso nord-est. È parrocchia di 
S. Fereolo. Ha oratorio dedicato a Sant'Isi- 
doro. Nel 1633 faceva comune con Ca de 
Madona Tadea Vistarina, Quaina, e S. Gio- 
vanni in Boldone. È distante da Lodi chi- 
lometri 4.722. — Vedi Corte Folengo. 

Campolungo. Frazione del comune e 
della parrocchia di Bertonico, da cui dista 
circa metri 500 verso sud. Ab. 142. Pro- 
prietà Ospedale Maggiore di Milano. 



Carapone. Frazione del comune e della 

parrocchia di San Fiorano. 
Campo Rinaldo. Provincia di Pavia- 
Già diocesi di Lodi; parrocchia del XII Vi- 
cariato di San Colombano al Lambro, sotto 
il titolo dell' Annunciazione di Maria Ver- 
gine. Anime 931 , ora è passata a quella 
di Pavia. È alle faldi meridionali del colle 
di San Colombano, da cui dista circa tre 
chilometri , e circa 19 chilometri da Lodi. 
— Nella dissoluzione del romano impero 
Odoacre alla testa degli Eruli offrì battaglia 
ad Oreste padre di Romolo Augustolo. Co- 
noscendo Oreste la debolezza delle sue forze, 
non volle cimentarsi ad una pugna e si 
trattenne fra gli steccati; ma vedendo le 
sue bandiere disertare ad Odoacre , egli 
col favor della notte fuggì disordinato in 
Pavia. Gli Eruli pertanto, veduto all'indo- 
mani abbandonati gli alloggiamenti del ne- 
mico, se ne impadronirono bentosto, tutto 
ponendo il vallo a rovina e lasciarono al 
luogo il nome di Campo rumato che in 
memoria del fatto tuttora si conserva , e 
la villa vicina con ispirazione religiosa 
venne chiamata Campo S. Rinaldo. Il Gab- 
biano, invece, secondo il suo costume, vuole 
tutt' altro : 
« Campo Rinaldo, sanguinose pugne, 
Qui vinte un giorno da un eroe, ricorda ». 

Ci mancano notizie, appartenendo alla pro- 
vincia di Pavia. L'anno 1787 troviamo pa- 
drone o feudatario di questo luogo D. Ot- 
tavio Oleario Bellagente di Pavia. 
Caiupospino. Frazione del comune e 
della parrocchia di Somaglia, da cui dista 
circa 4 chilometri sud-est. (Vedi Albarola). 
Ab. 46. Proprietà Tansini e Rapelli. 

* Campum vacairo. Nome perduto 

di un luogo vicino a Codogno. Nel 997 vi 
possedeva un Roglerio, fedele di Ottone III 
imperatore. 

* Canevoìla. Nome perduto di un luogo 

nel basso lodigiano, di cui si ha memoria 
in un istrumento di compera fatta da Ghe- 
rardo, prete e canonico di Santa Maria di 
Gariverto di Piacenza, da certo Raincrio, 
il 2 novembre 1025. 
Cancli. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista breve tratto verso ovest. 
È parrocchia di S. Lorenzo di Lodi. Ab. 34. 



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— Nel mese di dicembro del 1101 i Mila- 
nesi vennero a saccheggiare il Lodigiano 
lino a questo luogo che allora cbiamavasi 
Lavanderia del Pulignano. Il nome Canài 
deriva appunto da Candidi,, nome comune 
di certi luoghi ove le lavandaie distende- 
vano le tele ad imbiancare, a diventare 
candide. Fu parrocchia di San Fereolo ; 
nel 1789 di San Gualtiero. Proprietà fratelli 
Vasconi. 

Canctte. Frazione del comune e della 
parrocchia di Guardamiglio, da cui dista 
circa un chilometro verso ovest. Ab. 30. 

— Questa tenuta fu da Bernabò Visconti 
concessa il 10 luglio !3S5 a Guglielmo Be- 
vilacqua, e formò quindi parte della contea 
di Maccastorna. (Vedi Albarola). Proprietà 
D'Adda. 

Canova, Frazione del comune di S. Mar- 
tino in Strada, da cui dista circa un chi- 
lometro, est. Parrocchia di San Martino in 
Strada; ab. 97. — Fu eretta dai Marchesi 
Villani feudatari di San Martino in Strada. 
Venduta al conte Folchino Schizzi di Cre- 
mona, passò all'avvocato Villa, il quale mo- 
rendo lasciò la possessione alla Casa di Rico- 
vero in Lodi. Si chiama anche Cassina nuova- 
de' Villani; Il palazzo dei Marchesi Villani 
venne demolito intieramente Tanno 1884. 

Canova. Provincia di Cremona. Diocesi 
di Lodi. Parrocchia di Soino d'Adda, da 
cui dista circa due chilometri , sud-ovest, 
sulla sinistra doli' Adda. Ha oratorio dedi- 
cato a Sant' Antonio di Padova. Proprietà 

. Cav. Rossi di Genova. 

Canova. Frazione del comune e della 
parrocchia di Montanaso Lombardo, da cui 
dista circa un chilometro sud-ovest. Ab. 17. 
È sulla costiera destra dell'Adda. Nel 1702 
era del Padre Giacomo Vigetti, priore della 
Religione Somasca in Lodi. Proprietà in- 
gegner Allara di Lodi. 

Canova. Frazione del comune di So- 
rnaglia, da cui dista circa 4500 metri 
sud-est. Parrocchia di Guardamiglio , da 
cui dista circa un chilometro. Ab. 18 (?). 
Era comune di Regina Fittarezza. Proprietà 
Casa Crivelli (?). 

Canova. Fraziono del comune e della 
parrocchia di San Fiorano da cui dista 
breve tratto verso est. 



Canova. Frazione del comune e della 
l'arrocchia di Guardamiglio, da cui dista 
circa metri 000 sul Lambro morto. 

Canova. Frazione del comune e della 
parrocchia di Maccastorna , da cui dista 
circa 700 m. verso sud-ovest. (Vedi Porlo). 
Proprietà Marchesi Bevilacqua di Bologna. 

Canova. Frazione del comune e della 
parrocchia di Valera Fratta , da cui dista 
circa metri 1500 verso nord. Fu proprietà 
dell'Abbazia di Chiaravalle. Ab. 40. Pro- 
prietà Vigorelli e consorti. 

Canova. Frazione del comune e della 
parrocchia di Marudo, da cui dista circa 
1300 metri verso est. 

Canove. Vedi Case Nove di Bertoni co. 

Canovette. Frazione del comune di Vil- 
lavesco, da cui dista circa quattro chilo- 
metri verso sud-est. Parrocchia di Lodi- 
vecchio, da cui dista circa 2500 m. Ab. 30. 
È sulla destra della Muzza , ed una volta 
faceva comune con Ca de' Zecchi. Proprietà 
Dordoni. 

Canovette. Frazione del comune e della 
parrocchia di Salerano al Lambro, da cui 
dista circa 500 metri. Ab. 11. Proprietà 
Principe Gonzaga. 

Cantarana. Frazione del comune e della 
parrocchia di S. Rocco al Porto, da cui dista 
circa 2500 metri verso nord. (Vedi Dossi). 
Parrocchia in parte di S. Rocco al Porto 
(con Cantaranelle ab. 50) ed in parte di 
Guardamiglio (ab. 42). Proprietà Tirelli. 

Cantarana, Frazione del comune e della 
parrocchia di Salerano, da cui dista circa 
due chilometri sud-ovest. (Vedi Dossi). Abi- 
tanti 75. Proprietà Buttafava. 

Cantarana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Orio Litta, da cui dista circa 
chilometri 1 1?4 sud. (Vedi Dossi). Ab. 48. 
Proprietà Ing. Avondo Augusto di Torino. 

Cantarana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Abbadia di Cerreto, da cui 
dista circa un chilometro verso est. È al 
confine colla provincia di Cremona. Ab. 40. 
(Vedi Dossi). Proprietà Zecchini Pietro. 

Cantarana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cavenago d'Adda , da cui 
dista circa 800 metri verso est. È in riva 
all'Adda. (Vedi Dossi). 

Cantai*anella. Frazione del comune e 

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della parrocchia di San Rocco al Porto, 
che con Cantarana (parrocchia di S. Rocco) 
fa 56 abitanti. Proprietà Tirelli. 

Cantonale. Frazione del comune e della 
parrocchia di Somaglia, da cui dista circa 
1800 metri sud-ovest. Ab. 24. 

Cantonale. Comune nel Mandamento VI 
di 'Casalpusterlengo ; Ufficio postale, Chi- 
gnolo Po; aggregato alla sessione eletto- 
rale di Orio Litta. Agenzia delle imposte 
ed Ufficio del Registro di Casalpusterlengo; 
Ufficio delle Ipoteche di Lodi. Ab. 107; super- 
ficie ettari 168.80. Bilancio L. 1700. Distanza 
da Lodi chilometri 20.277; sud; posto al 
confine della provincia di Pavia, nelle bas- 
sure del Po e sulla destra del Lambro, 
quindi soggetto frequentemente a disastrose 
inondazioni. — Parrocchia di Orio Litta, da 
cui dista circa 2250 metri. Cantonale e 
Sordio sono gli unici luoghi del lodigiano, 
mancanti di scuola comunale. — L'anno 1025 
essendo stato dal clero di Lodi eletto Vescovo 
Olderico Gossolengo, cremonese, Ariberto, 
d' Intimiano, Arcivescovo di Milano, van- 
tando il diritto sull' elezione del Vescovo 
di Lodi, si oppose, eleggendo in sua vece 
il milanese Ambrogio Aduno. Approfflttando 
di questa divergenza i valvassori milanesi, 
stati esiliati, si unirono alle milizie di Lodi, 
e vennero a giornata campale in cui per- 
dette la vita un Olderico Vescovo di Asti 
che militava con Ariberto. In quest' occa- 
sione si adoprò per la prima volta il car- 
roccio (1036). Il luogo ove si tenne la bat- 
taglia chiamossi Campo malo e poi corrot- 
tamente Cantonale. Questa è l' opinione 
comune degli storici: è da notarsi però 
che da noi i rappezzamenti di terreni ta- 
gliati fuori o da strade, o da canali, pren- 
dono, generalmente parlando, le denomina- 
zioni di cova, eoa, covetta, cantone, pon- 
entine, cantonale, ecc. Ora se si considera 
che il Lambro anticamente sboccava nel 
Po molto più. verso oriente, al Noceto, in 
quel di Mezzana Casati, e che solo nel se- 
colo XIII venne messo nel Po ove presso 
a poco confluisce presentemente, non sa- 
rebbe fuori del probabile che un ritaglio 
di terra lodigiana rimasto al di là del fiume 
venisse chiamato Cantonale, mentre un altro 
pezzo, spettante al milanese, chiamato Santo 



Andrea si chiamò poi & Andrea de la Coaj 
ora Corte S. Andrea, appartenente al lodi- 
giano bensì, ma spiritualmente, e quindi 
più storicamente al milanese. Questa però 
è semplice congettura del compilatore. — 
29 maggio 1879 inondato per una rottura 
avvenuta su quel di Pavia. Proprietà Mar- 
chesi Cusani. 

Cantonada. Vedi Incantonata. 

Cantone. Frazione del comune e della 
parrocchia di Livraga , da cui dista circa 
mezzo chilometro verso sud. Ab. 53. Pro- 
prietà eredi Vittadini. 

* Cantoria. Era nel territorio di Cazzi- 

mani; ora ha perduto questo nome o è stata 
distrutta. Era possessione del Primicerato 
della Cattedrale di Lodi ; incamerata , fu 
nel 1802 venduta dal Governo a Girolamo 
Ariberti. 

* Cantugnum. Nome perduto di una 

terra vicino a Fombio : se ne ha menzione 
in una carta del 10 dicembre 1005. 
C appuccini. Frazione del comune e della 
parrocchia di Casalpusterlengo, da cui dista 
circa un chilometro verso sud. Abitanti 23. 
— Si chiama anche San Salvario. Tradi- 
zione racconta che gli abitanti di Casalpu- 
terlengo nel 1574 vedessero di notte tempo 
una processione di cappuccini che andava 
a cantare inni a una effigie della Beata 
Vergine in un' antica cappella dedicata a 
San Salvario, onde si persuasero che la 
Madonna desiderasse si stabilissero colà tali 
frati. Perciò vennero nella determinazione 
di erigere in questo luogo chiesa e convento: 
i signori Lampugnani, feudatari di Casal- 
pusterlengo, assegnarono un campo sulla 
destra del Brembiolo e fu fatta la chiesa , 
nella quale, ampliata e consacrata nel 1624 
da Monsignor Seghizzi, vi venne trasportata 
l'immagine della Vergine che fu incoronata 
solennemente nel 1782. Fu tale la divozione 
a quella immagine, che neppure dopo la 
soppressione dei Cappuccini nel 1805 cessò 
il concorso a quel santuario. La Madonna 
è in terra cotta , senza braccia , annerita, 
conosciuta sotto il nome di Madonna di 
Casale. — L' antica chiesa, detta di S. Sal- 
vatore, sembra quella tassata dal notajo 
Guala l'anno 1261 in soldi 7 1?2 nella taglia 
imposta dal papa al clero lodigiano. 



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"Cappuccini. Era un convento posto 
all'estremità del promontorio che staccan- 
dosi dalla strada di Lodivecchio alla Ca 
alta. Palazzotto j Caraolina, s'interna tra 
le bassure dei Canài e del Pulignano. — 
Il terreno per la fabbrica del convento fu 
donato il 30 ottobre 1504 , sebbene con 
grande stento, da Bonadeo della Valle, che 
possedeva tutto il vicino Pulignano colla 
Torretta, pei conti Bergamini. Venne posta 
la prima pietra della chiesa, dedicata a 
S. Giovanni Battista, il giorno 15 agosto 1565, 
e fu consacrata 1' 8 marzo 1573 da Mon- 
signor Scarampo. — Da questo luogo , 
l'anno 1528, gli Spagnuoli fulminarono le 
mura della città tra il castello e l'albergo 
del Gambero, motivo per cui quella con- 
trada si dice ancora del Guasto. — Il Padre 
Zaccaria racconta fatti curiosi circa i pri- 
mordi del monastero, in cui l'anno 1789 vi 
si progettò l'erezione di una scuola normale. 
La chiesa fu dissacrata l'anno 1805 dal Par- 
roco di S. Gualtero, nella cui giurisdizione 
trovavasi. Ora non è più; ha però lasciato 
il nome al campo e ad una roggia che 
lambe i piedi del promontorio. 

* Cappuccini. Era convento posto a breve 
distanza verso sud-ovest di Sant'Angelo Lodi- 
giano. L'origine di questo convento si conta 
dall' 11 novembre 1607. Il sito venne donato 
dal conte Claudio Bolognini, e la chiesa fu 
consacrata da Monsignor Angelo Seghizzi 
il 7 ottobre 1617. Furono in questo convento 
uomini insigni lodigiani, come Pietro Ben- 
venuto, e Bassano di Lodi , ambedue pro- 
vinciali; e per santità di vita contasi Pietro 
Betti, pure di Lodi, nato nel 1564 e morto 
in Svizzera nel convento di Rifelda il 17 feb- 
braio 1614. 

Caprera. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista pochi metri. Parrocchia 
di San Rocco in Borgo d'Adda. Abitanti 7. 
— È una casa fabbricata in questi ultimi 
tempi sopra un'isola del fiume, a valle del 
ponte, che ad ogni esondazione dell' Adda 
è posta a repentaglio. Chiamasi Caprera 
per una semplice analogia coli' isola Ca- 
prera, ora degli eredi del generale Garibaldi. 
Chiamasi anche Isola Caprera. Proprietà 
Airoldi Giacomo. 

Caramella. Fraziono del comune c della 



parrocchia di Spino d' Adda , da cui dista 
brevissimo tratto. Provincia di Cremona. 
Diocesi di Lodi. Proprietà Cav. Rossi di 
Genova. 

C'arbonere. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Fiorano. 

Carcassola I Jrunora. 10 a bocca 
della Muzza al disotto della levata Quar- 
tera; roggia della portata di once 33. 

Cardella. Vedi Gardella. 

Careggio. Frazione del comune e della 
parrocchia di Somaglia, da cui dista circa 
tre chilometri verso nord. Ha oratorio de- 
dicato alla Purificazione di Maria Vergine. 
— Trae il nome dalla vegetazione che ivi 
predominava, consistente in sala, detta in 
dialetto lodigiano caregg. Ab. 89. Proprietà 
fratelli Ferrari e zio. 

Careggina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Somaglia, da cui dista circa 
2100 metri. Ab. 5. Proprietà fratelli Fer- 
rari e zio. 

* Carissima. Frazione del comune di Mai- 

rago. Vi possedeva l' Ospedale Maggiore 
di Lodi. Ora distrutta, 
ì *Carobiello. Era luogo nei Chiosi di 
Porta Cremonese nei pressi di Cavrigo, de- 
cimato nella famiglia Riccardi di Lodi (Ca- 
robiellum quod est in capite opiorum pre- 
dica RofpZni de Ricardis, 5 marzo 1287). 

* Carobium. Nome perduto di un luogo 

nel territorio di Cavenago ubi esse consue- 
verant furche (1220). Eravi chiesa di San 
Giacomo. 

Carola. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Ospedaletto Lodigiano, da cui 
dista circa 800 m. verso nord-ovest. Ab. 65. 
Altre volte chiamavasi Malpensata. Fu pro- 
prietà dei Gerolamini di Ospedaletto. Ora 
proprietà Pedrazzini. 

Carossa, Frazione del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto, da cui 
dista circa un chilometro verso sud. — 
È 1' antica Domus Rubea, città che esisteva 
rimpetto a Piacenza , distrutta durante le 
invasioni barbariche negli ultimi tempi del 
romano impero. — Qui, i\]27 ottobre 1447, 
giunse Francesco Sforza, proveniente da Ca- 
salpusterlengo, onde vedervi la sua armata 
navale ancorata in faccia a Piacenza. Quivi 
da Filippo degli Eustacchi gli venne riferito 



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che tutta Piacenza era in armi e lo chia- 
mava per signore ; ed infatti di lì a poco 
egli vide venirsi incontro coli' atto della 
resa lina commissione di illustri piacentini, 
per la qual cosa egli entrò con essi in città 
onde riceverne il possesso ed il giuramento. 
Il 25 maggio 1544 colle genti francesi per 
metà disertate dallo spavento degli Spa- 
gnuoli e rifinite per fame e la fuga, giunse 
Pietro Strozzi : non avendo quivi trovato 
il ponte di barche sul fiume, correva ine- 
vitabile pericolo di essere coli' esercito suo 
tagliato in pezzi dal Marchese del Vasto, 
che accortosi della sua fuga notturna da 
Chignolo, lo seguiva per la stessa via da 
lui tenuta, se Pier Luigi Farnese che stava 
ancora a nome della Corte Romana al Go- 
verno di Piacenza, e che ne fu poscia il 
primo duca, movendosi a compassione del- 
l' infelice suo stato, non gli somministrava 
molte barche, sulle quali poscia lo Strozzi 
e le sue truppe sbarcarono a salvamento la 
stessa mattina al Mezzanino. — L'anno 174G 
gli Spagnuoli che presidiavano Piacenza 
onde proteggere il ponte del Po, avevano 
innalzato un fortino alla Carossa. — Qui ii 
generale Bonaparte, il 7 maggio 1796, passò 
il fiume colf avanguardia del suo esercito 
composto di 4 mila granatieri e 1500 ca- 
valli che il giorno prima avevano fatto 
40 miglia di cammino. La notte dal 7 all' 8 
passò pure il rimanente dell'esercito. Il 9 fu 
stabilito un ponte: il 10 si battè a Casal- 
pusterlengo , e prima che annottasse al 
ponte di Lodi. — Questo luogo posto una 
volta al confine col ducato di Porma e 
Piacenza, e situato sulla strada piacentina, 
aveva una Ricevitoria di Finanza ed una 
stazione di Gendarmeria. 
Carpanino eli Sotto. Fraziono del 
comune e della parrocchia di Spino d'Adda, 
da cui dista circa 2200 metri. Provincia di 
Cremona , diocesi di Lodi. Proprietà Ra- 
gazzoni. 

Carp.inino Superiore. Frazione del 
comune e della parrocchia di Spino d'Adda, 
da cui dista circa 3 chilometri. Provincia 
di Cremona, diocesi di Lodi. Proprietà 
Loretz (?). 

"Carpancto. Nome perduto di un luogo 
vicino a Castione. L'abate di S. Vito nel 1 187 



cambiò questo luogo con un altro pure vi- 
cino a San Vito, in Braidcij con Ottone e 
Rivello Brini di Pizugiutono. 

Carracina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa tre chilometri 
verso ovest. Abitanti 40. Parrocchia di 
San Gualtero. Trae il nome da un' antica 
famiglia lodigiana. Proprietà Colombani Al- 
brisi Giacomo. 

Carxxbello. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Colombano al Lambro, 
da cui dista 1200 metri circa, sulle faldi 
orientali del colle. Ab. 13. Si trova segnato 
anche Gambetto. Chiamasi anche Cherubello. 
Proprietà Lachini. 

* Casale de Mari. Nome perduto di un 

luogo tra Maleo, l'Adda ed il Po. Vi posse- 
deva Rogierio fedele di Ottone III nel 997. 

* Casale Gausari. Nome antico di Ca- 

salpusterlengo, con quattro chiese dedicato 
a San Salvatore, a San Gervaso e Protaso, 
a San Zenone ed a San Martino. Aveva 
castello; se ne ha menzione in diverse 
carte: 23 dicembre 1039, 4 maggio 1025, 
8 ottobre 1115. Vedi Casalpusterlengo. 

* Casale Le 1 aneli. Vuoisi che sia l'an- 

tico nome di Caselle Landi; se ne ha men- 
zione in una carta del 1 maggio 997. Del 
resto a quei tempi le famiglie non avevano 
ancora i cognomi. 

* Casale lupanum. Antico nome di 

San Vito nella terra di Camairago, (vedi) ; 
Curtis cani villa et castro vocato San Viti. , 
Se ne trova menzione in diverse carte: 23 di- 
cembre 1039, 24 maggio 1044, 4 aprile 1051. 
Restò questo nome ad un luogo vicino a 
San Vito, a mezzodì (1191). Deriva dai lupi 
che infestavano la Selva Greca. (Vedi Bosco 
del Lupo). 

* Casalegium, Casaligium, Ca- 

saliglo. Nome perduto di un luogo nel 

territorio di Orgnaga , da cui passava il 
Sillero (Fluvium Scelen'sJ. Se ne ha men- 
zione in una carta dell' archivio vescovile 
dell' 8 febbraio 1205. Era vicino a Massa- 
lengo. 

'Casale Siconis. Nome perduto di un 
luogo vicino a Maleo. Vi possedeva nel 997 
un Rogierio, fedele di Ottone III imperatore. 

Casaletto X^ocligiarao. Comune del 
lì. Mandamento di Lodi. Ufficio postale, Lo- 



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divecchio. Sezione elettorale. Agenzia delle 
imposte; Ufficio di Registro e delle ipoteche 
di Lodi. Ab. 1088; superficie ettari 933.82; 
bilancio L. 9800; distanza da Lodi, chilo- 
metri 11.851, verso ovest in vicinanza del 
confine del circondario di Milano. Parroc- 
chia del XV Vicariato di Lodivecchio, col 
titolo di San Giorgio Martire ; anime 250. 
La chiesa nel 1261 pagò una taglia di de- 
nari 2 imposta dal notajo Guala a nome 
del Papa al clero lodigiano; era nella Pieve 
di Sallarano. 

« E Casaletto dalle cento e cento 
Vinose celle, dove un dì fra 1' orgie 
La barbarica plebe ebbra danzava. 



Lode, lode a Gugnano e Casaletto 
Che quantunque del Lambro in sulle rive 
Altr' acqua non conoscon che dal cielo. » 

J. Gabiano. 

Il feudo di Casaletto Lodigiano il 10 ot- 
tobre 1647 venne conferito ai Masserati, 
quindi ai conti Lurani e fu abolito nel 1782. 
— Nel 1696, per tema dei Bavari dell' im- 
peratore Leopoldo I che avevano saccheg- 
giato parte del territorio pavese, gli abitanti 
colle loro robe, unitamente ad altri delle 
terre contigue, fuggirono a Lodi. Con Regio 
Decreto 9 giugno 1870 gli vennero aggre- 
gati Gugnano e Villarossa. 
* Casali de yVl jorsiiiiiis. Antico nome 
di Casalmajocco. Gli Alamanni erano fa- 
miglia antichissima di Lodi : uno di questi 
insieme ad un Maestro lo vediamo presen- 
tarsi al Barbarossa nella Dieta di Costanza, 
onde impetrare dalla sua generosità la pro- 
tezione sulla loro patria malmenata dai 
milanesi. La chiesa di Casali de Alamaniis 
nel 1261 pagò una taglia di denari tre, 
imposta dal legato Guala al clero di Lodi: 
era nella Pieve di San Zenone. (Vedi Ca- 
salmajocco. 

Casalmajocco. Comune del III Man- 
damento di Paullo ; Ufficio postale, Mele- 
gnano; Sezione elettorale; Agenzia delle 
imposte , Ufficio di Registro e delle Ipo- 
teche di Lodi ; abitanti 980. Superficie et- 
tari 459.27 ; bilancio L. 7000 ; distanza da 
Lodi chilometri 11.814. Parrocchia del XVI 
Vicariato di Mulazzano, sotto il titolo di 
San Martino Vescovo, di anime 921 , sul 



luogo 729. — Anticamente chiamavasi Ca- 
sali de Alamaniis (vedi). Dagli Alamanni 
passò ai Mnjocchi, che il 20 agosto 1417 
furono investiti dal Vescovo di Lodi delle 
decime di questo luogo; onde il nome, ma 
il Gabbiano invece interpreta a modo suo: 
Casalmajocco di non magre messi 
È lieto e il nome suo vanta da Maja. 

I beni di Casalmajocco furono il 2 agosto 
1627 dati in feudo ai Brivio, mutati nello 
stesso anno in marchesato. Dai Brivio passò 
ai conti Biglia di Milano che lo tennero 
fino al 1782. — L' anno 1828 Antonia Fajni 
lasciò un legato allo scopo di provvedere 
con elemosine ai bisogni dei poveri del 
paese. — La chiesa parrocchiale fu con- 
sacrata il 22 maggio 1884 da Monsignor 
Angelo Bersani , Vescovo coadiutore. — 
Proprietà fratelli Pavesi, Secondi Vincenzo, 
Nobili Del Poggio di Napoli. 
Casalpusterlengo. Capoluogo del VI 
Mandamento del Circondario di Lodi (abi- 
tanti 32,371). Comune con abitanti 6336, 
della superficie di ettari 830.52; bilancio 
L. 75,500. Distante da Lodi chilometri 18.795 
verso sud-est, sul Brembiolo e lungo la 
strada provinciale Lodi-Piacenza; Ufficio 
postale; capoluogo della Sezione elettorale; 
stazione della strada ferrata per la quale 
è in diretta comunicazione con Lodi, Pavia, 
Piacenza e Cremona. Agenzia delle Imposte 
ed Ufficio del Registro pel Mandamento; 
Ufficio delle Ipoteche di Lodi. Ha Ufficio 
telegrafico. — La Casa Comunale di Ca- 
salpusterlengo, è a metri 63,47 sul livello 
del mare. — Parrocchia di anime 6582, 
capoluogo del VII Vicariato. Il borgo ha 
6150 abitanti. 

Vuoisi che mentre i consoli P. Cornelio 
Scipione c Tiberio Sempronio stavano ac- 
campati sulla Trebbia onde opporsi ad An- 
nibale avessero stabiliti i forni per la sus- 
sistenza dell'esercito romano in questo luogo 
che venne poi detto Casale Pistorum o Ca- 
sale de' Fornai. Ma 1' attuale sua denomi- 
nazione è di data ben più recente. Si chia- 
mava anche Casale Gausari (anno 989) in 
cui lo vediamo colle sue decime, mulini, 
folle o le quattro sue chiese di S. Salvatore, 
San Gervaso e Protaso, San Zenone e San 
Martino, dipendere dal Monastero di S. Vito 



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di Castione. Nel 1261 la sua chiesa plebana 
pagò denari 39 imperiali di taglia al notajo 
Guala, legato pontificio. Da questa dipen- 
devano le chiese di S. Gervaso, di S. Vito 
di Montigli, di Monte Oldrato, di Vittadone, 
di S. Nazaro di Zorlesco e di S. Biagio di 
Codogno. Nel 1025 vi abitava un Pietro, 
prete, che comperò le terre ed il castello di 
Codogno ; Petrus, habitator in loco Casale 
qui dicitur Gausari (altrove de Gausariis). 

— Principale posseditrice di questo luogo 
nel secolo XIV era la famiglia lodigiana 
dei Pusterla. 11 1° agosto 1366 Monsignor 
Cadamosto Vescovo di Lodi, senza pregiu- 
dizio di alcuno, e massime di una certa 
investitura da lui fatta in Giovanollo Vitta- 
done a nome di Bernabò Visconti di alcune 
decime di Casalpuslerlengo, investisce con 
titolo di feudo gentile ed onorifico Cavalchino 
e Gabrino della Pusterla di Casalpusterlengo 
come già successi nei medesimi beni a Pal- 
lamidino ed altri Pusterla, che giurarono 
fedeltà al Vescovo. Dopo i Pusterla posse- 
dette Casale la famiglia dei Palatini lodi- 
giani, i quali ne furono spogliati per fellonia 
da Giovanni Visconti. — 11 23 marzo 1359 
Bernabò Visconti signore di Milano donò 
all' Ospedale di Sant' Ambrogio i suoi beni 
di Casalpusterlengo, colle decime e la giu- 
risdizione feudale , beni che l' anno 1458 
passarono all'Ospedale Maggiore di Milano. 

— Sulla fine del secolo XIV era feudatario 
di Casale un Giovanni Federici , detto To- 
deschino, il quale cedette il feudo al nobile 
Giacomo Mola di Codogno, cancelliere di 
Nicolò Picinino. Sul principio del secolo XV 
il duca Filippo Maria Visconti assegnò una 
vistosissima rendita sui feudi di Casale e 
di Gattera al suo condottiero, il celebre 
conte di Carmagnola. Questi frutti furono 
il 21 agosto 1425 conferiti dal duca a Carlo 
Malatesta. Dai Mola passò 1' anno 1441 al 
capitano Giacomo da Imola, a cui fu tolto 
F anno 1450 da Francesco Sforza duca di 
Milano e concesso a Francesco e Giorgio 
Lampugnani, i cui discendenti lo tennero 
sino all'estinzione della famiglia (1665) col 
titolo di marchesi : successero feudatari i 
Castelli, e precisamente un Camillo Castelli, 
che lo tenne fino al 1695 in cui passò al 
principe Antonio Gaetano Gallio Triulzi, 



figlio del duca d' Alvito, dalla cui famiglia 
fu conservato fino al 30 dicembre 1767, in 
cui morì il principe Antonio Tolomeo Gallio 
Triulzi : allora il feudo passò alla Regia 
Camera. — Alla morte di Filippo Maria 
Visconti (1447) i veneziani vennero sotto 
Casalpusterlengo sperando, colle minaccie, 
di ottenerne la rocca da Giacomo da Imola, 
ma invano: in questo tempo (19 agosto 1447) 
i Veneziani ricevettero in Casale un' am- 
basciata di cittadini di Piacenza onde ac- 
cettassero la dedizione della loro città. In- 
tanto la rocchetta, in cui Giacomo da Imola 
per difetto di munizioni malamente difen- 
devasi, stava a duri passi, quando i Vene- 
ziani , avvisati dagli esploratori dell' avvi- 
cinarsi del conte Francesco Sforza, e della 
ribellione, in favore di quello, di Maleo e 
di Codogno, intimoriti, abbandonarono l'as- 
sedio, e ritiraronsi a salvamento in Cave- 
nago. Antonio Cattaneo Cadamosto capo 
dei guelfi lodigiani che stava nel campo 
dei veneti onde sollecitare la resa della 
rocca che dovea essergli data in dono, 
ignaro dell' inaspettato arrivo dei Milanesi, 
erasene partito dal campo per visitare al- 
cuni suoi vicini poderi, ma dato incontro 
ai Milanesi che inseguivano i Veneziani, 
rimase morto di ferita. L'anno dopo il conte 
Francesco Sforza pose qui il suo campo 
contro i Piacentini: in quel tempo il luogo 
era diviso in due comuni ; quello sulla si- 
nistra del Brembiolo era tenuto per pia- 
centino, per lodigiano il rimanente. — 
L'anno 1796, in conseguenza della bat- 
taglia di Fombio, avendo perduta la spe- 
ranza di congiungersi con Liptay, gli Au- 
striaci s' incontrarono coi Francesi coman- 
dati dal Bonaparte in vicinanza di questo 
borgo: vinti e vincitori arrivarono quasi 
contemporaneamente alle porte di Lodi ; 
nel 1799, quando il generale Macdonald, che 
fu poi battuto sulla Trebbia dal generale 
russo Suwaroff e dall' austriaco Otto, du-^ 
bitavasi che potesse passare il Po per tor- 
nare sul milanese, un Griffini, un Croce 
ed un Pedroli di Casalpusterlengo erano 
capi di ventimila paesani per contendergli 
il passaggio del fiume. Zaverio Griffini, 
figlio del precedente, F anno 1848 fu inca- 
ricato dal Governo Provvisorio di formare 



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una legione di volontari lombardi , di cui 
iu colonnello egli stesso : promosso in se- 
guito generale di brigata, fu al combatti- 
mento di Goito, di Santa Lucia e a vari 
altri al confine del Tirolo e nelle valli 
bresciane, bergamasche, e comasche; poi 
per la Svizzera passò in Piemonte, ove dopo 
qualche anno venne pensionato. Nella sua 
legione, con molti altri casalini, militavano 
due suoi fratelli, uno in qualità di aiutante, 
1' altro di cappellano, ed il suo figlio Luigi. 
— L'anno 1498 in Casale esisteva un Monte 
di Pietà e nel 1762 i mercanti di Casale 
dovettero pagare lire 25 mila per colmare 
il deficit del contado di Lodi. 

Non si hanno altre rilevanti notizie di 
questo paese. Situato nel centro del basso 
locligiano, è di nessuna importanza militare, 
specialmente nei nostri tempi ; il suo ca- 
stello, su di un'altura, nel mezzo degli abi- 
tati , per quanto forte, cinto di merlate 
mura,, tranne nella difesa di Giacomo da 
Imola, non servì che a propugnacolo dei feu- 
datari; rimane una sola torre sulla piazza. 
La posizione opportuna del borgo in mezzo 
alla verdeggiante campagna, in comunica- 
zione colle circonvicine città, contribuì assai 
ad estendere le sue operazioni commerciali. 
Floridissimi durano i mercati d'ogni lunedì, 
per cui il Gabbiano fin dal 1500 celebrava 
questo luogo: 

« Di tue merci per far splendida mostra 
Quando il tuo giorno spunta, o argentea luna, 
Senza posa affacendasi Casale 
Ora soggetta ai Larapugnani illustri. » 

come pure la fiera della fine di ottobre 
accordata nel 1806 da Napoleone I. Il 12 
luglio 1800 perdette, unitamente a Codogno, 
il diritto del mite pedaggio sul ponto di 
Piacenza: il } comune litigò più volte per 
l'immunità dei mercati: l'Emilia, il Geno- 
vesato fecero sempre capo a Casalpuster- 
lengo pel traffico del lino, del quale prin- 
cipalmente s' occupano i terrieri. Ha bella 
e spaziosa piazza, chiese, portici, case, con- 
trade sono convenienti a paese che è dei 
più popolosi e floridi del circondario e della 
diocesi. — Non vi mancano opere pie. Il 
Monte di Pietà,, di cui abbiamo parlato, 
ricevette maggior incremento 1' anno 1650 
per lascito del sacerdote Bartolomeo Pa- 



lazzi, per la provvista di grano in tempo 
di carestia e vendita a minor prezzo a 
favore dei poveri di Casale: non verifican- 
dosi tale penuria la rendita viene erogata 
ai poveri. Ha un Ospedale detto di S. Rocco, 
che ripete l' origine dal 1649 per lascito 
di Gerolamo Canale, ed un Luogo Pio Ele- 
mosiniere, di cui non si conosce l' epoca 
di fondazione ed i primitivi benefattori : 
ha per iscopo la distribuzione di doti a 
nubende povere ed elemosine a famiglie 
bisognose: il tutto amministrato dalla Con- 
gregazione di Carità locale. La Società 
Operaia di Casale prese considerevole svi- 
luppo istituendo apposita scuola serale pei 
suoi soci. 

. Ne fu scarso di uomini insigni. Nel se- 
colo XVII e XVIII fiorirono in Casale il 
Padre Stanislao Bartolazzi, provinciale di 
Lombardia, professore di filosofia, maestro 
dello storico Poggiali ; il Padre Clemente 
morto in concetto di santità nel convento 
del Giardino a Milano; D. Sebastiano Galli, 
scrittore di opere ascetiche; Borsa Are an- 
gelo, abate generale dei Gerolamini di Ospe- 
daletto (morto l'8 settembre 1686); Pietro 
Ferrini, sergente maggiore al servizio della 
repubblica veneta; Bernardo Torri, colon- 
nello al servizio della Baviera , consigliere 
del Re; Bartolomeo Folli, colonnello nelle 
truppe di S. M. Cattolica. Un Pietro Fran- 
cesco Foletti fu nel 1721 eletto sindaco le- 
gale della provincia pel nuovo censimento; 
Rombazzi Andrea e Leccardi Andrea ce- 
lebri avvocati in Mi'ano, quest'ultimo stampò 
le sue cause sulla Muzza. Dalla famiglia 
Cesaris uscì il rinomato astronomo il quale 
ottenne alla chiesa di Casale e quadri e 
altari e apparati , provenuti al demanio 
dalla soppressione d'altre chiese, ed un 
onorevole senatore; dai Pedroli un presi- 
dente del Tribunale d' Appello. 

Maffeo Passavino, soprannominato il Cash, 
di Casalpusterlengo, il 20 dicembre 1597, 
trascinato da cavallo in Lodi, fu impiccato; 
la stessa sorte subirono un Alessandro Gal- 
leovari , 17 aprile 1601; e Francesco Ghi- 
salberii , 4 marzo 1603 ; una Domenichina 
Galleana, col suo complice Camillo Paletta, 
di Zorlesco, furono condotti sul carro, at- 
tenagliati fino al luogo del supplizio, e quivi 



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impiccali per commesso adulterio, e per 
aver strangolato il marito della d'orma , e 
sepoltolo sotterra (28 settembre 1713). 

Nella prima metà del 1600 sorse un col- 
legio delle Orsoline, le quali nel 1658, per 
lo spavento prodotto dai Francesi , capita- 
nati dal duca di Modena, fuggirono con 
molti altri abitanti di Casale a Piacenza; 
anzi alcune, per soverchia paura, morirono. 
— Per il convento dei Cappucini di Casal- 
pusterlengo, vedi Cappuccini. 

Principali proprietari del borgo sono : 
Cesaris Dottor Angelo, Vida Gerolamo e 
Giuseppe, Pomati Luigi, Signorini Giuseppe, 
Bonini Pietro, Riboni Ing. Annibale, Ber- 
nardinelli Luigi, Quattri Stefano, ecc. 

Casa Soleia. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi. Ab. 4. Dista pochi passi dal 
ponte, all'imboccatura della strada Crema- 
Bergamo con quella di Spino. Parrocchia 
di San Rocco in Borgo. Ha il nome del 
proprietario. 

Cascina Angela. Provincia di Cre- 
mona, comune di Dovera, diocesi di Lodi; 
parrocchia di Roncadello, da cui dista circa 
tre chilometri. Ab. 11. 

* Cascina Azzè. Era nel comune e nella 
parrocchia di Codogno (1789) , chiamavasi 
anche Cascinetla. 

Cascina Baggia. Frazione del comune 
e della parrocchia di S. Martino in Strada, 
da cui dista circa un chilometro est; ha 
99 ab. Altre volte Ca del Brugazzo, dalla 
famiglia Brugazzi che vi possedeva (1500). 
Passò nei Baggi , feudatari di Secugnago, 
d' onde il nome di Baggia; da questi ai 
Marchesi d' Adda che vi eressero opere 
grandiose, come il ponte sulla Muzza ed un 
canale-condotto sopra lo stesso cavo ed 
altre roggie, per l' irrigazione della pos- 
sessione. Ora è dei signori Formenti. 

Cascina Bianca. Frazione del comune 
e della parrocchia di S. Zenone al Lambro. 
da cui dista circa 500 metri verso est. 
Abitanti 30. 

Cascina Caima. Vedi Caima. 

Cascina Campagnola. Frazione del 
comune e della parrocchia di Cornovecchio, 
da cui dista circa due chilometri nord-est. 

Cascina degli Uomini. Frazione del 
comune e della parrocchia di Cavenago 



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d' Adda, da cui dista circa due chilometri, 
verso est, in vicinanza dell'Adda. Faceva 
parte di Corte Sommariva, ora Cascina 
delle Donne. 
Cascina elei Cani. Frazione del co- 
comune e della parrocebia di Tribiano, da 
cui dista circa 1300 m. verso sud. Il nome 
dalla famiglia Canij, feudataria di Bisnate 
(1600). 

* Cascina de' Cornalbi. Nome per- 
duto di un luogo oltre Adda. Prima del 1789 
era parrocchia della Maddalena ; in quel- 
1' anno passò alla Fontana. 

Cascina dei Frati. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Comazzo, da 
cui dista circa 1800 m. verso nord-ovest. 

Cascina dei Gatti. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Tribiano, da 
cui dista circa 600 metri sud. 

Cascina dei Livraghi. Frazione del 
comune e della parrocchia di Livraga, da 
cui dista circa metri 1800 verso sud. Qui 
la mattina del 25 settembre 1679 fu arre- 
stato dal Bargello della Curia Vescovile 
Pellegrino Zanardi dei conti Landi di Pia- 
cenza , monaco dei Gerolamini di Ospedar 
letto, col suo compagno di nequizia Miche- 
langelo Pv,apazzoli. Vedi Ospedalelto Lodi- 
giano. Ab. 67. Proprietà eredi Bozzi. 

Cascina dei Lunghi. Frazione del 
comune e della parrocchia di Borghetto 1 
Lodigiano, da cui dista 2000 metri nord-est.; 
Ab. 106. Proprietà Monache. 

Cascina dei IVegri. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Ossago. 

Cascina dei Passei'ini. Frazione 
del comune di Terranuova dei Passerini, 
da cui dista circa tre chilometri verso sud- 
est. Capoluogo della parrocchia sotto il ti- 
tolo di San Giacomo Maggiore Apostolo, 
di anime 870. — Anticamente chiamavasi 
Caput Augusti j come risulta da un istru- 
mento del 1621, in cui questo luogo si trova 
accennato collo specioso titolo di Cassina 
Passerini Caput Augusti. Questa denomina- 
zione potrebbe indurre a derivare l'origine 
di questa terra sino dai Romani; giacché 
da quel popolo si soleva porre quasi sempre 
un qualche termine di sasso in scultura o 
basso rilievo, rappresentante qualche deità, 
eroe, distinta persona od altro, onde segnare 



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i confini dei territori di una provincia, di 
una città ed anche di un latifondo privato.... 
Potrebbe darsi che presso un simile se- 
gnacolo, rappresentante il capo di Augusto, 
sorgesse l'abitato, detto poi Cassino dei 
Passerini. Non havvi dubbio che questo 
luogo fosse abitato anche sotto l'impero 
romano, poiché oltre all' esservisi qualche 
volta rinvenute delle medaglie di quei tempi 
nelle sue campagne, si deve prendere in 
qualche modo a calcolo il cadavere gigan- 
tesco trovato sotto terra in un antico de- 
posito l'anno 1661. — Fra i beni che il 
Conte Ilderado da Comazzo donò al mona- 
stero di San Vito verso il mille, si fa men- 
zione della corte di Tilio nominata subito 
dopo Camairago e Gattera, il che fa sup- 
porre che così si chiamasse allora Cascina 
dei Passerini. Nel secolo XIV i Passerini, 
nobile famiglia di Mantova , cacciati per 
le fazioni da quella Signoria, acquistò que- 
sta terra, che ne conserva tuttora il nome. — 
Nella seconda metà del decimo sesto secolo 
passò in feudo dei Triulzi unitamente a 
Codogno e San Fiorano; onde il Gabiano, 
nella sua Laudiade: 

« Giacomo il divo cóle e molti fieni 
De' Passerini la cascina ostenta. 
Con equo freno latamente il chiaro 
Sangue Triulzio ai tre paesi impera. » 

ma nel 1678, morto il principe Antonio 
Teodoro, questo feudo passò ai Lamber- 
teschi di Como, (1682) quindi in contea 
(12 dicembre 1684). Donna Duchessa Moles, 
padrona di Cascina dei Passerini , 1787. 
L'anno 1811 fu aggregato a Casalpuster- 
lengo; il 12 febbrajo 1816 tornò ancora 
a far comune da sè. Il parroco locale 
era di nomina degli eredi di Maffeo Cada- 
mosto, commendatario di S. Marco di Lodi, 
quale benefattore della chiesa parrocchiale 
intitolata a San Teodolo. Questa chiesa 
venne ristaurata in parte l'anno 1781. Nel 
1633 faceva comune con San Jacomo in 
Campagna. 

Cascina elei JPreti. Frazione del co- 
mune di Cavacurta, da cui dista circa 2300 
metri sud-ovest, e della parrocchia di Maleo, 
da cui dista circa 4000 metri nord. Ab. 60. 
Proprietà signori Scarpanti ed Asti. 

Cascina dei Tresseni, Frazione del 



comune di Lodi e Chiosi, da cui dista circa 
1500 metri nord-est. Ab. 112. Il nome dal- 
l'antica famiglia lodigiana dei Tresseni, po- 
tentissima nei secoli XII e XIII. Il Con- 
sorzio del Clero di Lodi vi possedette un 
tenue livello, il quale al tempo della sop- 
pressione (22 maggio 1786) era pagato dal 
nobile Flaminio Ghisalberti , successo alla 
signora Giulia Dordoni. Nel 1789 chiamavasi 
anche Cassine de Travaini, ed era par- 
rocchia di San Giacomo in città: in questo 
anno passò alla parrocchia della Fontana. 
Ora chiamasi Tre Cascine. Proprietà Moro 
Filippo, Dossena Dott. Antonio e Passerini 
Giovanni ed Angelo. 

Cascina del Cantone. Frazione del 
comune e della parrocchia di Livraga, da 
cui dista 500 metri sud. Ab. 53. 

Cascina del Guado. Frazione del 
comune di Casaletto Lodigiano, da cui dista 
circa 1200 metri verso ovest. Parrocchia 
di Gugnano, da cui dista altrettanto verso 
est. Ha oratorio dedicato alla Beata Ver- 
gine di Caravaggio. (Vedi Dossi). Nel 1876 
vi si rinvenne una bella fìbula di grandezza 
ragguardevole, con altri oggetti del periodo 
della prima età del ferro, illustrata da Pom- 
peo Castelfranco. 

* Cascina del Garardo (Cassine de 
GarardisJ. Nome perduto di un luogo nel 
territorio di San Martino in Strada (a. 1304) 
nella vicinanza della Campagna. Forse l'at- 
tuale Cascina Villana. Il nome da un Ga- 
rardo Cadamosto (9 marzo 1266). 

Cascina del Lago. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Zorlesco, da cui 
dista 1200 metri verso ovest. (Vedi Bossi). 

Cascina della "Volpe. Frazione del 
comune della parrocchia di Maleo. 

Cascina delle Donne. Frazione del 
comune e della parrocchia di Cavenago 
d'Adda, da cui dista circa 1800 metri sud- 
est. — Anticamente chiamavasi Corte Som- 
mariva, dalla illustre famiglia omonima. 

« Da Roma e Sommariva, com'è fama 
Quivi asilo cercò profuga gente 
E la florida terra bellicosa 
Resse molt' anni .... » 

J. Gabiano. 

Il 1 aprile 1142 questo luogo, unitamente 
a molti altri del lodigiano, fu ceduto in 

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pegno ad Uberto Casetti dal Vescovo di Lodi, 
per sopperire alle imposizioni dei Milanesi 
per la guerra contro Como. Il 5 giugno 
1156 il Vescovo Lanfranco Cassino investì 
di questo luogo un Obizzone Notta: distratti 
in seguito molti di questi beni, furono ricu- 
perati a. 1220 da Mons. Ottobello Soffientino. 
Nel 1167, investiti di Corte Sommariva tro- 
viamo i Capitanei di Merlino, potentissimi 
allora, avendo un loro membro sulla cat- 
tedra di San Bassiano. Nel 1261 la chiesa 
di Corte Sommariva , nella Pieve di Cave- 
nago, pagò una taglia di 12 denari impe- 
riali imposta dal notajo Guala, legato del 
pontefice, al clero laudense. L' anno 1300 
fu ceduta in affitto con altre terre del lo- 
digiano ad Antonio Fissiraga , signore di 
Lodi, il quale cedette questo luogo con altri, 
annuendo a sua moglie Palatina Tresseni, 
al monastero di Santa Chiara vecchia, — 
L'anno 1483 fu posta a sacco dai Cremaschi 
unitamente a Cavenago, Robecco e Beni- 
gnate. Nel 1713 vi morirono tutte le bestie 
bovine, ad eccezione di quattro tutte rase 
e pelate per la malignità e veemenza del 
male; di più aggiuntovi un fiero temporale 
con tempesta vi rovinò il rimanente dei 
novelli,, sradicò e gettò a terra da cento 
piante di rovere ed anche infranse i coppi 
delle case. Le 2495 pertiche di terreno 
che vi possedevano le monache citate, sop- 
presse il 9 febbraio 1782, furono comperate 
dal Conte Angelo Serponti. 

' Cascina delle Monache. Antico 
nome della Cascina Ferrietta, comune di 
San Martino in Strada; vi possedevano le 
monache di Santa Marta. 

Caseina del Ferro. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Spino d' Adda, 
da cui dista circa tre chilometri. Provincia 
di Cremona , diocesi di Lodi. — Proprietà 
Bocconi. 

* Cascina del Pastore. Era un ca- 

scinaggio nel comune e parrocchia di Ca- 
selle Lurani. Fu distrutta. 

* Cascina del Perla. Nome perduto 

di un luogo oltre Adda. Se ne ha memoria 
nell'anno 1789 in cui dalla parrocchia della 
Maddalena passò a quella della Fontana. 
Cascina del Pozzo. Frazione del 
comune e della parrocchia di Maleo, da 



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cui dista circa 2000 m. sud-ovest. Ab. 170. 
Proprietà Biancardi Giovanni di Codogno. 
Cascina del Santo. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Castiglione 
d' Adda. 

Cascina di San Bernardo. Fra- 
zione del comune di Lodi e Chiosi, da cui 
dista circa 1200 metri sud-ovest, a breve 
distanza dalla strada Lodi-Piacenza. Par- 
rocchia di S. Bernardo. Ab. 36. Altre volte 
chiamavasi Cascina dei Padri_, perchè degli 
Olivetani di Villanova e poi di S. Cristoforo 
di Lodi. Proprietà Ghisi Felice ed Antonio. I 

Cascina di Sotto. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Bertonico, da 
cui dista circa 1400 metri verso sud-ovest. 
È sull' antica strada cremonese. Ab. 125. 
Proprietà Ospedale Maggiore di Milano. 

Cascina Giussana. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Zelo-buon-per- 
sico, da cui dista circa 1000 metri sud-ovest. 1 
Il nome da una famiglia. 

Cascina JLdzzoni alias Leccama. Fra- i 
zione del comune e della parrocchia di Ca- 
mairago, da cui dista circa 1750 metri' 
verso est, sulla destra dell' Adda. I nomi 
da due famiglie. 

Cascina Lurani. Frazione del comune 
e della parrocchia di Caselle Lurani, da cui 
dista circa- 1500 metri. Proprietà fratelli' 
Conti Lurani. 

Cascina Milano. Frazione del comune 
e della parrocchia di San Zenone al Larabro, i 
da cui dista circa tre chilometri. Ab. 98. 
Proprietà fratelli Bignami. 

Cascina Nuova, Frazione del comune 
e della parrocchia di Cervignano, da cui 
dista circa 500 metri verso est. Ab. 40. 
Fu donata nel 1520 ai Domenicani dalla 
famiglia Riccardi. Anche il Consorzio del 
Clero di Lodi vi possedette pertiche 826,14, 
le quali al tempo della soppressione (1786) 
erano affittate per lire 5496.15.7. Questi 
beni furono acquistati dal Consorzio sud-1 
detto colla fusione di una quantità di pic- 
coli legati , tra i quali ne figura uno di 
Franchino Gaffurio, il celebre musico, la- 
sciato 1' anno di sua morte, 1522. 

Cascina Nuova. Provincia di Cre- 
mona, diocesi di Lodi, parrocchia di Spino 
d'Adda, da cui dista circa 1800 metri sud- 



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ovest. Ha oratorio sotto il titolo di Sant'An- 
tonio di Padova. 

Cascina Nuova. Frazione del comune 
e della parrocchia di Boffalora d'Adda. Abi- 
tanti 15. Proprietà Doi. 

Cascina Nuova. Frazione del comune 
e della parrocchia di San Fiorano, da cui 
dista circa 400 metri sud. 

Cascina Nuova, Frazione del comune 
e della parrocchia di Maleo, da cui dista 
circa 1000 metri ovest. Ab. 50. Proprietà 
Carlo Botti di Cremona. 

Cascina Nuova. Frazione del comune 
e della parrocchia di Zorlesco, da cui dista 
circa 1000 metri sud. 

Cascina Nuova. Frazione del comune 
di Terranuova dei Passerini, da cui dista 
circa 3000 metri sud-est. Parrocchia di 
Cascina dei Passerini, da cui dista 1300 m. 
nord-est. 

Cascina Nuova. Frazione del comune 
e della parrocchia di Sant'Angelo, da cui 
dista circa 1200 metri nord-ovest. Ab .70. 
Proprietà Conti Bolognini. 

Cascina Nuova. Frazione del comune 
e della parrocchia di Maccastorna, da cui 
dista circa 1100 metri verso sud. Ab. (Vedi 
Porto). Proprietà Marchesi Bevilacqua di 
Bologna. 

fascina Nuova. Frazione del comune 
e della parrocchia di Livraga, da cui dista 
circa 1000 metri sud-est. Ab. 93. 

fascina Nuova. Frazione del comune 
di Lodi e Chiosi (C. d'Adda); dista breve 
tratto dal ponte. Ab. 16. Proprietà Contessa 
Mezzadri. 

fascina Nuova. Frazione del comune 
di Comazzo, da cui dista circa 1500 metri 
sud-ovest. Parrocchia di Lavagna, da cui 
dista circa 250 metri. Ab. 32. Proprietà 
Panigada Telesforo. 

fascina Nuova. Frazione del comune 
di Pandino, provincia di Cremona, parroc- 
chia di Gardella, diocesi di Lodi. Ab. 24. 
Proprietà Conti Maggi. 

fascina Nuova. Frazione del comune 
e della parrocchia di San Rocco al Porto. 

fascina Nuova. (Vedi Bordegari). Vi 
possedevano le monache di Santa Chiara 
vecchia di Lodi, alla cui soppressione questo 
luogo passò al Conte Serponti. 



Cascina Nuova elei Santo. Fra- 
zione del comune e della parrocchia di Ca- 
mairago, da cui dista 1500 metri ovest. 

Cascina JPomella. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Spino d' Adda, 
da cui dista circa un chilometro. Provincia 
di Cremona, diocesi di Lodi. — Proprietà 
Garlappi. 

Cascina Ricotti. Frazione del comune 
e della parrocchia di San Fiorano, da cui 
dista circa 1500 metri sud-ovest. 

Cascina Rosa. Frazione del comune 
e della parrocchia di Spino d'Adda, da 
cui dista circa due chilometri. Provincia 
di Cremona, diocesi di Lodi. Proprietà ca- 
valier Rossi di Genova. 

Cascina Savini. Frazione del comune 
e della parrocchia di Castelnuovo Bocca 
d' Adda , da cui dista circa 500 metri. E 
in vicinanza del Po. Abitanti 10. Proprietà 
Savini. 

Cascina Spolti. Frazione del comune 
di S. Zenone, parrocchia di Lodivecchio, da 
cui dista 4500 m. Ab. 18. Proprietà Spolti. 

Cascina TTggei-i. Frazione del comune 
e della parrocchia di Secugnago, da cui 
dista circa 2500 metri sud-est. Ab. 214. 
Ha un oratorio sotto il titolo di Santa Pras- 
sede. Proprietà cugini Beltrami di Corno- 
giovine. 

Cascina "Vecchia. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Livraga, da 
cui dista circa un chilometro sud-est. Abi- 
tanti 109. Proprietà fratelli Negroni. 

Cascina Vecchia. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Boffalora d'Adda, 
da cui dista circa 2000 metri est. Una casa, 
del resto disabitata, appartiene alla parroc- 
chia di Roncadello. Vedi anche Cavecchia. 

Cascina Vigana. Frazione del comune 
e della parrocchia di Massalengo, da cui 
dista circa 1300 metri verso est. È vicina 
alla strada provinciale diBorghetto. Il nome 
dalla famiglia Vigaiii, applicato anche alla 
vicina Motta. Vi godevano un livello di 
L. 300 sopra pertiche 232 di terra, le mo- 
nache di San Benedetto, già Umiliate, di 
Lodi. Vedi Vigana. 

Cascinazza. Frazione del comune e della 
parrocchia di Mulazzano, da cui dista circa 
300 m. ovest. Ab. 70. Proprietà Frigerio. 



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Cascinazza. Frazione del comune e della 
parrocchia di Meletti , da cui dista circa 
due chilometri nord-ovest: con Molino ha 
200 abitanti. Proprietà Gattoni Pietro. 

Cascinazza. Frazione del comune di Tu- 
rano, da cui dista circa 1800 metri sud. 
Parrocchia di Melegnanello, da cui dista 
400 metri sud ; ha oratorio dedicato a 
San Francesco. 

Cascinazza. Frazione del comune e della 
parrocchia di Codogno. 

* Cascinazza. Era una frazione del co- 

mune e della parrocchia di Marudo, con 
oratorio dedicato alla Beata Vergine Im- 
macolata, di proprietà Pavesi. Nel 1865 fu 
distrutta dalle fondamenta, e concentrata 
in Marudo. 

Cascinetta Ladina. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Pieve Fissiraga, 
da cui dista 2400 metri nord. Ab. 69. È in 
vicinanza della strada Lodi-Sant' Angelo. 
Ladina , nome di un antica famiglia lodi- 
giana che diede un Vescovo alla città. Pro- 
prietà Luoghi Pii Elemosinieri di Lodi. 

Cascinetta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Villanova Sillero, da cui dista 
500 metri. Abitanti 35. Proprietà Negroni 
Giovanni. 

Cascinetta. Provincia di Cremona, co- 
mune di P andino; diocesi di Lodi, par- 
rocchia di Nosadello, da cui dista 500 m. 
Ab. 28. Proprietà Venini. 

Cascinetta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto Lodigiano, da cui 
dista 1300 metri nord. Ab. 32. Proprietà 
Tavazzi. 

* Cascinetta. Era nel comune e nella 

parrocchia di Codogno (1788); chiamavasi 

anche Cascina Azze. 
Cascinetta. Frazione del comune e della 

parrocchia di Boffalora d'Adda, da cui dista 

2000 metri nord-ovest. Ab. 24. Proprietà 

Ospedale Maggiore di Lodi. 
Cascinetta. Frazione del comune e della 

parrocchia di Mulazzano, da cui dista circa 

1000 metri ovest, sulla strada Pandina. 
Cascinetta. Frazione del comune e della 

parrocchia di Casalpusterlengo, d^, cui dista 

circa due chilometri. Ab. 23. 
Cascinetta. Frazione del comune e della 

parrocchia di Villavesco, da cui dista circa 



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1000 metri sud-est. Ab. 63. Nel 1595 era 
delle monache di San Giovanni Battista di 
Lodi. Fu incamerato nel 1786 (pertiche 823). 
Proprietà De Righetti Francesco. 

Cascinetta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Maleo, da cui dista 700 metri 
sud-est. Ab. 19. Chiamavasi anche Casci- 
netta dell'Ugo. Proprietà Boles di Gerra. 

Cascinetta Molino. Vedi Molino. 

Cascinetta. Frazione del comune di Spino 
d'Adda, provincia di Cremona. Parrocchia 
di Spino d'Adda, da cui dista circa 800 m. 
Diocesi di Lodi. Proprietà Prebenda par- 
rocchiale. In questa cascina havvi una lo- 
calità detta Santa Maria del Mejo y ove si 
dice esistesse altra chiesa, forse l'ultima 
parrocchiale : infatti nella riduzione di quel- 
1' appezzamento di terra si trovarono ve- 
stigia di fabbricato, ossa di morti , sepol- 
ture, ecc. 

Cascinetta d' Adda. Frazione del 
comune e della parrocchia di S. Fiorano. 

Cascinetta di Mairano. Frazione 
del comune di Casaletto Lodigiano, par- 
rocchia di Mairano. 

Cascinetta del Suffragio. Pro- 
vincia di Cremona, comune di Dovera, dio- 
cesi di Lodi, parrocchia di Roncadello. Ab. 8. 
Così denominata perchè apparteneva al le- 
gato Anelli detto del Suffragio: non aveva 
nome. Fu fabbricata verso il 1848. Pro- 
prietà Casa Barni di Lodi. 

Cascinetta Orassi. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Castiglione 
d'Adda, da cui dista circa 1800 m. »ad. 

Cascinetta Merina. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Camairago, da 
cui dista circa 1200 metri est. 

Cascinette. Frazione del comune di Ter- 
ranuova dei Passerini , da cui dista circa 
1700 metri sud-ovest. Parrocchia di Cascina 
dei Passerini, da cui dista circa 1400 m. 
nord. 

Cascinette. Frazione del comune e della 
parrocchia di Castiglione d' Adda. 

Cascinette. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Zenone al Lambro, da 
cui dista circa 1100 metri sud-est, sulla 
costiera sinistra del Lambro. Abitanti 57. 
Alessandro Ceresollo, mercante di panno, J 
lasciò questa possessione all'Ospedale Mag- j 



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giore di Lodi (1 luglio 1591) che vi pos- 
siedo tuttora. 

Cuscinetto. Frazione del comune e della 
par rocchia di Cerro al Lambro , da cui 
dista 1040 metri. Circondario di Milano, 
diocesi di Lodi. Ab. 57. Proprietà Congre- 
gazione di Carità e Conte Annoni. 

Cascinotti. Frazione del comune di Ter- 
ranuova dei Passerini , parrocchia di Ca- 
scina dei Passerini. È distante da Terra- 
nuova circa 3500 metri sud : dalla par- 
rocchiale circa 1000 metri ovest ; da Ca- 
salpusterlengo circa 1800 metri est. 

Caso Basse. Frazione del comune e 
della parrocchia di San Rocco al Porto, 
da cui dista brevissimo tratto. Ab. 60. 

Case Beonio. Vedi Case Maranesi. 

'Case eli Musano. Non se ne conosce 
la posizione. L'anno 1359 Bernabò Visconti 
donò all'Ospedale di Sant'Ambrogio di Mi- 
lano i beni che possedeva in questo luogo 
del Vescovato di Lodi, col diritto di decima 
e di feudo, beni che poi nel 1458 passarono 
all' Ospedale Maggiore di Milano. 

'Caseggiati del Marenesi. Nome 
perduto di un luogo nella parrocchia di 
San Fereolo (1789). Vedi Case Beonio ^ Case 
Maranesi. 

Casellario. Frazione del comune di Corte 
Palasio, da cui dista circa 1800 m. sud-est. 
Parrocchia di S. Giorgio in Prato. Ab. 94. 

.... Casellar dalle frequenti case. 

J. Gabiano. 

È sulla sinistra dell' Adda. Nelle vicinanze 
di Casellario eravi anticamente BenesedOj 
se pure questo nome non è l'antico di questo 
luogo. Fu dei Cisterciensi di Cerreto, poi 
dei Triulzi, ora del Duca di Galliera. Aveva 
oratorio di San Castriziano. 

Caselle. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 700 metri sud. 
Parrocchia di San Fereolo. Ab. 43. Pro- 
prietà eredi Stabilirli. 

Caselle Landi. Comune del Manda- 
mento Vili di Maleo. Ufficio postale, S. Ste- 
fano al Corno; Sezione elettorale; Agenzia 
delle Imposte, Ufficio del Registro di Co- 
dogno; Ufficio delle Ipoteche di Lodi. Abi- 
tanti 2695. Superficie ettari 1330.35; bi- 
lancio lire 15000. Distante da Lodi chilo- 



metri 36,758. Parrocchia del IV Vicariato 
di Cornogiovine, sotto il titolo dell'Assun- 
zione di Maria Vergine; anime 2765; centro 
abitanti 150. 

Le Caselle Laudi, anticamente dette Ca- 
selle del Po (1237), chiamate dal Musso 
Caxale vetusj erano a quel tempo al di là 
del Po, e riuscirono soltanto sulla diritta 
sponda allorché si dovette praticare un 
taglio per dirizzare il corso del fiume. Esse 
non ricevettero la denominazione che por- 
tano attualmente se non nel 1262. Il Mar- 
chese Oberto Palavicino, capo dei fuorusciti 
di Parma, che aveva negli anni scorsi fa- 
voreggiati i popolani di Piacenza contro 
la nobiltà fuoruscita ed i Milanesi, si aveva 
acquistato un diritto alla gratitudine dei 
Piacentini, per lo che volendo approffitar- 
sene a favore di Ubertino Landi o dell'An- 
dito conte di Venafro, cittadino di Piacenza 
ed amicissimo suo, al quale nel 1257 aveva 
donati i pedaggi del Po che egli stesso 
aveva nel 1250 ricevuti in dono da Pia- 
cenza, domandò che il Conte venisse inve- 
stito di alcune terre del contado piacentino, 
fra le quali contavansi i luoghi di Ronca- 
rolOj una volta lodigiano, e Caselle del Po, 
un tempo piacentino. Pertanto il 20 gen- 
naio 1262 Manfredi Lupi da Canossa, nobile 
reggiano e Podestà di Piacenza concesse 
a nome del comune al Conte Ubertino ed 
agli eredi suoi questi feudi col diritto di 
tenervi ragione dalle 25 lire in giù e di 
esigervi uno stajo di frumento per ogni 
pajo di buoi ed una mina da ciascun la- 
vorante. È questa la prima origine del 
feudo cospicuo di Caselle, tuttora goduto 
dai discendenti del Conte Ubertino. Questo 
luogo, nel 1237 e 1250 fu distrutto dai 
Piacentini alleati coi Milanesi; allora chia- 
mavasi Caselle vecchie del Po. L'anno 1514 
i Landi, capi del partito ghibellino, incal- 
zati da Renzo da Ceri, dovettero rifugiarsi 
in questo loro castello, e starvi quattro 
giorni finche non venne conchiusa la pace 
il 4 marzo 1514. — Avendo il Marchese di 
Luganes Governatore di Milano radunato 
l'esercito a Codogno allo scopo d'invadere 
gli Stati del Farnese, gli abitanti sulla si- 
nistra del Po si rifugiarono a Piacenza : 
allora il Farnese spedì subitamente 4000 



54 CA 



fanti e 1500 cavalli aFombio; ma essendo 
le forze nemiche molto superiori, i Pia- 
centini dovettero ritirarsi lasciando deboli 
presidi! negli abbandonati castelli di FombiOj 
Guardamiglio e Caselle Laudi. Avvanzatosi 
intanto il Marchese di Caracena, prese le 
rocche di Guardamiglio > Fombio e Caselle 
Laudi e tutto abbandonò al sacco fino a 
Mezzana Casati. — Fin dal 1593 con disegno 
dell' ingegnere bolognese Scipione Dattari 
i fratelli Cristoforo e Manfredo Laudi ave- 
vano fatto riescire le Caselle sulla riva 
sinistra del Po, perchè il fiume faciebat 
quampluresj et diversos ambitos et circuitus 
in dicto territorio Casellarum y ex quibus 
tempore excrescentie aquarum dicti flu- 
minis Padij impediebatur liber et expeditus 
cursus aquarum dicti fluminiSj et ab id 
aqae per sepe regurgitabant. 

I Landi tenevano gran copia di bravacci, 
ed un fra Felice cavaliere di Malta appunto 
per alcune violenze da lui commesse, e 
perchè manteneva assai numero di questi 
bravi, proteggendo ribelli e banditi, venne 
la notte del 7 febbraio 1706, arrestato da una 
compagnia di granatieri irlandesi mandati 
dal Duca di Parma nel suo castello delle 
Caselle, e rinchiuso per qualche tempo nella 
rocchetta di Parma. Questo fra Felice, figlio 
di Teodoro Landi, credesi fosse monaco nel 
monastero di Ospedaletto Lodigiano, ove, per 
certi suoi delitti commessi, era stato rin- 
chiuso in prigione: motivo per cui il padre, 
saputo 1' affare, subitamente portossi verso 
la metà del 1680 a quella volta, accompa- 
gnato da una mano di 40 suoi cagnotti, 
ed assalendo improvvisamente il monastero, 
fuor ne trasse il figlio a viva forza. — 
Quésto comune già appartenente al Ducato 
di Piacenza fino al 1797, in quest'anno pro- 
clamata la Repubblica Cisalpina, unitamente 
a molti altri luoghi al di qua del Po, passò 
al lodigiano. Essendo al confine coli' ex Du- 
cato di Parma e Piacenza, prima del 1859 
aveva una Ricevitoria di Finanza. La par- 
rocchia ed il comune constano di moltissime 
frazioni, tutte sparse in una vasta pianura 
che è veramente un circolo il cui diametro 
non è minore di sei miglia. La chiesa par- 
rocchiale, di patronato della famiglia Landi, 
ò nel mezzo, per cui la cura d'anime riesce 



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straordinariamente faticosa ; sotto questo 
rapporto, parrocchia unica nella diocesi. 

I proprietari principali della parrocchia 
sono i Marchesi Landi per una buona metà, 
la Contessa Sofia Landi vedova Scotti per 
un quarto ; il rimanente è di vari altri 
particolari. 

Caselle Lurani, Comune del V Man- 
damento di Sant' Angelo Lodigiano; Ufficio 
postale, Sant'Angelo Lodigiano; aggregato 
alla Sezione elettorale di Casaletto Lodi- 
giano. Agenzia delle Imposte ed Ufficio del 
Registro di Sant'Angelo Lodigiano. Ufficio 
delle Ipoteche di Lodi. Abitanti 1179; in 
paese abitanti 225. Superficie ettari 723.66; 
bilancio lire 8500. Distanza da Lodi chilo- 
metri 14.259, ovest. Parrocchia del Vica- 
riato di Sant'Angelo, anime 1060, sotto il 
titolo di Santa Catterina Vergine e Martire. 
— Caxelle prope pZumen Luxonum. Posse- 
dette questo paese il Dottore Andrea Al- 
ciato. L'anno 1519 era prevosto delle Caselle 
Gero'amo Lurani : egli eresse la chiesa di 
Santa Catterina titolare della parrocchia. 
Questo feudo, unitamente a Calvenzano, 
venne conferito a Cristoforo Lurani (1 lu- 
glio 1647) mutato poscia in contea il 10 
marzo 1691. L'anno 1633 faceva comune 
con Beni di San Pietro e Posbonella. Ha 
due Cause Pie, la prima fondata nel 1834 
per legato del sacerdote Angelo Canevari, 
allo scopo di distribuire, doti a nubende 
povere del luogo; l'altra, fondata da Luigi 
Canevari, ha per iscopo di celebrare messe 
e distribuire elemosine. Ambedue sono am- 
ministrate dalla locale Congregazione di 
Carità. Il territorio di Caselle e luoghi li- 
mitrofi sulla destra del Lambro, ad agri- 
coltura che può dirsi pavese, sono tra vaste 
risaie e marcite. 

« E 1' umili Caselle, a cui d'intorno 
Biondeggian campi di granoso spighe. » 

G. Gabiano. 

Nei tempi di mezzo fu sovente invaso dai 
Milanesi che volevano tenere tutto il lodi- 
giano ed i forti sulla destra sponda del 
Lambro. Proprietà fratelli Conti Lurani. 
Oaselletto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Crespiatica , da cui dista 
circa 2000 metri, sud. È sulla strada Lodi- 
Crema. Nel 1733 era dei Padri Carmelitani 



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Scalzi. Passò ai Gargantini. Abitanti 70. 
Il Gabbiano dice questo luogo: 

4 La terra a Piero il martire devota 
Ch' elette case vanta e abitatori 
Alla difesa della patria pronti. » 

Proprietà Cavezzali, Passerini Daniele, Va- 
sconi Lucia, Vitadini Francesco. 
Casello Campagna, Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Borghetto Lo- 
digiano. Ab. 38. 

Caselnuoyo. Era nel comune e nella 
parrocchia di Codogno; nel 1788 aveva 52 
abitanti. 

Case Maranesi, Frazione del comune 
di Lodi e Chiosi, da cui dista circa 1000 m. 
sud. Parrocchia di San Fereolo. Ab. 15. 
Ora chiamansi Case Beonio. Proprietà eredi 
Beonio avvocato Pietro. 

Case matte. Era una cascinetta nella 
parrocchia di San Pietro in Pirolo, comune 
di Maleo, vicina al Casotto di Maleo. Fu 
distrutta. Eranvi alcune fortificazioni. 

"asenove. Frazione del comune e della 
parrocchia di Maleo, da cui dista circa 
tre chilometri. Ab. 200. Di questa terra 
il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, 
il 3 maggio 1477, fece dono ad Onofrio Be- 
vilacqua, conte di Maccastorna. — Ha ora- 
torio sotto il titolo della Beata Vergine 
Incoronata. Proprietà Olivari Luigi. 

Jasenove. Frazione del comune e della 
parrocchia di Turano, da cui dista circa 
un chilometro, est. 

Uasenoye. Frazione del comune e della 
parrocchia di Vittadone. 

Dasenoye. Frazione del comune^ di San 
Rocco al Porto; parrocchia di Mezzana Ca- 
sati, da cui dista circa 50 minuti (5 chilom.). 
Ab. 34. Proprietà Fornaroli Angelo e Pietro. 

pasenoye. Frazione del comune e della 
parrocchia di Bertonico, da cui dista circa 
3500 m. nord. Ab. 26. Proprietà Ospedale 
Maggiore di Milano. Si dice anche Canove. 

Dasenove. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Lurani, da cui dista 
circa 2500 metri. Ab. 77. 

Casonuoye, Era una frazione del co- 
mune di Casaletto Lodigiano, parrocchia 
di Mairano. Fu distrutta. 

Uasenuoyo. Frazione del comune di Caz- 
zimani , da cui dista circa un chilometro 



sud. Ab. 150. Parrocchia di Pieve Fissiraga. 
Ha oratorio al titolo di Santa Croce. È a 
breve distanza dalla strada Lodi-Sant'Angelo. 
Fermata Tramway. Leonzia Bocconi lasciò 
questa possessione alla Scuola del Santissimo 
Sacramento della Cattedrale di Lodi, il 18 
aprile 1545. Allora chiaraavasi anche La- 
vagna. (Vedi Ca de' Lavagni). Proprietà 
Luoghi Pii Elemosinieri di Lodi. 
Casenuove. Frazione del comune e della 
parrocchia di Somaglia, da cui dista 1900 
metri. Ab. 5. Proprietà Amministrazione 
dell' arginatura del Po. 

* Case "Edotte. Erano in principio di Bof- 

falora d' Adda. Nel tempo che il generale 
Vandome accampava a Rivolta, alcuni suoi 
mulattieri , che da Lodi trasportavano a 
quella volta molti oggetti d'argenteria per 
la sua tavola, furono sorpresi dagli ussari 
del principe Eugenio di Savoja, guidati dai 
contadini, e costretti abbandonare tutto in 
mano al nemico (1705). 

* Casifola. Era una cascina a breve di- 

stanza dalla strada provinciale piacentina, 
nel territorio di San Martino in Strada, in 
vicinanza del confine del comune di Cave- 
nago d'Adda. Fu distrutta 1' anno 1782. 

Casino. Frazione del comune di San Rocco 
al Porto ; parrocchia di Mezzana Casati. 
Ha un oratorio. Ab. 80. Dista 25 minuti da 
Mezzana Casati. 

Casino. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Maccastorna, da cui dista circa 
1300 m. nord-est. È sulla destra dell'Adda. 
Ab. (Vedi Porto). Proprietà Marchesi Be- 
vilacqua di Bologna. 

Casolate. Frazione del comune di Zelo- 
buon-persico, da cui dista circa 1200 metri 
sud. Parrocchia del Vicariato di Zelo-buon- 
persico; anime 192. La chiesa di Casolate 
è antichissima e fu assai considerevole, 
giacché l' anno 1261 la vediamo pagare 
una taglia di soldi cinque imperiali, somma 
tutt' altro che insignificante, specialmente 
messa a confronto con quello che pagarono 
altre chiese oggidì molto considerevoli : era 
nella Pieve di Galgagnano. Il 1 novembre 
1448 vi accampò il conte Francesco Sforza. 
Fu feudo dei conti Melzi, i quali soli nel 1650 
riconoscevano ancora la decima di Casolate 
come feudo dei Vescovi di Lodi, i quali 



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per la troppa indulgenza praticata per di- 
versi secoli ìiell' investire delle giurisdizioni 
feudali molte nobili famiglie, trascurarono 
di esigere le rispettive ricognizioni. Questa 
famiglia tenne il feudo sino al 1782 in cui 
vennero aboliti i privilegi. Il 21 gennaio 1869 
venne aggregato a Zelo-buon-persico. Evvi 
una scuola e collegio femminile diretto da 
Terziarie di San Domenico, fondato nel 1831 
dall' arciprete Francesco Fiazza. Questo col- 
legio è casa madre di quelli di Comazzo e 
di Lavagna. Proprietà Congregazione di 
Carità in Milano, e nobile Casa Melzi pure 
di Milano. 

Casolta. Frazione del comune di Mulaz- 
zano, da cui dista circa tre chilometri sud. 
Parrocchia di Quartiano. È situata sulla 
sinistra della Muzza. — Caxolta vetus. Fu 
dei Capitanei di Melegnano (1234). Ha ora- 
torio sotto il titolo della Natività di Maria 
Vergine. Sotto la data del 1 febbraio 1651 
troviamo un Carlo Fondo di Casolta, d'anni 
ventiquattro, il quale trascinato da cavallo 
al supplizio, fu impiccato in Lodi, e il suo 
corpo, squartato, fu appeso agli alberi sul 
luogo del delitto. Vi possiede l' Ospedale 
Maggiore di Lodi per 1' eredità del signor 
Alessandro Gavazzo ed Alvisa Vistarini sua 
moglie (1630). — Vi tenne 1065 pertiche 
di terreno, divise in tre possessioni, il Mo- 
nastero delle monache di San Benedetto, 
già Umiliate, soppresse il 22 aprile 1785. 

Casolta. 33 a roggia che esce dalla Muzza 
sotto la levata Bolenzana, della portata di 
once 20. 

Casoltina. Frazione del comune di Mulaz- 
zano, parrocchia di Quartiano. Vedi Casolta. 

* Casone de' Chiosi di JPorta 
Regalo. Era un cascinaggio nella par- 
rocchia di San Gualtero, tra Tovajera e 
Calvenzano (?). 

Casoni. Frazione del comune e della par- 
rocchia di S. Stefano al Corno, da cui dista 
circa 900 metri sud-ovest. Ha oratorio de- 
dicato a San Carlo Borromeo. Proprietà 
Cigolini. 

Casoni. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi e della parrocchia di Cornegliano 
Laudense, da cui dista circa 1250 ni. est. 
Ab. 61. Proprietà Negroni. 

Casoni. Frazione del comune di Cavenago 



d' Adda, da cui dista circa 3000 metri sud ( 
ovest. Parrocchia di Caviaga, da cui distc 
circa 1000 metri. Ab. 90. È a breve distanzs 
dalla strada provinciale piacentina. Vi pos 
sedeva la Canonica degli Umiliati di Fos 
sadolto. Proprietà Spinelli. 

Casoni. Frazione del comune di Borghetlc 
Lodigiano, da cui dista circa 2200 m. sud, 
Parrocchia di Borghetto Lodigiano per abi- 
tanti 344; e di San Colombano al Lambrq 
per abitanti 25. È sulla sinistra del Lambro; 
a breve distanza dal ponte di S. Colombano. 

Casoni di Campagna. Frazione del 
comune e della parrocchia di S. Colombano 
al Lambro, da cui dista circa 2000 metri. 
Abitanti 22. 

* Casoncelli. Era frazione del comune e 
della parrocchia di Cornegliano Laudense, 
da cui distava breve tratto verso nord-est. 

Casotti Superiore ed Inferiore. 
Frazione del comune e della parrocchia di 
Maleo; con Tana della Volpe., ab. 23. (Vedi). 

Casottino. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi , a sinistra di chi esce da porti 
Roma. Parrocchia di San Bernardo. 

Casottino. Frazione del comune di Spino 
d'Adda, provincia di Cremona; parrocchia 
di Spino, da cui dista circa 300 metri. Dio- 
cesi di Lodi. Proprietà Milanesi. 

Casotto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant' Angelo Lodigiano, da 
cui dista circa tre chilometri. 

Casotto. Provincia di Cremona, comunè 
di Dovera. Diocesi di Lodi , parrocchia di> 
Roncadello, da cui dista 1600 rietri sud 
Ab. 43. Proprietà Casa Barni di Lodi. 

Casotto. Frazione del comune di Spino 
d'Adda, provincia di Cremona; parrocchia 
di Spino, da cui dista circa 300 metri. Dio- 
cesi di Lodi. Proprietà Mondini. 

Casotto. Frazione del comune di Massa- 
lengo, da cui dista circa 1200 m. nord-est. 
Parrocchia di San Martino in Strada, da 
cui dista circa 3000 metri ovest. Ab. 24. 
Proprietà Luogo Pio Triulzi. 

Casotto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto Lodigiano. 

Casotto. Frazione del comune di Corte 
Palasio, da cui dista circa 3500 metri 
nord, sulla strada Lodi-Crema. Parrocchia 
di San Giorgio in Prato. Ab. 23. 



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Casotto del Nani. Frazione del co- 
mune di Lodi o Chiosi , parrocchia della 
Fontana. Proprietà Società rappresentata 
dagli ingegneri, Luigi Bonomi e Francesco 
Picolli. 

Casotto do' 'Valnegri. Frazione del 
comune di Lodi e Chiosi (d'Adda), parroc- 
chia di Boffalora d'Adda. Ah. 30. Proprietà 
fratelli Bagatti, Cardazzi. 

Cassar» elio. Vedi Cazzano. 

Cassimi de' Sommariva. scas- 
sina de SummaripisJ . Jacentis ultra Aduam 
iuxta dream inter stratam de Portate-rio 
et stratam Caxinarum de Summaripis (feb- 
braio 1309). Oggi non se ne conosce il 
nome. 

Caseina Zermani. Nome perduto 
di un luogo nei paraggi di Santo Matìw 
(San Tomà). Era vicino a ZametOj altro 
nome perduto. In quibus terris transenni 
Scelera et Lambrum (15 novembre 1290). 

Cassinello. Antico nome di Cassino 
d' Alberi. Vedi Cassino d'Alberi. 

Cassinetto. Frazione del comune di Pan- 
dino, provincia di Cremona, parrocchia 
di Gardella, diocesi di Lodi. Abitanti 20. 
Dista da Gardella circa 150 metri. Proprietà 
Conti Maggi. 

l'assinetto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Spino d' Adda , da cui dista 
circa un chilometro. Provincia di Cremona, 
diocesi di Lodi. Proprietà Bisnari. 

Cassino. Antico nome di Ca del Conte 
(vedi). 

Cassino. Nome perduto di un luogo vi- 
cino a Lodivecchio, il cui territorio fu con- 
cesso da Monsignor Ottobello Sofflentino ai 
fratelli Razonati (3 febbraio 1224). 
L assino d' AJLlberi. Frazione del co- 
; mime di Mulazzano, da cui dista 2000 m. 
nord. Parrocchia del Vicariato di Mulazzano 
sotto il titolo dei Santi Nazaro e Celso 
Martiri. Anime 500. Detto anticamente Cas- 
sinello. Il Gabiano confonde Cassino d'Alberi 
coli' antico Cassino, fondato sulla distrutta 
Roccabruna, celebre per la morte di San 
Daniele, soldato di Carlo Magno. Ecco l'eti- 
mologia, secondo il poeta lodigiano: 

« Del nobil sangue del romuleo Cassio 
Esce Cassino, a cui lasciaro gli avi 
E culto e stemma invan, che il valgo rude 



O dallo strame che copria le case 

O dal copioso lìen, clic i prati allieta, 

Or capanne lo chiama, ed or fienili. » 

Monsignor Dongiovanni Fissiraga il 9 lu- 
glio 1252 investì Marchisio d'Alberi di Cas- 
sinello delle decime di questo territorio per 
anni venti. Nel 1261 la chiesa di Cassinello 
pagò una taglia di denari 7 e mezzo imposta 
dal notajo Guala, legato del Papa, al clero 
lodigiano; era nella Pieve di Mulazzano. 
Il 19 settembre 1290 Monsignor Raimondo 
Sommariva investì per anni 29 Antonio, 
Giovanni ed altri della famiglia Alberi della 
decima del medesimo luogo, per il fitto di 
staja quattro di mistura di segale e miglio. 
Questa famiglia Alberi lasciò poi il nome 
a Cassinello, che in seguito nomossi Cassino 
d'Alberi. — L'anno 1329, 22 giugno, il 
Rettore della chiesa di San Fermo di Milano 
investì delle decime di Cassino d'Alberi 
un Lazzareto di Cornegliano. Del rimanente 
feudatari di questo luogo in quei tempi 
erano i Capitanei di Cervignano. Vi tene- 
vano una possessione di 406 pertiche le 
Monache di San Benedetto, già Umiliate, 
di Lodi. — Erroneamente questo luogo è 
creduto per 1' antica Roccabruna. Vedi Ca 
del Conte. Il 27 gennajo 1869 fu aggregato 
a Mulazzano. 

Proprietà Contessa Litta maritata Conte 
Rusca di Milano; altra Contessa Litta ma- 
ritata Conte Scotti di Milano; fratelli Peri 
di Vignate ; Corbetta di Milano ed altri 
vari particolari. 

Castagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui dista 
circa 1000 metri nord-ovest , in vicinanza 
della strada Lodi-Sant'Angelo, e sulla si- 
nistra del Sillero. Ab. 120. Nel 1100 era 
proprietà della famiglia Gavazzi di Lodi. 
Nel 1633 faceva comune con Orgnaga e 
Orgnaghina. Vi tenevano una possessione 
di 400 pertiche le Monache di S. Benedetto, 
già Umiliate, di Lodi. Proprietà Martani. 

Castagnina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui dista 
circa un chilometro. Abitanti 22. Proprietà 
Meriggi. 

Castagnoni. Frazione del comune di 
Somaglia, da cui dista breve tratto verso 
nord. Parrocchia di S. Martino del Pizzolano, 

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53 CA 



da cui dista 750 metri. Anticamente chia- 
mavasi Casteniole; vi possedevano i monaci 
di San Pietro di Lodivecchio, 1' anno 972, 
18 novembre. Ab. 202. Proprietà Ferrari 
Francesco e fratelli Varesi, 

* Castegneto. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di S. Martino in Strada, forse 
oggi Baratliera (20 agosto 1216). 

Castel Hiamoro. Provincia di Pavia, 
diocesi di Lodi , circondario di Abbiate- 
grasso, mandamento di Belgiojoso, comune 
di Marzano Pavese. Distante 9 chilometri 
sud da Landriano; 12 nord-est da Pavia 
e 21 e mezzo ovest da Lodi. Villaggio sulla 
riva sinistra del Lambro Meridionale o 
Morto. 

« Giace del Lambro in sulla riva amena 
11 Castel che dal fiume il nome prende. » 

G. Gabiano. 

Per lo passato possedeva un castello che 
appartenne ai Visconti. I suoi ruderi ven- 
nero convertiti in case d'abitazione nel 1860. 
— Dai registri parrocchiali risulta che la 
giurisdizione ecclesiastica di Castel Lambro 
era più estesa che non attualmente, che 
la chiesa era dedicata a San Pancrazio, e 
fabbricata in luogo anche in oggi detto 
Campo di San PancraziOj parte del quale 
è di ragione della Prebenda, e parte del 
signor Spizzi; che la parrocchia di Valera 
Fratta era frazione di quella di Castel 
Lambro. Vedi Caselle Lurani. Antico feudo 
della nobile famiglia Litta, la quale ven- 
dette questa proprietà nel 1864 ai signori 
Spizzi, principali proprietari del luogo. — 
Parrocchia del Vicariato di Sant' Angelo 
Lodigiano, sotto il tìtolo di San Stefano 
Protomartire, di anime 302. Nel 1619 aveva 
un oratorio dedicato a San Biagio. Pro- 
prietà Spizzi, Prebenda parrocchiale, Rossi, 
Maj occhi, Beretta, Magni, Spada, Barbieri, 

Oastella.ro. Frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa 2500 metri sud-ovest. Ab. 43. Pro- 
prietà Beltrami. Forse Caslellazzo? (Vedi 
Senna Lodigiana). 

Castellazzo. Ora è provincia di Pavia, 
comune di Chignolo Po. Altre volte appar- 
teneva alla parrocchia di Orio Litta. È sulla 
destra del Lambro. 



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Castellazzo. Frazione del comune e 
della parrocchia di Fombio, da cui dista 
circa 500 metri. Ab. 5. Proprietà Prebenda 
parrocchiale di Fombio. 

* Castelletto. Nome perduto di un luogo 
nelle vicinanze di Grafflgnana; aveva una 
chiesa che nel 1261 pagò una taglia di de- 
nari 15 al Pontefice; era nella Pieve di 
Sant' Angelo. 

Castelletto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cornogiovine, da cui dista 
circa 500 m. Ab. 85. Proprietà Rossi. 

Castellina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Camairago, da cui dista circa 
2000 metri sud-est. È sulla destra dell'Adda, 
in vicinanza del porto di Formigara. 

Castellina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cavacurta, da cui dista circa 
1250 metri. Abitanti 19. Proprietà Bignami 
Angelo. 

Castellina. Frazione del comune e della 

parrocchia di Cornovecchio, da cui dista 
circa 1500 metri est. Abitanti 61. In questo 
luogo la destra riviera dell' Adda coincide 
colla sinistra del Po ; quindi l' Adda inco- 
mincia ad essere artificialmente arginata. 
Ha un oratorio dedicato a San Carlo, di 
data recente, giacché nel 1619 non esisteva. 
— È così chiamata perchè quivi esisteva 
un piccolo castello posto dirimpetto all' at- 
tuale cascina, dove esiste ancora in parte; 
ma verrà esso pure quanto prima demolito, 
essendo già stato sostituito da un bel pa- 
lazzotto moderno. Venti o venticinque anni 
fa si osservavano ancora i ruderi dell' an- 
tico situato in faccia alla cascina. Sombra 
che abbia avuto comune l'origine con quello 
della Maccastorna. Una tradizione popolare 
asserisce che una strada sotterranea met- 
tesse in comunicazione questo castello eoa 
quello tuttodì esistente, di infausta memoria, 
della Maccastorna. — È proprietà del Mar- 
chese Don Giulio Stanga. 

Castellina di Sopra. Frazione del 
comune e della parrocchia di Somaglia, da 
cui dista circa 1400 metri sud. Abitanti 41. 
Proprietà Consorti Vignola. 

Castellina eli Sotto. Frazione del 
comune e della parrocchia di Somaglia, dal 
cui dista circa 1600 metri sud-est. Ab. 13*1 
Proprietà Poggi c Bozzi. 



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* Castello. Terra murata e fortificata, entro 
cai abitavano gli antichi baroni e signori. 
Costruivasi d' ordinario ed era destinato a 
difendere od un passo, od una posizione 
importante, talvolta anche la città innal- 
zatasi a poco a poco all' intorno. Troppo 
spesso ai tempi dei feudatari (l'età dell'oro 
dei castelli) queste fortezze, volte, come è 
noto, a tutt' altro uso, servirono di asilo 
a' signorotti avidi e crudeli, che taglieg- 
giavano i viaggiatori ed opprimevano gli 
abitanti del vicinato. I castelli antichi, or- 
dinariamente isolati, fecero talvolta parte 
del sistema di difesa di una città, siccome 
scorgesi ancora in molte piazze d' Europa. 
Gli antichi castelli, che destano meraviglia 
per la grossezza delle loro muraglie (che 
passa talvolta i sei metri) a partire dal 
secolo XII offrono una disposizione uni- 
forme. Quasi tutti sono collocati in alture, 
con pozzi profondi e vaste cisterne, con 
cinta più o meno complicata di torri e tor- 
ricelle, e più tardi di bastioni , aventi nel 
mezzo un torrione più solido e più alto 
in cui ritiravansi i difensori superata che 
avesse il nemico la cinta. Ivi mantenevansi 
con vantaggio opprimendo gli assalitori con 
freccio, pietre, acqua ed olio bollente, e 
più tardi con armi da fuoco. E prima di 
superare le mura il nemico aveva molti 
ostacoli da vincere: opere distaccate, fossi 
profondi , per lo più pieni di acqua ; ponti 
levatoi , saracinesche che calavansi dietro 
i più arditi ad impedir loro la ritirata. 
Infine dal mezzo delle volte soprastanti alle 
porte si alzavano ed abbassavano con in- 
gegni certe travi pesanti per ischiacciare 
chi si appressava: modo di difesa il quale 
sopravvive nei moderni machicoulis che al- 
cuni tradussero mazziculi^ praticati nella 
difesa tumultuaria delle case e degli edilìzi 
isolati. — Nella Lombardia il più antico 
castello di cui faccia menzione la storia è 
quello di Seprio e à'Axongia, che pajono 
essere stati una cosa sola. Giulini dice che 
se ne parla fin dall'804: ncll'844 i castelli 
di questa parte d'Italia erano già numerosi, 
e il convento di Sant'Ambrogio di Milano 
ne possedeva alcuni. Nell'8G4 i Longobardi 
ne aggiunsero di nuovi e si diedero a cin- 
gere di gagliardo mura le terre ed i sob- 



borghi delle città. Fu allora , a quanto 
sembra, che s' introdusse da noi la voce 
Borgo accollata poscia a molti dei nostri 
luoghi. « Non per altra ragione, scrive lo 
storico precitato, credo che alcune terre si 
chiamassero borghi se non perchè cinte di 
mura e fortificate. » E cita a suffragio di 
questa opinione una pergamena dell' 864, 
in cui la terra di Canobbio è detta per la 
prima volta borgo: actumj dice un antico 
documento, in vico burgo Canobio (Storia 
di Milano I.° pagina 290). Se non che i 
borghi differiscono in ciò dai castelli , se- 
condo l'autore medesimo, che i primi erano 
tutti cinti di mura e fortificati , laddove i 
castelli erano tal fiata anche terre aperte 
munite di fortezza. Da un diploma con cui 
Berengario I concede a Risinda badessa 
del monastero di Teodata in Pavia la fa- 
coltà di erigere quanti castelli ella ripu- 
tasse necessari a proteggere i luoghi sog- 
getti alla giurisdizione del suo cenobio, si 
raccoglie che fin da quei tempi essi erano 
muniti di bertesche,, ossia torri, di mura 
merlate di bastioni e di fossati j ed erano 
i resi inoltre di difficile accesso con tagliare 
tutte le vie che mettevano capo alla for- 
tezza Le continue e feroci scorrerie degli 

Ungheri e le intestine discordie avevano, 
tra il 900 e il 1000, popolata di castelli 
tutta la Lombardia, tanto che Burcardo, 
parlando dei tempi del Barbarossa , potè 
affermare che di duemila castelli che ave- 
vano i Milanesi prima di quella guerra, 
non ne erano loro rimasti in appresso più 
di quattro, e questi pure li volle Federico 
nelle mani. Anche le chiese vennero talvolta 
fortificate in quei giorni turbolenti in Eu- 
ropa, e convertite in modo di castelli, come 
noi vediamo dei campanili di Cavenago e 
di S. Martino in Strada, di Lodivecchio e di 
Rivolta d'Adda; ma il Concilio XIII ne li- 
mitò l'uso ai soli casi d'estrema necessità 
ed a difesa contro i pagani. I principi si ri- 
servarono in alcuni casi il diritto di presidio 
nei castelli concessi in feudo ad altri, sic- 
come ottenne l'Austria, ai tempi nostri, dal 
congresso di Vienna, riguardo alla cittadella 
di Piacenza , affine di proteggere il passo 
del Po al confine dei suoi Stati in Italia. 
Castello. Frazione del comune e della 



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parrocchia di Fombio, da cui dista circa 
500 metri. Ab. 15. Forse 1' antico Castello 
Aribaldi j posseduto nel 997 da un Roglerio 
fedele di Ottone III imperatore. Proprietà 
Casa Scotti di Piacenza. 

* Castello del Florio. Antico nome 
dell'attuale Squintana. In seguito si chiamò 
anche Motta ed anche Campelli. 

Gii stello de' 1 ioidi. Frazione del co- 
mune di Lodi e Chiosi, da cui dista circa 
3000 metri sud-ovest. Parrocchia di S. Fe- 
reolo. Ab. 55. — Castello de' Roldi, seu 
Prosteso (1595) era di Marc' Antonio della 
Fiora, detto Galvagno. Nel 1633 chiamato 
Castel Airoldi. Ha oratorio al titolo della 
Beata Vergine del Rosario. Proprietà Bo- 
selli Ettore. 

Castelnuovo. Vedi Castelnuovo di Ron- 
caglia. 

Castelnuoyo Bocca, d' Adda, 

Comune nel mandamento di Maleo. Ufficio 
postale. Sezione elettorale. Agenzia delle 
Imposte e Ufficio del Registro di Codogno; 
Ufficio delle Ipoteche di Cremona. Ab. 2574; 
in paese 2176. Superficie ettari 1570.36. 
Bilancio L. 17500. Distanza da Lodi chilo- 
metri 41.111 , sud-est. — Parrocchia di 
anime 2542, sotto il titolo di Santa Maria, 
capoluogo del Vicariato (III. ) che abbraccia 
Maccastorna e Meleti, con 4190 anime. 

« Là dove V Adda in Po discende, gonfia 
Del viein fiuraicel, di cui le Ninfe 
Risero al Vida, Castelnuovo è posto ». 

J. Gabiano. 

Sino dai tempi in cui fioriva la Repub- 
blica romana veniva questo luogo conside- 
rato dai Galli, abitatori di queste contrade, 
per uno dei più bei punti militari e suscet- 
tibile di lunga difesa, come ce lo insegna 
lo storico Polibio. I Romani, dopo di aver 
scacciato i Galli dalle rive del Po e fondato 
le colonie di Piacenza e Cremona , non 
tralasciarono di munire anche questo luogo 
come punto intermedio e di comoda comu- 
nicazione a quelle città; anzi sappiamo da 
Polibio che gli sforzi principali dei Romani 
por conquistar l'Insubria si riducevano ap- 
punto presso il luogo ove l'Adda mette in 
Po, ed i consoli Publio Fulvio e Cajo Fla- 
minio (anno 225 avanti Cristo) si accam- 
parono ncll' angolo formalo da quei fiumi. 



CA 



Allora forse ebbe origine il castello che 
in seguito ripetutamente smantellato e ri- 
costrutto nuovamente prese il nome di Ca- 
stehiuovo Bocca d'Adda. Distrutto durante 
le invasioni barbariche, venne ricostruito, 
secondo il Goldaniga , 1' anno 590 da Chil- 
deberto re dei Franchi quando aprì il corso 
all' Adda onde salvare molto terreno alle 
esondazioni del fiume, allo scopo di difen- 
dere il passaggio e la navigazione neh' Adda 
e nel Po. Nel secolo decimo subì nuova 
rovina durante la calata degli Ungari : ri- 
fabbricato, vi troviamo signore un marchese 
Ugo che il Muratori ritiene stipite della 
famiglia d' Este, nella cui casa, nel mese 
di gennajo 1034, Tadone, messo imperiale, 
risiedendo in giudizio, vi lesse il testamento 
di un prete Girardo piacentino. L'anno 1132 
Innocenzo II, con Bolla 14 luglio, confermò 
i beni del monastero di San Sisto di Cre- 
mona , tra i quali annoveravasi le chiese 
di San Michele e di San Bartolomeo di 
Castelnuovo. È ignoto in qual tempo questo 
luogo passasse dai Cremonesi in potere 
del popolo piacentino e del monastero di 
San Sisto; ma egli è però certo che il do- 
minio di questo castello e la comproprietà 
del medesimo fra il monastero ed il comune 
di Piacenza furono cagione di guerre cru- 
deli tra le due città rivali di Cremona e 
di Piacenza, che a lungo andarono dispu- 
tando il possedimento di questa fortezza, 
desolando per tanti anni queste parti del 
nostro contado. Convien credere però che i 
Cremonesi ne riprendessero in seguito il 
possesso, giacche sul principio del 1150 i 
Piacentini glielo ritolsero di bel nuovo. Per 
vendicare la sconfitta di Rubiano ricevuta 
dai Piacentini contro i Cremonesi e Par- 
migiani, i vinti strinsero alleanza coi Mi- 
lanesi: questi si portarono in gran numero 
col loro carroccio alla volta di Castelnuovo, 
e vi si accamparono attendendo che là 
giungessero i Piacentini onde unitamente 
passar l'Adda ed invadere il cremonese. 1^ 
popolo di Cremona, temendo gli effetti di una 
tale unione, spedì prontamente i suoi militi 
all'incontro dei Milanesi, ed a vista di 
Castelnuovo il 5 luglio di quell'anno (1150) 
attaccarono la zuffa innanzi che giunges- 
sero i Piacentini. Fu tanto l' ardore col 



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01 



quale i Cremonesi assaltarono l'inimico che 
fecero un orribile macello di pedoni e di 
cavalieri e più di 1500 facendone prigioni, 
e i Milanesi in tal modo sconciati abban- 
donarono i loro bagagli e sin anco il loro 
carroccio. Inevitabile sarebbe poi divenuto 
il totale eccidio dei Milanesi se le vicine 
mura di Castelnuovo, in allora guardate da 
poche genti piacentine, non avessero offerto 
un asilo ai loro fuggiaschi. — Esisteva 
allora una controversia tra i monaci di San 
Sisto di Piacenza padroni pella ragione del 
feudo di Castelnuovo, e Lanfranco Cassino 
ultimo Vescovo di Lodi vecchio e primo di 
Lodi nuovo a motivo del jus-patronato sulla 
chiesa di Castelnuovo: per 'la qual cosa 
l'anno 1155 il Vescovo Lanfranco e Beraldo 
abate di San Sisto vennero ad un concor- 
dato pe! quale V elezione del pievano di 
San Michele di Castelnuovo e il diretto do- 
minio negli affari temporali di essa chiesa 
rimase all' abate di San Sisto, ed al Vescovo 
l'esame e l'istituzione del pievano o rettore, 
la sopraintendenza nelle cose spirituali e 
molte ragioni di decime. Questa convenzione 
venne poscia confermata nello stesso anno 
da una Bolla di Papa Adriano IV. I beni 
del monastero di San Sisto vennero poscia 
in quest' anno nuovamente confermati con 
diploma di Federico Barbarossa datato da 
Modena e da lui ricevuti sotto la real pro- 
tezione, e fra i quali si nomina: Castrimi 
novum cimi Ecclesia S. Michcelis. L' anno 
1166 Arderico II Vescovo di Lodi, investì 
delle decime della corto e del territorio di 
Castri novi de Boca d'Adda un Giovanni 
Selvatico di Cremona a titolo di feudo ono- 
rifico e gentile. Di quei tempi troviamo 
questo luogo denominato Castrum novum 
de Buca Ab duce,, Castellani novum. Ma con- 
tinuando tra i Cremonesi e Piacentini le 
contese per il possesso di questo luogo, il 
castello finì per essere distrutto l'anno 1188. 
Risorse ben presto dalle rovine , perchè 
nel 1109 i Piacentini e i Milanesi volevano 
levarlo ai Cremonesi, e nel 1215 Buoso 
da Dovara , dopo averlo combattuto dieci 
giorni, dovette abbandonarlo ancora ai Cre- 
monesi. Nel 1230 il monastero di San Sisto 
di Piacenza concesse il feudo ad Anselmo 
Selvatico, discendente di Giovanni, il quale 



10 tenne sino sul finire del secolo. — La 
chiesa di Santa Maria di Castelnuovo, nella 
Pieve di Roncando, l'anno 1261 pagò una 
taglia di denari 4 imperiali , imposta dal 
notajo Guala, Legato del Papa, al clero 
lodigiano. A proposito di questa chiesa leg- 
gesi che la prepositura di Sant' Agata di 
Cremona, possedendo nel secolo dodicesimo, 
e forse anche prima , alcuni beni nel ter- 
ritorio di Castelnuovo, tentò d' usurparsi 
anche la chiesa di Santa Maria , forse la 
stessa che quella di San Michele, nuova- 
mente rifabbricata; onde Monsignor Arde- 
rico II Ladina Vescovo di Lodi, necessitato 
a difendersi , commise la causa a Don Fe- 
derico arcidiacono di Cremona , il quale 
trovando giuste le ragioni del Vescovo, 
stimò bene indurre i litiganti ad una tran- 
sazione, per la quale l'arbitro dichiarò esser 
la chiesa predetta soggetta alla giurisdi- 
zione del Vescovo di Lodi, ed obbligò i beni 
della prevostura, sottoposti alla parrocchiale 
di Castelnuovo, a pagare la decima di de- 
nari 12 imperiali alla Mensa Vescovile 
(9 giugno 1203). Si trovano pagamenti fino 
al 1455, dopo del qual tempo non si può più. 
nulla accertare per mancanza di documenti. 
Però anche presentemente la stessa chiesa 
tiene qui buona parte della sua prebenda, 
chiamata appunto Sani' Agata. Anche il co- 
mune di Cremona aveva possedimenti e 
case coloniche in questo territorio, la cui 
località chiamasi tuttavia Città. Del resto 

11 comune di Castelnuovo teneva in feudo 
dal Vescovo di Lodi alcune terre, per le 
quali pagava al Vescovo una decima, con- 
sistente, nei primordi (22 maggio 1152) in 
una libra di cera, che ai tempi di Monsignor 
Cadamosto crebbe a cinque, indi a sette 
(29 marzo 1358), poi a sette e mezza (1557). 
L' anno 1579 essendo renitente il comune 
a pagare, Monsignor Federici minacciò la 
scomunica il comune stesso, se non compiva 
l'obbligo suo. Questa decima credesi sia du- 
rata fino all'abolizione dei feudi, giacché sul 
principio del secolo scorso vigeva tuttavia. 

Nel 1296 essendosi otturato il declivio del 
fiume Adda a Castelnuovo, avvenne una 
grande inondazione in tutte le bassure da 
Castelnuovo a Cassano, causa questa di 
grandissima mortalità nelle persone per 



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cattive esalazioni, e si rinnovò in quest'oc- 
casione il lago Gerondo e la favola del 
drago Tarando. — Guglielmo Cavalcano, 
capo dei Guelfi cremonesi, avendo ribellata 
la città all' imperatore Enrico VII , questi 
ordinò ai Piacentini che muovessero guerra 
a Cremona: questi allora incominciarono 
dall' espugnazione di Castelnuovo, difeso dai 
Guelfi partigiani del Cavalcabò : il castello 
non potè resistere ai Piacentini che lo con- 
quistarono nel 1311. Dopo la presa di Cre- 
mona fatta lo stesso anno dall'imperatore, 
in questo castello, come in quelli di Maleo 
e di Codogno, vennero rinchiusi prigionieri 
1200 Guelfi di Cremona; ma il 22 gen- 
naio 1312 il Cavalcabò, resosi ancora pa- 
drone della sua patria, riebbe nuovamente 
Castelnuovo. Nel 1317 Ponzino Ponzone, capo 
della fazione dei Maltraversi , ghibellina, 
ritolse il castello al Cavalcabò. Ricaduto 
alla parte guelfa, Galeazzo Visconti il 23 no- 
vembre 1319 allestì nove ganzare nel Po 
ed un castello di legno sopra una grossa 
nave, e Io mandò giù pel fiume a battere 
Castelnuovo ; espugnatolo nel maggio del 
1320, per più giorni le sue terre furono 
devastate dalle milizie di Galeazzo ed Azone 
Visconti. L' anno 1370 questo castello fu 
da Bernabò Visconti donato a sua moglie 
Regina della Scala , unitamente a molte 
altre rocche del lodigiano: questo principe, 
onde resistere alle forze dei crociati intra- 
prese a maggiormente fortificare il castello, 
tenendovi un deposito della sua armata 
navale del Po. In seguito fu usurpato dal 
celebre Cabrino Fondulo signore di Macca- 
storna e poscia di Cremona. Filippo Maria 
Visconti , neh' intento di togliere Cremona 
ai Cavalcabò, vi spedì il conte di Carma- 
gnola, il quale innanzi tutto conquistò Ca- 
stelnuovo, e lo diroccò appiccando il ca- 
pitano che vi si trovava alla difesa (1419). 
Nel 1427, Francesco Bembo, ammiraglio 
delto Repubblica veneta, giunse sul Po da- 
vanti a Cremona ed incendiatovi il ponte, 
risalì il fiume, ed entrato per la foce del- 
l' Adda , sbarcate le truppe s' impadronì 
senza resistenza di Castelnuovo unitamente 
a Pizzighettone e Castiglione. La pace poi 
conchiusa il 31 dicembre dello stesso anno 
ritornò ancora queste terre in potere dei 



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Visconti. L'anno 1477 il duca Galeazzo Mari. 
Sforza investì di Castelnuovo il genoves 
Carlo Fiesco, che in seguito (1478) cangiì 
il feudo con quello di Castiglione, toccandi 
Castelnuovo al cavaliere Filippo degli Eu 
stacchi , pavese. Nel 1555 il feudo passò i 
Marchesino Stanga , cremonese, la cui fa 
miglia l'ebbe fino allo svincolarsi dei feudi 
— Nel 1587 il Senato di Milano concesse d 
eriger quivi un magistrato per la conser 
vazione degli argini del Po e dell'Adda 
ed era composto di sei individui, eleggibil 
ogni due anni, due dagli ecclesiastici, du( 
dai nobili e due dai rurali. — Nel 1635 
nel porto di Castelnuovo, Odoardo Farnese 
duca di Piacenza, in onta ai Milanesi, ab 
brucciò un loro brigantino, motivo per cu 
il Marchese di Leganes , Governatore d 
Milano, mosse guerra al Farnese, e riven 
dico sul principio dell' anno 1638 quel bri- 
gantino, abbracciando nello stesso luogo 
caduto in proprietà degli Spagnuoli , ui 
brigantino cremonese. L' anno 1647 alle 
scopo di opporsi alle armi di Modena e d 
Francia, che facevano l'assedio di Cremona 
Ercole Triulzi, mentre fortificava Pizzighet 
tone, occupò pure Castelnuovo. — Nel 179( 
dall' ergastolo di Pizzighettone si condus- 
sero qui i galeotti per iscavar la ghiaia 
occorrente alla strada mantovana, e noli 
avendo altro luogo ove alloggiarli , fu dis- 
sacrata la chiesa di San Rocco, e così pe 
rirono belli affreschi di Giulio Campi. Prima 
dell' annessione aveva una Ricevitoria di 
Finanza. — La chiesa parrocchiale fu con- 
sacrata nel 1471, 14 luglio, da Monsignor 
Pallavicini : ha altre due chiese in luogo, 
una dedicata a San Stefano Protomartire, 
ed una alla Beata Vergine Annunziata: sulla 
strada di Meleti havvi un oratorio distret- 
tuale dedicato a Sant' Antonio Abbate. — 
Questo comune appartenente al ducato di 
Piacenza fino al 1797, in quest'anno, pro- 
clamata la Repubblica Cisalpina , unita- 
mente a molti altri luoghi al di qua del 
Po, passò al lodigiano. Ha una Causa Pia 
fondata nel 1826 dal Sacerdote Giuseppe 
Peroni, onde soccorrere con elemosine, doti, 
assegni fìssi, medicinali, baliatici i poveri 
terrieri di Lodi, Codogno e Borghetto, con 
preferenza a quelli discendenti dalla fa 



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03 



miglia del testatore: ò in amministrazione 
alla locale Congregazione di Carità. — Aveva 
un antichissimo ospedale, al titolo di San 
Mamertc, di cui si ignora l' origine. Al- 
lorché si trattò d'incorporarlo coll'Ospedale 
Maggiore di Lodi, sorsero vivissime contese 
per parte principalmente della comunità, 
non trovandosi contenta di privarsi di quel 
benefizio col trasferire le entrate in quello 
di Lodi, lontano 24 miglia da Castelnuovo. 
Ciò non ostante ebbe luogo il concentra- 
mento. Una lite però per causa di questo 
durò fino al 1499, 29 dicembre, in cui si 
venne a transazione. I beni di quest' ospe- 
dale di pertiche 750 vennero affittati per 
lire 64 nel 1475, coli' obbligo di alloggiare 
i pellegrini , tenendo a tal uopo un letto 
compito, mentre prima dell' unione era già 
cessata 1' ospitalità. L' oratorio di San Ma- 
merte venne demolito nel 1584 coli' obbligo 
di fabbricare nella parrocchiale una cappella 
ad onore del detto Santo. Nel paese havvi 
memoria di un ospizio di monaci di San Be- 
nedetto la di cui immagine si conserva 
ancora in chiesa : a questi successero gli 
Agostiniani, i quali credesi vi dimorassero 
fino al tempo della prima soppressione. Il 
loro convento ora è ridotto ad uso di abi- 
tazione civile, nè si conserva altro che una 
piccola e divota immagine di Maria col 
Bambino conforme a quelle che si cbia- 
mano Auxilium Christianorum > dipinta su 
un angolo del muro esterno di cinta, verso la 
quale il popolo nutre speciale venerazione. 
Proprietà Conti Stanga di Cremona. 
Castelnuovo eli troncagli». Fra- 
zione del comune e della parrocchia di 
Somaglia, da cui dista circa 2000 metri 
verso sud ; a breve distanza dalla sinistra 
del Po. Abitanti 32. 

« Ecco sii avanzi di Roncaglia, dove 
I Concili teneva il Barbarossa. 
Ai Lodigiani allor, profughi e fidi 
Sempre all' impero sotto i regali auspici 
La città nuova fabbricar fu dato. » 

J. Gabiano. 

Luogo assai celebre per il passato, e no- 
minato molto dagli scrittori , perchè era 
l'unico ricetto degli imperatori, ed il rifugio 
d'Astrea nei tempi antichi. Qui gli impe- 
ratori solevano tenere le loro principali ed 



universali assemblee, di cui crediamo utile 
parlare un po' più distesamente. Appena 
bandita una dieta, tutto l'esercito imperiale 
accampava in Roncaglia, e togliendo ogni 
ingombro per rendere tutto libero e piano, 
vi si piantavano in giro od in quadro le 
tende ed i padiglioni a foggia di una città, 
facendovi, molto tempo prima delle diete 
intimate, lavorare molti artefici ed inge- 
gneri , costruendovi strade, piazze e porte, 
onde poscia vi accorrevano da ogni parte, 
come a grande fiera , mercanti , fabbri ed 
ogni sorta di artefici e venditori, recandovi 
vivande, mercanzie, armi d'ogni qualità per 
uomini e cavalli secondo i bisogni di quei 
tempi. Nel mezzo di questo grande cerchio 
innalzavasi il padiglione imperiale a guisa 
di un tempio, intorno a cui erano disposti 
gli altri dei principi e baroni secondo la 
precedenza e dignità loro. Ergevasi poi 
un' altissima antenna alla quale appende- 
vasi lo scudo imperiale sotto cui attaca- 
vansi sempre in ordine gerarchico quegli 
degli altri baroni e principi. Aperta la dieta 
citavasi a suono di tromba ciascun feuda- 
tario a rendere conto della sua giustizia, 
e chi non compariva, veniva per sentenza 
privato del feudo. Solevansi poi ricevere gli 
ambasciatori delle città che intervenivano 
od a complimentare l'imperatore, od a far 
scuse, oppure a chiedere qualsivoglia cosa 
secondo i bisogni. Chiamavansi al congresso 
anche i giureconsulti, onde perorare e de- 
cidere intorno alle deferenze o controversie 
sorte tra l' imperatore e le città o tra le 
città medesime, oppure tra privati. Così si 
promulgavano le leggi ed ogni altra fac- 
cenda si sbrigava per il governo dei popoli. 
Usavasi il primo giorno spenderlo a fare 
a tutti giustizia, sollevando gli oppressi; il 
secondo per trattare la pace delle città e 
successivamente per consultare le ragioni 
dei feudi e stabilirle colle dovute leggi. 
Poscia dandosi udienza a particolari que- 
rele, venivano fìssati i giorni pei reclami 
ai nobili, ai plebei, alle vedove, ai pupilli 
e ad ogni altra sorte di persone. Ma se la 
decisione degli affari secondarli andava a 
lungo, si delegavano giudici e consoli per 
le città , non però propri cittadini ; indi 
scioglievasi la dieta ed ognuno tornava 



64 CA 



alle proprie occupazioni e dimore. — Qui 
l'anno 997, ad una dieta tenuta dall'im- 
peratore Ottone III, presentossi la vedova 
di certo Amula conte di Modena , stato 
ingiustamente decapitato per i falsi rap- 
porti dell'imperatrice, a chiedere giustizia: 
provata col fuoco l' innocenza del marito, 
l'imperatore condannò alle fiamme l'istessa 
sua moglie. Nel 1036, Corrado II, aperta 
una dieta, sancì per legge scritta il diritto 
feudale, quando prima non esisteva che 
per consuetudine. Federico Barbarossa il 
30 novembre 1154, entrato in Roncaglia, vi 
tenne una dieta, nella quale, privando dei 
feudi tutti coloro che non v'erano interve- 
nuti , promise aiuto al Marchese di Mon- 
ferrato ed al Vescovo d'Asti, die' nuova- 
mente ascolto alle lagnanze dei Lodigiani 
e dei Comaschi contro Milano, e giurò lo 
sterminio di quest'ultima città. Dall' 11 al 
23 novembre 1158 lo stesso imperatore di- 
chiarò proibita l' alienazione dei feudi in 
favor della Chiesa ed incamerò tutte le re- 
galie godute dai principi ecclesiastici d' I- 
talia, e die' principio, coli' aiuto delle città 
lombarde, alla terribil guerra contro la po- 
tente Milano, che poi vinse ed adeguò al 
suolo nel 1162. — Gravissima è la quistione 
a proposito di Roncaglia, dibattuta fra gli 
storici, specialmente sul luogo ove esistesse: 
chi la pone sul contado di Pavia , chi su 
quello di Lodi e chi infine su quello di Pia- 
cenza. Di poco o niuu momento ò il giudizio 
di coloro che mettono Roncaglia sul pavese, 
bensì grave il disparere se poi si voglia 
su quel eli Lodi oppur su quel di Piacenza. 
Non neghiamo che 1' ultima opinione è se- 
guita dal maggior numero degli scrittori 
moderni, e benché siasi già dibattuta altre 
volte una tale quistione, pure non crediamo 
che perciò venisse decisa , nò ò del tutto 
opera perduta 1' occuparsene. Il Poggiali, 
sostenendo che Roncaglia antica esistesse 
ove ora è un villaggio omonimo, posto al 
disotto di Piacenza sulla riva destra del 
Po, ci dà in prova un passo del Guntero 
in proposito d'una dieta tenuta dal Barba- 
rossa, ed un altro di Ottone Frisingcso, che 
descrisse le gesta dell' imperatore ed ove 
è dipinta la situazione di Roncaglia. Non 
essenzialmente diverse sono le parole del 



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Frisingese. Innanzi tutto ci sia lecito l'av- 
vertire che l' autorità del Guntero non vale 
giacché a' suoi tempi non si tenevano diete 
in Roncaglia e poteva quindi ingannarsi 
sulla località. Tanto il Guntero che Ottone 
di Frisinga ci fanno conoscere che Roncaglia 
era situata non lontana da Piacenza e dal 
Po, e la Roncaglia lodigiana è appunto 
anch' essa non lungi da Piacenza e dal Po. 
La quistione è adunque ridotta nel sapere 
se essa era situata sulla diritta o sulla 
sponda sinistra del fiume. In tal caso noi 
chiediamo che in prova della contraria 
opinione ci si produca un passo solo d'an- 
tico scrittore che accenni i prati di Ron- 
caglia fossero quelli situati sulla diritta 
del Po. Lo si farà invano ed invano si vorrà 
provarlo con quel « non lunge a Placentia», 
mentre del pari vicina a Piacenza è la 
Roncaglia lodigiana quanto la piacentina. 
Soltanto aggiungeremo che la pianura della 
nostra Roncaglia era attissima all'apertura 
di una dieta , e non è a credere che gli 
imperatori tedeschi scendendo dalle Alpi 
volessero tener dieta in un luogo vicino 
a Piacenza , che fu sempre nemica degli 
imperatori e non favorita in alcun modo 
da una posizione vantaggiosa; poiché i Ce- 
sari seguiti da tutti i magnati ed amba- 
sciatori e spesse volte dall' esercito, non 
avrebbero potuto sì facilmente passare il. 
Po inondato allora da paludi e da strade 
impraticabili, e sul quale le comunicazioni 
da una riva all' altra non si mantenevano 
che per mezzo di alcuni porti distribuiti 
più radamente che non oggidì. Noi doman- 
diamo, come mai il Barbarossa, ad onta di 
queste difficoltà di comunicazione tra le 
due rivo del Po, abbia potuto in meno di 
un giorno, dal 29 al 30 novembre 1154, 
da Castiglione d'Adda ove si era atten- 
dato (29) portarsi a Roncaglia il giorno 
dopo (30) ed aprirvi lo stesso giorno la, 
dieta , se la Roncaglia in cui trattavansi 
queste quistioni era la piacentina? Ma se 
noi leggiamo attentamente il Sigonio, il 
Corio ed il nostro Ottone Morena con altri, 
ben più ci convinciamo in favore di questa 
Roncaglia : questo conchiudono con valide 
prove ed antichi argomenti i saggi storici 
del Dottor Paolo Emilio Zane, e molto più 



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il canonico Defenclcnte Lodi, il quale in un 
discorso intitolato per l'appunto Roncaglia,, 
con ogni soda prova il tutto egregiamente 
conferma. {Pisani, Porro). — Fra gli antichi 
beni della Mensa Vescovile di Lodi troviamo 
l'anno 1140 registrata anche la Corte di 
Ronco , sul cui conto il Pisani osserva, 
contro l'opinione del Monti, che doveva 
essere non altro che Roncaglia vicino a 
Somaglia, pella ragione che da questo luogo 
passava appunto il Lara uro, sulla cui riva 
leggesi nel diploma collocato l'antico Ronco. 
— L'anno 1176 vi fu una deposizione di 
testimoni in causa della pesca nel fiume 
Lambro che attraversava la corte di Ron- 
caglia contro il conte Anrico di Montecucco: 
in questa carta si legge : fecerunt cepatam 
et batefredum super Lambrum prò guerra 
Cremonensium. — Nel 1181 avvenne presso 
questo luogo una zuffa tra Piacentini e 
Lodigiani, ove quattordici nobili di questi 
furono fatti prigioni. Monsignor Paolo Ca- 
damosto, Vescovo di Lodi, aveva investito 
delle decime di Roncaglia Nicolò Cavazzo, 
castellano diMetegnano, e Giovanni Galeazzo 
Visconti duca di Milano, nei riconoscere i 
molti meriti dei Cavazzi, li aveva infeudati 
della Somaglia, Monte Oldrado e Castel- 
nuovo di Roncaglia, mentre prima questi 
feudi erano stati regalati e poi tolti da 
Bernabò Visconti a sua moglie Regina della 
Scala. In seguito poi Francesco Sforza nel 
confermare a Pietro e Serghinollo Cavazzi, 
detti della Somaglia, i loro beni, li infeudò di 
nuovo de Castro et loco Sommalice, Montis 
Oldradi et Castri novi de Roncalice. L' anno 
1454 ed il seguente, nuovamente favorendoli, 
diede loro il titolo di Conti e Baroni della 
Somaglia con altre prerogative, e non espri- 
mendosi più nò Monte Oldrado, nè Somaglia, 
si arguisce da ciò che andando in disuso 
tali nomi, si invigorì solo quello di Somaglia: 
onde nel conferire la Rettoria di quel luogo, 
già patronato dei conti della Somaglia, ap- 
pena nelle Bolle di Sisto IV del 1474 e di 
Giulio II del 1505 si legge : « Ecclesice 
S. Marice de Monte Oldrado loci Somaglia 
seu Roncaglia. — In questo luogo eravi 
oratorio pubblico dedicato a Sant'Antonio 
Abbate, di patronato del Monastero dei Padri 
Olivetani di S. Sepolcro di Piacenza, quali 



possidenti del luogo. Soppressi i monaci dal 
Governo nel 1708, i beni passarono all' A- 
genzia dello Stato, e gli arredi sacri alla 
parrocchiale di Somaglia. L' ufficiale mag- 
giore Barberi comperò questa terra, e nel 
1824 demolì l'oratorio sino dalle fonda- 
menta. Proprietà Barberi e Maglia. 
Oastiglione ci' yVtlcln. Comune dei 
mandamento di Casalpusterlengo. Ufficio po- 
stale, Casalpusterlengo. Sezione elettorale, 
Agenzia delle Imposte ed Ufficio del Re- 
gistro di Casalpusterlengo. Ufficio delle Ipo- 
teche di Lodi. Abitanti 3881; superfìcie et- 
tari 930.09; bilancio comunale di L. 21,800. 
Distanza da Lodi, chilometri 22.314, sud-est. 
Parrocchia di anime 5575, capoluogo del 
Vicariato (IX) che comprende quelle di 
Bertonico, Turano, Camairago, Melegna- 
nello e Cascina dei Passerini, anime 11809. 
Posto sulla destra costiera dell'Adda lungo 
1' antica strada cremonese. 

« Castulone, 
« Città vetusta della terra bética, 

Al nostro Castiglion die' nome e vita: 
Volgarmente Castion, venuto in flore 
Sotto il dominio del Pallavicino. » 

J. Gabiano. 

Castillionum , Castionum. Si ha memoria 
di questo luogo nel 1309 in cui vi posse- 
deva il conte llderado da Comazzo, il quale 
in penitenza di un fallo commesso, fra le 
altre cose fondò il Monastero di San Vito, 
donandogli le terre di Casal Lupano, col ca- 
stello, lo chiese, le decime ed altre prero- 
gative : eravi annessa a quei tempi una 
chiesa di San Colombano. Lanfranco di Co- 
mazzo, figlio d' llderado, donò, nel 1043, al 
Vescovo di Lodi . Ambrogio Arluno , cento 
jugeri di terra (1200 pertiche) posti nel 
territorio di Casal Lupano e San Vito, e 
1' anno dopo Rolnida , moglie di llderado, 
donò allo stesso Vescovo la terza parte dei 
suoi beni di questo luogo e di San Vito. Vi 
aveva casa il Vescovo di Lodi, nella quale 
il 20 luglio 1050 risiedette in giudizio un 
messo imperiale. L' 8 aprile 1051, llderado, 
nipote del suddetto, con sua moglie Imilla, 
donò al medesimo Vescovo altri 349 jugeri 
di terra nei predetti due luoghi, colle ragioni 
sul fiume Adda e sulla terra di Senadogo. 
In questo anno, mese di agosto, Adalberto 

9 



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da Brembio, donò alla chiesa di S. Maria, 
posta nella città di Lodi , porzione delle 
case, del castello e della cappella di San 
Colombano nel luogo di San Vito, ed alcune 
terre tra Camairago, Castione ed il porto 
di Pirolo. Nel 1126, mese di luglio, il Ve- 
scovo affidò la custodia del castello e la 
castalderia del borgo ai fratelli Arderico e 
Gualterio di Cuzigo, Capitanei di Melegnano; 
in quella carta è fatta menzione di una 
chiesa di Santa Maria, ed il Vescovo Ar- 
derico Vignati fa valere il suo diritto in 
villanis de Castejono ad faciendam facere 
castellantiam eiusdem castri videlicet de 
fossato j de spinatisj de ponte,, de bertresca 3 
de uratdj de tuliminej de portinatico et de 
casis fatiendis ibi intus castrum et de aliis 
causis, quce sunt utiles ad cavendum ipsum 
castrum; e nel 1142, luglio, borgo e ca- 
stello furono dati in pegno ad Uberto dei 
Casetti; nel 1148, 23 aprile, è fatta men- 
zione di un' altra chiesa dedicata a San 
Leonardo in Castiglione. — L' anno 1£61 
la sua chiesa, nella giurisdizione della Plebe 
di Cavenago, pagò una taglia di soldi 5 e 
denari 4, imposta al clero lodigiano dal 
notajo Guala, legato pontifìcio in Lombardia; 
e nel 1295 Matteo Visconti aveva occupato 
Castione, circondandolo di mura , affidan- 
done la difesa ai banditi lodigiani e ere- 
maschi. — È indubitato che Castione e le 
sue attinenze formarono anticamente uno 
dei maggiori possedimenti della Mensa Ve- 
scovile di Lodi, mercè le donazioni dei Co- 
mazzo: i Vescovi eleggevano i podestà a 
reggere il paese, vi esercitavano la giu- 
stizia ed altri feudali diritti. Sul finire del 
secolo XIII il Vescovo Bernardo Talente 
affittò questo luogo con Cavenago, Secu- 
gnago e Corte Sommariva per annue L. 190 
ad Antonio Fissiraga, signore di Lodi. Il 
Vescovo Egidio dell'Acqua ottenne dall'im- 
peratore Enrico VII, 7 gennajo 1311, la 
conferma di tutte le investiture dei suoi 
boni e feudi , tra i quali è nominato Ca- 
stione. In questo eravi una guarnigione di 
Alemanni, allorché i Cremonesi nel giugno 
del 1314 , spalleggiati dal re Roberto di 
Napoli , capo dei Guelfi , se ne fecero pa- 
droni neh' invasione da essi fatta nel basso 
lodigiano. — Monsignor Pietro della Scala 



avendo nel 1389 ceduto il feudo ad An- 
tonio II e Bassiano Fissiraga, da questi 
passò ai Vistarmi, indi ai Visconti, e non 
rimase al Vescovado che qualche livello. 
In seguito i Visconti lo donarono a Carlo 
Fiesco in ricambio del feudo di Castelnuovo 
Bocca d'Adda, e Carlo Fiesco, essendo im- 
prole, lo lasciò in eredità ai Pallavicini di 
Busseto, figli di sua sorella Catterina Fiesco. 
— L' anno 1453 essendo in guerra Fran- 
cesco Sforza, duca di Milano, colla Repub- 
blica Veneta, avevano, tanto il duca, quanto 
Francesco Piccinino, generale dei Veneziani, 
concesso ai Cremaschi ed a quelli di Ca- 
stione di fare la raccolta, e quindi diedero 
licenza ai contadini d' ambo i sessi d' an- 
dare sui campi dell'altro per iscambievole 
aiuto; per questa tregua erasi lasciato te- 
nuissimo presidio in Castione da Francesco 
Sforza. Il Piccinino allora, veduta l'oppor- 
tunità di pigliare il grosso borgo, volse le 
sue soldatesche sopra questo paese, pre- 
dando gran quantità d' uomini , donne e 
bestiami e si pose all' assedio del borgo. 
Francesco Sforza, a cui gran danno veniva 
dalla perdita di Castione, ed a cui premeva 
di rivendicare la sconfitta subita 1' anno 
prima da Alessandro, suo fratello, Pietro 
Maria Rosso ed Antonio Landriano, suoi 
capitani, sotto le mura di Pizzighettone, 
mandò soccorsi da più parti, e specialmente 
Sagramoro da Parma, suo luogotenente, 
con buona mano di prodi. Ma questo soc- 
corso non potè arrivarvi che tre giorni 
dopo. Intanto i nemici fecero ogni possa 
per avere la terra, la quale in breve dovette 
venire a patti cogli assedianti , che cioè 
avrebbero resa la terra la mattina seguente. 
Sopraggiunta la notte, i difensori avvisa- 
rono con fuochi gli sforzeschi dell' immi- 
nente pericolo. La mattina giunse Sagra- 
moro, il quale pervenne salvo alla porta 
della rocca, prima che i Milanesi si destas- 
sero. Allora gli assediati, rinvigoriti, deli- 
berarono di assaltare il campo nemico, ap-j 
proffittando dello scompiglio in cui si tro-j 
vava. Superati i ripari, entrarono nel campo 
nemico ove seguiti poco stante da Sagra- 
moro, da Donato di Milano, capitano della 
terra, e da quanti poterono portare le •armi, 
con grandi strida assaltarono il Capuano 



CA 



CA 



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nel suo proprio padiglione. Grave fu da 
principio il battagliare, ma assalito così 
alla sprovvista, il Piccinino cominciò a ri- 
tirarsi dalla zuffa, e poi fuggì verso Crema. 
Nella notte fu più spaventosa la mischia, 
i nemici furono vinti su tutta la linea. — 
Da un Codice manoscritto della biblioteca 
Estense risulta che nel mese di marzo 
del 1470 Galeazzo Maria Sforza fece spia- 
nare le mura del castelto di Castione per 
sospetto della Repubblica Veneta che vi 
stava ai confini. Altri malanni aggravarono 
questo avventuroso borgo, allorché i Fran- 
cesi occuparono il Lombardo chiamati da 
Lodovico il Moro. Monsignor della Tramoille, 
accampato a Castione nel 1509, si diportò 
tanto brutalmente con questi poveri vil- 
lani, i quali, perduta la pazienza si rivol- 
tarono, e dovettero in seguito onde riscat- 
tarsi dal sacco e dal fuoco minacciato da 
quelle truppe sfrenate, pagare più di due- 
mila lire. A questo si aggiunse nel 1512 
il gravoso accampamento del maresciallo 
La Palisse per contrastare il passo del- 
l' Adda ai soldati della Lega santa. Una 
notte del 1514, Agostino Benvenuto, capi- 
tano veneto, con 200 fanti passò 1' Adda, 
svaligiò una compagnia di Francesi in Ca- 
stione, ponendo i terrazzani in spavento, 
ed a sacco la terra. — Il generale Ercole 
Triulzi, comandante le forze di Francesco I 
re di Francia, trovandosi in Castione, diresse 
una minacciosa lettera ai Codognesi, i quali 
però serbaronsi fedeli all'imperatore, sprez- 
zando le minaccie del Visconti. Caduta la 
Lombardia sotto il Governo spagnuolo, que- 
sto teneva guardato il fiume Adda da Ca- 
stione a Trezzo dalle milizie paesane co- 
mandate dal principe Ercole Triulzi , che 
aveva quartiere a Bisnate. Isella guerra di 
successione di Spagna il principe Eugenio 
di Savoja giunse il 3 ottobre 1706 a Ca- 
stione, donde mosse sopra Pizzighettone, 
sloggiando i Gallo-Ispani da Cavacurta. Da 
questo tempo il paese godette relativamente 
vita tranquilla, seguendo le sorti del Lodi- 
giano nei vari dominii che si succedettero 
F uno all' altro nel secolo passato. I Palla- 
vicini, venuti in possesso del feudo pagando 
alla Camera Ducale quattromila ducati, colla 
morte del marchese Gerolamo, senza prole, 



avvenuta nel 1579, perdettero il feudo; il 
quale, ritornato alla Camera Ducale, il 25 gen- 
naio 1581 venne conferito al conte Gabrio 
Serbclloni mediante lo sborso di L. 18000: 

11 feudo rimase in questa famiglia sino al 

12 maggio 1802 in cui morì il duca Gio- 
vanni Serbelloni, ed i suoi vasti poderi pas- 
sarono all'unica sua figlia maritata Busca. 

La chiesa parrocchiale di questo paese e 
architettura del secolo XVI, ma subì vari 
restauri; è la più ricca del Lodigiano per 
sacri arredi , e fu decorata di una bella 
statua dell'Immacolata Concezione, opera 
dell'elegante Benzoni da Bergamo. Nell'ele- 
gante tempietto della Beata Vergine Im- 
macolata che verso il 1500 il buono e sven- 
turato Cristoforo Pallavicini faceva innal- 
zare, esiste un' ancona preziosa, capolavoro 
di primissimo ordine che ricorda alternati- 
vamente Raffaello, Leonardo e Luino, opera 
che gli artisti contendono se debba attri- 
buirsi ad Albertino od a Callisto Piazza. È 
il più bel quadro che sia uscito dal pennello 
dei Toccagni. — Dell' antico castello esi- 
stono traccie nel palazzo Busca, il quale 
nel 1843 corse pericolo di essere sottomi- 
nato dall' Adda: il fiume poi si aprì un 
nuovo letto sulla sponda sinistra attraverso 
alle foreste di casa Busca. Era un tempo 
la consueta fermata di chi viaggiava tra 
Cremona e Milano su quella strada unica, 
finche sotto Giuseppe II si costruì quella che 
passa per Casalpusterlengo e Codogno. — 
Nel 1841 si pose un armonioso concerto 
di campane sulla torre che fu elevata di 
quattro metri , e negli anni successivi si 
aggiunsero abbellimenti e arredi alla chiesa. 
Nella succursale di Sau Bernardino è molto 
venerata una Natività , di buon pennello 
antico, e forse di Marco d' Oggiono. Pas- 
sandovi Bonaparte nel 1796, alloggiò col 
suo stato maggiore, in casa Carenzi. Anti- 
camente vi era un collegio di Orsoline fon- 
dato nel 1685, soppresso nel 1811, ed un 
altro di monache cappuccine eretto nel 1747 
e soppresso da Giuseppe II nel 1782; eravi 
convento di Agostiniani Scalzi, 1651-55; un 
ospedale pei pellegrini eretto dal prete An- 
tonio Manusardi nel 1565; un Monte di 
Pietà, eretto dal Vescovo Taverna nel 15S9; 
eravi una confraternita di San Gerolamo, 



68 CA 



un' altra dell' Annunciazione ed una della 
Morte. Ha un Luogo Pio Elemosiniere che 
trae origine da un complesso di diversi 
legati in diverse e remote epoche, il cui scopo 
è la distribuzione di elemosine ai poveri del 
comune: il legato Ceppi originato nel 1850 
per lascito di Antonio Ceppi, onde distribuire 
elemosine ai poveri e doti alle nubende, 
nonché per il mantenimento della pubblica 
istruzione nel paese. Ha un Collegio-con- 
vitto di educazione femminile. — Fu di Ca- 
stione Pietro Tremacoldo, soprannominato 
il vecchiOj figlio di povero mugnajo, ma 
di mente svegliata , di grande animo ed 
ardire, il quale da .semplice donzello salì 
al grado di Cancelliere della famiglia Vi- 
starmi, signora di Lodi. Per un torto fat- 
togli da Sozzo Vistarino nelP onore di una 
sua nipote, monaca, deliberò una terribile 
vendetta: una notte entrato in Lodi alla 
testa di 1500 soldati, corse al palazzo dei 
suoi padroni, li prese e li rinchiuse in un 
armadio, facendoli perire di fame, come 
essi erano accostumati a fare cogli altri ; 
indi si fece gridare signore di Lodi, a nome 
della Chiesa (1328); ma per la sua tiran- 
nide venne deposto (1335) e visse poi rele- 
gato in Milano. — Antonio Manara , ca- 
pitano (1520) ; Orfeo Galleano, colonnello 
del duca di Lorena (1500); Mastro Giacomo 
da Castione disegnò e diresse la costru- 
zione del primo teatro comunale di Lodi 
(1619); Desiderio Cesari, valente cesella- 
tore (1791-1851); Antonio Novasconi , Ve- 
scovo di Cremona (1850-68), gemma dell'e- 
piscopato lombardo; Angela Maria Dragoni, 
in religione Suor Maria Domenica del Cro- 
cifisso, fondatrice del convento delle cappuc- 
cine in paese, furono di Castione. Un Ven- 
tura N. soprannominato il povero, di Ca- 
stione fu decapitato in Lodi, 5 luglio 1612. 
— Il Prevosto di Castione è insignito da 
S. S. di rocchetto con mazzetta pavonazza, 
collana e fiocco al cappello simili. Nel 1619 
la chiesa dell'Annunciata era dei Disciplini; 
quella dell'Incoronata di jus-patronato del- 
l' Ospedale Maggiore di Milano e quella di 
San Bernardino dei Negroli. 
< ustiona. Frazione del comune di Co- 
mazzo. Parrocchia di Lavagna, da cui dista 
circa un chilometro. Ab. 30. Il nome dalla 



CA 

— - i - • 

famiglia Castiglioni di Lodi. — Proprietà 
Barinetti Filippo. 
Castiraga da Reggio. Frazione del I 
comune di Marudo, da cui dista circa 2200 (a 
metri verso nord-est. Parrocchia diVidardo, 
da cui dista circa 2000 metri nord. Ab. 136. 
È sulla destra del Lambro. — Nome di 
desinenza celtica. Nel 972 vi possedevano k 
i monaci di San Pietro di Lodivecchio, che 
ne ridussero le terre a coltivazione. Qui 
sul fine di luglio del 1158 Federico Barba- 1' 
rossa , vinti i Milanesi a Cassano d' Adda ( 
ed impadronitosi del castello di Trezzo, pose • 
il campo che teneva da questo luogo sino U 
a Salerano, dall' una e dall' altra parte del 
Lambro : qui vennero i Lodigiani con grandi ; 
croci , e gettatisi ai piedi del Barbarossa, ; 
il 2 agosto, dissero quanto male seppero i 
dei Milanesi e domandarono che egli per ; 
carità assegnasse loro un luogo da abitare. 
Furono accolti con grande cortesia da Fe- 
derico, il quale si mostrò dispostissimo a 
compiacerli : domandò poi qual luogo più 
desideravano, ed avendo inteso che essi 
bramavano un certo sito presso all' Adda 
detto Monte Eghezzone, « Domani, disse 
loro, dopo pranzo, verrò co' miei principi a 
vedere il luogo che bramate, e quando mi 
sembri opportuno, ve lo accorderò volon-, 
tieri », e così li accomiatò. — Del 1164 
hawi una condanna di un Bassiano Gara-: 
bari di Castiraga, contro un Lorenzo Cer- 
nusco di Vidardo. — Nel 1261 la chiesa di 
Castiraga pagò denari 3 imperiali di taglia, 
imposta dal notajo Guala, legato pontificio 
in Lombardia, al clero laudense: era nella 
Pieve di Salerano. — I luoghi tra Castiraga 
e Salerano erano chiamati Ronchi, senza 
dubbio dai folti boschi che costeggiano le 
rive del Lambro. Nel 1633 faceva comune 
con Castiraga Pagnana. Ha un oratorio , 
dedicato a S. Croce. Proprietà Hagerman, 
Oltrasi e Ottobelli. 
Castro lm n imi io. Nome perduto dli 
un luogo, molto considerevole una volta, 
nelle vicinanze di San Colombano. Nel 1261 
aveva una chiesa che pagò denari 30 di 
taglia, imposta al clero lodigiano dal notajo 
Guala, legato del Papa in Lombardia. Di- 
pendeva dalla Pieve di San Germano. 
Oata.nai.no. Frazione del comuue e dc!l.i 



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CA 



09 



parrocchia di Codogno, da cui dista circa 
2000 m. nord. Altre volte (1601) Tensinorum. 
Dalla famiglia Tensini di Codogno e Crema. 
Z?»tt»"breg;». Frazione del comune e 
della pari occhia di Codogno, da cui dista 
circa 1500 metri nord-est. Nome di celtica 
desinenza. 

Dattanea Settala. 4 a roggia che esce 
dalla Muzza, della portata di once 36. Il 
nome dalle famiglie che la costrussero per 
l' inaffiamento dei loro beni. 

Caya e Oa vetta. Erano luoghi nel 
territorio di Cavacurta; (6 giugno 1385). 

^avacurta. Comune del mandamento di 
Maleo (Vili); Ufficio postale, Maleo; Se- 
zione elettorale di Maleo. Agenzia delle Im- 
poste, Ufficio del Registro di Codogno; Uf- 
ficio delle Ipoteche di Cremona. Ab. 1523. 
Superficie ettari 624,86 ; bilancio comu- 
nale lire 11500. Distanza da Lodi chilo- 
metri 28.147, sud-est. Parrocchia del Vica- 
riato di Maleo, anime 1500, di patronato 
regio. È sulla costiera destra dell'Adda, 
lungo T antica strada cremonese. — Vuoisi 
che prenda il nome da un cavo praticato 
dai Lodigiani per dar libero e breve sfogo 
alle acque dell' Adda ; altri invece, come 
il Pisani , lo fanno derivare dal cavo in- 
cominciato da Childeberto per guidare le 
acque del Gerondo nel Po, ed altri infine 
vogliono che derivi dalla lingua celtica e 
significhi piccola caverna. Se ne ha men- 
zione nell'anno 997 in cui vi possedeva un 
Roglerio, fedele dell'imperatore Ottone III; 
nel 1034 è nominato questo paese tra le 
proprietà dell' Arcivescovo Ariberto d' Inti- 
miano, lasciate all' Ospedale di Sant' Am- 
brogio Maggiore di Milano. Nel 1157 fu, 
unitamente a Maleo, fortificata dai Milanesi 
per far fronte ai Cremonesi : V anno se- 
guente, dopo aver distrutta T antica Lodi, 
i Milanesi si portarono sulla costa di Ca- 
vacurta , ove aspettarono i Lodigiani rifu- 
giati a Pizzighettone , i quali vennero loro 
intorno fino ai campi di Salvaterra colle 
insegne alzate t dichiarandosi pronti alla 
zuffa; ma i Milanesi, benché più forti in 
numero, maravigliando dell' ardire dei Lo- 
digiani, e temendo gli effetti del loro dispe- 
rato valore, non vennero alle mani e si 
ritirarono su Castionc. Passato questo paese 



l'anno 1159 in proprietà del Capitolo Me- 
tropolitano, venne restituito ai Lodigiani 
nella pace del 28 dicembre 1199. a patto 
di distruggerne le fortificazioni. E da questo 
tempo il villaggio ebbe vita indipendente. 
— La chiesa di Cavacurta, nella Plebe di 
Camairago, l'anno 1261 pagò una taglia 
di soldi due e mezzo imperiali, imposta dal 
notajo Guala, legato pontificio, al clero lo- 
digiani — Alla morte di Filippo Maria Vi- 
sconti, volendo la Repubblica di Venezia 
insignorirsi di queste provincie, le truppe 
di Francesco Sforza generale dei Milanesi 
scontrarono il 29 settembre 1447 i Veneti 
che dovettero ritirarsi oltre Adda. In questo 
tempo un Giacomo Fissiraga, figlio di Bas- 
siano, comperò da Innocenzo Costa, figlio 
di Alberto, milanesi pertiche 1250 di terra 
in questo luogo. Nel 1456 ebbe origine in 
Cavacurta il Convento dei Padri Serviti: 
quivi dimorò per molto tempo il Beato Gio- 
vanni Angelo Porro, nobile milanese, ed 
uno dei primi luminari della Religione. I 
Padri poi, nel 1468, ebbero il convento di 
San Bartolomeo, concesso loro da Leonardo 
Stadiero, vicario di Monsignor Pallavicino, 
cedendo le sue ragioni private Tommaso 
Retaggi, allora Rettore della parrocchia. 
Dapprima questa chiesa si chiamava Santa 
Maria delle Grazie, poi le si ridonò il titolo 
di San Bartolomeo, vero protettore della 
parrocchia. — Con diploma del 22 feb- 
brajo 1469 fu dal duca Galeazzo Maria 
Sforza donato questo luogo ad Onofrio Be- 
vilacqua, signore di Maccastorna, ma l'ebbe 
per poco, giacche nel 1501 fu conferito da 
Luigi XII, il 15 aprile, al maresciallo Gian 
Giacomo Triulzi; indi ritornato al fisco ne 
fu investito il Cardinale Ercole Teodoro 
Triulzi, il 22 marzo 1646, da Filippo IV re 
di Spagna, e dal Cardinale, nel 1659, passò 
nel di lui figlio principe Ercole Teodoro, e 
resosi anche questo defunto, passò nel di 
lui figlio principe Antonio Tolomeo, nelle 
mani del quale rimase sino al 26 luglio 1678, 
in cui morì senza prole. Carlo II, re di 
Spagna, ne investì Cosimo Castiglioni, cit- 
tadino di Firenze, col titolo di Marchese. 
Scoppiata la guerra per la successione di 
Spagna, il principe Eugenio, dopo di aver 
preso Milano e Lodi , nella sua marcia su 



70 CA 



Pizzighcttone pervenne a Castione ove fer- 
mossi per mettere in fuga un corpo di 
truppe nemiche, il quale, presidiando Cava- 
curta, tentava di opporsi alla sua marcia: 
ed il 4 ottobre 1706 quel principe, avan- 
zando agli avamposti nemici presso il con- 
vento diCavacurta, corse pericolo della vita, 
e riportò una contusione al braccio sinistro. 
Espugnata questa località, il principe vi 
prese stanza, ma vedendo che 1' assedio di 
Pizzighettone andava a lungo, ne lasciò 
il comando al cugino duca Vittorio Amedeo, 
ed egli passò il Po andando ad assediare 
Tortona ed Alessandria. — Il convento dei 
Padri Serviti durò fino al 25 giugno 1798, 
in cui venne soppresso d' ordine del Com- 
missario Dionigi Pavesi di Lodi; i suoi 
beni passarono agli Archinti di Milano. — 
Il 20 maggio 160G un Domenico Trimeri di 
Cavacurta, fu impiccato a Lodi. — Da allora 
Cavacurta appartenne prima al distretto 
di Codogno, poi al mandamento di Maleo. 
Del castello di Cavacurta ora non hassi 
traccia. Forse esisteva nel luogo dove i 
Serviti edificarono il loro convento e ri- 
costruirono l'attuai chiesa parrocchiale nella 
prima metà del secolo XVII. Nel secolo 
decimo quinto fu asilo gradito di Ottavio 
Vignati, distinto archeologo e giureconsulto, 
che scrisse un' opera sui marmi antichi. 
Onde il Gabiano nella sua Laudiade: 

« Dal breve seno ha il nome Cavacurta 
Ora agli studi tuoi dolce recesso, 
Ottavio, che sui marmi antichi studi : 
E 1' opra dotta scopriranno i tardi 
Numerosi nepoti, in pace e in guerra 
Possenti, e fieri dello scettro avito.» 

Nel 1802 il Sacerdote Vincenzo Bocconi 
legò un capitale, onde distribuire annue 
doti a povere nubende del comune; il resto 
ai poveri della parrocchia: ò amministrato 
dalla locale Congregazione di Carità. 

"Cavalla. Frazione del comune di Mon- 
tanaso Lombardo, da cui distava circa due 
chilometri nord-est. Parrocchia di Arcagna, 
da cui distava circa un chilometro ovest. 
Fu dei Marchesi Sommariva di Lodi (1757). 
Ora non esiste più. 

Cavallera Crivella. Vedi Crivella. 

Cavallona. 40 a roggia che esce dalla 



CA 



Muzza sotto la levata Quaresimina , dell 
portata di once 19.6. 

* Cavalunga. Nome perduto di un luog 
tra Castione, San Vito e Cavacurta, di ci 
si ha memoria in un documento del mes 
di agosto 1051. — Nominatur silva robore 
et stellarla. 

Cavarezza. Frazione del comune e dell 
parrocchia di Cornogiovine. Anticamenl 
Cavarizia. Nel luglio del 1385 questa t< 
nuta fu concessa da Bernabò Visconti 
Guglielmo Bevilacqua. Essa formava part 
della contea di Maccastorna (vedi). 

Cavarezza. Frazione del comune e dell 
parrocchia di San Fiorano. 

Cavarezza Giovane. Frazione di 
comune e della parrocchia di Maleo. H 
oratorio dedicato a Santa Teresa. Dista d 
Maleo circa 3000 metri sud-ovest. Ab. 16) 
Proprietà Marchese Alessandro Trecchi ( s 
Cremona. 

Cavarezza "Veceliia. Frazione di t 
comune e della parrocchia di Maleo, da ci i 
dista circa 3000 metri sud-ovest. Ab. 4'. 
Proprietà in parte Ganelli di Codogno. j i 

Cayecchia. Frazione del comune e dell l 
parrocchia di Boffalora d'Adda, da cui dist - 
circa due chilometri verso est. Abitanti 2' t 
Solo una casa ad uso casone appartien i 
alla parrocchia di Roncadello. Propriet t 
Bogiali. ; 

Cavecchia. Frazione del comune di C< a 
dogno, da cui dista circa 3400 metri non f 
Nel secolo XVII era proprietà del giure t 
consulto Giuseppe Goldaniga , il quale t 
trasportò da Parma alcune iscrizioni eh il 
ora si leggono nel museo laudense. Pass 1 
ai Triulzi : nel 1816 era di Don Gaspar f 
Triulzi Moles duca di Parete e nel 1826 è .1 
Carlo Luigi Caracciolo, duca di S. Teodorc ( 

Cavelzano. Vedi Calvenzano. 

Cavenago d'Adda. Comune del man 1 
damento di Borghetto Lodigiano ; Ufficii i 
postale, Lodi; Sezione elettorale, Agenzii { 
delle Imposte ed Ufficio del Registro d ; 
Sant' Angelo Lodigiano ; Ufficio delle Ipo 
teche di Lodi. Abitanti 2550. Superfìcii \ 
ettari 1417; bilancio comunale lire 15,500 i 
Distanza da Lodi chilometri 10.370. — Par 
rocchia del Vicariato di Mairago, sotto i i 
titolo di San Pietro Apostolo, di anime 1789 



CA 



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71 



— I Celti, c più probabilmente i Conomani, 
che furono i primi coltivatori delle nostre 
contrade, diedero a questo antico villaggio 
il nome di Cavenago, che vale caverne 
presso l'acqua. Onde il Gabiano: 

«... Fra caverne un tempo 
Che alle belve fur indi nascondiglio 
Cavenago sorgeva .... » 

Per la sua positura offriva opportunità alla 
difesa e quindi ben presto ebbe un castello. 
Nei pressi di Cavenago eravi un ponte 
distrutto dai Romani, onde togliere ai Ce- 
nomani la facilità di unirsi' ai Galli Boi 
contro Roma. I Romani dettero ai Galli 
sulla sponda dell'Adda tra Cavenago e l'o- 
dierna Lodi una grande battaglia in cui 
rimasero completamente vincitori. Il castello 
di Cavenago durante le invasioni barbariche 
servì di rifugio, come altri luoghi posti 
sull' Adda , alle spaventate popolazioni del 
littorale abduano. La più sicura notizia 
che si abbia di quei tempi semi-barbari è 
un documento pel quale un re Carolingio 
cede al Vescovo di Lodi l'anno 876 le corti 
di Cavenago e Galgagnano, in ripa fiuvio 
AdiiOj in locOj qui dicitur Cavanago (897). 

— Nelle carte del 1000 troviamo menzione 
di Cavenacum_, Cabenacunij, Kabenacum: 
quivi il 24 maggio 1044, per ottenuta li- 
cenza del Vescovo, un messo regio tenne 
giudizio entro il castello; l'anno 1080 eravi 
una contrada detta di San Zeno, ed il 6 a- 
gosto 1191 per sentenza di Ponzone degli 
Inghiroldi, delegato dai Consoli di Cremona, 
Uberto di Merlino fu obbligato a restituire 
il ripatico di Cavenago, corrispondente a 
18 sestari di biava,, del qual ripatico aveva 
fatto dono Federico Barbarossa al Vescovo 
Alberico I. — L'anno 1205 (11 novembre) 
|Gerardo da Merlino, feudatario di Cavenago, 
prestò giuramento ad Ottobello Soffientino 
Vescovo di Lodi. Il 26 gennajo 1297, Ber- 
nardo Talenti, Vescovo, investì di tutte le 
decime di Cavenago e Corte Sommariva per 
anni 29 il celebre Antonio Fissiraga , il 
quale poi ebbe l'intiero feudo, in cambio 
di altre terre nei Chiosi di Lodi , da Mon- 
signor Egidio dell'Acqua. Il Fissiraga donò 
questo feudo al Monastero di Santa Chiara 
vecchia di Lodi , eretto per le elargizioni 
della moglie Flora Trcsseno, c della suocera. 



Queste monache, all' epoca della soppres- 
sione (9 febbraio 1782) vi possedevano an- 
cora pertiche 1570 di terreno. — I Vescovi 
adunque vi ebbero l'onore, vi esercitavano 
giustizia, avevano diritto alle comunanze, 
al ripatico, ai molini, al fodro, che nel se- 
colo XII era di 22 lire, ed il ripatico ren- 
deva, come dicemmo, 18 staja di biava. — 
Nelle antiche pergamene si ha menzione 
che nel distretto di Cavenago negli anni 
1148 e 1203 trovavansi due laghi naviga- 
bili, mentre nel 1297, 1309 e 1420 dall'ar- 
chivio di Santa Chiara ci consta esisterne 
uno solo, chiamato lago negro o della No- 
seta (vedi), a meno che pel secondo non 
si voglia intendere quello di Robecco. Ora 
questi laghi sono asciutti e coperti di buona 
vegetazione. Ad alcuni campi rimane il 
nome di BodriOj che anticamente valeva 
stagno (vedi). — Cavenago nel secolo XII 
venne più volte bersagliato dalle guerre. 

I Milanesi nel 1192 lo espugnarono, e nel 
1293 lo misero a ferro ed a fuoco, facendo 
prigionieri 42 cavalieri e 200 fanti lodigiani. 
Sembra che sotto la dominazione dei Fis- 
siraga si sia istituito il porto in queste 
adiacenze: di qui passò Corradino di Svevia 
diretto alla infelicissima spedizione che gli 
costò il capo sulla piazza di Napoli (1268). 
La rendita del porto di Cavenago fu dal 
Fissiraga donata al monastero di Santa 
Chiara di Lodi. — Nei secoli seguenti fu 
teatro di lotte continue: qui si rifugiarono 
i Veneziani che nel 1447 si ritiravano dal- 
l' assedio di Casalpusterlengo; nel mese di 
luglio del 1452 Alessandro Sforza, fratello 
del duca, pose il campo nel territorio di 
Cavenago, in riva all'Adda rimpetto a Cer- 
reto, ove i Veneziani si erano fortificati ed 
avevano costrutto un ponte sull' Adda , va- 
lidamente guardato da due bastie : il 25 
luglio i Veneziani assalirono lo Sforza e lo 
sconfìssero totalmente depredandone gli ac- 
campamenti e lasciando al luogo ove co- 
strussero le fortificazioni il nome di Bastie,, 
o, come dicesi idioticamente, Bastide (vedi). 

II 21 novembre 1483 i Cremasela al servizio 
della Veneta Repubblica , passata 1' Adda, 
posero a sacco Cavenago, Cascina delle 
Donne, Robecco e Belvignate, svaligiando 
cinque uomini d'arme, ammazzando e car- 



CA 



CA 



cerando buon numero di persone, e botti- 
nando per 4000 ducati. Il duca Galeazzo 
Sforza concesse nuove franchigie al porto 
di Cavenago. Qui guadarono l'Adda il conte 
di Pitiliano, Ambrogio Triulzio e Sozzino 
Benzone al servizio di Venezia con 500 ca- 
valli e 60 fanti, e costrinsero i soldati sfor- 
zeschi a ritirarsi a Lodi; qui il 29 marzo 1509 
Carlo d' Amboise, castellano di Lodi passò 
l'Acida colle sue genti e corse sopra Soresina 
ove fece prigioniero Gaspare Stanga ; qui 
quelli di Crema e di Montodine, il 22 aprile 
dello stesso anno, passata l'Adda, rubarono 
quante bestie trovarono a Cascina della 
Donne ed a Robecco. — Nel 1482 il feudo 
passò dai Fissiraga nei Bonomi; confiscati 
i beni a costoro per rappresaglia di partiti 
politici, il feudo fu conferito a Lorenzo Moz- 
zaica , commissario generale delle truppe 
francesi che lo conservò sino al 1525, indi 
passò ai Cavenaghi. Qui, nel mese di giu- 
gno del 1526, Lodovico Vistarino disegnò 
la generosa impresa di strappare Lodi 6 dalle 
unghie del famigerato Maramaldo. Il ca- 
stello in seguito fu presidiato dagli Spa- 
gnuoli, dei quali hassi memoria che nel 1638 
respinsero su queste vie i Francesi che 
tentavano di passare l'Adda. Volta in basso 
la fortuna dei Cavenaghi nel 1664, il feudo 
venne dato ai Marchesi Clerici di Como. 
Primeggiarono tra questi signori , il mar- 
chese Antonio Giorgio e sua moglie Claudia 
Catterina , di cui in luogo trovasi l' iscri- 
zione. Costoro, secondo la tradizione, edu- 
carono i loro villici a modi cortesi e gen- 
tili, per cui furono chiamati nobili conta- 
dini..... V. ultimo dei Clerici di Cavenago, 
fu ammazzato di coltello in fondo alla via 
Ponte Riolo. Il nobile Giovanni Pietro Ot- 
tolini, con suo testamento rogato dal notajo 
Giovanni Calco il 26 settembre 1506, istituì 
suo erede il Consorzio del Clero di Lodi di 
una possessione di 76S pertiche in Cavenago, 
unitamente ad un bosco di 75 pertiche. — 
Di Cavenago è Suardi Francesco, dottore 
in teologia, Rettore del Seminario di Pia- 
cenza ed Arciprete di Cavenago. Sotto il 
giorno 4 settembre 1634 , insieme al altri 
giustiziati, troviamo un Giovanni Battista 
Bottizia di Cavenago: fa appiccato in Lodi, 
c la sua testa fu appesa al luogo del delitto. 



— La chiesa, anticamente plebana, com 
prendeva nella sua giurisdizione le chiesi 
di Bertonico, di Monticelli , di Turano, d 
Maregnano, di Tarenzano, di Castione, d 
Vizasca, di Somaripa, di Gudio, di Mairago 
di Caviaga, di Soltarico, di Cassino, e l'ospe 
dale di Sant'Alberto vicino a Castione. Ess; 
nel 1261 pagò una taglia di soldi 8 impost; 
dal notojo Guala, legato pontificio, al cleri 
lodigiano. Ora è rifabbricata dal valenti 
Vittore Vittori , svizzero, per le cure de 
prevosto Antonio Panzini e le sovvenzion 
della famiglia Bagatti Vasecchi, ed ha di 
pinti del Callisto e del campi , trasportat 
dall' oratorio del castello di San Colombano 
ed alcuni vetri dipinti dal cavaliere Bagatt 
Valsecchi. Da alcuni anni vi funziona egre 
giamente il forno economico erettovi pe 
le sovvenzioni del comune e dei privati da 
Sac. Anelli , parroco di Bernate (Ticino) 
il primo che siasi eretto nel lodigiano. 
dintorni di Cavenago sono copiosi di vi 
gneti, biade e lino, e deliziosi per la sottc 
posta bassura dell'Adda, su cui è un porti 
che conduce nel territorio cremasco. Ed i 
nostro poeta, con grande amore, sulla fin' 
del secolo decimo sesto, cantava: 

« Nò tacere potrò di Cavenago 
Di San Martino e Secugnago i vasti 
Fertilissimi campi, dove lento 
Il lino cresce e snello, che filato 
Dalle pazienti nuore indi si tesse 
In bianca tela, ad usi vari acconcia, 
Sotto la spola di Minerva industre, » 

Vedi Madonna della Costa. 
Gavetta. Frazione del comune e dell; 

parrocchia di Meletti, da cui dista la lai 

ghezza del Lago Boitano, interposto. Ved 

Meletti. 

Caviaga. Frazione del comune di Cave 
nago d'Adda, da cui dista circa 1600 metr 
sud-ovest. Parrocchia del Vicariato di Mai 
rago, al titolo di San Giacomo Maggiore 
anime 1140, in paese abitanti 493. È invi 
cinanza dell'antica strada cremonese. Nom 
di celtica desinenza: ed il Gabiano: 

« Cautamente 

Gli ostili guai fuggir seppe Caviaga 
Quando il marte romano incontro ai Boi 
Furibondo pugnava, e l'agro nostro 
Era corso e guastato. 

E Caviaga alle fatiche_avvezza ». 



CA 



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73 



In una carta dell' 11 novembre 1225 in cui 
Girardo da Merlino, feudatario di Caviaga, 
Codogno, Cavenago, Brembio, giura fedeltà 
al Vescovo Ottonello Soffientino di Lodi, si 
trova scritto Cathiage. L' anno 1261 la sua 
chiesa fu tassata in denari 6 imperiali dal 
notajo Guala, legato pontificio in Lom- 
bardia ; era nella Pieve di Cavenago. — 
Il 17 dicembre 1296 il Vescovo Dongiovanni 
Fissiraga investì delle decime di questo 
luogo Giovanni Matono; queste poi, unita- 
mente al feudo, furono conferite, il 22 feb- 
braio 1312, dal Vescovo Egidio dell'Acqua 
alla famiglia Cuzigo. Il 3 marzo 1657 venne 
conferito alla marchesa Maria Serra Triulzi, 
che l'ebbe fino all'estinzione della famiglia. 
La Confraternita di Santa Marta e Rocco 
di Lodi godeva un livello di lire 1356 sopra 
una possessione in Caviaga, il quale, al 
tempo della soppressione di questa corpo- 
razione (1775), era pagato dal nobile signor 
Guido Visconti , allora padrone del luogo. 
Così pure la Scuola del Rosario, erotta nella 
chiesa di San Domenico, vi godeva altro 
livello di lire 138.9, fondato sopra 28 per- 
tiche di terra appellate il Dosso della Salcij 
che all' epoca della soppressione, (15 mag- 
gio 1786) era pagato da Antonio Derga- 
maschi; come pure la Scuola della Pietà, 
soddisfatta (14 agosto 1786) dagli eredi del 
Presidente Corrado; e la Scuola di San Bas- 
siano, che vi teneva una possessione di per- 
tiche 517.6, affittata (1786) per L. 5123.6.8. 
— Paolo Oldano di Caviaga, d'anni 19, 
il 18 marzo 1614, impiccato a Lodi perchè 
strozzò la propria moglie per sposare al- 
tra donna. Carlo Zanaboni, con un Andrea 
Majocchi di Quartiano, furono trascinati 
dal cavallo al luogo del supplizio, impiccati, 
squartati e le parti appese agli alberi sul 
luogo del delitto. Lorenzo Vignali , il 18 
maggio 1749, appiccato. — Fece sempre 
comune da sè; ma il 17 gennaio 1869 fu 
aggregato a Cavenago d' Adda. Proprietà 
Griffini, Ferrari, eredi Docconi. 

Cavo. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Maccastorna, da cui dista circa 
300 metri nord. Proprietà Angelo Toninelli. 

Cavo Cerca. Vedi Cavo Lorini. 

Cavo Lorini. Canale formato dalle acque 
sorgive raccolto da fontanili nel territorio 



di Rossate e che si riuniscono a mezzo di 
un primo ramo, detto Cavo Cerca., il quale 
viene quasi a toccare la sponda destra della 
Muzza : costeggia 1' estremo circondario in 
confine col milanese, passa fra Virolo e Dre- 
sano, tocca Cologno e Casalmajocco; è im- 
pinguato dall' Addetta fra Ceregallo e San 
Zenone; attraversa il Lambro e prosegue, 
sostenuto in alto, per Caselle Lurani e Ma- 
rudo gettandosi su quel di Villanterio, in 
territorio pavese. Venne costrutto nel 1805 
per iniziativa privata del signor Lorini, che 
gli diede anche il nome : è stato rilevato 
ed ultimato dal celebre avvocato Marocco, 
nella cui famiglia risiede anche presente- 
mente, per cui è detto anche Cavo Marocco. 

Cavo Marocco. Vedi Cavo Lorini. 

Cavrighetto. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, da cui dista 2000 m. sud-est. 
Parrocchia di San Dernardo. Abitanti 52. 
Una volta chiamavasi Prevostura, perchè 
vi possedevano gli Umiliati di Fossadolto, 
i cui superiori chiamavansi prevosti. Havvi 
l' essicatrice meccanica ad aria calda del 
signor Pedretti , la quale, nell' intemperie 
dell'autunno 1882, funzionò egregiamente. 
È bellissima ed elegante cascinetta lungo 
la strada provinciale Lodi-Piacenza. (Vedi 
Cavrigone). Proprietà Cremonesi professore 
dottor Secondo e Pedretti Giuseppe. 

* Cavrighetto. Ora non è più : era tra 
Cavrigo e la Iseppina (Igea), in vicinanza 
alla strada che da Lodi conduce a San Mar- 
tino in Strada, Ossago, ecc., e precisamente 
ove ora è la Ferrovia. Vedi Cavrigone. 

Cavrigone. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 2500 metri sud- 
ovest. Parrocchia di San Dernardo. Ab. 35. 
— Nome di celtica derivazione: anticamente 
Calvericum locits. Nella seconda metà del 
secolo XIII era dei Fissiraga; e la quarta 
parte delle sue decime erano destinate alla 
chiesa di Sant' Andrea dei Cassini, presso 
la quale poi Antonio Fissiraga costrusse il 
convento di Santa Chiara. Nel 1298 il Ve- 
scovo Dernardo Talento investì Disacca Ric- 
cardi di Lodi delle decimo di Cavrigo, Cas- 
sino (Ca del Conte), Sesto, ed altre terre 
dei Chiosi di porta Cremonese, confermate 
nella stessa famiglia da fra Luca Castello, 
Vescovo, il 26 maggio 1311. Nel 1501 era 

io 



74 CA 



dei Colonnella; nel principio del secolo pre- 
sente l'ebbe da Napoleone il Grande il conte 
Melzi d'Eril, duca di Lodi, dalla cui fami- 
glia è posseduto anche attualmente. 

Cavrotta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Casalpusterlengo, da cui dista 
circa due chilometri nord-est. Ab. 14. 

* Gazano. Vedi Cazzano. 

Cazzano. Frazione del comune di Mer- 
lino, da cui dista circa 2300 metri sud-est. 
Parrocchia di Marzano. Abitanti 70. — Si 
ha menzione di questo luogo in una carta 
del 1142, ed in un'altra del 1151. La sua 
chiesa , nella Pieve di Banano, nel 1251 
pagò una taglia di denari 31 e mezzo im- 
periali , imposta dal notajo Guala, legato 
pontificio in Lombardia, al clero laudense: 
era quindi parrocchia importantissima, della 
cui Rettoria il Papa Leone X investì il 
celebre Alessandro Leccami, conte palatino 
e suo cameriere segreto (1515). Ed il Ga- 
biano : 

« Era alle belve 
Nido Caziano; ai cacciatori amico; 
Sparvero e boschi e rupi; or non più caccie 
Ma colti piani e fertili ». 

Essendo posta sul ciglio destro dell'Adda, 
questo fiume man mano ne assottigliò il ter- 
ritorio, ne distrusse molte case ed anche 
la chiesa parrocchiale, che fu quindi unita a 
quella di Marzano. Il suo territorio è pro- 
prietà di casa Frizzoni di Bergamo, il rima- 
nente costituisce la prebenda parrocchiale. 
Dicesi anche Cassanello. Vedi Marzano. 
Cazzimani. Comune del mandamento di 
Sant' Angelo Lodigiano. Ufficio postale di 
Sant'Angelo Lodigiano; Sezione elettorale, 
Agenzia delle Imposte ed Ufficio del Re- 
gistro di Sant' Angelo Lodigiano ; Ufficio 
delle Ipoteche di Lodi. Abitanti 1402; sul 
luogo ab. 390, Superficie ettari 732.98; bi- 
lancio comunale lire 13.300; distanza da 
Lodi chilometri 8,611. Parrocchia di Lodi- 
vecchio, da cui dista 4500 metri. — Trae 
il nome dalla famiglia lodigiana Zimani. 
Nel 1033 faceva comune con Lavagna nova 
e Frandelona: nel 1648 fu conferito in feudo 
ai conti Masserati. Già del Canonico pri- 
micerio della Cattedrale di Lodi; nel 1802 
passò a Gerolamo Ariberti. Vi tenevano pure 
52 pertiche di terra, affittate per lire 413 



CE 



(1786) le Cappuccine di Lodi, per il Con-i 
sorzio del Clero. Ha oratorio dedicato a 
San Giovanni Battista. Proprietà Boccadoro 

e Barbieri. 

* Caxola. Nome perduto di un luogo vicine 

a Bisnate. Se ne ha menzione in una carta 
de! 1307. 

Colla. Frazione del comune di Pandino. 
provincia di Cremona, parrocchia di Gar- 
della, diocesi di Lodi. Abitanti 9. Proprietà 
Conti Maggi. 

* Cella Saticti Raphselis sito super 

-fluvio Adue s probabilmente Portadore (972, 
18 novembre). Vi possedevano i monaci di 
San Pietro di Lodivecchio, a cui il Vescovo 
Andrea, in questo giorno, concesse 1' esen- 
zione dalle decime sui beni che essi ave- 
vano nella diocesi lodigiana. 
Centa. Non se ne conosce il luogo pre- 
ciso. Era nel territorio di San Stefano al 
Corno e proprietà di quelP Abbazia. 
Cepecla. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Ossago, da cui dista circa un 
chilometro, nord. — Sapetta, Sapecca, si 
chiamava anticamente. La Mensa Vescovile 
di Lodi ne era proprietaria fin dal secolo 
decimo terzo, in cui ne infeudò la famiglia 
Riccardi. Allora era territorio di San Mar- 
tino in Strada. Erettasi la parrocchiale di 
Ossago, sorsero delle vertenze tra i preti 
delle due parrocchie, riguardo al diritto ed 
alla divisione delle decime spettanti alle 
chiese, vertenze terminate 1' anno 1216. La 
Mensa Vescovile, allo scopo di meglio prov- 
vedere alla coltivazione, affittò il territorio 
a molti particolari ; in seguito poi , rag- 
giunto lo scopo , per meglio assicurarsi 
le entrate , riunì i suoi possedimenti in 
una sola possessione, fabbricando la Ve- 
schetta, affittandola a persone più doviziose. 
Nel 1400 vi possedevano le monache d 
Riolo ; nel 1808 i Carcano; livellari i Za- 
noncelli. Faceva comune da se; il 22 no- 
vembre 1806 fu aggregato al comune d 
Ossago. 

Cerca. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Guardamiglio, da cui dista circa 
700 metri sud. Ab. 8. Proprietà Miretta. 

Ccrodello. Frazione del comune e della 
parrocchia di Bertonico, da cui dista circa 
1500 metri verso ovest. È sull'antica stradi 



CE 



CEIt 



75 



cremonese. Abitanti 109. — Il suo nome vale 
piccolo bosco di cervi. Cercllicllunij 22 di- 
cembre 1192. Il 23 marzo 1359 Girardolo 
Pusterla, a nome di Bernabò Visconti, si- 
gnore di Milano, donò questo luogo, unita- 
mente a Bertonico, Vinzasca e San Martino, 
colle decime e diritto di pesca nell'Adda e 
nel Serio e dell'acqua della Muzza, con ogni 
giurisdizione feudale, coll'esenzione da ogni 
peso e colla separazione dalla città di Lodi, 
all'Ospedale del Broglio di Milano (vedi Ber- 
tonico). L'anno 1458 passò all'Ospedale 
Maggiore di Milano, attuale proprietario. 

Ceregalla. Frazione del comune e della 
parrocchia di Livraga , da cui dista circa 
1500 metri nord-ovest. Ab. 90. — Trae il 
nome dalla famiglia Ceregallo o Zuregallo. 
Nel giugno del 1523 furono confiscati questi 
beni dalla Camera Ducale a danno di Fran- 
cesco Ceregallo, figlio di Giovanni e di Or- 
sina Barni. Proprietà signori Agnelli. 

Ceregallo. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Zenone al Lambro, da 
cui dista circa 1800 metri nord , sulla si- 
nistra costiera del Lambro ed in vicinanza 
del confine del circondario di Lodi col Mi- 
lanese. Ab. 216. — L' anno 1658 il feudo 
di Ceregallo, San Zenone ed Isola Maggiore 
fu conferito ai Visconti, marchesi di Sant' A- 
lessaudro in Lomellina. Diede origine alla 
famiglia Ceregallo che vi possedeva e di 
cui in luogo osservasi ancora lo stemma 
gentilizio. — Proprietà Marchese Serponti. 
Vedi Cerexello. 

"Ceretha. Vedi Pompola. 

'Ceretha. Nome perduto di un luogo 
nella plebe di Orio. Se ne ha menzione in 
una carta del giugno 1173. Era della Mensa 
Vescovile di Lodi. Vi passava il Lambro, 
e il comune di Lodi vi riscuoteva il dazio 
del sale che sopra le navi dei Cremonesi 
risalivano il fiume prima della distruzione 
di Lodi. In una recensione di redditi della 
Mensa Vescovile (1175?) si leggono i nomi 
dei coloni del Vescovo, tra i quali alcuni 
singolari, come Guido Testore, Pietro Abra- 
zabosco ed Ottone Merda in sacco. 

'Cereto. Nome perduto di un luogo nelle 
vicinanze di Galgagnano. Locus ubi dicilur 
Credariola et in Cercto, (anno 1010). 
Coroxa do .A-ngeclruda. Nome per- 



duto di un luogo presso Castiraga; se no 
ha menzione in una carta del 4 settembre 986, 
ove si legge : super pluvio Lambro in loco 
Casteriago locus nominante Cerexa de An- 
g edruda. 

* Cerexello. Antico nome di Ceregallo: 

la sua chiesa nel 1261 pagò una taglia di 
dieci denari imperiali, imposta dal legato 
pontificio Guala al clero lodigiano. Era nella 
Pieve di San Zenone al Lambro. Vedi Ce- 
regallo. 

Cerreto. Vedi Abbadia di Cerreto. 

* Cerreto plano. Nome perduto di un 

luogo antichissimo, situato in vicinanza dei 
Po al confine Pavese e piacentino. Se ne 
ha menzione in una carta del 935, in cui 
Oglerio, Vescovo di Lodi, investe il conto 
Albrico e consorti di questa terra con Tur- 
rignano e di un prato di Staciano. Tra i 
patti d'investitura vi era questo, che il conte 
Arderico doveva dare tres hospitalitates 
cum iriginta militibus vcl plus in mense 
madii III. multones et cameni suillanij in 
sancii martini Illporcos et iuxta natalem 
Domini convivium_, et lobiam trare da Fra- 
scato usque ad Padum. 
Cerro al Lambro. Circondario di Mi- 
lano, diocesi di Lodi. Villaggio sulla destra 
del Lambro, a due miglia sud da Me- 
legnano , dieci da Milano ed altrettante 
da Lodi. Parrocchia di 589 abitanti ; in 
paese 181. Proprietà Arnioni conte Aldo e 
Cordoni Carlo. 

* Certhosa. Era una contrada nel terri- 

torio di Cavenago (12 novembre 1192). 
Corvignano. Comune del mandamento 
di Paullo ; Ufficio postale , Paullo ; Sezione 
elettorale di Mulazzano; Agenzia delle Im- 
poste, Ufficio del Registro e dello Ipoteche 
di Lodi. Ab. 915. Superficie ettari 391.59. 
Bilancio comunale lire 5600. Distanza da 
Lodi chilometri 9.444 nord-ovest. Parrocchia 
del Vicariato di Mulazzano di anime 860, 
sul luogo 820. — Cervinianum. Udite il 
Gabiano : 

« . . . . Cervignano 
Più lungi appar, grato alle fiere asilo 
E meglio a' vispi cervi. In ardue caccie 
Quivi cadeva Cervato, da Cervaria, 
(Terra confine tra gì' Ispani e i Galli) 
A guerreggiar venuto ». 



70 



CE 



CHI 



Il 23 ottobre 1147 gli abitanti di questo 
luogo furono condannati dai consoli di Mi- 
lano a restituire al Vescovo di Lodi, Lan- 
franco Cassino, la proprietà del Bosco Gerra 
e della ghiaja dell' Addella , che erano di 
pertinenza della cura di Galgagnano. Nel 
1530 questo feudo fu donato dall' ultimo 
duca di Milano ad Alessandro Remignani, 
che lo tenne ben poco, giacché il 15 ago- 
sto 1540 fu venduto ai Tassi, principi na- 
poletani, che lo tennero fino all' estinzione 
dei feudi. Il 18 aprile 1509 i Guasconi che 
erano andati alla presa di Treviglio, ed il 
giorno prima avevano devastato Paullo , 
con 60 prigioni di Treviglio si diressero 
su questo luogo. La maggior parte della 
popolazione fuggì, sotterrando le robe, che 
del resto furono presto scoperte e derubate: 
recarono danno di 1500 ducati. A certo 
Bernardo Maj occhi toccarono lire 400 (vedi 
PaullOj Zelo). Un guascone, dei più ladri, 
il giorno 21 dello stesso mese fu appic- 
cato sulla piazza di Lodi, d'ordine di Mon- 
signor di Giamone, per aver rubato lenzuoli, 
camicie, tele, trovate nascoste a Cervi- 
gnano: fu fatta una grida che si restituis- 
sero subito le robe, pena la forca, perciò 
molte vennero restituite. Presso un Oratorio 
di Santa Maria vi possedevano i Bononi. 
Nel 1477 Martino Cassino, detto il maestro, 
per essere medico eccellentissimo, lasciò 
255 pertiche di terra all' Ospedale Mag- 
giore di Lodi. Domenico Vitali, d' anni 19, 
di Cervignano, il 27 novembre 1612, fu im- 
piccato in Lodi, e Chiara Formenti, accu- 
sata di figlicidio, fu decapitata in Lodi il 
31 gennaio 1637. — La chiesa di Cervi- 
gnano 1' anno 1261 pagò una taglia di de- 
nari 32 imperiali imposta dal notajo Guala, 
legato del Papa, al clero di Lodi; eranella 
Pieve di Galgagnano. — Proprietà Cavez- 
zali dottor Camillo; Belgiojoso fratelli conte 
Galeotto e nobili Ariberto e Gian Giacomo; 
fratelli Rizzi; fratelli Ferrari e Tanzi Gio- 
vanni. 

Cervo. Provincia di Cremona, comune di 
Dovera, diocesi di Lodi, parrocchia di Ron- 
cadello, da cui dista 3600 metri sud-ovest. 
Ab. 82. Proprietà Boggiali. 

Cesarina. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 2500 m. sud-ovest. 



Parrocchia di Cornegliano Laudense. Ab. 30. 
Deriva il nome dalla famiglia Cesaris. Si 
dice anche Ciserina. Proprietà Premoli di 
Turano. 

* Ceucini locas: era presso Casal Lupano 
e Castiglione : hassene memoria in una 
carta del 24 maggio 1044 (ad locus ubi 
Ceucini diciturj. Il 13 ottobre 1191, Martino, 
prete della chiesa di Castiglione d' Adda, 
col consenso del Vescovo Arderico II, vende 
ad Andemanno e Bontempo Copalavezzi al- 
cune terre situate in questo luogo. (In curie 
Castelione ad locum ubi dicitur Cecini). 

"OIialu.ru.rn. Nome perduto di un luogoi 
del basso lodigiano. Nel 997 vi possedeva un 
Roglerio fedele dell' imperatore Ottone III. 

O 1 1 o i ■ ix l) e 1 1 o . Vedi Carubello. 

Chiarayalle. Frazione del comune e 
della parrocchia di Villanuova Sillero, da 
cui dista circa 600 metri nord. Abitanti 61. 
Altre volte chiamato Casa dei Padri Oli- 
vetanij i quali vi possedevano unitamente 
a Villanuova, e più anticamente Molino dei 
Cortesi (8 marzo 1482). Proprietà fratelli 
Negroni del fu Giovanni Battista. 

Chiavichetta. Frazione del comune e 
della parrocchia di Senna Lodigiana. 

Chiayicone. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Stefano al Corno, da 
cui dista circa un chilometro sud. Vi pos- 
sedevano i Cisterciensi di San Stefano al 
Corno. 

Chiaricone cL' .Axicla. Frazione del 
comune e della parrocchia di Meletto. In- 
comincia a comparire nei registri parroc- 
chiali di Meletto circa 1' anno 1705. 

Chierichessa. Frazione del comune e 
della parrocchia di Guardamiglio, da cui 
dista circa 1500 metri ovest, tra il Lambro 
vecchio ed il Po. Ab. 86. 

Chiesa "Vecchia. Frazione del comune 
e della parrocchia di Somaglia, da cui dista 
breve tratto verso est. Abitanti. 31. — In 
questo luogo esisteva l' antica parrocchiale, 
prima del 1773, in cui venne consacrata 
l'attuale. Proprietà Prebenda del Prevosto 
di Somaglia. 

Chiesi olo Grande. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Maleo, da cui 
dista circa un chilometro sud. Abitanti 80. 
Proprietà Premoli. 



CHI 



CHI 



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Chiosiolo IPiccolo. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Maleo, da cui 
dista circa 1000 metri sud. Ab. 40. Pro- 
prietà dei Vecchioni di Codogno, per legato 
di Antonio Ferrari, e Raffaglio di Maleo. 

Chignola. Frazione del comune e della 
parrocchia di Dovera , da cui dista circa 
un chilometro. Provincia di Cremona, dio- 
cesi di Lodi. Nome di una famiglia. Ab. 65. 

Chiosacci. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Meletto. Compare nei re- 
gistri parrocchiali dell' anno 1722. Forse è 
Fugì. 

Chiosi. Le terre ad un miglio o ad un 
miglio e mezzo intorno a Lodi, che, per 
titolo di amministrazione e di comune difesa, 
dipendevano anticamente dal Municipio, si 
chiamavano Chiosi , equivalendo a quelli 
che a Milano si dicono Corpi Santi., e nelle 
antiche carte hanno nome di Clausi o Closi 
Civitatis Laude; e secondo la porta prin- 
cipale della città per la quale vi si andava, 
dicevansi Chiosi di Porta d'Adda, di Porta 
Cremonese, di Porta Regale, e di Porta 
Pavese. È territorio di proverbiale fertilità. 

Oli io si di Scorta Cremonese. 
Frazione del comune di Lodi e Chiosi. Si 
stendono sopra un raggio di circa tre chi- 
lometri fuori di porta Roma , dall' antica 
costiera dell'Adda a sud-est, comprendendo 
la frazione Olmo, fino alla strada Lodi- 
Sant' Angelo. In questi vi è quasi tutta la 
parrocchia di San Bernardo e parte di 
quelle di San Fereolo e di Cornegliano Lau- 
dense. La fertilità di questi Chiosi è senza 
pari nel lodigiano. Le proprietà suddivise 
presentano molti vicini gruppi di case vil- 
liche comode ed amene, ma non lus^o di 
ville. Come vicini alla città furono ripetu- 
tamente balestrati dalle guerre che tanto 
afflissero la Lombardia nei secoli XIV, XV, 
XVI , XVII e XVIII. — L' anno 1298 fu 
infeudato delle decime dei Chiosi di Porta 
Cremona Bisacca Riccardi , da Monsignor 
Bernardo Talente; questi feudi furono ri- 
confermali a quella famiglia il 2G mag- 
gio 1344. — Nei Chiosi di Porta Cremonese 
erano sparsi alcuni ospedali, molte chiese 
ed oratori, ed alcuni conventi; dei quali 
parleremo discorrendo dei singoli luoghi 
ove sorgevano. Come a tutte le altre entrate 



della città , erari la chiesa di San Rocco : 
non sappiamo ove sorgesse, certo però 
lungo la strada cremonese. Era frequentata 
dal popolo nella festa di S. Fermo, 9 agosto: 
cavava molte elemosine per la benedizione 
che vi si impartiva agli animali da lavoro. 
Il 25 marzo 1517, per opera di Don Filippo 
Villani priore di Villanova , fu messa la 
prima pietra di un grandioso monastero 
dei Padri Olivetani; nel 151S il medesimo 
Villani stabilì il coro e le cappelle, serrando 
fuori con uno steccato la parte della chiesa 
non ancora fabbricata; fece lavorare da 
frate Giovanni da Verona , converso della 
stessa religione, le tavole del coro, mirabile 
artificio d' intarsiatura , che per la morte 
dell' artefice, delle 35 ordinate, restarono 
eseguite sole 23 : bastano queste tavole, di 
cui sole 11 ora si trovano in opera nel 
meschinissimo coro di San Bernardo, a farci 
conoscere il rimanente di quel nobilissimo 
edificio dedicato alla Beata Vergine Annun- 
ziata. Noi non sappiamo ove sorgesse, giac- 
ché fu distrutto prima di venire compiuto 
nelle guerre dal 1500 al 1528: ed è perciò 
che lo abbiamo accennato sotto il nome 
generico di Chiosi. Nemmeno conosciamo 
ove sorgesse una chiesa di San Giorgio, 
tassata dal notajo Guala nel 1261 in soldi 
15 imperiali, somma considerevolissima: ne 
fu fondatore un Martino Tresseno: nel 1398 
era già unita a quella di San Martino in 
Solarolo (vedi). 
Chiosi eli Porta cl'A.clcla. Frazione 
del comune di Lodi e Chiosi, e si estendono 
a due chilometri circa di raggio dal ponte 
sulla sinistra dell'Adda; quasi tutti raccolti 
sotto la parrocchia di San Rocco in Borgo 
e quella della Fontana. Alcune località si- 
tuate tra la destra dell' Adda e la sua co- 
stiera erano comprese nei Chiosi d'Adda 
e Vigadore. In questi Chiosi avevano ville 
le famiglie lochgiane Tresseni , Pinaroli , 
Codignoli, Coucoreggi, Dordoni, Franchini, 
Leccami, Maggi, Pesaluppi, e nelle cascine 
che ancora conservano il nome degli an- 
tichi proprietari si vedono eleganti casette 
villereccie. La Gorra d'Adda lodigiana prin- 
cipia da questi Chiosi , ma le terre sono 
in buono stato di coltivazione e rendono 
poco meno di quelle dell' agro laudense : 



78 



CI 



CO 



avrebbero maggior pregio se non andassero 
soggette alle inondazioni dell' Adda. 

Chiosi eli Porta I&egale. Frazione 
del comune di Lodi e Chiosi. Estendonsi 
sopra un raggio che in alcune località 
supera i quattro chilometri : confina alla 
strada di Sant'Angelo coi Chiosi di Porta 
Cremonese, e dall' altra parte coli' Adda a 
monte di Lodi tra la città e Montanaso; 
comprendono così anche le terre che hanno 
più facile e spedita via alla città per Porta 
Nuova o Milano. Sono ecclesiasticamente 
suddivisi sotto tre parrocchie, di S. Fereolo 
di Cornegliano Laudense, in parte, ed il 
resto in quella di San Gualtero. Presso la 
prima si vede il cimitero della città che 
vuol essere rinnovato ed abbellito o, meglio, 
abbandonato; la Stazione della Ferrovia e 
del Tram Sant'Angelo-Lodi-Crema; nel ter- 
ritorio dell' ultima havvi la Stazione del 
Tram Milano-Lodi-Bergamo e l'Istituto dei 
Sordo-Muti di S. Gualtero vecchio (vedi). Il 
resto è cascine di fondi più o meno vasti, 
qua e là biancheggianti tra il verde vario 
di pingui prati e di ricca piantagione di 
salici e di pioppi (Vignati). — Anche in 
questi Chiosi sorgevano chiese e conventi- 
quello di S. Bassiano al luogo detto Ratti 
(vedi), e la chiesa di S. Rocco, la quale 
prima del 1G30 era derelitta: la frequenza e 
F affluenza delle elemosine durante la peste, 
la rese nuovamente praticabile: l'anno 164S 
andò a rischio di essere atterrata per dar 
luogo alle nuove fortificazioni: se ciò fosse 
avvenuto, ora non avremmo quella casa da 
presepio che per la prima ingombra la vista 
del castello a chi sulla strada di Lodivecchio 
viene a Lodi. 

Chiosino. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 1200 metri 
ovest, in vicinanza della costiera dell' an- 
tico lago San Vincenzo sulla strada di Lo- 
divecchio. È parrocchia di San Fereolo. 
Ab. 5. Proprietà Bignami dottor Achille. 

'Chiosone. Luogo nella parrocchia di 
San Gualtiero, tra le Zelasene e la Muz- 
zetta (?) 1789. 

Cigolili a. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Fiorano, da cui dista 
circa un chilometro nord-ovest. 

Cigolino,. Frazione del comune e della 



parrocchia di Castelnuovo Bocca d' Addr 
da cui dista circa 1800 metri nord-ovesi 
Con Goldi e S. Jorio ha 46 abitanti. 
Cigolo na. Frazione del comune e dell 
parrocchia di Casalpusterlengo, da cui disti 
circa un chilometro sud-est. Ab. 85. H 
un oratorio dedicato a San Francesco. Prc 
prietà Pedrazzini Davide. 

* Cii-exola. Nome perduto di un luog 

nel territorio di Cornogiovine. 1 aprile 123S 
Cirihina. Frazione del comune di Loc 
e Chiosi, da cui dista circa 2100 meti 
verso est. Nome di una famiglia lodigiani 
Nel 1789 era parrocchia di San Giacom 
in città: in quest'anno passò a quella dell 
Fontana. Ab. 10. Proprietà eredi Casanovf 

* Cisciliaivu.ni. Nome perduto di un luog 

del nostro territorio, di cui si ha memori 
nel 972, 18 novembre. 

Cisera. Cavo irrigatorio della Gerra d'Addi 
che si estrae dal Tormo a breve distanz 
da Postino. Un po' più al di sotto ricev 
le acque della roggia Migliavacca. Serv 
per F irrigazione dei latifondi di Corte Pa 
lasio e di Cerreto. 

Ciserina. Vedi Cesarina. 

Cloacina. Frazione del comune di Lod 
e Chiosi, da cui dista breve tratto vers» 
ovest. Il nome dall'uso a cui serve. Par 
rocchia di San Lorenzo. Ab. 8. Proprieti 
Società Pozzi Neri. 

Coazzo. Frazione del comune e della pai 
rocchia di Senna Lodigiana , da cui disti 
circa due chilometri. Ab. 7. Sembra chi 
questo sia un nome corrotto di Cavazzo 
Proprietà Lizzori. 

'Cochuzum. Cugozum, Cogozzo locus 
Ebbe un castello, e fu probabilmente ov( 
ora sorge quello di Sant' Angelo (1 mag- 
gio 997). 

'Codalosa. Nome perduto di un luoge 
del territorio di Cavenago (30 aprile 1297) 

Coclazza. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi (Regale). Ha il nome di una fa- 
miglia lodigiana. Parrocchia di San Fereolo. 
Ab. 19, Proprietà Varesi Angelo. 

Coclazza. Frazione del comune di Mai- 
rago, da cui dista circa 1500 metri ovest. 
Parrocchia di Brembio. Abitanti 73. Trae 
il nome dalla nobile famiglia Codazzi di 
Lodi. Proprietà Castellotti. 



co 



co 



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lòdazza. Frazione del comune di San Ze- 
none al Lambro, da cui dista circa 1600 m. 
sud-est. Parrocchia di San Zenone. Ab. 68. 
Proprietà Marchese Triulzi. 

Uocleg'liini. Frazione del comune e della 
parrocchia di Guardarci iglio, da cui dista 
2500 metri. Ab. 8. Proprietà Castelli. 

Dodignola. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi (d'Adda), da cui dista circa 700 
metri nord. Trae il nome dalla famiglia 
lodigiana Codignoli. La Confraternita della 
Misericordia di Lodi Vi godeva uri livello 
di lire 131, il quale al tempo della sop- 
pressione (9 maggio 1780) era pagato da 
Giuseppe Porzio. Prima del 1789 era par- 
rocchia di San Giacomo in città; in quel- 
l'anno passò a quella della Fontana. Ab. 17. 
Proprietà Pavesi avv. Antonio. 

Oocìignolina. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi (vedi Codignola). Chiamavasi 
ad-Comu (1494). Prima del 1789 era par- 
rocchia di San Giacomo in città; in quel- 
1' anno passò a quella della Fontana. Ora 
non esiste più. 

Dodogna. 5 a bocca della Muzza. Roggia 
grossissima, modellata nel 1702, della por- 
tata di once 131.5. 

]odoi>no. Capoluogo del VII Mandamento 
(abitanti 29,886). Comune; Ufficio postale; 
Sezione elettorale. Stazione della Strada fer- 
rata Lodi-Piacenza e Pavia-Cremona ; Uf- 
ficio telegrafico. Agenzia delle Imposte ed 
Ufficio di Registro del Mandamento; Ufficio 
delle Ipoteche di Lodi. Ab. 11,599. Superfìcie 
ettari 1955.80. Bilancio comunale L. 150.000. 
Distanza da Lodi chilometri 24.166 sud-est. 
— Parrocchia già insigne collegiale, con 
Prevosto avente l'uso dei pontificali; ca- 
poluogo del 1° Vicariato (anime 13,400). — 
Metri 60 sul livello del mare. 

Borgo circondato da terreni ubertosissimi 
di cereali e di pascoli , al quale di città 
non manca che il nome: vi è fiorito com- 
mercio, belle chiese, case ben costrutte, 
larghe vie, scuole, collegi, ospedale, teatro, 
fabbriche, e una generale agiatezza che non 
gli lascian nulla da invidiare a non poche 
città. — Debellati i Galli Insubri , vuoisi 
che ai primi abitatori romani toccassero 
in sorte queste terre, tra le quali toccò al 
console Aurelio Cotta un podere che egli 



dal suo nome chiamò ager Cottonianum, 
e in mezzo a cui fabbricò Cottoneum. Il Gol- 
daniga narra che 1' anno 222 avanti Cristo, 
il console Cotta venisse alle mani coi Galli 
Insubri in questo luogo, ove successe un 
sanguinoso macello d' ambe le parti, e che 
qui si fabbricasse o riedificasse Codogno, 
lasciando in tal modo indeciso se Codogno 
esistesse anche in tempi anteriori. Altri, 
con altrettanta ragione, ne derivano il nome 
dall' estesa coltivazione del melo cotogno, 
che era fatta nel suo territorio. Gravi vi- 
cende avrebbe subito nei tempi di mezzo, 
come paese il più popoloso appena al di 
qua del Po, sulla strada romea. Vuoisi da 
taluno che la Motta, o il castello di Co- 
dogno, come anticamente appellavasi, ve- 
nisse fabbricata nel 763, perchè in una 
delle sue quattro torri, abbassate nel 1722, 
vi si trovò scolpito una tale indicazione. 
— L' anno 1025 quell' Ilderado conte di 
Comazzo, che, quattordici anni dopo, donava 
la terza parte di tutti i suoi beni per l'ere- 
zione del convento di San Vito presso Ca- 
stione, confessa aver ricevuto da Pietro 
prete, abitante in Casale, mille libbre d' ar- 
gento per i fondi che aveva in Codogno 
fCodonioJ e la sua porzione di castello, 
tolimen et fossato, e della cappella cum 
area sita foris prope ipso castro certificata 
in onore Sancii Blaxi. E questa è la più 
antica memoria che nelle pergamene lodi- 
giane abbiasi di Codogno e della sua chiesa, 
quando non si voglia tener conto di un'al- 
tra del 997, nell'archivio capitolare di Cre- 
mona, diploma dell' imperatore Ottone III, 
in cui tra le molte terre del lodigiano, si 
nomina anche Codugno. Sembra che il prete 
Pietro dei conti di Comazzo acquistasse 
con quel contratto V intera proprietà di 
Codogno, che poi trasmise ai Vescovi di 
Lodi, giacche si vede che nel 1127 il Ve- 
scovo Arderico Vignati aveva molte ragioni 
in questa corte, e nel 1142 il Vescovo Gio- 
vanni investì per otto anni a titolo di pegno 
Uberto do' Casotti, di Codogno e molte altre 
terre del lodigiano. Così da una carta del 
1153 troviamo che i Rigizani, livellari del 
nostro Vescovo Lanfranco, tenebantur con- 
sigliare fiction intus castellimi loci Cothogni, 
ed i Codognesi pagavano fodrum, alber- 



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gariam et districium al Vescovo. Un Arialdo 
Goldaniga , potente signore di quel tempo 
in questo parti, aveva tolto alla Mensa 
il possedimento di Codogno e di Ronco. 
— L'anno 1166 un Conte Fatigati di Co- 
dogno fece dono di una ragguardevole parte 
de' suoi beni al Vescovo Alberico Merlino, 
il quale gli perdonò un debito di lire 14 
imperiali (L. 800). — Il 25 aprile 1226 un 
Petracciolo de Goldaniga, Rebugno ed Ar- 
lotto Sessa avendo usurpati alcuni diritti 
di acque e di pascoli nella corte di Co- 
dogno, vennero forzati a rinunciare alle 
loro pretese, ed anzi Arlotto Sessa venne 
col Vescovo ad una convenzione per la 
quale obbligavasi a somministrargli alcuni 
agnelli pel diritto dell' erbatico. In questo 
anno esisteva pure un' altra causa tra gli 
uomini di Codogno e la Mensa, a cagione 
del taglio di un bosco ivi esistente. Queste 
liti continue disanimarono pertanto Girardo 
di Merlino, feudatario a nome della Mensa, 
e fu costretto a rinunciare il feudo di Co- 
dogno e di altri luoghi. I Tresseni che 
erano stati pure investiti del feudo di Co- 
dogno, contesero al Vescovo partem ho- 
noris di questa corte, ma n' ebbero sen- 
tenza contraria ; simile contesa rinnovò 
nel 1233 Giacomo Tresseno, podestà di Co- 
dogno, al nostro Vescovo Ottobello, e dalla 
deposizione dei testimoni raccogliamo che, 
cinquant' anni prima, il Vescovo faceva fare 
sepes circa castrum Cotonii quod tunc non 
crai muratunij mentre al tempo della con- 
tesa era dei migliori castelli del Vesco- 
vado di Lodi, murato con una buona torre, 
e vi abitavano più di duecento uomini, e sem- 
pre, dacché fu fabbricato, furono nel castello 
podestà e consoli pel regime, come hanno 
avuto, e per consuetudine ebbero gli altri 
castelli del Vescovado di Lodi e delle altre 
città. — La sua chiesa di San Biagio, di- 
pendente dalla pieve, di Casale, 1' anno 1261, 
pagò una taglia imposta dal notajo Guala, 
legato del Papa, al clero lodigiano. — Morto 
Azzone Visconti e successogli Luchino, questi 
pose al governo del contado di Lodi Bruzzo 
di lui bastardo. Questi obbligò il Vescovo 
Luca Castello a investirlo, dietro a continue 
domande, nel 1344, dei feudi e delle decime 
di Castiglione c di Codogno ed altre terre 



per circa lire 300 e 50 paia di capponi. 
Ma come che Bruzzo fu uomo prepotente 
e crudele, così si prese arbitro di investire 
altre persone di questi beni e di non pa- 
gare alla Mensa il denaro convenuto: così 
i beni della Mensa vennero in molta parte 
alienati e distrutti. Il Vescovo Cadamosto 
intentò una lite contro di Bernabò Visconti, 
per la restituzione dei suoi beni, ed il 9 gen- 
najo 1358 Roggero Biffio, celebre giure- 
consulto milanese, condannò il Visconti alla 
restituzione dei feudi usurpati. Invano sii 
appellò il Duca , e non ottenne se non la 
nuova investitura dei feudi di Bruzzo. Il 
Vescovo però non ottenne la libera giuri- 
sdizione di questi beni se non nel 1387, 
dei quali poi nel 1396 investì Jacopo da 
Tresseno, dopo la cui morte, per la quarta 
parte di decime del suo territorio, venne 
occupato dal lodigiano Giovanni de' Ric- 
cardi, nel quale possesso, contrastato dai 
Vescovi di Lodi, fu da Papa Bonifacio IX 
confermato nel 1400. — L'anno 1351 il 
Vescovo, che era allora fra Luca Castello, 
volle fare il dono di un bosco, pel cui 
taglio già era in contesa col comune, ai 
poveri di questo paese onde avessero ove 
pascolare i loro armenti e cogliervi la legna. 
Era questo fondo dell' estensione di circa 
5000 pertiche, parte a boscaglie, e parte 
a lagune, giacche il terreno n' era stato 
col tempo rapito al vicino lago di Barilli. 
Questi beni posti tra Fombio e Somaglia 
vennero cogli anni ridotti a coltivazioni, e 
poscia alienati, come vedremo. Il 14 ot- 
tobre 1441 Filippo Maria Visconti diede il ! 
feudo di Codogno ai nobili Giovanni e Maf- 
fìolo Fagnani, cittadini milanesi. Alla morte 
di questo Duca, nel 1447, i Veneziani s'im- 
possessarono di Codogno, ma questi, appena 
s' intese 1' arrivo delle truppe di Francesco 
Sforza , si ritirarono a Lodi. A Codogno 
venne inviato un corpo d' armata onde te- 
nere a soggezione Piacenza, datasi alla 
serenissima. L' anno 1450 Francesco Sforza 
duca di Milano, tolse il feudo ai Fagnani 
e lo concesse, il 21 aprile 1453, ad Antonio, 
Giacomo e Pietro Triulzi. Neil' agosto del 
1492, bramando i Codognesi di estendere 
il loro commercio, cercarono alla comunità 
di Piacenza di essere dichiarati cittadini 



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di quella città, offrendo una certa somma 
in compenso del passaggio e del dazio dello 
mercanzie, al che, ottenendo il privilegio, 
non erano più tenuti. Ottennero i suppli- 
canti, per pubblico decreto della comunità 
di Piacenza, rogato il 21 agosto 1492, il 
pieno consenso alle loro domande, per cui 
gli abitanti di Codogno, in memoria di tanto 
favore, vollero che, in segno di fratellanza, 
alla pianta carica di mele cotogne, dalla 
somiglianza del nome simbolicamente presa 
ad insegna, venisse, con una catena d'oro, 
legata la lupa romana, che è tuttora lo 
stemma di Piacenza, già colonia di Roma. 
Questi privilegi vennero confermati: il 18 
dicembre 1499 nell'occasione che Gian Gia- 
como Triulzi il Magno, feudatario di Codogno 
e generalissimo dell' armata di Luigi XII, 
trovavasi in Piacenza; nel 1530, nel 1587, 
e da ultimo sotto il dominio dell'infanto 
di Spagna Don Filippo, duca di Parma, 
Piacenza e Guastalla. Ottaviano Sforza, Ve- 
scovo di Lodi , tentò (1499), di riavere il 
feudo di Codogno, come appartenente alla 
Mensa Vescovile di Lodi: ma l'opera sua 
non ebbe nessun risultato, avendo lo stesso 
Vescovo, alla calata di Luigi XII, dovuto 
abbandonare la sua sede. Verso il 1520 
era feudatario di Codogno Gerolamo Triulzi, 
che governava anche Piacenza a nome di 
Francia, formando il presidio di quella città 
con uomini scelti dal suo feudo. In gennaio 
di queir anno, Codogno fu orribilmente sac- 
cheggiato e maltrattato dai soldati del duca 
di Borbone, che andavano alla difesa di 
Pizzighettone. L' anno 1544, Pietro Strozzi, 
fuoruscito fiorentino, al soldo di Francia, 
proveniente dal Cremonese, nell'intento d'in- 
vadere il Lodigiano, passò l'Adda a Ca- 
stiglione, ed abbisognando l' esercito di vet- 
tovaglie ed altri oggetti , Ercole Visconti, 
fuoruscito milancso ed uno dei capitani 
dello Strozzi, ordinò al comune di Codogno 
di fornirlo di quanto abbisognava , sotto 
minaccia di porro il paese a sacco, a ferro 
o a fuoco; minaccia alla quale i Codo- 
gnesi risposero con una pubblica protesta 
di fedeltà all' imperatore. — Il Goldaniga 
ci narra un fatto accaduto in questi tempi 
che, so trovasse maggior confermazione, 
oscurerebbe la gloria di Tito Fanfulla c 



dei tredici di Barletta: Un Giacomo Mola 
Cattanio di Codonio, a sostenere l' onore 
d' Italia, sfidò a singoiar tenzone sei cava- 
lieri francesi ad un tempo, riportandone 
vittoria non solo, ma tutti uccidendoli ben 
anco: ma il Goldaniga non sa produrre 
nessun documento in prova; dice d'averne 
notizie dal Giovio e nient' altro. 11 poeta 
Giacomo Gabiano, sulla fine di questo se- 
colo, nella sua Laudiade_, cantava di questo 
borgo : 

« Il borgo che al cotogno il nomo deve, 
Per le molte sue case ir puote a paro 
D' una città; non muro il serra o fossa; 
Tanto amore gli animi affratella! » 

E più. avanti: 

« E tu dimmi, o Codogno, i tuoi macelli 
Forniti sempre, ma ben più ne' giorni 
Che di carni maggior desio ne spigne! 
Dimmi quanti vitelli la vicina 
Cremona compri e 1' altre terre intorno 
Che n' han difetto, e del tuo sego dimmi 
L'innumere candele, risplendenti 
Di luce allegra, e nella cameretta 
Degli studiosi, e in sulle mense e i deschi 
E in tutte le botteghe e più nel verno, 
Allor che sovra i miseri mortali, 
Amanti del lavoro e non del sonno, 
Lunghe e moleste incombono le notti ! 
Quanti squartati buoi pender tu vedi 
Dagli uncini nel verno e grossi e belli! 
Ed orgoglioso a comprator li mostra 
Il panciuto beccajo. » 

La famosa peste del 1629-30 mietò in questo 
luogo, allora borgata di cinque mila abi- 
tanti, mille vittime: di questa discorse il 
celebre codognese Pier Francesco Passerino. 
Verso quest' anno casa Triulzi aveva vol- 
talo faccia alla Francia e perciò era diven- 
tata acerrima nemica di Odoardo Farnese 
duca di Piacenza. Il cardinale Triulzi, cho 
osservava gli armamenti del Piacentino, 
servendosi di un Gian Angolo Bellone, uno 
dei maggiorenti del suo feudo, riesci a 
sedurre coli' oro tanti soldati del Farnese, 
da formare un reggimento coi soli disertori 
del duca , che egli spedì in Lomellina a 
rinforzo dogli Spagnuoli. Vollo pertanto il 
duca punire le diserzioni sui vicini feudi 
del Cardinale ordinando a Riccardo Avo- 
gad.ro (1035) di assalire Codogno: vi si 
fermarono le genti per alcune ore durante 
le quali abbottinarono por duemila ducati; 

li 



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atterrarono per insulto le porte del palazzo . 
Triulzi e bruttamente sconciarono Gianan- 
gelo Belloni. Il Marchese di Leganes ven- 
dicò questi insulti inviando contro il Far- 
nese il Marchese di Caracena (vedi Guar- 
damigliOj FombiqJ. Durante l' assedio di Cre- 
mona (1647) Ercole Triulzi, feudatario di 
Codogno e comandante le milizie urbane 
di Lodi, chiamate alle armi alcune migliaia 
di uomini dei suoi feudi di Codogno, corse 
oltre Po onde impedire l' unione dell' eser- 
cito piemontese al francese ed al Duca di 
Modena. Nel 1G58 provarono grande spa- 
vento gli abitanti di Codogno e Casalpu- 
sterlengo per 1' avvicinarsi delle truppe del 
Duca di Modena , che da Cassano scende- 
vano il corso dell'Adda, non avendolo potuto 
passare a Pizzighettone. Alla morte del 
principe Antonio Teodoro Triulzi, avvenuta 
V anno 1678, senza prole maschile, la ve- 
dova del defunto tentò ogni strada perchè 
la signoria di Codogno e la baronia impe- 
riale di Retegno e Bettola , che tale fino 
dal 2 gennaio 1654 era stata dichiarata 
dall'imperatore Ferdinando III, a lei pre- 
stassero giuramento e vassallaggio. Ma il 
popolo di Codogno che, ad onta dei benefizi 
ottenuti dalla famiglia Triulzi , era stanco 
della dipendenza che doveva ai feudatari, 
si ammutinò: forzati al giuramento, mag- 
giormente s' indispettirono per tale vio- 
lenza: si adunarono nel cortile del castello 
ove ogni capo di famiglia giurò di voler 
essere redento dal feudo, della quale una- 
nime dichiarazione si fece solenne istru- 
mento e venne presentata alla Regia Ca- 
mera di Milano. Il comune infatti ottenne 
di comperare la redenzione perpetua dall'in- 
feudazione e di essere solo dipendente dalla 
Regia Maestà, per cui il borgo si ebbe ti- 
tolo di regiOj, di insigne e la comunità di 
magnifica. Pagò lire 40 per focolare, i quali 
essendo 790, la somma fu di lire 35 mila 
milanesi, pari a 50700 reali di moneta 
d'argento. La data della concessione, 6 giu- 
gno 1679. Ed in quest' occasione il comune 
vendette ai Conti della Somaglia la pos- 
sessione del Bosco, della quale era stato 
regalato dal Vescovo Fra Luca Castello. — 
I Codognesi, spuntato l'intento della reden- 
zione dal feudo, vollero fare un passo più 



innanzi, ed approffittandosi del passaggio 
di Filippo V, pretendente al trono di Spagna, 
(5 ottobre 1702) lo regalarono magnifica- 
mente e gli consegnarono un memoriale 
che vuoisi contenesse la domanda di ono- 
rare la loro patria del titolo di città : di 
questa pretesa si discorse molto, special- 
mente dai lodigiani. — Il 9 maggio 1713 
giunse a Codogno Elisabetta Cristina, moglie 
di Carlo VI; essa alloggiò due giorni nel 
palazzo dei Triulzi, i quali, benché avessero 
perduta la ragione del feudo, non dimenti- 
carono però giammai l'antica loro affezione, 
e F occasione di beneficare il paese. — Nel 
1733 il comune somministrò 360 mila libbre 
di formaggio al principe Lobcowitz, che di- 
fendeva Pizzighettone, contro Francia : fu 
in seguito a questa guerra che si sviluppò 
un contagio che distrusse gran parte del- 
l' esercito collegato e si prescelse questo 
borgo onde piantarvi dieci grandi ospedali 
militari; la malattia poi si attaccò anche 
ai poveri abitanti, di cui morì grandissimo 
numero. Nel dicembre 1745 e gennaio 1746 
s' accamparono qui gli Spagnuoli contro 
Maria Teresa, eletta in forza della pram- 
matica sanzione. Gli austriaci però il 17 
marzo 1746, usciti da Pizzighettone, mar- 
ciarono su Codogno onde snidarvi il pre- 
sidio nemico : si scontrarono alla Sigola 
con 550 Spagnuoli , i quali , dopo due ore 
di resistenza, si ritirarono su Codogno e di 
qui verso Piacenza. Sul principio di maggio, 
il borgo, essendo malamente presidiato dagli 
Austriaci, venne sorpreso dagli Spagnuoli, 
che presidiavano Piacenza, e saccheggiato 
pienamente : in queir estate, per causa di 
una grande quantità di mosche che infe- 
stavano 1' aria , successe una grande mor- 
talità, specialmente nei fanciulli. L'8 mag- 
gio 1796 1' esercito di Bonaparte entrò in 
Codogno, allora abbandonato da Liptay. 
Il generale La Harpe, tornando dall' inse- 
guire gli Austriaci, neh' oscurità della notte, 
inoltrandosi fra le vie del borgo, fu ac- 
colto con una salve di moschetteria da un 
drappello di Francesi , i quali , credendo 
che giungesse il nemico, fecero fuoco ucci- 
dendo il generale. — Nel 1809 cessò l'an- 
tico diritto del mite pedaggio sul ponte di 
Piacenza. 



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Feudatari i Triulzi ebbo origino in Co- 
dogno (14C2) il primo ospedale, per lascito 
di Manfrcdino Gibelli, il quale, durando fino 
ai nostri giorni , venne, assieme ad altri 
ospedali innalzati in Codogno, concentrato 
nel civico ospedale, che sulla fine del secolo 
scorso vi eresse con magnifico disegno il 
celebre architetto milanese Felice Soave : 
fu eretta dalle fondamenta 1' attuai chiesa 
parrocchiale di San Biagio (1520); fatta 
dall' architetto Giambattista Regorini la fac- 
ciata della parrocchiale (1584); aggiunta la 
nuova casa del parroco alla chiesa (1607); 
le rettoria, per volontà del principe Cardi- 
nale Ercole Teodoro Triulzi, innalzata in 
parrocchiale collegiata e mitrata, e dichia- 
rata tale da Papa Urbano Vili (1633): per 
disposizione del prevosto Andrea Cornati 
instituito un Seminario di chierici (1607), 
che andò superbo di aver impartiti i primi 
elementi di educazione al celebre Cardinale 
piacentino Giulio Alberoni; nel quale inse- 
gnavasi, oltre la teologia, le lingue latina, 
greca, tedesca e francese; si fece la gran 
loggia del mercato in angolo alla piazza 
(1652); e per 1' architetto codognese Giam- 
battista Barattieri la bella porta all' in- 
gresso del paese dalla strada di Piacenza 
(1688). In seguito il Seminario divenne, con 
altri redditi, 1' attuale collegio d'Ognissanti; 
le piazze per gli studi filosofici e teologici 
applicate al Seminario di Lodi. Il castello 
quadrangolare, con quattro grandi torrioni, 
sopra un' altura nel centro del paese, che 
servì ad Enrico VII per rinchiudervi i Guelfi 
cremonesi , fu interamente distrutto e non 
ne rimane che un solo torrione mozzo per 
uso di carcere; le sue fosse, che si affitta- 
vano a uso di peschiera, furono riempiute, 
gli spalti abbassati , e si formò una bella 
e grande piazza. 

« Codogno di buon' ora divenne paese 
vivo di commercio e, secondo documenti 
del secolo XI , abbondava dei prodotti di 
bestiame bovino, frumento, segale, miglio, 
spelta, vino e legumi ; teneva misura par- 
ticolare al paese come appare in un con- 
tratto del 1153: modia quinque de siliginc 
et quinque de milio ad modium de Cotho- 
gnoj bella et bona sine f rande. Suo prodotto 
importante il lino, e non s'affittavano fondi 



CO 83 



senza patto di seminarne una data quantità 

s' aveva la superstizione di distribuire 
del pepe il giorno di San Cristoforo, cre- 
dendo si caverebbero tanti rubbi di lino 
quanti granelli di pepe si ricevevano. Per 
ben tre secoli tenne occupata l' industria 
commerciale del paese, e n' erano cerche 
le tele: del 1780 battevano 189 telai, non 
contandone 80 delle cascine d'intorno. L'uso 
del cotone tolse di mezzo questa ricchezza, 
ma vi fu sostituita la seta, onde la colti- 
vazione del gelso e l' educazione del filugello 
s'estese più che in ogni altra parte del lo- 
digiano, e si fecero molti filatoi, alcuni dei 
quali anche in paese bellissimi e grandiosi. 

« Ma il principale prodotto è il formaggio 
che vi si fabbricava ben anticamente e 
trasportavasi a Parma e nel secolo XV a 
Piacenza , di che vennero i nomi di par- 
migiano e piacentino. Verso il 1650 presero 

1 codognesi a farsene i magazzini (le casere) 
in paese, e qui ne concentravano tutto il 
commercio; nota un Pier Francesco Golda- 
nica, che nel 1750 Codogno commerciava 
da 35 a 40 mila forme di formaggio, di 
sei in sette rubbi ciascuna, e che tra grana- 
glie, lino, seta e telerie girava il valore di 
tre milioni di. lire milanesi. Fra le bellissi- 
me casere che sono in paese, alcune furono 
visitate dai sovrani Filippo V di Spagna; 
Giuseppe II e Francesco I d'Austria, Fer- 
dinando IV di Napoli. Agevolarono il com- 
mercio 1' antichissimo mercato d' ogni sa- 
bato e quello d' ogni martedi , accordato 
da Carlo V (1543), la fiera annuale dall'im- 
peratore Leopoldo II, le strade grandiose, 
costrutte nella seconda metà del secolo 
scorso e le ferrovie, per le quali Codogno 
è fatto centro di comunicazione con Milano, 
Cremona, Piacenza e Pavia. 

« Un' annotazione del secolo XVII dà 
che Codogno, feudo di Teodoro Triulzio col 
titolo di conte e P entrata di 400 scudi, 
avea cinque monasteri, nove chiese, sei 
conventi, una congregazione dell'oratorio, 
quattro dottrine cristiane, sei confraternite, 
un seminario, scuole pubbliche di gram- 
matica , belle lettere e teologia , ed una 
stamperia. Ora , soppressi i conventi , ha 
otto chiese, un santuario detto della Beata 
Vergine di Caravaggio; nella parrocchiale 



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un bel quadro di Calisto Piazza ed altri 
dipinti di qualche pregio. La popolazione 
di Codogno nel 1584 era di 800 famiglie 
o 3500 anime; nel 1609 di mille fuochi 
con 5300 anime; nel 1G89 erano 6595, ed 
ora quasi 10 mila sopra un' estensione di 
20 mila pertiche di fertilissimo terreno in 
cui è circoscritto il comune ». (Vignati). 

Uomini insigni nella religione, nelle lette- 
re e nelle scienze, illustrarono Codogno. Alla 
predicazione del Beato Bernardino da Fel- 
tre sorse in Codogno, per le elargizioni dei 
nobili Mola, Martinenghi, Dordoni, Guasco- 
gni e Barlanbani, il Monte di Pietà. Orazio 
Ferrari, detto fra santo, (a. 1560, m. 1621) 
studiosissimo, cultore di musica, buon pre- 
dicatore; Massimiliano Bignami , teologo, 
letterato ed oratore al Concilio di Trento, 
Vescovo di Chioggia; Ottaviano Bignami, 
senatore di Milano; frate Innocenzo, dome- 
nicano, predicatore, che lasciò memorie 
sulla storia di Lodi; frate Lattanzio morto 
in concetto di santità. Sul declinare del 
secolo XVI fiorirono in Codogno l' acca- 
demia dei Novelli o Nascenti, quella dei 
Geniali e dei Filarmonici sotto gli auspici 
dei Triulzi. Va rinomata una Vittoria Rug- 
ginenti, poetessa codognese nascosta sotto 
il nome accademico la saggia ed anche 
la cieca; Cesare Berinzago, primo prevo- 
sto di Codogno, accademico avveduto ed 
un tempo principe dell' accademia dei No- 
velli. Giacomo Maria Cerlasca, governatore 
di molte città venete e luogotenente del 
gran Contestabile di Francia. Alessandro 
Dragoni, poeta, che cantò la Silvia, ninfa 
del piccolo Brembio : il Sacerdote Jacopo 
Vegeto, letterato; il Canonico Bartolomeo 
Luchino, scrittore di rappresentazioni sacre 
ed opere ascetiche; il Padre 'Agostino Pre- 
moli, che sotto gli auspici del Cardinale Maz- 
zarino, fondò in Parigi la casa dei Teatini ; 
Giuseppe Goldaniga, lettore di leggi a Pavia 
e Parma; Giovanni Giacomo Tensino, co- 
lonnello, matematico, direttore delle fortifi- 
cazioni di Ungheria e di quella di Pizzi- 
ghettone. Giambattista Barattieri, ingegnere 
architetto, fece eseguire la stazione postale 
di Codogno verso Piacenza; fece il progetto 
della chiesa delle Orsole, disegnò e diede 
alla stampa carte topografiche , scrisse le 



Considerazioni sul mettere l'acqua del Reno 
di Bologna nel Po grande alla Stellata sul 
Ferrarese; un opuscolo per la facciata del 
duomo di Milano, e in due volumi V Archi- 
tettura d'Acque, anche oggi cara agli esperti: 
tu ingegnere collegiato di Lodi, della Ducal 
Camera di Milano, del Duca di Parma, ac- 
cademico (1601-1677). Il conte Pier Fran- 
cesco Passerini, teologo e giureconsulto ce- 
lebratissimo, esaminatore sinodale, inquisi- 
tore e protonotario apostolico, fondatore 
della biblioteca comunale di Piacenza. Gio- 
vanni Gnocchi, capitano delle guardie del- 
l' imperatore Leopoldo I. Cesare Lodesani, . 
insigne architetto, caro a Vittorio Amedeo 
Re di Sardegna. Pietro Francesco Bellone, 
segretario del principe Carlo Oldrado, pre- 
tendente d'Inghilterra: Giovanni Battista 
Belloni, professore di belle lettere; dottor 
Carlo Belloni, regio fiscale e buon letterato; 
Carlo Belloni, Vescovo di Carpi; P. Gio- 
vanni Bernardino Bianchi, teologo, morto 
al Cairo; Salvatore Gobbi, predicatore; Ago- 
stino Seghizzi, Teatino; Marco Folli, avvo- 
cato; Giambattista Tensino, architetto mi- 
litare, dei migliori del 1600; Luigi Bellò 
poeta latino. Fra i moderni vanno ricordati 
Gaetano Cairo, inventore del Tachimetro e 
della stereofeidotipia; il dott. Giovanni Dansi 
scrittore facile e franco, e versato nelle 
scienze naturali. Angelo Pietrasanta, pittore, 
morto d'anni 41, nel 1876 nell'aspettazione 
di splendidissimo avvenire e lo scultore 
dall'Orto. Non trascuriamo i morti per l'In- 
dipendenza; Alessandro Squassi, Ruggeri 
Santo, Cesare Tavazzi, sui campi di Solfe- 
rino; Enea Bignami a S. Fermo, Gio. Dra- 
goni e Luigi Zaini, a Roma nel 1849. 

Tutte le adiacenze di Codogno erano nel 
secolo X° abitate, le campagne coltivate e 
divise in vicis, prcedis, sediminibus, pratis, 
ed alcune irrigate. Dopo aperto il canale 
Muzza, la roggia Codogna (vedi) fu delle 
prime escavate e la più grossa d'acque, 
tratta a bagnare le terre codognesi sparse 
di belle cascine. 
'Cogozzo. Antico nome di Sant'Angelo 

Lodigiano (vedi). 
* Cogozzo. Era antico castello sulla destra 
dell'Adda al nord di Larderà; se ne ha 
menzione fin dal 1195. Oggi non trovasi 



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registrato; ma nelle carte topografiche del 
principio di questo secolo, si vede. 
"Cogozolo. Nome perduto di un luogo 
nella corte di Cavacurta, ove era un lago 
detto Bordelasca (15 ottobre 1231). Di que- 
sta terra, unitamente a Camairago e Pozolto, 
furono investiti i Tresseni dai vescovi di 
Lodi; le sue decime poi furono affittate ai 
CipelH, (5 aprile 1351) indi ai Borromeo, 
(19 aprile 1455). 

* Cogozolum. Nome perduto di un luogo 

nel territorio di Galgagnano (18 marzo 1309). 

*Cogullo. Nome perduto di un paese tra 
il Lambro e Somaglia. Vi possedevano i 
Monaci di San Pietro di Lodivecchio (18 
novembre 972). 

Colatore. Nome che viene dato al ca- 
nale Muzza dalle terre di Bertonico e di 
Castiglione sino al suo sbocco nell'Acida. 

* Colbraga. Nome perduto di un posse- 

dimento dei monaci di San Pietro di Lodi- 
vecchio, (972.) 

Coldana. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa un chilometro 
sud-est. Parrocchia di San Bernardo, Ab. 63. 
In una carta del 4 maggio 1255 trovasi 
menzione di un luogo detto Zovengam, vi- 
cino alla Selva Greca; è a credersi elio 
sia l'attuale Coldana. Così pure in una carta 
del 1470 si menziona questo luogo detto 
Zovenca. — Il nome attuale derivò dalla 
famiglia Lodigiana Coldano. È tra l'antica 
strada Cremonese e la costiera destra del- 
l'Adda. Proprietà Rossoni Ing. Prospero. 

'Coldana. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Castione. (Coldannm subtcr 
closum de la Twre, 31 marzo 1226). 

'Colendomi m . Rivo poco lungi da Co- 
mazzo, oggi detto Calandrone. (970, 25 gen- 
naio). Vedi san Giovanili del Calandrone. 

* Colloniola. Nome perduto di un luogo 

del nostro territorio (18 novembre 972). 
Cologno. Frazione del comune di Casal- 
majocco, da cui dista circa un chilometro 
nord. Parrocchia di Prosano, da cui dista 
circa 600 metri. Ab. 202. Cologna (1290). 
L'anno 972 vi possedevano i monaci di 
San Pietro di Lodivecchio, che ne ridus- 
sero lo terre a coltivazione. I vescovi di 
Lodi infeudarono questi luoghi alla famiglia 
Gambara: morto un Travcrsolo di questa 



famiglia, Mons. Paolo Cadamosto ne investì 
Giacomino ed Orino Cagamosto con obbligo 
di pagare una libbra di cera l'anno nella 
sera di San Bassiano (19 luglio 1377). Il 
18 maggio 1687 il feudo di Cologno venne 
dato alla famiglia Buttintrocca. Cologno è 
proprietà dell'Istituto delle figlie perico- 
lanti di Milano; grandioso cascinale stato 
premiato all'Esposizione di Lodi (1883). Vi 
possedeva 1620 pertiche il monastero di 
San Giovanni Battista di Lodi, incamerate 
nel 1786. Ora è diretto dalla famiglia Se- 
condi, un cui membro è deputato al Par- 
lamento italiano; benemerito dell'agricol- 
tura. 

Cologne dicevansi i luoghi colti da tra- 
dizione militare romana, e questi si dichia- 
ravano riservati (in raxia) dalle calende 
di aprile ai Santi, onde si multarono le 
bestie che vi pascolavano, eccetto dove non 
era cordo o fieno autunnale, dalla metà di 
aprile (Statuti di Brescia). 
Colombara. Frazione del comune di 
Cazzimani, da cui dista circa 1800 m. sud- 
ovest. Parrocchia di Vidardo, da cui dista 
circa due cbilometri; Ab. 72. Chiamavasi 
anche Colombara Fratta,, perchè vi posse- 
devano i Cisterciensi di Chiaravalle. Ora 
proprietà dell'ospitale Delmati di Sant'An- 
gelo. 

Colombara. Frazione del comune e della 
parrocchia di Galgagnano. 

Colombara. Frazione del comune e della 
parrocchia di Castelnuovo Bocca d'Adda. 

Colombara. Frazione del comune e della 
parrocchia di Somaglia, da cui dista circa 
2600 m. sud-est. altro volte parrocchia di 
Codogno (1788). Ab. 40. Proprietà Casarini. 

Colombara. Provincia di Cremona, co- 
mune di Povera, Diocesi di Lodi, parroc- 
chia di Roncadello, da cui dista circa 2000 
metri nord-ovest. Ab. 15. 

Colombara sul lago. Frazione del 
comune e della parrocchia di San 'Fiorano, 
da cui dista un chilometro nord-ovest. Si 
dico sul Lago perchè in riva al Lago Ba- 
rilli (vedi). Vedi anche super laco. 

* Colombara clol Provedono. Era 
nei chiosi di Porta d'Adda; vi godeva un 
livello la scuola di San Paolo di Lodi, il 
quale al u tempo della soppressione (1786) 



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era soddisfatto dalla scuola della B. V. 
Incoronata. 

Colombare. Frazione del comune e della 
parrocchia di Abbadia di Cerreto, da cui 
dista circa 2200 m. nord. Ab. 18. 

Colombarola. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi da cui dista circa 1700 m. 
nord-ovest; ha oratorio di San Giuseppe. 
È parrocchia della Fontana, mentre prima 
del 1779 apparteneva a quella della Mad- 
dalena. Ab. 34. Proprietà Perla Ing. Luigi. 

Colombarola Prima. Frazione del 
comune e della parrocchia di Fombio, da 
cui dista circa 1400 m. Ab. 30. Proprietà 
Milani. 

Colombarola Seconda. Frazione 
del comune e della parrocchia di Fombio, 
da cui dista circa 1400 m. Ab. 11. Proprietà 
Biancardi. 

Colombarolina. Frazione del comune 
di Lodi e Chiosi, parrocchia di Santa Maria 
della Fontana. Ab. 8. Proprietà Scolari. 

Colombarolo. Frazione del comune e 
della parrocchia di Guardamiglio, da cui 
dista circa un chilometro. Ab. 14. Proprietà 
Frignati. Chiamasi anche Colombere. 

Colombarolo. Provincia di Cremona, 
comune di Pandino, diocesi di Lodi, par- 
rocchia di Nosadello, da cui dista 500 m. 
Ab. 4. Proprietà Venini, 

Colombarone. Frazione del comune e 
della parrocchia di Fombio, da cui dista 
circa 1100 m. nord. 

Colombarone. Frazione del comune di 
San Rocco al Porto, da cui dista circa tre 
chilometri nord-est. Parrocchia di Mezzana 
Casati, da cui dista 20 minuti. Abitanti 47. 
Proprietà Fornaroli Domenico e Giuseppe. 

Colombarone. Frazione del comune e 
della parrocchia di Cornogiovine, da cui 
dista circa 3000 m. sud-est. Ab. 26. Pro- 
prietà Rizzi. 

Colombarone. Frazione del comune e 
della parrocchia di Cavacurta, da cui dista 
circa 600 m. sud-ovest. Ab. 36. Proprietà 
Terzaghi Zaf. vedova Grechi. 

Colombarone. Frazione del comune e 
della parrocchia di Zorlesco, da cui dista 
circa 1500 m. sud-ovest. 

Colombarone. Frazione del comune e 
della parrocchia di Meletti. (?) 



Colombera. Frazione del comune e della 
parrocchia di Montanaso Lombardo, da cui 
dista circa 345 m. sud, ai piedi della co- 
stiera destra dell'Adda. Ab 37. Proprietà 
Barbassa Antonio di Massalengo. 

Colombera. Frazione del comune di 
Pandino, Provincia di Cremona, parrocchia 
di Gardella, Diocesi di Lodi, da cui dista 
250 m. Proprietà Conti Maggi. Ab. 14. 

Colombera. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi da cui dista circa 1200 m. 
sud. parrocchia di San Bernardo. Ab. 45. 
Proprietà Tonani Giuseppe. 

Colombera. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto lodigiano, da cui 
dista circa 250 m. Ab. 16. 

Colombere. Vedi Colombarolo. 

Colombina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Bertonico da cui dista circa 
1300 m. ovest; sull'antica strada Cremo- 
nese. Ab. 41. Il nome le viene dall'insegna 
della colomba dell'Ospedale Maggiore di 
Milano, proprietario. 

Colombina AJLta. Frazione del comune 
di Lodi e Chiosi, da cui dista pochi passi 
verso sud, fuori della Barriera Pompeia. 
Parrocchia di San Lorenzo in città, a cui 
venne testé aggregata (1883) mentre prima 
faceva parte con quella di San Fereolo. 
Ab. 47. Prima del 1837 era detta Colom- 
bina Vecchia. Questo luogo formava parte 
del borgo di Porta Pavese, distrutto in 
gran parte per erigervi le fortificazioni 
nell'anno 1648. Nel luogo ove o^a sorge 
una piccola cappella con a lato una colonna 
sormontata da una croce, vicino alla fer- 
rovia, e sulla strada di San Colombano, 
sorgeva la chiesa di S. Mattia, di cui si 
hanno memorie sin dal 1285; fu eretta da 
Martino Tresseno: in questa venne in se- 
guito concentrata quella di San Martino 
in SolarolOj nella comunità di Campo lungo 
(Gambarina) fondata dallo stesso Martino 
Tresseno: sul parere del visitatore aposto- 
lico Monsignor Francesco Bossi, Vescovo 
di Novara, dovevasi demolire, trasportan- 
done la rettoria in San Martino dei Tres- 
seni in Lodi; ma nel 1630, essendo scop- 
piata la peste, i Conservatori della sanità 
chiesero a Mons. Clemente Gerra, Vescovo 
di Lodi, la detta chiesa, allora derelitta, 



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onde seppellirvi i defunti, aggiungendovi 
G pertiche di terreno per cimitero; la chiesa 
vecchia in seguito a ciò venne distrutta 

fabbricatane un'altra, che pur ebbe cor- 
tissima vita. — In questo borgo eravi an- 
che un ospedale al titolo di San Bartolomeo, 
che credesi fondato dalla famiglia Veschi; 
in questo fece gli esercizi ospitalari San 
Gualtiero, prima che fondasse l'ospedale 
della Misericordia (1206). Il governo di 
quest'ospedale era in mano dei Crucigeri; 
nel 1480 passò ai Canonici Regolari Late- 
ranensi, in modo che le sue rendite non 
vennero incorporate coll'Ospedale Maggiore, 
almeno in parte; nel 1492 venne unito a 
questo convento quello delle monache di 
S. M. di Riolo. Nel 1554, demolite le mura 
che cingevano i borghi, subì la stessa sorte 
anche il monastero, tranne la chiesa di 
S. Bartolomeo, eretta in parrocchiale; onde 
il Gabbiano: 

« Ecco le ville tue, Bartolommeo 
Sorridenti all'intorno....» 

Laudiade. 

1 monaci si ritirarono in Città, nella loro 
casa di San Romano. Nel 1648 anche la 
chiesa fu distrutta, adoperandosene i ma- 
teriali per la costruzione di un bastione 
per la difesa della vicina Porta Pavese. E 
vi rimase una piccola cappella detta la Ma- 
donna del Pomo. Il nome di questo luogo 
proviene probabilmente dalle proprietà del- 
l'Ospedale Maggiore, il cui emblema è la 
colomba. Se pure non si vuole attribuire 
alla famiglia Colombini della quale un dot- 
tor Cristoforo avendo ceduti molti effetti 
per l'erezione di un Canonicato nella Cat- 
tedrale, fu nominato canonico col titolo di 
Santa Maria delle Grazie, (23 ottobre 1630) 
chiesa che allora esisteva precisamente nel 
luogo della Colombina, erettavi nel 1603, e 
distrutta nel 1648 o 1655. Vi sono ampie 
casare, proprietà del signor Zambonetti; 
a breve distanza, sulla strada di Sant'An- 
gelo è la stazione del Tramway Sant'An- 
gelo-Lodi-Crema-Soncino-Orzinuovi , eretta 
nel 1880. Ed un grandioso magazzino di vino, 
eretto l'anno 1883, proprietà Gio. Agnelli e 
Compagni. Proprietà Zambonetti e Belloni. 

Oolomlbina Bassa. Fraziono del co- 



mune di Lodi e Chiosi, da cui dista pochi 
passi verso ponente, sulla strada di circon- 
vallazione, tra la Barriera Vittorio Ema- 
nuele e Porta Milano; è posta sul declivio 
della costiera dell'Adda, motivo per cui 
viene denominata coll'aggiuntivo di Bassa. 
Vi sono ampi magazzini di formaggio della 
ditta di Lombardo-Polenghi-Cirio, ecc., par- 
rocchia di San Lorenzo. Ab. 12. Proprietà 
Ved. Lombardo. 
Ooloralbirolo. Frazione del comune e 
della parrocchia di Cerro al Lambro, da 
cui dista 960 m. circondario di Milano, 
Diocesi di Lodi. Ab. 48. Proprietà Curti 
Gaetano. 

* Oolumlbarii. Nome perduto di un luogo 
probabilmente tra Cavacurta e Castione; 
aveva una chiesa che nel 1261 pagò una 
taglia di denari 13 imperiali al legato pon- 
tificio Guala. Forse Colombarone ? Era nella 
Pieve di Camairago. 

Ooxnasn». Frazione del comune e della 
parrocchia di Lodivecchio, da cui dista 
1500 m. sud-est. Ab. 115. Faceva parte 
del Borgo Piacentino dell'antica Laus Pom- 
peja. Nel 1633 era detta Ca del Comasno 
e faceva comune con Ca de Sacchi e Ca 
de Codecà sive Tajetta. Proprietà Bulloni. 

Comazza. 6 a bocca della Muzza; roggia 
della portata di oncie 85. 

Comazzo. Comune del Mandamento di 
Paullo; Ufficio postale, Paullo; frazione della 
sessione elettorale di Zelo-buon-persico; a- 
genzia delle Imposte, ufficio di registro 
e delle Ipoteche di Lodi: Abitanti 1188; 
superficie ettari 972,74; bilancio comunale 
L. 9800. Distanza da Lodi chilometri 18,555. 
Parrocchia del Vicariato di Paullo, sotto 
il titolo di San Materno vescovo, di anime 
622. Comacium, Commaciunij Comazo. Il 
Gabbiano deriva: 

da Como Comazzo che i romani 

Duci accoglieva, allor che contro ai Boi 
L'armi tremende volsero; alle barche 
Offre qui l'Adda agevole tragitto. 

E altrove: 

1' non so ben ridir di quanto latte 
E Cervignano abbondi e Mulazzano, 
Muzzan, Bisnate e l'umido Comazzo. 

Luogo antichissimo. Havvi memoria che il 
10 dicembre 859 un Antelmo comperò da 



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Erimperto alcune case e terre nel fondo e 
paese di Comazzo. I Conti di Comazzo erano 
i più potenti e doviziosi signori di quel 
tempo nel nostro territorio: verso il mille 
essi fabbricarono Castiglione d'Adda, e nel 
1039 il celebre monastero di San Vito, do- 
tandolo di vistosissime rendite; tra le quali 
« decimam portionem de tota curie Com- 
matio cum ccclesiis suis vel de omnibus 
rebus territoriis~illis reiacentibus scilicet 
de sediminibus clausuris campis silvis pra- 
tibus gcrbis jiascuis pescationibus offerimus 
Beo in sopramemorato monasterio. » Nel 
primo anno dell'Imperatore Enrico Ilderado 
da Comazzo fece varie donazioni al Vescovo 
di Lodi Ambrogio Aduno, e Lanfranco da 
Comazzo, prete de ordine di Santa Eufemia 
della pieve di Banano, il 21 febbrajo 1065, 
donò ad Obizzone vescovo di Lodi ed alla 
sua mensa le ragioni di pescare l'oro nel- 
l'Adda, il castello di San Vito ed altri ef- 
fetti. Nell'aprile del 1161 si ritirò in questo 
paese Federico Barbarossa, onde tenere a 
bada i Milanesi. L'anno 1261 la chiesa di 
San Materno di Comazzo, nella pieve di 
BarianOj pagò una taglia di danari 24 im- 
periali, imposta dal notajo Guala. Legato 
apostolico, al Clero lodigiano. Patroni di 
questa cbiesa nel 1484 erano i nobili da 
Corte, i quali godevano questo diritto an- 
che nel 1619: essi in quest'anno avevano 
un'altra chiesa detta di San Martino Rosso. 
L'anno 1509, nella guerra tra Francia e 
Venezia, Monsignor di Ciamone, con molta 
gente francese, movendo nel gennajo da 
Lecco a Lodi, fermossi a Comazzo; qui av- 
venne che un Albanese ed un Genovese, 
al servizio di Venezia, venuti a contesa, 
chiesero il campo a Monsignore per com- 
battere: concesso, vennero alle mani ed il 
genovese rimase prigione dell'avversario, 
il quale lo donò al Generale francese; que- 
sti, accettatolo, gli donò 50 scudi d'oro e 
fece far loro pace e li tenne seco nel suo 
esercito. Nel 1661 il feudo di Comazzo ven- 
ne concesso ai Premoli, famiglia cremasca: 
vi possedevano i Domenicani di Lodi. Cri- 
stoforo Pertusati, patrizio milanese, mare- 
sciallo nelle armate cesaree, intimo al prin- 
cipe Eugenio di Savoja, cui seguì in tutte 
le campagne, e che gli lascnVcon tenere 



espressioni testamentarie la sua spada ed 
il suo bastone, fatto poi Governatore di 
Pavia, eresse una villa sontuosa in questo 
paese l'anno 1747. Carlo, suo fratello, pre- 
sidente del Senato di Milano, portava il 
titolo di Conte di Comazzo. La villa era 
abbellita con lusso principesco di viali sim- 
metrici, di cascate, giuochi d'acque, se- 
condo il gusto di que' tempi. Per malin- 
teso pudore dell'arciprete locale de-Gau- 
denzi vennero mutilate le ninfe di marmo 
che ornavano la fonte. Ora ò vasta tenuta 
agricola dell'eredità dei Marchesi Durazzo. 
Il sacerdote Antonio Ragazzi lasciò nel 
1840 un legato allo scopo di provvedere 
di dote le nubende povere del comune; l'am- 
ministratore ne è il parroco di Lavagna. 
Ha un collegio di Terziarie Domenicane. 

Cornelia. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi da cui dista circa 1300 m. nord- 
ovest in vicinanza della strada provinciale 
Lodi-Milano e della destra costiera del- 
l'Adda. Parrocchia di San Gualtero; abi- 
tanti 52. Trae il nome dalla famiglia Co- 
rnelia che viveva in Lodi nel secolo XV. 
Anticamente chiamavasi al Fanzago, per es- 
sere posta sopra la costiera che appella- 
vasi con questo nome, (vedi Fanzago). Fu 
del conte Gio. Mario Androani il quale nel 
1823 la lasciò al Seminario vescovile di 
Lodi, unitamente a Montalbano (vedi): in- 
camerati i beni nel 1867, ora c vasta pro- 
prietà del signor Francesco Minoia. 

Oornpanatielii.no. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Villavesco, da 
cui dista 750 m. Ab. 12. Proprietà Frat. 
Rovida. 

Companatico. Frazione del comune e 
della parrocchia di Villavesco, da cui dista 
circa 750 m. sud. Ab. 38. Fu delle monache 
di San Giovanni Battista di Lodi, incame- 
rata nel 1786. Vi possedettero gli Armagni 
(1352), i Ceregalli (1375), i Chieppi da Cal- 
venzanello (1410). Avvi altro luogo detto 
Companatichino., poco discosto, (vedi). Pro- 
prietà Dott. Luigi Acerbi. 

Coniparini. Frazione del comune di San 
Fiorano da cui dista circa 1400 m. nord- 
ovest. 

* Compiete. Nome di una cascina distrutta 
nel comune di Montanaso Lombardo (1811). 



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"omuna. 74 a Roggia che esce dalla Muz- 
za sotto la levata Somaglia, della portata 
di oncie 10. 

Dormine di sopra, o Comune eli 
sotto. Frazioni del comune e della par- 
rocchia di Lodivecchio, da cui distano circa 
1600 m. Ab. 180, compreso Gabbeto; Pro- 
prietari, Ospedal Maggiore di Milano pel 
1°, e Ospedal Maggiore di Lodi pel 2°. 

Comune elei Signori Treccili. 
Era luogo tra Cavacurta e Maleo. Nel 1633 
faceva comune da sè. 

Comune delle Regone. Nome per- 
duto di un luogo che nel 1633 faceva co- 
mune con Fornace de' Granati. 

Comunello. Era un luogo nei Chiosi 
di Lodi, oltre Adda (Comunellum de supra 
pontem veterem. 23 luglio 1205). L'Adda 
sembra che allora scorresse sotto le mura 
di Lodi dalla parte dell'attuale porta Milano: 
il Comune di Lodi, allo scopo di evitare 
serii danni venne nella determinazione di 
scavare un nuovo letto al fiume sulla sponda 
sinistra, nel Comunello. 11 10 giugno 1230 
Giacomo di Cavenago vendette al comune 
di Lodi venti tavole di prato quod iacet 
ultra Aduam de supra pontem veterem, 
in quo prato il podestà di Lodi Uberto Gam- 
bara fecit fieri terragium fossati per quem 
decurrit Adua, pel prezzo di lire 3 e 20 
denari imperiali. Così pure il 30 dicembre 
1231 i fratelli Carbone, Majavacca, Alcherio 
e Giacomo dell'Acqua vendettero 20 per- 
tiche meno due tavole di terra \que iacet 
ultra Aduam in Comunello, iu qua terra 
fuit factum fossatum comunis Laude per 
quod débet ire Adua, et in qua terra fue- 
runt facta terragia fossati de qua terra 
remansit in isto comuni periice sex, tabule 
sex.... que iacet inter preditun fossatum et 
lectulum Ade versus turrem de Lapusterla 
che era l'otturata pusterla di S. Vincenzo. 
Concoreggia. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, da cui dista breve tratto, 
fuori Porta Milano. Parrocchia di San Gual- 
tero; Ab. 48. Trae il nome dalla famiglia 
lodigiana dei Concoreggi. Vicino a questa 
cascina è il magazzino di legnami d'opera 
e da fuoco di Terzaghi e compagno. Pro- 
prietà Zanoncelli Alessandro; Terzaghi e 
Compagno. 



Conserta. Frazione del comune o della 
parrocchia di Caselle Lurani, da cui dista 
circa 2250 m. Ab. 14. 

Contàrico. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa un chilometro 
nord. Ab. 46. Deriva il nome dalla nobile 
famiglia Contàrico, ora estinta. La Confra- 
ternita della Misericordia di Lodi vi godeva 
un livello di lire 210, il quale al tempo 
della soppressione (9 maggio 1786) era pa- 
gato dai consorti Marchi. (Vedi Conterico) 
Prima del 1789 era parrocchia di S. Gia- 
como in città; in quell'anno passò a quella 
della Fontana. Proprietà Marchi Dott. Carlo. 

Contèrico. Frazione del comune e della 
parrocchia di Paullo, da cui dista circa 
2500 m. Ab. 150. Nel 1633 faceva comune 
da sè. Hai oratorio di San Bartolomeo. Cre- 
desi una corruzione di Contàrico, se pure 
non è un nome di celtica derivazione come 
lo farebbe credere la sua desinenza, in tal 
caso anche Contàrico invece di aver rice- 
vuto il nome da quella famiglia , glielo 
avrebbe dato. Proprietà Pellegrini e Soci 
di Milano. 

Contesse. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto, da cui 
dista circa un chilometro. Si ha menzione 
di questo luogo nell'anno 1298 nel quale 
era proprietà del Conte Ubertino Landi. 
Ab. 46. Proprietà Ranza. 

Convento San Francesco, Vedi 
San Francesco (Maleo) Frazione del comune 
e della parrocchia di Maleo, da cui dista 
circa 3000 m. Ab. 15. Proprietà Vitali, di 
Gerra. 

Coppa Incassata. l a roggia che e- 
sce dalla Muzza, della portata di oncie 72. 

Cornegliana Bartola. 3" bocca del- 
la Muzza, modellata nel 1702; roggia della 
portata di oncie 28.8. 

Cornegliana Lodigiana. 56 a rog- 
gia che esce dalla Muzza sotto la levata 
Povera Vistarina, della portata di oncie 22. 

Cornegliano Laudcnse. Comune 
del Mandamento 11° di Lodi; Ufficio po- 
stale, Lodi; Sezione elettorale di Lodi; a- 
genzia delle imposte, Ufficio del registro 
e delle ipoteche, Lodi. Ab. 962; Superficie, 
ettari 707.36; bilancio comunale, lire 700. 
Distanza da Lodi chilometri 4,111, sud. 



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Parrocchia del Vicariato di Borghetto, sotto 
il titolo di San Calisto papa e martire, di 
anime 851 ; centro ab. 189. — . L' antica 
Villa Corneglia, originata dall'illustre fa- 
miglia romana dei Corneglii. Per cui anche 
il Gabiano nella Laudiade: 

« il borgo 

Cui diè Cornelio memorando nome 
Mentre sfidava la boiarda possa ». 

Località ricordata dal Morena nei tempi 
di Barbarossa, in cui venne ripetutamente 
occupata dai Milanesi ai danni della rina- 
scente città l'anno 1161. La famiglia Tres- 
seni vi fondò la Chiesa di San Calisto, di 
cui conservò sempre il patronato; demolita, 
venne assegnata a quella di Santa Maria 
dei Tresseni. L'anno 1246, 10 settembre, 
vi fu una lite tra il Capitolo « Riccardo 
Riccardi, riguardo al feudo di Cornegliano: 
la chiesa di Cornegliano, nel 1261, pagò de- 
nari 27 imperiali di taglia, imposta dal 
notajo Guala Legato apostolico al clero 
lodigiano. Era allora nella Pieve di Over- 
gnaga. L'anno 1360, essendo finita la linea 
dei Capitanei di Cornegliano, feudatari del 
luogo, il vescovo Paolo Cadamosto avocò 
a se tutti i feudi di quella famiglia, e ne 
investì i propri parenti. Ma Bernabò Vi- 
sconti, il quale aveva proibito che nessun 
feudo si concedesse senza il di lui assenso, 
fece imprigionare tutti i Cadamosto; allora 
il Vescovo, per liberarli, dovette rivocare 
il feudo e concederlo ad altri Cornegliano 
che abitavano a Milano, ramo laterale della 
famiglia proprietaria di questo luogo e di 
altri paesi circonvicini. Nel 1633, feudo dei 
Conti Barni, faceva comune con Riccarda 
e Aghinona. Osservansi ancora in paese 
alcuni stemmi del Cardinale Barni, vescovo 
di Piacenza. Di proverbiale fertilità, onde 
il citato poeta: 

E a che de' prati 

Di Rargano parlar e di Zenone 
Di Córneliano e Lodivecchio? 

Laudiacle. 

Proprietà Ospedale di Lodi, Casa Barni, 

Prebenda Parrocchiale. 
Cornino. Provincia di Cremona, comune 

di Pandino; Diocesi di Lodi, parrocchia di 

Nosadello. Ab. 6; Proprietà Castelli. 
* Corno. Con questo nome chiamansi i tre 



—• 

paesi posti sull'angolo formato dal confluen- 
te dell'Adda nel Po: quali sono: Corno Vec 
chio, Corno Giovine e San Stefano al Corno. 
(Vedi). Onde il Gabiano: 
« Di tre corni in guisa 
Con tre villaggi un piano si distende: 
Cornogiovine qui, là Cornovecchio, 
L'altro Corno San Stefano si chiama 
Di venerandi padri inclita sede. 
Qui fiori e frutti e biade a piene mani 
Piovver le ninfe; Anselda ed i tre figli 
Alla Vergine Santa e al divo Biagio 
Splendido alzar perenne monumento ». 

Corno Cx io vi ne. Comune del Manda- 
mento di Maleo; Ufficio postale S. Stefano 
al Corno; sezione elettorale di San Stefano 
al Corno; agenzia delle imposte, ufficio del 
registro di Codogno; ufficio delle ipoteche 
di Lodi. Ab. 1977; superficie ettari 478.37 
bilancio comunale L. 16800; distanza da 
Lodi, chilometri 30,369, sud-est. Parrocchia 
sotto il titolo di San Biagio vescovo e mar 
tire: anime 2009, sul luogo 990. Capoluogo 
del Vicariato (IV) che comprende le par 
parrocchie di Caselle Landi, Cornovecchio 
San Fiorano e San Stefano al Corno. Ab 
9738. — Anticamente chiamavasi Corneto , 
ed aveva una Rocca che nel 1216, nella 
ritirata dei Milanesi, Piacentini, Comaschi 
Vercellesi, Alessandrini e Novaresi fugati 
a Genivolta dai Cremonesi, Parmigiani 
Reggiani e Modenesi, fu smantellata uni 
tamente a quella del Corno , detto ora Cor 
novecchio. Ai tempi di Leone X la grossa 
parrocchia di Cornovecchio fu divisa in 
tre, cioè; Cornovecchio,, Corno giovine. 
San Stefano al Corno. Nella chiesa di San 
Bernardino di Como giovine verso il 1625 
fu cappellano Francesco Colleoni, sopranno 
minato Bergamaschi, discendente della no 
bile famiglia di Bergamo, il quale fu rettore 
delle Caselle del Po (Caselle Landi) per 
tre anni, indi a Santa Maria di Senna, poi 
curato di San Salvatore di Piacenza e fi 
nalmente Vicario di Santa Maria di San 
Stefano al Corno, del qual luogo lasciò no 
tizie storiche. Giovanni Battista Bosso, di 
Corno giovine, d'anni 22, il 13 ottobre 1021 
fu appiccato in Lodi. Nel 1619 eravi mo- 
nastero di frati eremitani di Sant'Agostino 
nella chiesa di San Rocco, ed un altro mo- 
nastero col titolo di San Michele. Dei tre 



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Corni, questo e il più importante, con de- 
centi case, bei cassinaggi e filande. I din- 
torni, sulla costiera e nelle Regone, sono 
coltivati a viti, che rendono buoni vini. 
Nel 1787 erano feudatari di questo luogo 
i Marchesi D. Camillo Cantelli di Ferrara, 
e D. Gaspare Bevilacqua di Bologna. 
Cornovecchio. Comune del Manda- 
mento di Maleo; ufficio postale e sessione 
elettorale di Maleo; agenzia delle imposte, 
ufficio del registro di Codogno; ufficio delle 
ipoteche di Lodi. Ab. 824; in luogo 261; 
superficie ettari 228,86; bilancio comunale 
L. 8300. Distanza da Lodi chilometri 34,043, 
sud-est. Parrocchia del Vicariato di Cor- 
nogiovine, sotto il titolo della Purificazione 
di M. V.; anime 600. È tradizione che 
Sant'Ambrogio mandasse a questo luogo, 
detto Villa franca,, un prete Ilario che vi 
predicò la fede di Cristo e volse in onore 
di San Fedele un venerato tempio di Apollo. 
Di qui sarebbe passato il Goto Teodorico ed 
avrebbe dato il guasto a Villa franca pri- 
ma che venisse sperperata dal fiume. Cor- 
nimi. Ager corni, così chiamato perchè posto 
nell'augolo che fa il confluente dell'Adda 
nel Po: confinava collier Lardariae (31 
ottobre 1061). Nell'anno 825, essendo ve- 
scovo di Lodi Giacomo 11°, l'Imperatore 
Lodovico 11° innalzò una chiesa ad onore 
di San Stefano protomartire in questo luogo 
eminente che allora si chiamava Ripa Alta, 
delegandovi alcuni preti ad ufficiarvi. Il 
vescovo vi destinò a custode il beato Ga- 
rimondo, prete lodigiano, ad istanza del 
quale lo stesso imperatore, il 29 gennajo 
852, confermò alla chiesa di San Stefano 
i beni e le ragioni che alla stessa aveva 
in origine dati, consistenti nel diritto di 
decimare e nella metà dei proventi del 
porto sul Po, detto Portodurium. Lamberto 
figliuolo di Guido, con diploma dell'anno 
895, confermò ad Everardo, vescovo di Pia- 
cenza, molti beni, tra i quali 588 pertiche 
di buon terreno situate nella corto di Cor- 
no '.vecchio, nel luogo di Roncar olo s che 
allora trovavasi sulla sinistra del Po, men- 
tre ora ne è sulla destra. L'anno 1009, 
sotto il pontificato di Sergio IV, la contessa 
Anselda di Ghisalba, padrona del castello 
di Ribalta e delle terre circonvicine, per 



consiglio del tedesco Nochcrio, Vescovo di 
Lodi, unitamente ai suoi tre figli Lanfranco, 
Arduino e Magnifredo, ristorò la chiesa di 
San Stefano eretta dall'Imperatore Lodo- 
vico, e di fianco alla medesima, nel recinto 
del castello, vi innalzò un monastero pei 
monaci Benedettini, e ne aumentò ie en- 
trate col dono del castello medesimo e della 
villa adiacente. A quest'epoca però la chie- 
sa di San Stefano, a motivo delle continue 
corrosioni del Po, era già stata rifabbricata 
molto lungi da Ripalta , nelle vicinanze 
dell'attuale San Stefano al Corno. Il ca- 
stello, di cui si è fatto menzione, chiama- 
vasi già del Corno, ed i suoi padroni ne 
trassero il nome del loro casato. I Dal 
Corno diedero due vescovi alla nostra città, 
Alberico e Ambrogio. Nelle continue guerre 
di quei tempi questo luogo ebbe anche ri- 
putazione di forte rocca, e divenne oggetto 
di difesa e di offesa tra i confinanti. Nel 
1161 fu distrutto da Federico Barbarossa. 
I Cremonesi in seguito lo rialzarono e lo 
fortificarono nuovamente onde servire di 
baluardo al forte di Castelnuovo bocca d'Ad- 
da. Nel 1199 Milanesi, Lodigiani, Piacentini 
e Bresciani contro i Cremonesi, conquista- 
rono questa rocca e marciarono con infe- 
lice esito contro Castelnuovo. I Cremonesi, 
impadronitisi di nuovo, se la videro di- 
strutta, nel 1216, dai Milanesi, (Piacentini, 
Comaschi, Vercellesi, Alessandrini e Nova- 
resi, da essi fugati a Genivolta cogli al- 
leati di Parma, Reggio e Modena. Rimase 
allora ai Milanesi, che nel 1232 la diedero 
in feudo ai Tresseni di Lodi; nel qual anno 
(luglio) fu nuovamente ripresa da Cremo- 
nesi. — Nel 1261 la chiesa di Santa Maria 
del Corno pagò una taglia di denari 6, 
imposta dal notajo Guala Legato pontificio 
al clero lodigiano; era nella Pieve di Me- 
letto. Nel 1313 troviamo ancora i Tresseni, 
feudatari di questo luogo e di San Fiorano; 
giacche Ruggero e Gabrino di questa fa- 
miglia, d'ordine di Francesco Scotti, figlio 
del Magno Alberto, già signore di Piacenza, 
tesero un agguato a molti nobili Ghibellini, 
che da Milano tornavano a Piacenza, al- 
cuni uccidendone ed altri facendone pri- 
gioni. Ai tempi di Leone X questa par- 
rocchia fu divisa in tre, cioè: Corno giovine, 



92 



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Corno vecchio e San Stefano al Corno. La 
presente chiesa parrocchiale non è che un 
oratorio dei monaci San Stefano al Corno. 
L'antica chiesa si trovava quasi a metà 
della via, che dalla frazione Costa conduce 
alla frazione Fontana, e precisamente al- 
l' ingiù del lato destro della detta via dove 
allora scorreva il così detto ramo morto 
del Po, che venne in seguito fatto deviare 
altrove. La chiesa anzi detta fu, come le 
altre antichissime, distrutta per causa degli 
straripamenti del fiume. Gian Galeazzo Vi- 
sconti dava questo luogo, unitamente a 
Corno giovine, Larderà, Mezzano Passone, 
in feudo a Guglielmo Bevilacqua, la cui 
famiglia lo tenne fino al 1782. Ora pro- 
prietà Gattoni Leopoldo. 

* Cornum. Vedi Corno vecchio. 
Corradina. Frazione del comune e della 

parrocchia di San Fiorano, da cui dista 
circa 1200 m. est. 
Corsa. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Martino in strada, da cui 
dista circa un chilometro sud-ovest. Ab. 110. 
Trae il nome da un Cursio Calchi che vi 
possedeva nel secolo XVI; anticamente chia- 
mavasi Sambugono. Altre volte Ca dei po- 
veri. Vi possiede l'Orfanotrofio maschile di 
Lodi; fu proprietà della chiesa di S. Agne- 
sina di Lodi, soppressa la quale, fu fon- 
data l'arcipretura sotto questo titolo nella 
Cattedrale. Incamerati i beni ecclesiastici 
sul finire del secolo scorso, questi passa- 
rono al signor Eusebio Oldrini, che fabbricò, 
nel 1803, una cascina detta la Corsetta, ora 
proprietà dell'avv. Francesco Cagnola, De- 
putato al Parlamento. Proprietà Cagnola, 
Codeleoncini e Orfanotrofio maschile di Lodi. 

* Corte. Nome comune che nel medio evo 

applicavasi a certe località aperte e non 
soggette a' dazi, dipendenti però da altre 
località maggiori. Erano ampi poderi con 
case e talora anche con castello e con 
chiese; questa voce fu fino appropriata ad 
intieri territori; per l'ordinario però si vede 
usata nel primo significato: vi si tenevano 
le adunanze comandate dagli Imperatori 
dai messi regi. Nel Lodigiano vi erano le 
corti di Castiglione, Cavacurta, Cavenago, 
Codogno, Corno, Fombio, Galgagnano, Guar- 
dala, Livraga. San Martino in Strada, Me- 



leto, Miradolo, Orio, Roncaglia, Ronco, Se 
nadogo, Sommaripa, Plazano, Arcagna. — 
I luoghi dove tenevano le adunanze i par 
del vescovo, e corrispondevano ad un di 
presso alle corti, chiamavansi Curie (vedi) 
Corte del Fi tt abile. Frazione de 
comune e della parrocchia di Casaletto Lo 
digiano, 

Corte Grande. Frazione del comune 
e della parrocchia di Casaletto Lodigiano 

'Cortelaria Nome perduto di un luogc 
tra Maleo, l'Adda ed il Po, Nel 997 v 
possedeva un Roglerio, fedele dell'Impera 
tore Ottone III. 

Corte Palagio. Comune del Manda 
mento II di Lodi; Ufficio postale Lodi; ses 
sione elettorale; agenzia delle Imposte, uf- 
ficio di registro e delle ipoteche di Lodi 
Ab. 1819; centro Ab. 300; superficie ettari 
1438,48; bilancio comunale lire 8500; di 
stanza da Lodi chilometri 7,870 sud-est 
Parrocchia di San Giorgio in Prato. 

Palasio, cittade un dì preclara 
Onde uscita si vuol Crema la bella. 

I. Gabiano. 

Era antico possedimento del conte Ilderado 
da Comazzo, che nel 1025 vendette, con 
altre terre di Spino e Codogno, al pret 
Pietro suo fratello. In seguito passò alla 
Mensa vescovile di Lodi. L'anno 1143 
monaci di Cerreto tentaron d'impossessar 
sene, ma il vescovo, ricorso a Robaldo 
metropolitano, ebbe sentenza favorevole, giù 
dicando che la curia di Plazano apparte 
neva alla chiesa di Lodi e che Brunone 
abate del monastero di Cerreto, la dovesse 
restituire con due pezzi ,'di terreno che s 
era indebitamente appropriati. Ma pers 
stendo i Cisterciensi di Cerreto nella loro 
intenzione, tanto fecero che Lanfranco Cas 
sino, vescovo di Lodi, l'anno 1147, diede 
loi o l' investitura de curte de Plazano cum 
honore et districlu et de omnibus rebus ac 
possessionibus quce eidem episcopo vel ad 
ipsum episcopatum pertinent. In quel tempo 
nel suo territorio eranvi una chiesa dedi- 
cata a San Nabore ed un'altra a San Sil- 
vestro. L'anno 1261 la plebe di Plazano 
pagò soldi 7 e mezzo imperiali di taglia, 
imposta dal notajo Guala Legato pontificio 



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co 



93 



. al clero laudensc. Faceva parte del vasto 
■ possedimento di Prada, quindi ne seguì le 
i vicende; fa dei Pusterla, quindi di Regina 
della Scala, moglie di Bernabò Visconti?" 
dai Visconti passò ad Angelo Simonetta, 
Estendeva la giurisdizione ecclesiastica an- 
che sulla vicina abbazia di Cerreto (1455). 
Il 20 gennaio 1460, in luogo del Simonetta, 
venne investito dallo stesso duca Giorgio 
Triulzi, dei 60 decurioni, e Galeazzo Maria 
Sforza gli confermò il feudo il 10 ottobre 
1475. Nel 1600 vi possedevano i nobili Ca- 
setti, a cui successero i Marchesi Sforza di 
Caravaggio. Nel 1746 gli Spagnuoli Miche- 
letti, dopo di avere accompagnato a Crema 
il conte Biancani per provvedere i grani, 
passando per di qui, cagionarono gravi 
danni a questa popolazione. Soppressa l'ab- 
bazia di Cerreto, i suoi possedimenti ven- 
nero in proprietà dei Marchesi Triulzi; 
(1802); in seguito vennero comperati per 
circa un milione di lire dall' A ssociazione 
agricola lombarda, per formarne una sede 
di studi teorici e pratici di agricoltura. Si 
costrusse allora un grandioso edificio per 
la scuola ed il collegio, e sarebbe diven- 
tata la più grande università agricola di 
Europa se non le fossero venute meno le 
forze; fu visitata, 26 marzo 1862, dal Ge- 
nerale Giuseppe Garibaldi. Andata a male, 
i suoi vasti possedimenti vennero acquistati 
dal Duca di Galliera, (1872), il quale li af- 
fittò a diversi particolari. Il vasto collegio 
venne in seguito demolito. Nel territorio 
di Corte Palasio mette foce il Tormo nel- 
l'Adda. 

* Corte Polcngo. Nome perduto di un 
luogo di cui si ha menzione negli anni 
1423, 3 gennaio, e 1630, 13 dicembre; vi 
possedeva un livello il canonicato di San 
Giacomo Minore in Carobbio nella Catte- 
drale di Lodi. Fu dei Triulzi, indi dei Vi- 
sconti, e poi del Conte D. Cesare Airoldi. 
Era vicino a Campo lungo, se pure questi 
due nomi non significano la stessa loca- 
lità. 

Corte Sant'Andrea. Frazione del 
comune di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa 3 chilometri sud-ovest. Rettoria di 
Patronato Negroni, Diocesi di Milano. È 
sulla sinistra del Lambro, a breve distanza 



del suo confluente nel Po, ai confini della 
provincia Pavese. L'anno 887 Angilberga, 
vedova dell'Imperatore Lodovico II, feco 
dono al monastero di San Sisto, da lei fon- 
dato in Piacenza, di tutti i beni che pos- 
sedeva sul lodigiano, tra i quali eravi Corte 
Milanese, antico nome di questo luogo (Ve- 
di Porti e Ponti sul Po). In un diploma 
del 1183 si ricorda questo paese sotto il 
nome di Santo Andrea della Coa. Era del 
comune di Milano, il quale l'8 agosto 1237 
vendette al comune di Lodi un gran tratto 
di terra in questo territorio, in riva al Po, 
affinchè il comune di Lodi gettasse un 
ponte sul fiume, e vi fabbricasse in riva 
un ricetto con fossato, e facesse la strada 
dal fiume a Lodi. Anche allora chiama- 
vasi Sancto Andrea ad caudam. Vi esi- 
steva una chiesa fin dal 1288. L'anno 1239 
Federico II si accampò in questo luogo 
colle genti di Toscana, di Puglia e di Lom- 
bardia, col marchese Malaspina, il carroccio 
dei Cremonesi, all'intento di rovinare un, 
ponte fortificato, che i Piacentini avevano 
eretto rimpetto a Monticelli pavese; ma, 
rottesi le dighe del Po per le continue 
pioggie , fu costretto ad abbandonare il 
campo con molto danno. Nel 1701 era si- 
gnore di Corte Sant'Andrea l'Illustrissimo 
ed eccellentissimo D. Carlo Filiberto, Prin- 
cipe e Marchese d'Este, Marchese di Bor- 
go Mainerò, di Porlezza, di Lanzo e Santa 
Cristina, Conte del vicariato di Belgiojoso, 
di Cor teoIona, di Porto Morone, Grande 
di Spagna, del Consiglio segreto di Sua 
Maestà, e capitano generale della caval- 
leria d'uomini d'arme in Lombardia. — 
Il Conte di Millebois, generale Gallispano, 
che si ritirava dall'impresa di Pizzighettone, 
occupato dagli Austriaci, sul principiare 
di luglio 1746, gettò in questo luogo due 
ponti sul Po onde passarlo colle sue truppe. 
Il 19 dicembre del 1757 questa comunità, 
che apparteneva alla pieve di San Giuliano, 
ducato di Milano, venne aggregata al Lo- 
digiano. Ne fu padrona la Casa Belgiojoso; 
ora è proprietà Negroni. 

Cortes». Provincia di Pavia, Diocesi di 
Lodi, parrocchia di Miradolo. Ab. 6. Il no- 
me dei signori Cortesi. 

Cortesina. Frazione del comune e della 



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parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da 
cui dista circa 2500 m. ovest. Ab. 29. Trae 
il nome dalla famiglia Cortesi. Proprietà 
Zoccoli. 

* Corte Sommariva. Vedi Cascina 

delle donne. 

Cortil Grande. V. Regina Fittarezza. 

Corvi. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Rocco al Porto, da cui di- 
sta circa 1500 m. Ab. 49. 

Corvi. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Guardamiglio, da cui dista circa 
1500 m. Ab. 6. 

Cossaghetto. Frazione del comune e 
della parrocchia di Paullo, da cui dista 
circa 600 m. verso sud. Ab. 18. Proprietà 
Giovanni Ferrano. 

Cossago. Frazione del comune e della 
parrocchia di Paullo, da cui dista circa 
un chilometro verso sud. Nome di celtica 
derivazione. Nel 12G1 le chiese di Villa 
Melleria e di Cossago, nella Pieve di Gal- 
gagnano, pagarono una taglia di denari 19 
imperiali imposta dal notaio Guala, Legato 
del Papa, al clero di Lodi. Il sig. Anselmo 
Temacoldo nobile lodigiano, il 26 agosto 
1343, istituì suo erede l'ospedale di San 
Giacomo di circa 500 pertiche a Cossago, 
passate quindi all'ospedale maggiore. Nel 
1498 Lodovico il Moro, nel suo testamento, 
donò questa terra alla chiesa delle Grazio 
di Milano. Proprietà Eredi Ferrano. 

* Costa. Nome comune col quale i nostri 

padri denominarono tutti i luoghi alti in 
vicinanza o sulle rive del mare Gerondo, e 
lungo le rive del Lambro, del Po e del 
Sillero. 

Costa. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Corno Vecchio, da cui dista circa 
150 metri. È sulla costiera del Po. Ab. 80. 
Proprietà Leopoldo Gattoni. 

Costa. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Castelnuovo bocca d'Adda, da 
cui dista circa 2 chilometri. Con Fontana, 
ha 53 abitanti. 

Costa. Vedi Madonna della Costa. 

'Costa do la Taxara. Era nel ter- 
ritorio di Corte Sommariva, ora Cascina 
delle Donne. (1 agosto 1195). 

* Costa do Erta, detta de Capitaneo. 

Era nella Corte di Cavenago, (2 dicembre 



1208). Forse è meglio leggere: Costa de- 
seria. 

* Costa del Fanzago. Chiamavasi con 

questo nome nelle antiche carte quel tratto 
della destra costiera dell'Adda che stendesi 
dalla cascina Cornelia fino al Palazzetto 
toccando Torretta, altre volte detta Torre 
del FanzagOj Calca e Gissara; limitava a 
ponente il lago Pulignano e di San Vito. 

* Costa Mascaroni. Chiamavasi con 

questo nome la riva dell'Adda nei pressi 
del Borgo di Porta Cremonese, probabil- 
mente da dove oggi è il Rastello al luogo 
del Costino. Se ne ha menzione in una 
carta del 1297 ed in un'altra del 1298. 

Costa Cornaggia. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di San Colombano, 
da cui dista circa 2000 m. sud, alle faldi 
del colle, sulla strada provinciale Pavia- 
Casalpusterlengo, ed al confine colla pro- 
vincia Pavese. Ab,. 69. Ha oratorio della 
Concezione, di patronato Cornaggia. 

Coste. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Orio Litta. 

Costa di mezzo. Frazione del comune 
e della parrocchia di Casalpusterlengo, da 
cui dista circa 1200 m. sud-ovest. Ab. 75. 
Proprietà Conti Serbelloni. 

* Costa di sopra. Era frazione del co- 

mune e della parrocchia di Casalpuster- 
lengo, da cui distava circa 1000 m. ovest. 

* Costa di sotto. Era frazione del co- 

mune e della parrocchia di Casalpuster- 
lengo, da cui distava circa 1000 m. sud. 

Coste de' Grossi. Frazione del comune 
e della parrocchia di San Colombano al 
Lambro, da cui dista 2000 metri sud, sul 
colle di San Colombano. Ab 52. 

Coste della Chiesa. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Somaglia, da 
cui dista 360 m. Ab. 38. Proprietà Lorenzo 
Ferrari. Ha oratorio della B. V. Immaco- 
lata. Parte di questa frazione appartiene 
alla parrocchia di Casalpusterlengo. (Abi- 
tanti 39). 

Coste San Luca, Frazione del comune 
e della parrocchia di Somaglia, da cui di- 
sta 1700 m. Ab. 6. Proprietà Conti della 
Somaglia. 

Costo Fagioli. Frazione del comune di 
Somaglia, parrocchia di San Martino del 



CRE 



CRE 



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Pizzolano, da cui dista circa 1000 metri. 
Ab. 02. Proprietà Frigerio nobile D. Gio- 
vanni, e Casa Serbeìloni di Milano. 

* C'ostina. Era una piccola frazione del 

comune e della parrocchia di Montanaso. 
Fu demolita nel 1851. 

"Costine. Antico nome della Bellingera. 
Era degli Eredi Bonanomi. (9 maggio 178G). 

Costino. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 1300 m. sud-est. 
Parrocchia di San Bernardo. Ab. 20. È 
sulla costiera destra dell'Adda. Nel 1733, 
in occasione del passaggio delle truppe Gal- 
lo-Ispane, dirette a Pizzighettone, e quindi 
nel ritorno a Lodi, ed in seguito per le 
nuove fortificazioni intorno alla città, subì 
gravosissimi danni. Proprietà eredi Madini. 

Cotta 3 Saggia. 47 a roggia che esce 
dalla Muzza sotto la levata Gavazza, della 
portata di oncie 105. 

Covazzo. Vedi Coazzo. 

*Coxnm locusj presso Casale Lupano, ed 
è nome antico di un rivo che scorreva 
presso quel luogo, (24 maggio 1044). (Lo- 
cus ubi dicilur Coxi... rio qui dicitur Coxi). 

* Credaria Via che conduceva a Porta 

Pavese nei Chiosi di Lodi. (Via de Cre- 
daria, sive sancii Calistri in Clausis Laudi; 
14 luglio 1297). 

* Credariola. Nome perduto di un luogo 

nei pressi di Galgagnano (1040). 

* Credarium. Era un luogo nelle vici- 

nanze dell'antica Lodi, ove, sul principio 
del secolo XII, per le elargizioni del cro- 
ciato lodigiano Giselberto Cainardo, venne 
eretta la chiesa e l'ospedale di San Se- 
polcro, di proprietà della chiesa di S. Loren- 
zo. Rie ad mernoriam reducamus qualiter 
ecclesia sancii Laurentii Imbuii Sospitale 
silum iuxta Credarium, et ecclesiam san- 
cii Sepxdcri. 

Cremosazza. Frazione del comune e 
della parrocchia di Boffalora d'Adda, da 
cui dista circa 1800 m. sud. Ab. 59. Ha 
oratorio di San Biagio. Proprietà Staflini. 

Crespiatica. Comune del Mandamento 
II di Lodi; Ufficio postale, Lodi; Sezione 
elettorale di Corte Palasio; agenzia delle 
Imposte, ufficio di registro e delle Ipoteche, 
di Lodi. Ab. 1220; in paese 807. Superficie 
ettari 084, 22; bilancio comunale L. 0800; 



distante da Lodi chilometri 8.888 nord-est. 
Parrocchia del Vicariato di Roncadello, a- 
nime 1252; centro 874. Vuoisi questo nome 
derivato dall'<?r&a crespola ivi germogliante 
in gran copia. Onde il Gabiano: 

quindi la sassosa 

Ma fertile Crespiatica, di pingui 
Vendemmie lieta, onde le venne il nome 
Nel linguaggio volgar. 

è nome di derivazione celtica. Fu sempre 
provincia di Lodi, sebbene dal UGO al 
1380 fosse feudo del vescovo di Pavia; il 

10 novembre di quest'anno Guglielmo Cen- 
tuari, cremonese, vescovo di Piacenza e 
poi di Pavia, ricevette giuramento di fe- 
deltà dagli abitanti di Crespiatica come 
feudo di quel vescovado, il che dà a cre- 
dere che anche dopò quel tempo i vescovi 
di Pavia continuassero ad esercitarvi i loro 
diritti. Eravi la nobile famiglia de Crespia- 
tica che viveva ancora nel 1407. Un Gro- 
tiuSj di questa famiglia, fu console di Lodi 
nel 1224, ed uno dei procuratori eletti a 
sedare le discordie lodigiane. Nel 1270, il 
4 giugno, le milizie di Milano, con quelle 
del Seprio e della Martesana, incamminan- 
dosi verso Lodi, presero il castello di Cre- 
spiatica. Il 25 settembre 1052 questo feudo 
venne conferito ai Del Mayno, pavesi, e 
mutato poscia in contea l'anno 1058. La 
Confraternita della Misericordia di Lodi pos- 
sedeva fondi livellati in Crespiatica (per 
L. 347,14) i quali, all'atto della soppres- 
pressione (9 maggio 1780) erano tenuti 
da Olimpio Bertoletti, beni pervenuti alla 
Confraternita per testamento di Giuseppe 
Quaino (20 febbraio 1712). — L'anno 1786 
vi possedeva terreni il Mastro di campo 
D. Giovanni Battista Seghizzi. L'anno 1791 

11 parroco Valleggiani scavò una bocca di 
acqua da levare dalla roggia Benzona, per 
irrigare i beni della prebenda parrocchiale. 
Fu nella Diocesi di Pavia fino al 1820. Il 

12 giugno 1879 gli venne aggregato il co- 
mune del Torino. Proprietà dottor Amos 
Bosoni, Ing. Vincenzo Pollini, Baroni Abelo, 
Ceserani Francesco, Cantoni Luigi, Falla- 
din i Fratelli. 

* Cretharium. Nome di un luogo ora 
distrutto, esistente una volta tra Sesto Per- 
gola c San Martino in Strada; doveva es- 



96 



DA 



DE 



sere allora importantissimo, giacché nei 
manoscritti del Porro, nell'archivio del ve- 
scovado, Credaria, Bolosengo e Sesto ven- 
gono alcune volte confusi e si trova no- 
minato Sesto in Credaria o Bolosengo, (16 
marzo 1186). 
Cristo. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Ospedaletto Lodigiano, da cui 
dista circa 400 metri, nord-ovest. È sulla 
strada provinciale Pavia-Casalpusterlengo 
e sulla ferrovia Cremona-Pavia, in vici- 
nanza della Stazione di Ospedaletto. Ha un 
oratorio detto del Cristo. È in molta vene- 
razione, e fu eretto, con stile elegante, dai 
monaci Gerolamini sulla fine del secolo 
XVII. Anticamente, il 3 maggio di ogni 
anno, mentre nella chiesa parrocchiale si so- 
lennizzava la festa dell' Invenzione di Santa 
Croce, il popolo si portava processional- 
mente a questa cappella, la quale diveniva 
per tal modo il centro di una festicciuola 
campestre. 

Ori-veli». fCavallera). 41 a roggia^che e- 
sce dalla Muzza, sotto la levata Badia 
Gesuita j della portate di oncie 181, model- 
lata nel 1702. 

Crivellata. 12 a bocca della Muzza sotto 
la levata Quartera: roggia della portata 
di oncie 17. 

Croce. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Rocco al Porto, da cui di- 
sta brevissimo tratto; Ab. 71. 

Crocetta. Frazione del comune di Brem- 
bio., da cui dista circa 250 m. sud-ovest. 
Ab. 32. Proprietà Orfanotrofio di Milano. 

Crocetta. Frazione del comune di Lodi 



e'Chiosi (Porta d'Adda). Prima del 1789 
era parrocchia di San Giacomo in città; 
in quell'anno passò a quella della Fontana. 
Ab. 39; proprietà Martini avv. Giuseppe. 

Crocione. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto, da cui 
dista circa 500 m. Ab. 600. 

Crocione. Frazione del comune e della 
parrocchia di Paullo. 

Cucca. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Meleti situata lungo l'Adda. Com- 
pare nei registri di quella parrocchia circa 
l'anno 1702. 

Cucca. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Codogno, da cui dista circa due 
chilometri e mezzo nord-ovest. Abitanti 60. 
Proprietà Guaitamacchi. 

* Curia. Questa voce denota un luogo dove 

i Pari del vescovo tenevano le convoca- 
zioni, e determinavano i diritti del feuda- 
tario. Nelle carte antiche trovansi le curie 
di Cavacurta, San Stefano al Corno, di 
Plazano, San Martino in Strada, Senadogo ; 
ed altri. 

* Curola. Nome perduto di un luogo nel 

territorio di Castione. (28 maggio 1191). 

Cusana. Roggia estratta dalle acque del 
Sillero; passa il Lambro ed irriga una 
plaga del comune di Chignolo Po. Trae il 
nome dalla famiglia Cusani, già feudataria 
di Chignolo. 

Cusanina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Lurani, da cui dista 
circa 250 metri sud-est. Ab. 31. 

* Cuva. Era nel comune e nella parrocchia 

di Senna Lodigiana. Fu distrutta. 



Damiana. Vedi Gasparina. 

Del Bosco. Cavo irrigatorio della Gerra 
d'Adda, estratto dal Tonno. Serve per ir- 
rigare i latifondi di Corte Palasio e di 
Cerreto. 

Delizia. Frazione del comune o della par- 
rocchia di Castiglione d'Adda. 

Delizie. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Cavenago d'Adda, da cui dista 
circa 1000 m. verso est; sulla destra del 
fiume. 



D* 

Dell'Argino. Frazione del comune e 
della parrocchia di Fombio, da cui dista 
circa 300 m. Ab. 46. Proprietà Domenico 
Casali. 

Dentina Ortolana. 38 a roggia che 
esce dalla Muzza sotto la levata Badia Ge- 
suita, della portata di oncie 30. 
Destrera. Frazione del comune e della 
parrocchia di Boffalora d'Adda, da cui di- 
sta circa 1500 metri nord. Ab. 22. È in 
vicinanza della sinistra del fiume. Trae il 



DO 



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nomo dalla nobile famiglia lodigiana dei 
Destrieri. Nel 1825 era della principessa 
Cristina Belgiojoso. Ora proprietà Martini. 

Domodossola. Frazione del comune di 
Cazzimani, parrocchia di Vidardo, da cui 
dista circa un chilometro. Abitanti C2. Pro- 
prietà Novazzi e Sali. — Per l'etimologia 
Vedi Mirandola. 

Domodossola. Frazione del comune e 
della parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, 
da cui dista 2 chilometri. Ab. 234. 

Domodossolina. Frazione del comune 
di Cazzimani, parrocchia di Vidardo, da cui 
disia circa 500 m. Ab. 19; proprietà Testa. 

* Domus de Inglaris, ora Ca de Ge- 

rì. Èra dell'ospitale di San Biagio, 10 di- 
cembre 1429. 

* Domus Liprandi. Nome perduto di 

un luogo nel territorio del Fanzago. Do- 
mimi Liprandi... que jacet ad Fanzagum. 
(18 marzo 1226). 

' Domus R-nfoea. Città che esisteva 
alla foce del Lambro e precisamente sulla 
riva sinistra del fiume Po dirimpetto a | 
Piacenza. Vedi Ca-Rossa. 

Don Marco. Frazione del comune e 
della parrocchia di Codogno, da cui dista 
circa 1000 m. nord. Abitanti 10; proprietà 
Lamberti. 

Donna. Roggia scavata ai tempi di Na- 
poleone il Grande, derivata dal Sillero nel 
territorio di Lodivecchio; scende a mezzodì 
sino a Sant'Angelo. 

* Dorada. Era frazione del comune e della 

parrocchia di Lodivecchio, da cui distava 
circa 2200 m. est. Fu proprietà della Con- 
gregazione dell'oratorio di S. Filippo Neri 
di Lodi. Incamerata dalla Repubblica Ci- 
salpina l'anno 1797. Vedi Bosella. 
'Dorderia. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Cavenago, (1 gennajo 1254) 
era di proprietà della Mensa Vescovile di 
Lodi. 

Dordona, Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, sulla sinistra dell'Adda. Dista dalla 
città circa 2200 m. verso est. Ab. 21. Trae 
il nome dall'antica famiglia lodigiana. Pri- 
ma del 1789 era parrocchia di San Gia- 
como in città; in quell'anno passò a quella 
della Fontana. Proprietà Ved. De Ferrari 
Marchese Raffaele. 



Dosio. Frazione del comune di Zelo-buon- 
persico; parrocchia di Mignctc, da cui di- 
sta circa 1500 m. Ab. 36. 

Dossa. 23 a roggia che esce dalla Muzza 
sotto il levatone di Paullo, della portata di 
oncie 13.4. 

Dossena. Frazione del comune e della 
parrocchia di Lodivecchio, da cui dista 
circa 2600 m. est. Ab. 58. Nel 1633 faceva 
comune con Dorada, Malgarotta preita e 
Malgarotta 'papa. È proprietà del Cav. E- 
milio Boselli; nell'anno 1883 fu visitata 
dalla Scuola Superiore d'Agricoltura. Que- 
sta cascina, eretta dalle fondamenta dall'at- 
tuale proprietario, si può considerare come 
un modello di costruzione rurale, tanto ò 
conforme alle esigenze dell'igiene e della 
scienza, motivo per cui il benemerito suo 
possessore venne premiato all'esposizione 
nazionale di Milano nel 1881. La cascina 
Dorada, distrutta dalle fondamenta, venne 
qui concentrata in questi ultimi anni. Ha 
il nome di una famiglia lodigiana; ora 
però va assumendo quello ufficiale di Bo- 
sella. Fu proprietà della Congregazione del- 
l'oratorio di San Filippo di Lodi, incame- 
rata dalla Repubblica Cisalpina l'anno 1797. 
Antoniazzi Agostino, Sarchi Stefano, conta- 
dini, e Salvatori Giuseppe, casaro di questa 
cascina , vennero premiati di medaglia 
d' argento all' Esposizione nazionale di Mi- 
lano, 1881. 

Dossena. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Fiorano, da cui dista 
circa 1400 m. ovest. 

Dosscnina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 500 m. sud. 
Parrocchia di S. Fereolo Ab. 19. Proprietà. 
Olivari Enrico. 

Dosserolli Nuovi. Fraziono del co- 
mune di San Rocco al Porto, da cui dista 
circa 1G00 m. est. Parrocchia di Mezzana 
Casati. (Vedi Dossi), da cui dista circa un 
chilometro. Abitanti 38. Proprietà Fornaroli 
Giacomo. 

Dosserelli "Vecclii. Frazione del co- 
mune di San Rocco al Porto, da cui dista 
circa 1C00 m. est. Parrocchia di Mezzana 
Casati. (Vedi Dossi), da cui dista circa 3 chi- 
lometri. Ab. 69. Proprietà Ramelli Giovanni 
e Fornaroli Giacomo. 



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Dossi. Scrive il Vignati nelle sue Storie 
Lodigiane: Quando degli uomini per ne- 
cessità di vita scesi dai monti o spinti in 
su dalle correnti cercandosi nuove terre, 
s'incontrarono in questo nostro suolo, lo 
trovarono certamente in strana foggia di- 
sposto. Depositato dalla prepotente inonda- 
zione, abbandonato dalle acque, così na- 
turalmente che da sè presero una via 
qualunque, doveva avere bensì quella sua 
dolce pendenza da settentrione a mezzodì, 
non piana gran fatto però, che a tanto 
venne ridotta ad arte, ma sensibilmente 
ondulata, come alcun poco è tutto giorno, 
ed ingombra di notevoli rialzi, onde ne 
vennero quelle terre che si chiamano Dossi 
e Ronchi. Questi e le costiere dei fiumi 
per essere più alti dell'interna pianura, 
erano le parti più asciutte. Nei luoghi de- 
pressi erano pantani, paludi ed altri laghi, 
e si può ritenere esistessero dove sono le 
terre denominate Guado, Gorra, Canta- 
rana, Remerà, Ca dell'Acqua, Cascina del 
Lago, Panilo, Padullo, Bodrio, Regona, 
e similmente che perciò alcun terreno sor- 
gesse, a guisa di Isola, onde Isola Muz- 
zana, Isola Balba, Isella, ecc. 
Dossi. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Brembio, da cui dista circa due 
chilometri, nord-ovest. (Vedi Dossi). Abi- 
tanti 72. Proprietà Terzaghi. 
Dossi di Sopra. Frazione del comune 
e della parrocchia di Maccastorna, da cui 
dista breve tratto verso nord. (Vedi Dossi). 
Ab. (Vedi Porto). Proprietà Marchesi Be- 
vilacqua di Bologna. 
Dossi eli Sotto. Frazione del comune 
e della parrocchia di Maccastorna, da cui 
dista breve tratto verso nord. (Vedi Dossi). 
Ab. (Vedi Porto). Proprietà Marchesi Be- 
vilacqua di Bologna. 
Dossino. Frazione del comune e della 

parrocchia di Meletto. (Vedi Dossi). 
Dosso. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Rocco al Porto, da cui di- 
• sta circa un chilometro. Con Stradone e 

Bottironc, ha 116 Abitanti. 
Dosso Primo. Frazione del comune e 
della parrocchia di Valera Fratta, da cui di- 
sta circa 1400 m. nord-ovest. È al confine pa- 
vese (V. Dossi). Ab. 26. Propr. Bianca Agnelli. 



Dosso Secondo. Frazione del comun 
e della parrocchia di Valera Fratta, d 
cui dista circa un chilometro. Ab. 31. 

Dosso. Frazione del comune di Corte Pa 
lasio, da cui dista circa 1800 m. nord-est 
Abitanti 47. Parrocchia di San Giorgio ii 
Prato. (Vedi Dossi). 

E Dosso, retta da' superbi Dossi 
Altissimi del capo e de le spalle. 

ì. Gabiano. 
Proprietà Duchessa di Galliera. 

Dosso. Frazione del comune di Senna Lo 
digiana, da cui dista circa due chilometr 
est. E sulla sinistra costiera del Po in vi- 
cinanza di Mirabello. (Vedi Dossi). 

Dosso. Frazione del comune di Somaglia 
da cui dista circa 1750 metri sud-est; par- 
rocchia in parte di Somaglia, (Ab. 72) ed 
in parte di Guardamiglio, (Ab. 30); sulla 
sinistra del Po, in vicinanza di Regina 
Fittarezza. (V. Dossi). Propr. Nobile Mancini. 

Dosso. Frazione del comune ',di Cavenago 
d'Adda, da cui dista circa 1500 m. sud- 
ovest. Parrocchia di Caviaga. È sull'antica 
strada Cremonese. (Vedi Dossi). 

* Dosso de Barcoli. Nome perduto 

di un luogo nel territorio dei Chiosi di 
Lodi, confinante con quello di San Martino 
in Strada. Vi possedevano i Cadamosto — 
(30 novembre 1268; 20 febbrajo 1287; 2 
gennajo 1289; 12 febbrajo e 15 aprile 1293).; 
Vedi Barcoli. 

* Dosso degli Asdenti. Era nel ter- 

ritorio della corte di Arcagna, presso Ca- 
solta. La famiglia Bonani (1393) e poi la 
Villanova (1399) pagavano le decime di 
questo luogo al vescovo di Lodi. 

Dosso della Rovere. Frazione del 
comune e della parrocchia di Turano, da 
cui dista circa 2100 metri verso nord-est. 
(Vedi Dossi). 

Dosso dell'Olmo. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di San Stefano al 
Corno. (Vedi Dossi). È molto soggetto alle 
esondazioni del Po. 

* Dosso de "Viroli! Nome perduto di 

un luogo nel territorio di Monticelli sul- 
l'Adda. Se ne ha menzione in una perga- 
mena dell'Ospitai maggiore, 18 maggio 1243. 
Dosso di Mairano. Frazione del co- 
mune di Caselletto Lodigiano, (Vedi Dossi). 



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Dosso di "Valloiùa. Fraziono del co- 
mune e della parrocchia di Guardamiglio, 
da cui dista circa 3000 metri. Abitanti 01. 
Proprietà Ferrari e Raffaglio. 

Dossone. Frazione del comune e della 
parrocchia di Salerano al Lambro. (Vedi 
Dossi). 

Dovera. Provincia di Cremona; Diocesi 
di Lodi; parrocchia del Vicariato di Rou- 
cadello, col titolo di San Lorenzo martire; 
anime 1250, sul luogo 450. Dovario,. Nel 
secolo 12° apparteneva al contado di Tre- 
viglio. Nelle sue vicinanze vi combatterono 
i Lodigiani contro i Milanesi nel 1161; e 
nel 1199 i Milanesi s'impossessarono di 
Roncadello, dopo aver data battaglia ai 
Lodigiani in questo luogo; nel 1339 fu in- 
vaso dalle armi di Lodnsio Visconti. Sotto 
il Governo dei Duchi di Milano questo ter- 
ritorio era compreso nelle così dette terre 
diverse^ e quindi non apparteneva nè alla 
Gerra d'Adda, nè a Crema e nemmeno a 
Lodi. L'anno 1579 la Contea di Dovera uni- 
tamente a Postino, Serragli, San Cassiano, 
Balbussera e Monastirolo venne conferita 
alla famiglia Serbelloni. Nel mese di otto- 
bre del 1705 vi erano accampati i Gallo 
Ispani, capitanati dal Duca di Vandone; il 
quale, saputa la mossa del Principe Eugenio 
di Savoja da Caravaggio, con un nobile 
stratagemma ingannò il generale Alemanno. 
Lasciò egli il vecchio campo sopra Lodi 
dietro il fiumello Tormo, a Dovera, le con- 
suete guardie con ordine di accendere gran 
fuochi e di suonare molti tamburi, come 
se tutte le sue genti rimanessero ancora 
colà, ed esso Duca coll'esercito, a passi 
velocissimi passò il ponte di Lodi. Fu Dio- 
cesi di Pavia e provincia di Milano. Eravi 
un Monastero di monache detto di San Da- 
miano (Vedi Monestirolo). — La chiesa par- 
rocchiale vuoisi fabbricata nel secolo XIII 
in cui ne avevano il patronato i Nobili 
Capitanei di Dovera: contiene un pregevo- 
lissimo dipinto del 15° secolo, ed un San 
Antonio di Padova di Gabriele Galliani, 
del 1651. Ha un'altra chiesa dedicata alla 
B. V. del PilastrellOj che dal lato artistico 
è veramente bella, contiene antichi affre- 
schi; vuoisi fondata in seguito ad un'appa- 
rizione di M. V. ad una giovinetta muta 



e monca, di Dovera, chiamata Catterina, 
la quale in seguito, in un colla favella, riebbe 
anche le mani. Questa chiesetta il 31 a- 
prile 1859 alloggiò le truppe austriache, 
che vi cagionarono gravi guasti. Nel 1866 
alloggiò il 37° battaglione bersaglieri per 
la guerra contro l'Austria. Stazione della 
tramvia Lodi-Treviglio-Bergamo. 

Dovizia. Frazione del comune e [della 
parrocchia di San Fiorano, da cui dista 
circa 1100 m. nord. 

Dresana Bondiola. 20 a bocca della 
Muzza sotto la levata della Muzzetta. Rog- 
gia della portata di oncie 29.3. 

Dresano. Comune del Mandamento di 
Paullo; Ufficio postale, Melegnano; sessione 
elettorale di Casalmajocco; agenzia delle 
Imposte; ufficio di registro e de'le ipoteche 
di Lodi. Ab. 623; superficie ettari ,337,49; 
bilancio comunale L. 6300. Distanza da 
Lodi, chilometri 13.888, nord-ovest. Par- 
rocchia del Vicariato di Mulazzano, col 
tilolo di San Giorgio martire; Ab. 744, sul 
luogo 478. Darcxanunij Derexanum. 

Dall'aer sano di Dresano il nome; 
Sotto benigno cielo lussureggia 
Cerere e Pale .... 

I. Gabiano. 

Le paludi di Dresano furono ridotte a col- 
tivazione dai Monaci di San Pietro di Lo- 
divecchio, che vi possedevano fin dal 972. 
Nel 1268 eravi nel suo territorio un luogo 
detto Salegium. Il 23 marzo 1359 Bernabò 
Visconti donò i suoi beni di Dresano al 
monastero di Sant'Ambrogio di Milano , 
colla giurisdizione feudale ed il diritto di 
pesca nell'Adda e nella Muzza; e nel 1458 
passò all'Ospedale Maggiore di Milano. Il 
15 agosto 1546 venne venduto ai principi 
Tassi Napoletani. La sua chiesa nel 1261 
pagò 3 denari imperiali di taglia imposta 
dal notajo Guala, legato del Papa, al clero 
lodigiano; era nella ipieve di Mulazzano. 
Andrea Perosco, detto il Pertegone_, d'anni 
19, il 18 agosto 1705, fu condotto al sup- 
plizio insieme ad un Antonio Bosso, detto 
il Botta di Gallinazza, e impiccato. 

Ducatona. Frazione del comune e della 
parrocchia di Casalpuster'.engo, da cui di- 
sta circa 500 metri sud. Ab. 54. 

Duo Chiavi. Frazione del comune di 



100 



FA 



FA 



Lodi e Chiosi, da cui dista pochi passi 
fuori di Porta Roma. Parrocchia di San 
Bernardo. Così denominato dall'insegna di 
un'osteria. A questo luogo vennero aggiunti 
in quest'anno altri fabbricati. 
* Duniera. Nome di un luogo nel terri- 
torio di Cavacurta. Vi possedettero i PP. 
Barnabiti di Lodi, per testamento del Ca- 



nonico Paolo Duniero. Questa possession 
unitamente a Reghinera^ nel 1749, fu vei 
duta, ed i fondi servirono per assestai 
ed in parte a comperare la possessione ( 
Belvignate. 

Duomo, Frazione del comune di Sant-Ai 
gelo Lodigiano, da cui dista circa 3400 me 
tri sud, al confine Paveso. Ab. 12. 



Eghezzonc. Nome del piccol colle o 
rialzo presso la destra riva dell'Adda, so- 
pra il quale i Lodigiani, scacciati dai Mila- 
nesi dalla loro distrutta patria, edificarono 
nel 1158 la novella Lodi, sotto la prote- 
zione dell'Imperatore Federico Barbarossa. 
Sopra questo promontorio, prima che i Lo- 
digiani vi si riparassero, eravi una chiesa 
dedicata a Santa Caterina; al suo posto 
venne edificata la Cattedrale. Deriva il no- 
me da Enghezo, nome di un membro della 
famiglia Abboni infeudata di questo luogo. 

Erlbagno. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 1300 m. nord. 
Fu della famiglia Lemene. Ab. 11. L'anno 
1832 era del nob. Don Francesco De-Le- 
mene prefetto dell'Incoronata. Da questi 
passò al Seminario Vescovile di Lodi. In- 
camerato, pervenne all'ingegnere Gerolamo 
Parigi. Prima del 1789 era parrocchia di 
San Giacomo in città; in quell'anno passò 
a quella della Fontana. 

Erbatico. Provincia di Cremona; Dio- 
cesi di Lodi; parrocchia di Spino d'Adda, 
da cui dista circa due chilometri sud-ovest. 
È in vicinanza della sinistra dell'Adda e 
della strada Pandina. Per opera del Conte 
Vitaliano Gonfalonieri vi si scavò un pozzo 
artesiano. Proprietà Cav. Rossi, di Genova. 

Fabia. Frazione del comune di Cornegliano 
Laudense, da cui dista circa due chilo- 
metri verso nord ovest. Nome di origine 
romana, Gente Fabia. Di questa famiglia 
fu Rajleto, vescovo di Lodi dall'827 all'832; 
emigrata al tempo della prima distruzione 
di Lodi, si stabilì in Verona. 

l ;i abbrica. Frazione del comune di Pan- 
dino, Provincia di Cremona, parrocchia di 



Gardella, Diocesi di Lodi, da cui dista 15 1 
metri. Ab. 40. Proprietà Conti Maggi. 

Eacclii netta. Frazione del comune d 
Lodi e Chiosi, da cui dista circa 3500 me. 
tri nord. In piccola parte è parrocchia di 
Roncadello, il resto di Boffalora. La scuoh] 
di San Rocco fuori di Porta d'Adda v 
possedeva un livello di lire 195, che a 
tempo della soppressione (1786) era pagahi 
da un Giuseppe Savone successo all'inge-; 
gnere Carlo Borzio. Ab. 20 Proprietà Ben-: 
zoni Regina. 

'Facelavare. Nome perduto di un Iuo ; 
go del Lodigiano di cui si ha menzione 
nell'anno 986, 4 settembre. Vi possedeva] 
la chiesa e la canonica di Lodi, pecia una* 
de terra aratoria.... que est posita in loccì 
et fundo Facelavare.... coerit ei da mane\ 
et montes terras sancii Petri ccelo aureo) 
da meridie terra ipsiv.s sanctì Petri eli 
sancti Joanni etc. Siccome il Monastero d*i 
San Pietro in Ciel d'oro di Pavia teneva 
diversi possedimenti nel Lodigiano, special- 
mente a Brembio ed a Fombio, così riescei 
molto incerto il sito del paese in discorso. 

" Ean.ciagu.rn. locus, oggi Fanzago (vedi). 

* Fanzagliino. Nome di uq luogo ora 
distrutto, in vicinanza dell'attuale Fanzago. 
Forse il più antico di questi due luoghi, 
perchè situato sulla vecchia strada romana. 

Fanzago. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa m. 2200 ovest. 
Parrocchia di San Gualtero. Abitanti 24. 
Nome di desinenza celtica. Fanciagum (19 
novembre 972, settembre 1142). Le terre 
del Fanzago vennero ridotte a coltivazione 
dai monaci di San Pietro di Lodivecchio, 
che vi possedevano fin dal 972 ed e opi- 



•i 



FA 



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nione del Giulini che questa terra appar- 
tenesse a Milano. (Vedi Terra Mediola- 
nense). Nel territorio del Fanzago eravi una 
località detta Ronchi Nuovi la cui decima 
fu da Alberico dal Corno, vescovo di Ledi , 
concessa ad Alberto Nigro ed Anselmo Pi- 
cino il 28 settembre 1186. — Il 28 settem- 
bre 1204 Fanone capitano dei Tresseni donò 
una località iacentes in clausis porle re- 
galis ubi dicitar ad sanctum vitum sive 
ad costarti de Fanzago, alla chiesa di S. Mar- 
tino fondata dalla sua famiglia. Tutta la costa 
occidentale del lago Pulignano chiamavasi 
la costa di Fanzago. Vi possedevano nel 
1430 le monache del convento di San Vin- 
cenzo di Lodi e l'ospedale della Miseri- 
cordia di San Gualtero, indi l'Ospedal Mag- 
giore di Lodi, da cui venne in seguito alie- 
nato. Eravi una chiesa detta di S. Vito, che 
esisteva nel 1183, duecentosedici pertiche 
di questa posssessione appartenevano agli 
Agostiniani di Sant'Agnese; soppresso il 
monastero, nel 1802 passarono a Giovanni 
Luca della Somaglia. Proprietà Eredi Ter- 
zaghi Dottor Antonio. 
Faruffina. Frazione del comune e della 

parrocchia di Maleo. 
Farullìna. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cavacurta, da cui dista circa 
500 metri. Ab. 80. Proprietà Acerbi Gio- 
vanni. Due famiglie di questa frazione ap- 
I partengono al comune di Maleo. 
Fasola. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Ossago, da cui dista circa 800 
metri est. Nome di una famiglia lodigiana, 
ora estinta. 
Fasola. Provincia di Cremona, comune 
di Dovera, parrocchia di Roncadello, Dio- 
cesi di Lodi; Ab. 44 (nel 1618 ne aveva 
soltanto 2) Proprietà Poggiali. 
Fasola. 9 a bocca della Muzza; roggia 

della portata di oncie 22.8. 
Faustina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 1400 m. sud. 
Parrocchia di San Bernardo. Ab. 20. Nome 
di origine romana. Prop. Oldrini Giuseppa. 
Favalla. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa due chilometri 
sud. Parrocchia di San Bernardo. Ab. 50. 
Nome di un'antica famiglia lodigiana. Pro- 
prietà Papctti Pietro. 



*Favallotta. Nome di un luogo ora di- 
strutto nei chiosi di Porta Cremonese. Fu 
dei Bonanomi, indi dei Marchesi Cornaggia. 
Vi possedeva un piccolo livello la Confra- 
ternita di San Defendente di Lodi. 
'Favorita. Era frazione del comune c 
della parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano. 
'Fellegario. Nome perduto di un luogo 
del nostro territorio, in vicinanza di Monte 
Oldrado (Somaglia) ove confinava il lago 
Barillij od Oriolo,, o Lambrette. (1221). 
' Feranugo. Nome jperduto di un [luogo 
del nostro territorio, di cui si ha menzione 
il 18 novembre 972. Vi possedevano i mo- 
naci di San Pietro di Lodivecchio. 
Ferlora IPrima. Frazione del comune 
e della parrocchia di Codogno, da cui di- 
sta circa un chilometro, altre volte chia- 
mavasi anche Cascina dei Poveri (1789). 
Abitanti 10; proprietà Causa Pia Mola. 
Ferlora Seconda. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Codogno, da 
cui dista circa un chilometro; Abitanti 10; 
proprietà Gnocchi. 
* Ferrarla. Era nel comune e nella par- 
rocchia di Codogno; chiamavasi anche Ge- 
robona. Nel 1788 aveva 30 abitanti. 
Ferrietta. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Martino in Strada, da 
cui dista circa 600 m. sud. Ab. 76. Trae 
il nome da Ferrietto Villani. Fu proprietà 
delle monache di Santa Chiara Nuova per 
cui fu anche detta Cascina delle Monache. 
Proprietà Avv. Francesco Cagnola deputato. 
Fiandra. Frazione del comune e della 
parrocchia di Livraga, da cui dista circa 
due chilometri sud-ovest. Abitanti 84. 
Fiandra. Frazione del comune e della 
parrocchia di Secugnago, da cui dista circa 
un chilometro e mezzo ovest. Abitanti 25. 
Proprietà Ferrari, e fratelli Rossi. 
Fighotto. Frazione del comune di Corte 
Palasio, da cui dista circa un chilometro 
e mezzo nord-ovest. Abitanti 27. Parrocchia 
di San Giorgio in Prato. Trae il nome da 
una quantità di fichi che vi prosperarono; 
onde il Gabiano : 

« E pria di fichi, ora di viti ricco 
Figlietto » 

Proprietà Duchessa di Galliera. 

Filippessa. 72 a roggia che esce dalla 



102 



FO 



FO 



|^ Muzza sotto la levata Somaglia, della por- 
tata di oncie 25. 

Filippina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi (Porta d'Adda) parrocchia della 
Fontana. Abitanti 12. Proprietà Trovati 
Gerolamo. 

Filolixngo. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Stefano al Corno. 

Fioraci elio. Vedi Zuradello. 

Fissiraga. Frazione del comune e della 
parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui di- 
sta circa 600 metri. Ab. 138. Nome di 
celtica desinenza. Da questa terra trasse 
origine la illustre famiglia Fissiraga, che 
sul principio del secolo XIV dominò Lodi 
seguendo la parte guelfa. Nel 1224 le de- 
cime di Fissiraga erano infeudate ai Capi- 
tanei de Cornavano. Dai Fissiraga passò 
in feudo ai Cadamosto. L'anno 1250 il suo 
castello fu distrutto dai Milanesi, (Vedi 
Pieve Fissiraga, Vedi Brazzalengó) Pro- 
prietà Falcoy e Deciani. 

Fittarezza. Vedi Regina Filtarezza. 

Flumpum, villa* curlis in Laudensana, 
10 dicembre 1005. Ivi la contrada Glarola* 
giugno 1152. Antico nome di Fombio (vedi). 

Foina, Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Fiorano, da cui dista circa 
1300 m. ovest. 

Folla. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 250 metri nord- 
ovest. Parrocchia di San Gualtero; Ab. 25. 
È ai piedi della costiera destra dell'Adda. 
Altre volte si chiamava Fontana murala* 
dalla bella fonte ivi esistente: chiamata con 
questo nome da una fabbrica di carta. Nel 
1820 il tipografo lodigiano Giambattista 
Orcesi vi aveva una macchina per maci- 
nare il composto per l'inchiostro a stampa. 
Ora pilatura da riso e torchio da olio. Pro- 
prietà Fratelli Maraschi. 

Folla. Provincia di Cremona, Diocesi di 
Lodi, parrocchia rli Postino, da cui dista 
circa 750 metri verso est. Ab. 14. Trae il 
nome da una cartiera ivi una volta esi- 
stente, ed affittata ai tipografi Pallavicini 
di Lodi. È un molino animato da un ramo 
del fiumicello Tormo. Proprietà Marini Gio- 
vanni. 

Fombio. Comune del Mandamento di Co- 
dogno, ufficio postale, Codogno; sessione 



elettorale; agenzia delle imposte ed ufficf 
di registro di Codogno; ufficio delle ip 
teche di Lodi. Abitanti 2056; in paese 66 
Superficie ettari 720,56: bilancio connina 
L. 14500. Distanza da Lodi chilometri 25,09 
— Parrocchia-Vicariato, al titolo dei Sani 
Pietro, Paolo e Colombano, anime 1611. - !, T 
Flumphum* Flumpum (10 dicembre 1C05 * 
Luitprando Flavio, re dei Longobardi, d: -j 
in dote al celebre monastero di San Pietr 
in Ciel d'oro di Pavia, da lui fondato, moli ^ 
terre fra cui si annovera anche Fombi<! ; 
Brembio, Secugnago, Mairano e Mairag< v 
L'intera villa di Fombio ascendeva a novi 
mila pertiche. La sua chiesa di San Ce Z 
lombano è antichissima, ed ò probabil i 
che venisse innalzata da Luitprando o de * ( 
suoi antecessori, se potè così facilment , 
essere sottoposta ai monaci di Pavia (ar „ 
no 725); era fabbricata, secondo il Golda | 
niga, fuori dell'abitato, in una località tr, « 
San Fiorano e Retegno. La donazione d 
Luitprando fu confermata il 9 aprile 96'. 
dall'Imperatore Ottone I, nel qual temp» i 
i Monaci di San Pietro avevano già innal 
zata una seconda chiesa, in paese, col ti , 
tolo di San Pietro loro patrono. Questi 
due chiese furono nuovamente riconfermati 
a quell'abbazia da Papa Pasquale (1105) 
È a credersi che quei monaci innalzassero 
in'questo paese un castello. Nel mese d 
giugno del 1152, Anselmo, abate del me- , 
nastero di San Pietro in Ciel d'oro, rinunciò: 
a Lanfranco vescovo di Lodi una parte 
del Lago o Canneto nel territorio lodigianc - 
tra Fombio ed il Po; in quella carta è no 
minata una località detta Contrada Gerola. 
L'anno 1225 il monastero di San Pietro in 
Ciel d'oro era oppresso da gravissimi de- 
biti; locchè venuto a cognizione di Papa 
Gregorio IX, questi incaricò il 13 luglio il 
vescovo di Piacenza (Visconti), a passare 
alla vendita del podere più, lontano dal 
monastero, onde col ricavato venisse sol- 
levato dagli oneri e dai debiti che l'oppri- 
mevano. Venne scelta pertanto la Corte di 
Fombio e il 23 agosto essa venne venduta 
al comune di Piacenza, e per esso al Podestà 
Guido Landriano, milanese, per il prezzo di 
piacentine lire 2400 od imperiali lire 3000 
(300 mila lire italiane), e quindi a soldi 5 



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ed un terzo di danaro alla pertica, mentre 
i feudi che componevano la corte di Fom- 
bio risultavano per la prima volta mansi 
CO meno 14 pertiche, e per la seconda 
mansi 61, jugeri 2 e pertiche 5 e mezza 
cioè pertiche milanesi o piacentine 8813 e 
tavole 12. Questi beni erano composti del 
castello e del luogo di Fombio, con tutti i 
poderi e territori, acque, molini, paludi, 
angherie, perangherie, astallarie, vassalli, 
feudi, servi, ancelle, mancipi, boschi, cac- 
ciagioni, pesche, albergherie, padronato ed 
avocazia delle sue chiese di San Pietro e 
San Colombano, col diritto di eleggere i 
ministri, e di presentarli a qualunque ve- 
scovo cattolico. Da quest'anno pertanto 
Fombio e le sue attinenze vennero smem- 
brate dalla diocesi lodigiana e fecero quindi 
parte della piacentina fino a questi ultimi 
tempi. Dopo qualche anno i monaci di 
San Pietro in Ciel d'oro si credettero lesi 
nel prezzo, per lo che il Comune di Pia- 
cenza, dietro il giudizio del Vescovo, sborsò 
ancora lire trenta mila di Milano, colla 
condizione che il monastero rinunciasse a 
tutte le pretese che aveva su Fombio e 
sui beni di San Fiorano, che erano stati 
compresi nella vendita. L'anno 1258 i Pia- 
centini essendo in guerra contro Federico II, 
e mancando di denaro per mantenere le 
milizie ed i cittadini, concessero in pegno a 
Nicolò e Alberto Bagarotti metà della villa 
di Fombio per lire 1277 e soldi 10 (mila- 
nesi lire 200 mila circa). Il 19 marzo 1299 
essendo signore di Piacenza Alberto Scotto 
il Magno, il comune di Piacenza o per 
devozione verso il signor suo, o per do- 
manda ch'ei ne facesse, lo investì a titolo 
di fìtto perpetuo , mediante l'annuo censo 
di lire 50 (L. 5 mila italiane), della pro- 
prietà di Fombio: uno degli obblighi del- 
l'investitura fu che l'infeudato dovesse eri- 
gere in Fombio un castello onde potessero 
all'occasione trovarvi ricovero quegli abi- 
tanti; del resto i Conti Scotti di Piacenza 
avevano possedimenti in questo luogo molto 
tempo prima, come risulta da un docu- 
mento del 28 settembre 1204, con cui Fa- 
nono capitano dei Tresscni dotò la chiesa 
di San Martino di Lodi; in questo docu- 
mento, ad una terra di Fombio, donata 



alla dettai chiesa, si dà per coerenza a 
mane et a meridie dominorum comites de 
scotis.... Galeazzo Visconti signore, di Pia- 
cenza, temendo che la città venisse sor- 
presa dai Guelfi stanziati a Fombio, che 
tenevano per Alberto Scotto, nel 1314 con 
parte del suo esercito quivi si portò e re- 
sosi padrone della rocca poco prima alza- 
tavi dallo Scotto, la pose a sacco ed ab- 
brucciolla, via conducendone il bestiame e 
prigionieri gli abitanti. L'anno 1507 il conte 
Paride Scotti ricoverò in questo castello 
un figlio di Giovanni Bentivoglio di Bologna, 
e nel 1514 meritossi di essere chiamato 
il padre dei Cremaschi_, giacche racco- 
gliendo quegli infelici cacciati dalla loro 
patria da Prospero Colonna, furono dallo 
Scotto ricoverati in questo castello, prov- 
visti di alloggio, di nutrimento e di medi- 
cine. Questa buon'azione attirò sullo Scotto 
l'odio dei Landi, capi della fazione ghibel- 
lina di Piacenza, i quali si diressero alla 
volta di Fombio, e dopo averlo preso di 
assalto, lo diedero alle fiamme. Lo Scotti 
fu però ricompensato dei danni dalla Si- 
gnoria di Venezia, a cui Crema apparte- 
neva. Avendo i Triulzi ottenuta la baronia 
di Retegno l'anno 1539, questo loro acqui- 
sto tu causa di un'accerrima lite fra il 
Conte Gian Fermo Triulzi e gli Scotti di 
Fombio, che pretendevano essere la villa 
di Retegno soggetta al loro feudo di Fom- 
bio ed al comune di Piacenza. Mentre pen- 
deva il giudizio, gli Scotti nel 1539 avevano 
fatto prendere un malfattore in Retegno 
ed appiccatolo. Per lo che offeso il Triulzio 
da questa prepotenza, unitosi al bargello 
di Milano ed ai suoi cagnotti, una notte 
sorpresero Fombio e Guardamiglio, fecero 
prigioni e saccheggiarono il palazzo del 
Conte Paris Scotti, il quale a stento si 
salvò. Adirati gli Scotti dal vedersi sac- 
cheggiati i loro feudi ed il loro palazzo, e 
conoscendosi d'altronde troppo deboli per 
competerla coi Triulzi, i due fratelli Lodo- 
vico e Jacopo Scotti si recarono per sol- 
lazzo a Venezia per indi passare a Ferrara 
onde prendervi un consiglio sul modo di 
mandare un cartello di sfida al Triulzi. Ma 
recandosi da Venezia a Ferrara per acqua, 
alla foce del Po furono aggrediti da una 



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gondola di 20 persone, dalle quali i due 
fratelli vennero uccisi e gittati in mare. 

I loro compagni furono lasciati andare. 
Corse voce che autori di questo assassi- 
namento fossero i Triulzi, a ciò istigati dal 
Conte Agostino Laudi, mimicissimo della 
famiglia Scotti, poiché il Triulzi aveva spo- 
sata una di lui sorella, la Contessa Cate- 
rina, che il letterato piacentino Lodovico 
Domenichi lodò tanto per hellezza e virtù 
nel suo libro intitolato Della Nobiltà della 
Donna. Il Duca Odoardo Farnese, parti- 
tante per Francia, onde sostenere la guerra 
contro Spagna, dopo avere stancato il suo 
popolo con gravosissime imposizioni, sul 
principio del 1634 avendo egli spedite le 
compagnie dei birri a raccogliere forzata- 
mente le imposte dai terrieri di Fombio, 
questi si ribellarono dando addosso alla 
sbirraglia, facendone macello; perciò il Duca 
spedì incontanente (19 febbrajo) tutte le 
truppe che egli aveva nel castello di Pia- 
cenza, contro questa terra, che in pena 
del commesso delitto, venne messa tutta a 
sacco. Due anni dopo, nell'occasione che il 
Marchese di Leganes governatore di Mi- 
lano, aveva radunato l'esercito a Codogno, 
allo scopo d' invadere gli stati del Farnese, 
gli abitanti di Fombio e di Guardamiglio 
fuggirono tutti a Piacenza (3 gennajo 1636). 

II Duca di Piacenza spedì subitamente il 
giorno 4, quattromila fanti e 1500 cavalli con 
due pezzi d'Artiglieria, a Fombio, sotto il 
comando del conte Fabio Scotti e del mar- 
chese Villa, Generale del Duca di Savoja; 
ma troppo inferiori di forze al nemico, il 
giorno 5 gennajo si ricondussero a Piacenza 
lasciando debole presidio negli abbandonati 
castelli di Fombio, Guardamiglio e Caselle 
Landi. Intanto il marchese di Caracena si 
avvanzò colle sue truppe e dopo espugnato 
Guardamiglio, prese anche Fombio e Ca- 
selle Landi, tutto abbandonando al saccheg- 
gio, sino alla Mezzana. L'anno 1658 avendo 
il Duca di Modena, violando il territorio 
veneto, passata l'Adda a Cassano verso la 
metà di luglio, il duca di Piacenza, nell'in- 
tento di serbare il suo territorio libero dal 
passaggio di quelle truppe, spedì alquante 
soldatesche alla guardia di Fombio e di 
Guardamiglio, facendo piantare sui confini 



del suo stato alcune banderuole colParrr 
propria, onde nè Modenesi, ne Frances 
violando il confine, dessero molestia ai sin 
sudditi. Il 17 marzo 1746 essendo stati c 
stretti gli Spagnuoli ad abbandonare C< 
dogno di fronte agli Austriaci, si ritiraron 
su Piacenza ed a Fombio si unirono i fuc 
gitivi del Duca di Carambula. Quivi il gio 
no 8 maggio 1796 ebbe luogo un aspr 
combattimento tra la divisione francese L 
Harpe e l'austriaca del Generale Lipta 
che dovette abbondonare Fombio. Il con Ir 
battimento durò nulla più di un'ora; Lipta 
vi lasciò 4 mila combattenti tra morti 
prigioni, il rimanente riparò a Pizzighel 
tone, passando l'Adda a guazzo. L'ann 
1797. 9 luglio, essendo stata proclamata 
Repubblica Cisalpina, questo comune e tutl 
gli altri situati sulla sinistra del Po e gi, 
appartenenti al ducato di Piacenza, venn 
unito al Lodigiano. Quivi verso la metà de 
mese di aprile del 1799 arrivò il Pontefic 
Pio VI, diretto al fatale suo esilio. Gli s 
era preparato il pranzo a Codogno; m; 
per la grande debolezza del suo corpo, do 
vette retrocedere e per Stradella avvioss 
verso la Francia. Oltre la Parrocchiale il 
paese havvi un oratorio a servizio delh 
Confraternita. 
Fontana. Frazione di Lodi e Chiosi, ài 
cui dista circa 1800 m. Abitanti 56. Par 
rocchia sotto il titolo di S. Maria delle 
Fontana j d'anime 1213. Così detta dalle 
fontana che sorge ai piedi di un'imagine 
di Maria Vergine. Anticamente aveva l'ag- 
giunto di Fontana del Moggio ed eccone 
il motivo: Un mugnaio essendo caduto nel- 
l'Adda, arrischiava di affogare, quando ri- 
corso alla B. V. della Fontana, riuscì a 
salvarsi e per ringraziamento portò avanti 
la Madonna un moggio di grano. Un fur- 
fante pensò di appropriarselo, ma non gli 
venne fatto, giacché, mettendo mano al- 
l'opera, cadde tramortito lasciando impresso 
nel pavimento la figura della mano sacri- 
lega. Questo fatto avvenne in tempi antichi, 
giacché questa località viene ricordata con 
quell'aggiunto fin dall'anno 1395. Crescendo 
le elemosine , con queste si fabbricò la 
chiesa. L'anno 1505, ai 27 maggio, Mar- 
cantonio Cadamosto, canonico della Catte- 



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dralc e Commissario Apostolico in virtù del 
f mare magnimi concosso -ai Serviti, di poter 

* acquistare luoghi, conferì alla detta Religione, 
} e propriamente a frate Alessandro da Bre- 

* scia: la Chiesa della Fontana del Moggio, 
la fabbrica della chiesa non era peranco 
terminata. Il 15 maggio 1770 venne sop- 
presso il Convento, e nel 1789 eretta in 

: parrocchia, mentre prima apparteneva a 
! quella di San Giacomo in città. Proprietà 
' Martiui Avv. Giuseppe. 
Fontana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Camairago, da cui dista circa 

* 800 metri sud. È sulla destra costiera del- 
l'Adda. Quivi i barcaiuoli dell'antico Ge- 
rondo eressero l'antichissima Cappella che 
nel 1261 pagò denari 18 di taglia imposta 
dal notajo Guala, Legato pontificio, al Clero 
Lodigiano. È sotto il titolo della B. V. Sa- 
lus Infirmorum. 

Fontana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Castelnuovo Bocca d'Adda, 
da cui dista circa m. 2000 sud-ovest. Abi- 
litanti 59. È in vicinanza di un antico letto 
del Po. Colla cascina Costa ha 59 abitanti. 

Fontana Murata. Vedi Folla, co- 
mune di Lodi e Chiosi. 

Fontane. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cornovecchio, da cui dista 
circa 1000 metri nord-est. È sull'estremità 
della destra costiera dell'Adda, in prossi- 
mità della coincidenza colla costiera sinistra 
del Po. Ab. 45. Proprietà Leopoldo Gattoni. 

Fontanello. Frazione del comune e della 
parrocchia di Abbadia di Cerreto. Ab. 20. 

Fontanino, Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi (Porta d'Adda). Prima del 1789 
era parrocchia di S. Giacomo in città; in 
quell'anno passò a quella della Fontana. Al 
31 dicembre 1881 aveva abitanti 6. Ora è 
distrutto. Era proprietà di Delduca Andrea. 

Foppa l a . S a . 3 a . e 4 a . Frazioni del 
comune o della parrocchia di Guardamiglio, 
da cui distano circa chilometri tre. Ab. 92. 
Proprietà Canepari. 

Foppa. Provincia di Pavia, comune di 
Bescapè; Diocesi di Lodi, parrocchia di 
Gugnano, da cui dista circa 700 m. Ab. 120. 
Proprietà C. Passalacqua. 

Foppa ciò' Brunoldi. Nome per- 
duto di un luogo oltre l'Adda. So ne ha 



menziono nelle porgamene dell'Ospitai Mag- 
giore, 11 marzo 1287 o 15 aprilo 130G. 

'Foppa del JDerlo. Era luogo noi 
Chiosi di Porta Pavese lungo la strada di 
Fossadolto (Borghetto). Vi possedeva l'Ospe- 
dale Maggiore il quale vi cavava d'affitto 
soldi 25 imperiali ed un ciloslro di cera 
all'anno (24 novembre 1470). 

Foresto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Codogno, da cui dista circa 
2500 m. nord-ovest. Abitanti 25. Proprietà 
Famiglia Triulzi. 

Formica. Provincia di Cremona; comune 
di Dovera, Diocesi di Lodi, parrocchia di 
Roncadello, da cui dista circa 1300 metri 
nord-ovest. Questo luogo apparteneva alla 
parrocchia di Dovera; venne unito a Ron- 
cadello nel 1584. Proprietà Mancini. 

Fornace. Frazione del comune e della 
parrocchia di Vittadone. 

* Fornace del Ferretti. Era un luo- 
go oltr'Adda; prima del 1789 era parrocchia 
della Maddalena; in quell'anno passò a 
quella della Fontana. 

Fornaci. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto, da cui dista circa 
4000 m. sud-est, Ab. 308. L'11 agosto 1481 
Galeazzo Sforza diede questo luogo in feudo 
ad Alessandro Rho, suo consigliere. Nel 
1633, detto Fornace de' Granati, faceva 
comune con Ca del Micollo e Comune delle 
Regone. Ha Oratorio sotto il titolo di San 
Michele. Proprietà Faruffini. 

Fornaci. Frazione del comune di Terra- 
nuova dei Passerini, da cui dista circa 
2200 m. sud-est. Parrocchia di Castiglione 
d'Adda. Ha oratorio sotto il titolo della 
Natività di M. V. 

Fornaci. Provincia di Cremona, comune 
di Spino d'Adda; Diocesi di Lodi, parroc- 
chia di Spino, da cui dista circa 2 chilo- 
metri. Proprietà Cav. Rossi di Genova. 

Fornaciono. Frazione del comune e 
della parrocchia di San Stefano al Corno. 

Fornaroli. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Fiorano, da cui dista 
circa 1300 m. ovest. 

'Fornasetta. Era frazione del comune 
di Lodi e Chiosi, da cui distava circa 2000 
m. nord-ovest. Era sulla sinistra dell'Adda. 
Prima del 1789 era parrocchia della Mad- 

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dalena; in quell'anno passò a quella della I 
Fontana. Al 31 dicembre 1881 aveva Abi- 
tanti 28. Fu poi distrutto dall'Acida. Era 
proprietà di Rossi Giuseppe. 
Fornasette. Frazione del comune di 
Pandino, Provincia di Cremona. Diocesi di 
Lodi, parrocchia di Nosadello, da cui dista 
circa 2 chilometri. Ab. 38; proprietà Vac- 
cani. 

Fornasotto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Galgagnano, da cui dista 
circa 800 m. est. 

Fornelli. Frazione del comune e della 
parrocchia di Secugnago, da cui dista circa 
400 m. nord. Ab. 80. Proprietà De Gau- 
denzi, e Marchese Cornaggia. 

Forno Italiano. Frazione del comune 
di Lodi e Chiosi, parrocchia di S. Fereolo. 
Ab. 5. Fabbrica di materiali da costruzione 
di proprietà Ferrari Luigi e consorti. 

'Forsellam ciò Cornaino. Nome 
perduto di un luogo che il capitano Mar- 
tino dei Tresseni donò alla chiesa di San 
Martino di Lodi, da esso fondata; così chia- 
mato perchè situato tra il confluente 'di 
due vie (Forsellam Cornaino j aut Inter 
duas viaSj 14 novembre 1183). 

* Forum Digiuntorum. Antico nome 
di una località importante presso i Romani 
di cui non si sa precisare l'ubicazione. 
Tolomeo nella sua Geografìa, al libro III, 
capitolo I. lo pone fra Bergamo e Brescia; 
il Fino., nella Prima Serianaj lo vorrebbe 
a Fornuovo, non lungi da Caravaggio. Pli- 
nio, fra Leandro Alberti, il Ferrari, il Ga- 
vitello, ov'è Crema; ed altri infine, fra i 
quali il Ruscelli nella sua traduzione di 
Tolomeo, ov'è presentemente Pizzighettone. 
Queste due ultime opinioni sono quelle in 
cui si concorda il maggior numero degli 
scrittori. 

'Fossadolto. Nome antico dell'attuale 
Ognissanti. Fra i beni registrati nel testa- 
mento di Eriberto d'Intimiano Arcivescovo 
di Milano nel marzo del 1034 trovansi an- 
che quelli di Fossato-alto. Il 29 agosto 1181 
Musso Circamondo lasciò un legato alla 
chiesa di S. Giorgio presso Fossadolto sul 
Sillero (Ecclesie sancii Georgi scite prope 
Fossadollum super Sceleram) di 40 jugeri 
di terra (pertiche 480 circa) celi' obbligo 



che un prete abitasse presso la detta chiesa 
e pregasse e celebrasse messe in perpetuo 
per l'anima di esso Circamondo e dei suoi. j 
Il 14 novembre 1183 Martino capitano de 
Tresseni donò le decime che possedeva iti 
questo luogo alla chiesa di San Martino 
dei Tresseni in Lodi, da esso fondata. Nel 
secolo XII fu proprietà della Mensa Ve- 
scovile di Lodi. Verso il 1200 vi si fondò 
un convento degli Umiliati; in quest'anno 
Monsignor Arderico Ladina, vescovo di Lodi, 
gli unì la chiesa di San Giorgio ivi attigua; 
unione confermata da Papa Innocenzo III 
con breve del 15 giugno 1208; e da Papa Gre- 
gorio IX il 18 dicembre 1227; questo papa, 
il 15 gennajo 1231, confermò ai monaci 
di Fossadolto, o di Ognissanti, la conces- 
sione di un legato apostolico, per la quale 
la chiesa di Ognissanti fu dichiarata libera 
da imposte pubbliche e dalla soggezione 
del vescovo di Lodi. Nel 1233 Monsignor 
Otlobello Soffientino vescovo di Lodi ebbe 
una lite con questo Convento circa il visi- 
tarlo e confermarne il proposto nuovo eletto. 
Trasportato questo monastero e chiesa in 
Lodi, rimase in quel luogo un piccolo ora- 
torio dedicato a tutti i Santi. Più di 80' 
persone tra uomini e donne facevano ivi 
residenza, segno della molta considerazione 
che godeva questo luogo. Da questo mo- 
nastero à'Ogni Santi derivò quello di San 
Giovanni alle Vigne in Lodi. Aveva pos- 
sessioni ad Ogni Santi_, ai Casoni di Ca- 
viaga ed alla Prevostura (CavrighettoJ. — 
L'anno 1107 erano investiti di Fossadolto 
i Capitanei di Merlino j e nel 1224 godevano 
le decime di questo luogo i Capitanei di 
Cornavano. Il 23 marzo 1359 Bernabò Vi- 
sconti fece dono all'Ospedale di San An- 
tonio di Milano dei beni che possedeva in 
Fossato AltOj in Terenzano, col diritto di 
pesca nel Lambro e nel Silero e nell'acqua 
della Muzza, colle decime e la giurisdizione 
feudale. Cacciati i Torriani da Milano dai 
Visconti, si rifugiarono nel Lodigiano; in 
questa occasione il Marchese di Monferrato, 
unito alle milizie dell'arcivescovo Ottone 
Visconti, ed ai Pavesi, espugnò i castelli 
di Mombrione, Bargano e Fossadolto (Vedi 
Brazzalengo). Nel 1633 faceva comune con 
Panisacco, Ca del Pre Girardo, Ca de Ta- 



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inagni e Pantiara. La Cassinctta di Fos- 
sadolto nel 1825 era posseduta in benefìcio 
dal Conte Cauonico Don Giulio Cesare Mo- 
digliani. (Vedi Ognissanti). 
* Fossato elei Comu.no eli tiocli. 
Essendo la nuova città posta sopra un pro- 
montorio, quindi circondata in gran parte 
dalle bassure dell'Adda, non emergeva la 
necessità di avere un fossato per difesa 
in quelle parti dominanti le paludi del- 
l'Adda. La solo località dove esigevasi un 
profondo fossato non era che il tratto com- 
preso tra la Porta Regale o Castello e la 
Porta Cremonese, fino all'angolo di Selva- 
greca. Di questo fossato parlasi dal Morena 
fin dal primo giorno dell'esistenza della 
nuova città « da porta imperiale sulla pa- 
lude fino all'altra palude che è verso Sel- 
vagreca ». Sul principio del secolo XIII il 
Comune fece uno Statuto per il quale il 
Podestà di Lodi era tenuto a far custodire 
fossatum per quod aqua ducitur ad mo- 
lendina; a non permettere piantagioni in 
esso, e nemmeno a gettarvi alcun ponte. 
Circa duecento anni dopo, in altri statuti 
cittadini si accenna ancora a questo fossato: 
« Statuimus quod Potestas teneatur \manu- 
tenere et deffendere fossata circha? novee 
burgorum Laudai: qua? fossata sunt com- 
munis Lauda?; scilicet a cantono Sablce 
usque ad cantonum circha? burgi porto? 
Cremonensis ubi inceptum fuit castrum, 
hactenus supra silvam gregam: quee fos- 
sata et ripa? fossati et terralium totum 
sunt communis Laudcej et empia est terra 
per commune Laudce a dieta cantono de 
supra silvam gregam usque ad dream mo- 
lendini Porte Cremonensis, que vadit in 
silva grega, est totum fossatum et ripce 
fossati* usque ad somitatern. riparimi et 
usque ad planum de supra comunis Lauda? 
et a porta circhi porta? Cremonensis est 
a lattere interiori j totum terralium comunis 
Lauda? usque ad sedimen quod fuit domini 
liberti de Ricardis, et nunc est domini 
Ayroldi de CagamustiSj etc. Quest'ultimo 
fossato che comprendeva il borgo di Porta 
Cremonese, non poteva essere quello da 
noi accennato precedentemente, il quale di- 
fendeva solamente la città, e non era altr\ 
che l'attuale roggia Molina che metto in 



movimento il Molino d'Abbasso, e l'opificio 
meccanico della ditta Cremonesi, Varesi e 
Compagni. Il Castello a cui si accenna era 
quello eretto dall'Imperatore Federico II 
e di cui si incontrano tuttora i ruderi al 
Molino d'Abbasso e sull'altra costiera per 
la quale da Porta Roma si scende al citato 
stabilimento industriale. La stessa roggia 
dava acqua anche alle fosse del Castello 
di Porta Regale. 
'Fossato del ILotligin.no. Era un 
cavo che attraversando la campagna di 
Castione e di Codogno, uscendo dall'Adda, 
metteva alla chiesa di S. Fiorano e quindi 
nelle bassure del Po. Serviva puramente 
per iscopi militari, come, a quanto sembra, 
serviva anche quello del Panperduto nel- 
l'alto Lodigiano. Questo fossato doveva es- 
sere rigorosamente rispettato, specialmente 
in tempo di guerra:... statuii comune Laude 
M.c.c.xnij mense junij quod fossatum quod 
est fatum per campaniam Castioni et Co- 
tona ab Adua usque ad ecclesiam sancii 
Florani et usque in regonam Padij quod 
semper debeat stare fossatum illud et ter- 
ragia illius fossati ab utraque parte levata 
ita quod nullo tempore possint explanari. 
Eo salvo quod tempore pacis vel tregue 
loci qui sunt ultra fossato quod ubi strale 
publice esse consueverunl possint eas expla- 
nare usque ad zitatam unam. Et postea 
tempore guerre statim tempore guerre (sic) 
sine fraude illud debeat relevare. Et ordi- 
nava quod UH qui suas terra's habent ul- 
tra fossatum et cifra possint ire de iuxta 
fossatum scilicet underninus faciant damp- 
num. Et ordinavit quod si quis cantra hoc 
ordinamentum explanaverit solvat prò ban- 
no communi solidos XX imperialium. Et 
teneatur relevare dicium fossatum suis ex- 
pensis. Et hoc statutum fuit facto conscilio 
et voluntate credentie collecte ad campanas 
sonatas. — Ora non rimangono più traccie 
di questa opera di difesa, che doveva es- 
sere, per la sua importanza, ampia e pro- 
fonda. Nelle carte di quei tempi, riguar- 
danti il luogo di Maleo, si dà per coerenza 
a certe località un fossato: non sapremmo 
dire se sia l'identico al fossato Lothexane 
degli Statuti vecchi. Altri fossati eranvi nel 
Lodigiano, e l'antico nomo di Fossadolto 



■I 



108 



FRA 



FRA 



non accenna ad altro che ad un Fossato 
alto che erasi eretto in quelle località. 
Fossato Nuovo. Frazione del comune 
e della parrocchia di Maccastorna, da cui 
dista circa 1300 metri sud-ovest. Ab. (Vedi 
Porto). Proprietà Marchesi Bevilacqua di 
Bologna. 

Fracavalla. Frazione del comune e della 
parrocchia di Dovera, da cui dista circa 
1 chilometro. Provincia di Cremona, Diocesi 
di Lodi. Ab. 30. 

Fracchia. Provincia di Cremona, comune 
di Spino d'Adda, Diocesi di Lodi, parrocchia 
di Boffalora d'Adda , da cui dista circa 
2000 m. nord. Ab. 110. Nel medio evo chia- 
mavasi la Fracta: questa voce significava 
terreno incolto. Essendo in riva all'Adda 
la cosa potrebbe benissimo stare, quando 
non si voglia dedurre da qualche rottura 
(Fracta) cagionata dal fiume stesso. L'anno 
1261 la chiesa della Fracchia, nella plebe 
di Spino pagò 18 denari imperiali di taglia 
imposta dal notajo Guala, Legato del Papa, 
del clero lodigiano; nel 1203 Mons. Bon- 
giovanni Fissiraga investì Lanfranco Bo- 
nanno di tutte le decime di Nosadello e 
Fracchia, di cui era investito anche suo 
padre. Il 6 marzo 1657 fu dato in feudo 
alla signora Marchesa Donna Maria Triulzi 
Serra. Vi possedevano 330 pertiche di ter- 
reno i Gerolamini di Ospedaletto (4 ottobre 
1775) ed alcuni livelli la scuola di S. Paolo 
ed il Consorzio del clero di Lodi (1786). 
Nel 1825 era della Principessa Cristina Bel- 
giojoso nata Triulzi. Agostino Bassi vi te- 
neva i suoi vivai di gelsi (1823). Proprietà 
dell'Orfanotrofio di Lodi (1843): ora Lom- 
bardo. L'antico suo oratorio, dedicato a 
San Giorgio fu soppresso da Mons. vescovo 
Pagani; poi dai proprietari atterrato. Si 
vedono nelle pareti delle case alcune pit- 
ture, avanzi dell'oratorio. Il suo disegno 
servì per l'erezione di quello di Pompolina. 

Fraccina. Provincia di Cremona, comune 
di Spino d'Adda, Diocesi di Lodi, parrocchia 
di Boffalora d'Adda, da cui dista circa 2000 
metri nord. Ab. 81. Il 6 marzo 1657 fu 
conferita in feudo, unitamente a moltissime 
altro terre, alla Marchesa Donna Maria 
Serra Triulzi. Ha oratorio dedicato ai Ss. Giu- 
seppe ed Ambrogio: è elegante, di ordine 



corinzio, eretto nel secolo passato da Giu- 
seppe Bertoglio: è ornato di pitture a fre- 
sco, di stile barocco, ma di qualche valore; 
prima di questo esistevane un altro col 
solo titolo di San Ambrogio, di data piut- 
tosto antica. Proprietà Mazza. 
Franca. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Stefano al Corno, da cui 
dista circa 1600 metri nord. Anticamente 
detto Villa Franca. L'arciprete Bergama- 
schi nella sua cronaca di San Stefano al 
Corno ci narra che fin dal 300 l'Arcive- 
scovo di Milano Sant'Ambrogio mandò un 
prete Ilario ad una terra detta Villa Franca, 
onde ritornasse quel popolo alla fede che 
dopo la predicazione di San Barnaba avea 
abbandonata. Il Bergamaschi afferma di 
aver tolta tale notizia dalle cronache di 
Bonifacio Simonetta secondo abate di San 
Stefano. L'esito, dice egli, corrispose alla 
santa impresa ed il tempio di Apollo che 
ivi era in venerazione, venne cangiato in 
un tempio cristiano dedicato a San Fedele. 
Stando ciò sarebbe provato che a quel tempo 
le giurisdizioni ecclesiastiche od erano molto 
intralciate, o non strettamente osservate, 
imperocché Sant'Ambrogio si sarebbe preso 
cura d'una terra tanto più lontana e stac- 
cata da Milano, quanto invece era vicinis- 
sima a Piacenza ed al Lodigiano. Continua 
il citato cronista, in ciò seguito anche dal 
Monti, che Villafranca, ruinata dal fiume 
Po, fosse anticamente assai più popolata 
che non al presente, che ivi fosse il Porto o 
la Strada Emilia che da Piacenza guidava 
a Milano, e che gli fosse dato un tal nome, 
o per gli antichi privilegi alla medesima 
concessi, o perchè dal lato di Piacenza 
circondata da selve, sicuro asilo dei ma- 
landrini, il viandante giunto a questo luogo 
fosse franco e sicuro da ogni periglio. Qua- 
lunque sia la fede che si debba meritare 
la cronaca del Bergamaschi, egli è però 
certo che la stranezza di questa etimologia 
ci fa dubitare assolutamente della loro ve- 
rità. Altri invece vogliono che il nome di 
Franca applicato anche ad altre località, 
nascesse nel tardo medio evo quando ac- 
canto ai castelli signorili ed alle terre feu- 
dali, ergeansi casali sottratti alla giurisdi- 
zione dei baroni, e perciò detti Franchi. 



GA 



GA 



109 



Ora proprietà avv. Pedrazzini e vari altri. 

Franchina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 700 m. ovest. 
Parrocchia di San Gualtero; abitanti 12. 
Trae il nome dalla famiglia lodigiana Fran- 
chini. Proprietà Eredi Chioda. 

Frandellona. Frazione del comune di 
Cazzimani, da cui dista circa 500 metri 
verso nord-ovest. Parrocchia di Lodivecchio, 
da cui dista 3600 m. Eravi una torre; vi 
possedevano pertiche 1406 le monache di 
San Vincenzo, soppresse il 18 giugno 1785. 
Ora proprietà dei Conti Durini. — Crossi- 
gnano Francesco Antonio, abitante alla F. 
d'anni 30, il 27 febbrajo 1761, fu impiccato 
in Lodi, e il suo cadavere venne traspor- 
tato a Pavia per istudi anatomici. 

'Frascarolum. Nome perduto di un 
luogo presso il Po. Se ne ha menzione in 
una carta del 935; nella quale tra i patti 
d'investitura imposti da Oglerio, vescovo 
di Lodi, al Conte Albrico, feudatario di 
questo luogo, eravi che questi dovesse lobiam 



trare da Frascarolo usque ad Padum, 
cioè che dovesse innalzare un argine da 
Frascarolo al Po. I signori di [Frascarolo 
tenevano dal vescovo di Lodi molti fondi 
posti nei luoghi di Mugarone., Pezedo e 
Pegoraria, di ragione della causa Pia di 
San Bassiano (30 maggio 1162). 

* Fratta. Ora non è più. Nel 1648 fu con- 
ferita in feudo ai Conti Masseratti. 

Fratta Onpitaletta. 63 a roggia che 
esce dalla Muzza sotto la levata Cavallona, 
della portata di oncie 40. 

Fratta Vi Ilario va. 32 a roggia che 
esce dalla Muzza sotto la levata Bolenzana, 
della portata di oncie 65.6. 

Fugazzina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto Lodigiano, da cui 
dista breve tratto. Ab. 23. Prop. Zoncada. 

Fugi. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Meletto. È situato lungo l'Adda. 
Il nome di questo luogo incomincia a com- 
parire nei registri parrocchiali l'anno 1728. 

*Fulcheria. Vedi Isola Fulcheria. 



G 



Gra"bTbeto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Lodivecchio, da cui dista 
circa 1600 m. nord. Con Comune di Sopra 
e Sotto ha 180 abitanti. Proprietà, diversi. 

'Gaetana. Era un cascinale nei pressi 
dell'attuale vecchia Piazza d'Armi, tra l'Ad- 
da ed un ramo di questo fiume. Distrutto, 
lasciò il nome ad un bosco ora scomparso 
per le alluvioni dell'Adda. Principiava a 
breve tratto al di sopra del Ponte. Era 
parrocchia di San Gualtero. 

Galeotta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da 
cui dista circa 1800 m. est. Ab. 226. Pro- 
prietà varii. 

Galcana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Casalpusterlengo, da cui dista 
circa 2 chilometri nord. Ab. 25. Nome di 
una famiglia. Proprietà Ospedale di Casal- 
pusterlengo. 

Galeotta. Frazione del comune di Pieve 
Fissiraga. 

Galgagnano. Comune del Mandamento 



di Paullo; Ufficio postale, Lodi; superficie 
ettari 529,20; bilancio comunale L. 5000; 
popolazione 466; distanza da Lodi chilo- 
metri 7.685. Sezione elettorale di Mulazzano. 
Agenzia delle Imposte; ufficio di registro e 
delle Ipoteche di Lodi. Parrocchia del Vi- 
cariato di Villaveseo, al titolo di S. Sisinio 
martire: anime 650. — Galganianum,, Gal- 
gagnanum. Questo nome, al pari di Galla- 
rate, Galliano, Galbiate, Gallinera 1 , come 
altre terre e siti del Lombardo, accennano 
ad una etimologia derivata dal nome dei 
Galli. Invece il Gabiano favoleggia; 

« un memorando 

Fatto di Galgagnan ti spiega il nome: 
Colpito un cittadin da morbo itterico 
Mentre guardingo in alte stanze curasi 
A caso dal verone ei vede un gàlgalo 
In un attimo (strana meraviglia) 
Risana l'egro, a terra morto cade 
L'augello, e il nome a Galgagnano lascia. 

L'anno 1002 Arduino Re d'Italia concesse 
al vescovo Andrea il diritto della pesca 



110 GA 



dell'oro nell'Acida da Galgagnano a Cave- 
nago. Fu imo dei pricipali possedimenti 
della Mensa Vescovile di Lodi. L'anno 1112 
si ha un'investitura fatta da Alberto, figlio 
di Ottone, a Pietro Bianco di tutto il bene- 
ficio e diritto di decimare case e cose, 
poste in quel luogo; ed in calce un'altra 
sub investitura fatta dal predetto Bianco 
in Guililionem et Arialdo de Perego della 
stessa decima. Pure in quest'anno avvi un 
istrumento per il quale Dolcevita ed Enrico, 
figlio del fu Amizone di Agello, già abitante 
in Lodi, concedono in livello ad Ottone e 
Ambrogio da Cornate, alcune terre in que- 
sto luogo, di proprietà del Vescovado di 
Lodi: erano venti campi di diverse dimen- 
sioni; tra le coerenze si legge una chiesa 
di Santa Maria,, ed un'altra di San Mar- 
tino, cum paschale, di quella di S. Sisinio 
si ha menzione fin dal 1040. In un altro 
documento del mese di febbrai o 1110, con 
cui un Alberto concede in livello ad Ottone 
un bosco ed alcune terre nel territorio di 
Galgagnano, si dà per coerenza la Muzza. 
Iam fata petja de busco est insta castrum 
ipsius loci est per tnensuram iustam jugera 
duo coheret ci a mane Petrus ienet a me- 
ridie et a sero Muda. Era l'acqua Muzia, 
che irrigava l'agro Muziano (Muzzano) ora 
detta Muzzetta. Questa acqua, prima che 
l'Adda facesse delle grandi corrosioni alla 
sponda destra tra Mignete e Villa Pompejana 
si scaricava nell'Adda presso Galgagnano. 
Il 9 dicembre 1123 sopra questo canale si 
trova un molino, molendinis duobus... unum 
est edificatum in fluvio Muoia et unium 
in fluvio Adua, reiacentibns in loco et fundo 
Galganiano. Il vescovo Giovanni l'anno 
1142 investì per otto anni a titolo di pegno 
o di usufrutto molti beni della sua mensa 
Uberto Casetti, nei quali è compresa anche 
la corte di Galgagnano, con Castello. Questi 
beni coll'andar del tempo vennero usurpati!; 
ma Monsignor .Ottobello Soffientini l'anno 
1220 se li fece restituire. Nell'archivio Ve- 
scovile trovansi diverse memorie di un lago 
di Galgagnano, in ispecie negli anni 1267, 
1361 e 1470 quando invece nel 1151 veniva 
chiamato semplicemente Mortizza. Essicato 
già da gran tempo quel terreno e concesso 
dai Vescovi in enfiteusi a diversi, vi c ri- 



GA 



masto tuttora un po' di Mortizza cagi. 
nata piuttosto dai colatori e sortumi, oli 
dall'Adda— L'anno 1175 l'arciprete Alber 
di Galgagnano fu investito da Sant'Alber 
vescovo di Lodi, delle boscaglie vicine ali 
propria chiesa, la quale nel 1261, nell'O' 
casione di una taglia imposta dal Nota,; 
Guala Legato del Papa al Clero lodigiani 
pagò denari 32 e mezzo imperiali. La Pleb 
di Galgagnano estendeva la sua giurisd 
zione sulle chiese di Arcania e Pantenaso 
di Cervignano, Maxiano, di Villameleria 
Coxago, di Zello, di Buxinate, di Migah 
di Casolate, di Villa Pompejana, di Poiant 
di Pizziguitono, di Tribiano e di San Pietr 
de Roxetello. L' anno 1207 Arderico II ve 
scovo di Lodi concesse a Beltramo Garbagn 
a Marchisio, nipote dello stesso Vescovo 
ed al milanese Ascelerio, tutto il poder 
del territorio e della corte di Galgagnan 
e di tutto quello che aveva il vescovado da 
fossato di Panpersuto nel vescovado supe 
riore, per decime, fitti, onore, diritto e dì 
stretto, per otto anni, per l'annuo paga 
mento di lire 37 imperiali e 18 capponi i 
della metà delle robbiole e del formaggio 
che si avranno dalle bergamine, ordinandi 
ai massari che curino di produrre tutto i 
concime (rutum) che faranno nelle tern 
del vescovado. Questo feudo venne ricon 
fermato nei Vescovi di Lodi l'anno 1311 
dall'Imperatore Arrigo VII di Lussemburgo 
Il 16 settembre 1364 Oldrado Popolo ven 
dette a Mons. Paolo Cadamosto, il bosco 
le paludi, i zerbi, le lame tra Galgagnanc 
ed Arcagna. Nel 1440 il vescovo Berneric 
soppresse il titolo di arciprete all'antica 
curia di Galgagnano, incorporò le sue en- 
trate alla Mensa Vescovile, e creò l' ultimo 
arciprete arcidiacono della Cattedrale. In 
questi ultimi tempi questo luogo era appel- 
lato anche Galgagnano Ecclesiastico. Ven- 
tura Natale, cavallante e Quartieri Antonio, 
casaro, furono premiati con medaglia d'ar- 
gento all'Esposizione Nazionale di Milano 
(1881). 

Grallafi*etto. Frazione del comune e della 
parrocchia eli Guardamiglio, da cui dista 
circa un chilometro sud-est. Ab. 14. Pro- 
prietà Farinotti. 

Grullinazz». Frazione del comune di Lodi- 



GA 



vecchio, da cui dista circa 3500 m. nord- 
ovest, la quanto a parrocchia è divisa fra 
San Zenone al Lanibro e Lodivecchio. Per 
Lodivecchio vi sono 22 abitanti. Proprietà 
, Fratelli Bignami. In questi ultimi tempi si 
rinvenne nel territorio di questa frazione 
un grande e pesante braccialetto ad ovoli, 
di un'epoca quantunque posteriore , però 
vicinissima a quella della prima età del 
ferro. (Vedi Miradolo j Guado ^ Mazzucca.) 
È presso il signor Silvini, antiquario lodi- 
giano. — Antonio Bosso detto il Botta di 
Gallinazza, d'anni 23, il 18 agosto 1705 fu 
condotto al supplizio, attenagliato con ferri 
roventi e poscia impiccato unitamente a 
un Andrea Perosco, detto il Pertegone, di 
Dresano. 

Galline**». Frazione del comune e della 
parrocchia di Bertonico, da cui dista circa 
3250 metri nord-est. Abitanti 57. Proprietà 
Ospedal Maggiore di Milano. 

Gr amba r elio. Frazione del comune di 
Bescapè, Provincia di Cremona; Diocesi di 
Lodi, parrocchia di Gugnano, da cui dista 
circa 1 chilometro. Ab. 43. Proprietà Conte 
Negroli. 

Grambarina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi (Porta Regale), da cui dista circa 
2100 m. sud. Quivi era l'antica chiesa di 
S. Martino in Solarolo, situata lungo lo 
stradale di Sant'Angelo, fondata da Mar- 
tino dei Tresseni nel secolo XII. Aveva 
possedimenti a Campolungo, e fu concen- 
trata nella chiesa di San Mattia fuori di 
Porta Pavese. Prima del 1789 era parroc- 
chia di Cornegliano, ora di San Fereolo. 
Proprietà Sordi Giacomo e fratelli. 

Gramoarotto. Frazione del comune di 
Marudo, da cui dista circa 1700 m. verso 
ovest. Parrocchia di Valera Fratta; Ab. 16. 
È al confine colla provincia pavese. Forse 
anticamente chiamavasi Gambate: in questo 
caso se ne ha menzione fin dal 10 settem- 
bre 761, in una carta, per la quale Asel- 
perga, figlia di Re Desiderio e di Ansa, 
quindi sorella di Adelchi e di Frmcngarda, 
abbatessa del Monastero di San Salvatore 
in Brescia, cambia molti beni con Natalia, 
moglie di Alechis, gasindo del re, e con 
Pelagia, abbatessa del monastero di S. Gio- 
vanni di Lodi. 



GA 111 



* Gambate. (Vedi Gambarotto). 

* Gambionum. Nome perduto di un 

luogo del nostro territorio. Vi possedevano 
i monaci di San Pietro di Lodivecchio (18 
novembre 972). 

Grairaello. Provincia di Cremona, Diocesi 
di Lodi, parrocchia di Spino d'Adda, da 
cui dista circa 1300 m. sud. Nel 1825 era 
della Principessa Cristina Belgiojoso. Pro- 
prietà Zineroni Don Alessandro; Zamproni. 

Gamorra. (La). Frazione del comune di 
Montanaso Lombardo, da cui dista circa 
1600 m. ovest. Parrocchia di Arcagna, da 
cui dista circa 1000 metri. Ab. 60. Fu un 
giorno annessa al celebre monastero (1158) 
di San Giacomo di Pontida unitamente ad 
Arcagna e Montanaso, poscia unito alla 
commenda di Villanova e posseduta dal 
Cardinale Angelo Sommariva 1403. Venne 
da Federico Barbarossa ed in seguito da 
Enrico VII (1311) data in possesso ai ve- 
scovi di Lodi. Si chiamava allora laga 
morra. Fu dei Modigliani, ora dei fratelli 
Granata. 

Grancliolo. Colatore. Si forma nel terri- 
torio di San Stefano al Corno e per Cor- 
nogiovine, Cornovecchio e Caselle Landi, 
arginato nella massima parte, finisce nel 
Po. L'anno 1879, rotti gli argini di questo 
colatore, e quelli del Po, avvenne un'inon- 
dazione che recò danni immensi. 

* Gandiolo. Nome perduto di un luogo 

nella parrocchia di Meletto. I fratelli Gio- 
vanni Protaso Folli, il 4 settembre 1627, 
lasciarono alcuni beni di questo luogo alla 
Chiesa di Meletti. 
Garavana. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi (d'Adda). Prima del 1789 era par- 
rocchia di San Giacomo in città; in quel- 
l'anno passò a quella della Fontana. 

* Grarbagni. Nome perduto di un luogo 

nei Chiosi di Lodi. Delle decime di questo 
luogo Monsignor Fra Luca Castello, vescovo 
di Lodi, il 23 marzo 1344, aveva investito 
Alberto Guastone procuratore di Bruzzo Vi- 
sconti, bastardo di Luchino, podestà di Lodi. 

Garda. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Maccastorna, da cui dista circa 
mezzo chilometro nord. Ab. (Vedi Porto). 
Proprietà Marchesi Bevilacqua di Bologna. 

Graravella. Frazione del comune e della 



112 GA 



parrocchia'di Boffalora, da cui dista circa 
un chilometro sud. Ab. 15. Proprietà Sta- 
tini. 

<3rar*clella. Provincia di Cremona, Diocesi 
di Lodi. Parrocchia sotto il titolo della San- 
tissima Trinità; anime 670. Vicariato di 
Spino, alla cui plebe altre volte apparte- 
neva. Il paese diviso in G. Superiore e G. In- 
feriore, ha 530 abitanti. Nel secolo XI 
faceva parte del contado di Treviglio. Un 
Guglielmo Corvo, milanese, nel 1155, donò 
a Lanfranco Cassino vescovo di Lodi al- 
cune terre e la chiesa della SS. Trinità 
che egli fece fabbricare presso il Castello 
di Gardella, a patto che non vi esigesse 
più di sei soldi milanesi di censo. Occupata 
dai Milanesi sul finire del XII secolo, venne 
restituita ai Lodigiani colla pace del 28 
dicembre 1198. L'anno 1223 Ottobello Sof- 
fìentino, vescovo di Lodi, con sentenza pro- 
nunciata dal Vicario arcivescovile di Mi- 
lano, astrinse il ministro della chiesa di 
Santa Maria, della Trinità e di San Bas- 
siano di Gardella a sottoporsi in tempo di 
visita alla sua obbedienza. Queste due chiese 
nel 1261 pagarono una taglia di soldi 7 e 
mezzo, imposta dal notajo Guala, Legato 
pontificio, al clero di Lodi; e facevano parte 
della plebe di Spino. Nel 1692 questo feudo 
venne conferito al Conte Girolamo Maggi 
di Brescia, la cui famiglia lo tenne fino 
all'estinzione di feudi; faceva comune da se, 
ma con decreto 14 giugno 1868, venne ag- 
gregato a Pandino. — Bernardo Vanello di 
Gard. d'anni 27 fu appiccato in Lodi, il 3 di- 
cembre 1660, e il suo corpo squartato, furono 
le parti appese agli alberi sul luogo del de- 
litto. Da questo paese trasse il nome la no- 
bilefamiglia De-Gardella (1425).Sidice anche 
Gradella e Cardella, onde il Gabiano; 

« Da domestici cardi o da silvestri 
Ecco Cardella....» 

Proprietà Conti Maggi. 

Grarclella. Roggia della Gerra d'Adda, 
altrevolte proprietà del monastero di Ss. Co- 
sma e Damiano di Lodi, il quale ne affit- 
tava la pesca. 

Gardino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Galgagnano, da cui dista 
circa 1200 m. sud. 



GA 



Gardino. Frazione del comune di Co 
mazzo, da cui dista 3500 metri verso est 
Parrocchia di Lavagna, da cui dista circs 
2500 m. Ab. 129. Nel 1671 era feudo d 
Ermes Visconti e proprietà della Mense 
Vescovile di Lodi. Con decreto della Santa 
Sede (1882) fu aggregata a Lavagna anche 
la piccola porzione con oratorio che fa- 
ceva parte di Setala, Diocesi di Milano. 
Proprietà Avv. Cesare Pizzamiglio. 

* Gargatano. Era soggetto un tempo alla 
Corte di Ripalta o Cornovecchio, e riuscì 
al di là del Po, allorché i fratelli Cristoforo 
e Manfredo Conti Landi nel 1593 avevano 
fatto riescire le Caselle al di qua. 11 2 lu- 
glio 1618 il Marchese di Caracena Gover- 
natore di Milano cedette al Duca Ranuccio 
Farnese una Villetta chiamata il Gargatano , 
che da qualche teaipo era oggetto di con- 
troversie tra i due Stati, e il 7 luglio il 
Duca Ranuccio vi mandò alla guardia ca- 
valli e fanti che vi demolirono un forte 
innalzatovi dagli Spagnuoli. 

GaribolcLa. Frazione del comune di Vil- 
lavesco, da cui dista circa 2200 m. sud J 
est, Parrocchia di Lodivecchio, da cui dista 
4200 m. Ab. 38. Nome di una famiglia lo 
digiana, che esercitava la professione t 
orefice. Vi godevano un livello di L. 225 
sopra pertiche 187 di terreno le monache 
di San Giovanni Battista di Lodi. Proprietà, 
Corbellini. 

Graritooldina. Frazione del comune c 
Villavesco, da cui dista circa 2200 metri, 
sud est. Parrocchia di Lodivecchio. 

*G»rlbolclo. Nome perduto di un luogo 
nei Chiosi di Lodi (22 marzo 1279, Arch. 
Ospedal Maggiore). 

'Gasparina. Era un luogo nella par- 
rocchia di San Bernardo. (1789). — Chia- 
mossi anche Damiana perchè fu proprietà 
fino al 18 giugno 1785 del Monastero di 
Ss. Cosma e Damiano. 

'Gataira. Oggi Gattera (Vedi). 

Gratta. (La). Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 500 m. sud. 
Sulla strada provinciale piacentina. Parroc- 
chia di San Bernardo. Ab. 300. Tinto muso 
de Gataj cremonese, architetto della nuova 
Lodi, ebbe dal Barbarossa in dono alcune 
terre e casolari in questo luogo, che porta 



GA 



ancora il suo soprannome. Questi beni, pro- 
pri della Mensa Vescovile di Lodi, vennero 
conferiti ai Riccardi nei secoli XIII e XIV. 
Qui il 27 settembre 1706 furono battuti gli 
esploratori francesi, provenienti da Ospe- 
tlaletto, dalle truppe alemanne comandate 
dal Principe Eugenio di Savoja. Sulla fine 
di maggio del 1796, nel tempo della solle- 
vazione di Pavia, circa 10 mila contadini 
corsero sotto Lodi: giunti alla Gatta, ove 
allora era la posta dei cavalli, svaligiarono 
la carrozza del Saliceti che si recava a 
Milano per abboccarsi col Bonaparte. Egli 
potè appena rinchiudersi nell'osteria, rimu- 
nerando poi con una pensione colui che 
gli salvò la vita. È luogo di fabbriche re- 
centi, accumulatevi in seguito alla costru- 
zione dello stradone. Quivi si diparte l'an- 
tica strada cremonese; sembra che formasse 
parte dell'antico Borgo Cambianello. Ha 
oratorio della Beata Vergine Addolorata : 
questo oratorio fu proprietà della fami- 
glia Mola, che lo costrusse nel 1771, e 
che sul principio di questo secolo teneva 
in questo luogo la posta dei cavalli. Questa 
famiglia Mola diede commissione al celebre 
intagliatore Cavana di Lodi, ben noto nella 
storia delle arti, di scolpire in legno un 

■ gruppo grande quasi il vero che figurasse 
una pietà da porsi sull'unico altare, gruppo 
che vedesi tuttora sebbene guasto dal cat- 
tivo vezzo di dipingere a colori gli oggetti 
in legno. Nella medesima chiesa, a mano 
manca, sotto la piccola tribuna fattavi per 
comodo della famiglia, si vede un piccolo 
affresco figurante un fatto della Passione 
di Nostro Signore, la cui esecuzione è certo 
di un artista che sapeva più in là del me- 
diocre. Propr. Mamoli, Altrocchi,Salvalaglio, 
P. Casa d'Industria, Cavagnari, Majocchi. 

Gratterà Majocca. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Codogno, da 
cui dista circa tre chilometri nord. L'Im- 
peratore Ottone III il 1 maggio 997 con- 
fermò a certo Roglerio tutti i beni allodiali 
che egli ed i suoi discendenti possedevano 
nel regno d'Italia, tra i quali Gatairo. Per- 
venuti questi beni nel Conte Ilderado da 
Comazzo, questi, il 23 dicembre 1039, li 
donò al monastero di San Vito presso Ca- 
stione, da lui eretto. « Item locus qui dì- 



GA 113 



citur Gataria cum districiOj vel decima.... 
tota in integrum offerimus Beo in mona- 
steri » Il duca Filippo Maria Visconti, sul 
principio del secolo XV conferì i beni di 
Gattera, con molti di Casalpusterlengo, al 
suo condottiere Francesco Bussone Conte 
di Carmagnola. Il 21 agosto 1425 furono 
concessi a Carlo Malatesta. Nella seconda 
metà del secolo XVI era passata in feudo 
dei Triulzi; ma morto nel 1678 il principe 
Antonio Teodoro Triulzi passò negli Spini 
di Bergamo unitamente a Majocca fino al 
1741, quindi nei Bossi di Castelleone (7 
maggio). Il 4 novembre 1809 venne unito 
a Codogno, ed il 30 aprile 1816 tornò a 
fare da sè. In quest'anno era posseduta 
da Don Gaspare Triulzi Moles duca di Pa- 
rete; nel 1826, da Carlo Luigi Carraciolo 
duca di San Teodoro unitamente alla Ca- 
vecchia. (Vedi Majocca). 

Gavazza. 46 a roggia che esce dalla Muzza 
sotto la levata Baderna Cesarina, della por- 
tata di oncie 22. 

Gazometro. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, da cui dista pochi passi 
fuori di Porta Roma. Ab. 5. Il nome no 
spiega l'ufficio a cui serve. Fu fabbricato 
questo locale l'anno 1862. Parrocchia di 
San Bernardo. Proprietà Società del Gazo- 
metro. 

Gazza l. a £5. a 3. a Frazione del comune 
e della parrocchia di Codogno, da cui dista 
circa 1000 m. ovest. Cascina descritta dal- 
l'architetto di Codogno G. B. Barattieri 
l'anno 1690. Ab. 102. Proprietà Tanzini, 
Gnoccbi e Griffìni. Si chiamano anche : 
Gazza ; Gazza Superiore e Gazza Inferiore. 

Gazzera. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cerro al Lambro, da cui di- 
sta circa un chilometro. Circondario di Mi- 
lano, Diocesi di Lodi. Ab. 123. Proprietà 
Fratelli Rosario. 

Gazzina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Codogno, da cui dista circa 
800 metri verso ovest. Forse prima del 
1000 si chiamava Agacinunij e vi possede- 
vano i monaci di San Pietro di Lodivecchio. 
Ab. 30. Proprietà Tanzini. 

*Gazzola. Nome di un luogo nella par- 
rocchia di San Fereolo nelle vicinanze della 
Calista. (1789). 

15 



114 GE 



Gelsomino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Boffalora d'Adda, da cui dista 
circa 1500 metri. Proprietà Barinetti. 

* Gencinum, Nome perduto di un luogo 

accennato in una carta del 972. Vi pos- 
sedevano i monaci di San Pietro di Lodi- 
vecchio. 

Gera. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Bertonico, in riva all'Adda. 

Gere. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Castiglione d'Adda, da cui dista 
circa un chilometro nord-est. È nella re- 
gona dell'Adda. 

Gerette. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Colombano al Lambro, da 
cui dista circa 1000 m. verso nord, sulla 
destra del Lambro. Ab. 15. 

* Gerobona. Era nel comune e nella par- 

rocchia di Codogno. Chiamavasi anche Fer- 
rarla. (1788). 
Gerol» Grande. Frazione del comune 
di Maleo, da cui dista circa 2700 m. sud. 
Ab. 40. È nelle regone dell'Adda. Antica- 
mente Glarioìam Major em. Vi possedeva 
nel 997 Roglerio, fedele di Ottone III. Pro- 
prietà Marchese Triulzio di Milano. Vedi 
Glariola. 

Gerola l. a S. a e 3. a Frazioni del comune 
di Fombio, da cui distano circa 4000 m. sud, 
molto vicine a Guardamiglio. Nel loro ter- 
ritorio il Brembiolo ed il Lambro vecchio 
prende il nome di Mortizza. Ab. la l. a e la2. a 
80, la 3. a 100. Proprietà Casa Anguissola. 

Gerola. Cavo irrigatorio della Gerra d'Ad- 
da, derivato dal Tornio. Serve per irrigare 
i latifondi di Corte Palasio e di Cerreto. 

Geroletta. Frazione del comune di Maleo, 
da cui dista circa 2500 m. sud. Ab. 8. È 
nella regona dell'Adda. Anticamente Gla- 
rioìam Minore m. Vi possedeva nel 997 Ro- 
glerio, fedele di Ottone III. Proprietà Fra- 
telli Roscio di Maleo. 

* Gerolone. Ora è distrutta. Era nel co- 

mune e nella parrocchia di Fombio; 20 anni 
or sono vi esisteva un oratorio dedicato a 
San Domenico. 
Gerra. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Guardamiglio, da cui dista circa 
500 m. ovest. Sulla destra dell'antico Lam- 
bro. Ab. 14. Proprietà Prebenda Parroc- 
chiale di Guardamiglio. 



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Gerra di Pizzigliettone. Provincia di Cre 
mona e diocesi di Lodi, almeno in quant< 
spetta alla parrocchia di San Pietro ?» 
Pirolo_, sotto il titolo di San Pietro Apostolo 
anime 276; Vicariato di Maleo. È la cittì 
chiamata anticamente Acerra o Acherre 
dai Galli Cisalpini e nei tempi più bass 
Acherule. Onde il Gabiano: 

« Dove lascio Turano e la cittade 
Al suolo rasa dal tremendo Marte 
E che il nome pigliò dai folti cerri 
Delle magion sostegno a' fondamenti? » 

Ed altrove: 

« Dove di Piceléo s'ergon le mura 
Turrite, ad ove a te, Bassano, un tempio 
I tuoi figli innalzar pria che su questo 
Salubre colle risorgesse Lodi, 
Gerra sol resta, o nel dì sacro a Giove 
Appresso il fiume un celebre mercato ». 

L'anno 1158 nella sua antica chiesa di 
San Pietro in Pirolo (ora San Pietro Vec- 
chio) si seppellirono i Lodigiani morti di 
peste e di stenti dopo la seconda distru-i 
zioue della loro patria; ed è a questa chiesa 
che un Pedracchio Cipelli, della nobile fa<l 
miglia di Maleo lasciò un legato nel 1325.1 
Faceva parte della contea di MaccastornaJ 
L'anno 1500 Teodoro Triulzio Maresciallo! 
di Francia ottenne il Marchesato di Pizzi- 
ghettone, e sposata Bona, figlia ed eredeil 
del Marchese Galeotto Bevilacqua. venneJ 
a danno degli altri agnati Bevilacqua, che I 
vantavano giusti diritti sulla contea, inve-| 
stito da Luigi XII dei loro feudi di GerraJ 
Cavacurta, Maleo e Larderà, causa questa j 
investitura di ferocissime liti tra la famiglia] 
Triulzi ed i Bevilacqua. Estintosi il principe! 
Ercole Triulzi nelle carceri del Castello dij 
Lodi, la Camera ducale nel 1678 ne investì 
la famiglia Trecchi. Le possessioni di Sani 
Pietro di Gerra di proprietà dell'Ospedale! 
Maggiore di Lodi, furono da questo alienate j 
e cambiate con Bassiano Bignami il quale! 
cedette all'ospedale 332 pertiche di terrai 
nel luogo di Mairago. Fino al 1624 fu par-| 
rocchia di Maleo, ma trovandosi chiusa fral 
le mura della fortezza, e di notte essendo | 
chiuse le porte, Monsignor Seghizzi, vescovo 
di Lodi, smembrò questa popolazione dalla I 



GE 



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115 



parrocchia di Maleo, ed eresse in parroc- 
chiale l'oratorio di San Pietro in Pirolo. 
L'anno 1733 il Conte Daun, onde fortificare 
meglio l'Adda a Pizzighettone, atterrò fra 
gli altri fabbricati anche l'antichissima chie- 
sa di S. Pietro, mentre però fin dal 13 luglio 
1727 si era posto mano ad erigere la nuova 
parrocchiale. Il 3 febbrajo 1725 il Papa 
concesse all'Ospedal Maggiore di trasferire 
la messa, che vi si celebrava, nell'oratorio 
di Pezzolo di Tavazzano. Nel 1733 Carlo 
Emanuele di Savoja, alloggiando nel con- 
vento di San Francesco di Maleo, coman- 
dava l'assedio di Gerra e Pizzighettone in 
cui era chiuso il principe Lichtenstein. L'as- 
sedio proseguiva con grande impegno, e gli 
artiglieri piemontesi facevano del loro me- 
glio « massimamente venendo S. M. in per- 
sona a visitarli ed accrescendo colla reale 
sua presenza l'ardire e il coraggio dei sol- 
dati, che andavano a gara per essere dei 
primi ad avvanzarsi, senza timore di alcun 
pericolo ». Molto si travagliò per divertire 
l'acqua dell'Adda nella Muzza e rendere 
prive le fosse del castello, di che i difen- 
sori avevano grande spavento. Giunto al 
campo agli 11 novembre il maresciallo Vil- 
lars, Gerra si arrese ai 28 novembre. Dopo 
due dì fu presa anche Pizzighettone. Nel 
1745-46 fu nuovamente cannoneggiata, ma 
invano. Nel 1782 Giuseppe II ordinando lo 
smantellamento di varie fortezze come inu- 
tili, tra queste vi furono le piazze di Gerra 
e Pizzighettone. Le casematte di quest' ul- 
timo furono adattate come ergastolo. Nel 
1785 Gerra venne staccata dal comune di 
Maleo, e per decreto 28 giugno 1808 la 
chiesa di San Rocco fu eretta in parrocchia 
e così non fu più soggetta a quella di Piz- 
zighettone. Sulla fine del secolo XVII visse 
un Pacifico Porro di Gerra, autore e buon 
letterato di quel tempo. La cappella dei 
morti venne eretta nel 1750. Vedi S. Pietro 
in Pirolo. 

* Gorra e Addell». Nome perduto di 
un bosco nel territorio di Galgagnano. Il 
23 ottobre 1147 Azone Cicerano, console, 
con altri consoli di Milano, giudica contro 
i contadini ed il comune di Cervignano, 
che il detto bosco è di proprietà del ve- 
scovado di Lodi ed appartiene alla cura di 



Galgagnano. Il 7 marzo 1148, Lanfranco 
Cassino, vescovo di Lodi, concesse questo 
bosco in affìtto per otto anni, ad Alberto 
Prevedoni e soci. Il 13 marzo 1156 lo stesso 
vescovo concesse questo bosco in affitto 
ad Amico Magistro di Mignago e consorti; 
era soggetto alle corrosioni dell'Adda. 
Gerra d'A-dd». Ampia plaga di ter- 
reno, limitato dall'Adda a ponente, ed a 
mezzo giorno, e dal Serio ad oriente più 
basso un dieci metri circa dall'Agro Lodi- 
giano, a motivo che le correnti dell'Adda 
vi dilavarono via gli strati superiori la- 
sciando così snudato lo strato ghiajoso , 
che dà il nome a questa regione. Sopra 
questo terreno si estendeva l'antico mare 
Gerondo (vedi). Ma dopo che l'Adda s'in- 
fossò in questo piano inferiore un letto an- 
cora più basso e ristretto a piccola parte, 
le acque, ritirandosi da tutta l'estensione 
dell'antico bacino, vi deposero sopra una 
lieve crosta vegetale, che non fu punto tras- 
curata dall'industria degli abitanti. Ora, dire- 
mo col Vignati, vi sono boschi, paludi, ghiaje, 
piccole proprietà, alcuni tratti non irriga- 
bili, a confronto delle altre parti del Cir- 
condario, rari abitati, pochi abitatori. Vigne, 
gelsi, frutteti, granaglie danno il maggior 
prodotto. Vi ha però anche buone praterie, 
ed i fieni di Gerra d'Adda sono stimati ot- 
timi pei cavalli. Acque derivate dall'Adda 
o da sorgenti, provvedono all'irrigazione. 
Il Fossaggio, la roggia Pandi na, la Gar- 
dena, la Vailata, il Tormo, il Merlo, la Fi- 
nella, la Riola, la Villana ed altre gore 
minori sarebbero sufficienti ad irrigare tutte 
le terre, se tutte fossero a ciò disposte. 
Le due grandi strade di Crema e di Spino 
si diramano a dritta e a sinistra e si bi- 
partono a poca distanza dal ponte dell'Ad- 
da, mentre un'altra dipartendosi dalla strada 
di Crema per Dovera, Pandino, conduce a 
Treviglio ed a Bergamo fiancheggiata dallo 
rotaje della Tramvia. La Gerra d'Adda, 
tranne le poche terre che formano il I Man- 
damento di Lodi, ora costituisce il terzo 
mandamento del Circondario di Crema. Le 
terre della Gerra d'Adda furono teatro a 
sanguinose lotte. Presso Rivolta (1148) com- 
batterono Lodigiani e Milanesi; presso Do- 
vera Milanesi e Lodigiani nel 1160; l'anno 



110 GE 



dopo Federico Barbarossa fortifica la chiesa 
di Rivolta, e se ne vale contro i Milanesi. 
Intorno a Rivolta combatte Milano contro 
Cremona (1217) e Agnadello è preso dai 
Milanesi; Lodrisio Visconti nel 1339 alla 
testa della compagnia di San Giorgio in- 
vade la Gerra d'Adda e passa il fiume 
presso Rivolta per conquistare il Milanese. 
Francesco Sforza, messosi al soldo dei Ve- 
neziani, toglie la Gerra d'Adda ai Visconti 
(1440) la perde l'anno dopo; la riconquista 
nel 1440, getta un ponte a Rivolta per in- 
vadere più addentro lo stato del suocero: 
l'anno dopo lo stesso Sforza, cangiata parte, 
contrasta questo territorio a Venezia; si 
fortifica Cerreto, si getta un ponte sull'Ad- 
da a Cavenago ove s'ingaggia (1452) ac- 
canitissima zuffa tra Venezia e Milano, si- 
gnoreggiata dallo Sforza. In cinquant'anni 
Rivolta è presa e ripresa, Pandino distrutto, 
Cerreto e la sua celebre abbazia ripetuta- 
mente invasa, distrutta e riedificata. Mag- 
giori sventure gravarono la Gerra d'Adda 
sul principio del secolo XVI: Venezia con- 
tro Francia si contendono le rive dell'Adda, 
devastandole, saccheggiandole, abbrucian- 
dole; stretta la lega di Cambray contro 
Venezia, è distrutto il castello di Rivolta; 
preso Pandino; Vailate ed Agnadello sono 
il teatro della celebre battaglia del 14 mag- 
gio vinta dal re di Francia; tale e tanta 
è la ferocia con cui si combatte che una 
roggia sul luogo della battaglia correva 
rossa pel gran sangue che vi colava dentro, 
e da quel giorno è ancora detta acqua 
rossa; l'oratorio della Vittoria, ove sono 
seppelliti i morti, tra Pandino ed Agnadello, 
segna il luogo del combattimento. Le ma- 
snade di Renzo de' Cerri e di Prospero 
Colonna mandano a sperpero questo terri- 
torio; a questi succedono PAlviano ed il 
Cardinale di Sion, Svizzeri contro Francesi, 
Guelfi contro Ghibellini. L'anno 1029 è per- 
corsa dai Lanzichenecchi, i quali non vi 
lasciano angolo inesplorato e non saccheg- 
giato. Quei brutti ceffi oltramontani, scrive 
il Boldoni, non lasciano agli uomini ed alle 
donne che gli occhi per piangere e col di 
più una pestilenza che in pochi mesi ri- 
duce a meno di un terzo la sua popolazione: 
ecco « tante creature selvatiche portando 



GE 



in mano chi l'erba mentaj chi la ruta, 
chi il rosmarino et chi un'ampolla d'aceto » 
il numero dei morti, spaventevole (Prom. 
Sp.) Gravissimi i danni sofferti nel 1705, 
e questo non tanto de' Tedeschi, quanto 
de' Francesi amici, i quali, dice un cronista, 
commettono orrori che la penna non vale a 
descrivere. Avviene in quell'anno la bat- 
taglia di Cassano: la terra è invasa dalle 
truppe del Principe Eugenio di Savoja e 
del Duca di Vandome; l'Adda ingombra di 
cadaveri, così che se ne trovano, dice un 
cronista, delle dita nello stomaco dei lucci 
che si prendono nel fiume. La battaglia 
del Ponte di Lodi, dà in possesso di Na- 
poleone la Lombardia, e la linea dell'Adda 
da quei tempi in poi, cessando d'essere 
confine fra due Stati, non viene più con- 
trastata, i suoi territori quindi lasciati re- 
lativameiite in paco. (Vedi Isola Fulcheria). 

Gerre olir-' .A-dcia. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Maleo, da cui 
dista circa 7000 m. sud est. Ab. 23. Anti- 
camente l'Adda in quella località formava 
un gomito viziosissimo, internandosi nella 
direzione di nord nel territorio Cremonese. 
In seguito il fiume, non si sa se artificial- 
mente o naturalmente, prese la via diretta 
e più corta lasciandosi sulla sinistra una 
mortizza che racchiudeva un bosco nel cui 
margine inferiore sorge appunto questo vil- 
laggio. È per questa deviazione che Gerre 
appartiene ancora al comune di Maleo. Di 
questa terra il Duca Galeazzo Maria Sforza 
fece dono il 3 maggio 1477 ad Onofrio 
Bevilacqua, Conte della Maccastorna. Pro- 
prietà Bignami di Pizzighettone. 

GJ-erre {Alte e Basse). Frazione del Co- 
mune e della parrocchia di Caselle Landi, 
da cui dista circa 800 m. sud. Abit. 350. 

Gerrone. Frazione del Comune e della 
parrocchia di Caselle Landi, da cui di- 
sta circa 2500 m. nord-ovest. Ab. 230. 
Ha Oratorio della Concezione di M. V. 

'Gerundo. Circa vent'anni dopo la ve- 
nuta d'Alboino in Italia, i fiumi di Lom- 
bardia fuor di modo inondarono gran tratto 
di terreno, così chè fu in quel tempo, se 
crediamo a Pier Francesco Goldaniga, che 
venne a formarsi il Mar Gerundo e il 
Lago de' Barilli o Barisi. Questi laghi o 



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GHI 



117 



mari non erano che paludi coperte da fan- 
ghi, sabbie, ghiaje ed erbe palustri. L'Adda 
non frenata da argini e moderata da canali 
scaricatori delle sue acque, allagava un 
immenso tratto di terreno, che per la sua 
vastità e per il suo letto ghiaioso o geroso, 
chiaraavasi appunto Mar Gerundo. La prima 
volta che compare questo nome nelle carte 
lodigiane è in una donazione che Fanone 
capitano de' Tresseni fa alla chiesa di 
San Martino dei Tresseni il. 28 settembre 
1204. Un fondo donato a questa chiesa, 
vicino alla medesima aveva per coerenza 
a mane costa et ripa Maris Gerundi. La 
chiesa era ove addesso è la casa Zanon- 
celli, il campo era indubbiamente quello 
che fa angolo tra la via San Francesco 
ed il corso Porta d'Adda, ora del signor 
Moroni. Una parte del suo letto antico è 
quella che ancor oggidì chiamasi Gerra 
d'Adda. Secondo il citato Goldaniga, sa- 
rebbe stato Childeberto re dei Franchi , 
che invadendo per la terza volta l' Italia 
per toglierla ai Longobardi nel 590, aprì 
il corso all'Adda, onde salvare tanto terreno 
dall'inondazione e fabbricando allo sbocco 
di questo fiume nel Po un forte castello 
per diffendervi il passaggio e la naviga- 
zione, die l'origine a Castelnuovo Bocca 
d'Adda. Vedonsi ancora presso Camairago 
gli avanzi di una cappella che un tempo 
i barcaiuoli dell'Adda innalzarono a Maria 
Vergine, onde loro fosse di guida nella 
navigazione; ed il luogo ove Childeberto in- 
cominciò il cavo, che direttamente guidasse 
per la via più corta l'Adda nel Po, ce lo 
ricorda la villa di Cavacurta , ove proba- 
bilmente finiva il mar Gerundo. In seguito 
questo lago scomparve e ricomparve altre 
volte lasciando però sul suo letto traccie 
evidentissime della sua esistenza. Basti il 
dire che le sue onde sul principio del se- 
colo XIV battevano contro il tempio di 
S.Francesco di Lodi, contro la vicina chiesa 
di S. Nicolò , ed arrivavano a pochi metri 
dal limite nord-est del piazzale di S. Filippo, 
ove era la chiesa di S. Cristoforino , alla- 
gando tutto il territorio e caseggiati sotto- 
posti ; facendo capolino fuori dalle onde 
concitato l' isoletta di Portadore , di Viga- 
dore e dell' isola Fulcheria (Vedi). La su- 



perstizione ebbe anch'essa la sua parte nei 
racconti che trattano di questo mare. È un 
fatto che le bassure dell' Insubria erano in 
generale acquitrinose, e come tali, fonti di 
miasmi , anche nel periodo della maggior 
floridezza agraria di questa regione; e del 
nostro territorio rimane una lapide confer- 
mante come nella seconda metà del primo 
secolo dell'era volgare, si innalzasse un 
tempio alla dea Mefite : questo nei tempi 
antichissimi : in quelli a noi più vicini , 
quando al culto di Mefite sottentrò quello 
a San Cristoforo, le popolazioni attribuirono 
le pestilenziali esalazioni del lago all' alito 
di un drago immane sceso colla piena del- 
l'Adda, il quale attossicava l'aria, causando 
grande mortalità. Di qui la divozione a 
S. Cristoforo, i templi a lui eretti per es- 
sere, colla sua protezione, perseverati dai 
danni cagionati dalle putride esalazioni. 
(V. Pisani; Vignati; Vitt. Poggi). Il novel- 
lista Pier Ambrogio Curti narrò in un suo 
racconto {Novelle Lombarde) gli avveni- 
menti dell' ultima inondazione di questo lago, 
illustrando le credenze , le superstizioni , e 
la storia lodigiana di quel tempo. (V. Adda, 
Isola Fulcheria, Gerra d'Adda). 

Gervasina. Frazione del comune di Pieve 
Fissiraga, da cui dista circa 2000 metri 
sud-ovest, e parrocchia di S. Angelo Lodi- 
giano, da cui dista circa due chilometri, 
ab. 93. Il Consorzio del clero di Lodi vi 
possedette un livello di lire 75 per legato 
di Stefano Cadamosto; il qual carico al 
tempo della soppressione, (1786) era pagato 
dai fratelli Pedroli. Proprietà Pedroli. 

*GrhLÌaja. Nome perduto di un luogo nel 
territorio di Galgagnano, di cui si ha me- 
moria nelle carte del secolo XII. Era pro- 
prietà della Mensa vescovile di Lodi. 

Grliinella. Frazione del comune di Co- 
mazzo, da cui dista circa 2300 metri nord- 
ovest. Parrocchia di Lavagna, da cui dista 
circa un chilometro. Abitanti 20. È al 
confine del milanese. Proprietà Cantù e 
Cavalieri. 

Grliione. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Salerano al Lambro, da cui di- 
sta circa 1000 m. Ab. 85. È sulla sinistra 
del Lambro. Proprietà Conte Porta Carlo. 

Oliisella. Frazione del comune e della 



118 GIÀ 



parrocchia di Borghetto Lodigiano, da cui 
dista circa 4 chilometri. Ab. 20. 

Gian Giacomo. Frazione del comune 
di Corte Palasio, da cui dista circa 1500 m. 
Ab. 49. Parrocchia di S. Giorgio in Prato. 
Ha il nome del suo fondatore, membro della 
famiglia Triulzi, già padrona di Corte Pa- 
lasio. Ora del Duca di Galliera. 

Giardino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Fombio, da cui dista circa 
4000 metri. Ab. 17. 

Gifoellina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da cui 
dista circa 1800 metri ovest. Ab. 73. Pro- 
prietà Limonta. 

Gina. Provincia di Cremona, comune di Do- 
vera; diocesi di Lodi, parrocchia di Postino 
da cui dista circa 3 chilometri. Ab. 22. 

Griovenigo. (Vedi Zovenigó). 

Grissara. Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 1600 metri ovest. 
Parrocchia di S. Gualtero. Ab. 24. Nome di 
una famiglia. Proprietà Carizzoni-Oldrini 
Laura. 

Ginlia. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Cavenago , nella regona di Ri- 
voltelle : Fu fatta costruire dal Barone An- 
tonio Smancini per rendere più comoda la 
coltivazione dei suoi stabili, l'anno 1823. 

Giulia con I?illa. Frazione del comune 
e della parrocchia di Somaglia, da cui di- 
sta circa 600 metri nord. Abit. 108. L'anno 
1531 furono fabbricate in questa cascina 
quattro formagge di smisurata grandezza, 
per commissione di Gio. Francesco , Conte 
della Somaglia, che ciascuna di esse pesava 
libbre 500 minute (163 chilogrammi) e pre- 
sentate a Carlo V il quale volle assistere 
alla fabbricazione della prima di quelle 
quattro forme. Proprietà Conte Gian Luca 
della Somaglia. 

Giussana Frazione del comune e della 
parrocchia di Zelo-buon-persico , da cui 
dista circa 500 metri ovest. Nome di una 
famiglia. 

*Glariola. (Vedi Gerolà). Vi hanno con 
questo nome varie terre su quel di Maleo 
e quel di Fombio. — È nominato in una 
carta del 5 settembre 991, in cui Gualtero, 
giudice e messo di Ottone III, conferma in 
giudizio una carta di donazione di terre in 



GO 



Maleo e dintorni presentata dai coniugi 
Rotgero ed Ermengarda; in un'altra carta 
del 1. maggio 997, in cui lo stesso impe- 
ratore conferma al medesimo Rotgero , o 
Roglerio, suo fedele ed a' suoi successori 
in perpetuo il possesso delle terre e dei ca- 
stelli che aveva acquistato in Italia; in una 
altra del giugno 1152, perla quale Anselmo, 
abbate del monastero di S. Pietro in ciel 
d'oro, presso Pavia, rinuncia a Lanfranco, 
vesc. di Lodi, una parte di lago o canneto 
nel territorio lodigiano tra Fombio ed il Po, 
in curie Flunpi in Laudesana in contrada 
ubi dicìtur a Glarola. Vi passava il Brem- 
biolo : per viam que vuadit a ponte Brem- 
bioli in Glarolam. 

Gobbi. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa un chilometro. Ab. 24. Proprietà Gar- 
rioni e Checchi. 

Goldaniga l. a e S. a Frazioni del co- 
mune e della parrocchia di Codogno, da cui 
distano circa 1000 metri nord. Nome di una 
illustre famiglia codognese. Abit. 40. Pro- 
prietà Lamberti, ed eredi Felice Scotti. 

Golcli. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Castelnuovo Bocca d'Adda, da cui 
dista circa 2000 metri nord. Con Cigolina 
e S. Jorio ha 46 abitanti. 

Goltino o Goldini. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Maccastorna , - 
da cui dista circa 1500 metri sud. (Abitanti 
vedi Porto). Propr. Marchesi Bevilacqua di 
Bologna. 

* Goltino. Nome perduto di un luogo nella 
parrocchia di Meletto. I fratelli Giovanni e 
Protaso Folli, il 4 settembre 1627, lascia- 
rono alcuni fondi di questo luogo alla chiesa 
di Meletto. 

Gora. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Bertonico , da cui dista circa 
1500 metri est. È nella Regona dell'Adda. 
(V. Dossi). Ab. 82. Proprietà Ospitale Mag- 
giore di Milano. 

Goretti. Frazione del comune di Corno 
Vecchio, da cui dista circa 2300 metri est. 
Parrocchia di Maleo, da cui dista circa 5000 
metri. È sulla destra dell'Adda. (V. Dossi). 
Proprietà Berselli (Livello). 

Gorghi. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Secugnago, da cui dista brevis- 



GRA 



Gli A 



119 



sirao tratto verso est. (Vedi Dossi). Abi- 
tanti 50. 

Gradella. (Vedi Gardella). 

' Graclore. Nome di un luogo che nel 
1633 era frazione del comune di Orio Litta. 

! Graflignana. Era nel comune di Corte 
Palasio, parrocchia di S. Giorgio in Prato, 
sulla sinistra dell'Adda. Fu demolito verso 
il 1830 dal Marchese Triulzi. 

Graffignarla. Comune del Mandamento 
di Sant'Angelo Lodigiano ; Ufficio postale , 
Sant'Angelo Lodigiano; Sessione Elettorale; 
Agenzia delle Imposte ed Ufficio del Regi- 
stro di Sant'Angelo Lodigiano; Ufficio delle 
Ipoteche di Lodi. Abitanti 2053 ; superficie 
ettari 1032,92; bilancio comunale L. 13,600. 
distanza da Lodi chilometri 15,370, sud. 
Parrocchia del vicariato di Sant'Angelo Lo- 
digiano , sotto il titolo dei santi Pietro e 
Paolo, apostoli. R. Patronato. Ànime 2009. 
È sulla destra costiera del Lambro, a breve 
distanza dalle faldi settentrionali del colle 
di S. Colombano. Grafiniana, deriva da 
grafite, antiche lapidi trovate in questo 
luogo , segnanti i dati dei defunti. Il Gab- 
biano nella Laudiade, varia alquanto: 

« E Graffignarla, i memorandi fatti 
« Che ai tardi tramandar posteri brama 
« Sulla corteccia delle piante incide ». 

Nel 1198 i Lodigiani accettarono l'alleanza 
dei Milanesi col patto che questi cedessero 
ai Lodigiani le castella che ingiustamente 
avevano sul loro territorio , tra le quali è 
nominata Graffignana. Fin da quest'epoca 
esisteva in questo luogo una chiesa di 
S. Salvatore alla quale era annesso uno 
spedale di pellegrini, per cui 1' anno 1186 
ai 7 novembre il vescovo di Lodi Alberico 
del Corno volle, per maggior vantaggio di 
questo luogo, esentuarlo da ogni fodro ed 
albergarla, di cui era tenuto verso la Mensa, 
col patto però che il ministro di quest'ospe- 
dale al vescovo ed ai suoi successori do- 
vesse pagare ogni anno alla festa di San 
Bassiano, una libbra di cera. La sua chiesa 
nel 1261 pagò denari 16 di taglia imposta 
dal notaio Guala legato pontificio al clero 
di Lodi : era nella Pieve di S. Angelo. Il 
suo castello il L novembre 1395 fu donato 
da Gio. Galeazzo Visconti a Bianca di Sa- 



voia sua madre , unitamente a quello di 
S. Colombano. Nel 1396 il medesimo prin- 
cipe assegnò a questo comune un capitale, 
allo scopo di distribuire doti ed elemosine 
ai poveri, forse avuto riguardo alla rigidità 
di quell' inverno : è attualmente ammini- 
strata dalla locale Congregazione di Carità. 
Il 6 ottobre di quest'anno poi donò molti 
terreni di questo luogo unitamente a molti 
altri di S. Colombano, per la rendita di 
dieci mila fiorini, ai frati Certosini, affinchè 
fabbricassero un convento nella terra detta 
la Torre del Mangano,, monastero e chiesa 
celeberrimi , ed impiegassero il rimanente 
a pagare i creditori di esso duca e suoi 
predecessori. I Concoreggio , feudatari di 
Graffignana, l'anno 1500 cedettero feudo e 
castello ai padri Certosini, a cui 25 anni 
dopo, il duca Francesco II Sforza, allo scopo 
di far denaro, fu venduto con quello di 
San Colombano. Poscia pervenne nei Bei- 
gioioso che lo tennero fino all'estinzione dei 
feudi. Nel 1704 vi nacque fra Doroteo Negri 
monaco della Trappa di Bonsolazzo, figlio 
di un sarto. Nell'agosto del 1878 nella vigna 
detta la Cerra, di proprietà dell'arciprete 
locale, fu trovata una tomba romana ; due 
anni dopo , in occasione della carezza dei 
viveri e del freddo eccessivo i conti Lodo- 
vico ed Ercole e la contessa Giulietta Bei- 
gioioso elargirono, a benefìcio dei poveri 
del luogo lire 900. 

Gramigne. Frazione del comune e della 
parrocchia di Guardamiglio , da cui dista 
circa 2500 metri. Con Trombetta fa 19 ab. 
Proprietà Rossi e Tansini: 

* Gramignedo. Nome perduto di un 
luogo nel territorio di Lodivecchio. Vi pos- 
sedevano i Fissiraga (5 febbraio 1491). 

Graminello. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da cui 
dista circa due chilometri ovest. Abit. 105. 
È sulla sinistra del Lambro morto, in pros- 
simità del confine pavese. Aveva chiesa an- 
tichissima dedicata a S. Bartolomeo, i cui 
ufficiali furono nel 1189 investiti a titolo 
di fitto perpetuo della decima di Ronchi 
Nuovi, vicini a questo luogo. Nel 1261, in 
occasione della taglia imposta al Clero lo- 
digiano dal notaio Guala legato pontifìcio, 
questa chiesa pagò denari 8 imperiali, 



120 



GRA 



GUA 



somma considerevole ; era nella Pieve di 
S. Angelo. Ora ha oratorio dedicato a S. Zeno, 
di data recente giacche non trovasi regi- 
strato nella Sinodo del 1619. — Nelle carte 
antiche leggesi Greminello. Propr. Zucca. 

Granata. Frazione del comune e della 
parrocchia di Casalpusterlengo, da cui di- 
sta circa 1500 metri verso nord. A poca 
distanza da questa cascina e lungo la strada 
provinciale di Piacenza eravi nel 1818 una 
altra cascina detta Granatina. 

'Graneia ciò Carentani. Nome 
perduto di un luogo nei Chiosi di Lodi. Vi 
possedeva 1' Ospedale di S. M. dei Tizzoni. 
(17 ottobre 1356). 

'Graneia vecchia. Nome perduto di 
un luogo fuori di Porta Pavese lungo la 
strada di Massalengo (25 gennaio 1318). 

* Granzeta. Nome perduto di un luogo vi- 
cino a Lodi ed alla strada piacentina {ad 
strida quam itur a strafa piacentina ad 
Granzetam. (15 marzo 1287). Significa pic- 
cola Graneia. Vi possedeva la chiesa di 
S. Mauro, di patronato Casetti: sembra fosse 
vicino a S. Martino dei Casetti, ora Tova- 
jera: probabilmente l'attuale S. Girato (1353). 

Gratta. Cavo irrigatorio della Gerra d'Ad- 
da, estratto dal flumicello Tormo, per opera 
dei Cisterciensi di Cerreto, l'anno 1382 per 
l'irrigazione dei loro possedimenti. 

Grazzanellino. Frazione del comune 
e della parrocchia di Mairago, da cui dista 
circa un chilometro ovest. (V. Grazzanello). 
Abitanti 52. 

Grazzanello. Frazione del comune e 
della parrocchia di Mairago , da cui dista 
circa un chilometro ovest. Abit. 121. Gio : 
Angelo Talenti, ambasciatore di Lodovico 
il Moro presso la Corte di Napoli, acquistò, 
ili merito dei suoi servigi, dal duca, i lati- 
fondi di Mairago e Grazzanello , confiscati 
al celebre Cicco Simonetta, decapitato (1494). 
Nel 1633 faceva comune con Guzzafame 
Grione e Guzzafame Bonetto ; il 29 gen- 
naio 1869 venne aggregato a Mairago. Vi 
possedettero una possessione di 587 per- 
tiche le monache di S. Benedetto, già Umi- 
liate, di Lodi. Proprietà Madonini. 

Grazzano. Frazione del comune e della 
parrocchia di Ossago , da cui dista circa 
500 metri est. In una carta del 15 gen- 



naio 1285 i legge: Dossum de Grazano... 
super sfrata de Brembio ; era nel terri- 
torio di Mairago. Nel 1300 era dei Cada-i 
mosto, a cui successero i Villanova. (10 
giugno 1393). Fu dei Carcano , i quali vi 
adoprarono il nero di raffineria per con 
cime, recando alla possessione una straor- 
dinaria fertilità, di cui ancora risente. 

Griona. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Ospedaletto Lodigiano, da cui 
dista circa 1500 metri nord. Vi si rinven- 
nero oggetti dell'epoca romana, tra quali 
un lumino sepolcrale che osservasi nel Mu- 
seo di Lodi. Abit. 29. Proprietà Griffini. 

Griona Maddonini. Frazione del co- 
mune di Mairago da cui dista circa 1200 
metri sud, sulla strada provinciale piacen- 
tina. Parrocchia di Secugnago, da cui dista 
circa 2500 metri nord-ovest. Abitanti 40. 
Ha oratorio dedicato a S. Antonio di Pa- 
dova. Forse anticamente Guzzafame Grione 
(vedi). Proprietà fratelli Chioda e fratelli 
Calza. 

Griona SaboaóLini. Frazione del co- 
mune di Mairago, parrocchia di Secugnago, 
da cui dista 2500 metri. Abit. 45. Proprietà 
Mascheroni e Verdelli. 

* Grisinellnm lucus. Presso Bargano ed 
il fiume Lambro (25 gennaio 970). Nome 
perduto, che si legge in una carta per la 
quale Aldegrauso, vescovo di Lodi, cambia 
alcune terre con Riccardo, prete decumano 
della chiesa di S. Giorgio in Palazzo in Mi- 
lano. 

Grng-netto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Lurani, di cui dista 
circa 400 metri sud-est. Abitanti 22. 

Guado. Frazione del Comune di Casaletto 
Lodigiano , da cui dista circa 1500 metri 
ovest. (V. Dossi). Parrocchia di Gugnano, 
da cui dista circa un chilometro. Proprietà 
Rossi Carlo. Nel febbraio del 1876 nel mo- 
dificare l'altezza di un campo presso il fiu- 
micello Lisone si trovarono alcuni vasi di 
terra cotta, contenenti bronzi, cocci ed ossa 
combuste, tombe riferentisi alla prima età 
del ferro , oggetti che fanno j supporre un 
gruppo di popolazione, le cui traccio, rela- 
tivamente scarse per il grandissimo lavorìo 
a cui le fecondissime terre lodigiane anda- 
rono da secoli e secoli soggette per opera 



GUA 



GUA 



121 



degli agricoltori, sono per opera del pro- 
fessore Pompeo Castelfranco fatte risalire 
ai Liguri. Eguali se ne trovarono a Mira- 
dolo ed alla Mazzucca (vedi). 

'Guadum do Insnlilberti. Nome 
perduto di un luogo vicino alla strada pia- 
centina, ove il Lambro non era tanto pro- 
fondo e si poteva passare a piedi , nel ter- 
ritorio di Guardamiglio. Anticamente il 
Lambro aveva più lungo corso e metteva 
nel Po vicino a Noceto. 

'Guado dell'Asino. Nome perduto 
di un luogo nel territorio di Spino d'Adda, 
1G marzo 1387. 

'Gualcolengo. Nome perduto di un 
luogo presso Cornegliano. Nel 1261 aveva 
una chiesa che pagò denari 3 imperiali di 
taglia. — Campolungo ? Era nella pieve di 
Overgnaga. 

Gualdane. Frazione del comune e della 
parrocchia di Lodivecchio, da cui dista 
circa 2500 metri sud ovest, sulla destra 
costiera del Lambro ed a poca distanza dal 
ponte di Salerano. Abit. 170. È noto il co- 
stume degli antichi, di riunirsi in schiere 
e tendere agguati ed imboscate alle vicine 
città nemiche. Il Buti, nelle note all' Inferno 
di Dante (22. 5) dice: « Gualdane, cioè 
cavalcate le quali si fanno alcuna volta 
sul terreno de' nemici a rubare ed ardere 
e pigliare prigioni ». Questo luogo, sebbene 
non si abbia veruna notizia storica, col suo 
nome dimostra ad evidenza un fatto di que- 
sto genere, operato forse dai Milanesi con- 
tro i Lodigiani. Gualdani. erano alcuni fa- 
migliari del vescovo di Lodi. Ha oratorio 
della B. V. Immacolata. Proprietà principe 
Gonzaga. 

"Gualdefrede do Cuculio. Nome 
perduto di un luogo nella Corte di Ronco, 
presso Codogno, sino a cui si estendeva il 
lago Lambrello o Barilli. 

'Guardalobbia. Nome perduto di un 
luogo tra Pizzighettone e Codogno, sito da 
cui si guardava la lobbia che era aggcrum 
ducere; (1166, 24 ottobre) era a mezzo- 
giorno di Bucoenathore. Cavo aperto in se- 
guito (1492) per asciugare la palude del 
lago Barilli. 

'Guardalobia. Nome perduto di un 
luogo nel territorio di Fossadolto, di cui si 



ha menzione in un documento del mese di 
aprile 1163. 

* Griia,rd»lot>i». Nome perduto di un 

luogo nel territorio di Brembio (3 marzo 1271). 

* Gruardalobia. Nome di un argine nelle 

vicinanze di S. Stefano al Corno, di cui si 
ha memoria in una carta del 1. aprile 1232. 

* Guardaira Curtis; nel territorio di 

Galgagnano (23 ottobre 1147). Nome per- 
duto che leggesi in un autografo per il 
quale Azone Cicerano, console, con altri con- 
soli di Milano, giudica contro i contadini 
ed il comune di Cervignano , che il bosco 
detto Gerra e Adella è di proprietà del ve- 
scovato di Lodi ed appartiene alla cura di 
Galgagnano. Guardaira era ai confini set- 
tentrionali di questo bosco. 
Guardamiglio. Comune del Manda- 
mento di Codogno. Ufficio postale, Codogno; 
sessione elettorale; Agenzia delle Imposte 
ed Ufficio del Registro di Codogno ; Ufficio 
delle Ipoteche di Lodi. Abitanti 2164; su- 
perficie ettari 836.01 ; bilancio comunale 
L. 11700. Distanza da Lodi chilometri 28.056 
sud-est. Parrocchia sotto il titolo di S. Gio- 
vanni Battista, anime 2600; capoluogo del 
V.° Vicariato che comprende le parrocchie 
di San Rocco al Porto', Mezzana Casati e 
Berghente con Minuta (an. 5795). È attra- 
versato dalla strada provinciale di Piacenza, 
da cui dista circa 6 chilometri nord. L'anno 
224 avanti Cristo i Galli ed i Gessati , in 
guerra coi Romani, avendo avuta la peggio, 
si sottomisero ai Romani da cui ottennero 
pace e perdono ; due anni dopo tentarono 
ancora di ribellarsi, per la qual cosa il con- 
sole Emilio, varcato il Po ne uccise 40 mila 
in un luogo che chiamossi ardor Emilii , 
in memoria del suo valore , e quindi per 
volgarizzazione Guardamiglio. Il Campi ci 
dà del nome di questo paese una seconda 
etimologia assai strana : dice egli essere 
opinione degli abitanti di questa terra, che 
ella avesse un tal nome , perchè guardar 
meglio dovea colui al suo fine, il quale a- 
vendo una fiata fatto passare l'Imperatore 
col suo esercito intero sopra l'acqua del 
Po fortemente agghiacciata e tutta coperta 
di paglia e strame in guisa che nè Impe- 
ratore nè altri s' avvidero mai del gran 
rischio so non dopo passato il fiume ; no 

16 



122 



Ci UÀ 



GUA 



riportò incontanente la meritata peua del- 
l' ultimo supplizio per ordine del medesimo 
Cesare. Noi non possiamo dar fede a que- 
sta etimologia, giacché questo paese chia- 
mavasi Guardamiglio molti secoli avanti 
che un tal fatto accadesse. Ci raccontano 
alcuni storici che l'anno 1211 l'acqua del 
Po agghiacciando in modo, che come sul 
terreno vi passavano sicuramente cavalli 
o carri, l' imperatore Ottone IV, che dopo 
l' infelice spedizione delle Puglie varcare 

10 doveva rimpetto a Guardamiglio, lo 
passò difatti senza che egli nò altri si 
accorgessero dell' inganno, giacché il conte 
di Santa Fiora, suo seguace, non volendo 
che i cavalli sdrucciolassero , fece coprire 

11 ghiaccio di paglia, in modo che non ne 
apparisse vestigio. Se non che Ottone poscia 
che fu sulla sinistra sponda del fiume, ac- 
cortosi del fatto, e giustamente sospettando 
che il conte ciò fatto avesse perchè nel- 
l'acqua si affogasse, comandò ch'egli stesso 
miseramente vi fosse gettato , e che ban- 
diti venissero i suoi figli dall' impero. Vi 
passava il Lambro (0 marzo 1203). Le pos- 
sessioni di Guardamiglio sul finire del se- 
Colo XIII erano proprietà del conte Uber- 
tino Landi o dell' Andito, signore delle Ca- 
selle il quale, morendo nel 1298, le lasciò 
ai figli di Galvano suo figlio già defunto. 
Nel settembre del 1515 mentre l'esercito di 
Francesco I re di Francia, calato in Italia, 
aveva oltrepassato il Ticino, il viceré Car- 
dona, che ne sorvegliava le mosse , stava 
accampato a Guardamiglio con 700 uomini 
d'arme , 000 cavalli leggieri e 0000 fanti, 
col ponte preparato sul Po rimpetto a Pia- 
cenza, ond'essere pronto a unirsi a Lorenzo 
dei Medici, che era colle gente del Pontefice 
e le milizie fiorentine a Piacenza. 

Il 3 gennaio 1G3G avendo il marchese 
di Laganes governatore di Milano radunato 
l'esercito a Codogno allo scopo di invadere 
gli stati di Odoardo Farnese , gli abitanti 
di Fombio e di Guardamiglio si rifugiarono 
spaventati a Piacenza. Il duca il giorno 
dopo spedì 4000 uomini e 1500 cavalli con 
due pezzi d'artiglieria a Fombio, Guarda- 
miglio e Caselle Landi. Àvvanzatosi intanto 
il marchese di Caracena si spinse colfarti- 
glieria sotto Guardamiglio, che sprovveduto 



di difensori, dopo breve cannoneggiamento 
si arrese a discrezione degli Spagnuoli 
(V. Fombio). Verso la metà di luglio del 
1058, avendo il duca di Modena, violando 
liberamente il territorio veneto , passata 
l'Adda a Cassano, il duca di Piacenza spedì 
alquante soldatesche alla guardia di Fom- 
bio e Guardamiglio facendo piantare sui 
confini del suo stato alcune banderuole col- 
l'arme propria, onde, nè i Modenesi , nò i 
Francesi, violando il confine , dessero mo- 
lestia ai suoi sudditi. Quivi nella notte del 
7 maggio 1790 si stabilì il quartiere gene- 
rale della divisione La Harpe, subito dopo 
il suo passaggio del Po, per cui il giorno 
dopo ebbe luogo il combattimento di Fom- 
bio e la morte del generale francese. Fino 
a questi tempi fu territorio piacentino, ma 
il 9 luglio del 1797 , proclamata solenne- 
mente la repubblica cisalpina , questo co- 
mune, unitamente a tutti gli altri sulla si- 
nistra del Po, e già appartenenti al ducato 
di Piacenza, venne unito al Lodigiano. Guar- 
damiglio dispone di un legato pio che ri- 
pete la sua fondazione dal 1753 per lasciti 
dei signori Fasoli , Rovarelli , e Vignola, 
amministrato dalla locale Congregazione di 
Carità. Giacomo detto il Guardarmi, il 17 
settembre 1509 , fu appiccato nella piazza 
maggiore di Lodi. 

Grixai^clarota. Frazione del Comune di 
Caselletto Lodigiano. Parrocchia di Gu- 
gnano, da cui dista circa 114 metri. 

*Gruarda Sancti Zeni. Nome per- 
duto di una contrada nel territorio di Ca- 
venago d'Adda, di proprietà del vescovo di 
Lodi (15 novembre 1297). 

'Guarnazzona. Era frazione del co- 
mune di Casaletto Lodigiano, da cui distava 
circa 2400 metri ovest. Parrocchia di Gu- 
gnano : ora è intieramente distrutta. 

Guastalla. Provincia di Pavia, comune 
di Bescapè, diocesi di Lodi , parrocchia di 
Gugnano, da cui dista circa un chilometro. 
Abitanti 90. Proprietà conte Bolognini. 

Oliasti mone. Frazione del Comune e 
della parrocchia di Bertonico, da cui dista 
5000 metri nord. È nella regona, ed a breve 
distanza dalla destra dell'Adda. Abitanti 31. 
Proprietà Ospitale Maggiore di Milano. 
Guazzaloca. Era frazione del comune 



T 



IN 



12:3 



di Bescapè, provincia eli Pavia; parrocchia 
di Gugnano, diocesi di Lodi. Fu distrutta. 

Gìnazzina. Frazione del comune di Caz- 
zimani, da cui dista circa 1800 metri sud. 
Trae il nome dalla famiglia Gavazzi, idio- 
ticamente detta Guazzij nobili di Lodi. Havvi 
una roggia detta la Gaazzina. Nel 1710 
vi possedeva il marchese Angelini; passò 
poi nella famiglia Ghisalberti (1759). (Vedi 
Pieve dé Guazzi). Ora proprietà Pacciarini. 

Guazzona, 24 a roggia che esce dalla 
Muzza, sotto il levatone di Paullo, della por- 
tata d'oncie otto. 

* Gru.di. Nome perduto di una terra nel 
territorio di Bargano. Ne possedevano le 
decime i signori di Salerano a nome del 
vescovo di Lodi, 

Gudio. Frazione del comune di Mairago , 
da cui dista circa un chil. nord-est. Par- 
rocchia di Basiasco ; abitanti 57. Gudiumj 
Guthunij Guithij 25 gennaio 970 ; 23 otto- 
bre 1147 ; trae dunque il nome da un Guido. 
L'anno 1258 era feudo di Cesto da Merlino, 
unitamente a Basiasco, Cavenago, ecc.; nel 
1261 la sua chiesa, nella Pieve di Cave- 
nago, fu tassata in denari 14 e mezzo (Ec- 
clesia Guithi) dal notaio Guala, legato pon- 
tificio ; somma rilevantissima che dà a ve- 
dere l' importanza di quella chiesa , forse 
parrocchiale, giacche a Basiasco non vi esi- 
steva per anco la chiesa. Nel 1602 la chiesa 
di S. Giorgio di Gudio venne unita a quella 
di Basiasco. Nel 1633 faceva comune da 
sè. Dai contadini è chiamato Gudi in mezz 
al mond. Vi possedeva 424 pertiche di terra 
il monastero di S. Chiara in Lodi. Proprietà 
Barbieri, Granata. 

Grngnano. Frazione del comune di Casa- 
letto Lodigiano , in parte nel circondario 
di Lodi, e due terzi sotto Bescapè, da cui 
dista circa 2 chil. ovest. Provincia di Pavia. 
Parrocchia del Vicariato di Lodivecchio, 



Igiea. Frazione del comune di Lodi e Chiosi, 
da cui dista circa 2500 metri sud. Parroc- 
chia di San Bernardo. Abit. 12. Così deno- 
minata dal dottor Fortunato Tansini. Pro- 
prietà eredi Tansini 



sotto il titolo dei santi Vito e Modesto, anime 
1078, sul luogo 160. Anticamente Durjnca, 
secondo il Beretta, commentatore del Morena. 
Il signore di Dugnea nel 1158 esercitava l'uf- 
ficio detto in italiano cerea presso la catte- 
drale dell'antica Lodi. Fu tra i Lodigiani che 
coi consoli, vescovo ed abbati, si presenta- 
rono in Milano nel palazzo dell'arcivescovo 
a quei consoli, onde placarli e non venissero 
alla totale distruzione della loro patria. Il 
feudo di Gugnano il 10 ottobre 1647 fu con- 
ferito ai conti Masserati, decaduto nel 1782. 
Nel 1633 faceva comune da sè, il 9 giugno 
1870 fu aggregato a Casaletto Lodigiano. 
La diocesi di Pavia da tempo immemorabile 
si è sempre estesa in questa parrocchia, la 
quale si può dire di essere a cavalcioni di tre 
Provincie, quella di Lodi , di Pavia e di 
Milano. Di questo luogo il Gabbiano, sulla 
fine del secolo XVI, cantava : 

« Lode, lode a Gugnano e Casaletto 
Che quantunque del Lambito in sulle rive 
Altr'acqua non conoscon che dal cielo ». 

Proprietà conte Passalacqua. 

* G> ni eleni curi 1x1x1. Nome perduto di un 

luogo nel nostro territorio: se ne ha men- 
zione in una carta del 1. maggio 997 : Era 
nel basso lodigiano , lungo la destra del- 
l'Adda. 

*Gimitara do Lanibro. Nome per- 
duto di un luogo nel territorio di Valera 
(campus saprà Guitara de Lambró). 11 
marzo 1181. 

Guzzafame. Frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana, da cui di- 
sta circa 1600 metri sud. Abitanti 174. 

4 Grnzzafanie Bonetto. Nome di un 
luogo che nel 1633 faceva comune con 
Grazzanello. 

* Guzzafame Orione. Nome di un 

luogo che nel 1633 faceva comune con Graz- 
zanelle-. Forse l'attuale Griona. (Vedi). 

I 

Incantonada. Frazione del comnne di 
Lodi e Chiosi , da cui dista circa 1200 m. 
nord-est. Abitanti 43. Chiamavasi così per- 
chè ivi nel 1309 il lago Gerundo vi for- 
mava un angolo. Locus ad usum equorum 



124 



IN 



ISE 



(1321). la questi tempi (a. 1309) si men- 
ziona di un Lago di Cantonada. (Archivio 
Santa Chiara vecchia). Era dunque una 
specie di piazza d'armi, onde manovrarvi 
i cavalli.. Nel 1457 vi possedeva la famiglia 
Lodi e nel 1506 la Sommariva. Prima del 
1789 era parrocchia di S. Giacomo in Città ; 
in quell'anno passò a quella della Fontana. 
Propr. Peralta Giovanni e Delduca Andrea. 

'Incoronata. Era frazione del comune 
di Zelo-buon-persico , da cui distava circa 
due chilom. sud. Così denominata perchè vi 
possedeva la chiesa dell'Incoronata di Lodi. 

IncLumiera. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cavacurta, da cui dista circa 
1200 metri sud-ovest. Abitanti 44. Proprietà 
Badagnani fratelli. (Vedi Buniera) 

Inferno. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Orio Litta, da cui dista circa 
900 metri est, sulla destra del fiumicello 
Venere. Abitanti 27. Proprietà Ing. Labo- 
ranti Antonio. 

Inseppina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 2500 metri sud. 
Parrocchia di San Bernardo. Abitanti 61. 
Terram de Pallatini que est ultra locum 
de Calverico (5 marzo 1287). Nel 1595 chia- 
mavasi anche Domus de Moronis. Fu degli 
Azzati e dei Zumali , nobili famiglie lodi- 
giane. Ha oratorio dedicato a San Luigi , 
costrutto da Corneglia e figli Azzati l'anno 
1755. Proprietà Galraozzi Enrico , Luigi e 
Vittorio. 

Inzago. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Paullo, da cui dista circa 1900 
metri nord-ovest. Abitanti 25. Nome di cel- 
tica desinenza. Da questo luogo derivò il 
nome dell'illustre famiglia lodigiana degli 
Inzaghi, la quale fra i suoi membri contò 
valenti medici. Proprietà Gerii. 

"Insula locus , oggi Isola Balba (3 set- 
tembre 1151). (Vedi). 

* Insula. Presso Casale Lupano ed il rivo 
Coxo (24 maggio 1044). Nome perduto. 

'Insala E*ertegicla locus; probabil- 
mente nei confini laudensi sulla sponda del 
Po (1 maggio 997). Vi possedeva il conte 
Roglerio, fedele dell' imperatore Ottone III. 

'Insala Roncarioli. Corte concessa 
con tutti i diritti di conte . da Enrico III , 
re d'Italia, al monastero di San Sisto di 



Piacenza. Era nei confini lodigiani press 
Larderà (31 ottobre 1061). 

Isella. Frazione del comune e della par 
rocchia di Abbadia di Cerreto, da cui dista 
circa 800 metri ovest. Abit. 98. Era com 
presa nei beni del monastero di S. Pietre 
di Lodi Vecchio (18 novembre 972). Passò 
al monastero di Cerreto (5 marzo 1147) 
Fu proprietà fino al 1798 dei Cisterciensi 
di Cerreto che ne ridussero a coltivazione 
le terre. Dai Cisterciensi passò al Demanio 
quindi ai Triulzi i quali la cedettero alla 
Associazione Agricola Lombarda. Andata 
male questa Associazione, fu venduta uni 
tamente al latifondo di Corte Palasio e Cer 
reto al duca di Galliera il quale fece co 
struire dalle fondamenta l' intiera cascina 
che è una delle migliori del Lodigiano. A 
veva anticamente un oratorio , e diede 
nome ad una nobile famiglia lodigiana. I 
suo nome deriva da piccola isola , come 
doveva essere, quando le acque dell'Adda 
allagavano quei paraggi. 

* Isella. Nome perduto di un luogo nel ter 
ritorio di Castione. L'anno 1187 Ambrogio 
canonico della cattedrale di Lodi, col con 
senso di Alberico II vescovo e dei canonici 
concesse a titolo di livello a TJgetto Sara 
ceni eiusque heredibus, a fitto perpetuo, le 
decime del territorio di S. Michele di Isella 
per il prezzo di 20 staia di frumento da 
pagarsi ogni anno nella festa di S. Lorenzo 
Questa terra viene nel documento così pre 
cisata: in toto territorio seu totis pertinentis 
Iselle et in totis curtis eiusdem Iselle,, et 
illius totius terre que est inter Traversel 
lum et Zancam vel costam quam tenet Joan 
nes de Gavazo. Et totam decimam quam epi 
scopus habet in illis costis que sunt inter Zan 
cani eiusdem Johannis de Gavazo s que est 
prope cassinas Alberti de Gavazo, scilicet in 
ter eam Zancam versus Isellam novam 3 et in 
costis que sunt a mane parte Iselle,, seu 
sancii Michaelis de Isella j et in costis illis 
que sunt a sera partem eiusdem Iselle usque 
ad Lavanderium vel si qui alii confines 
sunt. Il 2 aprile 1191 il vescovo Arderico 
Ladina concesse in fìtto perpetuo ad Ariado 
Cattaneo sei pertiche di bosco iacente in 
territorio de Castiliono in Isella^ per l'annuo 
carico di soldi 18 imperiali. 



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125 



'Isella. Antico nome del luogo della Tor- 
retta, fuori di Porta Milano. Il Corio no- 
mina la Torre Daisclla che era in questo 
luogo fin dall'anno 1163: la torre esiste tut- 
tavia, benché mozzata, e serviva a proteg- 
gere lo sbarco sulla costa del Fanzago , 
quando le acque dell'Adda, delle morticele 
che costituivano l'antico lago Gerendo e del 
Pulignano toccavano quella costa, che sten- 
devasi da Monte Albano, Cornelia, fino al 
Palazzetto. La Torretta (vedi) era dunque 
luogo di sbarco di pescatori ; e tali dove- 
vano essere gli abitanti di questo luogo in 
quei tempi; al prosciugarsi delie morticele 
dovettero cambiar mestiere e si fecero bar- 
caiuoli: ora che si vanno diradando anche 
i boschi, si trovano in cattive condizioni e 
bisogna che traggano sostentamento da 
altre occupazioni. 

'Isola. (Vedi Dossi). Essendo stato il nostro 
territorio adiacente all' Adda ed al Po nei 
tempi antichi tutto allagato, avveniva che 
qua e là, di mano in mano che le acque 
si ritiravano, rimanesse allo scoperto qual- 
che tratto di terreno, sul quale i pescatori, 
i boscaiuoli edificarono le loro capanne ed 
in seguito anche case. Questi luoghi total- 
mente o quasi circondati dall'acqua o dai 
pantani ed erbe palustri, venivano con tutta 
ragione denominati Isole. 

Isola Alta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Landi, da cui dista 
circa 2000 metri nord-ovest. Forse 1' Isola 
Partegida (vedi). In tal caso vi possedeva 
un Roglerio fedele dell'imperatore Ottone III. 
Con Isola bassa (vedi) fa abitanti 175. 

Isola Bassa. Frazione del comune e 
della parrocchia di Caselle Lantli, da cui 
dista circa 1800 metri ovest. (V. Isola Alta). 

Isola Balba. Frazione del comune e 
della parrocchia di Mulazzano, da cui dista 
circa 1500 metri sud. Vi passa il Sillero. 
Trae origine dalla romana famiglia Balbi. 
Onde il Gabbiano : 

Scorgi più innanzi l' Isola de Balbi 
Progenie illustre, sia che balbi o blesi 
Fossero gli avi, ovver scesi dal monte 
Che un antro offri cortese a Massinissa, 
L'ira fuggente di Siface e il ferro. 

Nel secolo XII questo luogo era dei signori 



di Salarano. e lo tenevano a feudo dai ve- 
scovi di Lodi unitamente a moltissimi altri 
luoghi del Lodigiano. La sua chiesa l'anno 
1261 pagò una taglia di soldi 2 e mezzo , 
imposta dal notaio Guala legato del Pon- 
tefice , al clero lodigiano. Era nella Pieve 
di Mulazzano. Il 15 giugno 1265 Basiano 
Casetti, console di Giustizia, emanò una sen- 
tenza a favore di Piniano Dolcino contro 
Ambrogio rettore di Isola Balba. Questi beni 
il 2 agosto 1627 furono dati in feudo ai 
Brivio , mutati nello stesso anno in mar- 
chesato. Fu trovato un corno d'alce nelle 
vicinanze di questo villagio nella ripa destra 
della Muzza , descritto dal Breislack nella 
Descrizione Geologica della provincia di 
Milano. Nel 1633 faceva comune con Ron- 
comarzo. Vi godevano un livello di L. 237 
sopra pertiche 326, le monache di S. Gio- 
vanni Battista di Lodi, che all' atto della 
sopressione di questo monastero, 22 aprile 
1785, era pagato dal marchese Giov. Bat- 
tista d'Adda. 

Isola Balba. 30 a roggia che esce dalla 
Muzza sotto la levata Rigoletta, della por- 
tata di oncie 16. 

Isola Bella. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi. Al tempo del censimento 
(31 dicembre 1881) aveva tre abitanti. Ora 
è stata distrutta dall' Adda. Era proprietà 
di Giovanola Pietro. 

Isola Caprera. (Vedi Caprera). 

Isola Carolina. Frazione del Comune 
di Lodi e Chiosi; parrocchia di S. Lorenzo. 
Abitanti. 21. È ai piedi delle mura di Lodi 
e della costiera del promontorio su cui è 
fabbricata ia città lungo la strada di cir- 
convallazione tra Porta Milano e la bar- 
riera V. E. Così denominata dalla moglie 
di Francesco I, nell'occasione della sua ve- 
nuta in Lodi l'anno 1825. Proprietà vedova 
Lombardo. 

Isola eli Coi^eclello. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Bertonico , da 
cui dista circa 1600 m. ovest, sulla strada 
cremonese. Chiamasi anche Isola S. Antonio. 

* Isola Fnlclieria. Non è contraddetto 
da storia alcuna che vasta superficie di 
suolo nella Lombardia si chiamasse Isola. 
Fulcheria. Questo nome di Isola Fulcheria o 
di Fulcherio rimonta ai tempi dei Longo- 



120 



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bardi, e vuoisi che il re Grimoaldo, prima 
ariano, poi fatto cattolico, alzasse in que- 
st'isola UDa chiesa dedicata a Sant'Ales- 
sandro. Come poi quel terreno si chiamasse 
isola non è difficile immaginarlo: era cir- 
condato dai fiumi. Perchè il nome di Ful- 
cheria o di Fulcherio derivasse, lo si ca- 
pisce considerando la suddivisione del suolo 
fatta dai re Longobardi fra i loro duci 
coli' investirli del dominio di questa o di 
quella terra, ed è congetturabile che un 
capitano Fulcherio desse il suo nome all'as- 
segnatagli regione. La maggior parte degli 
scrittori danno per confini a quest' isola il 
Serio a levante e l'Adda a ponente, e di- 
scordano molti nello stabilire i confini set- 
tentrionale e meridionale. Fu della contessa 
Matilde, che la concesse a Cremona, causa 
di guerre tra quella città e la vicina Crema. 
Federico Barbarossa la conferì a Tinto dei 
Tiriti Muso de Gaia., cremonese, architetto 
ed ingegnere militare, che lo aveva servito 
nelle fortificazioni di Lodi e nell'assedio di 
Crema. Nel mese di ottobre del 1188 l'im- 
peratore Federico, volendo determinare la 
giurisdizione, se quest' isola era una regalia 
oppure apparteneva alla città di Crema, 
destinò alcuni suoi ministri, i quali difen- 
dessero le ragioni imperiali contro i Cre- 
maschi, avanti a tre giudici della corte. 
L'imperatore vantava di sua piena giuri- 
sdizione: A z anitra j Torlinum^ Palatìunij 
Mons. Vallianum, Bagnolunij Clevumutrun- 
quej Placianimij salvo jure Laudensiunij 
qitod habet in Placiano Capregnanega s 
CredariOj Rovereto , MoscacianOj Monsto- 
donunij Gomedunij Rivoltella et Rivolta,, 
Umbrianum, Sanctus Laurentium et San- 
tus Andreas j et totani hoc quod est extra 
fossatunij et suburbium Creme. — Il ven- 
ticinque agosto 1191 l'imperatore Enrico VI 
fece cessione ai Cremonesi dell'isola di Ful- 
cheria con atto eretto presso S. Salvatore di 
Pavia. Lo stesso imperatore poi il 5 marzo 
1195, sulla piazza di Porta Torre in Como, 
cimi lancea et cunfanone quem in sua manu 
tenebatj investì Girardo de Zaneboni, Tata- 
manzio de Guidardi, e Oddone de Medolate, 
consoli del comune di Cremona, dell'isola 
Fulcheria. In quest'atto è fatta menzione 
anche dei particolari del confanone con cui 



l'imperatore solennizzò l'investitura « coì 
fanonus vero cum quo cos investivit eri 
rubeus habens crucem albam intus » er 
rosso con croce bianca nel mezzo. In qu< 
sta plaga piuttosto vasta di Lombardia n< 
vediamo per volgere di secoli riprodur 
fatti memorandi e credo nessun'altra ( 
Lombardia sia stata teatro di altrettanj 
guerreschi avvenimenti. Al vertice di un 
delle torri di un villaggio di Gerra d'Add 
può lo storico fissare il luogo ove nell'ann 
1158 i Milanesi contrastarono alla form; 
dabile oste del primo Federico il pont 
dell'Adda presso Cassano respingendolo sin 
alla terra di Cornegliano; il luogo, ove 
due anni dopo, lo stesso imperatore strins 
Crema d'assedio per oltre sei mesi; il luoge 
ove, due secoli dopo, i Della Torre ebber 
la peggio dai loro rivali, i Visconti, dov 
l'immanissimo Ezzelino da Romano, cui g! 
astrologi predissero funeste le rive del 
l'Adda, rimase ferito ed ebbe a morin 
undici giorni dopo a Soncino. Da quell; 
torre può scorgere l'erudito osservatore 
campanili ed i gruppi di case di Treviglio 
Vailate ed Agnadello che rammentano la vit 
toria di Luigi XII sui Veneziani; più il 
giù verso il Serio gli si presenta la su 
perba cupola del Pellegrino che richiami 
la sconfitta delle venete schiere, operati 
da Francesco Sforza, presso il vicino borge 
di Caravaggio. In età meno lontane, s! 
possono accompagnare col pensiero riellr 
vasta ciottolosa pianura le mosse ardita 
del sempre trionfante Eugenio di Savoja 
vinto alla sua volta l'anno 1705 dal prin- 
cipe di Vandóme, e le gagliarde resistenze 
e la sconfitta dell'esercito francese, vinte 
dagli xVustro-Russi, il 27 aprile 1799. Quante 
memorie! (Vedi Gerra d'Adda). 

Isola Muzzana o Maggiore. Fra- 
zione del comune e della parrocchia di 
San Zenone al Lambro, da cui dista circa 
400 metri al sud, sulla sinistra del fiume; 
Ab. 205. L'anno 1658 il feudo di Ceregallo, 
San Zenone ed Isola Maggiore venne con- 
ferito a Gregorio Visconti , marchese di 
Sant' Alessandro in Lomellina. Proprietà 
Caccia, e Dorminioni conte Annibale. 

* Isola Kammo IiaL>ioso. (Vedi 
Rammo Iiabioso). 



LA 



LA 



127 



Isola Sant'Antonio. Vedi Isola di 
Ceredello. (Vedi Dossi). 

[sola. San Sisto. Fraziono del comune 
e della parrocchia di San Rocco al Porto. 
Forse l'antica Insula Roncarteli (Vedi). In 
questo caso fu donata da Enrico III re 
d'Italia, il 31 ottobre 1061, al monastero di 
S. Sisto e Fabiano di Piacenza (Vedi Dossi). 

jsolina. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Montanaso Lombardo, da cui 
dista circa 4 chilometri. Abitanti 50. Pro- 
prietà casa Bagatta di Milano. 

"solina. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa 2400 metri sud. Abitanti 9. È sulla 
sinistra riva del Po. Proprietà Traversi. 

'solone. Frazione del comune e della 



parrocchia di San Rocco al Porlo, da cui 
dista circa 1300 metri ovest. Abitanti 240. 
È racchiuso dal Po a mezzo giorno e da 
un suo ramo dalle altre parti. Comprende 
alcuni paeselli, quali S. Benedetto, S. Giu- 
seppe, San Giuliano, San Martino, San Se- 
rafino. Località soggetta alle esondazioni 
del fiume: — 30 maggio 1879 « Campagne 
inondate , coltivazione bachi perduta , le 
case trovansi immerse sino al piano supe- 
riore; i gelsi stanno sott'acqua ». Non è 
che uno dei tanti esempi. Proprietà Fer- 
rari, Cremonesi e Marinoni. 
Italia. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Boffalora d'Adda, da cui dista 
circa 4 chilometri. Abitanti 7. Proprietà 
Mazzucotelli. Dicesi anche Bell'Italia. 



L 



Labione. Nome perduto di un luogo 
vicino a Salerano sulla riva del Lambro 
petia una prati jacenlis prope Salar anum 
iuxta flumen Lambrij ubi dicitur a La- 
bione. 22 Giugno 1167. 

Laerieto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Meletti. 

Ladina. Era frazione del comune e della 
parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui di- 
stava circa 2300 metri nord. Nome di de- 
rivazione Romana. In Lodi vi fu la fa- 
miglia Ladina, un cui membro fu vescovo 
della città sul finire del secolo XII (Ar- 
derico). 

Lago Barilli. Era frazione del co- 
mune e della parrocchia di San Fiorano, 
da cui distava breve tratto. Trae il nome 
dal Lago Barilli che ivi anticamente esi- 
steva. (Vedi Barilli). 

Lago di Selvaporto. (Vedi Selva- 
porto). 

Lago del Mezzano. (Vedi Mez- 
zano). 

Lago Negro. (Vedi Nosela). 
Lago di Robecco. (Vedi Robecco). 
Lago di Galgagnano. (Vedi Gai- 
gag nano). 

Lago di Arcagna. (Vedi Ar cagna). 



* Lago della Faissa. (Vedi B ar- 

gano). 

* Lago Comnello. (Vedi Bargano). 

' Lago Paldeningo. (Vedi Palde- 
ningurn). 

* Lago di Cerreto. (Vedi Prada). 
Lambara. Frazione del comune e della 

parrocchia di San Zenone al Lambro, da 
cui dista circa 700 metri sud. Trae il nome 
dall'essere vicinissima alla sinistra riva del 
Lambro. Una volta si chiamava Caccia. 

* Lambrello. (Vedi Barilli). 
Lambro. 

« Dall'occidente all'austro il Lambro scorre 
E le terre Lambrane e le campagne 
Di Sant'Angelo bagna 

E che dirò delle lambrane trote 

Col vitel gareggianti e col cappone? ». 

G. Gabiano Laudiade. 

È il secondo fiume del nostro territorio. 
Lamber, Lambrum. Entra esso nel nostro 
territorio dopo Melegnano presso Villarossa 
verso il confine occidentale, e scorre quasi 
parellelo alla Muzza, toccando Salerano, 
Vidardo, Sant'Angelo, ove s'unisce al ramo 
meridionale proveniente da Zibido e Torre 
d' Arese in provincia di Pavia, ramo che 



128 LA 



ha origine allo scaricatore destro del Na- 
viglio Grande in vicinanza di San Cristo- 
foro, poco lungi da Porta Ticinese a Milano. 
Passa a ponente ed a sud di Borghetto, a 
nord di S. Colombano, e prosegue segnando 
il confine sud ovest fino al suo sbocco in 
Po nelle vicinanze di corte Sant'Andrea. 
Riceve presso Melegnano l'Addetta (scari- 
catore della Muzza) (vedi) la quale esce 
a Paullo fra Ceregallo e S. Zenone; entra 
in parte nel cavo Lorini, e il di più per 
scaricatore sbocca appunto nel Lambro a 
Colturano. Anche il Lambro serve di col- 
lettore a molta parte delle acque di scolo 
del versante occidentale del Circondario. 
Il decorso del Lambro nei nostro territorio 
è di circa chilometri 44 e la sua caduta 
metri 35,466 con una pendenza media per 
chilometro di metri 0,89 a metri 0,52. (Que- 
sto fiume alla sua foce segna metri 45,259 
sul livello del mare ; a San Colombano 
metri 54,664; a Vidardo metri 64,034; a 
Salerano metri 68,904; a Melegnano 78, a 
Lambriate 118, a Monza 151; 259 fra i 
laghi del piano d'Erba). Altre volte non 
era così: venendo esso ricchissimo d'acque 
da quel lago che già occupò il piano di 
Erba, s'avvallava a quella profondità che 
da noi è segnata dalle costiere dove sor- 
gono San Zenone e Vìllarossa, Salerano e 
Monte Oliveto. Vidardo e Galeotta, S. An- 
gelo, Monteguzzo e San Colombano; quivi 
lambendo a destra i colli si gettava nello 
avvallamento padano ben più innanzi che 
ora non fa, fino a Noceto, perciocché que- 
sto accorciare di corso è naturale movi- 
mento dei nostri fiumi tributari del Po. 
Nel 6° secolo il Lambro era atto alla na- 
vigazione e serviva per condurre il sale 
da Venezia a Milano, bagnava la villa di 
Orio e giungendo a Somaglia quivi entrava 
nel lago Barilli e passando infine non luugi 
da Fombio seguiva il suo corso per la 
Mortizza,, che altro non è che l'antico suo 
alveo abbandonato. E perchè il Lambro 
procedendo da Orio alimentava il suo lago 
Barilli, così è che nelle antiche memorie 
leggesi chiamato talvolta anche Oriolo e 
talvolta Lambrello. Le sue rive furono ri- 
petutamente contrastate dai Lodigiani ai 
Milanesi c Pavesi, pretesto di accanitissime 



LA 



lotte nei secoli XII e XIII. L'anno € 
dell'era presente, anno memorabile in ci 
la guerra civile pose l'orribile suo teatr 
in queste parti, mentre Ottone veniva prc 
clamato imperatore a Roma, Vitellio, eh 
dalle Gallie gli contendea la corona, spec 
a questa volta Cecinna suo generale eh 
rotti sul Cremonese i pedoni Ungheresi, t 
Ottone , fece prigioni oltre a mille alti 
soldati non lungi dalla foce del Lambr( 
L'anno 476, Odoacre, poco lunge da quest 
fiume da esso guadato, diede l'ultimo croi 
al tarlato colosso Romano, offrendo ba 
taglia ad Oreste padre di Romolo Augu 
stolo, accampato ai piedi del colle di S. Ce 
lombano. Gli Eruli, tutto ponendo a rovins 
lasciarono al luogo il nome di campo ru\ 
nato, che in memoria del fatto tutt'or. 
conserva, e la villa vicina con ispirazion 
religiosa venne chiamato campo S. Rinald 
ora campo Rinaldo. Sulla destra di quest 
fiume nella campagna sottoposta al castell 
di Montemalo (Orio Litta) ebbe luogo 1. 
battaglia data dai Valvassori Milanesi 
dai Lodigiani all'arcivescovo Eriberto d' In 
timiano colla sconfitta di quest'ultimo (1025 
(Vedi Cantonale). Fin dal secolo X i vei 
scovi di Lodi avevano diritti di pesca nell< 
acque di questo fiume, ed il comune di Lod 
vi esercitava il diritto di pedaggio per 1< 
navi che ne risalivano la corrente. Ne 
secolo XII tra il comune di Piacenza < 
quello di Lodi verteva una lite appunti 
per l'acqua, il pedaggio e le chiuse de 
Lambro: nel gennaio 1173 i rappresentant 
dei due comuni si abboccarono per deci 
dere la vertenza. Da alcune testimonianz( 
assunte noi ricaviamo che fino dai tempi de 
l'antica Lodi si esigeva per il comune c 
Lodi cinque soldi di danari vecchi e du< 
pani di frumento, a titolo di pedaggio, dalle 
navi che rimontavano il fiume; che dette 
pedaggio si esigeva quando a Ceretaj su 
quel di Orio, quando a Mombrione (S. Co 
lombano) e quando a Salerano; che i co 
lettori della città in quel tempo erano quat 
tro, Bernardo Fornaio, Terzallo, Pietro e 
Faciolo di Rovereto. — Il 29 dicembre 1176 
si hanno altre testimonianze deposte nella 
Cattedrale di Piacenza in favore del ve- 
scovo di Lodi sul diritto di pesca nelle 



LA 



LA 



120 



acque del Lambro in mezzo alla corte di 
Roncaglia, contro le pretose del conte An- 
rico di Montecucco: i pescatori già da cin- 
quanta e più anni confessano di avere 
esercitata la pesca liberamente, tanto sopra 
che sotto la corte di Roncaglia, pagando 
il debito censo al vescovo di Lodi fin verso 
1162 circa, nel quale anno il suddetto conte 
fece costruire una specie di fortificazione 
detta batefredum sul fiume, e ne proibì 
la pesca. Un Pietro Traburcio di Codogno, 
testimonio, asseriva: « Ricordo benissimo 
ed ho veduto A.rderico vescovo di Lodi, 
morto circa cinquantanni sono, e molti 
suoi successori, come Giovanni, Allone, Gui- 
done e Alberico, il vescovo che è morto, 
(Sant'Alberto dunque non godeva gran fama 
in quei tempi) tenere quietamente per sè 
e i suoi messi l'acqua e la pesca del Lam- 
bro dai Ronchi di Monte in giù, fino a 
Cogullo; e non vidi mai, nò ho udito che 
vi avessero le pretese i conti di Monte- 
cucco, i quali da sedici anni fecero questo 
batefredo e una cepata nel Lambro per 
la guerra dei Cremonesi, occasione per la 
quale incominciarono a proibire la pesca. » 
Altri testimoni asseriscono che i pescatori 
davano la quarta parte dei pesci al ve- 
scovo od ai suoi messi, e qualche volta 
ne donavano anche ai conti , forse per 
propiziarseli, perchè nobiles et fortes sunt 
Comites. — Un figlio di questo Anrico, un 
altro Anrico, il 12 marzo 1221, ebbe sen- 
tenza contraria da Ajolfo, priore del mo- 
nastero di San Marco di Lodivecchio, de- 
legato di Papa Onorio III, sulle ragioni del 
lago Lambrello in favore di Ottobello Sof- 
fìentino, vescovo di Lodi. — Nel trattato 
di pace e di alleanza concluso tra il comune 
di Lodi e quello di Milano il 28 dicembre 
1108 leggesi che da Melegnano al Po non 
vi poteva essere nè ponte nè porto sul 
Lambro senza licenza dei Lodigiani , ed 
inoltre: Nec operam dabunt ut laudenscs 
omittant prefalum portum (di Lodi). Et bona 
fide adiuvabunt manutenere portum in ci- 
vitate Laude. Nec per hoc intelligatur ius 
qaod aquisitum laudensibus in acqua Lam- 

bri Et mediolanenses destrueni baie» 

fredos baltrescas aspoldos sancii Colom- 
bani et Coguzi et aliorum castrorum quos 



mediolanenses habent sete tenent in epi- 
scopalu Laudensi per comune vel per pi- 
visum vcl ecclesie. — Non sappiamo pre- 
cisare il tempo in cui il Lambro si accorciò 
il corso gettandosi nel Po a corte S. Andrea 
nè se ciò avvenisse artificialmente o natu- 
ralmente, ma sembra che ciò accadesse 
nel primo trentennio del secolo XIII, giac- 
ché in un istromento col quale i Lodigiani 
comperarono molti beni dai Milanesi posti 
a corte S. Andrea (vedi), il giorno 8 agosto 
1237, si dà per coerenza a questo luogo 
il fiume Lambro ed il Po. La mano dell'uomo 
sembra non fosse del tutto estranea in 
questa operazione. In questo modo il corso 
del fiume subì una sensibilissima modifi- 
cazione, e la sua deviazione sconcertò non 
poco i paesi e l'agricoltura nel vasto av- 
vallamento padano, non restandovi che mor- 
ticele qua e là ed un letto limaccioso detto 
prima Lambro mortOj che venne in seguito 
sfruttato per raccogliervi gli scoli scen- 
denti dall'alta cortina padana, e prese ap- 
punto il nome di Mortizza scolo. (Vedi). 
Gli imperatori di Germania, nel concedere 
amplissimi privilegi alla novella città di 
Lodi, fecero sempre speciale menzione del 
fiume Lambro. Enrico VI il 15 febbraio 
1100 e il 10 gennaio 1101 e Federico II 
il 23 novembre 1220 nel confermare i di- 
ritti acquistati dalla citià di Lodi, accen- 
nano a tutte le acque che scorrono nel 
nostro territorio « et spccialiter super ac- 
quavi Lambripontes hcdificare et construere: 
Cremona, Piacenza, Pavia e Milano non 
dovevano recar molestia a Lodi, non do- 
vevano costruire ponti, et spccialiter super 
aquam Lambri inferro presumant. Caduta 
Lodi sotto il dominio Visconteo , questo 
avocò a sè i diritti sullo acque, e F>arnal>ò 
Visconti, con istromento del 23 marzo 1350, 
fece dono all'ospedale di Sant'Antonio di 
Milano del diritto di pesca in questo fiume 
e nel Sillero, diritto che nel 1456 passò al 
nuovo Ospedal grande della metropoli lom- 
barda. — I Milanesi nel secolo decimoterzo 
tentarono parecchie volte di immettere le 
acque dell'Adda, nel Lambro a mezzo di 
fossati (Vedi Panperzutó) e dell'Addella, e 
ciò allo scopo di deviare la Muzza e la- 
sciare Lodi ed il suo territorio in secco ; 

17 



130 LA 



ma non riescirono a questa impresa, anche 
colla perdita di uomini e di denari non 
pochi. Le rive del Lambro, rese fertili, si 
chiamavano nei secoli XII, XIII e XIV 
col nome comune di rótockij come altre 
terre situate lungo le rive dell'Adda, del 
Sillero e del Brembiolo. Le acque del Lam- 
bro, come quelle dell' Adda, del Brembo e 
del Serio, essendo provenienti da regioni 
calcaree, contraggono la proprietà di ce- 
mentare le proprie ghiaie: sulle sue rive 
questa formazione geologica va continuando 
anche di presente. 

' Lanifero eli sotto. Era frazione del 
comune e della parrocchia di S. Colom- 
bano al Lambro. 

Lambro morto o meridionale. 
Ha origine allo scaricatore a destra del 
naviglio grande e in vicinanza di S. Cri- 
toforo, poco lungi da porta Ticinese a Mi- 
lano. Passa Pieve, Landriano, Zibido, Cerro, 
Torre d'Arese, ove per poco tratto serve 
di confine tra il nostro ed il territorio di 
Pavia, quindi tocca Monte ed a Villanterio 
si dirige a nord-est sboccando nel Lambro 
a Sant'Angelo Lodigiano. 

Ijambrozzo. Frazione del comune di 
Senna Lodigiann, nelle vicinanze di Corte 
Sant'Andrea. 

Lampugnana. Frazione del comune e 
della parrocchia di Casalpusterlengo. Trae 
il nome dalla famiglia Larapugnani feuda- 
taria di Casalpusterlengo. Abitanti 4L Pro- 
prietà dottor Cesaris. 

Lancianum. (Aprile 1147). Apparte- 
neva alla plebe di Mulazzano. (V. Lanzano). 
Lanfroja. Frazione del comune di Mas- 
salengo, da cui dista circa 1000 metri nord- 
est. Parrocchia di S. Martino in Strada. Abi- 
tanti 62. Antico possedimento della Mensa 
Vescovile di Lodi, che nei secoli XII, XIII 
c XIV teneva affittato a diversi partico- 
lari, tra cui un Lanfroium che diede il 
nome attuale al luogo. Riescite con questo 
modo le terre a buona coltivazione, il ve- 
scovo Carlo Pallavicino, vedendo la diffi- 
coltà che s'incontrava nell'esigenza degli 
affitti , riunì diversi sedumi in una sola 
possessione, fabbricando apposita cascina, 
o concesse il tutto a livello al conte Teo- 
doro Triulzio (28 luglio 1478). Dai Triulzi 



LA 



passò al Luogo Pio, da essi fondato. Ne 
1G33 faceva comune con Priora. Proprietà 
L. P. Triulzi. 

Lanzana. 17. a bocca che esce dalla Muzza 
sotto la levata della Muzzetta, della por- 
tata di oncie 12. 

Lanzano. Frazione del comune di Tri- 
biano, da cui dista circa metri 1500 sud 
in vicinanza del confine milanese, parrocchia 
di S. Barbaziano. Abitanti 310. Lancianum 
(vedi). Giacomo Gabiano vuole che il luogo 
prendesse il nome: 
. . . Dai lancier Lanzano 
Che dai folti acereti, e tronchi e rami 
Pei giavellotti appresta e per le. lancie. 

Era anticamente nella Pieve di Mulazzano 
(1147). L'anno 1022, mese di maggio, Lan- 
franco del fu Arialdo di Lanzano vende a 
Giovanni prete de ordine della Pieve di 
San Stefano del luogo di Mulazzano una 
masseria con terra e servi in Marcanugo, 
(vedi) dentro e fuori del castello di Lan- 
zano. Sul principio del secolo XIII un Do- 
menico Burro aveva usurpato i beni della 
chiesa di Lanzano, e fu ridotto all'obbe- 
dienza e costretto alla restituzione da Mon- 
signor Ottobello Soffientino nel 1220. Nel 
1260 Monsignor Dongiovanni Fissiraga in- 
vestì delle decime di Lanzano l'arciprete 
di S. Naborre, Guglielmo di Gudio di Lodi. 
L'anno dopo la sua chiesa nella Pieve di 
Mulazzano pagò una taglia di denari 16 
imperiali, imposta dal notaio, Guala legato 
del Papa, al clero di Lodi. L'anno 1633 
faceva comune da sè. Questo feudo unita- 
mente a quello di Zoate il 31 agosto 1674 
fu concesso a Pietro Villani Nerati, lodi- 
giano, mutato poscia (3 agosto 1688) in 
contea. Ha oratorio dedicato a Ss. Gervaso 
e Protaso. Proprietà Mangiagalli, Butta- 
fava, ing. Anelli. 

* Lardaria. Curtis cum castro noviter 
incoatum: vi hanno terre fruttifere, la selva 
Forinola, paludi, peschiere sull'Adda, e i 
lago Paldeningo (11 giugno 1052; 31 ot- 
tobre 1061) (Vignati). (Vedi Larderà). 

Larderà. Frazione del comune di Corno 
Vecchio, da cui dista 1700 metri nord-esf; 
parrochia di Maleo, da cui dista circa 3500 
metri sud-est sulla destra costiera dell'Adda. 
Abitanti 220. Lardarla. L'anno 874 venne 



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il suo territorio donato dall'imperatore Lodo- 
vico II al monastero di S. Sisto di Piacenza. 
Nel 1052 si stava costruendo il castello e 
vi era vicina una selva chiamata Forinola 
coerente ad un lago chiamato Paldeningo. 
Diceva Adeleida, abbatessa di questo mo- 
nastero: Abcmus etdetinemus a proprietate 
ipsius monasteri Curte una que nomina tur 
Lardaria cum Castro noviter inchoalwn 
cum ierris arabilis et pratis cum pascuis 
silvis maioribus et minoribus, paludibuSj 
piscationibus, universisque rebus ad ipsam 

curtem pertinentibus et situa que nomi- 

nalur Forinola seu lacuni unum qui no- 
minatur Paldeningo iuxta ipsam silvani 

positis in comitatu Laudense Nel 1001 

31 ottobre, Enrico III, re d'Italia concesse 
a quel monastero tutte le terre che si 
estendono dal Corno a Larderà tra Adda, 
Po e l'isola di Roncariolo. 11 vescovo Al- 
berico del Corno investì (22 ottobre 1181) 
l'abate del monastero di San Sigismondo 
di Cremona della chiesa di S. Margherita 
di Lardaria o Lardara, colla possessione 
e le decime annesse, col patto di pagare 
annualmente cinque soldi imperiali (L. 50 
italiane), di essere fedele al vescovo di 
Lodi, osservarne gli interdetti, di venire 
alle sue sinodi ed ai suoi capitoli e recarsi 
per i battesimi alla plebe di Meleto: che 
i suoi chierici debbano essere promossi 
ai sacri ordini dal vescovo di Lodi e di 
tenere sì per lui che pei suoi successori 
una cena, l'alloggio per una notte ed un 
pranzo per il giorno seguente per il ve- 
scovo e per 14 persone del suo seguito. 
La tenuta di Lardaria fu il 16 luglio 1385 
concessa da Barnabò Visconti al conte 
Guglielmo Bevilacqua: essa faceva parte 
della contea di Maccastorna (vedi). L'anno 
1450 il vescovo Bernerio investì il conte 
Onofrio Bevilacqua anche delle decime di 
Larderà. Nella seconda metà del secolo XVI 
passò in feudo ai Triulzi per il matrimonio 
della contessa Giulia Bevilacqua con un 
Triulzi; essendo poi nel 1G78 morto il prin- 
cipe Teodoro Triulzi senza prole mascolina 
il feudo passò al conte Giovanni Barbiano 
Belgioioso, la cui famiglia possedeva già 
questo luogo per il matrimonio della con- 
tessa Barbara Triulzi maritata Barbiano 



Belgioioso l'anno 1625, infeudato il 17 agosto 
1685. Del resto i Belgioioso e precisamente 
Enrico IV, marchese di Maleo, conte di 
Pizzighettone, era signore di Lardara ancho 
nel 1580 come rilevasi da un' iscrizione esi- 
stente nel palazzo di Belgioioso. La chiesa 
di Santa Maria di Lardara, distante 200 
passi dal cascinaggio (sud) venne demolita 
nel 1770, per dare maggior estensione ad 
un'aia. È dubbio che un giorno fosse unita 
di parrocchia, come lo era di feudo, a Mac- 
castorna e Cornovecchio. Faceva comune 
da sè, per cui fu unita a Cornogiovine; nel 
1816 tornò ancora a far comune da sè, poi 
fu riunita a Cornogiovine; indi a Corno- 
vecchio. Ha un oratorio dedicato a S. Mar- 
gherita. Propr. march. Stanga di Cremona. 

* Hiarclirago Nome perduto di un luogo 

nel territorio di Mulazzano cui est a monte 
ecclesie sancti Stephani (12 settembre 1213). 
Fu dei Cernuscoli, nobile famiglia lodigiana. 
estinta nella prima metà di questo secolo. 

* Largirà, locus, è nome di un porto sul- 

l'Adda presso la contradadi Benesedo (marzo 
1094, maggio 1103). Era proprietà dei mo- 
naci Benedettini e quindi dei Cisterciensi 
di Cerreto. È a credersi che fosse l'attualo 
Casellario, dirimpetto a Soltarico, ove fa- 
ceva capo l'antica strada Roraea, diretta 
da una parte a Cremona e dall'altra a 
Lodivecchio ed a Milano. A questo porto 
facevano capo le strade della Gerra d'Adda 
e vi godevano il dazio i signori di Sabbione 
ceduto in seguito ai Cistercensi di Cerreto. 
Larzino Nome perduto di un luogo nel 
territorio di Bargano. Vi possedevano i 
Sommariva; 15 novembre 1371. 

* Lari/bione. Nome perduto di un luogo 

nel territorio di Valera. Si legge in un 
istromento del mese di agosto 1122, perii 
quale Arialdo di Gavazzo concede in livello 
perpetuo a un Guifredo di Salarano quattro 
pezzi di terra nel territorio di Valera. 

* Laxiclesaiia, Laudexana. Nome 

antico, che comprende tutto il territorio 
del contado Laudense (22 Febbraio 1146, 
giugno 1152). 
' Laurentiaga locus. Nome perduto di 
un luogo del nostro territorio. Vi posse- 
devano i monaci di S. Pietro di Lodivecchio 
(18 novembre 072). 



132 



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Lavagna. Frazione del comune di Comaz- 
zo, da cui dista circa tre chilometri nord- 
ovest. Parrocchia sotto il titolo di San Bas- 
siano vescovo, del vicariato di Paullo, anime 
050. È la terra più settentrionale del circon- 
dario. Il 22 marzo 885, Gerardo vescovo 
di Lodi, cambiò con Pietro II, abate del 
monastero Ambrosiano, alcune terre nel 
paese e fondo di Lavagna, in fondo vico 
Levania, con altre terre nel paese e fondo 
di Rossate di diritto al monastero di Scin- 
oteli Marice Auruni. Si trova menzione di 
questo luogo in altro documento del 25 
gennaio 970, quale coerenza di alcuni beni 
di Rossate, campo cura ex-parte casteneto 
dicitur in Levaniaj, beni cambiati dal ve- 
scovo di Lodi Aldegrauso con Riccardo, 
decumano della chiesa di San Giorgio in 
palazzo di Milano: anzi è a credersi che 
in questa occasione questo luogo passasse 
pure alla detta chiesa giacche nel 1146 i 
beni di Lavagna spettavano ancora alla 
chiesa di S. Giorgio in palazzo di Milano. 
In un documento del 7 giugno di que- 
st'anno si leggono i nomi di diversi campi 
posseduti da quella chiesa, quali: badaroxo... 
prope morgolam ; in seibuga; alevaga; 
redundelo : ed altri. Di questo luogo Jacopo 
Gabbiano cantava: 

, . . , Lavagna 

Dal fuimicel che i campi irriga, e il vello 
Lava ed imbianca al gregge; alcun tal pensa; 
Ma scender da Lavinio il volgo crede. 

L'anno 1261 la sua chiesa, nella plebe 
di Dariano , pagò denari 8 di taglia, im- 
posta al clero di Lodi dal notaio Guala , 
legato del Papa; fu occupata dai Torriani 
nella guerra contro i Visconti (1279). Nel 
1295 Matteo Visconti ritirandosi col suo 
esercito da Lodi si portò in questo luogo, 
da cui il 29 giugno partì riconducendo 
l'armata a Milano; l'8 giugno 1302 si ac- 
camparono le forze dei Collegati capitanati 
da Alberto Scotto, signore di Piacenza, con- 
tro Matteo Visconti, provenienti da S. Mar- 
tino in Strada. Nel 1475 un Maffiolo Veggio 
di Lavagna era decurione al Concilio gene- 
ralo di Milano. Nel 1509, mese di aprile, venne 
devastato dai Guasconi, unitamente a Zelo, 
Merlino, Vaiano, Cervignano, Paullo,ecc.ed il 
21 dello slesso mese vi alloggiò la compagnia 



di Monsignor Aubigny, a carico del paese] 
Nel 1590 il vescovo Lodovico Taverna le 
unì la soppressa parrocchia di S. Biagio 
di Rossate. Erano feudatari di Lavagna i 
Girami, a cui venne confermato il feudo 
nel 1583, indi questo luogo passò agli 
Anguissola Comneno per istanza di un mem- 
bro di questa famiglia, il conte Carlo; l'anno 
1728 il cardinale Benedetto ErbaOdescalchi^ 
arcivescovo di Milano, donò alla parroc- 
chiale di Lavagna il corpo di San Ci- 
riaco. La prima domenica di novembre 
di quest'anno il corpo fu trasportato solen- 
nemente dalla chiesa di S. Pietro in Gessate 
di Milano a quella di Lavagna. Funzionava 
un padre Anguissola dell'ordine cisterciense 
parente del feudatario. Dagli Anguissola 
per eredità materna pervenne nella famiglia 
Ghisalberti, indi nella casa Visconti di Mi- 
lano che tenne il luogo fino all'estinziono 
dei feudi. Queste parti sono notevoli per 
la coltivazione su vasta scala del riso e 
dei gelsi. Ha un collegio di religiose ter- 
ziarie domenicane. In principio del paese 
esisteva un piccolo oratorio detto di Santa 
Maria, distrutto sulla fine del secolo scorso 
con annesso un piccolo monastero che 
aveva la sua casa madre in Vailate. 
Proprietà eredi fu ingegnere Baser ; fa- 1 
miglia Cervieri fu Cesare; famiglia Ferrari. 

Lavagna. Frazione del comune e della 
parrocchia di Lodi Vecchio, da cui dista 
circa 1500 metri est. Abitanti 68. Proprietà' 
Cornegliani Pietro. 

Xavagnino. Era frazione del comune 
di Lodi Vecchio, da cui distava circa 1500 
metri est. 

La 'Vallo. Frazione del comune e della 
parrocchia di S. Stefano al Corno. In questo 
luogo il cardinale Michele Bonelli, Alessan- 
drino, commendatore dell'abbazia di S. Ste- 
fano fece appiccare un ladro. Chiamasi 
anche Val de Forchi (vedi). 

Xavanderio. Era un luogo nel terri- 
torio di Castiglione d'Adda, probabilmente 
in riva all'Adda; se ne ha memoria sotto 
il 15 marzo 1187 e 25 maggio 1189. 

Xavellum. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Codogno; confinava a mez- 
zogiornocol Guardalobbia. (24 ottobre 1166). 

Luzzara, Frazione del comune e della 



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parrocchia di Montanaso Lombardo, da cui 
dista circa 540 metri nord. Abitanti oG. E 
nello bassure e sulla destra dell'Adda. Nome 
di una famiglia lodigiana, ora spenta. Pro- 
prietà Stallini Giovanni. 

Lazzaretto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Mulàzzano, da cui dista breve 
tratto verso est lungo la strada Pandina. 

Lcccama. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 1200 metri nord. 
Abitanti 9. Trae il nome dalla famiglia 
Leccami, lodigiana. Ora vi possiede l'Ospe- 
dale Maggiore di Lodi il quale alienò buona 
parte di questo fondo al comune di Lodi, 
onde formare la piazza d'armi per le evolu- 
zioni di cavalleria. Prima del 1789 era par- 
rocchiaclella Maddalena; in quell'anno passò 
alla Fontana. 

Leccama, (Vedi Mulazzana e Leccamo). 

Ledosa. Nome perduto di un luogo nel 
basso lodigiano (5 settembre 991 e 1 mag- 
gio 997). Vi possedeva un Roglerio, fedele 
dell'imperatore Ottone III. 

Leona. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Cerro al Lambro da cui dista 
metri 900. Circondario di Milano diocesi 
di Lodi. Abitanti 71. Proprietà conte Aldo 
Arnioni. 

Letizia. Provincia di Cremona, comune 
di Pandino; diocesi di Lodi, parrocchia di 
Nosadello, da cui dista circa un chilometro. 
Abitanti 10. Proprietà Basi. 

Levania vicus. (Vedi Lavagna). 

Levata. Frazione del comune di Marudo, 
parrocchia di Vidardo, da cui dista circa 
un chilometro. Abitanti 11. Proprietà Casa 
Maggi. 

Linasco locus ubi Linassco dicilur. Era 
nelle vicinanze di casale Lupano e di S. Vito. 
Rolinda, vedova di Ilderado da Comazzo, 
il 24 maggio 1044, fece dono della terza 
parte di questo luogo e di quella di molti 
altri, al vescovato di Lodi. 

Linato. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Paullo, da cui dista circa 250 
metri nord-est. Abitanti 24. Nome antichis- 
simo di desinenza particolare alla Lom- 
bardia. Linascum (24 maggio 1044). Pro- 
prietà Lazzaroni di Milano. 

* Lin tignola. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Casale Lupano (24 maggio 



1044). Rolinda, vedova di Ilderado da Co- 
mazzo, lece dono della terza parte di questo 
luogo e di molti altri nello adiacenze di 
Si Vito e di Casale Lupano , al vescovato 
di Lodi. 

Lisone. Frazione del comune di S. Angelo, 
Lodigiano, parrocchia di Vidardo , da cui 
dista circa un chilometro. Abitanti 5G. Trae 
il nome dal flumicello Lisone ebe sbocca 
nel Lambro a poca distanza da S. Angelo, 
(nord). Proprietà casa Maggi. 

Lisone (Luoconum). Fiumicello proveniente 
dagli scoli di Quinto Sole, (Milano) tocca 
Locate, Carpiano, Locate, Bescapè, Villar- 
zino, dove entra nel territorio Lodigiano, 
passa a ponente di Caselle Lurani e mette 
nel Lambro a circa 700 metri a monte di 
Sant'Angelo Lodigiano. 

Livelli. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa 2200 metri sud ovest. Ab. 43. È nelle 
bassure del Po, in vicinanza di Corte San- 
t'Andrea. Proprietà Cabrini, Grossi, Zana- 
boni, Penna. 

Livelli. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Maccastorna, da cui dista circa 
1600 metri sud-est. Abitanti (V. Porto). 
Proprietà marchesi Bevilacqua. 

Livelli eli ( ascile Lurani. Fra- 
zione del comune e della parrocchia di Ca- 
selle Lurani, da cui dista circa 250 metri. 
Abitanti 47. 

Livelli di Mairano. Frazione del co- 
mune di Casaletto Lodigiano, da cui dista 
circa tre chilom. nord. Parrocchia di Mai- 
rano. Abitanti 22. È sul confine milanese. 
Proprietà conte Caccia. 

Livelli eli S. Geminiano. Frazione 
del comune e della parrocchia di Caselle 
Lurani, da cui dista circa 2000 metri sud. 
Abitanti 14. 

'Livelli. Era una frazione del comune e 
della parrocchia di Salerano al Lambro; 
furono in gran parte distrutti dal Lambro. 

* l avora. Era frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana, da cui di- 
stava circa 2000 metri sud , nelle bassure 
del Po , e sulla sinistra della Venere , ora 
fu distrutta. 

Livia. Provincia di Cremona , comune di 
Dovera ; diocesi di Lodi, parrocchia di Po- 



134 



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stino, da cui disia circa 3 chilometri. Abi- 
tanti 10. 

Livi'aga. Comune del mandamento di Co- 
salpuslerlengo ; ufficio postale Ospedaletto 
Lodigiano. Sezione elettorale ; agenzia delle 
imposte, ufficio del Registro di Casalpuster- 
lengo ; ufficio delle Ipoteche di Lodi. Abi- 
tanti 3389; superficie ettari 1138,53; bi- 
lancio comunale L. 19500. Distanza da Lodi 
chilometri 14,074 sud ; parrocchia del vica- 
riato di Brembio , di anime 3340, sotto il 
titolo della Natività di M. V. — Luiraga 
Luviraga (settembre 1142, giugno 1153, 
13 marzo 1156). Nome di celtica desinenza, 
quindi antichissimo. E Jacopo Gabbiano : 

« .... A Livraga il nome imparte 
L'antica libertade, e ricca messe 
Dalla maligna povertà l'affranca ». 

E più avanti: 

« Se il tuo frumento misurar volessi 
Chi più di te ne vanteria, Livraga? 

Nel 1142 fu tra le numerose terre che il 
vescovo Giovanni, di Lodi, concesse a titolo 
di pegno ad Uberto dei Casetti per la 
somma di 300 lire imperiali da pagarsi ai 
Milanesi. In seguito queste terre di Livraga 
vennero usurpate. Aveva un castello (1142) 
ed. una chiesa dedicata a S. Bassiano (1156). 
I vescovi di Lodi vi esercitavano pieni di- 
ritti feudali, vi riscuotevano il fodro, le de- 
cime. Nel 1167 infeudarono questo luogo 
ai Capitanei di Merlino, i quali sembra che 
si usurpassero alcuni diritti , giacche il 7 
maggio 1174 havvi un giuramento prestato 
da alcuni individui nelle mani del vescovo 
Alberico del Corno, manifestando tutti i 
diritti che aveva il vescovo di Lodi in que- 
sto luogo; ed una supplica di libello contro 
quelli di Livraga , perchè , a danno dei li- 
vellari, fittabili e feudatario , vi mantene- 
vano troppe bestie. Federico Barbarossa 
confermò il possesso di questi beni ai ve- 
scovi di Lodi. (Curtis Luvirage cum castro 
et villa et omnibus pertinentis sicis ; vi pas- 
sava 1' antica strada llomea — in capite 
burgijuxla veterem stradam romeam (1 184). 
Nel 1180 i Vignati erano investiti della 
braida de Rotharis in Liviraca per parte 
dei signori di Saìerano. Il 4 maggio 1216, 
in Laude j in consularia, i consoli di Li- 
vraga Pietro Polesio, Giovanni Nazari, Al- 



berto di S. Andrea e Anrico de Ametherio 
affermarono che l' investitura del Campaio 
di Livraga era di diritto del vescovo di 
Lodi e veniva nominato dal gastaldo del 
medesimo. Il 16 maggio del 1224 era te- 
nuto in feudo pei vescovi di Lodi da Oddone 
e Bernerio capitanei di Cornejano. L'anno 
1261 La chiesa di S. Nazaro di Livraga pagò 
3 soldi imperiali di taglia ai notaio Guala 
legato del Papa. Vicino a questo luogo 
eravi una località detta Ferrarezza, di cui 
si ha menzione sotto l' anno 1272 in un 
istrumento d'affìtto fatto da monsignor Bon- 
giovanni Fissiraga a Desenzano Nosadello. 
Nel 1308 il vescovo Egidio dell'Acqua con-' 
ce^se alcuni pascoli in Livraga ai monaci 
di Ospedaletto; nel 1311 il medesimo vescovo 
ebbe la conferma dei suoi beni, tra cui 
Livraga, da Enrico VII di Lussemburgo,' 
il quale con diploma dell' 11 gennaio dello 
stesso anno scrisse agli uomini di questo 
luogo e ad altri che non ardissero impe- 
dire o turbare il vescovo nei suoi beni e 
nella sua chiesa, nò permettessero che altri 
il facesse. In seguito i vescovi ne investi- 
rono i Cadamosto (vedi Brazzalengo). L'anno 
1609 Livraga ed Orio con 5000 anime « 
6000 scudi di rendita, erano feudo della 
famiglia Cavazzi della Somaglia, passato 
in seguito quello di Livraga (1661) ai Dati 
di Cremona e di nuovo (1703) ai Somaglia. 
L'anno 1672 il padre Stefano Rossi della 
Compagnia di Gesù levò dal cimitero di Santa 
Priscilla in Roma il corpo di San Gennaro 
martire e ne fece dono alla comunità di 
Livraga. Il 7 gennaio 1785 un Biancardi 
di Livraga, detto in francese Blanchard, 
famoso areonauta, attraversò pel primo in 
pallone, in compagnia di Jeffrie, irlandese, 
il passo della Manica. Di Livraga è Paolo 
Bonfìchi, maestro di suono e di canto ec- 
clesiastico: dimorato per sei anni in Roma 
dopo di aver fatto risuonare nelle princi- 
pali solennità e nei templi più cospicui della 
maggior parte d'Italia le sue incantevoli 
note, dopo avere educato alla scuola del 
bello un numero considerevole di giova- 
netti e di adulti, dopo di aver lasciato 
all' insigne basilica di Loreto monumenti 
perenni di genio e di sapienza, si ritirò in 
Lodi, ove il 15 marzo 1840 ricevette il 



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135 



diploma datato 15 maggio 1840, con cui 
venne eletto e nominato maestro e composi- 
tore onorario della Congregazione ed Acca- 
demia di maestri e professori di musica 
di Roma, sotto l'invocazione di Santa Ce- 
cilia. Era anche versato nelle scienze e 
nelle lettere, e conoscitore profondo delle 
lingue italiana e latina. Morì il 27 dicembre 
1840 in età di 72 anni. 11 dottor Giuseppe 
Moro, medico condotto di Castiglione d'Adda 
ove morì il 17 settembre 1847, era di Li- 
vraga ; alla scienza medica , in cui era 
valente, unì anche lo studio delle lettere: 
tradusse dal greco in versi italiani gli 
iddilii di Teocrito; e fra gli altri suoi lavori 
si annoverano: Lodovacre re crudele lon- 
gobardo e l' Eleonora Visconti-, la tradu- 
zione dal greco in versi sciolti italiani di 
Apollonio da Rodi; la scoperta deW America 
ossia Colombo, in ottava rima e in dieci 
canti; una raccolta di iddilii, sonetti, can- 
zoni ed iscrizioni mortuarie; e le particolari 
annotazioni mediche. Questo per dar a co- 
noscere non essere Livraga una piccola 
Beozia, come si vorrebbe far credere. Un 
Domenico Margiotta tu premiato con me- 
daglia d' argento all'Esposizione nazionale 
di Milano (1881) per fabbricazione di for- 
maggio. Il 24 gennaio 1869, a questo Co- 
mune venne aggregato :'quelio di Ca-de- 
mazzi. 

liizzarda. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto da cui 
dista circa 2 chilometri. Abitanti 50. 

Liodi. Città capoluogo del Circondario e 
dei Mandamenti I e II; sede di Sottoprefet- 
tura: ha Tribunale correzionale, due Preture, 
una Corte d'Assise, una Direzione delle poste, 
Ufficio telegrafico, Camera di Commercio, 
Archivio notarile, Ufficio ipoteche e registro, 
guarnigione di cavalleria, Distretto militare, 
sede del IV Collegio elettorale di Milano ; 
abitanti 25,178, superfìcie ettari 1793,50, 
bilancio lire 634000. Capoluogo dell'anti- 
chissima diocesi laudense, che conta una 
lunga e non interrotta serie di vescovi. 

1 La città comprende 5 parrocchie: La Cat- 
tedrale, col titolo dell'Assunzione di Maria 
Vergine di anime 3374; arciprete e capitolo, 
ha due oratori distrettuali, 1 ^. Filippo Neri 
e Beata Vergine della Pace. San Lorenzo, 



sotto lo stesso titolo, già insigne collegiata 
con prevosto avente l'uso di Cappa-Magna, 
anime 2800, ha la chiesa sussidiaria di 
San Agnese. SS. Salvatore, sotto il titolo 
della Beata Vergine Annunziata, detta anche 
del Carmine, anime 3200: ha per sussidiarie 
la chiesa della Beata Vergine delle Grazie, 
e le chiese distrettuali di San Francesco, 
dello Spirito Santo, annessa all'Ospedale mag- 
giore, di Santa Chiara, annessa all'orfano- 
trofio femminile; Sant'Antonio e San Gio- 
vanni di Dio, annessa all'ospedale Fissiraga. 
Santa Maria Maddalena, sotto lo stesso 
titolo, anime '4500, colla chiesa sussidiaria 
di S. Giacomo Maggiore e l'oratorio presso 
la prepositurale. Santa Maria del Sole, 
sotto il titolo della Purificazione di Maria 
Vergine, di anime 3544, colla chiesa di- 
strettuale dell'Angelo Custode, annessa al- 
l'orfanotrofio maschile. San Rocco in Borgo 
d'Adda (parrocchia esterna) (vedi). San- 
tuario della Beata Vergine Incoronata di 
patronato della Direzione dei LL. PP. — 
Chiesa di San Tomaso apostolo, annessa 
al Seminario e soggetta immediatamente 
all'Ordinario. Nel vicariato della Cattedrale 
si comprendono anche le parrocchie subur- 
bane di S. Fercolo, S. Bernardo, S. Gual- 
tero, Santa Maria della Fontana, (vedi). 
Vedi Biocesi e Circondario. È a metri 
79.,86 sul livello del mare, {atrio del Pa- 
lazzo comunale). 

Sopra un'altura che a foggia di penisola 
staccandosi dal piano laudense s'internava 
a nord-est nelle acque dell'Adda, i fuggi- 
tivi lodigiani (vedi l'articolo Lodivecchio) 
avevano fabbricate alcune capanne intorno 
ad una chiesa dedicata a Santa Caterina. 
Onde il Gabbiano: 
« Ecco di Santa Caterina il clivo 
Dove, presso dell'Adda sotto un mite 
Cielo, felice sito e dolce clima, 
Sorge ora Lodi. D'Eghezzone alcuni, 
Altri di Luguzzon dissero il colle: 
Tal si chiami qual piace; primamente 
Era qui certo a Caterina un tempio 
Onde Bassano a destra e Caterina 
A manca, quai de la città patroni 
Là nel tempio maggior dipinti stanno ». 

J. Gabiano. 

Trovando il luogo fertile e propizio alla difesa 
chiesero all' imperatore Federico Barbarossa, 



130 



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per la seconda volta disceso in Italia, nei " 
campi di Castiraga, la facoltà di erigere ivi 
la loro nuova dimora. Concesse l'impera- 
tore questa grazia e nel 1158 si portò egli 
stesso sul luogo, e delineò la periferia delle 
mura della città, indi concesse ai Lodigiani 
molti privilegi, e la città venne governata 
da un Podestà imperiale. I Milanesi non 
trascurarono di perseguitare la nascente 
città , ed appena partito il Barbarossa , 
ritornarono più volte ad oste contro que- 
sta unitamente ai Cremaschi, se non che 
trovatala sempre bene munita e difesa, 
dovettero ritirarsi con gravi perdite. Ben 
presto i Milanesi dovettero badare alle cose 
proprie: stretti d'assedio dal Sire germa- 
nico, noi li vediamo sui primi di marzo 
del 11C2 entrare in Lodi e dirigersi al pa- 
lazzo imperiale onde sottomettersi a Fede- 
rico: Acerbo Morena, figlio di Ottone e con- 
tinuatore della Stoica del padre, ebbe il 
triste incarico di ricevere gli ambasciatori 
che a nulla approdarono: Milano subì la 
sorte che aveva inflitta a Lodi ed a Como. 
Tracciamo in breve le vicende di quei tempi: 
11G3, traslazione del corpo di San Bassiano t 
dall'antica alla nuova Lodi; 1167, Cremona, 
Brescia, Bergamo, Mantova e Ferrara, unite 
in lega, intimano a Lodi di abbandonare 
il partito imperiale; rifiutatisi i Lodigiani, 
il 12 maggio vengono assediati, il 22 si 
arrendono a patti onorevolissimi ed entrano 
nella lega, da cui non escono più; prendono 
parte alla battaglia di Legnano ed alla 
Pace di Costanza: Lodi si sottomette 
all'obbedienza di papa Alessandro III, e 
cacciando il vescovo Alberico da Merlino, 
riceve Alberto Quadrelli, onorato Santo, 
e secondo protettore della diocesi: 1190, 
Milano lascia a Lodi la giurisdizione li- 
bera delle terre del suo contado; 1191, 
entra in lega con Pavia, Cremona, Ber- 
gamo, la quale nel 1192 invade il territorio 
milanese: 1193, sotto Lodi i nostri sono 
sconfitti dai Milanesi, che approfittando della 
vittoria danno il guasto al contado di Lodi 
c di Cremona: 1198, si stringe la pace e 
la lega offensiva e difensiva coi Milanesi, ai 
quali si restituiscono lo terre al di là del 
Lambro. 

Svampate le ire tra comune e comune, 



incominciano quelle tra gli abitanti della 
stessa città, tra nobili e popolani : per que- 
sti tengono gli Overgnaghi, per quelli i 
Sommariva: nel 1223 i popolani eleggono 
Castellano Bologna, ed i nobili Arnolfo 
Fissiraga, a loro capi. Nel 1225 si sti- 
pula un compromesso, auspice Milano; ven- 
gono (1220) confinati gli Overgnaghi, seb- 
bene con certe facilitazioni. In quest'anno 
si stringe la seconda lega lombarda contro 
il secondo Federico; Lodi vi aderisce, giu- 
rando per essa Carbone dell'Acqua ed 01- 
drado Tresseno, e combatte (1237) a Cor- 
tenova l'ultima gloriosa giornata pei co- 
muni italiani, sebbene con esito infelicis- 
simo. Soprafatta dalle armi imperiali, viene 
da Federico crudelmente trattata: banditi 
i Sommariva in Puglia, rimpatriano i ghi- 
bellini Overgnaghi : Fissiraga, Vignati, Ab- 
boni, Azzari, Sacchi, nobili famiglie guelfe, 
prendono la campagna; il clero è mano- 
messo, le chiese non vengono risparmiate 
più delle case de' guelfi, vescovo e sacer- 
doti abbandonano la città, che viene in- 
terdetta (1239). Si costruisce il castello di 
Porta Cremonese, e l'Imperatore concede 
alla città il diritto di batter moneta. I guelfi 
che tentano di rialzare il capo, sono per- 
petuamente sbanditi. Sconfitto l'imperatore 
a Gorgonzola (1243) i Milanesi, 1250, irrom- 
pono su quel di Lodi, distruggono Zibido, 
Bargano e Fissiraga: alla loro volta poi 
vengono sconfitti dai Lodigiani, Cremonesi 
e Pavesi. Nel 1251 Sozzo Vistarmi, temendo 
la crescente potenza degli Overgnaghi, che 
avevauo stretta alleanza con Cremona, sti- 
pula concordia coi Milanesi ed il Papa, 
che costringono gli Overgnaghi alla fuga, 
e distruggono il castello imperiale: in se- 
guito, conclusa la pace coi fuorusciti, ri- 
mangono i Vistarmi signori della città. Du- 
rante la signoria di Sozzo rimpatriano i 
Sommariva e si rifugia in Lodi la nobiltà 
fuoruscita di Milano (1259). Martino della 
Torre, capo dei popolani milanesi, deserta 
il nostro territorio, riesce a far espellere 
i nobili ed a farsi gridare signore di Lodi. 
Nel 1267, nell'occasione della lega contro 
Corradino, Lodi ridiventa libera, ma per 
poco. Napo della Torre riesce ad impadro- 
nirsene, conservando il titolo di podestà o 



LO 



pretore: fabbrica due castelli, uno a porla 
Milanese e l'altro a porta Regale. Nel 1277 
sorgono Serissime lotte: dopo la battaglia 
di Desio, Ovorgnaghi e Vistarini ritentano 
di ricuperare la perduta autorità spingendo 
i popolani a scacciare i Sornmariva ed i 
Fissiraga: breve tempo godono i ghibel- 
lini il piacere della vittoria, giacché sono 
costretti ad esulare; allora s'impadroniscono 
del castello di Bargano e di là fanno guerra 
a Lodi rivolta a Cassone della Torre. L'ar- 
civescovo Visconti allora corre sotto Lodi 
e viene posto in fuga: il Torriano ritoglie 
Bargano ai Vistarini, e devastando il mi- 
lanese corre fin sotto le mure di Milano. 
Guglielmo marchese di Monferrato, capo 
dei Milanesi, conquista parecchie terre sui 
Lodigiani e nel 1279 le due parti si rimet- 
tono a lui: accortisi i Torriani della sua 
perfìdia, ripigliano le armi e costringono 
i Milanesi a desistere da una operazione 
colla quale volevano deviare il corso del- 
l'Adda. Nel 1281, dopo breve tregua, si 
principiano le ostilità, e presso Vaprio, 
con Cassone Torriano, i nostri subiscono 
la totale sconfitta; nel 1282, sancita la 
pace, i Torriani vengono definitivamente 
cacciati da Lodi. Troviamo in questo tempo 
podestà di Lodi il celebre Antonio Fissi- 
raga. Nel 1294 i Lodigiani tentano di ri- 
chiamare i Della Torre: Matteo Visconti, 
vicario generale della Lombardia, muove 
con numeroso esercito sotto Lodi e l'assedia, 
non però tanto da espugnarla: i Torriani 
sono novellamente espulsi (1295). Nel 1302 
a porre un argine alla potenza del Visconti 
per opera di Antonio Fissiraga si forma 
una lega delle principali città lombarde 
capitanate da Alberto Scotto: Matteo è co- 
stretto ad abbandonare la signoria ai Tor- 
riani. Calato Arrigo VII di Lussemburgo 
vien fatta la pace tra i guelfi ed i ghi- 
bellini l'anno 1311 in cui l'imperatore 
conferma al vescovo di Lodi tutti i suoi 
possedimenti. Ad imitazione di [Milano in 
quest'anno viene scacciata la fazione ghi- 
bellina: l'imperatore incarica il Fissiraga 
di ridurre le cose all'ordine, ma questo si- 
gnore, non essendovi riescito, viene per 
questo in sospetto all'imperatore, a cui re- 
catosi per implorare perdono, l'ottiene a 



LO 137 



patto che vengano aperte le porte di Lodi 
ai suoi inviati: Enrico di Fiandra, gover- 
natore di Lodi, vi pone per suo vicario 
Bassiano Vistarini, il quale mette al bando i 
Fissiraga od i Sornmariva. Partito l'impera- 
tore, Lodi insorge nuovamente per opera 
del Fissiraga ed i tedeschi, abbandonati a 
gravi eccessi in città, sono cacciati a furor 
di popolo. Ma sconfitto il Fissiraga, anzi 
preso unitamente al Langosco, signore di Pa- 
via, da Galeazzo Visconti, ed avvenuta la 
morte di Arrigo VII, la preponderanza ri- 
mane ai ghibellini e quindi ai Visconti. La 
città allora viene nelle mani dei Vistarini 
(1321) che tiranneggiano fino al 1328, nel qua- 
le, unTemacoIdo da Castione, disonorato nella 
nipote, da Sozzo Vistarino, di cui era cancel- 
liere, di nottetempo , condotte le milizie in 
città, prende i Vistarini e li rinchiude in un 
cassone, facendoveli perire di fame, indi 
si fa dichiarare signore di Lodi, carica 
durata fino al 1335: in quest'anno il popolo 
stanco della tirannide del mugnaio di Ca- 
stione, si dà nuovamente ai Visconti. Azone 
costruisce in Lodi un nuovo castello: Lue- 
chino dà la città a suo figlio Bruzzo (1339), 
che la manomette nei redditi della pubblica 
beneficenza, e nei boni della mensa vesco- 
vile, regalandone molti agli spedali di Mi- 
lano: alcuni di questi beni vengono resti- 
tuiti dall'arcivescovo Giovanni. Alla morte 
di costui (1354) Lodi tocca a Bernabò che 
fa costrurre il castello di porta regale, 
l'attuale; concede gran parte del territorio 
laudense agli spedali di Milano; il feudo 
del Tormo ai Cagnola (1376); a sua moglie 
Regina della Scala Sant'Angelo ed altre 
terre; nel 1379, nella divisione dello stato 
ai suoi figli, Lodi tocca a Lodovico; ma 
nel 1385, caduto prigioniero Bernabò, giura 
fedeltà al conte di Virtù. Di questo tempo 
è il Palazzo del Comune. Alla morte di 
Gian Galeazzo Visconti, (1402) il suo stato 
è diviso in più parti e le città, approfit- 
tandosi del disordine, si reggono separata- 
mente. Giovanni Vignati si fa proclamare 
Signore di Lodi, indi, allo scopo di più salda- 
mente appoggiarsi, conclude coi vari signori 
di Lombardia molti parentadi, e spalleggiato 
da quelli, tenta (1404) di sorprendere Milano, 
impresa questa, sebbene mal riescita, che 

18 



138 



LO 



LO 



gli accrebbe di molto il credito e l'autorità. 
Nel 1410 il Vignati s' impadronisce di Pia- 
cenza. Nel 1413 viene in Lodi intimato il 
concilio di Costanza da papa Giovanni XXIII, 
del quale concilio fu segretario il nostro 
vescovo Giacomo Arrigoni. In .questa so- 
lenne occasione il Vignati riceve dall' im- 
peratore Sigismondo, pure presente al con- 
vegno, la signoria di Lodi e l'investitura 
di Piacenza; ma due anni dopo, recatosi 
incautamente a Milano per trattare certi 
affari col duca Filippo Maria, è preso a 
tradimento, chiuso in una gabbia di ferro 
nel castello di Pavia s ove si uccide fracas- 
sandosi il capo contro le pareti dell'orribile 
prigione. Così Lodi cade nuovamente nelle 
mani dei Visconti. — Morto Filippo Maria 
(1447) i Lodigiani piuttosto che sottomet- 
tersi alla Repubblica ambrosiana, si danno 
a Venezia. Francesco Sforza, genero del de- 
funto duca, generale dei Milanesi, conquista 
molte terre contro i Veneziani, quindi voltata 
faccia, conchiude pace con Venezia ed ha 
Lodi (1449). Venezia però, temendo la sover- 
chia potenza dello Sforza, si accosta alla Re- 
pubblica ambrosiana, che cadde in potere 
dello Sforza (1450). Il nuovo duca continua le 
ostilità contro Venezia Ano al 1454 in cui si 
conchiude la pace in Lodi (13 aprile). D'allora 
in poi le sorti di questa città sono sempre 
unito a quelle di Milano, e incomincia una 
epoca assai fiorente: la città viene am- 
pliata; monsignor Pallavicini, vescovo, abo- 
lendo gli ospedali della diocesi, erige l'O- 
spedale Maggiore, dandone l'amministra- 
zione al Magistrato di Lodi : a questo ve- 
scovo dobbiamo il tempio dell'Incoronata e 
gli arredi sacri costituenti il tesoro di S. Bas- 
siano. Durante le guerre portate in Italia 
da Carlo Vili, Lodi col suo territorio soffrì 
gravemente, però fu delle ultime a darsi 
in preda allo straniero (3 settembre 1499). 
Resisi odiosi i francesi, nel 1500 si restituì 
al duca; caduta nuovamente in potere di 
Francia fu in ogni modo taglieggiata du- 
rante le guerre tra questa e Venezia; final- 
mente si ripose sotto il dominio di Massi- 
migliano Sforza, figlio del Moro. Calato però 
nel 1513 un nuovo esercito francese, la città 
si diede a Francia; ma, rimasta sconfitta 
presso Novara dagli Svizzeri, i Lodigiani 



si videro nella dura necessità di placare 
il Visconti coli' offerta di forte somma di 
denaro. Nondimeno la città e suo territorio 
furono egualmente maltrattate dalle ma- 
snade di Renzo da Ceri e di Prospero Co-j 
lonna. Soffrì orribilmente durante le guerre 
tra Francesco I e Carlo V, e subì tre sac- 
cheggi in un sol giorno, (1522); Fu allora che 
crollò la torre della cattedrale in un coi citta- 
dini che vi si erano rifugiati: il tesoro di San 
Bassiano dovette la sua conservazione al no- 
stro Lodovico Vistarino, il quale riesci a 
strapparlo dalle unghie dei soldati del re 
cattolicissimo. Nel 1524 concentrossi in Lodi 
l'esercito della lega contro Francesco I: scon- 
fitto questo sovrano alla battaglia di Pavia, 
in jLodi viene destinato quale comandante 
il famigerato Fabrizio Maramaldo: l'inso- 
lenza del presidio, decide il Vistarino ad 
un ardito colpo di mano per liberare la 
città da quella insopportabile schiavitù. In- 
tesosi coi generali della lega, il 24 giugno 
1520 introduce in città i Veneziani coman- 
dati da Malatesta Baglioni: succedono gravi 
combattimenti per le vie, ma il Maramaldo 
ò costretto 9 ritirarsi, e la città viene 
consegnata a Francesco II Sforza. L'anno 
1528, nuovamente assediata dalle truppe 
del Leyva e del duca di Brunswick, re- 
spingo gli assalitori dai bastioni del Guasto 
costringendoli a levare l'assedio. Caduta 
in potere degli Spagnuoli, vi restò per un 
secolo e mezzo: godette di lunga pace, 
peggiore però della guerra, in quanto che 
quel governo non fece altro che corrompere 
il paese. Durante la guerra per la succes- 
sione del Monferrato (1647) vennero di- 
strutti i borghi di Porta Cremona e di Porta 
Pavese, non risparmiando ne conventi, nò 
chiese; venne distrutto il giardino eretto dai 
Da Ponte e moltissime case in modo che i po- 
veri abitatori dovettero esulare altrove. Alla 
morto di Carlo II di Spagna, Lodi subì 
(1700) nuovamente le tristi conseguenze 
della guerra; nel 1701 l'occuparono i fran- 
cesi, resisi odiosi per la licenza di vivere'; 
nel 1706 costretti a fuggire, la città ricadde 
agli imperiali: in quest'anno, 30 settembre, 
vi dimorarono il principe Eugenio di Savoia 
e Vittorio Amedeo diretti all'assedio di Piz- 
zighettonc. Scoppiata nel 1731 la guerra 



LO 



LO 



l'SO 



por la successione di Polonia, Carlo Ema- 
nuale III stette in Lodi per alcuni giorni 1 , 
indi si portò all'assedio di Pizzighcttone : 
a Lodi vennero accresciute le fortificazioni 
al Revellino ed a Porta d'Adda e Cremona. 
Il 15. settembre 1736, in seguito al trattato 
di Utreckt, i tedeschi rientrarono in Lodi. 
Indi per la guerra della successione austriaca 
glispagnuoli impossessatisi della città (174G) 
le imposero gravosissime taglie: nell'istesso 
anno agli spaglinoli subentrarono gli au- 
striaci, ed in seguito poi al trattato di 
Acquisgrana, Lodi, colla Lombardia, rimase 
definitivamente sotto la signoria degli Ab- 
sburgo Lorena. Miglioramenti di ogni sorta 
avvennero sotto quella dominazione. Il nuovo 
sistema censuario, la costruzione di ottime 
strade, recò vantaggiosi effetti alla popo- 
lazione, all'agricoltura, ed al commercio. 
Gli studi ottennero maggior incremento ; 
si aprì un ginnasio pubblico presso i Bar- 
nabiti, e la biblioteca presso i Filippini. Pel 
lascito Fissiraga si ebbe l'Ospedale dei 
Fate-bene-fratelli, un istituto elemosiniero 
presso il Monte di pietà: vennero intiera- 
mente demolite le fortificazioni, ed il castello 
ridotto a comodissima caserma. Calato Bo- 
naparte in Italia nel 1796, fu occupato il 
10 maggio/e nelle sue vicinanze ebbe luogo 
sull'Adda, la celebre battaglia, contraddi- 
stinta col nome della città e del ponte. 
Indi, come altre città, andò soggetta alle 
spogliazioni dei vincitori : divenne capo- 
luogo del dipartimento dell'Adda. Nel 1799 
fu di nuovo occupata dagli Austriaci che 
l'anno seguente, dopo la battaglia 'di Ma- 
rengo, dovettero ritirarsi. Nel 1804 fu com- 
presa nel dipartimento dell' Alto Po, con 
un vice-prefetto, dipendente dal prefetto di 
Cremona; nel 1807 fa eretta alla dignità 
ducale in favore di Francesco Melzi d'Eril. 
L'anno 1809 si apri la Casa di ricovero ed 
industria, e nel 1812 la baronessa Maria Co- 
sway aprì il collegio per le giovinette agiate, 
donato nel 1831 all'istituto delle Dame In- 
glesi. Caduto il regno d'Italia, Lodi diventò 
nuovamente capoluogo di provincia. Nel 
1823 venne aperta la Cassa di risparmio, 
nel 1837 il primo Asilo dell'infanzia povera; 
nel 1841, per opera di monsignor Gaetano 
Benaglia, le Scuole serali operaie; nel 1845 



l' istituto dei Sordo-muti, fusosi col già esi- 
stente in Villanova, pei lasciti dell'arciprete 
di San Gualtero Paolo Locatclli, e dei si- 
gnori Gargantini e Corazza, e l'opera 
del sordo-muto Giuseppe Minoia. L'anno 
1848 la gioventù locligiana non fu ultima 
ad ingrossare le fila dei valorosi che com- 
batterono a Milano e formarono il primo 
nucleo della compagnia Thamberg che ardi 
resistere agli austriaci a Mclegnano, inse- 
guirli a Goito e tenere posizioni arrischia- 
tissime a Santa Lucia. 11 10 giugno 1859 
vide ritirarsi l'ultimo lembo dell'esercito 
austriaco. Dopo brevissimo tempo perdette 
l'autonomia provinciale e divenne semplice 
capoluogo di circondario della provincia di 
Milano. Con tutto ciò la città andò conti- 
nuamente abbellendosi. Si otturò la Porta 
Rcgalé, aprendo il bello e spazioso viale 
della stazione. Si pianeggiarono i ruderi 
delle mura diroccate ad uso giardino; si 
costrusse sull'Acida il magnifico ponto di 
cotto in sostituzione di quello in legno ab- 
brucciato dagli austriaci (1859), s'introdusse 
la illumizione a gaz (1862); intelligenti in- 
dustriali eressero il grandioso lanificio del 
molino d'abbasso che dà lavoro a più di 
mezzo migliaio di operai; in questi ultimi 
anni si costrusse il locale ad uso di pubblico 
macello; si congiunse la città con Crema 
e Brescia, Treviglio e Bergamo, Sant'An- 
gelo e Milano colle ferrovie economiche, 
per le quali si costruirono eleganti stazioni 
a Porta Milano e alla Barriera Pompeja, 
appositamente riaperta con un ponte in 
ferro per dare passaggio alla vaporiera 
che imperturbabile interseca la intera città; 
nel 1883 fa teatro della Mostra Agraria Re- 
gionale delle provincie Lombarde, ed eresse 
un marmoreo monumento al re Vittorio Ema- 
nuele, inaugurato alla presenza di Umberto I, 
re d'Italia, qui appositamente intervenuto 
(16 settembre). 

Lodi ha quattro Porte, Milano, d'Adda, 
Roma, Barriera Vittorio Emanuele oltre 
la Barriera Pompeja riservata al tram ed 
ai pedoni. Ha bellissimi palagi , quali il 
Modigliani, il Ghisalberti, l' Episcopio, il 
Barni, il Griffini, rimarchevole la piazza, 
la cattedrale, il palazzo del Municipio. Tra 
le chiese va annoverato il Santuario del- 



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l'Incoronata, quella di S. Filippo, di Santa 
Maria del Sole e della Maddalena. Rag- 
guardevoli dipinti racchiudono quelle di 
San Lorenzo, di Sant'Agnese, dello Spe- 
dale: degno di ricordo è il tempio di San 
Francesco che contiene pregevolissimi mo- 
numenti dell'arte pittorica. Tra gli edifìzii 
sono degni di menzione il teatro Sociale 
lo Spedale Fissiraga ed il Maggiore che 
contiene un cortile elegantissimo. Ha scuole 
elementari frequentate da 1500 allievi, asilo 
d'infanzia povera e froebeliano; scuole fe- 
stive, serali per gli artigiani; un liceo gin- 
nasio, una scuola tecnica ed una normale 
delle prime del regno ; una magistrale 
femminile; un istituto pei sordo-muti; il col- 
legio delle dame inglesi; un seminario di 
chierici, una palestra ginnastica ; scuole 
di disegno e molti altri istituti di educa- 
zione privata. Ha biblioteca ricca di ottanta 
mila volumi con numerosi e preziosi ma- 
noscritti, un museo storico-artistico; pa- 
recchie raccolte archeologiche presso i pri- 
vati. Istituti di beneficenza, oltre gli spe- 
dali, ha un orfanotrofio maschile e femmi- 
nile; una casa d'industria e ricovero; un 
monte di pietà e gli asili d' infanzia. Ha 
una banca nazionale, una cassa di risparmio 
figliali a quella di Milano; una banca po- 
polare agricola la più fiorente d'Italia, 
società operaie di mutuo soccorso e quella 
dei reduci dalle patrie battaglie. Ha un gran- 
dioso opifìcio meccanico per la filatura e 
tessitura del cotone e della lana, fabbriche 
di maioliche, di zolfanelli, carrozze, con- 
cerie, fonderia e fabbrica di materiali in 
cemento, mercati al martedì e sabato fre- 
quentatissimi. 

Nei santi propri della chiesa lodigiana 
notiamo i patroni S. Bassiano e S. Alberto 
i martiri S. Nabore e Felice, S. Giuliano e 
soci, S. Bonomo, S. Filippo, S. Bertazzino 
S. Daniele; i vescovi S. Malusio, S. Tiziano, 
S. Giuliano, S. Giovanni, vescovo di Gubbio 
S. Gcnebaldo, S. Dionigi, S. Venanzio, S. Ci- 
riaco, S. Desiderio, S. Donato , S. Rinaldo 
Concoreggi, arcivescovo di Ravenna ; i con- 
fessori S. Clemente prete, S. Gualtiero ospi- 
taliere, S. Savina matrona e molti beali. 
Ben venti lodigiani furono buoni vescovi. 
Due cardinali , Angelo M. Sommariva c 



Giambatista Barni ; molti occuparono in 
vari tempi sedi vescovili in altre città; 
altri per loro virtù vennero generali di or- 
dini religiosi, o distinti per cariche alte 
presso la Corte romana, od acquistarono 
nome nelle scienze , nelle lettere , sicché 
la storia del clero lodigiano è un elogio 
alla nostra patria. 

Tra i letterati e storici Lodi conta: Gio- 
vanni detto il Grammatico j, vescovo di 
Gubbio (m. 1106). Anselmo Vairano, sto- 
rico antichissimo dell'antica Lodi; Ottone 
e Acerbo Morena , Isidoro Maiani , Defen- 
dente Lodi, il Muratori della storia lodi- 
giana, Giambattista Villanova, Giambattista 
Molossi valente biografo, Paolo Emilio Zani, 
il Manfredi, il Porro, Giulio Visconti, Gof- 
fredo e Carlo Maiueri, i vescovi Arderico 
Ladina, che compilò le leggi capitolari, 
Gherardo Landriani, scopritore dei libri di 
Cicerone, Carlo Pallavicino, mecenate; tra 
i moderni Luigi Gallotta, parroco di S. Co- 
lombano, Monsignor Angelo Bersani ve- 
scovo coadiutore, insigne sacro oratore, 
direttore del periodico il Buon Pastore, 
diffusissimo in Italia e fuori; l'abate Luigi 
Anelli, lo storico sacerdote Cesare Vignati, 
autore del Codice laudense; Pietro Talini, 
rapito troppo presto all'arte; il professore 
sacerdote Andrea Timclati, indefesso rac- 
coglitore di patrie memorie la cui erudizione 
è pari alla sua modestia, e molti altri, 
che il nominarli è troppo lungo. — Tra i 
poeti, Maffeo Veggio, Giacomo Gabbiano, 
Francesco De-Lemene , Filiberto Villani, 
Carlo Maineri, Carlotta Ferrari vivente. — 
Trai giuristi primeggiano Oldrado da Ponte, 
Cuniforte Muzzano, Giacomo e Franceschino 
Riccardi, Rinaldo Concoreggio, arcivescovo 
di Ravenna, Nicolò Sommariva, Martino 
Garrati , Ambrogio e Lodovico Vignati , 
Giacomo Riccardi, Tiberio Azzati, Gabriele e 
Filiberto Villani, Bassano Bigoni e Bernabò 
Maineri. Nella medicina Giovanni Costeo, 
Bassano Carminati e Agostino Bassi. Tra 
i governatori ed amministratori trovatisi 
Amizone, Umberto, Enrico ed Anselmo Sacco, 
Antonio Vista rino, Cabrino ed Oldrado dei 
Tresseno, Giacomo e Federico Sommariva, 
Bisacca Riccardi, Daniele Micolli, Antonio 
ed i due Arnolfo Fissiraga. Lantclmo conte 



I 



1 



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di Cassino, ed altri. Nello armi si distinsero 
Giorgio Tintorio, (1158) Acerbo Morena, 
Antonio Fissiraga, Carlo Cadamosto, Ber- 
nardo Carpano, Lodovico Vistarmi , Tito 
Fanfulla, uno dei tredici di Barletta, An- 
dronico Ponterolo, Cesare Muzzano, Fili- 
berto Villani, Federico Venosta, Roberto 
Villani, generale di mare, Eraclito Morone, 
Giuseppe ed Annibale Sommariva, Antonio 
Manara, Ugo Brunetti, Boccalari, Saverio, 
e Paolo Griffini, Orfeo Galleano, ecc. Nella 
pittura; Antonio e Taddeo, pittori giotteschi; 
Moschino, Giovanni e Matteo Chiesa; Gian 
Giacomo da Lodi; Martino ed Albertino 
fratelli Piazza, Calisto, Scipione e Cesare figli 
di Martino Piazza, Sollecito Arisi, Giovanni 
Coppelloti, i Quaresmi, Giacinto Cavenago, 
Antonio Pozzi, Pietro Bignami, Pietro Ferra- 
bini, Angelo Pietrasanta (Codogno), Gerola- 
mo Pezzone, Luigi Tessera, Saturnino Sala, 
Cecilia Gibertini; fra i giovani, Luigi Meazza, 
Pietro Mulazzi, Antonietta Quaini, Maria 
Zanoncelli ed altri. Nell'architettura primeg- 
giano: Giovanni Battaggio, Giovanni Gam- 
berini, Serafino Gavazzo, Bartolomeo da 
Lodi, Giovanni Ghisalberti, Camillo della 
Polla detto Rabaino, Giovanni Spezia, Tom- 
maso Boni, i Sartori padre, figli e nipoti; 
Nicolò Barattieri, autore del ponte di Rialto 
a Venezia; e Giovanni Battista Barrattieri, 
ingegnere d'acque. Nella scultura: Giuseppe 
Bianchi, Isidoro Squintani ed i cugini Primo 
e Tomaso Giudici, tutti viventi: lavoratori 
in legno: i Lupi ed i Coldiroli, Daniele e 
Bassano Gambarini, Giovanni Maria Fos- 
sati, Gerolamo Cavana, Cari' Antonio Lan- 
zano (S.Colombano). Argentieri: Francesco 
della Flora, Bassano Garibaldi., Bassano 
Vegio e Gerolamo dal Vescovo. Nella ce- 
ramica: Antonio Ferretti, i Coppellotti, i 
Pallavicini, Francesco Roda, i Rossetti, i 
i Crevani, i Caravaggi, i Crocciolani, i Ma- 
moli, i Ganzinelli. Nella musica, Franchino 
Gaffurio e Paolo Bonfichi. Nella matema- 
tica: Marcantonio Cadomosto, Dionigi Bian- 
cardi. Nelle scienze naturali: Luigi Cavez- 
zali, Paolo Gorini, ed altri numerosi. 
Locli-Oireoncla/rio. Il circondario di 
Lodi conta abitanti 175,415. È diviso in 
otto Mandamenti e sessantotto Comuni. Il 
I Mandamento è costituito dalla Città, abi- 



tanti 25,178; il II dai comuni limitrofi di 
Abbadia Cerreto, Boffalora d'Adda, Caseletto 
Lodigiano, Cornegliano Laudense, Corte Pa- 
lasio, Crespiatica, Lodi Vecchio, Salcrano 
al Lambro, San Zenone al Lambro; abi- 
tanti 12,331; il III di Pattilo j con Casal- 
majocco, Cervignano, Comazzo, Dresano, 
Galgagnano, Merlino, Montanaso Lombardo, 
Mulazzano, Sordio, Tribiano, Villavesco, Ze- 
lo-buon-persico; abitanti 16,587; il IV di 
Borghetto, con Cavenago d'Adda, Mairago, 
Massalengo, Ossago, S. Colombano al Lam- 
bro, S. Martino in Strada; abitanti 23,475; 
il V di Sani' Angelo Lodigiano,, con Caselle 
Lurani, Cazzimani, Graifìgnana, Marudo, 
Valera Fratta, Villauova Sillero, Pieve Fis- 
siraga; abitanti 19,857; il VI di Casalpu- 
sterlengOj con Bertonico, Brembio, Camai- 
rago, Cantonale, Castiglione d'Adda, Livraga, 
Orio Litta, Ospedaletto Lodigiano, Secu- 
gnago, Terra Nuova de' Passerini, Turano, 
Vittadone, Zorlesco; abitanti 32,371; il VII 
di Codogno, con Fombio, Guardamiglio, 
S. Fiorano, S. Rocco al Porto, S. Stefano 
al Corno, Senna Lodigiana, Somaglia; abi- 
tanti 29,886; 1' Vili di Maleo, con Casello 
Landi,Castelnuovo Bocca d'Adda, Cavacurta, 
Cornogiovine, Cornovecchio, Maccastorna, 
Meletti; abitanti 15,430 (31 dicembre 1881). 
In base alla nuova legge elettorale politica, il 
Circondario costituisce il IV collegio elet- 
torale di Milano per l'elezione di tre de- 
putati. È diviso in 49 capoluoghi di sezione 
con 10,549 elettori. l. a Lodi, con Boffalora 
d'Adda, Cornegliano Laudense e Monta- 
naso Lombardo. 2. a Bor ghetto Lodigiano. 
3. a Brembio. 4. a Casaletto Lodigiano con Ca- 
selle Lurani e Salerano al Lambro. 5. a Ca- 
salina] occo , con Dresano, Sordio e Villa- 
vesco. 6. a Casalpusterlengo.l . a Caselle Bandi. 
8. a Caslelniiovo Bocca d'Adda. 9. a Casti- 
glione d'Adda, con Bertonico, Camairago, 
Terra Nuova de' Passerini. 10. a Cavenago 
d'Adda. 1 1 * Cazzimani, con Marudo. 12. a Co- 
dogno. 13 a Corte Palasio, con Abbadia di 
Cerreto e Crespiatica. 1 4. a Fombio. 15. a Graf- 
fignarla. 16. a Guardamiglio. 17. a Bivraga. 

18. a Lodioecchio, con S. Zenone al Lambro. 

19. a Mairago. 20. a Maleo, con Cavacurta 
e Cornovecchio. 21. a Massalengo. 22. a Me- 
letti, con Maccastorna. 23, a Mulazzano, 



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LO 



con Ccrvignano c Galgagnano. 24. a Orio 
Lilla j con Cantonale. 25. a Paullo, con Tri- 
biano. 26. a Piene Fissiraga. 27. a Sant'An- 
gelo Lodigiano, 28. a S. Colombano al Lam- 
bro. 29. a San Fiorano. 30. a San Martino 
in Strada j con Ossago. 31. a San Rocco al 
Porto. 32. a San Stefano al Corno,, con 
Cornogiovine. 33. a Secugnago, con Turano. 
34. a Senna Lodigiana, con Ospedaletto Lo- 
digiano. 35. a Somaglia. 36. a Volerà Fratta. 
37. a Villa-nova Stilerò. 38. a Zelo-buon-per- 
sicOj con Comazzo e Merlino. 39. a Zorlesco j 
con Vittadone. 
3Locli-Dioeesi. La Diocesi è divisa in 
21 vicariati foranei. Le parrocchie della 
città sono 5. Cattedrale, S. Lorenzo, San- 
tissimo Salvatore, Santa Maria Maddalena, 
Santa Maria del Sole e San Rocco in borgo 
d'Adda (parrocchia esterna); abit. 18,018; 
le suburbane sono 4, San Fereolo, S. Ber- 
nardo San Gualtiero, e Santa Maria della 
Fontana; anime 6554. 1° vicariato di Co- 
dogno j di anime 13,400. 11° Maleoj con Ca- 
vacurta, e San Pietro in Pirolo di Gera; 
anime 0776. IH Castelnuovo Bocca d'Adda, 
con Maccastorna e Meletti; anime 4190. 
IV Cornogiovine j con Caselle Laudi, Cor- 
novecchio, San Fiorano e San Stefano al 
Corno; anime 9738. V° Guardamiglio j con 
San Rocco al Porto, Mezzana Casati, Ber- 
ghente con Minuta. VI Fornàio > anime 1671 . 
VII CasalpusterlengOj anime 6582, Vili So- 
maglia,, con Senna Lodigiana, San Martino 
del Pizzolano, Vittadone e Zorlesco. Ab. 8954. 
IX Castiglione d'Adda, con Bertoni co, Tu- 
rano , Camairago , Melegnanello , Cassina 
de' Passerini; anime 11,809. X° Mairago con 
San Martino in Strada, Ossago, Cavenago, 
Caviaga, Basiasco, anime 9274. XI Brembio, 
con Livraga, Orio Litta, Ospedaletto Lodi- 
giano, Secugnago. Ab. 12,831. XII É. Colom- 
bano al LambrOj con Graffignana, Campo 
Rinaldo, c Miradolo (provincia di Pavia), 
anime 12,452. XIII Borghelto, con Massa- 
longo, Pieve Fissiraga, Villanova e Cor- 
negliano, anime 10,984. XIV Sant'Angelo, 
con Marudo, Vidardo, Bargano, Caselle Lu- 
rani, Valera Fratta, Castel Lambro, anime 
14,393. XV Lodi-vecchio con Casaletto, Gu- 
gnano, Mairano, Salerano e San Zenone: 
anime 9060. XVI Mula zzano con San Bar- 



baziano, Casalmajocco, Cassino d'Alberi il 
Cervignano e Dresano; anime 4565. XVH°i 
Paullo, con Comazzo, Lavagna, Merlino,! 
Tribiano e Vajano; anime 4527. XVIII Ze\ 
lo-buon-persico, con Bisnate, Casolate Mar-j ! 
zano, Mignete, e Muzzano; anime 2618.1 ; 
XIX VillavesGOj, con Quartiano, ArcagnaJ c 
Galgagnano, Montanaso e Sordio; anime} C 
4471. XX Spino , con Boffalora, Gradella,] n 
e Nosadello; anime 4051. XXI Roncadelloì s 
con Postino, Abbadia Cerreto, Crespiatica,] f 
Dovera, San Giorgio in Prato; an. 6122.]h 
Riassumendo: La Diocesi è divisa in 106||fì 
parrocchie, de'le quali 10 della città e sobJ ( 
borghi, e 96 della campagna; ha 318 chiese « 
ed oratori, delle quali 18 in città, e 3001 L 
in campagna; 09 dedicate a Maria Vergine; L 
330 sacerdoti secolari e 16 regolari; 16 h 
Corporazioni e Congregazioni religiose; una! L 
popolazione totale di 189,335 abitanti di' ( 
cui 25,232 in città, 164,103 in campagna.] < 
L'adequato per ogni parrocchia è di anime] ,< 
1775, con preti 3 e un quarto ciascheduna, L 
in ragione di preti uno ogni 537 anime, ih 
Lodi - Territorio. Posizione astrono- j 
mica e Confini. Il Circondario di Lodi è] L 
compreso fra il 2.° 49. 1 4. 11 e 3.° 22. 1 9. a ] ] 
di longitudine occidentale da Roma e 45.° ., i 
4. 1 e 45.° 29. 1 45. 11 di latitudine boreale;] , 
quindi si può dire essere posto sopra uni , 
parallelo equidistante dal polo e dall'equa-; 
tore. — La sua configurazione comples- 
siva può rassomigliarsi ad una mezza limai 
il cui arco interno e convesso è tracciato 
dal decorso dell'Adda. — Partendo dal punto! 
più settentrionale iti territorio di Lavagna] 
e procedendo verso levante, il circondario! 
confina: A nord e nord-est col territorio | 
di Cornegliano milanese in circondario di 1 
Treviglio, quindi coli' Adda che lo separa? 
dai territori di Rivolta e Spino d'Adda in 
circondario di Crema. L'Adda s' interna in 
seguito per poco nel lodigiano che s'e-1 
stende alla sua sinistra coi territorii dil 
Boffalora, Lodi e Chiosi, Crespiatica , Ab- ; 
badia di Cerreto e Corte Palasio, confinanti \ 
con Spino d'Adda, Dovera, Bagnolo e Chieve 
di Crema. Questi confini vennero mante- 1 
miti anche dopo lo smembramento dell'an-1 
tica provincia di Lodi e Crema, per le 
vive istanze dei lodigiani che avrebbero 



LO 



diversamente veduto estendersi la provincia 
di Cremona sino allo porto della loro città, 
e corrispondono in ptirte ai confini di stato 
dell'antico ducato di Milano colla repub- 
blica veneta, come è testificato dai termini 
ancora esistenti. — L'Adda ripiglia a trac- 
ciare, il confine poco prima del porto di 
Cavenago e divide il circondario dai co- 
muni di Casaletto, Rubbiano, Rovereto, Mo- 
scazzano e Montodinc cremaseli!, Gombito, 
Cornaletto, Formigara, Pizzighettone, Crotta 
d'Adda ed Acquanegra su quel di Cremona, 
fino al suo sbocco in Po in territorio di 
Castelnuovo Bocca d'Adda. In tutta la tratta 
segnata dall' Adda il confine non è regolare, 
ma rientra a destra e sinistra del fiume 
a seconda delle rettifiche causate dalle tor- 
tuosità e cambiamenti successivi del corso 
d'acqua, per modo che riesce diffìcile ri- 
conoscerne l'esatto andamento anche colla 
scorta delle mappe rettificate. — A sud e 
sud oveslj dalla foce d'Adda sino alla foce 
di Lambro, è confine il Po che divide il 
lodigiano dalla provincia di Piacenza — 
Ad ovest il Lambro occidentale segna la 
dividente col territorio di Nizzolaro pavese 
per breve tratto, quindi abbandona a destra 
Cantonale, territorio lodigiano, che confina 
con Case Matte, territorio pavese, per se- 
gnare di nuovo il confine sino al ponte di 
Mariotto dove s'interna nel circondario. La 
linea di confine è continuata a sud dalla 
strada postale Pavia-Casalpusterlengo, fra 
San Colombano e Chignolo. e prosegue ser- 
peggiando in direzione sud-ovest sulle col- 
line del comune di San Colombano, che se- 
para da Campo Rinaldo, Miradolo e Mon- 
telcone, proseguendo poscia in piano nella 
stessa direzione fra Sant'Angelo, Marudo e 
Valera Fratta, comuni lodigiani, c Villan- 
terio, Monto e Castel d'Arese, comuni pa- 
vesi. Alcuni rami del Lambro meridionale 
segnano in seguito più naturalmente la 
linea divisoria finché tocca il punto più oc- 
cidentale. — A nord-ocest il circondario 
confina coi territori pavesi di Vigonzone, 
Mangialupo e Bescapò, punto dove si toc- 
cano i tre circondari, Lodi, Pavia e Milano, 
ed in seguito coi territori milanesi di Mc- 
legnano, Balbiano, Colturano, Bustighera, 
JPanligUatéj Gavazzo, Prcmcnago, Scttala 



LO 143 



o Cavajono che si ricongiungo con Corno- 
gliano milanese all'estremo nord. — La 
massima lunghezza del circondario, tra la 
Fornace in territorio di Comazzo e lo sbocco 
d'Adda, è di circa chilometri 54, e la mas- 
sima larghezza, fra Bruseda di Valera Fratta 
e Abbadia Cerreto a pressapoco metà della 
lunghezza della terra, è di circa chilom. 22. 
{Monografia Agricolo-Statistica del Circon- 
dario di Lodi). 

Questi i confini del Lodigiano come Cir- 
condario. Quelli della Diocesi che costitui- 
scono storicamente ed etnologicamente il 
vero Lodigiano, differiscono alquanto da 
quelli politico-amministrativi del Circon- 
dario. Nella Gerra d' Adda si internano 
molto più, e comprendono le parrocchie di 
Spino d'Adda, di Nosadello, di Dovera, e 
di Eoncadello, e di Postino in Provincia 
di Cremona; si restringono tra Senna ed 
Orio lasciando la rettoria di Corte S. Andrea 
alla Diocesi di Milano. Sotto il colle di 
S. Colombano comprende Miradolo, e più 
in su Castel Lambro, in provincia di Pavia, 
poi Villarzino, nei pressi di Gugnano, nel Cir- 
condario di Milano. I restanti sono comuni 
ai confini del Circondario, tranne insignifi- 
canti deviazioni che crediamo di trascurare. 

Condizioni idrografiche. I corsi d'acqua che 
bagnano questa zona sono l'Adda, il Po, 
la Muzza, il Lambro il Siltaro, il Lisone_, 
la Venere, il Brembiolo, ed i colatori Olza, 
Mortizza e Gandiolo. (Vedi). 

Condizioni topografiche. Il territorio lodigiano 
presenta un naturale declivio da nord-nord- 
ovest a sud-sud-est. L'altezza massima sul 
livello del mare venne calcolata a metri 
113,70, il piede del campanile di Lodi tro- 
vasi a m. 79,04 e lo sbocco d'Adda a m. 
38,52. Si ha quindi una cadenza di metri 
75,18. La massima lunghezza del circon- 
dario essendosi calcolata a chilometri 54,50 
il declivio ò poco più dell'I e mezzo per 
mille. Il territorio lodigiano si distende in- 
fatti in una regolare pianura, interrotta 
appena dalle avvallature dei fiumi, da un 
altipiano o tumulo presso Casalpusterlengo 
c dalle colline di San Colombano o Graffi- 
gnana che sorgono a sud-ovest. Esponiamo 
qui i dati altimetici più importanti in re- 
laziono al livello del mare: 



144 



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Incile della Muzza a Cassano . . . m. 119,481 

Muzza a Lavagna (sotto la Molgora) » 104,583 

» all'incile dell'Addetta ...» 96,883 

» alla strada di Lodi-Milano . . » 87,683 

» » » » Lodi-S. Angelo . » 75,983 

» » » » Lodi-Piacenza. . » 61,730 

Foce di Muzza » 46,020 

Adda a Cornegliano » 105,480 

Lodi, Adda » 71.030 

» Piede del Campanile .... » 79.040 

Foce di Serio » 48,770 

Foce d'Adda » 33,759 

Lambro, sbocco dell'Addetta. . . . » 83,825 

» A Melegnano (alto del ponte) » 82,735 

» » » (Ponte) ...» 79,575 

» al Ponte di S. Colombano . » 54,064 

Foce di Lambro » 45,259 

Ferrovia Brescia-Pavia ad Ospedaletto » 66,000 

Pizzighettone » 46,000 

Ferrovia Milano-Piacenza a Tavazzano » 84,000 

Secugnago » 68,000 

Casalpusterlengo » 66,000 

Codogno » 60,000 

S. Stefano » 52, 00 



L'estensione superficiale del circondario 
viene diversamente indicata. Le cifre più 
attendibili sono quelle del censimento nuovo 
che danno una superfice totale di ettari 
81410,0249, e quindi di circa 1841 chilo- 
metri quadrati. 
Condizioni geologiche e mineralogiche. — La 
pianura del lodigiano, come la massima 
parte della Lombardia, è formata da ter- 
reno di trasporto appartenente, per la parte 
a destra dell'Adda, ad antiche alluvioni. 
Generalmente si compone di arena o si- 
lico-calcarea o argilloso-silico-calcarea che, 
unita a strato di calce carbonata, forma 
la crosta vegetale od arabile. Il sottosuolo 
ò per solito, composto di uno strato di 
sabbie (agglutinate da argilla carica di 
ferro idrato giallognolo) che costituiscono 
il così detto caslracane o ferretto, seguite 
da argilla verdastra detta terra vergine o 
tivaro. — Lo strato arabile, nei terreni 
argillosi, o forti,, varia da ni. 1 a m. 0,45 
e nei terreni silicei-calcari, detti ladini da 
45 a 25 centimetri. La piccola parte a si- 
nistra dell'Adda appartiene alla ghiaia di 
Adda si mostra di natura ghiaiosa-argil- 
losa, o ghiaiosa-silicea, con sottosuolo pret- 
tamente ghiaioso, derivante dall'epoca geo- 
logica dei terrazzi ed alluvioni moderne. 
— Le nostre ghiaie sono sempre mesco- 
lato a sabbia, ma in maggiore o minore 



quantità, pare, della natura loro e delle 
vicende che accompagnarono le alluvion 
che le deposero. La natura di queste ghiaie 
come delle sabbie che ne provengono, e 
assai varia: vi predominano diverse va 
rietà di granito, di gneis, di serpentino, 
di pietre quarzose, arenarie, ecc. Anche; 
pietre calcari vi si trovano , sebbene ila 
piccola quantità. — Il colore delle nostre 
sabbie è grigio cupo; contengono molte , 
parti micacee e qualche particella di ferro,, 
terra argillosa, feldspato, quarzo e calce, 
fanno effervescenza forse cogli acidi. Im- 
piegate colla calce queste sabbie, special- 
mente se sono vive^ cioè estratte dall'acqua, 
formano un ottimo cemento; tale efficacia 
si attribuisce alle parti ferrose che con- 
tengono. 

L'argilla dei nostri terreni detta volgar- 
mente creta è usufruita in molti luoghi 
per la fabbricazione dei mattoni e delle 
tegole ; ha un colore grigio sporco , ta- 
lora giallognolo e non fa cogli acidi sensi-' 
bile effervescenza; assume però apparenze 
diverse a seconda del colore che le viene; 
comunicato dal ferro idrato che vi è fram- 
misto in diversa dose, o della proporzione 
variata di sabbia micacea. Nelle vallate 
dell'Adda e del Lambro trovausi anche dei 
letti di puddinghe composti di roccie di _ 
ogni specie cementate da calcare, ma essi \ 
si arrestano a settentrione del nostro ter-l 
ritorio. Le torbe invece si rinvengono ab-'jj 
bondanti sulle basse sponde dell'Adda, ejjj 
specialmente salendo dal Po sino a Lodi, : 
ove si riconoscono ancora al presente di 
natura torbosa i terreni vallivi; molti di|| 
essi però vennero, con opportune opere di 
prosciugamento, ridotti a prati ubertosi. — «l ' 
Mancano finora più diffuse e specializzate [ 
notizie sulla natura geologica del nostro " j 
terreno, dirette a mettere in mostra le in- 
fluenze dei suoi componenti sullo sviluppo 1 
della vegetazione; e mancano pure quelle < 
precise cognizioni dei parziali fenomeni geo- 
logici, che potrebbero valere a distinguere 
le speciali proprietà del terreno nostro, da < 
quelle dei terreni affini dei circondari di , 
Milano e di Pavia, i quali appartengono 
alla identica formazione. Sappiamo solo che 
i terreni nostri sono generalmente nella ' 



1 



LO 



LO 



zona principale, piìi silicei o, come si dice, 
più leggeri e che la loro profondità ò 
molto minore che nei circondari Unitimi, 
per cui la fertilità è dovuta essenzialmente 
al lavoro ed al capitale che vi si immobi- 
lizzò, e difficilmente vi si manterrebbe senza 
continuo e forte dispendio in lavoro e con- 
cime. Questa ò la caratteristica più spic- 
cata della geonomia lodigiana. Le argille 
dominano per una striscia che serpeggia 
da Zelo-buon-persico a Paullo e Mulazzano, 
e prosegue verso la costiera del Lambro 
toccando Borghetto e Sant'Angelo, e per 
un'altra striscia che da Brembio, al di là 
del Brerabiolo, s'avvanza per Zorlesco, Ca- 
sale e Somaglia, sino al Po. (Vedi S. Co- 
lombanoj collina). 

L'epoca glaciale distese nel lodigiano 
uno strato di trasporto antico nel quale 
si rinvengono ossa fossili quali denti e fe- 
mori di mammouthj teschi e corni d' alce 
e di uri. A questo periodo successe quello 
dei terrazzi il cui sistema lombardo, come 
osserva lo Stoppani, non fu fin' ora conve- 
nientemente studiato. I profili della nostra 
ferrovia mettono in evidenza come tutti gli 
affluenti al Po ne siano dotati. Da S. Co- 



lombano alla foce del Lambro un magnifico 
terrazzo fiancheggia il Po, c il Lambro 
istcsso pare incassato tra i due terrazzi. A 
quelli bellissimi c continui dell' Adda ab- 
biamo accennato parlando di questo fiume: 
l'epoca dei terrazzi spiega difatti lo slivello 
fra la zona principale e la Ghiaja d'Adda 
e Selvagreca, che sono pure fondo marino 
ma rimestato dalle correnti fluviali: ter- 
razzi hanno pure il Brembiolo, la Venere e 
principalmente il Sfilerò che scorre « con 
orme profonde di sua antica potenza ». 
Dopo quest'epoca le acque, che allagavano 
da per tutto, si ritirarono: le pianure acqui- 
trinose si dissecarono, lasciando qual segno 
di loro esistenza la torba; la pianura no- 
stra, per i processi di erosione e disgrega- 
zione delle roccie alpine, si coprì di terra 
vegetale e di verzura, e all' epoche geolo- 
giche susseguirono le epoche storiche. 
Superfìce coltivata. Una statistica accurata 
e controllata della varia estensione super- 
ficiale delle colture non si è ancora potuto 
ottenere, e pur quella dell'ultimo censimento 
che qui riportiamo, lascia alquanto da de- 
siderare per i dettagli, nò convince pie- 
namente per l'esattezza. 



PROSPETTO 
della superfice del Circondario di Lodi distinta per Mandamenti e Colture. 



MANDAMENTI 



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Lodi, città . . . 
Lodi, comuni . . 

Paullo 

Borghetto Lodig. 
S. Angelo Lodig.. 
Casalpusterlengo , 
Codogno . . . . 



3,0 
65,8 
67,6 
158,4 
396,7 
306,0 



8,1 
114,0 
117,8 
1278,4 
325,6 
119,7 



6,0 
162,5 
362,1 
34,3 
256,7 
137,7 



17,3 

4,1 

36,5 



2900,1 
5646,5 
8025,6 
7099,3 
5810,1 
11866,9 



7,2 
145,0 
557,8 
153,9 
96,7 
577,7 



36,0 
83,0 
145,3 
112,1 
109,3 
203,6 



3,3 



18,0 



. .\ ot^,u,i^»o,u\ <tv,o \ 4,9 5849,5 \ 539,3-, 70,2 s 7,5.. u,< ., 

) ) ) ) ) (lìì )l337,0) 334,9 )2408,o) 13982 

Id. fuori d'argine) 813,0) 155,3) — ) — ) 22,8) 15,1 ) 3,2)-) — ) ) ) ) 

Maleo 1082,2 \2097,1 \ 34,9 \ 08,4 \ 3159,3 \ 153,3 ^ 88,0 N — \ 30,2 \ ì ì \ 

< < < < < < ( < ( (1219,3 < 358,5 < 1953,2 < 1 1003 



44,6 
312,6 
319,8 
214,5 
153,8 
475,7 
43,7 



418,9 
472,2 
832,4 
73,7 
140,0 
579,4 



211,3 
285,7 
360,9 
67,3 
37,1 
351,7 



69,4 
54,2 
619,9 
176,8 
1714,7 
861,5 



3780 
7342 

11427 
9309 
9045 

15534 



ie) 553,1 j 207,9) 

4289,8 |5910,9 (1034,7 



) _ ) 

128,9 



)_)_)_) 



50380,1 



2240,0 



851,3 



22,8 



) 



^ 000,0 ^ i 



1594,9 |5072,9 



2007,4 |7858,3 



81410 



19 



140 



LG 



LO 



Riportiamo qui altri dati importanti, op- 
portuni per fare un calcolo del reddito to- 
tale del Circondario. 

Granaglia Ettari 26422,7^,68 

Viti » 3278,78,60 

Orti e giardini » 956,15,30 

Semi oleosi , » 7410,90,60 

Prati in generi » 29546,58,91 

Boschi » 56,90,36 

Pascoli e paludi » 14,81,51 

Strade ferrate » 118,21,60 

Terreni sterili » 363, 39, 90 

Strade ed aree pubbliche . » 1060,81,80 

Superficc occupata dalle acquo » 3742,66,60 

» dei fabbricati e chiese » 1327,83,50 

Totale Ettari 81410,02,49. 

Qui facciamo punto; chi desiderasse mi- 
gliori informazioni potrebbe consultare la 
bellissima Monografia Agricolo-Stalisti'ca 
del Circondario pubblicata per cura del Co- 
mizio Agrario di Lodi. È appunto da questo 
pregevolissimo lavoro che abbiamo estratte 
queste ultime notizie. 
ILocli-Cliiese. Cattedrale. — Dove una 
volta sorgeva una chiesetta a Santa Cat- 
terina, che anticamente raccoglieva intorno 
a sè i pochi abitatori del Colle Eghezzonio, 
Lanfranco Cassino, ultimo vescovo dell'an- 
tica Lodi, e primo della nuova, il 5 agosto 
1158, due giorni dopo che Federico Bar- 
barossa ebbe fondata questa città, pose la 
prima pietra di questo tempio. Architetto, 
a detta del nostro Morena, testimonio ocu- 
lare, fu Tinto Muso de Gatta, Cremonese, 
al seguito dell'Imperatore. La fabbrica, 
prima di essere condotta a termine, do- 
vette più volte essere interrotta, forse per 
mancanza di denari, avendo i Lodigiani vo- 
luto dare al loro tempio più dimensione 
che non potessero le loro forze. Tra i primi 
benefattori della Cattedrale troviamo l'i- 
stesso Imperatore e sua moglie Beatrice; 
e dietro il loro esempio anche il numeroso 
corteggio dei principi e dei prelati (1163). 
Venti anni dopo, la fabbrica, almeno nella 
parte anteriore, era molto indietro, giacche 
in un documento di quei tempi (1183) si ac- 
cennano, per coerenza ad un podere, le fon- 
damenta della Cattedrale. La facciata e 
del secolo decimo terzo: il capitello del 
1282 in cui era podestà di Lodi Lotto degli 
Agli, fiorentino; secondo un nostro cronista 



in quest'anno sarebbe stato posto sulla fac 
ciata del Duomo una statua di S. Bassiano, 
non però l'attuale, che vi venne innalzata 
l'anno 1503, quando fu tolta da San Bas 
siano di Lodivecchio. I marmi che decorano 
l'orifizio della porta maggiore e di quella 
laterale del Broletto si vogliono trasportati 
da Lodivecchio, unitamente alla Cena degli 
Apostoli, murata sopra la scala del Sacra- 
rio, l'anno 1163; è creduta l'ancona della 
Chiesa fabbricata dal Santo Patrono ad 
onore dei Santi Apostoli. — Claudio Sai 
sello, insigne giureconsulto savoiardo, che 
amministrò la chiesa lodigiana invece di 
Mons. Ottaviano Sforza, assente per motivi 
politici, ampliò, o, per meglio dire, aprì 
l'occhio della facciata, nel posto ove era 
un fìnestrone ad intiero sesto (1506) e nel 
1509 aprì le due finestre laterali alla porta 
medesima rendendo la chiesa più chiara, 
e turò altre finestre lungo i lati. Lo stile 
delle finestre aperte ha tutt'altro che fare 
coll'antico e severo della facciata. Il cam- 
panile, con ogni probabilità, sorgeva nella 
parte posteriore, e non tanto alto , non 
comportandolo l'architettura del tempio. In 
esso si rifugiarono i Lodigiani onde sfug- 
gire al sacco dei Francesi, i quali vi ap- 
piccarono il fuoco, mandando tutto in fumo. 
Allora le campane vennero poste sulla volta 
della Chiesa fino all'anno 1539, in cui, mi- 
nacciando il tempio rovina, venne intra- 
presa la fabbrica di un nuovo campanile, 
l'attuale, disegno di Calisto Piazza, detto 
Toccagno; la fabbrica venne interrotta qual- 
che anno dopo per proteste del Castellano 
e proseguita d'ordine di Ferrante Gonzaga, 
governatore di Milano, magnificamente do- 
nato dalla Comunità. Per consiglio del pit- 
tore Antonio Campi, Mons. Capisucco fece 
otturare la finestra che aprivasi in fondo 
al coro, ed aprire le due laterali, onde di- 
pingervi la B. V. Assunta. L'altare mag- 
giore, che stava in fondo al coro, venne 
trasportato in avanti l'anno 1540 da Mon- 
signor Giovanni Simonetta. L'edifìzio, per 
la sua antichità, come per altri disastri, 
minacciando rovina, non venne riparato se 
non molto tardi, quando non si potè, per 
lo gravissime rovine minaccianti, conser- 
varne più lo stile antico; allora venne raf- 



LO 



LO 



147 



fazzonato secondo il costumo del secolo, 
cho non sapeva scorgere il bello se non 
colla riproduzione dei cinque ordini classici. 
Vi lavorò Antonio Campi, la cui opera venne 
collaudata dall'architetto Pellegrino (1570), 
Martino Bosso (1586) sotto gli ordini di 
Monsignor Lodovico Taverna; questi, in 
men di tre anni, per lire 18 mila, masche- 
rando le colonne antiche, tolse gli ultimi 
avanzi dello stile lombardo, e condusse l'o- 
pera a compimento; Giovanni Pietro Capi 
Ferro costruì le sedie del coro (1560) non 
però le attuali, che vennero poste in opera 
verso il 1765. Monsignor Mezzabarba, 1725- 
1739, vedendo che la cattedrale non era 
altro che un ammasso incoerente di sto- 
nature che rendevanlo oltre modo antiar- 
tistico, ebbe il pensiero di atterrare tutto 
e fabbricare di pianta una nuova cattedrale 
secondo le idee del suo tempo, ed all'uopo 
fece le .dovute pratiche colle autorità; ma 
mancandogli appoggio rivolse le sue cure 
all'episcopio, che ne ebbe grande incre- 
mento. Fu Mons. Gallarati che fece ridurre 
il tempio alla forma attuale per mezzo del- 
l'architetto Francesco Croce (1759). La na- 
vata centrale, divisa in tre grandi archi 
ed uno piccolo vicino alla facciata, venne 
divisa in sette, più o meno ampi, come si 
scorgono anche di presente. — Oltre l'Im- 
peratore Federico I, e numerosi vescovi, 
quali il Taverna, il Simonetta, il Capizucco, 
il Mezzabarba ed il Gallarati, tra i bene- 
fattori della Cattedrale va specialmente no- 
tato Mons. Carlo dei Marchesi Pallavicini 
di Monticelli d'Origina su quel di Piacenza, 
il quale volle insignire con preziose sup- 
pellettili, conosciute sotto il nome di Te- 
soro di San BassianOj la nostra Cattedrale, 
spendendovi trenta mila scudi, somma a 
quei tempi rilevantissima (1495). Il muni- 
fico Prelato fece allestire apposita sala 
onde custodirvi quei preziosi arredi, dispo- 
nendo in favore di due custodi, deputati 
alla cura di quegli oggetti. — È insignita 
di cinque gloriosi corpi di Santi e di altro 
preziose reliquie. Il primo è di S. Bassiano, 
morto il 19 gennajo 413, e trovasi al pro- 
prio altare in un'arca di cristallo ed ar- 
gento, racchiusa in altra di marmo, opera 
di Antonio Cassani, con figure di angeli 



ed emblema vescovile di Giosuò Argenti 
(1851). Il secondo ò di Sant'Alberto, altro 
patrono : conservasi neh' altare omonimo 
altre volte della SS. Pietà, e il teschio, 
posto in 'ima ricca teca d'argento, ospo- 
nesi nella solennità del suo onomastico. Il 
terzo è di San Giuliano; ò sotto l'altare 
maggiore della Confessione. Il quarto è di 
San Gualtiero, lodigiano, della famiglia Gar- 
bagni, frate ospitaliere, che tra i molti 
ospizi eretti in diversi luoghi della Lom- 
bardia e del Piemonte, annoverasi quello 
della Misericordiaj ove ora ergesi la non 
meno misericordiosa opera dell'Istituto pei 
Sordo-muti. Il quinto ò di S. Daniele, morto 
nell'espugnazione di Rocca Bruna {Ca del 
Conte) per Carlo Magno (775) contro i Lon- 
gobardi; anche questi ultimi due corpi ri- 
posano sotto l'altare maggiore nel Duomo 
d'abbasso. — Il 4 novembre 1163 l'Antipapa 
Vittore coi suoi cardinali, l'Imperatore, il 
Patriarca d'Aquileja e l'Abate di Cluny, 
con altri vescovi ed arcivescovi, qui en- 
trarono trionfalmente portando sulle spalle 
il corpo di San Bassiano, tolto dal suo an- 
tico deposito a Lodivecchio. Qui Papa Gio- 
vanniXXIII (1513) el'imperatore Sigismondo 
gettarono le basi del Concilio ecumenico 
di Costanza, e l'Imperatore stesso, vestito 
della dalmatica cantò l'Evangelo Exit edì- 
cium a Cesare Augusto la notte del Natalo 
dello stesso anno; qui il 24 aprile 1512 si 
fecero dalla Città sontuosi funerali al corpo 
di Gastone di Foix, morto alla battaglia 
di Ravenna. — Considerando la Cattedrale 
dal lato artistico, scorgiamo la facciata, 
raffazzonata più o meno bene, di stile lom- 
bardo; il capitello della porta maggiore, 
al pari di altri consimili templi, decorato 
da figure quasi burlesche, forse in dileggio 
delle contrarie fazioni, unitamente alla nic- 
chia di San Bassiano, come dicemmo, sono 
del 1282; dei primi tempi ò pure il lato 
esterno verso la Canonica o coro, ove fu 
lasciata una finestretta ad arco tondo, con 
bellissima cornice in terra cotta, nonché 
un seguito d'archetti corno cornice termi- 
nanti sul tetto. La parte posteriore è tut- 
tora ornata da loggette eleganti di stile 
antico. Nella prima Cappella a mano di- 
ritta havvi il monumento pregiatissimo e- 



148 



LO 



LO 



retto ai conjugi Bassiano Pontano ed Orsola 
Spina (1510); l'ancona annessa di S. Gio- 
vanni Battista è del Boltraffio. Nella terza 
cappella esistono due quadri, uno del Lau- 
dani, e l'altro di Giulio Cesare Procaccino; 
sopra la porta d'uscita della Canonica un 
quadro del Cav. Trotti, detto il Malosso, 
rappresentante la discesa di Gesù nel Lim- 
bo. Salendo la gradinata vicina si affaccia 
nel fondo l'altare di Santa Lucia, alias di 
San Bovo con una tavola a grandi scom- 
partì, di Calisto Piazza da Lodi, lavoro 
abbastanza bene ristaurato da Mose Bian- 
chi (18G7). Nella sacristia avvi un dipinto 
del Piazza (1529); un portatile in argento 
massiccio, bel lavoro del quattrocento di 
ignoto autore, ed un baldacchino ed altri 
arredi sacri di molto pregio, già apparte- 
nenti al Tesoro di San Bassiano. Ai lati 
del coro havvi due quadri di Ercole Pro- 
caccini. Nella calotta del coro era bellissimo 
affresco di Antonio Campi, ora surrogato 
da un' Assunta del Conconi, di pochissimo 
pregio. Discendendo per l'altra gradinata 
si vede la Cena degli Apostoli citata; sopra 
la porta d'uscita del Broletto altro quadro 
del Malosso; quindi un altro di Camillo 
Procaccini; più verso la portina si vede la 
Battaglia Hi Lepanto j di Giacinto Cave- 
nago, lodigiano. Sopra il Battistero evvi 
un San Carlo che comunica gli appestati 
del Bianconi (1672). Nella Cripta, dietro 
l'aitar maggiore, havvi un bel bassorilievo 
in marmo, trasportato da Lodivecchio; die- 
tro l'altare di San Bassiano una bellissima 
icona in legno; le colonne in marmo nero 
furono messe sul principio del 1700. Gli ul- 
timi ristauri furono eseguiti nel 1871 da 
Secchi Achille, Loretz Carlo e Chizzoli Fe- 
derico; Mosè Bianchi di Mairago fece le 24 
figure, lavoro che fa rimpiangere i cinque 
Corali miniati che ora si ammirano nel 
Westminstor a Londra, venduti appunto 
per sopperire alle spese. 
San Lorenzo. — È la più antica della Città, 
dopo la Cattedrale. È di stile lombardo, con 
facciata, benché raffazzonata, del sec. XIII. 
Le antiche colonne basilicali sono state rin- 
chiuse in goffi e pesantissimi piloni, sor- 
montati da barocche lesene, in modo da 
deturpare assai sconciamente l'insieme del 



tempio. Come collegiata aveva rendite vi 
stosissime; ora non si hanno fondi sufL 
fidenti per riparare alla rovina dei bel 
dipinti della scuola lodigiana, quali risconl 
transi di frequente sulle sue pareti. Ld 
prepositura e capitolo di questa collegiatrli 
annovera uomini insigni, quali Bernardo! 
Talenti, Egidio dell'Acqua, vescovi di Lodi; 
Pietro Modigliani, commendatore di S. Mi- 
chele di Brembio, Pietro Vitulone, Vicario 
di S. Carlo, arcivescovo di Milano, Girolamo 
Sacco, auditore di Mons. Taverna, nunzio in 
Venezia; Pietro Maldotti, vescovo di Cre- 
mona, Pietro Altrocchi, deputato ai Comizi 
di Lione, ed infine Mons. Bersani-Dossena, 
perla dell'episcopato lombardo, direttore del 
Buon Pastore. Questa chiesa ebbe molti be- 
nefattori e principalmente i Vistarmi, i Mi- 
colli, i Meleti ed i Modignani che eressero 
a loro spese cappelle, come rilevasi da 
varie lapidi affisse alle pareti delle mede- 
sime. È ragguardevole per opere d'arte. 
L'aitar maggiore fu rinnovato nel 1578, 
quando venne abbellito il coro con statue 
ed ornamenti di stucco e di oro da Gio 
vanni Antonio de Abondio d'Ascona, ope- 
razioni collaudate dall'architetto Pellegrini 
(1570); l'ancona della Concezione, la Risur- 
rezione del Calisto, la Cappella della Puri- 
ficazione di M. V. di Bernardino Campi e 
del Fiammenghino, e le pitture sulle pareti, 
fanno di questa chiesa un monumento nazio- 
nale, dichiarato tale l'il giugno 1875. Uno 
spirito malinteso di ristaurazione , senza 
aver consultato gli intendenti dell'arte, ri- 
dusse questo tempio in peggiore stato di 
prima. In questi ultimi tempi venne in 
molti luoghi scrostato, e scandagliato onde 
trovare la prima ossatura dei piloni; di 
fianco all'altare, verso l'Evangelo si mise 
al nudo una colonna romana, certamente 
un avanzo dell'antica Lodi. Il capitello, che 
stonava collo stile della facciata venne de- 
molito. 

San Salvatore. — È comunemente conosciuta I 
sotto il nome della B. V. del Carmine per 
l'altare e l'istituzione dei Padri Carmelitani 
ivi un giorno residenti. Anticamente dedi- 
cata a S. M. Elisabetta, patronato Cada- 
mosto, venne ceduta ai Padri Carmelitani 
(1190) e nuovamente fabbricata dai mede- 



LO 



simi e consacrata l'anno 1522, dedicandola 
a S. M. Annunziata. Soppressi i PP. Car- 
melitani (1770) divenne chiesa prepositu- 
rale di S. Salvatore, essendo l'antica di que- 
sto nome stata acquistata dall'Ospedale Mag- 
giore ed incorporata nel fabbricato dell'o- 
spedale stesso. La sua facciata è recentis- 
sima (1878). Avvi un quadro di Muzio Piazza 
(1585); uno di fra Sollecito; un prezioso 
dipinto della deposizione, ed una bella copia 
della sacra famiglia di Leonardo da Vinci; 
una Visitazione e una Decollazione della 
scuola del Campi. Il quadro del Battesimo 
ò del Bottazzi, Cremonese. 
Santa Maria Maddalena. — È antica quanto 
Lodi nuova, giacche nelle cronache dei 
Morena si nota che l'anno 1162 la chiesa 
venne distrutta da un incendio. Fu sem- 
plice rettoria fino al 1477 in cui Leonardo 
Stadieno, vicario di Mons. Pallavicino, ot- 
tenne di erigerla in prepositura. Concessa 
in commenda, appartenne ad Alessandro 
Leccamo, nobile lodigiano, e cameriere di 
Leone X ed a Giovanni Battista Pozzo, giure- 
consulto milanese, e protonotario apostolico 
(1561). Il prevosto Paolo Duniero rabbellì 
di molto, ma non raggiunse il miglior aspetto 
se non nel secolo scorso per cura del pre- 
posto Giambattista Cesareo che quasi del 
tutto la rinnovò; principiata nel 1719, fu 
consacrata il 21 aprile del 1743; l'arditis- 
sima volta fu opera degli architetti Michele 
e Pier Giacomo fratelli Sartorio; di questi 
è pure la bella torre (1751). Havvi un 
San Pietro del Pedrazzi: una Crocifissione 
di Pier Uberto de Longe, fiammingo; la 
Via Crucis c di Antonietta Bisi di Milano. 
Oltre a molte reliquie qui conservate merita 
speciale menzione l'immagine del SS. Cro- 
cifisso, creduto opera del beato Giacomo 
Oldo, (1400) prete lodigiano; oggetto della 
pia profonda venerazione, massime in tempi 
calamitosi. 

Santa Maria del Sole. — (Attuale) Disegno 
dell'architetto Rocco Pellegrino e dell'inge- 
gnere lodigiano Carlo Bovio: venne consa- 
crato il 21 novembre 1715. Venne eretta 
in parrocchia l'anno 1789 in luogo di quelle 
di San Geminiano e di San Naborc. Barto- 
lomeo Terzago, prevosto, morto nel 1790, 
l'eco abbellire questa chiesa, come si scorge 



LO H9 



da apposita lapide. Nel 1806 si abolì l'al- 
tare di S. Giovanni decollato , c vi si in- 
nalzò quello della B. V. del Rosario, gran- 
dioso, d'ordine composito, che apparteneva 
alla soppressa chiesa di S. Domenico, finito 
nel 1730. Così pure all'altare della B. V. 
del Latte si sostituì quello di Gesù Nazza- 
reno, di stile classico, disegno dell'archi- 
tetto Renzonigo: questo altare è decorato 
di due statue, del Somaini. Il pulpito merita 
attenzione per eccellenza d'intarsio: credesi 
opera di Anselmo dei Conti, milanese; era 
esso pure in S. Domenico. Il gran quadro 
dell'Abside, rappresentante l'Incoronazione 
della Vergine, attorniato da quadretti al- 
lusivi ai Misteri del Rosario, è del Cava- 
liere Malosso, del quale è pure un altro 
quadro Gesù nell'Orio. Quello della Conce- 
zione è di Giuseppe e Carlo, padre e figlio 
Nuvoloni (1639). (V. S. M. del Sole, vecchia). 

San Giacomo Maggiore. — Vuoisi derivi da 
un'altra chiesa di Lodivecchio: hassene me- 
moria dal 1173. Corre tradizione che vi abbia 
predicato San Domenico l'anno 1220 quando 
da Milano si recò a Bologna per istituire 
l'ordine dei predicatori. Questa parrocchiale 
fu delle prime a tener scuola della Dot- 
trina cristiana, dove il minuto popolo im- 
parava anche i primi rudimenti della let- 
tura, dello scrivere, del conteggio ed anche 
della musica. La sua parrocchia estende- 
vasi fino alla Fontana: venne soppressa 
nel 1789 ed unita a quella della Maddalena. 
In questi ultimi tempi venne ampliata c 
decorata dal pittore Alessandro Degrà. Il 
bassorilievo in terra cotta che ne orna la 
facciata, rappresentante il martirio di San 
Giacomo apostolo, ò di Giuseppe Bianchi. 

San Tomaso. — La sua antichità risale fino 
al principio della nuova Lodi, giacché se 
no trova menzione in un documento del 
1173. Essa venne rinnovata nel 1589, ed 
ebbe insigni titolari, tra i quali Marco Mal- 
dotto, Marc'Antonio Cadamosto, poi am- 
bedue Vicari generali ; Alessandro Leccamo, 
camerlengo di Leone X e segretario di 
Clemente VII: fu anche concessa in com- 
menda ad alcuni cardinali, tra cui va men- 
zionato Federico Cesis dei duchi d'Acqua- 
sparta, il quale nel 1563 no- fece cessione 
a favore di Geronimo Vitulonc, poi prevosto 



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di San Lorenzo. Verso il 1579 ampliò la 
propria giurisdizione parrocchiale anche a 
quella di San Michele per la sua aggre- 
gazione al Seminario: ma in seguito, per 
insufficienza del locale di San Michele per 
uso del Seminario, questa istituzione venne 
trasferita presso la chiesa di San Tomaso, 
e la cura d'anime venne nuovamente eser- 
citata dalla chiesa di San Michele. Il cam- 
panile della chiesa è del secolo decimo 
quinto, eretto per elargizione del Conte Lo- 
renzo Mozzanica. La Chiesa col Seminario 
vennero soppressi nel 1786 e ripristinati 
nel 1791: nel 1798 soppressi nuovamente, 
indi, sotto il regno italico, nuovamente 
aperti. Vi si ammira il quadro del Transito 
della Vergine di Martino Piazza: è pure 
degno di osservazione un Crocifìsso morto 
in braccio della Vergine , che vuoisi di 
scuola cremonese del secolo XVI. La fac- 
ciata della chiesa è dèi 1728, anno in cui 
venne terminata la prima fabbrica del Se- 
minario. 

Incoronata. — È il tempio più importante 
sotto l'aspetto artistico della nostra città. 
In seguito ad un miracolo operato da una 
immagine dipinta sull'esterno di una casa 
ove abitavano donne di mala vita, fu tanta 
la divozione suscitata nei Lodigiani che il 
10 ottobre del 1487 il consiglio della Città 
determinò di erigere questo tempio, acqui- 
stando a tal uopo il locale. Sebbene la 
chiesa non fosse per anco incominciata, il 
26 dicembre 1487 vi si celebrò la messa 
sopra un altare posticcio, ed un fra Paolo 
da Firenze, domenicano, vi predicò il qua- 
resimale, nell'idea di unire questo luogo al 
suo convento, ciò che non ebbe effetto. La 
prima pietra venne posta il 28 maggio [1488 
con grande solennità; il disegno è di Gio- 
vanni Battaggio, lodigiano. A maggior di- 
vozione e decoro della chiesa vennero i 
Deputati nel parere di erigervi una scuola 
ed una confraternita particolare con appo- 
sito statuto, la quale ebbe indulgenze e 
privilegi dai Papi Alessandro VI (1495) e 
da Giulio II (1510). Luigi XII e Francesco I, 
Re di Francia, contribuirono d'assai al de- 
coro del tempio, per intercessione di Claudio 
Saisello, allora amministratore della diocesi. 
Francesco II Sforza, a rendimento di grazie 



per la vittoria ottenuta contro gli Austrc 
Ispani, il 28 giugno 1528, sotto le mura c 
Lodi, donò ai 20 agosto 1529, 400 scuc 
d'oro a maggior decoro del tempio; ed - 
dare maggior lustro all'intenzione del mi 
nifìco donatore, qui vennero quasi sempr 
chiamati i primi musicisti d'Italia alle se 
lenni funzioni. Oltre di essere stata ricca 
mente fornita di sacri arredi, possedett 
una biblioteca ricchissima, istituita da Fi 
lippo Bonone, commendatore di S. Bassiam 
fuori delle mura: anche Franchino Gaffuric 
oltre avervi tenuto magistero, l'illustrò ce 
suoi autografi che trovansi ora nella bi 
blioteca comunale. — Fino dal suo nascer 
vennero chiamati i migliori artisti lombard 
a decorare questo tempio. Entrando pe 
la porta maggiore vedousi nell'ottavo pit 
ture appartenenti a Cesare ed a Fulvi» 
Piazza, figli di Callisto, i quali ne preserc 
l'incarico dopo la morte del padre (1562) 
La prima cappella a destra, detta di San 
t'Anna, conserva l'icona di San Paolo, la 
voro di Callisto, eseguito per altra chiesa 
un affresco dietro questo quadro venne 
tolto dal muro dall'artista Antonio Zucch 
di Bergamo, e trasportato su tela, salvan 
dolo così dal deperimento; le sacre stori< 
laterali in quattro quadri si aggiudicane 
alla miglior epoca della scuola lodigiana 
questa Cappella apparteneva alla scuoh 
stessa dell'Incoronata (1558). Nella cappell? 
seguente ammirasi la Decollazione di Sai 
Giovanni Battista, quadro grande in tem 
pera, con figure al vero; opera di Callistc 
Piazza (1530). I quadri laterali rappresen- 
tano i più solenni fatti della vita del Santo 
pure del Callisto, il quale nel Convitto d: 
Erodiade figurò sè stesso tra i commensali 
Era proprietà della famiglia Gessati. L'al- 
tare maggiore, sebbene di stile barocco, 
tuttavia è osservabile per la grande varietà 
delle breccie africane ed altre pietre orien- 
tali ond'è costrutto e per le belle fusioni 
dei bronzi; l'ornamento posto da principio 
alla miracolosa Immagine era di Giovanni 
Lupi; il presente dei fratelli Giovanni e 
Pietro Bonati, milanesi; fu terminato questo 
altare nel 1738, e costò lire 70 mila. I 
quadri laterali sono di Ambrogio Fossano, 
detto il Borgognone, ristaurati (1830) dal 




I De Antoni. Il coro venne incominciato nel 
| 1689 sopra disegno del Cavaliere Fontana, 
i ingegnere del Papa: il Grandi ed il Roma- 
gnoli lo decorarono di stucchi e di pitture, 
Stefano Legnano vi dipinse la storia di 
Ester, ed Antonio Lanzano ne intagliò gli 
stalli. La Cappella laterale a sinistra è de- 
dicata alla Passione di Gesù Cristo; il qua- 
dro grande a tempera ed i laterali, ap- 
partengono allo stesso Callisto ; dipinti per 
commissione della famiglia Pelati, furono 
essi pure ristaurati dal De Antoni. L'altra 
Cappella venne eretta nel 1513 da Antonio 
Berinzago; ha pitture di Martino Piazza e 
di Scipione suo figlio. Sotto la cantoria 
havvi l' avanzo di una B. V. Incoronata, 
dipinta da Giovanni della Chiesa, pavese 
(1482) ed un altro dipinto votivo di Nicolò 
Triulzio, conte di Musocco. La volta, divisa 
in otto spicchi, fu affrescata da Enrico 
Scuri con medaglie dell'Incoronazione di 
M. V. e di altri sette Santi lodigiani. In 
questi ultimi tempi furono chiamati i pit- 
tori Giuseppe Moderati e Brambilla, e lo 
scultore Pierotti, milanesi, e l'indoratore 
Moro, lodigiano, i quali ridussero il tempio 
al modo in cui si ammira presentemente 
in modo che ci pare uscito di fresco dalle 
mani del Battaggio e di Callisto Piazza; ciò 
si deve in special modo all'amore ed al 
buon gusto della locale Congregazione di 
Carità, amministratrice delle rendite di que- 
sto magnifico tempio. Il campanile ò disegno 
dell'architetto Lorenzo Maggi (1401-1503) 
e la facciata recentissima, di stile braman- 
tesco, opera dell'architetto Prof. Afrodisio 
Truzzi, mantovano, ma da gran tempo in- 
segnante nelle scuole secondarie di Lodi 
(hi. 1882). 

Santa Maria della Pace. — Venne eretta 
verso il 1525 in seguito al noto miracolo 
avvenuto il 7 settembre 1515, come risulta 
da un' iscrizione posta di fianco alla facciata; 
collo elemosino raccolte si ebbe agio di de- 
corare decentemente questo tempietto. So- 

- pra una delle porticelle scorgesi un'Adora- 
zione dei Magi, lavoro prcgicvolissimo di 
Albertino Piazza ; dietro l' altare conser- 
vasi puro una tela di molto merito pure 
attribuita ai Piazza. L'attuale facciata venne 
eretta verso il 1840. 



LO 151 



Chiesa dell' Angelo. — Fu delle Monache Umi- 
liate dette di Paullo, antica loro residenza; 
concentrate poi nel convento di S. Bene- 
detto, in Via San Francesco, il locale venne 
tenuto dai PP. Somaschi che fin dal 1615 
vi tennero convitto e poi Orfanotrofio ma- 
schile. 

San Filippo. — Venne principiata l'anno 1622 
dalla Congregazione dei preti secolari di 
San Paolo; i principali promotori furono: 
il canonico Defendente Lodi, storico lodi- 
giano, il preposto Giovanni Fasolo e Gia- 
como Negri. Fu benedetta nel 1644. La 
facciata molto posteriore, è opera dei fra- 
telli Michele e Pier Giacomo Sartorio. La 
icona della Cappella di Sant'Anna è di 
Giorgio Federico Fochezer; la medaglia della 
volta è del Cartoni; le figure della cantoria 
sono del Ferrari ; il Gesù Cristo nell'Orto 
del Malossi; i quattro ovatti del coretto 
del Pallavicini e l'icona dell'aitar maggiore 
creclesi una copia di Guido Reni a quella 
di Roma fatta dipingere da Papa Paolo V. 
Soppressi i Filippini l'anno 1810 la chiesa 
venne fatta sussidiaria alla Cattedrale ed 
il vasto fabbricato fu adattato ad uso dei 
diversi Uffici Comunali. 

San Francesco. — Ove sorge questo maestoso 
tempio eravi una chiesetta dedicata a San 
Nicolò, che faceva parte della vetusta casa 
dei Pocalodi. Avendo Innocenzo IV l'anno 
1257 ordinato a monsignor Dongiovanni Fis- 
siraga di allogare i Minori Osservanti di 
San Francesco nella città di Lodi, il ve- 
scovo non seppe trovare luogo più adatto 
che la chiesa di San Nicolò; ed a dar ter- 
mine alle proteste dei Patroni, concesse 
loro licenza di erigersi un'altra chiesa, in 
sito pochissimo distanto. Antonio Fissiraga, 
nipote del Vescovo, uomo di grande auto- 
rità, edificò il tempio, quale ora scorgesi, di 
architettura intermedia tra il bizantino ed 
il gotico, alla foggia di molte altre chiese 
di quei tempi, e che noi denominiamo Ar- 
chitettura lombarda. Lo principali famiglio 
lodigiane eressero quivi i loro sepolcri: 
havvi quello del fondatore del Tempio, in 
arca di pietra bianca marnosa addossata 
alla parete, con dipinti, e colonne sottili e 
capitelli simbolici; oravi lo stemma della 
famiglia, ma forse fu levato durante la re- 



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pubblica Cisalpina. Havvi il pulpito di rozze 
forme, sul quale predicò San Bernardino 
da£Siena nel suo passaggio da Lodi. Nella 
prima Cappella a destra trovansi tre eccel- 
lenti quadri, l'andata in Egitto, la Presen- 
tazione al tempio e la B. V. di Caravaggio, di 
Enea Salmeggia; era patronato della fami- 
glia Cavazzi; la seconda cappella, situata nel 
fondo di una torre che faceva parte della 
Casa Poealodi, è dedicata a San Bernar- 
dino; ha pregevolissime pitture del secolo 
decimo quinto, di Gian Giacomo da Lodi. 
Fu patronato della famiglia Scala. La terza, 
dedicata a Santa Catterina, già patronato 
Modignani, contiene il quadro di Camillo 
Procaccini; l'altare della Crociera a destra 
è sormontato dalla Trasfigurazione j, che 
credesi opera dello stesso Callisto Piazza. 
L'altare di Sant'Antonio, di patronato Fis- 
siraga, come scorgesi dallo stemma, posto 
sulla sommità dell'arco esterno, presenta 
uno dei migliori quadri del Malosso; rap- 
presenta l'incontro di Ezzelino da Romano 
col Santo di Padova. Gli affreschi del coro, 
benché stonanti collo stile del tempio, sono 
di Sebastiano Galeotti, fiorentino; nella pa- 
rete della sagristia si scorge il sarcofago 
del vescovo Bongiovanni Fissiraga; nella 
sagristia sonvi pitture del Ferrari ; qui vicino, 
sono fissi alle pareti due bassorilievi, uno 
in onore del poeta Francesco Lemene e 
l'altro del giureconsulto Tiberio Azzati. Nella 
navata a sinistra incontrasi un quadro di 
San Francesco, d'ignoto autore. Sulle co- 
lonne centrali sonvi pitture pregevolissime, 
perchè segnano il progresso della pittura 
dal 1300 al 1000. Fu ristaurata verso la 
metà del secolo presente per opera spe- 
cialmente di Pietro Ferrabini sotto la dire- 
zione del Knoller, del Conte Ambrogio Nava 
e dell'architetto Besia. I Padri Barnabiti 
dal 1605 al 1810 tennero la loro residenza 
nel locale annesso, con scuole pubbliche di 
belle lettere e filosofia. Soppressi nel 1810, 
vi rientrarono nel 1833 per opera del Conte 
Mario Andreani, e riapersero le loro scuole. 
La chiesa venne dichiarata Monumento Na- 
zionale con circolare del Ministero della 
pubblica Istruzione 11 giugno 1875. 
Sanla Chiara Nuova. — Le monache ter- 
ziario di San Francesco, pel crescente nu- 



mero, trovandosi male alloggiate in un* 
casa di Via Castelfidardo, a spese del be 
nefattore Martino Cassino, venne comperate 
tutta l'isola vicina alla chiesa di San Leo 
nardo, e quivi venne eretto il monastero 
colla relativa chiesa. La famiglia Muzzan 
lasciò vistose rendite per ottenerne la se- 
pultura. La chiesa venne eretta una seconda 
volta nell'anno 1748, e consacrata nel 1741. 
Il convento e la chiesa vennero soppressi 
il 9 febbrajo 1782, ed il 19 ottobre de] 
1783 venne rilasciato all'Orfanotrofio fem- 
minile che vi ha tuttora la propria resi- 
denza. 

Sanf Agnese. — Fu prima rettoria; nel 1351 
passò agli Agostiniani Conventuali, dei quali 
fu Mons. Bonifacio Bottigella, pavese, ve- 
scovo nostro, che ampliò ed abbellì chiesa 
e convento. Questi Padri vi dimorarono 
fino al 1523, in cui furono surrogati dai 
Canonici Regolari Lateranensi, che vi du- 
rarono solo cinque anni, e furono alla loro 
volta soppiantati dagli Eremitani di Sant'A- 
gostino, che vi dimorarono fino alla loro 
soppressione avvenuta il 23 giugno 1798. 
Allora la chiesa diventò sussidiaria di quella 
di San Lorenzo. — Ha facciata gotica; le 
tazzine sull'alto della facciata sono una ge- 
niale decorazione che la rendono grave 
e solenne. L'interno è camuffato alla mo- 
derna; grossi piloni, sormontati da pesanti 
capitelli a foglie d'accanto, posticci, fanno 
uno sgradevole contrato alla vetustà della 
facciata. Sonvi però opere d'arte prege- 
volissime: nella prima cappella a destra, 
vi è un gran quadro a scomparti, opera 
di Albertino Piazza (1520); ristaurato dal 
De Antoni (1820); in quella che segue hav- 
vi V Adorazione dei Magi, di frate Sollecito 
da Lodi, composizione presa dal Luino; 
benché vi sia poca espressione nelle teste, 
tuttavia è buona l'intonazione ed il colorito; 
lo stile si avvicina al Malosso. Ai lati del- 
l'aitar maggiore è una copia della Madonna 
di Raffaello., ed una Incoronazione di spine, 
oltre modo guasta; nell'alto del coro è un 
affresco rappresentante Sant'Agostino mo- 
rente; ò di F. C. N. Zerbi, di Lodi (1689). 
Nella Cappella della B. V. della Cintura vi 
sono barocchi esagerati fino alla carica- 
tura. Quella dedicata a Sant'Ubaldo, deco- 



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LO 153 



rata di stucchi, apparteneva alla famiglia 
Villani. 

B. V. delle Grazie. — Questa chiesa trae 
origine da un oratorio situato nei Borghi 
di Porta Castello, ove trovavasi l'Immagine 
della B. V. delle Grazio; Mons. Taverna 
fece costrurre una bella chiesa nel 1599, 
la quale l'anno 1C30 venne concessa ai 
PP. Minimi di San Francesco da Paola. 
Demolita coi borghi nel 1655, venne eretta 
l'attuale, e l'immagine vi venne traspor- 
tata nel 1074. Gli ornamenti architettonici 
sono di Felice Biella; sua è la finta cupo- 
letta; le immagini sul muro sono di Fede- 
rico Ferrari di Milano. Presso la sagristia 
havvi un quadro che vuoisi l' ultimo lavoro 
di Callisto Piazza (1561); era in S. Biagio; 
il Santo è il ritratto del pittore ; un quadro 
a tempera di Muzio Piazza, figurante una 
Pietà,, è una copia di Bernardino Campi 
in San Lorenzo. 

— Ora veniamo a quelle che esistettero 
in Lodi e che furono soppresse. 

Concezione di Maria Vergine. — Era sul 
corso di Pori' Adda, a metà via tra il 
Largo di San Filijopo e la discesa di San 
Francesco. Era delle Monache Cappuccine. 
Il convento fu soppresso il 9 febbrajo 1782; 
la chiesa fu profanata il 6 dicembre stesso 
anno. 

Santa Agncsina. — Era in via Garibaldi, 
ove ora è il negozio Sianesi. — Chiesa 
antichissima che trae origine da Lodivec- 
chio. Se ne ha menzione dal 1163; era ret- 
toria, e possedeva beni a Basiasco ed a 
San Martino in Strada. Monsignor Marchese 
Carlo Pallavicino, avendo onorato il Capi- 
tolo della Cattedrale della dignità archi- 
presbiteriale da esso eretta, soppresso que- 
sta rettoria per dotare quella dignità colle 
sue rendite, (1489). 

Sant'Andrea. — Ebbe origine nell'anno 1165; 
di patronato dei Conti Cassini, nel 1409 
passò ai Riccardi, e quindi ai Bonomi e 
Cadamosti. Nel 1575 fu concessa alla Con- 
gregazione dei Somaschi, che vi istituirono 
l'Orfanotrofio maschile sotto gli auspici di 
Mons. Scarampo. Per un cambio fatto, que- 
sta passò all'Orfanotrofio femminile. Venne 
soppressa dalle Leggi Giuseppine, ed il fab- 
bricato fu incorporato all'Ospedale M. 



Sant'Antonio abate. — Era situata tra l'attuale 
via Gorini e la via delle Orfane, sopra 
la contrada di Sant'Antonio, ora otturata, 
colla facciata verso il collegio delle Dame 
Inglesi. Era convento dei PP. del terz' or- 
dine di San Francesco. Il convento fu sop- 
presso il 31 luglio 1782 e la chiesa fu pro- 
fanata il 21 novembre 1783. 

Sant'Antonio di Padova. — Chiamavasi an- 
ticamente del Giardino per essere la sua 
positura uniforme in tutto col modello di 
altra chiesa detta del Giardino in Milano. 
Era dall'origine officiata dai Minori Osser- 
vanti di San Francesco risiedenti nel con- 
vento di San Giovanni Battista fuori di 
Porta Regale; questi frati, avendo dovuto 
sgombrare il loro convento verso il 1522, 
per causa di guerre, col favore di France- 
sco II Sforza, furono acconciati in S. Fran- 
cesco, contro le proteste dei Conventuali 
già quivi residenti, i quali, per certi scan- 
dali avvenuti, nel 1529, nel loro monastero, 
dovettero abbandonare il luogo, e stabilirsi 
nel convento del Giardino (1531). D'allora 
in poi questa chiesa chiamossi dal Santo 
di Padova. — Il convento venne soppresso 
il 25 aprile 1810, e la chiesa fu sussidiaria 
della cattedrale fino al 1861; allora venne 
trasformata in Palestra ginnastica e poi 
in teatro. Nel settembre del 1883 fu sede 
dell' Esposizione elettrica. 

San Benedetto. — (Vedi palazzo della Sotto- 
Prefettura). L'anno 1312 Mons. Egidio del- 
l'Acqua introdusse quivi le monache Umi- 
liate. Soppresse da Pio V nel 1570, queste 
religiose presero la regola di S. Benedetto. 
Cresciute di numero, incorporarono, dietro 
compera, il palazzo dell'antica e nobile fa- 
miglia dei Cani, e fabbricarono una bella 
chiesa posta sulla costa dell'antico Gerondo. 
A questo convento vennero aggiunte anche 
le monache di Santa Maria di Panilo che 
prima abitavano all'Angelo e quelle di San- 
ta Marta. Il monastero e la chiesa vennero 
soppressi il 22 aprile 1786. Fu ricovero dei 
mendicanti; poi residenza dell' Imper. R. De- 
legazione Provinciale e dal 1859 della Regia 
Sotto-Prefettura. È disegno del Pellegrini 
(1615). 

San Biagio. — Ove pochi anni or sono era 
il teatro Barbetta, sul corso Roma, sorgeva 

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fiu dal principio della città la chiesa di 
S. Biagio. Ebbe generosi benefattori nelle fa- 
miglie Cadaraosto, Dardanone e Sornmariva. 
Un Fabio Vitali l'abbellì d'ancona stimata 
assai quale opera di Callisto, ora nella 
chiesa delle Grazie. Fu soppressa il 26 a- 
prile 1789. 

Santa Chiara Vecchia. — Venne fondato 
questo monastero per opera di Palatina dei 
Tresseni verso l'anno 1260, e destinato alle 
Terziarie Francescane. Flora Tresseno, di 
lei figlia, e moglie eli Antonio Fissiraga, il 
grande, beneficò questo monastero predi- 
letto. Verso la metà del secolo decimo quinto 
avvennero in questo convento dei rilevanti 
disordini, di cui la storia di Jgilcla di Bri- 
vio non è altro che una pallida ombra, di- 
sordini che si replicarono ancora verso il 
1528. — La chiesa era abbellita di pitture 
del Callisto e di Francesco Soncino; di que- 
sta non ci resta che l'artistico campanile. 
Le monache avevano vasti possedimenti a 
Soltarico, a Cavenago, a Cassina delle Donne, 
a Basiasco ed a Cassino, ora Ca del Conte. 
Fa soppresso il 9 febbrajo 1782; evacuato 
il 19 luglio. Servì di orfanotrofio dei maschi 
e di convito de' giovani di nobile condi- 
zione, diretti dai PP. Somaschi; quindi di 
ricovero pei mendicanti, ecc. Vedi Casa di 
Industria e di Ricovero. 

San Cristoforino. — Molto antica; di patro- 
nato Sornmariva. L'anno 1574 venne incor- 
porata colla vicina Rettoria dei Santi Vito 
e Modesto. Era situata allo sbocco della 
via Lodino e del corso Porta d' Adda sul 
largo di San Filippo. 

San Cristoforo. — Fu costrutta verso il 1300 
per voto dei Lodigiani, liberati dal leggen- 
dario drago che infestava le paludi del 
mare Gerundo. Fu uffiziata in principio da- 
gli Umiliati dell'annesso convento fino alla 
soppressione dell'Ordine; poi dagli Olivetani 
che eressero di pianta la chiesa c gran 
parte del monastero. La chiesa è uno degli 
edifizi più grandiosi che vanti Lodi. Chiesa 
e convento furono soppressi il 23 giugno 
1798; l'uno serve di caserma, l'altra di 
scuderia. 

Santa Croce. — Vedi Ospedale di Santa Croce. 
San Damiano. — Era situata in fondo alla 
vìa Pompcja, sul!' angolo di piazza San 



Francesco j dalla parte dell'Ospedale magi 
giore. Fu delle monache dell'Ordine di San 
Benedetto, soppresse il 22 giugno 1785, la 
chiesa fu profanata l'8 luglio. 

San Defendente. — Vedi Ospedale di San 
Defendente. 

San Domenico. — Chiesa e convento vennero 
incominciati nel 1221. Fu luogo amenissimo; 
qui nel 1454 venne conchiusa la pace tra la 
Serenissima e il duca Francesco I Sforza, e 
nel 1528 vi si tenne consiglio di guerra dai 
capitani dell'esercito di Francesco II Sforza 
contro l'Imperatore Carlo V. — Un Aurelio 
Galleano, un Innocenzo Bignami, valenti pre« 
dicatori ; un Giulio Cesare Fino, e un Gian 
Grisostomo Fagnani, cronisti, professarono in 
questo convento. La chiesa venne ricostrutta 
sul principio del 1600; fu disegnata dal 
Pellegrino, e decorata dal Malosso, da Giulio 
Cesare Procaccino, Giacinto Cavenago, Ge- 
rolamo Quaresmi, Paolo Morello, ed anche 
dal Callisto, che vi avrebbe dipinto nella 
Cappella dei Leccami. Soppressi, chiesa e 
monastero, il 23 giugno 1798, questo fu ri- 
dotto a caserma, e quella a scuola di equi- 
tazione per il presidio qui di stanza. 

San Geminiano. — Era situata in via Ma- 
genta tra il negozio del signor Corvi e la 
chiesa dell'Angelo, facciata verso Via Ma- 
genta. Trae origine dall'antica Lodi; era 
prepositura fin dal 1159. Soppressa il 26 
aprile e profanata il 28 luglio 1789. 

Sant' Egidio. — Era in via Fissiraga, e faceva 
angolo con via Volturno, verso l'Ospedale 
Fissiraga. Antichissima, sebbene se ne ab- 
biano poche memorie. Nel 1575 questa par- 
rocchia fu soppressa ed unita alla Catte- 
drale. Ora non vi resta memoria se non 
nel popolo che chiama quella strada co 
nome di San Zilio, corrotto di Sant'Egidio. 

San Gervaso e Protaso. — Era posta sulla 
piazzetta che forma angolo tra la via Sol- 
ferino e il corso Milano. Antichissima (1206); 
di patronato Salarano, nobile famiglia di 
Lodi, da cui passò per eredità nella famiglia 
Ferrari Aggradi. L'anno 1528 questa chiesa 
soffrì dei danni cagionati dalle artiglierie 
che battevano le mura del Guasto. Fu sop- 
pressa il 6 luglio 1789. 

San Giovanni. — Era nel luogo ove ora venne 
eretto il Pubblico Macello. Antichissimo 



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Monastero. Era esso pure dolio monache 
Benedettine; ricchissimo, godente di molti 
privilegi pontifici e principeschi; fu sop- 
presso il 22 aprile 178G. Vi fu la posta dei 
cavalli, poi uno stallazzo. 

San Giovanni Piccolo. — Era in via Vittorio 
Emanuele* appena oltrepassato il Palazzo 
Bermi. Fu commenda dei Cavalieri di Malta. 
Soppresso dallo Leggi Giuseppine verso la 
fine del secolo scorso, servì sempre come 
ora, ad usi profani. Rimane ancora dipinto 
un bel San Giovanni sulla ringhiera del 
balcone della casa, detta la Commenda. 

San Giovanni alle Vigne. — ■ (Vedi Palestra 
Ginnastica). Fu Canonica degli Umiliati che 
qui si trasferirono da Fossadolto. Soppressi 
nel 1570, convento e chiesa passarono in 
commenda al Cardinale Andrea Peretti, il 
quale, serbando le rendite per se e per i 
suoi successori, concesse il locale ai PP. Bar- 
nabiti (29 ottobre 1605). Questi padri, vista 
l'insufficienza e la mina dell'antica chiesa 
ne fabbricarono un'altra (1627). Eranvi pit- 
ture di Giovanni della Chiesa e dei Fiam- 
menghini. I Barnabiti qui aprirono pub- 
bliche scuole superiori di filosofia, teologia 
e morale (1631). Chiesa e convento furono 
soppressi nel 1810. 

San Giuliano. — Era in via Fissiraga, di 
fronte all'Ospedale Fissiraga. Ebbe per fon- 
datore il beato Giacomo Oldo, lodigiano, 
il quale nel suo testamento (1404) dotolla 
di vistose rendite. L'anno 1587 venne con- 
centrata in quella di Sant'Egidio. 

San Gusmeo. — In realtà chiamavasi di San 
Cosma e Damiano. Era precisamente di 
rimpetto all'attuale Chiesa del Carmine; ,fu 
patronato della famiglia Gallo. Mons. Ta- 
verna soppresse questa chiesa, trasferen- 
done le rendite in quelle di San Salvatore 
e di San Tomaso. 

San Leonardo. — Era ove ora è la dispensa 
del sale. È antichissima, ma le sue memorie 
non risalgono che all'anno 1396. Il 10 no- 
vembre 1575 questa chiesa colle sue case 
venue concessa alle donne convertite dagli 
scolari di San Paolo che ottennero appro- 
vazione da Roma il 15 gennajo 1581. Venne 
soppressa il 23 novembre 1789. 

San Lodovico. — Eresse questa chiesa Lodo- 
vico Cadamosto, nobile lodigiano, circa il 



1600, era annessa al palazzo di questa fa- 
miglia in via Legnano. 

San Marco. — Era situata in via Magenta } 
nella casa del sig. Ingegnere Allara. Il 
Convento trae origino da Lodivecchio. Ver- 
so il 1400 era già passato in Commenda. 
Ebbe per commendatori uomini insigni: Si- 
mone e Paolo da Incasate (1447-49), Baldas- 
sare Cadamosto, m. 1524, Maffeo Cadamosto 
m. 1575; Filippo Vastavillano, cardinale, 
1575-1587; Girolamo cardinale e Giulio della 
Rovere, ed infine il Cardinale e Principe 
Teodoro Triulzio, che mise il locale e la 
chiesa in possesso dei PP. Carmelitani scalzi 
l'anno 1642. — L'anno 1575 Mons. Sca- 
rampo istituì in questo luogo il Seminario 
dei Chierici. — Chiesa e monastero furono 
soppressi il 25 aprile 1810. 

Santa Maria del Sole fvecchiaj. — In prin- 
cipio era una cappelletta sita in via Porta- 
àorej ora dell' 'Indipendenza , nella parroc- 
chia della Maddalena. A questa cappella 
venne unita una scuola o confraternita detta 
della Misericordia il 28 aprile 1551, da Mons. 
Simonetta Vescovo di Lodi. Le sue dimen- 
sioni limitatissime indussero la scuola stessa 
a costruirne un'altra più vasta e decente; 
verso l'anno 1585 era pressoché compiuta e 
vi venne trasportata l'immagine di M. V. 
dipinta sopra un muro dell'antica cappella. 
I Confratelli di questa chiesa avevano l'in- 
carico di assistere ai condannati a morte 
e di seppellirne i cadaveri nella chiesa 
stessa. Ottennero molti privilegi, tra quali 
quello di liberare da morte un condannato 
graziabile ogni anno (1644). Se non che, 
per la troppa vicinanza alle mura della 
città, ed all'Adda adiacente, le molte volte 
avveniva che l'acqua penetrasse nelle tombe 
con grave detrimento della chiesa stessa. 
Fu in vista di questi inconvenienti che la 
Confraternita della Misericordia l'anno 1710 
venne nella determinazione di erigere un'al- 
tra chiesa, lontana da tutti i pericoli di 
questo genere. (V. S. M. del Sole, nuova). 

Santa Marta. — Vedi Ospedale di S. Marta. 

San Martino dei Tresseni. — Era situata 
in via San Francesco, nella casa ora del 
commendatore Zanoncelli. Fu fondata da 
Martino capitano dei Tresseni il 14 no- 
vembre 1183, e dotata di grosse rendite 



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da Fanone della stessa famiglia il 18 no- 
vembre 1203. Nel 1584 gli venne unita la 
chiesa di San Mattia, nei borghi di Porta 
Pavese. Dai Tresseni passò ai Bignami 
(1024). Vi si solennizzava particolarmente 
la festa di Santa Savina dei Tresseni, ma- 
trona lodigiana. Soppressa nel 1785, venne 
profanata il 10 dicembre di quell' anno. 
San Mauro e Martino. — Era in via Fan- 
fulla, dirimpetto alla chiesa di San Dome- 
nico. Era di patronato della famiglia Ca- 
setti, lodigiana, la quale vi unì anche la 
chiesa di San Martino che era situata nelle 
vicinanze di San Grato. Minacciante rovina 
fu completamente ristaurata da Ortensio 
Bracco rettore della medesima nel 1051. 
L'anno 1789 venne soppressa ed il 21 aprile 
profanata. 

San Michele. — Via Pompeja, N. 18, casa 
Ponzoni. È contemporanea alla cattedrale 
ed alla chiesa di San Lorenzo; prepositura 
fin dal 1173, di patronato della famiglia 
Cuzigo (1225). Fu ufficiata alternativamente 
da preti e da frati. Venne soppressa nel 
1579 da Papa Gregorio XIII ed unita al 
Seminario, ed in seguito (1582) rimessa 
ancora nell'antico onore. Fu soppressa il 
20 aprile e profanata il 31 luglio 1786. 

Santi Naborre e Felice. — Ora stabilimento 
dei Bagni. Chiesa antichissima, pari alla 
Cattedrale; era prepositura fin. dal 1173, 
qui certamente trasferita da Lodivecchio. 
Fu soppressa il 20 aprile 1780. 

San Nicolino. — Pure chiesa antichissima 
di patronato della famiglia Pocalodi che 
nelle sue vicinanze teneva le proprie case 
guernite di alte torri che guardavano il 
porto del lago Gerondo. Mons. Bongiovanni 
Fissiraga, vescovo di Lodi vi mise i frati 
Minori di San Francesco, con non poca 
violenza verso i Pocalodi, patroni del luogo. 
Essendo poi stato concesso a questa fa- 
miglia di erigere una nuova chiesa di San 
Nicolò, Antonio Fissiraga, signore di Lodi, 
eresse sull'antica chiesa l'attuale di San 
Francesco (vedi). 

San Nicolò. — Allorché Bongiovanni Fissi- 
raga allogò i frati Minori Osservanti di 
San Francesco nella chiesa di San Nicolò 
dei Pocalodi (San Francesco) questo ve- 
scovo, con solenne istrumento rogato il 



18 settembre 1280 diede facoltà ad Uberto 
ed al prete Filippo Pocalodi di erigere una 
nuova chiesa in onore di San Nicolò. Que- 
sta nuova chiesa divenne in seguito par- 
rocchiale e Mons. Mezzabarba promosse il 
rettore della medesima alla dignità di pre- 
posto. Fu abolita l'anno 1805: in questi 
utimi tempi il locale serviva di laboratorio 
al Prof. Paolo Gorini. 

San Paolo. — Ebbe principio per suggeri- 
mento del P. Pamiano da Mantova celebre 
predicatore domenicano. Il primo atto col- 
legiale seguì ai 25 gennajo 1009, ed i Con- 
fratelli furono invitati da P. Battista da 
Salò, altro dei promotori. Per essi si fondò 
una scuola e congregazione di persone ric- 
che e pie collo scopo di sovvenire povere 
zitelle alle nozze od ai voti monacali, agli 
infermi, all' insegnamento della dottrina cri- 
stiana ai fanciulli, e all' istituzione di una 
farmacia a beneficio dei poveri curati a 
domicilio. Qui ebbero principio le istituzioni 
dei PP. Filippini, delle vedove di Sant'Anna, 
delle convertite di San Leonardo, delle ver- 
gini di Sant'Orsola e delle orfane. Sop- 
pressa la confraternita, il locale servì - ad 
uso delle scuole elementari comunali. L'ele- 
gante chiesetta, ornata di stucchi e di al- 
cune pitture , nella lunetta esterna della 
porta ha una Vergine col putto di Callisto 
Piazza; questo luogo servì per scuola di 
disegno quando nel locale annesso vi ri- 
siedevano le scuole tecniche; poi per scuola 
di musica, ed ora a niente. 

San Pietro. — Era situata in via Pompeja, 
colla facciata rivolta verso lo sbocco della 
via Lemene. Era delle Monache di Santa 
Savina, soppresse P8 novembre 1779. La 
chiesa fa profanata 1* 11 agosto 1781. 

San Romano. — Era situata all'angolo tra 
via Legnano e il vicolo delle Orfane, un 
po' in dentro. Se ne hanno memorie dal 
1300. Con Bolla del 14 aprile 1545 di Papa 
Paolo III passò ai Canonici Regolari Latera- 
nensi. Fu ristaurata da D. Paolo Pelato e da 
Costantino Fagiolo, generali dell'ordine. Fu 
patronato della famiglia Bonomi; non era 
però estranea ai Mozzanica, i quali ne ave- 
vano eretto il campanile. Soppressi i Ca- 
nonici Lateranensi, la chiesa fu pure pro- 
fanata il 6 luglio 1772, Il suo locale servì 



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157 



lungo tempo di panificio militare; ora è 
ridotto ad abitazioni. 
Santissima Trinità. — Vedi Ospedale della 
Trinità. 

San Vincenzo. — Era nel luogo ove ora si 
erge il teatro sociale in via Milano An- 
tichissimo convento di Benedettine , che 
trae origine da Lodivecchio: se ne ammira 
tuttora un lato nel cortile accanto al teatro, 
del più puro stile del rinascimento. Ven- 
nero soppressi, chiesa e convento, il 18 giu- 
gno 1785. 

Santi Vito e Modesto. — Era in fondo alla 
via Solferino , in luogo ora servato tutt'al- 
tro uso. Antichissima Rettoria, a cui l'anno 
1574 fu da Mons. Scarampo unita quella 
di San Cristoforino. Fu soppressa il 25 aprile 
e profanata il 13 luglio 1789. 

Ospedale Fissiraga. — Venne fondato dal 
Dottor Antonio, ultimo superstite di Fissi- 
raga, con testamento 10 giugno 1761, per 
ricovero e sussistenza di sacerdoti, chierici 
posti in sacriSj dei nobili e di altre per- 
sone di civile condizione, decadenti di for- 
tuna, ed in mancanza di queste a favore 
dei poveri della città e contado di Lodi. 
L'Istituzione venne approvata dall'Impera- 
tore il 4 luglio 1767 e dal Papa il 21 aprile 
1768; il locale venne fabbricato dagli ar- 
chitetti fratelli Michele e Pier Giacomo 
Sartorio. Sulla porta havvi l'epigrafe; Olim 
— Fissiraga domus — nunc — locus pius 
charitas — anno Domini 1769. Annessa 
all'ospedale vi è una pulita cappella con 
quadro commendevole di scuola spagnuola 
figurante l'effigie del Beato Giovanni di 
Dio, fondatore dell'Ordine; venne benedetta 
il 18 novembre 1773, in cui venne intra- 
presa l'ospitalità. L'ospedale è affidato agli 
ospitalieri di San Giovanni di Dio, o Fate- 
bene-fratelli. Dispone di 32 letti, ed accoglie 
annualmente più di 600 ammalati. Ha l'an- 
nuo reddito di circa lire 40 mila, ammini- 
strate da una deputazione nominata dal 
Consiglio Comunale. La città, memore dei 
benefici e delle eminenti cariche assunte 
per varii secoli dalla famiglia Fissiraga, 
segnò del suo nome la via in cui tennero 
l'ultima loro residenza 

Ospedale Maggiore. — Uno dei più belli or- 



namenti della città è l'Ospedale maggiore, 
che per la sua grandiosità, per le ricche 
fondazioni de' suoi benefattori, per l'ottima 
ed opportuna costruzione, per impareggia- 
bile amministrazione e pulitezza, merita con 
tutta ragione di essere chiamato l'ospedale 
modello. — Nei primordi non era che il 
piccolo ospedale di Santo Spirito della Ca- 
rità fondato sul principio del secolo XIV 
(1302), da un frate laico per nome Faccio, 
che vuoisi sia lo stesso Faccio veronese, 
che istituì in Cremona l'ospedale dello stesso 
titolo. Ad ogni modo questo ospedale chia- 
mossi, come risulta da documenti: Domus 
fratris Faccii. La casa venne comperata 
dai frati Umiliati di Viboldone. Questo ospe- 
dale di Santo Spirito era uffiziato dai frati 
della regola di Sant'Agostino, che porta- 
vano un abito lungo di lana, tunica azzurra 
colla colomba, insegna dell'ospedale, per 
cui questo luogo pio venne anche chiamato 
della colombetta. Per molto tempo tanto 
i frati, quanto le monache esercitarono con 
zelo costante la loro opera di carità; ma 
poi per mancanza di una buona disciplina, 
per dilapidamento dei fondi, come succe- 
dette in tutti o quasi gli altri ospedali della 
città e diocesi, le caritatevoli prestazioni 
in prò degli ammalati indigenti vennero 
meno, e l'ospedale secondo il pernizioso 
costume d'allora, venne impetrato in com- 
menda dal preposto della Cattedrale Gio- 
vanni Forti. A riparare allo sperpero delle 
sostanze, a proteggere la volontà dei nu- 
merosi oblatori che lasciarono i loro beni 
in prò dell'umanità sofferente, la rappre- 
sentanza cittadina, con provvisione del 21 
dicembre 1454 elesse quattro procuratori, 
i quali, unitamente al diocesano marchese 
Carlo Pallavicini impetrassero dalla Santa 
Sede l'aggregazione di tutte le rendite de- 
gli ospedali" della città e diocesi a quelle 
dell' ospedale di Santo Spirito , onde isti- 
tuirne un solo col nome di Ospedale mag- 
giore. 

Accordatesi le autorità civili ed eccle- 
siastiche si venne alla risoluzione (21 no- 
vembre 1457) di accordare alla città l'in- 
carico di fabbricare nella casa di Santo 
Spirito un nuovo ospedale, con cappella, 
campanile e cimitero ed altri locali occar- 



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reuti. — Vennero quindi incorporati gli 
ospedali, urbani di S. M. dei Viroli, di 
S. M. dei Tizzoni, di Sant'Antonio abate, 
di Santa Elisabetta; dei suburbani della 
Misericordia, di Ss. Simone e Giuda, di 
San Biagio, dei Ss. Bassiano e Alberto, di 
San Sepolcro oltre Adda, di San Giovanni 
di Tavazzano, di S. M. di Arluno a Panilo, 
di San Salvatore in Graffignana, di San 
Pietro di Senna, detto Ospedaletto, di San 
Michele di Brembio, di San Mamerte a 
Castelnuovo Bocca d'Adda, di Sant'Alberto 
in Castione, di San Pietro in Pirolo a Gerra. ' 
L'annessione di gran parte di questi ospe- 
dali si fece speditamente, ma riguardo ad 
alcuni, specialmente lontani dal centro, si 
dovettero esaurire pratiche lunghissime; 
basti dire che le rendite di San Mamerte 
a Castelnuovo non vennero incorporate che 
verso il 1500. — La prima pietra fu posta 
il 6 gennajo 1459: gli architetti furono 
Giovanni Battista Comazzo e Beltramo Pan- 
dino che proseguirono nella fabbrica colla 
continua assistenza dei deputati della città. 
L'ospitalità fu intrapresa il 12 aprile 1468, 
e l'edilìzio, almeno il primitivo, fu terminato 
nel 1504, come si scorge dall'iscrizione lapi- 
daria sopra il cancello della porta in Via 
Gorini. Nel 1571 fu nuovamente ampliato se- 
condo il disegno avuto dal Pellegrino che si 
conserva ancora nell'archivio di questo ospe- 
dale. In seguito poi, avendo l'Amministra- 
zione ottenuta 1' immunità del censo, si 
ampliò nuovamente, come risulta da altra 
iscrizione posta sul cancello in via Ospe- 
dale; nel 1786 si estese anche all'attiguo 
orfanotrofio femminile, già palazzo dei Conti 
della Somaglia: in questo modo lo stabili- 
mento venne costituito da un fabbricato 
perfettamente isolato. La facciata di ordine 
jonico, che prospetta la piazza di S. Fran- 
cesco, venne eretta l'anno 1?93 dall'archi- 
tetto Marcellino Sagre, milanese; e quella 
che guarda verso ponente, in questi ultimi 
anni venne abbellita per iniziativa del Pre- 
sidente Luigi Trovati, del quale si vede il 
busto in mezzo al giardinetto attiguo. Am- 
mirasi nell'interno un bellissimo cortile, di 
puro stile lombardo, testò ristaurato, attor- 
niato da portici elegantissimi; lungo uno 
di questi trovasi la sala detta capitolare, 



che ora serve per le operazioni chirurgiche 
decorata da una stupenda volta dipinta a 
stile raffaellesco, rappresentante per lo più 
costumi, fiori ed uccelli del territorio lodi- 
giano, opera di Giulio Cesare Ferrari. Per le 
gato di Francesco Danova in una sala di que- 
sto stabilimento insegnavansi le istituzioni 
civili da valenti giureconsulti in prò dei poi 
veri giovani che volevano divenire notai, 
e non avevano nessun sussidio; anzi è a 
notarsi che qui tenevansi i rogiti dei notai 
lodigiani, e con essi poi nel 1808, sotto il 
Regno Italico si formò il nuovo archivio 
notarile: nell'archivio di questo stabilimento 
conservatisi ancora preziosi documenti in- 
teressanti la storia cittadina non solo, ma 
anche la nazionale. — La chiesa attigua, 
opera della fine del secolo scorso, contiene 
un magnifico quadro di Camillo Procaccino, 
rappresentante la discesa dello Spirito Santo, 
con ai lati altri due quadri non ignobili di 
scuola veneziana. I materiali che servirono 
alla costruzione di questa chiesa appartene- 
vano all'antica di S. Maria del SoUj già dei 
confratelli della Misericordia. — Molti e 
generosi benefattori legarono le loro so- 
stanze a vantaggio del nuovo ospedale; tra 
questi vanno annoverati Martino Cassino, 
Giulio Inzago, e Gemello Villa, distintissimi 
medici, un cardinale Morone Giovanni, vari 
commendatori e patrizi cittadini, di cui si 
conservano ancora i ritratti, eseguiti al- 
cuni da mano maestra, per esporli al pub- 
blico ogni anno nella solenne commemora- 
zione di tutti i defunti. 
* Ospedale di Sant' Antonio. — Era situato 
nell'ora via Gorini sopra una contrada che 
metteva questa via in comunicazione con 
quelle delle orfane, ora otturata. Fu fon- 
dato da Guidone Riccardi con suo testa- 
mento del 10 luglio 1212. Era governato 
in principio dai frati ospitalieri, dai quali 
passò ai preti per concessione degli stessi 
Patroni. Non entrò, come gli altri ospedali 
nell'unione fatta da Monsignor Pallavicino 
all'ospitale maggiore, forse per le ragioni 
del patronato riservato. In seguito da ospi- 
tale mutossi in Rettoria semplice, e passò 
con chiesa e case ai Padri Francescani 
del Terz'Ordine (10 marzo 1018). La chiesa 
venne quasi totalmente riedificata l'anno 



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17G5; soppressa c profanata il 20 novcm- 
; bro 1783. 

* Santa Croco. — Se no ha memoria nell'anno 

1340, ed era della Confraternita dei disci- 
plini serviva per albergare i pellegrini, spe- 
cialmente religiosi. Anticamente era fuori 
delle mura verso Porta Cremonese sulla 
strada di San Colombano. Per la sua im- 
portanza, come quello di Sant'Antonio e di 
San Biagio, non fu concentrato nell'ospe- 
dale maggiore. Demolito in seguito per le 
guerre colla chiesa annessa, Mons. Gero- 
lamo Sansone concesse ai suddetti Disci- 
plini di trasportarsi in Lodi; qui infatti, 
sempre in via Gorini , in altri tempi della 
contrada grande, si eresse l'ospizio ed una 
chiesa abbastanza considerevole. L'ospita- 
lità cessò nel 1616. La chiesa fu profanata 
ni luglio 1785; la confraternita soppressa 
il 10 maggio 1786. 
'San Defendente. — In principio chiamavasi 
di Santa Marta ed era ufflziato da' Disci- 
plini. Una donna di Cossago, fuggita in 
città onde salvarsi dalle scorrerie dei sol- 
dati di Pietro Temacoldo, tiranno di Lodi, 
promise di far dipingere l'immagine di 
San Defendente in questa chiesa, qualora 
le fosse stata rispettata la casa; e man- 
tenne la parola. La chiesa e l'ospedale in 
seguito mutò nome e chiamossi di San De- 
fendente. Era in via Lodino , e serviva 
per ospitare pellegrini e specialmente 
donne e loro mariti. — I beni dell' ospe- 
dale vennero covertiti in altri usi, e la 
confraternita venne soppressa il 9 dicem- 
bre 1775, ed il corpo di San Bonifazio che 
era in questa chiesa, profauata il 28 aprile 
1783, venne trasportata nella cattedrale la 
sera del 26 aprile dello stesso anno. 

* Santa Elisabetta. — Di patronato della fa- 

miglia Cadamosto; esisteva prima del 1401 
ed era ove sorge la chiesa del Carmine. 
I suoi beni furono concentrati nell'ospedale 
maggiore (1457) e la chiesa concessa dalla 
famiglia patrona ai Carmelitani Scalzi i 
9 maggio 1496, i quali vi eressero la chie- 
sa che ora sussiste. 

* San Giacomo. — Era di fronte alla Chiesa 

di San Giacomo Maggiore, e fu eretto da 
Anselmo Temacoldo, pel suo testamento 26 
agosto 1347, allo scopo di alloggiare pelle- 



grini c di distribuire il rimanente ai po- 
veri. La sua amministrazione era affidata 
al Consorzio del clero. Le sue rendile con- 
sistevano specialmente in fondi a Villam- 
brera, ed in seguito (1382) vennero accre- 
sciute nel testamento di Pierino Tavazzano. 
Allorché si trattò di concentrare questo 
ospedale col maggiore, s'incontrarono molte 
difficoltà mosse specialmente dagli Eredi 
Temacoldo, e dal Consorzio del clero; ma 
l'anno 1470 un Antonio Garofolo, uno dei 
deputati dell' ospitale maggiore, prese pos- 
sesso definitivamente di questo ospedale. 
Il luogo servì ancora ad alloggiare i pelle- 
grini ed i passaggieri, i quali non avevano 
mezzo di ricoverare altrove; questi però 
dovevano prima presentarsi all'ospedale 
maggiore a ritirare il segno da consegnare 
al prefetto dell'albergo. Non sappiamo quan- 
do anche quest'uso andò perdendosi. 

* Santa Maria dei Tizzoni. — Fu fondata da 

questa nobile famiglia lodigiana. Era situato 
nel luogo che ora fa angolo tra via Vol- 
turno e via Cavour j di fronte alla casa 
Negroni. Se ne ha memoria fin dal 12 
maggio 1296. Era amministrato da frati 
sotto la direzione dei patroni. Giuseppe 
Girardoni, ultimo suo ministro lo consegnò 
nelle mani di Mons. Pallavicino il 27 marzo 
1459, a favore del nuovo ospedal grande. 
La casa fu venduta dall'ospedale a Leo- 
nardo Cadamosto: era in piena rovina, e 
da 50 anni eravi già intermessa l'ospita- 
lità. 

* Santa Maria di Virolo. — Faceva angolo 

tra la via Cavour e quella di San Fran- 
cesco voltando verso Porta d'Adda. Fon- 
dato dall' antichissima famiglia lodigiana 
dei Virolo. Se ne ha memoria fin dal 1300 : 
ma credesi che ben presto venisse sospesa 
l'ospitalità. Fra Romano Penarolo, ultimo 
ministro di esso rassegnò questo ospedale, 
con riserva dell' usufrutto, in mano di Mon- 
signor Pallavicino, il 19 febbrajo 1459; i 
deputati dell'ospedale maggiore ne presero 
il possesso il 22 dello stesso mese ed anno. 
Le case e la chiesa vennero affittate per 
lungo tempo, finché poi vennero comperate 
dalla famiglia Lodi. Qui abitò il Canonico 
Defendente, di questo nobile casato, uomo 
coltissimo, Vicario di Mons. Seghizzi e di 



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Mons. Vidoni, indefesso raccoglitore di pa- 
trie memorie. 

"Santa Marta. — Non è a confondersi coll'an- 
tichissimo di San Defendente. Questo ospi- 
zio, ufflziato da apposita confraternita, venne 
eretto l'anno 1581 in occasione dell'aggre- 
gazione fatta da questa associazione all'ar- 
ciconfraternita di San Rocco di Ripetta in 
Roma. Ai tempi di Defendente Lodi l'ospi- 
talità era già interrotta. Non hassene no- 
tizie posteriori (1650). 

* San Stefano. — Era nel luogo ora detto la 
Gatta, in Corso Porta d'Adda, appena pas- 
sato il Toltone. Fu eretto da Pietro della 
nobile famiglia Modignani l'anno 1478, allo 
scopo di alloggiarvi e di pascervi i poveri 
pellegrini, con un oratorio appresso dedi- 
cato a San Stefano protomartire. Sebbene 
eretto dopo la concentrazione degli ospedali 
operata da Mons. Pallavicini, tuttavia si 
dovettero esaurire molte pratiche per non 
fare seguire a questa opera pia la sorte 
delle altre. Le sue rendite vennero au- 
mentate considerevolmente per opera di 
Celso Modignani, decurione, nel 1615. Sop- 
presso l'ospedale il 2 giugno 1774, con 
cesareo dispaccio del settembre 1775, venne 
accordata, alla famiglia Modignani, la fa- 
coltà di convertirne le rendite in altra 
opera pia, per mantenere povere figlie nobili 
lodigiane in monastero, corrispondendo a 
ciascuna di esse annue lire 500 di Milano, 
fino agli anni venti, col diritto di nomina 
serbato ai Modignani stessi. È ora ammi- 
nistrato dalla Congregazione di Carità. 

" Santissima, Trinità. Era ove ora sono i quar- 
tieri di cavalleria; trae origine dall'anno 
1577, in occasione dell'aggregazione fatta 
della scuola della SS. Trinità all'arcicon- 
fraternita dello stesso titolo, di Ponte Sisto 
in Roma. Allora, demolita l'antica chiesa 
di San Sepolcro, dell'Abbazia di San Pietro 
di Lodivecchio, con licenza del collegio 
germanico di Roma, la stessa scuola eresse 
una vasta chiesa, inaugurata il 1 novem- 
bre 1588 da Mons. Lodovico Taverna. Al- 
loggiava gran numero di pellegrini, mas- 
sime nel 1600 e nel 1625, per le genti che 
si recavano a Roma onde conseguire il 
Giubileo. L'anno 1624 venne fabbricato un 
nuovo ospitale, con grande refettorio; e 



l'anno dopo ebbe l'onore di dare ricetto g 
Mons. Noves, Arcivescovo della chiesa d: 
Santa Maria delle Grazie nello stato di 
Anghu nell'Armenia nella sua andata a 
Milano e ritorno a Venezia. La chiesa venne 
spogliata il 17 novembre 1734, il 2 gennajo 
1787 soppressa totalmente, ed il 15 giugno 
1789 profanata. 
Degli Spaglinoli. — Era eretto nella contrada 
di Porta Regale, per i soldati presi da 
mal francese non avendo voluto l'ospedale 
maggiore voluto accettarli (1624). Durò bre- 
vissimo tempo, ed i suoi materiali nel 1626 
furono adoperati nella costruzione della 
chiesa di San Giovanni alle Vigne, ora pa- 
lestra ginnastica. 

Serravalle. — È il luogo più depresso della 
città, diviso dall'Adda per le mura e per 
la strada di circonvallazione. Punto emi- 
nentemente storico. Non erano passati an- 
cora due anni dal giorno in cui Federico 
Barbarossa aveva qui radunati i profughi 
Lodigiani, che'i Milanesi ripetutamente qui 
vennero ad oste contro la nascente città 
non difesa da altro che da fossati profondi. 
Qui il 19 luglio 1159 i Milanesi, in gran 
numero, forzando la punteria di Selva Greca, 
erano penetrati nella città e se ne sareb- 
bero impadroniti se un pugno di coraggiosi, 
raddoppiando vigore, non fosse riescito a 
ricacciar il nemico nella palude: il 19 mag- 
gio 1167 qui avvenne altro fiero combat- 
timento tra i Lodigiani ed i soldati della 
Lega lombarda che voleva costringerli ad 
abbandonare la causa imperiale ed abbrac- 
ciare la sua. Altri fatti d'arme qui accad- 
dero durante le fazioni che tanto funesta- 
rono tra noi il secolo XIII. La notte del 
25 giugno 1526 di qui irruppero i soldati 
della Lega, duce Lodovico Vislarino, per 
liberare la città dagli Imperiali, comandati 
da Fabrizio Maramaldo. Due anni dopo ve- 
diamo i Lodigiani difendere accanitamente 
questa località contro il Leyva ed il Brun- 
swich, che dovettero, sconfitti al Guasto, 
abbandonare l'impresa. Allo scopo di" di- 
fendere la piazza dai Francesi, qui l'anno 
1647 e 1648, vediamo il clero secolare e 
regolare, lavorare alle trincee, unitamente 
agli altri cittadini nobili e plebei. Sul largo 



LO 



di Serravallo il 10 maggio 1790 il generalo 
Bonaparto, esaminato lo posizioni austriache 
dall'alto ili San Francesco, formò la terribile 
colonna serrata, che, come fulmine, doveva 
lanciarsi sul ponto c vincere la battaglia 
i elio mise la Lombardia in potere della 
francese Repubblica. In tempi più vicini, 
in queste adiacenze si costruì il giuoco del 
pallone, a cui venne sostituito il tiro a 
segno, inaugurato da Giuseppe Garibaldi. 
Al convento jdei Benedettini di Brembio, 
poscia delle monache di Santa Savina, e 
quindi ospedale dei foriti venne surrogata 
l'attuale caserma di cavalleria. La locomo- 
tiva del Tram vai Lodi-Crema rompe di 
quando in quando il silenzio che regna in 
in questo luogo pressoché deserto della 
città. 

Monte di Pietà. — Venne iniziato sulla fine 
del secolo decimo quinto in seguito alle 
predicazioni del beato Bernardino da Feltro. 
Ma l'erezione sua ebbe luogo effettivamente 
Tanno 1512: scrive un cronista di quel tem- 
po: « lo di de la Ascensione che fu a di 
20 maij 1512 non obstante le gran guere, 

carestie, pestilentia per grafia do Dio 

onnipotente se fece una offerta et dato prin- 
cipio a fare el Monte de Pietà in lode, et 
se tirò su in dieta offerta libre trecento 
trentuna in dinari, ultra alia bona mobilia, 
et le pentecoste se ne fece un altra che 
feceno le visnanze (parrocchie) qual cosse 
se feceno per grafia de Dio nostro et per 
le predicassione de uno vegio frate del or- 
dine de servi de la fontana del mozo qual 
aveva nome fra Marino, et era dotissimo 
dabene et buona grafia nel predicare, et li 
concoreva quaxi tutto el populo, et non 
fece in tutto 15 prediche, qual Monte so 
fece in la Incoronata ». Nell'orribile sac- 
cheggio del 1522 solo questo Istituto venne 
rispettato per opera di Giovanni Antonio 
Leccami, che depositò in mano degli uffi- 
ciali dell'esercito spaglinolo le proprie gioje 
c colla propria persona si fece garante 
per soddisfare gli impegni assunti in quella 
triste emergenza. In diverse crisi cittadino 
i decurioni preposti al Governo si pre- 
valsero del Monte di Pietà per ottenere 
denaro in prestito; anzi nel primo anno 



Li) 101 



della sua erezione diede quest'ultimo L. 500 
per il sussidio dovuto alla Lega stabilita 
tra il Papa, l' Imperatore o il Duca di Mi- 
lano contro la Francia. — In commemora- 
zione dell'impianto di questo pio istituto 
ogni anno, nella festa dell'Ascensione, si 
eseguiva una processione solenne, la quale, 
passando davanti all'Incoronata, offeriva 
elemosine per il benefico scopo: quest'uso 
però coll'andar del tempo fu causa di di- 
sordini, e Mons. Ortensio Visconti, vescovo 
di Lodi, sul principio del secolo XVIII, lo 
abolì. — Nel 1522 Martino Toccagni di- 
pinse sulla porta l'immagine della Madonna 
per lire 2 e soldi 9: la fabbrica però non 
venne condotta a terminare se non verso 
la metà del secolo XVI per opera dell'ar- 
chitetto milanese Stefano Tramezio, chia- 
mato dai deputati dell'Incoronata, ammi- 
nistratori del Monte, ad perficiendum opus 
coeptum prò Monty Pietatis Laudai. 

Casa d'Industria e Ricovero. — Venne atti- 
vata in Lodi il 24 luglio 1809. Aveva la 
sua sede nel soppresso monastero di S. Be- 
nedetto, ora Sotto-Prefettura. Nel 1819 si 
trasportò nell'attuale fabbricato, già mona- 
stero di Santa Chiara vecchia. Si resse 
dapprima con norme tradizionali, poi con 
speciale regolamento, che venne modificato 
dalla Congregazione attuale. — Secondo le 
disposizioni attivato il 1 gennajo 1879, si 
divido in tre sezioni: 1. Casa di Ricovero 
slabile; 2. Casa d'Industria; '3. Ricovero 
di mendicità. Servo esclusivamente ai po- 
veri della città. Nella casa di ricovero sta- 
bile si alloggiano, nutriscono e vestono po- 
veri d'olirò dodici anni, inabili al lavoro. 
Nella stessa pia casa si accolgono o nu- 
triscono di giorno poveri invalidi d'ambo 
i sessi, domiciliati in Lodi. — Il Ricovero 
di mendicità accoglie tutti gli accattoni 
colti in atto di questuare in città, e che 
potrebbero per le leggi vigenti questuare se 
non vi fosso ricovero. Al mantenimento di 
questa sezione concorre in parte il comune 
corrispondendo cent. 47 per ogni giornata di 
presenza dei mendicanti. Tutti i poveri am- 
messi alla casa di ricovero, e gli intervenienti 
sono obbligati al lavoro compatibilmente 
alle loro stremate forze. Il lavoro è retribuito. 

21 



LO 



LO 



Musco Civico. — fu istituito Tanno 18G9 con 
approvazione del Ministero della pubblica 
istruzione, e solennemente inaugurato nel- 
Fistcsso anno. — Vi si raccolse quanto si 
potò trovare ancora nel nostro circondario, 
giacché il meglio ci è sfuggito al tempo 
dei grandi scavi di Lodivecchio, pei quali 
si arricchì il Museum Brìttannicum. Pure 
la deputazione, con molti doni e depositi 
pervenuti al nuovo istituto seppe interes- 
sare l'attenzione di distinti archeologi na- 
zionali ed esteri quali un Pigorini, Cusani, 
Parravicini e Mommsen il quale l'avrebbe 
di già tre volte visitato. Curioso e muni- 
fico fu il dono dell'ingegnere Dionigi Bian- 
cardi, che nel suo viaggio intorno al globo 
compiuto nel 1868-70 raccolse ini saggio 
di oggetti strani fra i varii popoli dell'uni- 
verso — vi ha una galleria di ritratti di 
lodigiani illustri, tra quali alcuni di clas- 
sico pennello, ed alcuni quadri di scuola 
lodigiana. Contiene pure buon numero di 
iscrizioni antiche radunate dagli scavi di 
Lodivecchio e per cura di Oldrado da Ponte. 

— In principio venne messo nella casa 
Tassis, sul corso Milano ; poi venne traspor- 
tato nella casa Provasi, in via Legnano; 
ora sembra definitivamente posto nel locale 
comunale di San Filippo. 

Palestra Ginnastica. — È nell'antica chiesa 
di San Giovanni alle Vigne, prima resi- 
denza degli Umiliati e poi dei Barnabiti 
che vi tenevano scuole superiori pubbliche. 
Soppressi i Barnabiti nel 1810 questo luogo 
servì di magazzino per gli oggetti militari, 
finché il municipio venne nella determina- 
zione di trasferirvi la sala di ginnastica 
che per quanto contiene, e per la sua op- 
portuna disposizione non teme il confronto 
di palestre d'altre città. Ottenne onorifiche 
distinzioni all'Esposizione regionale di Fi- 
renze e da diversi congressi di ginnastica 
tenuti in Italia. Un modello in legno pre- 
parato dallo stipettaio Gregorio Scotti, pre- 
sentato alle Esposizioni nazionali di Milano 
e di Torino, recò non poco onore alla no- 
bile istituzione cittadina. L'alto rilievo rap- 
presentante un episodio della sfida di Bar- 
letta — Fanfulla che scavalca un francese 

— è opera dello scultore Giuseppe Bianchi. 



— Prima che in questo luogo la palestra 
ginnastica era nella ex chiesa di Sant'An- 
tonio, ora teatro Gatfurio; e prima ancora, 
limitata a pochissimi istromenti però, nel 
cortile annesso al Ginnasio comunale. 

Mura e fortificazioni. — Il giro non inter- 
rotto delle mura cittadine non ò altro che 
quello stabilito fin dal primo giorno di esi- 
stenza della nuova città. Però, trattandosi 
che Lodi doveva sorgere sopra un rialzo 
di terra in gran parte circondato dalle 
acque e dalle paludi, non emergeva la ne- 
cessità, almeno sulle prime, di circondare 
la terra con mura tali da poter resistere 
all'impeto dei nemici; quindi è a credersi 
che solo il tratto compreso tra Porta Cre- 
monese e Porta Regale dovesse essere il 
più necessario, onde difendere la città dalla 
parte di terra. Il rimanente della città, do- 
minando le bassure, sul principio non era 
difeso che da un doppio giro di profondi 
fossati, come risulta dalla narrazione dei 
Morena, testimoni oculari. I Lodigiani, in 
seguito a diversi ripetuti assalti subiti, nei 
quali poco mancò non rimanessero soc- 
combenti, determinarono di proseguire l'o- 
pera delle mura anche in quelle parti mag- 
giormente difese dalla natura, onde tenersi 
meglio parati alle evenienze. Nel mese di 
maggio del 1167, in cui Lodi dovette cedere 
alle forze preponderanti della Lega lom- 
barda, non trovavasi per anco intieramente 
circondato, giacche uno dei patti sanciti 
nella resa era che la Lega stessa dovesse 
ajutare la nuova città ad erigere le mura 
otto braccia fuori dal suolo. Fin d'allora 
il circuito di Lodi era interrotto da . tre 
principali e da due porte pusterle; Porta 
Cremonese:, Pavese e Regale ; pusterla di 
San Vincenzo o milanese e di Selva Greca 
o di Serravalle. — Dopo la battaglia di 
Cortenuova, Federico II, depressi i Somma- 
riva ed il clero, s'impadronì di Lodi (1237) 
ed allo scopo di meglio assicurarsi il do- 
minio della città, fece costruire un fortis- 
simo castello sull'angolo di Porta Cremo- 
nese verso la palude di Selva Greca (1230), 
lasciandone il presidio al famoso Ezzelino 
da Romano. Questo castello ebbe brevis- 
sima durata, giacché nel 1251, dopo la 



LO 



LO 



163 



morte di Federico, venne smantellato dai 
Milanesi: di esso scorgonsi tuttora vetusti 
avanzi sulla costiera che fronteggia il Mo- 
lino d'Abbasso. Napo della Torre impadro- 
nitosi di Lodi (1209), onde tenerla in sogge- 
zione, ne fabbricò due altri a Porta Regale 
e l'altro a Porla Milanese o di <S. Vincenzo. 
Di questo non conscrvansi piùtraccie; ma 
sulle rovine dell'altro, da cui tiranneggiava 
Druzzo figlio di Luchino Visconti, sorso 
l'anno 1370 l'attuale castello, d'ordine di 
Barnabò a cui era toccata Lodi alla morto 
dello zio Giovanni Visconti, arcivescovo e 
signore di Milano. Da questo tempo non 
bassi memoria d'altro castello che quello 
di Porla Regale, formidabile per lo pro- 
fonde fosse che lo circondavano. Alla morte 
di Giovanni Galeazzo (1402), Antonio li 
Fissiraga, toltosi dalla servitù dei Visconti, 
e messosi a capo del governo di Lodi, qui 
si fortificò per ripararsi dal prevalente 
partito dei ducali, fino a che Giovanni Vi- 
gnati, più scaltro e valoroso, prese la città 
e se ne fece signore; il Fissiraga non uscì 
più dal castello nò vivo, nò morto. Vuole la 
tradizione che il castello di quei tempi 
avesse maggiori proporzioni dello attuali, 
che alcuni le fanno giungere fino allo sbocco 
del corso Vittorio Emmanuele, con molta 
probabilità di far centro nel vero. Questa 
opinione sarebbe convalidata da altri dei 
nostri storici i quali asseriscono che in 
questi dintorni vi fosse un mastio del forte, 
detto nel linguaggio d'allora vastum o Gua- 
sto, quasi posto a guardia delle fortifica- 
zioni. Altri storici lodigiani invece sosten- 
gono che il nome di Guasto dato al transito 
dalla Piazza Vittorio Fmmanuelo alla via 
Solferino derivi dal guasto fatto dalle ar- 
tiglierie austro-ispane nell'assedio del 1528. 
Morto Filippo Maria Visconti venne occu- 
pato dalla milizia veneta al comando di 
Michele Attendolo, indi dal Conte Francesco 
Sforza che ambiva al ducato di Milano. 
Fattosene infatti signore, accolse in questo 
castello quantità di munizioni, ne comperò 
le case sottostanti e le distrusse per farne 
una piazza, e ne affidò i lavori agli inge- 
gneri Serafino Gavazzo da Lodi, Romeo da 
Cremona o Pietro Berzino da Bruggia. È 
appunto il Duca Francesco Sforza che fece 



aprire l'attuale porta d'Adda, ed erigere 
il ponte nuovo nella direziono del torrione 
del Revellino. Dopo la morte del primo 
Sforza il castello venno occupato alterna- 
tivamente ora dai Francesi, ora dai Vene- 
ziani, ora dagli Svizzeri o Sforzeschi, ora 
dagli Austro-Ispani, a seconda dello av- 
venturose peripezie a cui andò soggetta la 
nostra città in quei tempi infelicissimi. Nel 
giugno del 1526 era presidiato dal fami- 
gerato Fabrizio Maramaldo, che dovette ab- 
bandonarlo davanti alle forze della Lega, 
chiamate da Lodovico Vistarmi: no esci 
per una via coperta della quale scorgonsi 
ancora le vestigia in fondo ad un corri- 
doio del pubblico giardino. Due anni dopo, 
il Leyva ed il Brunswich ne tentarono la 
rivincita, appostando i cannoni sul promon- 
torio dei Cappuccini,, ed il 28 giugno die- 
dero terribile assalto alle mura del Guasto, 
superandole e spingendosi in città, ove da- 
gli abitanti e dai soldati dello Sforza fu- 
rono costretti a retrocedere e ad abbando- 
nare totalmente l'impresa. — Il canonico 
Gian Francesco Medici, l'anno 1G09, ci dà 
pregevolissime notizie a nostro riguardo: 
opera precipua era il castello a porta Reale 
da cui sino alla Cremonese correva una 
fossa ed un bastione interrotto da un ba- 
luardo sporgente eretto dal marchese del 
Vasto nel 1544, di cui si veggono ancora 
le fondamenta dove altro volte era Porta 
Pavese, poi Porta Stoppa ed ora Barriera 
Pompe ja. La sola mura difesa dall'emi- 
nenza del suolo stendevasi dalla Cremonese 
sino all'angolo detto della Tradilora (non 
sappiamo perchè) fronteggiante il molino 
della Madonna, ove era un campo fortifi- 
cato, del quale veggonsi tuttavia le vestigia 
nell'ortaglia HolV Incoronata. Un tale campo 
componevasi di opere interne ed esterne: 
le prime consistevano in uno spazio trian- 
golare chiuso per il maggior lato da una 
caserma c per gli altri minori dalle mura 
a cui gli archibugeri accedevano con age- 
volezza per un terrapieno a scaglioni. Nel 
mezzo del detto spazio, intersecato da pro- 
fonda fossa, sorgeva una bastita, che ora 
fu tramutata in casa colonica. Le opero 
esterne si riducovano ad un altro spazio 
bastionato in prossimità al molino della 



104 



LO 



LO 



Madonna,, quasi necessario antemurale de- 
gli interni afforzamenti, e che ancora ri- 
tiene il nome di campo del bastione. Dal- 
l'angolo della Traditora sino a quello che 
si appella del Tombone, correva in prima 
linea, oltre le mura, una fossa, in seconda 
il fiume, attraversato da un ponte di legno, 
senza parapetti, che si aggiunsero nel 1709, 
alla testa del quale sorgeva un Rivellino, 
altra opera afforzata con bastioni e con 
torricella di vedetta, mentre un castellotto 
col nome di Rocchetta proteggeva la porta 
che fronteggia il fiume. Dall'angolo del 
Tombone la mura assituata in qualche ele- 
vazione oltravasi sino al Castello. Le mura 
della città erano allora deboli e mal con- 
fortate di terrapieni: in molti luoghi erano 
rovinate c chiuse con fascinate. Il castello 
era forte per altissime mura o profondis- 
sima fossa colla controscarpa, ma senz'ac- 
qua, la quale alla bisogna poteva essere 
immessa togliendo i rialzi del terreno e lo 
piante allevate dai soldati. Baluardi non 
aveva, fuorché il Torrione od era sfornito 
eli grosso artiglierie, tranne quattro piccoli 
pezzi ed alcuni mortai di ferro. Per la 
guerra di successione del ducato di Man- 
tova (1G29) ebbe a soffrire unitamente alla 
città ed al territorio; c nel 1048 e 1055, 
temendosi l' invasione dei Francesi, vennero 
distrutti tutti i borghi e la città, per così 
dire, venne allagata dalle profonde fosse 
circostanti; e colle mura del castello creb- 
bero anche le taglie per sostenere la spesa 
di quella lunga ed infruttuosa guerra. Il 
24 luglio 1004 vi morì nelle carceri il Prin- 
cipe Ercole Trivulzio per ferito dato a ver- 
ccllino Visconti, patrizio milanese. Nella 
guerra per la successione di Spagna (1700- 
1713), il castello ebbo a subire altre gravi 
o frequenti vessazioni; nel 1700 fu visitato 
dal Principe Eugenio di Savoja e nel 1733 
dal Re Carlo Emanuele III prima che si re- 
casse all'assedio di Pizzighettone. Per la 
pace di Aquisgrana, caduto il ducato di 
Milano sotto il dominio di casa d'Austria, 
il castello non ebbo a soffrire che le in- 
giurie del tempo, finché da Giuseppe II nel 
1784 venne adattato ad uso quartiere, col- 
l'erezione delle tre loggie a tutti c tro gli 
ordini; Da una pianta della città di Lodi 



di quel tempo si scorge che dal 1G09 fino, !'■' 
allora eransi operate considerevoli muta- 
zioni intorno alle mura. Sull'angolo esterno 
del castello, nello spazio tra l'attuale stradone 
della stazione, e il luogo dei Ratti oravi 
ampio baluardo detto di Santa Maria; esso 
prolungavasi ancora al di là della strada ; 
di Lodivecchio sul ciglio ora percorso dalla 1 
strada che discende alla Cloacina, ed era ' 
avanzato da una mezzaluna detta di Potata 1 
Milano. Questo baluardo, sempre esterna- s 
mente all'attuale strada di circonvallazione, 
mediante mura e scarpa si congiungeva i 
con altri ed abbracciava tutto lo spazio 
ora occupato dalla Colombina Alta e chia- 
mavasi di Porta Stoppa. Tra questo ed un 
altro baluardo, detto di Porta Cremonese 
eravi la mezzaluna di Ponce Leone. Pietro 
la chiesa del Carmine, colla punta verso 
Selva Greca, eravi la mezzaluna teW An- 
nunziata; e dietro a Santa Chiara vecchia, 
altro baluardo con questo nome. Sull'an- 
golo la mezzaluna Teve, detta di Serravalle. 
Prima di arrivare al borgo d'Adda eravi 
altra sporgenza che costituiva il baluardo 
di San Francesco. Da questo punto la mura 
era come si trova presentemente, ma vol- 
tato l'angolo del Zambellino eravi altro ba- 
luardo molto avanzato fuori delle mura at- 
tuali, e nominavasi da San Giovanni. A 
Porta Milano, di fronte alla pusterla di 
San Vincenzo , eravi altro baluardo con 
questo nome. Nei pressi deìV Isola Carolina' 
eravi altra mezzaluna detta Peretta. La 
testa del ponte era difesa dal Revellino, 
ossia opera corona, che racchiudeva tutto 
l'odierno fabbricato. — Tutte queste opero 
di fortificazione vennero demolite sulla fino 
del secolo XVIII e sotto il Governo napo- 
leonico, il quale esternamente al castello 
non lasciò che un arco, da servire di Porta 
che mettesse sulla strada di Lodivecchio. 
Restò in piedi il torrione, il quale (ironia 
della sorte!) invece di contenere polveri, 
è ridotto a conservatojo di ghiaccio. Nel 
1838 vennero demoliti pure i bastioni tra 
Porta Regale e Porta Cremona, e ridotto 
lo spazio ad amenissimo passeggio. Il ca- 
stello servì di caserma fino al 1800, poi 
fu acquistato dal Comune che vi istituì le 
scuole pubbliche. Dall'8 Settembre al 1 ot- 



LO 



tobre del 1883 vi si tenne l'Esposizione re- 
gionale agraria, visitata da S. M. Umberto I 
il 1G settembre: sul suo piazzale in questo 
giorno memorando si inaugurò il monu- 
mento a Vittorio Emanuele II. 

Palazzo Bami. — Questo palazzo, sino all'al- 
bergo della Vignola, fu l'antica residenza 
dei Vistarmi, i quali per ricchezza ed in- 
fluenza sostennero parte notevole nella 
storia di Lodi. Aveva in allora una impo- 
nenza più da castello che da ospitale di- 
mora di potente patrizio. — Più volte venne 
messo a ruba ed a sacco dalla contraria 
fazione dei guelfi Sommariva e Fissiraga 

più volte venne ristaurato. Fu testimonio 
di scene spaventevoli: le sue mura nei pri- 
mordi del secolo XIV, quando Sozzo e Gia- 
como Vistarino tiranneggiavano la città, 
echeggiarono dalle grida strazianti di molti 
cittadini condannati a morire di fame in 
tetre prigioni, cause di diletto agli efferati 
tiranni, che colla compiacenza della belva 
assistevano alla dissoluzione che venivasi 
operando nella vita di quei disgraziati ; 
qui, i duo tiranni, racchiusi in un armadio, 
subirono la stessa sorte (1328) per opera 
di Pietro Temacoldo, prima mugnaio di Ca- 
stione, poi cancelliere dei Vistarini, indi 
signore di Lodi, olFeso nell'onore di una 
nipote: questa casa venne messa a ruba 
e smantellata dall'ira guelfa, alla morto 
di Gian Galeazzo Visconti, (1402) e vide 

1 suoi padroni perire sul rogo in mezzo 
alla plebe giubilante ed ebbra, nel mezzo 
della contigua piazza maggiore. — restau- 
rata dal celebro Lodovico Vistarino e da 
Ferdinando, si mantenne in quella famiglia 
finche scaduta questa di potenza e di ric- 
chezza , fu acquistato nel 1G72 da Gio- 
vanni Paolo Barai e rinnovato nel 1G98 
colfattuale foggia da Antonio Barai, fra- 
tello di Giorgio, vescovo di Piacenza, su 
disegno di Domenico Sartorio. — Di que- 
sta superba dimora approflìttarono principi 
e sovrani nel loro passaggio da Lodi: 
Carlo V (1533-41) Massimiliano d'Austria, 
(1548 e 1551); Filippo V di Spagna; il 
conte Vaudrcmont, governatore di Milano, 
(1702); Vittorio Amedeo ed Eugenio di Sa- 
voia (170G); Carlo VI imperatore di Gcr- 



LO 105 



mania (1711); Elisabetta" Cristina sua mo- 
glie (1713) Carlo Emanuele di Sardegna 
(1731); Giovanni Battista Barai, arcivescovo 
di Edcssa (1743), illustrarono questo pa- 
lazzo, che oltre all'ingegnosa e comoda 
sua disposizione contiene alcuni pregevoli 
lavori di pittura e scoltura, come in altri 
dei principali patrizi lodigiani, per cui ri- 
leviamo che nei tempi addietro le chiese, 
i conventi e le famiglie patrizie erano i 
più validi promotori delle arti. 

Palazzo Ghisalberlij ora PitoleUi. — Eretto 
nei primordi del secolo XVIII dal Conte 
Giovanni Battista Modegnani, prospettante 
le vie Pompeja e Roma, le principali della 
città, e costituente uno dei quattro angoli 
dai nostri cronisti detti il Malcanlone: fu 
terminato l'anno 172G; architetti Michele 
e Pier Giacomo fratelli Sartorio. Passò in 
proprietà del Conte Merliui, ed in fine per 
eredità nei Ghisalberti, dai quali nell'at- 
tuale proprietario. Vi ospitarono il Prin- 
cipe elettorale di Sassonia, figlio del Re di 
Polonia (1739), il Generale Napoleone Bo- 
naparte (179G); Francesco I (1819-1825); 
Ferdinando I (1838); Francesco Giuseppe 
(1857); Carlo Alberto (1848); e Vittorio 
Emanuele nel 1859. Fu sede dell'esposizione 
agricola nell'anno 1870. 

Palazzo Municipale. — Fu ripetutamente fatto 
e rifatto. Eretto l'anno 1220 sul luogo che 
ora serve di carcere, venne ricostrutto nello 
stesso luogo l'anno 1284 quando Corrado 
Gonfalonieri di Brescia era capitano di cre- 
denza del popolo; un suo successore, nobile 
Arduino dogli Araldi di Piacenza, nel 1303 
fece costruire lo scale del palazzo. In se- 
guito venne trasferito a lato della Catte- 
drale, o già fin dal 158G si trovava sulla 
linea della facciata del tempio maggiore. 
Un grande ritratto di Federico Barbarossa 
ornava il palazzo verso la piazza fino al 
principio del secolo XVII, quando l'archi- 
tetto Agostino Pedrazzino, di nobile fami- 
glia lodigiana, ne costrusso la loggia at- 
tuale. Allora, al ritratto del Barbarossa si 
sostituirono due busti marmorei con ele- 
ganti iscrizioni in onore dello stesso impe- 
ratore e di Gnco Pompeo Strabone, console 
romano, questi benefattore dell'antica Lodi, 
quegli causa cflicento della nuova. L'auno 



IGG 



LO 



LO 



1592 fu annesso al palazzo comunale la casa 
Gattinara, congiunta a questo mediante il 
cavalcavia detto oggidì Voltane. Qui svol- 
gevasi tumultuosa la vita cittadina nel medio 
evo; qui fecero capo tutti i potenti che 
ebbero relazioni colla nostra città; al piano 
terreno si tenevano i pubblici concili, in 
presenza del popolo adunato al suono del- 
V arengo,: qui si deliberavano gli statuti 
cittadini, si pronunciavano le sentenze, si 
punivano i malfattori, venivano dipinti sul 
muro, ad eterna infamia, i ritratti de' fal- 
sari, mutilati, decapitati ed arsi in pub- 
blica piazza. — Napoleone I, Francesco I, 
Ferdinando I, Francesco Giuseppe II, Vit- 
torio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, Um- 
berto I, per trascurare gli altri più antichi 
personaggi, e non meno famosi salirono lo 
scalone di questo palazzo ora adorno di 
lapidi e sculture che tramandano ai posteri 
la memoria di egregi cittadini. — Sotto il 
portico, che altre volte serviva di pubblica 
conciono, ergesi ora il monumento ai morti 
per la patria indipendenza, fiancheggiato 
dai busti di Garibaldi e di Cavour. 

Palazzo della Sotto-Prefettura. — Questo pa- 
lazzo dalle forme semplici e pulite ergesi 
sopra l'antico convento e chiesa di S. Be- 
nedetto delle monache umiliate e quindi 
benedettine. Soppresse nel 1782, il locale, 
giusta le risoluzioni Giuseppine, servì di 
Casa di lavoro pei poveri che vi restarono 
fino al tempo in cui furono trasferiti nel 
localo di Santa Chiara vecchia (1788); poi 
fu dimora dell'Intendenza politica. L'anno 
1794 fu riformato dall'architetto Pier Ma- 
rini. Fu poi dimora dell'I. R. Delegazione 
provinciale, poi, dal 1859, della Regia Sot- 
to-Prefettura. Vi si ammirerebbe un bel- 
lissimo porticato quadrilungo se una parte 
di esso non fosse stato otturata per alle- 
stire gli uffici della questura. Sotto una 
della arcate ò infisso un marmo segnato 
colle due righe gotiche B. S. (Benemerito 
Scipione) accanto all'antico bel dipinto di 
San Rocco, che credesi del Civcrchio, con- 
servato lorchò vennero soppresse le mona- 
che di San Benedetto. 

Palazzo Varasi. — Fu residenza dell'anti- 
chissima famiglia Vignati, un cui membro, 
il famoso Giovannino, signore di Lodi e di 



Piacenza, nell'inverno del 1413 alloggiò in 
questa casa l'Imperatore Sigismondo qui 
convenuto col Papa Giovanni XXIII; testi- 
monio della residenza di questa famiglia 
sono gli stemmi di alcuni capitelli sulle co- 
lonne del porticato interno. Caduto il Vi- 
gnati dalla signoria di Lodi, sulla casa di- 
roccata dalle ire di parte, il Conte Lorenzo 
Mozzanica, commissario generale dell'eser- 
cito di Francesco I re di Francia, e feu- 
datario di Turano e di Melegnanello, alzò 
quasi dallo fondamenta l'attuale palazzo, 
disegnato da un Silva ed eseguito dal capo 
mastro Francesco Porta, padre del medico, 
di gotica architettura, ma coperta di orna- 
menti bramanteschi e di bellissimi fregi in 
terra cotta. La sua porta, in marmo di 
Viggiù, con medaglie in bassorilievo, rap- 
presentanti Francesco I Sforza e Bianca 
Maria, Gian Galeazzo ed Isabella d'Aragona 
ed i fusti delle colonne laterali a forma di 
candelabri coperti di ornati e figure, venne 
dichiarata monumento nazionale per circo- 
lare ministeriale della pubblica Istruzione, 
11 giugno 1875. L'interno ha un bel cor- 
tile con molta varietà di capitelli alla bra- 
mantesca. Corrispondenti all'artistico in- 
gresso sono il grandissimo scalone e le 
varie sale con volte decorate da bellissime 
medaglie. 

Palazzo Vescovile. — Antico forse quanto la 
nuova Lodi. Lanfranco Cassino, primo ve- 
scovo della nuova città e Alberico Merlino, 
suo successore, certamente ne avranno get- 
tate le basi, giacche la casa del vescovo, 
la cattedrale ed il palazzo del comune erano 
le prime fabbriche necessario alla città 
rediviva. Tradizione vuole che Alberto Qua- 
drelli, santo vescovo, e secondo protettore 
della diocesi, avesse l'onore di erigere l'epi- 
scopio, rimasto incompiuto fino all'elezione 
di un altro grande vescovo, forse non meno 
di Sant'Alberto, vogliamo dire di Ottobello 
Solficntino, il quale l'anno 1220 intrapreso 
il compimento della fabbrica. Mons. Botti- 
glia, vescovo dal 1393 al 1404 l'avrebbe 
fornito di loggie, cappelle e stanze ad uso 
di cancelleria come ce lo additano gli stem- 
mi e le effigi del suddetto affissi a questi 
locali. Ma più di tutti diede al palazzo 
grandezza >cd ornamento Mons. Lodovico 



LO 



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107 



Taverna, spendendovi cinquemila scudi di 
quo' tempi, e l'avrebbe compiuto se lo le- 
gazioni annidategli dai Pontefici, ora a Ve- 
nezia, ora a Madrid, non lo avessero di- 
stornato dall'impresa. Monsignor Scgbizzi c 
Gerra non mancarono di proseguire il di- 
segno del Taverna, ma per tristizie dei 
tempi e i gravosi carichi vennero meno 
all'opera. La galleria venne eretta dal Car- 
dinale Vidoni, altro dei nostri vescovi, coi 
materiali ricavati dallo case di proprietà 
vescovile demolite ne sobborghi della citta 
per timore di guerra: lo stemma di questo 
vescovo si vede ancora sopra i lavori da 
esso eseguiti nella Curia e nell'archivio 
della Mensa vescovile. La galleria dei ri- 
tratti fu iniziata da Mons. Menatti. Da ul- 
timo Mons. Mezzabarba stava per compiere 
il lato meridionale dell'episcopio, (1738) se 
inopinatamente la morte non avesse pri- 
vato lui di vita e noi di avere almeno un 
edifizio bello e compiuto," architetto degli 
ultimi ristauri e delle nuove fabbriche fu 
Domenico Sartorio (fino del XVII secolo). 
— L'icona della cappella piccola è del 
Piazza; il Signore nell'Orto,, nell'apparta- 
mento superiore verso il giardino, ò del 
Morazzone; la Sacra Famiglia e V agonia 
di San Giuseppe sono del Legnani. La Ma- 
donna, il Bambino e S. Giovanni Battista 
è del Lucino. Nell'appartamento invernale 
l'icona di San Mauro è del Rovere d'Ermes 
(1000). Il ritratto in busto di Mons. Peretta 
ò del Toffanelli (1785) quello in piedi nella 
galleria, dell'abate Carlo Giuseppe Torri: 
dello stesso ò quello di Pio VI nella sala 
gialla, mentre quello di Giuseppe li è del 
Locatelli. Quello di Mons. Serafino Corio e 
di Luigi Scaramuccia perugino. — In que- 
sto palazzo alloggiarono i papi Gregorio IX 
(1273) e Giovanni XXIII (1413). 

Piazza Maggiore. — Questa piazza, per la 
sua vastità, per la sua regolarità, per il 
corredo di quattro portici, per la prospet- 
tiva della Cattedrale e del palazzo munici- 
pale, non che per il credito che sempre 
seppe acquistarsi nel commercio principal- 
mente dei bozzoli, costituisce il più nobile 
orgoglio dei Lodigiani. Tradizion vuole che 
alquanto delle colonne sorreggenti i por- 



ticati derivino dallo mino di Lodivecchio, 
o paro che per addattarsi alla loro altezza 
sia sorta la varietà dei portici c delle case 
sorrette. Del resto ci consta che non pocho 
case laterali alla piazza erano sostenute da 
pilastri in cotto, come appare nell'antico 
palazzo dei Vistarini ed in alcuni altri che 
man mano vengono surrogati da colonne 
per dare maggior libertà e luce ai negozi 
situati sotto i porticati: molte colonne ti- 
rano al 1400, altre a tempi più vicini, c 
molte sono modernissimo. I portici antica- 
mente si prolungavano anche nelle vie adia- 
centi, e vennero ridotti alla sola piazza 
per facilitare le comunicazioni o lasciare 
più libero il passaggio e la luce. Solo nel 
secolo scorso si cominciò a pavimentare 
di marmo il suolo dei porticati, e primo fu 
il Conte Giuseppe Barai, che nell'autunno 
del 1759 fece mettere a sue spese lastro 
di marmo dall'albergo della Vignola sino 
al locale della commenda di San Giovanni 
dei Cavalieri di Malta, come ne resta an- 
cora memoria su due lapidi ancora fra- 
mezzanti il selciato avanti al suddetto pa- 
lazzo. — Questa piazza, ampio campo allo 
spaccio dei prodotti del nostro territorio, 
fu sempre il luogo in cui venne a svolgersi 
la vita cittadina d'ogni tempo. Qui succes- 
sero i principali avvenimenti registrati nella 
storia lodigiana. Campo all'ira delle fazioni 
cho tanto funestarono la città nell'evo di 
mezzo qui i partitanti del secondo Federico 
eressero il rogo ai loro avversari ed ab- 
bruciarono il frate che aveva osato lan- 
ciare l'anatema contro i depravati costumi 
del tempo (1243). Overgnaghi e Sommariva 
Vignati Vistarini qui si contrastarono il do- 
minio della città: qui si riunirono le solda- 
tesche agli ordini del mugnajo di Castiono, 
funesto ai suoi padroni non meno che alla 
città (1328): qui, alla morte di Gian Galeazzo 
Visconti, vennero abbracciati i Vistarini coi 
loro aderenti, colti dalla contraria fazione 
nelle case o sulle strade della città, mentre 
tentavano di darsi alla campagna (1402). 
La piazza maggiore sul principio del secolo 
XVI fu testimonio dei più miserandi av- 
venimenti: Francesi e Spagnuoli, Ducheschi 
c Marchcschi, Guelfi e Ghibellini vi eser- 
citarono le loro perniciose gesta. Ùna mol- 



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LO 



titudino di desolati cittadini, ridotti alla 
estrema disperazione, noi vediamo qui rac- 
colta ad aspettare ansiosamente una cara 
ed amata persona, il grande Ludovico Vi- 
starono, e gettarglisi a piedi e pregarlo di 
prestare l'opera sua onde liberare la città 
dallo sevizie di Fabrizio Maramaldo : qui 
vediamo adunque irrompere le truppe del- 
l'esercito della Lega e combattere accani- 
tamente contro le milizia di colui che do- 
veva essere, quattro anni dopo, l'uccisore 
del Ferruccio, e dopo reiterati assalti vin- 
cerlo nella memoranda notte di San Gio- 
vanni (1526). Qui avevano luogo le sontuose 
funzioni, così frequenti nei secoli trascorsi: 
qui smontavano i novelli vescovi dalla su- 
perba chinea condotta dai vicedomini della 
chiesa laudense, onde prendere il possesso 
della diocesi; qui gli imperatori, i re, en- 
tranti trionfalmente nella città, sotto ric- 
chissimo baldacchino, corteggiati dai nobili 
più distinti, mettevano piede a terra per 
entrare nella cattedrale a ringraziare il 
Dio Ottimo Massimo. Qui le pubbliche feste: 
le sfide, le giostre, i tornei ed altri ludi 
cavallereschi chiamavano le popolazioni a 
sanguinosi spettacoli, ed il sorriso di una 
donzella era il guiderdone ambito dal baldo 
vincitore. Ma spettacoli ben più tristi vide 
questa piazza: qui si eseguivano le sentenze 
capitali; quindi le forche, i palchi ferali 
spesse volte ingombravano il suolo, e le 
impiccagioni, gli arruotamenti, gli strozza- 
menti, i roghi, le amputazioni, gli attena- 
gliamenti, le decapitazioni, ed i più squisiti 
tormenti scoperti dalla umana perversità 
servivano di spettacolo alle moltitudini ora- 
mai assuefatte al sangue, qui accorse al 
lugubre suono della campana di morte. Al- 
tri stronfienti d'infamia sorgevano in questo 
luogo: sullo mura del vicino broletto di- 
pingevasi il ritratto dei falsari che avevano 
scontata la pena sul palco, ad eterna in- 
famia della loro memoria; qui eravi la 
pietra ove sconciamente sedevano i falliti, 
onde evitare la vendetta del creditore, Al 
tempo della spagnuola dominazione qui fa- 
ceva orrida mostrala stamberga d'un corpo 
di guardia, custodito da soldati inurbani, 
spavaldi, licenziosi: qui sfilava la guardia 
destinata alla custodia della fortezza. In 



tempi più vicini qui venne innalzato un 
monumento in memoria della battaglia del 
Ponte, vinta dal Bonaparte (1808) e distrutto 
dalla ristaurazione nel 1815. Altri tempi, 
altri costumi: ai ludi cavallereschi, allo 
scene di sangue successero pubblici diver- 
timenti; quindi al giorno d'oggi, in occa- 
sione di grandi feste, viene allietata dà 
splendide illuminazioni e da brillanti fuochi 
artificiali; nelle serate festive d'estate dai 
concerti della banda cittadina, e nei giorni 
di mercato da numeroso popolo qui con- 
venuto a trattare gli affari commerciali ed 
industriali. 

Piazza San Francesco. — È antichissima, e l 
chiamavasi nel medio evo dei Sacchi^ illu- 
stre famiglia lodigiana che aveva in questi 
paraggi la sua residenza. Essendo vicina al 
Porto* servì di luogo del pubblico mercato 
nei primi tempi della novella città: era 
fiancheggiata da portici, come risulta da 
alcune memorie spettanti alla chiesa di 
San Francesco. — Qui prospettano due 
monumenti della pietà cittadina, l'ospe- 
dale maggiore e la chiesa monumentale 
di San Francesco, che diede il nome alla 
piazza. Considerevolmente ristretta allorché 
trattossi dell'erezione dell'attuale facciata 
dell'ospedale (1792), venne in questi ultimi 
tempi (1883) di molto ampliata per la de- 
molizione del palazzo Zumalli, oltremodo, 
rovinoso ed indecente. Situata lungo la con- 
tinuazione della via Pompeja, anticamente 
principale arteria della città, è fiancheg- 
giata dal Tramvai che per Serravalle con- 
duce all'Adda, a Crema ed a Brescia. Si 
ha intenzione di erigervi il monumento a 
Paolo Gorini. 

Piazza Vittorio Emanuele. — Venne aperta 
sulla fine del secolo scorso nell'occasione 
dell'atterramento di gran parte delle forti- 
ficazioni del castello qui contiguo: motivo 
per cui, fino a questi ultimi tempi, chia- 
mavasi Piazza Castello. Qui, prima del 1862, 
era la Porta Regale^ abbandonata all'a- 
prirsi della spaziosa barriera Vittorio Ema- 
nuele che mette, col grandioso viale, alla 
stazione della ferrovia. Venne abbellita da 
ombrose piantagioni : pregio suo più grande 
ò l'omaggio tributato dai Lodigiani alla 
memoria di Vittorio Emanuele II nel mo- 



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1G9 



numento qui eretto nel 1883, opera dello 
scultore Barzaghi, ed inaugurato il 10 set- 
tembre alla presenza di Re Umberto I in 
occasione dell'Esposizione Regionale agra- 
ria. È il ritrovo gradito delle serate d'estate 
unitamente agli attigui giardini pianeg- 
giati sulle mura diroccate dell'antico ca- 
stello, ed agli spaziosi passeggi aperti nel 
1838 sui luoghi ove altre volte sorgevano 
fortissimi bastioni che dividevano il pro- 
montorio eghezzonio dal resto del piano 
alaudense. Luoghi ameni e ridenti, ove al- 
tre volte erano aridi edifici guerreschi! 

Porto. — L'antica città di Lodi, benché di- 
stante circa 6 chilometri dal luogo dell'at- 
tuale, pure teneva già in questa località 
il suo porto sull'Adda, privilegiatissimo per 
concessioni di re e di imperatori. Qui fa- 
cevano capo le strade che da Ledi mette- 
vano alle città di Bergamo, di Crema e di 
Brescia; qui dai collettori del comune di 
Lodi esigevasi il ripatico dalle navi che 
rimontavano o discendevano per la corrente 
cariche di merci, essendo in quei tempi 
l'Adda navigabilissima e le vie di terra 
più diffìcili che non quelle per acqua. I 
Lodigiani, a proteggere questa località im- 
portantissima e di loro vitale interesse non 
trascurarono le cure e le spese. Un villaggio 
che gli storici dicono vallicella, era sorto 
sulle rive dell'Adda da tempi immemorabili, 
attorno ad un tempio pagano che vuoisi 
sorgesse nei pressi dell'attuale chiesa della 
Maddalena, villaggio ingrossato maggior- 
mente per opera dei profughi lodigiani fug- 
genti l'ira dei Milanesi dopo la prima di- 
struzione della loro patria avvenuta l'anno 
1111. Vuoisi che in questa circostanza sul 
promontorio Eghezzone sorgesse la chiesa 
di Santa Catterina, sul terreno ora occu- 
pato dalla Cattedrale. Una corona di for- 
tissime torri abbracciava la semicirconfe- 
renza del porto costituendone valida difesa. 
La cappella di San Bernardino appiccicata 
alla chiesa di San Francesco, il campanile 
di questo tempio monumentale, ed un si- 
mile antichissimo edilìzio nella casa del- 
l'avv. Giovanni Maria Zanoncelli, testificano 
la presenza di quelle torri, ai cui piedi 
gucrniti di grossi anelli di ferro attaccavansi 



lo barche e le navi elio segavano le ondo 
dell'antico Gerondo: nò queste erano lo sole; 
nel fabbricato dell'Ospedale maggiore, nel- 
l'antico albergo del Falcone sul corso por- 
ta-ad-Adda, e di fianco alla contrada della 
Maddalena eranvene altre tre, ora demolite, 
quando non vogliasi tener conto di un'altra 
in gran parte tuttora esistente, in un se- 
dime dei signori Talini al luogo della Tor- 
retta; edificio vetustissimo che serviva ad 
assicurare i navigatori quando l'Adda lam- 
biva quella riviera altissima che in se- 
guito chiamossi del Fanzago, e sulla quale 
ora sorgono le cascine Cornelia,; Torretta j 
Calca, PalazzettOj Sandone, prospettanti 
la bassura altre volte coperta dalle onde 
del Pulignano, ed ora di campi ubertosi, 
continua vittoria sulle acque devastatrici. 
Federico Barbarossa il 3 dicembre 1158, 
allorché la città novella da pochi mesi, 
colle sue case coperte di paglia, incomin- 
ciava a dominare sul colle Eghezzone, nel- 
l'annunciare a tutto l'impero la riedifica- 
zione di Lodi, concesse all'erigenda città 
nuovi ed ampii privilegi, e riconfermò gli 
antichi, tra i quali si fa cenno del Porlo 
« Statuentes etiam precipimus ut predicla 
civitas portimi generalem et comunem na- 
vhim stalionem remota omnium contradic- 
tione semper habeatj et mercatorum naves 
per adduam mperius ascendentes vel in- 
ferius descendentes , ad eundem portum 
scevre coìifluant vendendi vel emendi habita 
libera facilitate ». — Abbiamo altre testi- 
monianze anteriori a questa: il 29 dicem- 
bre 1192, davanti al messo dell'Imperatore 
Enrico VI, in Lodi: Guidoltus de Cuzigo 
iuralus dixit se vidisse Widonem de Cu- 
zigo patrem suam et Walterium de Cuzigo 
et Tridericuni de Cuzigo et Carentanum 
da Cazano et Otlobellum Cazolam et illos 
de Gavazo et Bonodeum de Isella habere 
et tenere ripaticum et curatiam de portu 
Montis Ghezonij et vidit collectores qui col- 
ligcbant prò eis istum ripaticum et cu- 
rathiam et hoc faciebant sine contraditionc 
comunis mediolani, et ita vidit eos habere 
et tenere et prò eis colligi per decem annos 
et plus ante quam civitas Laude fuisset 
hedificata et post edificatione ipsius civi- 
talis ipse lesti fuit polcstas Laude et prò 

22 



ITO 



LO 



LO 



comuni Laude fecit collisero curathiam et 
ripàtiam de por tu iste civitalis suo tern- 
jiorc....» e seguo accennando ai successori 
che fecero lo stesso per lunghi anni: et 
hoc fuit ante quam imperator fecisset pa- 
cem bum Lombardis apud Costanzam (23 
giugno 1183) et post istam pacem vidit co- 
■munem Laude esse in tenutam et habere 
et tenere istum ripaticum predicto.... Altri 
testimoni, e persone qualificatissime, asse- 
rirono quasi le stesse cose e le medesime 
circostanze. Un Oberto Tintorio racconta 
anche l'importo che si doveva pagare per 
ciascun carico e ciascuna merce. (V. Co- 
dice diplomatico Land. voi. 2.° pagina 1S5J. 

Importantissimo era questo luogo sul- 
l'Adda per la diretta comunicazione col Po, 
collo altre città dell Emilia e con Venezia 
slessa, in tempi che le vie di terra erano 
oltremodo faticose. Qui il 29 maggio 1347 
salpava con splendido corteggio di dame 
e cavalieri Isabella del Fiesco, moglie di 
Luchino Visconti, signore di Milano, di- 
retta a Venezia, collo scopo apparente di 
sciogliere un voto, ma in realtà per tut- 
t'altro. — Di qui partirono con un molino 
e quattro navi armate Pietro Maria de Rossi 
di Parma ed Antonio di Landriano capi- 
tani del primo Sforza, onde distruggere il 
ponte che i Veneziani avevano costrutto 
tra Cerreto e Cavenago il 27 luglio 1452, 
impresa infelicemente riescita. — L'11 no- 
vembre 1511 monsignore di Plexis gover- 
natore di Lodi per Francia s'imbarcava 
in questo porto coi suoi cavalli per recarsi 
contro Giulio II all' impresa di Bologna. — 
Qui il 1 settembre 1689 salpava il cardi- 
nale Visconti, arcivescovo di Milano, sopra 
due bucintori, venuti appositamente per 
l'Adda da Cremona onde recarsi a Roma 
in occasione del conclave che elesse Ales- 
sandro Vili. Qui s'imbarcarono i cannoni 
che si trovavano in Lodi onde condurli 
nella fortezza di Pizzighettone il 7 aprile 
1736. Qui approdavano le barche e le navi 
cariche di vino cremonese e modenese, che 
scendevano poi fornite di borianti per la- 
stricare le vie delle città. — La costru- 
zione di ottime strade eseguite durante i 
regni di Maria Teresa, di Giuseppe II e di 
Leopoldo fece quasi totalmente abbando- 



nare la via fluviale: il letto dell'Adda, non 
sfruttato da altro che dai cavatori di ghiaja, 
dai cavaloro, e dai pescatori, venne in 
molti luoghi rialzandosi da rendere impos- 
sibile la navigazione alle barche di grossa 
portata; l'antico porto venne così abban- 
donato, ed ora è anche troppo che se ne 
ricordi il nome: una viottola tortuosa, ora 
ostrutta, vi faceva capo: lo scalo, a poca 
distanza dal ponte, giace abbandonato ed è 
l'unico avanzo dell'antico Porto di Lodi. 

Lodi Vecchio. Comune del 2°. Man- 
damento di Lodi, ufficio postale. Seziono 
elettorale, agenzia delle imposte, ufficio di 
registro e delle ipoteche di Lodi. Ab. 3464. 
Sul luogo 2524, superficie ettari 1793,50. 
Bilancio L. 32,500. Distanza da Lodi chi- 
lometri 7,222. — Parrocchia- Vicariato, sotto 
il titolo di S. Pietro Ap., di anime 5096. — 
LauSj, Lauda, Laus Pompeja. Circa 500 
anni prima di Cristo una tribù di Galli Boi 
stabilitasi tra il Lambro ed il Sillero, fon- 
dava questa città. Di essa non si hanno notizie 
sicure nei primi tempi della sua esistenza: 
solo sappiamo che fu città importante e 
che nel tempo della romana occupazione 
fu molto ragguardevole per la sua posi- 
zione centrale nella valle del Po. Durante 
il consolato di Gneo Pompeo Strabone le 
venne concesso il diritto latino,, motivo per 
cui da quell'anno assunse l'appellativo di 
Pompeja in onore di Strabone. 

.... Questi luoghi 
Nome non ebber pria; dell'agro nostro 
I molti borghi fur chiamati boici: 
Primo di tutti e'1 più potente: Boia. 
Non mura no, ma cittadini petti 
Eranle usbergo; e Alauda la chiaraaro 
I Boi sovente, che d'Alauda il nome 
Ebbe fra i Galli la tribù de' Boi; 
Di Lauda Pompeja indi l'illustre 
Nome le diede il vincitor Pompeio. 
Fiorì gran tempo e per avverso marte 
Miseramente cadde e dieci lustri 
Erma si giacque e squallida. Ma quando 
Al desolato popolo più volte 
Ripete Federico Lauda, Lauda 
U Rettore del cielo e me pur Lauda 
Glie Dio qui manda a ristorar lo genti 
Dalla parola del germano sire 
La città rediviva il nome prese 
E dall'alte ruine uscì più bella. 
Lunga de Boi la storia, e lunga e antica 



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LO 



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L'origine di Lauda, a me sol busti 
Lo più gravi accennar alte vicende. 

Dai setto colli la mavorzia Roma 
Levato non avea oltre le nubi 
11 turrigero capo e ancor sul fronte 
Non le splendea la fulgida corona 
Dell'orbe domatrice; era sul soglio 
Rogai Tarquinio il Prisco, o Bellovcso 
Terre c cittadi a conquistar volito 
Tenea superbo di Milan lo scettro. 
Oh quai per lungo tempo orride guerre 
Funestano l'Italia allor che il duco 
Corolamo le torme impazienti 
Contro Marcello e i formidati figli 
Di Màrto avventa ! E a te la gloria, o prode 
Cornelio, se al roman giogo si curva 
Di queste terre la più eletta parte. 

Sotto la mala signoria di Bruto 
Lo cisalpine gallicbe cittadi 
Gemeano stanche, e il genitor del forte 
Magno Pompeo incontro a lui si move, 
Lo combatte, l'uccide. 1 Laudigesi 
Per la novella libertà festanti 
Dell'uccisor di Bruto a ricordanza 
Non peritura, salutaron Lauda 
Coll'onorato nome di Pompeja. 
Ma dalle dure sanguinose guerre 
Lauda Pompeja fu spenta! Una badìa 
Al maggior Piero sacra, ed un villaggio 
Di tanta gloria è miserando avanzo ! 

Jacopo Gabiano. 

Giulio Cesare poi, l'anno 49 avanti Cristo, 
concesse ai Lodigiani anche i diritti di cit- 
tadinanza romana: così col rimanente della 
Gallia Cisalpina rimase legata alle sorti 
del romano impero, il quale subì l'estrema 
sua disfatta sotto le mura di questa città 
e presso i colli di San Colombano, ove Ro- 
molo Augustolo rimase prigione di Odoacre. 
In questi tempi aveva già abbracciata la 
religione di Cristo predicata dall'apostolo 
San Barnaba, e fin dal terzo secolo aveva 
a proprio pastore S. Malusio, a cui, dopo cin- 
que santi pastori, successe (377-413) San 
Bassiano, che innalzò il tempio dei santi 
apostoli, che ora si denomina dal santo 
fondatore. Dalla caduta dell'Impero romano 
fino ai tempi di mezzo, poche notizie ci per- 
vennero. Vuoisi che Teodorico vi fabbri- 
casse un palazzo, e che sotto ai Longobardi 
avesse un duca proprio: Iti il rifugio di 
principi sconfìtti. Divisi i ducati in comitati, 
sotto il dominio dei Franchi, Lodi fa ca- 
poluogo di una di queste divisioni territo- 
riali. Sul finire del decimo secolo venne 



dall'Imperatore Ottono data in possesso al 
vescovo Andrea, il quale la tenne per molti 
anni. Sul principio del mille pare clic vi 
fosse costituito un municipio il quale in 
seguito venne rassodandosi al punto da 
trovarsi assai bene consolidato all'epoca 
che ebbero principio le conteso tra Lodi 
e l'Arcivescovo di Milano (1025). Preten- 
devano i Lodigiani di aver diritto all'ele- 
zione dei propri vescovi, diritto fino allora 
esercitato senza contrasto di sorta. A que- 
sto opponevasi l'arcivescovo Ariberto d'Iu- 
timiano, il quale, in premio dei servigi resi 
all'Imperatore Corrado il Salico, ebbe da 
questi il diritto di nominare il vescovo di 
Lodi e la facoltà d'investirlo dei beni tem- 
porali, mentre prima, come metropolitano, 
avea solamente quella di consacrarlo. Ve- 
dendo l'Arcivescovo come i Lodigiani si 
ostinassero a non riconoscere per loro vc- 
vescovo Ambrogio Arluno da lui nominato, 
dichiarò loro la guerra e con poderoso 
esercito portossi all'assedio della città, che 
prevedendo troppo debole la resistenza, per 
consiglio stesso del vescovo Olderico Gos- 
salengo, da essa eletto, si persuase di ac- 
cettare il vescovo impostole e di rimandare 
Olderico a Cremona sua patria. Con questo 
però non si assopirono gli astii, nè cessa- 
rono le lotte. Liberatisi i Lodigiani dal pe- 
ricolo, e rifattisi dei danni patiti, rimanda- 
rono il vescovo Ambrogio e si riaccostarono 
al Olderico, ed unitisi in lega con quei del 
Seprio e della Martesana, e con molti mal- 
contenti Milanesi, si venne a giornata cam- 
pale presso Campo Malo (Cantonale) colla 
peggio di Eriberto. Nel 1037, ridisceso Cor- 
rado, tolse all'Arcivescovo la nomina del 
vescovo di Lodi, causa di tanti disordini. 
In seguito i Lodigiani si collegarono coi 
Pavesi, indi coi Cremonesi contro i loro 
nemici, alleati dei Bresciani e dei Tortonesi ; 
ma toccò loro la peggio, e, ai 6 giugno 
1109, Lodi fu presa dopo di essere stata 
stretta d'assedio. Tuttavia Lodi a quel tempo 
era città floridissima, vi prosperavano le 
industrie, vi si erigevano bellissimi edifizi, 
l'ubertoso territorio dava abbondanza di 
prodotti ed i Benedettini di Santa Maria 
e di San Pietro occupavansi a trascrivere 
i codici dell'antica sapienza, fatalmente di- 



172 LO 



strutti dagli incendi. Aveva floridissimo 
mercato, a cui accorrevano le circostanti 
popolazioni, facilitate dalle strade fluviali 
del Lambro e dell'Adda. L'Imperatore En- 
rico V tentò ricondurre alla pace i due 
popoli, ma non vi riuscì, e sempre più 
accaniti tra loro, trassero partito da una 
zuffa insorta fra alcuni popolani di Lodi 
e di Milano per accendere vieppiù gli animi 
a vendetta. In tale circostanza avendo ri- 
cusati i nobili di Lodi di difendere i plebei 
furono espulsi dalla città; molti di essi si 
rifugiarono in Milano, ove trovavasi anche 
il vescovo Arderico Vignati loro partitante. 
I Milanesi allora approtflttandosi della di- 
scordia tra i Lodigiani, ripigliarono le armi; 
ma i Lodigiani guidati da Giorgio Tintorio 
riportarono una vittoria sui nemici, ed uni- 
tisi coi Pavesi e Cremonesi, corsero fin 
sotto le mura di Milano. Ma in questo 
mentre i Milanesi, colta l'occasione dell'es- 
sere Lodi sprovvista di difensori, vi entra- 
rono (15 aprile 1111) e messala a ferro e 
a fuoco interamente la distrussero. Indi 
fecero ingiunzione ai Lodigiani di non più 
ricostruirla, gravandoli di enormi imposi- 
zioni. Senza città e senza tetto i poveri Lo- 
digiani si sbandarono nei dintorni e nelle 
città amiche circonvicine a cercarvi asilo. 
Fu in questa occasione che si costrussero 
i borghi e specialmente il Piacentino, ove 
ben presto si rinnovò il mercato da cui 
quegli sgraziati traevano vistosi guadagni, 
da campare meno miseramente la vita. 
Salito sul trono di Germania Federico Bar- 
barossa, questi aveva ordinato una dieta 
a Costanza, a/fine di meglio determinare 
i diritti dell'Impero. A questa dieta si pre- 
sentarono due cittadini lodigiani i quali 
supplicarono l' Imperatore a voler porre un 
freno alla prepotenza dei Milanesi, che ol- 
tre di aver distrutta la città avevano an- 
che proibito loro l'esercizio del mercato. 
Federico, in seguito anche ai reclami di 
Pavia e di Como, contro Milano, mandò 
Sicherio suo messaggio a Milano ad inti- 
mare a quei consoli che smettessero di op- 
primere Lodi. Trattato malamente il messo 
imperiale dai consoli di Milano questi si 
recò in Germania. Federico, udito lo sfregio 
usato alla reale sua maestà, si accinse 



LO 



al viaggio d'Italia per esservi incoronato 
Imperatore e per ristabilirvi i suoi diritti. I 
Milanesi allora seppero amicarselo colla 
promessa di grossa somma di denaro: ri- 
tardando però essi a soddisfarla, e i due 
loro podestà mancando di provvedere di 
viveri l'esercito imperiale dietro conven- U' 
zione fatta coli' Imperatore, questi, sdegnato, ti 
rifiutò l'offerta del denaro ed intimò loro 1 
di lasciare la pace Lodi e Como, città da c 
essi per lungo tempo vessate. Non arren- » 
dendosi i Milanesi a questi patti, furono 1 
dichiarati nemici dell'impero. Partito Fe- I 
derico d'Italia, i Milanesi gravarono mag- 1 
giormente i Lodigiani, sottoponendoli a du- ( 
rissime condizioni di servitù, della quale I 
pretesero formale giuramento, condannando 1 
alla confisca dei beni ed all'esilio quei cit- ; 
tadini che non vi avessero acconsentito. 
Fu appunto per non diventare spergiuri i 
verso l'Imperatore che i Lodigiani prefe- 
rirono la povertà, l'esilio e qualunque altro 
maltrattamento. I Milanesi stabilirono il 
termine di dieci giorni ai Lodigiani per 
sottomettersi, ma prima che ancor fosse 
spirato questo tempo, vennero sotto Lodi 
(aprile 1158) ed entrativi senza ostacolo 
alcuno, ne scacciarono tutti gli abitanti, 
la spogliarono di tutti i beni e poi la det- 
tero alle fiamme. In questo modo i Lodi- 
giani, privi per la seconda volta della loro 
patria, presero la strada dell'esilio, e si 
ridussero gran parte a Pizzighettone ed a 
Gerra ove per le fatiche del viaggio, per 
gli stenti e la peste, morirono in gran 
quantità. Leggendo il codice diplomatico 
di Laus Pompeja si trovano altre partico- 
lari notizie, registrate nei diversi docu- 
menti: le mura, torri e porte (972, 18 no- 
vembre, 875); porta Milanese (931, 9 luglio); 
porta Piacentina (997, 31 gennajo); ha sob- 
borghi (892, giugno); il borgo Piacentino, 
(997, 31 gennajo); la chiesa cattedrale di 
Santa Maria : caput episcopio ipsius sancke 
lauden&is ecclesia! (1051, agosto); ebbe conti 
imperiali, Malanfredo (giugno 892); Benzone 
(5 agosto, 1000); i vescovi di Lodi sono 
creati e dichiarati conti della città sino a 
sette miglia di circuito (975, 24 novembre). 
Fossat,um factum ad munilionem urbis pì-op- 
ter (jucrraiu Mediolancnsium... Lodi è Ghia- 



LO 



LO 



173 



mata luogo (8 ottobre 1115, agosto 111-6). 
Dopo la città distrutta: borgo Piacentino 
(maggio 1121); di San Sepolcro presso il 
Silloro (febbrajo 1148); di San Bassiano 
(luglio 112C); in un campo del borgo di 
San Bassiano presso la cbiesa di cotesto 
nome sorge la casa dei consoli, e vi si 
tengono le adunanze del popolo (gennajo 
1142); Laus risorge; ò ancora chiamata 
città (giugno 1117; 1126; gennajo 1142; 
novembre 1142; maggio 1153; ottobre 1155); 
ancora ha le porte; Piacentina (maggio 
1115), la Milanese, maggio 1153; ed una 
terza porta chiamata San Naborre (1153, 
dicembre); ha i suoi propri consoli (settem- 
bre 1142); ai quali Papa Eugenio III intima 
la restituzione di un atto sotto pena di 
scomunica (8 aprile 1146). Ridotta l'antica 
Lodi ad un mucchio di macerie, si stentò 
molto tempo prima che venisse in qualche 
canto ancora abitata, e la chiesa dei Santi 
Apostoli, detta di San Bassiano, salvata 
dalle rovine, sola campeggia in mezzo alla 
solitudine. Coll'andare del tempo sulle ro- 
vine di quella città vetustissima, sorse l'at- 
tuale villaggio di Lodivecchio. Non cessò 
però di essere continuamente bersagliata 
nelle scorrerie dei Milanesi contro la Lodi 
nuova immediatamente risorta. Essendo po- 
sta sull'unica strada di Milano, non poteva 
a meno che andare soggetta alle depreda- 
zioni di chi primo capitasse : così, tra- 
scurando altre piccole notizie, noi vediamo 
nel 1250 i Milanesi venire a Lodivecchio, 
distruggere i castelli di Zibido, Bargano, 
Fissiraga, inondare tutti i fossati coll'acqua 
del Lambro; quivi, bloccati dai Pavesi, co- 
stretti ad uscirne (15 giugno). Incontrati 
dai Cremonesi e Lodigiani tra Zibido e 
Bargano, si ritirano fuggendo di fronte a 
Lodivecchio dietro il fosso di Panperduto: 
qui per la fame e pel caldo, molti ne muo- 
jono; ma costretti a dare battaglia, hanno 
la peggio, e devono al valoroso Spinello 
Medici, se possono ancora rivedere la pa- 
tria. Il 18 gennajo 1268 questo luogo fu 
abbrucciato dalle truppe di Corradino di 
Svevia; l'anno dopo vi si accampano gli 
uomini di Napo della Torre contro Lodi. 
11 25 maggio 1278 l'arcivescovo Visconti ò 
assalito da Cassone della Torre che lo co- 



stringe alla fuga; nel 1295, maggio, Matteo 
Visconti occupa Lodivecchio, vi innalza un 
castello di legnami, serra la chiesa di San 
Pietro ponendovi entro grosso presidio e 
vi fa intorno una fossa. Eravi antichissima 
Abbazia dei Benedettini, sotto il titolo di 
San Pietro, passata in commenda. Fu un 
tempo dei Triulzi, poi dei Fissiraga, quindi 
dei Ro, dai quali per rinuncia ed unione 
perpetua verso la metà del secolo XVII 
passò al collegio germanico di Roma e 
poco dopo alle Orsole che da Brembio ven- 
nero a prendervi il possesso. Eravi un an- 
tico convento sotto il titolo di San Marco, 
che colla distruzione della città prese stanza 
nella campagna, in un luogo che conserva 
ancora questo nome. Eravi .''ospedale detto 
di San Leonardo fondato ai tempi di Ar- 
derico Vignati, dopo la prima distruzione 
della città, la cui amministrazione era in 
mano dei preti, contro il comune uso di 
tanti altri ospedali, ove veniva esercitato 
dai frati ospedalieri. Antichissimo era puro 
l'ospedale di . San Sepolcro, fondato verso 
il 1100, la cui canonica nel 1261 pagò una 
taglia di soldi 13 e denari 13, imposta dal 
Papa al clero lodigiano: bassi pure men- 
zione di un altro ospedale detto di S. Bas- 
siano, di cui si legge una memoria sotto 
l'anno 1377. Nel territorio di Lodivecchio 
passa il Sillero da cui si estrae un cavo 
irrigatorio chiamato la Roggia Donna che 
scende a mezzodì sino a Sant'Angelo; il re- 
sto delle acque piega a occidente e sbocca 
nel Lambro a Salerano. Quivi si raccol- 
gono altri scoli che prendono pure il nomo 
di Sillero e in parte vengono usufruiti 
per irrigazione, e scorrono per i territori 
di Bargano, Monticelli Sillaro e Villa- 
nova, in parte proseguono per Borghetto 
e Orio Litta. Boselli Emilio ottenne me- 
daglia d'oro e lire 500 all'Esposizione Na- 
zionale di Milano (1881) per la costruzione 
di case coloniche, in base a principi igie- 
nici. Oggi questa borgata sorge tra ferti- 
lissime e ben coltivate campagne e non 
offre indizio dell'antica città, poiché da po- 
chi anni furono tolte anche le poche mine 
che rimanevano dell'antica cattedrale, della 
cui disposizione si scorgono le traccio in 
una Carta- Pianta presso il prof. Cavaliere 



174 



MA 



MA 



D. Andrea Timolati. Il terreno fu avida- 
mente tentato e smosso e spogliato degli 
antichi cimclii, molti dei quali religiosa- 
mente si conservano nel patrio museo di 
Lodi nuovo. Pure non è dubbio che ora la 
chiesa parrocchiale sorgo sulle rovinò del- 
l'antico monastero di San Pietro che era 
fuori della città nel borgo milanese verso 
il Lambro. Questa chiesa per ordine dei pro- 
tettori del collegio germanico l'anno 1605 
venne rinnovata dalle fondamenta, spostan- 
done l'antico orientamento. Si scorgono 
traccie di antiche cappelle laterali nel pic- 
colo cortile della casa parrocchiale, ove 
certamente era l'altare principale di essa 
chiesa. Il Sillero e il ponte dei Santi Na- 
bore e Felice possono darò qualche idea 
del luogo ove poteva essere la porta Pia- 
centina e il borgo dello stesso nome che 
fu il più popoloso dei borghi alaudensi e 
si spingeva sino alla chiesa di San Bas- 
siano, la quale rimane nella solitudine dei 
campi, unico mestissimo ricordo della gloria, 
delle sventure di Laus Pompeja che da 725 
anni ha cessato di esistere. 

Il comune ha alcune opere di pubblica 
beneficenza: Una Causa pia che ebbe prin- 
cipio nel 1834 per lascito del sacerdote 
Bartolomeo Ratti; un Legato pio che ripete 
l'origine dal 1823 per lascito del sacerdote 
Angelo Pavesi; un altro Legato pio che ebbe 
principio nel 1824 per lascito di Brunetti 
Giovanni Maria; ed una Causa pia princi- 
piata nel 1811 per lascito di Giuseppe Vanelli; 
tutto per distribuire elemosine e sussidi ai 
poveri della parrocchia, con alcune dispo- 
sizioni di culto. Principali proprietarii: Bi- 
gnami, Ballabio, Ospitale di Lodi, Formenti. 
Lo dolina. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 2300 m. nord- 
est; parrocchia della Fontana. Ab. 28. Prima 
del 1789 era parrocchia di San Giacomo 
in città. Proprietà Cesaris Gaetano, Martini 
Pietro e Senchia avv. Filippo. 

MA 

Maccastorna. Comune del Mandamento 
di Maleo; ufficio postale, Maleo; sezione elet- 
torale di Meleti; agenzia delle imposto ed 
ufficio del registro di Codogno. Ulficio delle 



'Longiato. Nome di un luogo, ora di- 
strutto era tra le cascine Moronzella e Fau- 
stina, chiosi di Porta Cremonese. 

'Longura. Nome perduto di un luogo nel 

territorio di San Martino in Strada; nel 

1400 vi possedeva la famiglia Riccardi, di 
Lodi. 

'Longure. Località nel luogo di Massa- 
lengo (178G). Era del Conte Giuseppe Barni, 
il quale pagava sopra queste terre un li- 
vello al Consorzio del clero di Lodi. 

Lovera, Frazione del comune e della par- 
rocchia di Brembio, da cui dista circa me- 
tri 1300 sud-est. Ab. 93. 

Loverola. Frazione del comune e della 
parrocchia di Brembio, da cui dista circa 
800 m. sud-est. 

'Lovonus mons. Nome di un tratto 
dell'alta sponda dell'Adda presso Galga- 
gnano, ora Mondugono (?) 23 ottobre 1147. 

*Lugarino. Nome perduto di un luogo 
nei pressi di Castiraga da Reggio e Casel- 
letto. Nel 1261 aveva chiesa che pagò 2 
denari di taglia al Pontefice; era nella 
pieve di Salerano. 

Luna (La). Frazione del comune e della 
parrocchia di Marudo, da cui dista circa 
1300 metri ovest. È ai confini del Pavese. 
Proprietà Ing. Rozza. 

Lunetta. Comune di Cerro al Lambro, 
Circondario di Milano; diocesi di Lodi, par- 
rocchia di San Zenone al Lambro, passa- 
tavi nel 1882, mentre prima era diocesi 
di Milano, parrocchia di Cerro al Lambro 
(con Sabbiona abitanti 60). Propr. Ospizio 
Triulzi. 

Xuiraga, Luviraga, ora Livraga. Vedi. 

Lupara. Vedi Lovera. 

Luparola. Vedi Loverola. 

Lurani, Frazione del comune e della par- 
rocchia di Caselle Lurani, da cui dista circa 
1500 metri ovest. Il nome dai Signori Lu- 
rani, già feudatari del luogo. V^ Cascina 
Lurani, che è lo stesso luogo. 



ipoteche di Cremona; ab. 412; in paese 193 
Superficie ettari 526,87; bilancio comunale 
lire 6000. Distanza da Lodi chilom. 40,648. 
Parrocchia del Vicariato di Castelnuovo 



MA 



MA 



175 



Bocca d'Adda, col titolo di San Giorgio 
martire; animo 150. — È «no doi paesi 
che eccitano lo fantasie volgari, c vuoisi 
fondato dalla repubblica romana, e fortis- 
simo perchè in mezzo ai paduli del maro 
Gcrondo. Serviva a difenderò il passo del- 
l'Adda. Travagliata Cremona dalle fazioni 
al pari di ogni altra città d'Italia, i Ghi- 
bellini fuorusciti avevano per loro difesa 
alzata una rocca fortissima in questo luogo, 
che allora era chiamato Macasturma ed 
anche Belpatone, castello che ancora fa- 
voreggiato dalle lagune dell'Adda divenne 
col tempo uno dei più importanti dello 
Stato di Milano. Premendo ai Guelfi di Cre- 
mona di avere nelle loro mani questa rocca, 
o di scacciarvi i partigiani dell'altra fa- 
zione, il podestà di Cremona Giovanni Confa- 
lonerio, piacentino, vi pose l'assedio nell'an- 
no 1250. Costante fu il valore sì dei Ghibel- 
lini che vi stavano alla difesa, che de' Guelfi 
all'offesa, che malagevole n'era certamente 
la conquista tanto pel valore degli assediati 
quanto per la natura del sito. Grandissima 
perciò fu la strage d'ambe le parti, e solo 
dopo un anno d'assedio poterono i Guelfi, 
capitanati da Jacopino Rangone, impadro- 
nirsene il 24 maggio 1251, e la distrussero 
per poscia riedificarla bentosto. Poco dopo 
troviamo signori di questo luogo i Vince- 
mala che il 31 ottobre 1381 lo vendettero 
a Bernabò Visconti, il quale lo cedette a 
Lodovico suo figlio. L'anno 1385, 23 luglio, 
Giovanni Galeazzo Visconti concesse questo 
feudo unitamente a Cornogiovine e Corno- 
vecchio, alle tenuto di Meleto, Passone, 
Lardaria, Cavarizia e Canneta, costituendo 
una contea, a Guglielmo Bevilacqua com- 
plice del suo delitto verso lo zio Barnabò. 
Morto Galeazzo (1403) Ugolino Cavalcabò 
Marchese di Viadana s'impadronì del ca- 
stello, che ora por paura stato abbandonato 
dai Bevilacqua favoriti di Gian Galeazzo, 
mentre Cabrino Fonduto suo generale impa- 
dronivasi anche di quello di Pizzighottone, e 
Carlo Cavalcabò, nipote di Ugolino prendeva 
il reggimento di Cremona. Allora Cabrino 
Fondulo, da Solicino, aspirando al dominio 
di Cremona, si condusse alla Maccastorna, 
la cui rocca da Carlo suo signore aveva 
prima ricevuto in dono, ed ivi attese a tan- 



tissima cena il Cavalcabò col giureconsulto 
Andreasio, con altri di sua famiglia che il 
24 luglio 1400 tornavano da Milano. Poichò 
i mali arrivati furono immersi nel sonno 
Gabrino nel silenzio della notte tutti li fece 
pugnalare, e poiché ebbe compiuto il de- 
litto volò a Cremona con G00 cavalli e vi 
fè' trucidare Ugolino Cavalcabò che essendo 
fuggilo dalle carceri di Milano si era ri- 
coverato alla Maccastorna, da dove era 
sotto fede stato condotto a Cremona ed ivi 
stato carcerato da Gabrino d'ordine di Carlo 
suo nipote. Giacomo Gabiano, alludendo al- 
l'atroce misfatto, nella Laudiade, canta di 
questo luogo: 

« Monumento esecrabile ili sangue 
Per te versato, o Fondulo Gabrino, 
Sta Maccastorna, di guerrieri audaci 
Famosa; e tal nel sermon greco suona ». 

Poiché il Fondulo si fu insignorito della 
città ebbe a combattere contro Giovanni 
Vignati signore di Lodi e suocero del Ca- 
valcabò, il quale portossi contro la Mac- 
castorna e la prese d'assalto, benché al- 
cuni scrittori asseriscano che i soldati stessi 
del Fondulo, dopo aver posta a sacco la 
rocca, al Vignati volontariamente e non 
per forza d'armi la cedessero. Fatto nel 
1416 prigioniero il Vignati ed impadroni- 
tosi nuovamente di Lodi, Filippo Maria Vi- 
sconti ricuperò la rocca di Maccastorna a 
mezzo del Conte di Carmagnola, e il 17 feb- 
brajo 1417 la restituì ai Bevilacqua. L'8 
luglio 1426 Filippo Maria Visconti chiese 
soccorso all'Imperatore Sigismondo contro 
i Veneti ed i Fiorentini che si erano im- 
possessati di Brescia, Asola, Castel nuovo 
e Maccastorna, (occupaverunt Asulam que 
nobis rcbellavit; recuperarunt Castrimi No- 
vum et Maccaslurnam cum corum armata 
que ansa est Placentiam et Papiam usque 
navigare, predans et incendes quicquid po- 
test). L'anno 1427 Francesco Bembo, ammi- 
raglio della Repubblica veneta, rimontando 
il Po e distrutto il ponte di Cremona, giunso 
alla foco dell'Adda, e quivi sbarcate lo 
truppe, prese senza resistenza Castelnuovo, 
Maccastorna e Castiglione. Queste tre roc- 
che, per la pace del 31 dicembre dello 
stesso anno passarono ancora in potere dei 
Visconti. Francesco Sforza, fatto il 18 ot- 



17G 



MA 



tobro 1447 alleanza coi Veneziani, accolse 
in sua fede Ernesto ed Onofrio Bevilacqua 
padroni della rocca, e di qui fece traghet- 
tare l'Adda a parte del suo esercito sotto 
il comando di Jacopo Salernitano, dando a 
costui l'incarico di munire per bene la 
rocca, onde agevolare la ritirata. L'anno 
1450 Francesco Sforza nominato Duca di 
Milano confermò ai Bevilacqua la Contea 
di Maccastorna a cui nel 1452, per inve- 
stitura di Mons. Bernerio, vescovo di Lodi, 
si aggiunsero anche le decime e la giuri- 
sdizione di Lardarla, in favore del conte 
Onofrio al quale nel 1477 fu da Galeazzo 
Maria Sforza donato il castello col territorio 
di Maleo. L'anno 1500 essendo stato ingiu- 
stamente investito dei feudi di Gera, Ca- 
vacurta, Maleo e Lardarla Teodoro Triulzi, 
maresciallo di Francia e marchese di Piz- 
zighettone, a danno dei Bevilacqua, questi 
inutilmente protestarono. Questa investi- 
tura fu causa di acerbissime liti tra le 
due famiglie. È fama che in questo stesso 
anno Teodoro facesse pugnalare nel castello 
di Maccastorna il valoroso Conte Riccardo 
Bevilacqua; e la sorte di costui avrebbe 
ugualmente colpito il Conte Marc'Antonio 
di lui fratello , se , assalito qui da più 
sicari e mortalmente ferito, non avesse a 
mala pena scampata la vita, benché mal- 
concio e storpio. Questo feudo passò in se- 
guito ai Triulzi, indi ai Rasini, e poi nuo- 
vamente ai Bevilacqua. Il 15 febbrajo 1769 
essendo morto senza figli il Marchese Fran- 
cesco Bevilacqua, possessore di questo feudo, 
con Cornogiovine e Cornovecchio, venne 
ad aprirsi la successione in detti feudi a 
favore dei marchesi cugini Camillo e Ce- 
sare Bevilacqua, come chiamati e compresi 
nelle originarie investiture feudali. Siccome 
però, oltre la giurisdizione e regalie annesse 
ai predetti feudi lasciò il suddetto Marchese 
Francesco un ragguardevole corpo di beni 
campestri esistenti nel territorio della Mac- 
castorna stati da lui precedentemente li- 
vellati al signor Giuseppe Antonio Borsa; 
cosi ritennero i cugini Bevilacqua essere 
verificato per essi il caso di succedere an- 
che in questi beni corno che cadenti, e 
compresi nelle investiture feudali. Si oppo- 
sero in allora gli credi del defunto Fran- 



MA 



ecsco (il quale aveva lasciata erede uni 
versale la marchesa Ippolita Rasini, vedov 
in prime nozze del marchese Ercole Cai 
cagnini, ed in seconde del detto Francesce 
la quale alla sua morte lasciò erede i 
Marchese Teofilo Calcagnini suo figlio) prc 
tendendo che la successione feudale dovess 
aver solo luogo nella giurisdizione e regalie 
ma non già nei beni campestri lasciati da 
medesimo nel territorio di Maccastorna 
Portate queste reciproche pretese alla co 
gnizione del Cesareo Magistrato camerale 
con intervento ed istanza del Regio Fiscc 
fu nel mese di febbrajo 1770 appreso dalli 
R. Camera il detto feudo con tutte le su. 
ragioni unitamente ai detti beni di Macca 
storna, senza pregiudizio dei diritti spet 
tanti a chi poteva averne interesse; sott 
la qual apprensione e sequestro camerali^] 
rimasero sinché fosse schiarita la quistione 
Fece intanto ciascuna delle parti le propri 
incombenze, e da un lato colla produzion 
di molti documenti, con estrema fatica e< 
immense spese procurati (poiché l'intiere 
feudale archivio era presso il Procuratore 
della marchesa Rasini erede) si provò pe; 
parte dei marchesi cugini Bevilacqua 1< 
feudalità anche dei detti beni campestri 
e dall'altro il Principe e Conti consorti Ra 
sini, eredi mediati del detto Marchese Fran 
cesco colla dimissione pure di vari ricapit 
e colle generali presunzioni di allodiali!? 
si studiarono sottrarli dal vincolo feudale 
Durò la lite sino all'anno 1786, in cui ne 
giorno 8 aprile sortì la sentenza in favore 
dei marchesi cugini Bevilacqua. È uno de 
castelli meglio conservati della provincia 
ma solo tre torri resistono intatte, le altre 
cinque e parte delle mura abbassate, perchè 
minacciavano ruina, distrutto il ponte le 
vatoio e la saracinesca. Questo luogo soffrì 
molto per le inondazioni del 15 e 16 settem 
bre 1882. Proprietà Marchesi Bevilacqua: 
di Bologna. 

* Maconis vicus, forse Vhnagano, se 
ne ha menzione in una carta del 10 set 
tembre 761. 

Madonna del Bosco. Provincia di 
Cremona, diocesi di Lodi, parrocchia di 
Spino d'Adda, da cui dista circa 1800 m. 
sud-est. Il Ciseri racconta che circa la 



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mola del secolo XIV un uomo ingiustamcnto 
detenuto fu tosto libero per miracolo, men- 
tre passava sotto scorta di sgherri presso 
l'effigio della B. V. dipinta sul muro. Per 
questo quegli abitanti con oblazioni costrui- 
rono e dotarono il tempio. Fu visitato questo 
Santuario da Mons. Taverna nel 1600; nel 
1626 da Mons. Gerra e nel 1693 da Mon- 
signor Menatti. Nella guerra di successione 
di Spagna i Francesi posti a guardia del- 
l'Adda per impedire l'avvanzarsi dei Te- 
deschi, recarono moltissimi danni in questi 
d'intorni e spogliarono questo Santuario 
dei sacri arredi e fino delle campane. Forse 
anticamente chiamavasi anche S. Giuliano 
in Bosco, ed era alle porte dell'antica città 
di Spino. Festa il 25 Marzo. Proprietà In- 
gegnere Bonomi. 

Madonna del Fontanone. Fra- 
zione del comune e della parrocchia di 
Ospedaletto, da cui dista circa un chilo- 
metro sulla strada che conduce a Senna. 
È una chiesuola sul fondo della quale spicca 
un'immagine della Madonna, venerata sotto 
il titolo delle Grazie, e che presso il po- 
polo gode fama di miracolosa. L' appella- 
tivo di Madonna del Fontanone le deriva 
da una fonte che ivi scaturisce, la cui 
acqua affluisce ad una vasca costruita al 
di sotto della cappella. A memoria di al- 
cuni si ricorda che eravi una piazzetta ove 
facevasi, al tempo dei Girolamini d'Ospita- 
letto, una piccola fiera, e dove, sopra un 
palco, quei monaci predicavano all'affollato 
popolo. Questa chiesiuola fu fatta fabbri- 
care verso la metà dei secolo XVII dai 
Gerolamini. Oggidì il popolo vi si reca an- 
che in maggior numero a motivo di una 
fonte sulfurea che nasce lì presso, e che 
per molti ammalati fu sperimentata qual 
farmaco salutare. La cappella ò proprietà 
privata di una famiglia del paese. 

Hadonna dei Monti. Frazione del 
comune e della parrocchia di San Colom- 
bano, da cui dista circa 1800 m. sud-ovest. 
Ab. 3. Luogo posto nel centro e sul cul- 
mine del collo di San Colombano. Un'alta 
torre domina in ogni parte il gran piano 
lombardo: Lodi, Pavia, Milano, Piacenza, 
Cremona, Bergamo si scorgono ad occhio 
nudo. Punto trigonometrico. Questo luogo 



ò proprietà del vescovo di Pavia che vi 
tiene villeggiatura unitamente alla vicina 
Valbissera. Oratorio dedicato a S. M. della 
Neve, di patronato Cesari. Mons. Ribollii, 
vescovo di Pavia, venne ad abitare, verso 
il 1882, in questa bellissima villa, la più 
bella della collina, costrutta dal marchese 
Sommariva, ex ministro del primo impero. 
Siccome poi questa villa gli piaceva molto 
volle farne sua residenza ordinaria. Ma ai 
suoi intendimenti si opponeva il diritto cano- 
nico che stabilisce non potere un vescovo 
dimorare oltre due mesi, in un anno, fuori 
della sua diocesi. Questa villa, che si trova 
nella diocesi di Lodi, si tentò di gassarla 
spiritualmente sotto quella di Pavia, e tutto 
sarebbe riescito se non vi si fosse opposto 
il Consiglio comunale di San Colombano in- 
terpretando la volontà di quegli abitanti e 
del loro parroco. 

Madonna della Costa. Frazione del 
comune e della parrocchia di Cavenago, 
da cui dista circa 200 metri, est. Evvi una 
chiesa dedicata a M. V. detta della Costa 
perchè precisamente sull'alta costiera destra 
dell'Adda. In una carta del 2 dicembre 1208 
nell'archivio vescovile, leggesi: Costam de 
erta, dieta de capitaneo. Era proprietà del 
vescovo di Lodi. È fama che parte dell'eser- 
cito di Carlo V stesse accampato sulla costa 
ove e edificato il Santuario dell'Annunciata, 
e sembra anche che sia venuto a cimento 
col nemico, perocché s'incontrarono molte 
ossa d'uomini nel costruire la strada alla 
Costa. A conferma di ciò a Cavenago, 
quando vuoisi indicare una cosa antica si 
dice: è del tempo in cui gli Spaglinoli erano 
sulla costa dei Poggi. In questi ultimi anni 
la chiesa fu ristaurata per le cure del pre- 
vosto Don Angelo Molteni e per le offerte 
del Conte Anelli. Al 25 marzo si fa fiera 
frequentatissima. 

Madonna della Fontana. Fra- 
ziono del comune e della parrocchia di Ca- 
mairago, da cui dista circa 600 m. sud, 
ai piedi della costiera dell'Adda, sulla vec- 
chia strada cremonese tra Camairago o 
Cavacurta. Oratorio della B. V. Salus Inftr- 
morunij detto della Fontana. Si vuole che 
quivi un tempo i pescatori del Gerondo o 
i barcajuoli dell'Adda innalzassero una cap- 

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MA 



polla alla Vergine ondo fosso loro di guida 
nello navigazioni. 
M adonna della, Fontana. Vedi 
Fontana. 

" IVI a, do 11 il» del J?omo. Era nella par- 
rocchia di San Fereolo, nel fondo delle ab- 
bandonate fortificazioni (1789). 

3Iaorana. Vedi Mairana. 

* MalRna. Era frazione del comune di Co- 

mazzo, da cui distava circa 3500 m. ovest. 
Parrocchia di Lavagna, al confine del mi- 
lanese. Fu distrutta nel 1864 dall'Ingegnere 
Rovida; formava parte dei fondi di Gar- 
dino. 

Maggia. Frazione del comune di Lodi e 
chiosi, da cui dista circa 800 metri nord. 
Ab. 9. Trae il nome dalla famiglia Maggi. 
Vi tenevano 189 pertiche di terreno le mo- 
nache di San Benedetto, già Umiliate, di 
Lodi. Prima del 1789 era parrocchia della 
Maddalena; in quell'anno passò a quella 
della Fontana. Proprietà Rossi Giulio. 

* Maglio. Era un'osteria lungo la strada 

di Lodivecchio tra il Sandone e la Poledra, 
a circa 18Ó0 metri da Lodi; rifugio di mal- 
viventi e disertori dell'esercito francese. 
Per ragioni di pubblica sicurezza venne di- 
strutta dalle fondamenta. Nel 1825 esisteva 
ancora, od apparteneva alla celebre prin- 
cipessa Cristina Belgiojoso, nata Marchesa 
Triulzi. Vi godeva pure un livello di L. 79 
la Confraternita della SS. Trinità di Lodi, 
il quale al tempo della soppressione (14 di- 
cembre 1775) era pagato da Giovanni An- 
tonio Ferrari. In dialetto lodigiano si diceva 
il Mai. Parrocchia di San Gualtero. 

" Magnani. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Meleto. Compare nei re- 
gistri parrocchiali l'anno 1708. 

Magnani. Fraziono del comune e della 
parrocchia di Livraga, da cui dista circa 
1000 metri ovest. Trae il nome dalla fa- 
miglia M. Vedi Ca de Magnani. 

' Magrcnianura, 22 marzo 885. Nome 
perduto di un luogo nel territorio di La- 
vagna. 

Maiane. Vedi Majanne. 

* Mainarda. Era un luogo nella parroc- 

chia di San Fereolo (1789). 
Mainarda. Fraziono del comune di Bo- 
maglia, da cui dista circa 4 chilometri, 



nord. In questi ultimi tempi faceva comune 
col soppresso capoluogo Pizzoìano. Parroc- 
chia di San Martino del Pizzoìano, da cui 
dista 1000 m. Ab. 50. Proprietà Frigerio 
nob. D. Giovanni di Milano. Nome di una 
famiglia. È in vicinanza di Casalpusterlengo 
(1200 m. ovest). 

Maioeca. Vedi Gattera. 

Mairaga. Frazione del comune e della 
parrocchia di Turano. Ha il nome di una 
famiglia. Nel 1619 era dei Vignati. 

Mairago. Comune del Mandamento di 
Borghetto Lodigiano. Ufficio postale, Secu- 
gnago. Sezione elettorale. Ufficio di registro 
ed agenzia delle imposte di Sant'Angelo 
Lodigiano; ufficio delle ipoteche di Lodi. 
Ab. 2084. Superficie ettari 1101, 34; bilancio 
comunale lire 16500. Distanza da Lodi chi- 
lometri 8, 333, sud-est, a breve distanza 
dalla strada provinciale di Piacenza. Par- 
rocchia, col titolo di San Marco evangelista 
di anime 1112; sul luogo 836; capoluogo 
del X Vicariato. Ha oratorio attiguo alla 
parrocchiale dedicato alla B. V. Immaco- 
lata. Dice il Gabiano: 

Mairago 

Vedi più innanzi, cui la stirpe Maja 
Illustre rende... . 

Ed altrove: 

« Dell'api vostre le aventi cere 
Il rugiadoso mei, ditelo voi 
O Meleti, Mairago e San Fiorano... » 

Nome di desinenza celtica. Circa l'anno 69 
dell'era volgare San Siro vescovo di Pavia 
avendo visitati molti luoghi del Cremonese, 
passò nel Lodigiano, e per la strada di 
Pizzighettone passò Castione, Turano, Me- 
legnanello, MairagOj Secugnago e Massa- 
lengo ed altre terre vicine al Lambro. Egli 
giovò molto a queste terre e popolazioni 
confermandole nella fede già ricevuta. La 
terra di Mairago fu donata nel 725 da 
Luitprando Flavio re dei Longobardi al mo- 
nastero di San Pietro in Ciel d'oro di Pavia, 
da lui fondato due anni prima. L'anno 
1189 godevano le decime di questo luogo, 
per il vescovo di Lodi, i signori di Salerano. 
Il 22 febbrajo 1311 il vescovo Egidio del- 
l'Acqua investì di questo feudo Ovieto Zorla 
e Olcellino Cuzeghi, dei capitanei di Mele- 
gnano. Francesco Sforza duca di Milano 



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donò questo feudo al suo cancelliere, il ce- 
lebre Cicco Simonetta, calabrese, il quale, 
caduto in disgrazia di Lodovico il Moro, fu 
nel 1494 decapitato. Allora questi beni fu- 
rono concessi a Giovanni Angolo Talenti 
ambasciatore di Lodovico presso la Corte 
di Napoli unitamente ai fondi di d'azza- 
nnilo. Giulio Cesare Vaino fu feudatario di 
Mairago unitamente a Sigola per investi- 
tura del 14 marzo 1703, marchese il 20 
novembre stesso anno. Vi possedettero di- 
versi terreni le monache di San Vincenzo 
di Lodi, e quelle di San Benedetto, già 
Umiliate, di Lodi. Mairago è patria del pit- 
tore Mose Bianchi, autore del Vistarmi c 
del Politico fanatico, e dello scienziato Ago- 
stino Bassi, che fu ai comizi di Lione ed 
ammesso colà al collegio elettorale dei Dotti. 
Sotto il giorno 25 aprile 1595 troviamo un 
Gabriele N. di Mairago appiccato sulla piaz- 
za in Lodi. La sua chiesa nel 1201 fu tassata 
in 20 denari imperiali dal notajo Guala Le- 
gato pontifìcio presso il clero lodigiano ; era 
allora nella Pieve di Cavenago. Gli altari di 
marmo della parrocchiale erano della Ca- 
nonica Lateranense di San Romano di Lodi. 
Si ripete costantemente però che l'attualo 
chiesa non è l'antica, la quale esisteva a 
breve distanza: quel luogo, ora ridotto a 
campo si denomina la chiesa rotta. Tra i 
diversi proprietari havvi anche l'ospedale 
maggiore di Lodi. 
Mairana. Frazione del comune di S. Mar- 
tino in Strada, da cui dista circa tre chi- 
lometri nord-est, sulla destra dell'Adda. 
Parrocchia di San Bernardo. È da credere 
che anticamente si chiamasse Giovenìgo 
Giovine. Trae il nome dalla nobile famiglia 
Mairani la quale possedeva anche alla Ca 
del Conte e all'Olmo: da questa famiglia 
passò ai Cortesi e da questi alla signora 
Teodolinda Denti la quale il 24 luglio 1585 
lasciò questi beni all'Ospedale maggiore, il 
quale nel 1595 li vendette a Giovanni Bat- 
tista Cansino. Nel 1880 un ragazzo rinvenne 
nelle boscaglie di questo luogo un elmo di 
lastra di bronzo, attribuito dal Castelfranco 
alle popolazioni Liguri della prima età del 
ferro; quest'elmo ricorda al valente ispet- 
tore degli scavi gli elmi rammentati da 
Silio Italico: Ligurum horrcntcs coni (Li- 



bro 1.0:28). È nel musco di Lodi. La famiglia 
Erba aveva il patronato dell'oratorio dedi- 
cato a San Francesco d'Assisi. 

Maii'ana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Coraazzo, da cui dista circa 
un chilometro sud, in riva all'Adda. Ha il 
nome di una nobile famiglia lodigiana. Be- 
neficio del canonicato Vistarmi. Leggesi an- 
che Macrana. Vicino a questa cascina esi- 
stevano un'altra più verso levante, che 
venne distrutta dal fiume. 

3Ia.irM.no. Frazione del comune di Cascl- 
letto Lodigiano, da cui dista circa 2300 m. 
nord. È al confine milanese. Parrocchia del 
Vicariato di Lodivecchio, sotto il tnolo di 
Sant'Apollinare; anime 500; in paese 25G. 
Dico il Gabiano: 

Di Mario un partigiani le fondamenta 
Del borgo pose, cui con voce inversa 
Ora la gente Mairano appella. 

L'anno 725 Luitprando Flavio donò i beni 
di Mairano dell'abbazia di San Pietro in 
Ciel d'oro di Pavia, da lui fondata due anni 
prima. Il 25 marzo 1105 Alberico Merlino, 
vescovo di Lodi, rinnovò l'investitura per 
feudo della decima di questa terra, unita- 
mente a quello di Zerneto e di Bruzalengo, 
ad Ottone Denari c suoi nipoti ed eredi. 
L'anno 1352 l'Arcivescovo Giovanni Visconti 
donò a suo nipote Giovanni Galeazzo San- 
t'Angelo, Montecucco e Mairano che prima 
erano di Muzio Vistarmi, obbligandolo a 
pagargli un palafreno ultramontano. Il 10 
ottobre 1047 questo feudo venne conferito 
ai Conti Masserati, decaduti nel 1782. — 
Nel 1015 vi possedeva la canonica di San 
Giovanni delle Signore di Pavia, confermate 
nel 1129. La sua chiesa noi 1201 pagò una 
taglia di 4 denari imperiali imposta al clero 
di Lodi dal notajo Guala, Legato pontificio; 
ed apparteneva alla plebe di San Zenone. 
Prop. Limonta. 

IVIaj anno. Frazione del comune e della 
parrocchia di Brembio, da cui dista circa 
2000 metri ovest. Ab 19. Terre della famiglia 
patrizia lodigiana dei Majani. Un dottor 
Isidoro M. scrisse la storia di Lodivecchio. 
Prop. Orfanotrofio di Milano. 

Majauo. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da cui 



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dista circa 1200 m. nord-est. Abitanti 117. 
L'anno 830 un illustre personaggio che 
abitava Milano chiamato Unger assegnò 
molti suoi beni da distribuirsi in opere pie 
nelle mani di Gunzone diacono c vicedo- 
mino della chiesa milanese, tra i quali si 
nomina anche Maliano. La solenne con- 
segna fu fatta secondo il costume della sua 
nazione con un bastone nodoso, una zolla 
di terra, un coltello rotto, un guanto, ed 
un ramo d'albero: Per festugo nodatum, 
et moda de terrcij seo per cartello pittilo 
fractOj adque per manecia, nec non et per 
ramo arborum (Giulini). L'anno 970 il ve- 
scovo Andrea di Lodi concesse le decimo 
di Majano all'abbazia di San Pietro in Lo- 
di vecchio. Nel 1105 furono investiti di Ma- 
jano Ottone Denari o nipoti, e nel 1370 
Bernabò Visconti donò a sua moglie Regina 
della Scala questo feudo unitamente ad 
altre terre. Questo luogo diede il nome 
alla nobile famiglia Majani, di Lodi, ora 
estinta. Prop. Gallotti. 
Majocca. Frazione del comune e della 
parrocchia di Codogno, da cui dista circa 
2050 metri. Ab. 550. Prese il nome dai 
proprietari. Nella seconda metà dei secolo 
XVI era feudo dei Triulzi, ma nel 1G78, 
essendo morto il principe Antonio Teodoro 
Triulzi, passò negli Spini di Bergamo e il 
14 maggio 1741 nei Bossi di Castelleonc. 
Allora era indipendente da Gattera, a cui 
fu unita il 10 giugno 1757. Il 4 novembre 

1809 vennero unite a Codogno, il 20 aprile 

1810 tornarono a far comune da sè fino a 
questi ultimi tempi in cui furono nuova- 
mente concentrate a Codogno. Ha oratorio 
di San Bernardino, Jusp. Soffientini. Pro- 
prietà Congregazione di Carità di Codogno, 
e Lamberti. 

Majocca Lcccama, 19 a bocca della 
Muzza sotto la levata della Muzzetta; roggia 
della portata di oncie 28. Trae il nome 
dalle famiglie Mojocchi e Leccami o dalle 
cascine omonime, che irriga. 

* Malcovata. Frazione del comune di 
Cazzimanij da cui distava circa 2200 m. 
sud-ovest. Parrocchia di Marudo, da cui 
distava circa 2000 m. Ab. 28. Era nelle 
bassure del Lambro. 

iVIiilcloltu. Frazione del comune di Lodi, 



e Chiosi, da cui dista circa un chilom. sud- 
est. Ab. 22. Maldoctum — dosi Porte Cre- 
monensis ubi dicitur ad Maldotum (10 ago- 
sto 1404). Parrocchia di San Bernardo. Ha 
il nome della famiglia Maldotti, lodigiana: 
oratorio di Sant'Antonio di Padova; fondate 
da Antonio Berinzago nel 1750; è tra la 
strada cremonese e la destra costiera del- 
l'Adda. Prop. Ganzinelli Giovanni Antonio. 
Maleo. Capoluogo dell' Vili Mandamento 
(ab. 15430). Comune di abitanti 4217. Su- 
perficie ettari 1857,21; bilancio comunale 
lire 29300; distanza da Lodi chilom 29.1GG, 
sud-est. Ufficio postale ; sezione elettorale. 
Agenzia delle imposte ed ufficio del regi- 
stro di Codogno; ufficio delle ipoteche di 
Cremona. Parrocchia di abitanti 5000 sotto 
il titolo di San Gervaso e Protaso; capo- 
luogo del II vicariato (an. G77G). — Ma- 
leum. Il Goldaniga narra che l'anno 222 
avanti Cristo Tito Maleolo, cui toccarono 
questo terre conquistate sui Galli, fabbri- 
casse Maletum ora Maleo. Il Gabiano in- 
vece vuole che: 

« Dell'acque periglioso di Malea 
Più mite assai di Ior Maleo si noma ». 

Alcuni invece deriverebbero il nome dal- 
l'uso che vigeva nei primi tempi cristiani, 
di chiamare i fedeli alla comune preghiera 
per mezzo di uno strumento che si percuo- 
teva con un martello, Malleus. Maleo sa- 
rebbe stato il luogo ove esisteva e si suo- 
nava un tale strumento pel richiamo dei 
fedeli sparsi nei suoi dintorni, che poi in 
progresso di tempo diede il nome di Maleo 
al paese, ossia luogo del Martello. Comun- 
que sia intorno all'origine del nome, è però 
certo che il paese e la sua plebania sono 
antichissime, e forse quest'ultima delle pri- 
me che nell'era volgare avesse un regimo 
sacerdotale stabile e regolare. Ab antico 
però non era ove sorge presentemente. Qui 
non vi era che un forte castello sull'alta 
sponda dell'Adda, attorniato da poche case 
rustiche con un oratorio, che si tiene fosse 
della Buona Morte. Il grosso delle case sor- 
geva invece più a ponente fra lo spazio di terra 
che corre dalla cascina S. Marcellino alla 
cascina ChiesuolOj nel qual luogo esiste an- 
cora una vecchia cappelletta con dipinti a 
fresco che indicano i primi tocchi della pit- 



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tura mcdioevalc, la quale cappella credesi 
facesse parte della primitiva chiesa par- 
rocchiale. Che ciò sia lo provano reliquie 
di fondamenti, di sepolcri, di mura, di mo- 
nete romane spettanti agli Imperatori V'a- 
lenano, Gallieno e Claudio IV che -regnarono 
dall'anno 205 all'anno 271 dell'era volgare, 
che si rinvengono nel dissodare il terreno e 
la campagna intermedia ai suddetti luoghi. 
In un istrumento del mese di febbrajo 979, 
col quale Andrea, vescovo di Lodi, cambia 
alcuno terre in Maleo con Arnone figlio 
del fu Arioaldo di Causano, si leggono le 
seguenti parole, che trascriviamo per dare 
una sufficiente chiarezza sopra questo luogo 
in quei bassi tempi: Il vescovo cede tre 
pezze di terra quo est constilutes in loco 
Maleo, et pecia una de terra campiva in 
loco sario iuris sancte Laudensis ecclesie, 
prima pecia de terra campiva et silvata 
uno tenente in eodem loco Maleo coerit ei 
a mane sancti Sisli et in alico via a me- 
ridie ipsius episcopatits quas sibi rescrvat, 
a sera et montes Ermengarde, est per 
mcnsura iusta iuges legiptimes decem, se- 
cunda pecia campiva coerit ei a mane et 
meridie ripa, a sera et muntes Ermen- 
garde, est per mensura iusta tabule tre- 
ginta, torcia pecia quod est boscosa cum 
plagio et gerbo tenente insimul coerit ei a 
mane fluvio qui dicitur Adua a meridie 
Ermengarde a sera simul Ermengarde et 
in alico via. a muntes Mosa est per mcn- 
sura iusta iuges legiptimes quattuor, iam 
dieta pecia de terra campiva in supra- 
scripto loco sario coerit ei a mane fluvio 
qui dicitur Adua a meridie et sera ipsius 
episcopatus a muntes santi Vetri et in alico 
fossato est per mensura iusta iuges legipti- 
mes due. linde ad viccm recepii his ipse 
domnus Andreas cpiscopus ad pars ipsius 
episcopatus ab eodem Arnone comutatore 
suo simililer in comutacione nomine t pre- 
senti die abendum id sunt dues pccies de 
terra campivo que est conslitutes in eodem 
loco Maleo et pecia una de terra campiva 
et silvata tenente insimul que est posita in 
loco Borvurco iuris ipsius Arnoni prima 
pecia in eodem loco Maleo locus dicitur 
Morario. coerit ei a mane et muntes ipsius 
episcopatus, a meridie et sera Ermengarde, 



est per mensura iusta iuges legiptimes sex 
alia pecia locus dicitur sanclo Gieorgio, 
coerit ei a mane sancii Gieorgi a meridie 
Gislcbcrti comitis palacio a sera fossato a 
muntes via est per mensura iusta iuge le- 
giptima una.... 

In un'altra carta del 5 settembre 991, 
colla quale Gualtero, giudice e messo di 
Ottone III, conferma in giudizio una carta 
di donazione, veniamo a conoscere che la 
Ermengarda sopra indicata era padrona 
del castello di Maleo con una piscaria nel- 
l'Adda, per donazione dei conjugi Adamo 
e Bertilla, e moglie di Rotgero o Roglorio 
figlio di Romualdo, conte di Banano, fedele 
dell'Imperatore Ottone III, possessore di 
moltissime terre nel basso Lodigiano. A 
questo Roglerio, ed a' suoi successori, il 
1 maggio 997, Ottone III, imperatore, con- 
fermò in perpetuo i suoi possedimenti si- 
tuati in Malleum, Sarraum, Cortelariam, 
Cavacurtam, Casale de Mari, Bevurcum, 
Campum Vacarum, Brattimi majorem et 
Brallum minorem, Picinasco, Melade, Ra- 
ggiarla, Solariolo, Codugno, Sancto Petro, 
Uuildernarii, Businadurio, Ranairo, Mo- 
rargo, Achazola, Altinasco, Ledosa, Ne- 
spolo, Solairo, Braida Aribaldi, Glariolam 
majorem, et Glariolam minorem, Campo 
Androni, Sancto Marcellino, Gatairo, Cam- 
po Vacairo, Casale Sichonis, Sanclo Flo- 
riano, Campo Boaro, Isola Pertcgida, Ca- 
sale Lelandi, Tclpida, Novelida, Castellum 
Aribaldi, Cochuzo, Bariano, Sanctam Ma- 
riarn, Casalino, Muziani, Chaluro, Monte- 
cellum, Bucionem, Pratum Alonis, Baldi- 
sico, et in Valle Camonica omnia, que ad 
BarHanum et Monticellum, seu ad Ber- 
gleni pcrlinere videntur. Per i beni di Ma- 
leo e di San Fiorano questo Rogerio ebbe 
una lite col vescovo Andrea, di Lodi, decisa 
il 5 agosto del 1000, da Benzone, conte di 
Lodi, nel placito tenuto in pubblica via nel 
luogo di Turano. Sul principio del 1157 i 
Cremonesi irrompendo sul territorio lodi- 
giano, ne fecero prigioniere le poche mi- 
lizie e smantellarono le rocche di Somaglia, 
di Maleo in allora chiamato Marco, Cava- 
curta, Corno, presidiate dai Milanesi,! quali 
accorsi lo rifabbricarono, in ispccic quello 
di Marco e di Cavacurta come antemurali 



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alla formidabile rocca di Pizzighcttono. L'an- 
no 11G4, 2 aprile, Federico Barbarossa, 
ricevendo sotto la sua protezione il vescovo 
di Cremona gli donò il castello di Maleo, 
colle sue pertinenze e diritti feudali. Con- 
cedimus sibi castrimi de Maleo et eius cur- 
tera cum suis pezMnentiSj cum omni honore 
atque districhi et auctoritate nostra salva 
imperiali iustitia confirmamur et corrobo- 
ramus. Ad augumentum quoque grafie no- 
stre slaiuentes precipimiis ut de celerò pre- 
fatum episcopum nec dux vel marchio non 
comes vel vicecomes non capitaneus vel 
castaidi non potestas vel civitas consules 
vel rectores nullaque persona magna vel 
parva in predicto castro de Maleo et eius 
pertinenliis honore et districlu iure succes- 
sionis vel aliquo alio modOj, et in ceteris 
bonis e possessionibus sui molestare vel in- 
quietare presumat. Siquis vero nostram 
aucloritatem violaverit quinquaginta libras 
auri prò pena se composituram cognoverit 
dimidium fisco nostro et dimidium prefato 
episcopo et eius ecclesie. In un tempo non 
ben precisato questo castello cadde nelle 
mani dei Cremonesi, giacche questi nel 
1281, in guerra col marchese di Monferrato, 
non poterono impedire che alcune castella, 
tra le quali questa di Maleo, pervenissero 
al nemico. Fatta poi la pace coi Parmi- 
giani, i Cremonesi si unirono in alleanza 
coi Reggiani, Modenesi e col Marchese di 
Este, si avvanzarono sino a Pizzighettone, 
e di là, tenendo l'inimico che faceva l'as- 
sedio di Lodi in continuo timore di una 
sorpresa, lo forzarono a sloggiare dal con- 
tado di Lodi. Intanto i Cremonesi, cercando 
di ritogliere ai Milanesi i castelli di Ca- 
stione e Maleo posero l'assedio a quest'ul- 
timo; ma i Piacentini che tenevano le parti 
dei Visconti v'accorsero prestamente nel- 
l'anno 1294 ed attaccarono la pugna cogli 
assedianti, li posero in fuga e fecero loro 
(30 prigioni. Galeazzo Visconti, signore di 
Piacenza, in odio dei Cavalcabò signori di 
Cremona, spedì il suo esercito a scorrere 
ostilmente queste campagne che allora erano 
feudo del Cavalcabò, sotto il comando di 
Azone Visconti ; poscia avendo Galeazzo 
fatto costruire delle torri di legno e dei 
mangani, fece bandire l'ultimo di maggio 



1320 in Piacenza che chi voleva essere del 
Consiglio del comune conducesse i sassi 
dei torrenti al ponte del Po, onde di là 
trasportarli all'esercito per l'espugnazione 
di Maleo della qual rocca aveva già intra- 
preso l'assedio assieme alle milizie di Lodi. 
Nel 1339 un Nicolò Cipelli lasciò la metà 
di una casa per l'erezione di un pubblico 
ospedale , del quale ora non esistono [ 
traccie. A questo spedalo era annessa una t 
società di devoti di Maleo, che si ritiene I 
delle più antiche confraternite del Lodi- 
giano, i cui ascritti si esercitavano in opere 
pie di ospitalità e simili. Questa pia con- 
gregazione col tempo venne aggregata alla 
confraternita della Buona Morte in Roma, 
e cangiò indirizzo divenendo affatto reli- 
giosa. L'anno 1419 Filippo Maria Visconti, 
nell'intento di conquistare Cremona, spedì 
il conte di Carmagnola, il quale dopo aver 
conquistato Castelnuovo Bocca d'Adda, espu- 
gnò anche Maleo. Ma questo luogo cadde 
in potere dei Veneziani l'anno 1447, i quali 
avendo udito l'avvicinarsi delle truppe di 
Francesco Sforza, sotto il comando di Fran- 
cesco Piccinino, si ritirarono verso Lodi; 

10 Sforza in seguito, eletto Duca di Milano, 
conoscendo l'importanza di questa rocca 
la tenne munita di buon numero di uomini 
d'armi (1451) e nel 1461 donò parte del 
suo territorio a Giovanni Barberi di Lugo. 

11 3 maggio 1475 il duca Galeazzo Maria 
Sforza investì dell'intero feudo e del ca-; 
stello di Maleo Onofrio Bevilacqua conte 
di Maccastorna. L'anno 1485 Lodovico il 
Moro cangiò la contea di Maleo in mar- 
chesato a favore di Galeotto Bevilacqua, il 
quale l'anno dopo, onde sciogliere un voto 
eresse tra Maleo e Gera un convento pei 
frati Minori Osservanti di San Francesco, 
in un luogo eminente ov'era fama che fer- 
mandosi qualche tempo San Bernardino da 
Siena co' suoi discepoli Giovanni da Capi- 
strano e Giacomo della Marca vi avesse 
colle proprie mani scavato un pozzo, og- 
getto allora di divozione e pellegrinaggio 
delle vicine popolazioni. Questo convento 
alla di cui prima edificazione concorsero lo 
offerte di molti privati e di Carlo Fiesco 
feudatario di Castiglione, venne in più bella 
forma rinnovato dal principe Cardinale Eri 



MA 



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183 



colo Teodoro Triulzio, dove questo perso- 
naggio, quando non glielo impedirono lo 
cure politiche, passò gran parto degli anni 
ed ove dimorò puro per qualche tempo 
Carlo Emanuele re di Sardegna nel 1733, 
che vi corse pericolo di restare colpito da 
una palla di cannone, caduta solamente a 
tre braccia distante da lui (19 novembre). 
Fu celebre del pari questo monastero, poi- 
ché fra le sue mura finirono la loro mor- 
tale carriera tre beati, l'uno, cioè Padre 
Arcangelo da Treviglio, sommo predicatore; 
l'altro il Padre Antonio da Monza, buon 
letterato e l'ultimo fra Francesco da Pizzi- 
ghettone che v'ha fama guarisse gli infermi 
col segno della croce, e dell'Ansio, anche 
egli buon letterato. Fu soppresso nel 1805; 
ora non vi restano che poche traccie nel 
cascinaggio di questo nome (vedi) ed il 
corpo di S. Francesco venne trasportato nella 
prepositurale. L'anno 1500 Teodoro Triulzi 
maresciallo di Francia, ottenuto il marche- 
sato di Pizzighettone, sposò Bona, figlia 
del marchese Galeotto Bevilacqua, e fu in- 
vestito da Luigi Xll dei feudi di Gera, 
Maleo, Cavacurta e Lardara, già dei Bevi- 
lacqua, motivo questo di ferocissime liti 
tra le due famiglie. Alla morte del prin- 
cipe Antonio Teodoro Triulzi avvenuta nel 
1G78, il marchesato di Maleo, che era stato 
per qualche tempo del principe Lodovico 
III di Barbiano, conte di Belgiqjoso, e per 
compera fatta tornato al cardinale Ercole 
Teodoro, fu donato al marchese Manfredo 
Treccili nel 1685. L'anno 1746 l'esercito 
spagnuolo onde prendere la fortezza di Piz- 
zighettone in mano degli Austriaci, innalzò 
sotto la direzione del generalissimo De 
Gages alcuni terrapieni a Maleo, c sulla 
fine di maggio incominciarono a battere 
col cannone la fortezza di Gerra. Ma sui 
principio di agosto gli Spagnuoli continua- 
mente molestati dagli Austriaci dovettero 
abbandonare l'impresa di Pizzighettone e 
ritirarsi oltre Po, lasciando però parte del- 
l'esercito a Maleo c nel vicino monastero 
dei Francescani onde tener di vista il pre- 
sidio di Pizzighettone. Nella seconda metà 
del secolo XVII vi ebbero principio le ter- 
ziarie francescane, abolito nel 1811. In que- 
st'occasionc, il corpo della venerata Pol- 



loni che era nella loro chiesa, fu trasferito 
nella prepositurale. L'anno 1796, 10 maggio, 
in seguito alla sconfitta del ponte di Lodi, 
gli Austriaci avendo dovuto abbandonre la 
Lombardia, la divisione francese che era 
stanziata in Maleo, entrò in Pizzighettone. 
— Il 6 luglio 1798 venne soppressa la colle- 
giata insigne di questo borgo. Sul principio 
del 1600 fiorì un Lelio marino teologo ed 
abate generale di Celestini dell'ordine di San 
Benedetto che fra le altre opere scrisse la 
vita di Pietro Morone, poscia Papa Cele- 
stino V. Fu patria di Gian Giacomo Cipe'lo 
rettore della chiesa di Pizzighettone: a que- 
sti il re Francesco I, memore delle premure 
prestategli dal suddetto quando era prigio- 
niero di Carlo V, prima di partire vollo 
dare un pegno di amicizia coll'ottenerc dal 
cardinale Salviati, legato apostolico, di eri- 
gere quella chiesa in collegiata donandolo 
la sua propria porpora ricamata in oro, 
erigendo ancora a sue spese la collegiata 
di Maleo. Di Maleo era pure Pietro Mola 
(n. 6 novembre 1750) che poi fu prevosto 
di Codogno contro il volere del vescovo 
Giovanni Antonio della Berretta; poi abate 
mitrato di Casalmaggiore, indi vescovo di 
Bergamo. — Sotto il giorno 30 luglio 1654 
troviamo un Antonio Sacco di Maleo, che 
ebbe tagliato una mano nel luogo della 
Gatta, e poi fu sospeso al patibolo per 
aver ucciso il suo padrone Pompilio Lec- 
camo, mentre dormiva in questo luogo, a 
colpi di martello. L'arciprete di Maleo, tra 
diverse e bellissime prerogative che godeva, 
soleva anche usare la mitra e pontificale; 
nel 1650 ciò non era più in uso, ritenendo 
essere non di meno viva la ragione di 
molti altri suoi privilegi, come di conferire 
i benefizi della sua chiesa, e di essere giu- 
dice apostolico di Pizzighettone. Fu anche 
patria di Giuseppe Defendi, buon predica- 
tore. La parrocchiale, antichisima, nel 1262 
pagò una taglia di soldi 5 imperiali al 
notajo Guala, Legato pontificio; nel 1619 
aveva un arciprete con quattro canonici; 
il primo col titolo di Sant'Antonio juspa- 
tronalo Cipelli; il secondo del S. Corpo di 
Cristo, dello stesso juspatronato; il terzo 
del Rosario, juspatronato Bardelli; il quarto 
Capellania della Natività; juspatronato Bei- 



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MA 



MA 



giojoso. Nel 1787 era feudatario di Malco 
il marchese D. Manfredo Gaspare Treccili 
di Cremona, ed arciprete Don Angelo Ma- 
gnani dottore in ambo le leggi, proton. apo- 
stolico nato in Bargano. 

In quest'anno (1883) a spese del mar- 
chese cav. Manfredo Treccili di Cremona 
fu l'istaurato l'arco storico posto in capo 
al paese, sovrapponendovi l'iscrizione se- 
guente: A rammemorare che l'anno 1746 

— Irruente l'austriaco invasore — L'odiato 
dominatore spagnuolo — Flagello d'Italia 

— Questo borgo, nel combattimento di Si 
gola — Di distruzione minacciato — Fu 
salvo dal magnanimo Antonio Treccili — 
Che i suoi averi adoperò per sedare l' in- 
gorda spagnuola prepotenza — Quest'arco 

— Ricordo imperituro dello scampato pe- 
ricolo — E di patriottismo generoso — La 
gratitudine del popolo eresse — Il mar- 
chese Manfredo Treccili — A lustro del 
paese — e ad onoranza dell'avo — Ristaurò 
l'anno 1883. 

L'abate Deodato Seracchio, lodigiano, ca- 
meriere e scalco di Papa Urbano Vili, 
godette una pensione di 250 scudi sopra 
l'arcipretura di Maleo. 

Presentemente il borgo ha tre altre chiese; 
cioè la B. V. Annunciata, già dei Confra- 
telli della Morte; di San Luigi Gonzaga 
all'ospedale e della B. V. di Caravaggio. A 
Maleo fu prevosto Mons. Antonio Novasconi 
(1850-G7) poi vescovo di Cremona, vero 
splendore dell'episcopato lombardo. È un 
bel paese, nella cui parrocchiale esiste in 
gran quadro il lodato San Sebastiano di Ce- 
sare Poggi. I Treccili, antichi feudatari, vi 
possedono ancora delle terre, ed hanno vil- 
leggiatura nel luogo dell'antico castello. In 
quest'anno (1883 maggio), venne posto un 
grandioso concerto di campane, inaugurato 
solennemente coli' intervento di Monsignor 
Angelo Bersani, vescovo coad. di Lodi. 
Malgarotta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Lodivecchio, da cui dista 
circa due chilometri est. Ab. 95. Nel 1G33 
oravi Malgarotta Preila e Maìgaroila Papa, 
in seguito forse Malgaroltina ; ed erano 
frazioni del comune di Dossena. Fu pro- 
prietà della Congregazione dell'oratorio di 
San Filippo Neri di Lodi; incamerata dalla 



repubblica cisalpina nel 1797; nel 1823 
era del Seminario Vescovile di Lodi. 

Malgarottina. Vedi Malgarotta. 

Malgerrone. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, da cui dista circa 1800 m. 
nord. Ab. 28. È voce corrotta di Mar-Ge- 
rondo. Fu del Seminario Vescovile di Lodiy 
livellato alla famiglia Sangalli. Anche la 
scuola di San Bassiano di Lodi vi teneva 
un livello di lire 700 sopra pertiche 374,16, 
ceduto dal tenente colonnello Camillo Ar- 
rigoni, il quale livello al tempo della sop- 
pressione (1786) era pagato dagli eredi del 
donatore. Prima del 1789 era parrocchia 
della Maddalena, in queir anno passò a 
quella della Fontana. Propr. Staffini Gia- 
como. 

Malgonera. Frazione del comune e della 
parrocchia di Zorlesco; da cui dista circa 
1800 m. sud. 

Malgiizzana. Frazione del comune e 
della parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui 
dista circa 1100 m. nord-est. Ab. 104. Nel 
1442 vi possedevano i De-Lemene di Lodi, 
l'ultimo dei quali, Don Francesco, sacer- 
dote, lasciò all'orfanotrofio femminile di Lodi. 
Nome di una famiglia. Proprietà Orfano- 
trofio femminile di Lodi. 

Malguzzana. 62 a roggia che esce dalla 
Muzza sotto la levata Cavallona, della por- 
tata di oncie 13. 

* Maliano. Nome perduto di un luogo vi- 

cino a San Stefano al Corno. Se ne ha 
menzione in una carta dell'anno 972, in 
cui vi possedevano i monaci di San Pietro 
di Lodivecchio. Se ne ha menzione anche 
in una carta di conferma di Papa Ales- 
sandro III del giorno 27 settembre 1169. 

31almetuda. Frazione del comune di 
Corte Palasio, da cui dista circa due chi- 
lometri nord-ovest. Parrocchia di S. Giorgio 
in Prato; ab. 25. Così detta dalla sua cat- 
tiva posizione. Propr. Beluschi. 

4 Malpaga. Nome di un luogo distrutto 
nel 1861, era a breve distanza da S. Grato, 
lungo la strada di Paullo a circa 3400 m. 
nord-ovest da Lodi. Era della parrocchia 
di Montanaso. 

* Mtilpag». Nome di una cascina che esi- 

steva nel territorio di Castiraga da Reggio, 
ora comune di Marudo. 



MA 



MA 



185 



Halpaga. Frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa un chilometro sud-ovest. Ab. 69. 

Malpaga. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Stefano al Corno. Pro- 
prietà Brandazza. 

MEalpaga. Frazione del comune e della 
parrocchia di Meletto ; è situata in riva 
all'Adda. Il nome di questo luogo inco- 
mincia a comparire sui registri parroc- 
chiali di Meletto circa l'anno 1701. 

pfalpà gli in a . Frazione del comune e 
della parrocchia di Senna Lodigiana, da 
cui dista circa un chilom. sud-est. Ab. 24. 
Propr. Grossi. 

Malpensata. Nome antico della cascina 
Carola, (vedi). 

Malpen sata. Frazione del comune e 
della parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, 
da cui dista mezzo chilometro; abitanti 19. 
Propr. Limonta. 

Malpensata, Frazione del comune di 
Guardamiglio. 

Malpensata. Frazione del comune e 
della parrocchia di San Colombano al Lam- 
bro, da cui dista circa due chilometri sud. 
È posta sul culmine del colle di San Co- 
lombano. Ab. 13. Propr. Gallotta Francesco 
e consorti. 

Mandella. Frazione del comune e della 
parrocchia di Ospedaletto Lodigiano, da 
cui dista circa un chilometro verso est. 
Ab. 126. Antica proprietà dei Gerolamini 
di Ospedaletto. Proprietà De-Rosat. 

Mandria. Frazione del comune e della 
parrocchia di Spino d'Adda, da cui dista 
circa 1300 m. Provincia di Cremona, dio- 
cesi di Lodi. Propr. Cav. Rossi di Genova. 

Mangialuppo. Provincia di Pavia, co- 
mune di Bescapè; diocesi di Lodi, parroc- 
chia di Gugnano, da cui dista circa 1500 
metri. Non vi esiste che il molino essendo 
il rimanente andato distrutto. Ab. 10. 

Manna. Frazione del comune di Camai- 
rago. 

Mantova. Frazione del comune e della 
parrocchia di Crespiatica; ab. 47. 

Maraviglia. Frazione del comune e della 
parrocchia di Villavesco, da cui dista circa 
1000 metri. Ab. 18. Proprietà De-Righetti 
Francesco 



* Marcanugum. Nome di un luogo , 

presso Lanzano; se ne ha memoria nel 
maggio del 1022 in cui fu venduto con 
terra e servi da Lanfranco del fu Arialdo 
di Lanzano a Giovanni Prete de ordine 
della Pieve di San Stefano nel luogo di 
Mulazzano. 

Marcellina. Cavo irrigatorio della Gerra 
d'Adda, estratto dal Tornio. Serve per ir- 
rigare i latifondi di Corte Palasio e Cerreto. 

Marcellino. Frazione del comune di 
Corte Palasio, da cui dista circa 1800 m. 
nord-ovest. Parrocchia di S.Giorgio in Prato. 
Altre volte San Marcellino. Ab. 68. 

E dal prisco Marcello, Marcellino, 
Di lui più grande, che ne' regni inferni 
Quegli piombò, questi or nel ciel trionfa. 

J. Gabiano. 

Proprietà Fenini, Cella. 

Marchesina. Frazione del comune e 
della parrocchia di Senna Lodigiana, da 
cui dista circa 4 chilometri ovest. Ab. 16. 
Proprietà Franzini. 

Marcona. 40 a roggia che esce dalla 
Muzza sotto la levata Badia Gesuita, della 
portata di oncie 34,6. 

Marescalca. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, da cui dista circa 1900 m. 
sud. Parrocchia di San Fereolo. Ab. 75. Nel 
1595 posseduta dai Marliani di Lodi, ora 
dai Conti Barai, ramo Giorgio e Cristoforo 
nob. Giovanni. Prima del 1789 era par- 
rocchia di Cornegliano Laudense. Nome di 
una famiglia lodigiana. 

* Marescalcliina. Era una cascina nel 

comune di Cornegliano Lodigiano; ora di- 
strutta. 

Margherita. Frazione del comune e della 
parrocchia di Boffalora, da cui dista circa 
2500 m. nord-ovest. Ab. 28; 6ulla sinistra 
dell'Adda. Fu proprietà dei Domenicani di 
Lodi, che l'avevano livellata a certo Dor- 
done Dordoni. Subì gravi guasti dalPAdda; 
(1708) in seguito.... Fu dei nobili Rho; ora 
proprietà Madonini. 

Mariane alte e Mariane basse. 
Frazioni del comune e della parrocchia di 
Cornovecchio, da cui distano circa 1300 
metri est. In questo [luogo 1' alta costiera 
destra dell' Adda coincide con la sinistra 



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HA 



MA 



del Po, e l'Adda principia quindi ad essere 
arginata. 

Marianna (La). Frazione del comune e 
della parrocchia di Senna, da cui dista 
circa 750 metri ovest. Ab. 28. Propr. For- 
naroli. 

3£arianniiia. Frazione del comune e della 
parrocchia di Spino d'Adda, da cui dista 
circa 3 chilometri. Provincia di Cremona, 
diocesi di Lodi. Proprietà Belloni. 

IVIariotto. Frazione del comune di S. Co- 
lombano al Lambro, da cui dista circa 
tre chilometri sud-est. Havvi un ponte sul 
Lambro. Parrocchia: parte di San Colom- 
bano, e parte di Chignolo Po. Ab. 14. 

Mariscalca. Vedi Marescalca. 

' Marmirolum. Nome di un ponte nel 
sobborgo di Lodi (vecchio). In un istru- 
raento del 29 marzo 994, col quale Andrea, 
vescovo di Lodi dona molti beni alla ba- 
silica suburbana di San Bassiano presso 
Lodi pel mantenimento di sacerdoti ed al- 
tre pie opere, è nominata una pezza di 
terra in suburbium huius civitatis non multo 
longe da ponte qui dicitur Marmoriolo. 

ÌVXanxiora. Frazione del comune e della 
parrocchia di Orio, da cui dista circa un 
chilometro nord. Ab. 134. Anticamente (15 
maggio 1210) detto Ma'nnurolaj indi Mar- 
mora dei Cani (1633). Proprietà Cav. La- 
boranti Giuseppe. 

* Al a vi il ora de Inaliti a. Nome di un 
luogo che nel 1633 faceva comune con 
Orio Litta. 

Martana. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Martino in Strada, da 
cui dista circa 800 m. sud-ovest. Antica- 
mente detto Cascina delle 3Ionache J perchè 
vi possedevano 580 pertiche di terreno 
quelle di Santa Chiara vecchia di Lodi. 
L'anno 1619 vi possedeva 384 pertiche di 
terra il nob. Mario Vistarini. Abitanti 35. 
Propr. Rag. Luigi Barinetti. 

' Martina. Cascina nel territorio di Corte 
Sant'Andrea, comune di Senna Lodigiana: 
distrutta. 

Martinetta. Frazione del comune di 
Lodi e chiosi, da cui dista circa un chilo- 
metro ovest. Parrocchia di San Gualtero; 
ah. 37. Nel 1755 Carlantonio Remitale ed 
il maresciallo Annibale Sommariva vi pos- 



sedevano i boschi, ora ridotti a buona 
coltivazione. È un legato lasciato a titolc 
di beneficenza e di culto, dai signori Ro- 
berti e Raimondi, amministrato da apposita 
commissione. Vi teneva un livello la scuola 
di San Bassiano, che al tempo della sop- 
pressione (1786) ora soddisfatto dagli eredi 
di Ferdinando Roberti. 

Martire. Frazione del comune di Maleo. 

Marudino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da 
cui dista circa due chilometri ovest. Abi- 
tanti 60. Propr. Conti Bolognini. 

Marudo. Comune del Mandamento di San- 
t'Angelo Lodigiano; ufficio postale, Sant'An- 
gelo Lodigiano; sezione elettorale di Caz- 
zimani; agenzia delle imposte ed ufficio 
del registro di Sant'Angelo Lodigiano, ed 
ufficio delle ipoteche di Lodi. Abitanti 1779; 
superficie ettari 897,41 ; bilancio comunale 
lire 11000. Distanza da Lodi chilometri 
15,463. Parrocchia del Vicariato di San- 
t'Angelo col titolo dei Santi Gervaso e 
Protaso, martiri, anime 887; sul luogo 635. 
Maturum (18 novembre 972). Dice il Ga- 
biano: 

« Là dove ai baci del fecondo sole 
Pompeggiano mature e messi ed uve 
Vedi Maturo, ch'ora il volgo chiama 
Con stravolto vocabolo, Marudo ». 

Indi inneggia: 

« ai bei vigneti 

Di Marudo e Valera e Villarossa 
E Boffalora ». 

In quest'anno vi possedevano i Monaci Be- 
nedettini di San Pietro dì Lodivecchio, che 
ne ridussero le terre a coltivazione. La 
sua chiesa nel 1261 pagò 21 denari impe- 
riali di taglia imposta dal notajo Guala, 
Legato pontifìcio, al clero di Lodi: era 
nella Pieve di Sant'Angelo. Nel 1633 faceva 
comune con Marudino. Marchesi Don Fer- 
dinando e Francesco Cusani, di Milano, 
padroni di Marudo, 1787. Il 24 gennajo 
1869 gli venne aggregato il comune di Vi- 
dardo. L'anno 1802, 233 pertiche erano 
del convento di Sant' Antonio abate, e 
330 del Canonicato di San Francesco di 
Lodi; soppressi, passarono ai signori Ar- 
chinti. La parrocchia di Marudo era 
collocata a destra della levata del Lisone, 



MA 



187 



la quale per strepitosa alluvione fu di- 
strutta in un colle case adiacenti. Allora 
in Marudo ove trovasi presentemente la 
parrocchiale esisteva un oratorio dedi- 
cato ai SS. MM. Gervaso e Protaso ; 
questo oratorio allora si cambiò in chiesa 
parrocchiale , facendovi un allargamento 
onde renderlo suscettibile di contenere la 
popolazione, la quale cresciuta poi in modo 
da non potersi più contenere in detto ora- 
torio, fu eretta nel 1790 la nuova chiesa 
parrocchiale. Sotto il giorno 27 novembre 
1595 troviamo un Domenico N. di Marudo 
impiccato in Lodi. Ha un' Opera pia, che 
ripete la sua fondazione dal 1706 per le- 
gato del sacerdote Paolo Rancati, allo scopo 
di soccorrere i poveri della parrocchia e 
comune di Marudo, nonché dotare povere 
figlie da marito; amministrato dal parroco 
prò tempore. Propr. dottore Pavesi, Asti 
Gerolamo e Granata Gaetano. 
Mtarzano. Frazione del comune di Mer- 
lino, da cui dista circa un chilometro sud- 
est. Parrocchia del Vicariato di Zelo-buon- 
persico col titolo di Sant'Ambrogio vescovo, 
di anime 352. Nome pervenutogli forse 
dalla Genie Marzia, romana. Ed il Ga- 
biano invece: 

« il popolo marzia], o il molto lino 
Che Marzo al grembo della terra affida 
Ti- fe' il nome, o Marzan ». 

Nota che i nomi propri di terre colla de- 
sinenza in ano significano possesso. Nelle 
antiche carte si trova scritto Maxiano. La 
sua chiesa nel 1261 pagò una taglia di 
denari 32 imperiali, imposta dal notajo 
Guala, Legato pontificio, al clero lodigiano, 
somma considerevole, che fa supporre quella 
chiesa molto più ricca che non oggi; era 
nella plebe di Galgagnano. Vi possedeva 
anche la chiesa di Galgagnano. Nel secolo 
XIV era investita delle decime di Marzano 
la famiglia Riccardi di Lodi. Il Papa 
Leone X investì del benefìcio della rettoria 
di Marzano e di Cazzano il nob. Alessandro 
Leccami, conte Palatino e suo Cameriere 
segreto l'anno 1515. A questa parrocchia 
venne riunito un miserabile avanzo di due 
case della villa di Cazzano corrosa dall'Adda, 
ed antichissima parrocchia col titolo di 
S. M. Assunta, che nel 1619 era costituita 



da 39 anime. L'anno 1462 Facino de Tassi, 
creato cittadino milanese dal Duca Fran- 
cesco I Sforza il 28 maggio 1457, ebbe la 
dispensa di potere acquistare beni in Mar- 
zano. Il 15 agosto 1546 venne venduto ai 
principi Tassi napoletani , dai quali passò 
ai Trotti, di Milano. Di Marzano è orionda 
la nobile famiglia ora estinta de Marzano. 
La chiesa attuale non è l'antica, ma, come 
appare da un frammento d'iscrizione, sa- 
rebbe stata edificata nel 1615 per testa- 
mento di Bartolomeo De Puteo, decurione 
di Lodi. — Una Susanna del luogo di Mar- 
zano il 17 agosto 1539 fu decapitata sulla 
piazza maggiore di Lodi. 

Mascarina. Frazione del comune di Pieve 
Fissiraga, da cui dista circa 3500 m. nord. 
Parrocchia di Lodivecchio , da cui dista 
circa 3 chilometri. Ab. 75. L'anno 1391 il 
cardinale Nicolò Sommariva lasciò questa 
possessione allo scopo di fondare il mona- 
stero di Villanova. Altre volte chiamavasi 
San Giacomo in Carobbio e faceva parte 
del borgo piacentino dell'antica Laus Pom- 
peja. Era dell'ospedale di San Biagio, 10 
dicembre 1429. Proprietà Bulloni. 

Massalenga. 68 a roggia che esce dalla 
Muzza sotto la levata Somaglia, della por- 
tata di oncie 16. 

Massalengo. Comune del Mandamento 
di Borghetto Lodigiano; ufficio postale, San- 
t'Angelo Lodigiano. Sezione elettorale. Agen- 
zia delle imposte ed ufficio di registro di 
Sant'Angelo Lodigiano; ufficio delle ipote- 
che di Lodi. Abitanti 1669; superficie ettari 
817,69; bilancio comunale lire 10000. Di- 
stanza da Lodi chilometri 8,148. Parrocchia 
del Vicariato di Borghetto, al titolo di 
Sant'Andrea apostolo ; anime 1680; sul luogo 
710. È uno dei pocbi luoghi lodigiani colla 
desinenza longobarda in engo, ingen, segno 
manifesto d'un'imigrazione dei Longobardi 
nei nostri paesi (Bohemer). Invece il Ga- 
biano: 

« Fondaro i Marsigliesi Massalengo 
Che freni e selle ignora, e i suoi cavalli 
Solo di verga a un cenno ubbidir fa ». 

Laucliade. 

Circa l'anno 67 dell'era volgare San Siro, 
vescovo di Pavia, proveniente dal Cremo- 
nese diretto a Pavia, fermossi a predicat o 



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la religione ed a meglio confermare nella 
fede cristiana le popolazioni laudensi in 
Massalengo ed in altri luoghi lungo il Lani- 
ero. Le sue lerre furono coltivate dai mo- 
naci di San Pietro di Lodivecchio. L'anno 
1189 i signori di Salerano possedevano tre 
parti di tutto Massalengo e l'avvocazia 
della sua chiesa. Nei secoli XIII e XIV fu 
dei Cadamosto di Lodi, mentre prima le 
sue decime erano infeudate ai Capitanei 
di Cornajano. (1G maggio 1124). La sua 
chiesa nel 1261 pagò 18 denari di taglia 
imposta dal notajo Guala, Legato pontifìcio, 
al clero lodigiano. Era nella Pieve di Over- 
gnaga. La notte dal 15 al 16 agosto 1453 
una squadra di cavalleggeri veneziani sor- 
prese questo luogo e lo saccheggiò, indi 
passò l' Adda. Il sac. comm. Cesare Vi- 
gnali, già ispettore scolastico del circondario 
di Lodi, poi preside del liceo di Como, di 
Pavia, ed ora del Parini a Milano, dottis- 
simo in scienze storiche, compilatore del 
Codice laudense, fn arciprete di Massalengo. 
Il 2 giugno 1661 questo feudo fu conferito 
a Massalengo Conte Pietro cittadino di 
Piacenza. Vi possedevano le più ricche 
famiglie lodigiane, i Barai, i Vistarini, i 
Ponteroli, i Silva, i De-Lemene; la bella 
chiesa parrocchiale fu restaurata con 
eleganti ornati del lodigiano Alessandro 
Degrà. Il 4 maggio del 1882 ebbe luogo 
una visita degli allievi della scuola supe- 
riore d'agricoltura di Milano, diretta dai 
professori Gaetano Cantoni, Lemoigne e Mo- 
rosini alla cascina del sig. Luigi Premoli. 
Massalengo dispone di tre Legati pii, tutti 
o tre di ignota fondazione; il primo (Le- 
gato Silvestri Grupelli) ha un patrimonio 
di lire 4000; il secondo (Legato Maria 
Baggi) ha pure un patrimonio di L. 400; 
ed il terzo (Legato Paolo Baggi) ha un 
patrimonio di L. 2000; hanno per iscopo 
la celebrazione di uffici anniversari e la 
distribuzione di elemosine e pane ai poveri 
del comune. Sono amministrati dalla locale 
Congregazione di carità. Il 17 giugno 1741 
troviamo un Capra Giovanni Maria deca- 
pitato in Lodi; e il 5 settembre 1772 un 
Cappellino Giacomo Maria, il quale fu con- 
dotto sopra un carro in piazza maggioro 
a Lodi, attenagliato con ferri roventi dii' 



rante il viaggio, indi arruotato e poscia 
strangolato, in mezzo ad una grande mol- 
titudine di popolo; ed il suo capo alla sera, 
reciso dal corpo, venne posto in una gabbia 
di ferro e messo sopra una colonna di le- 
gno nel luogo di San Fereolo sulla strada 
di Pavia: e ciò per avere ucciso il suo pa- 
drone Giuseppe Stagnoli di San Fereolo, e 
seppellitolo quindi sotto terra. Propr. Pre- 
moli, Scotti e Griffini. 

* Maxiano. Antico nome di un luogo nei 

dintorni di Cervignano, (1261). Forse Mar- 
zano (vedi). 

* Maturimi. Vedi Mafudo. 
Mazzoni. Frazione del comune di Codo- 

gno, parrocchia di Cascina dei Passerini, 
nelle vicinanze di Gattera Majocca; dista 
da Codogno circa 3000 m. nord. È diviso 
in Mazzone di mezzo, Mazzone di sopra, 
e Mazzone di sotto. Un Boria Giuseppe, 
di Mazzone, fu impiccato in Lodi il 2 mag- 
gio 1769, cum magno devotionis affectu. 

Mazzolesa. Roggia della Gerra d'Adda 
altre volte proprietà del monastero dei 
Ss. Cosma e Damiano di Lodi, il quale ne 
affittava la pesca. 

Mazzixcca. Frazione del comune e della 
parrocchia di Montanaso Lombardo, da cui 
dista circa tre chilometri ovest. Ab. 144. 
Fu dei Marchesi d'Este da cui fu venduta 
nel 1597 ai Conti Pini. L'anno 1743 era 
dei marchesi Villani che la vendettero al 
conte Allievi. Nel 1879 in questo podere 
si rinvenne un'interessantissima tomba della 
prima età del ferro, la quale pei bronzi 
che conteneva, ha riscontro con altre tombe 
del Lodigiano quali quelle di Miradolo , 
del Guado di Gugnano e Gallinazza (vedi) 
i cui materiali sono dispersi in varie colle- 
zioni pubbliche e private, e specialmente 
presso il Museo di Lodi, gli Eredi Gallotta 
di San Colombano, il prof. Castelfranco ed 
il Museo di Brera. Propr. casa Bagatta, di 
Milano. 

'Medade, locus; era nelle vicinanze di 
Maleo (5 settembre 991). Di questo luogo 
hassi ancora menzione in una carta del 
24 ottobre 1166 in una convenzione finale 
dei fratelli Conte e Giovanni Futigata, da 
una parte, e Alberico Merlino, vescovo di 
Lodi, dall'altra, intorno alcune terre nel 



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luogo e territorio di Codogno, di diritto 
del vescovato di Lodi; in questa carta il 
luogo si chiama Methale. La stessa terra 
il 14 aprile 1187 fu da Alberico del Corno, 
vescovo di Lodi, concessa in fìtto perpetuo 
a Girardo Milebafe ed eredi maschi. 
3Xolad.e locus; forse Meletti (1 mag- 
gio 997). 

Melegnanello. Frazione del comune di 
Turano, da cui dista circa un chilometro 
sud. Parrocchia del Vicariato di Castiglione 
d'Adda, col titolo di Sant'Ilario vescovo; 
anime 934. A Melegnanello ebbe a stan- 
ziarsi San Siro, vescovo di Pavia, l'anno 
67, mentre ritornava dall'avere visitato il 
Cremonese. L'anno 1261 la sua chiesa, detta 
allora di Meregnano, pagò 12 denari im- 
periali di taglia, imposta dal notajo Guala, 
Legato pontifìcio, al vescovado di Lodi; 
era nella Pieve di Cavenago. Signori, o, 
per dir meglio, capitanei di Melegnano, 
erano, in quel tempo, i Cuzigo, feudatari 
cospicui della mensa vescovile di Lodi. 
L'anno 1353 l'arcivescovo Giovanni Vi- 
sconti donò a Muzzano dei Muzzani, affine 
dei Visconti, tutti i beni che egli godeva 
nelle ville di Vittadone e Melegnanello, ed 
a Maffeo Muzzani il 9 settembre 1425 il 
Duca Filippo Maria Visconti concesse un 
privilegio di esenzione su questi beni. L'anno 
1495,24 febbrajo, Tersilio Muzzano di Bas- 
siano acquistò dalla Camera ducale di Mi- 
lano il dazio dell' imbottato 'per Melegna- 
nello ; ed Alessandro suo fratello nel 1526 
costrusse nel suo feudo la chiesa di Santo 
Ilario, provvedendola di apparati ecclesia- 
stici, ed erigendola a parrocchiale, con di- 
ritto di patronato ai suoi discendenti. Nel 
1642 questo comune ebbe quistioni colla pro- 
vincia di Bertonico per l'annessione del co- 
munello di Morscnchia, che in seguito per 
ragioni di pubblica sicurezza, venne distrutto. 
L'anno 1666 questo feudo venne conferito 
a Carlo Visconti, mutato nel 1670 in contea. 
L'anno 1721 la marchesa Domenica de Asti 
vedova di Luigi Negroli tutrice del figlio 
Carlo vendette il fondo di Melegnanello di 
pertiche 1436.11.1.2.7 al Conte Giulio An- 
gelo Crivelli; l'anno dopo vi era feudatario 
Don Felice Bonanomi per i fondi comperati 
da Sebastiano Cadamosti ed affittati a Fi- 



ME 189 



lippo Vidone, detti la Poal. Donna Fran- 
cesca Astorri di Lodi , feudataria, 1787. 
Conte Giuseppe Crivelli, padrone, 1787. In 
questi ultimi tempi vi possedeva la famiglia 
Calderari. Bassiano Compiano, valente me- 
dico del secolo XVI, autore di parecchie 
opere di medicina e di una descrizione 
della peste del 1576, detta di San Carlo, 
nacque a Melegnanello. Onde il Gabiano 
diceva di questo nella sua Laudiade: 

« Un villaggio 

Viene" dappoi, non vasto, ma ferace 
Di generosi vini esilaranti, 
Che superbo va del suo Compiano 
Qual d'Esculapio l'epidauria terra ». 

Il 29 gennajo 1869 venne aggregato a Tu- 
rano. Questo luogo dispone di due Legati 
pii. Il primo ebbe origine dal 1735 per la- 
scito di Antonio Brigora allo scopo di di- 
stribuire doti a povere figlie nubende del- 
l'antico comune, e l'altro ebbe origine nel 
1801 per lascito del sacerdote Antonio Za- 
n aboni allo scopo di distribuire elemosine 
ai poveri del paese. Sono amministrati dalla 
Congregazione di Carità. 

Mellesa. Frazione del comune e della 
parrocchia di Dovera, provincia di Cremona, 
diocesi di Lodi. Ab. 15. Nome di una fa- 
miglia lodigiana. Nel 1759, 5 settembre 
chiamavasi Cassino, Meratij, ed era pro- 
prietà dei frat. nobili Gallarmi di Milano. 

Melesa, Frazione del comune e della par- 
rocchia di Cornegliano Laudense, da cui 
dista circa 700 m. nord. È luogo antichis- 
chissimo e chiamavasi Mellese; diede il 
nome ai Mellesi di Lodi, di cui un Anselmo 
da Mellese trascrisse il Liber Jurium, di 
Lodi, d'ordine del Podestà Lotto degli Agli, 
fiorentino. Ab. 28. Propr. Madonini. 

Meletto o Meleti, o Melilo. Comune del 
Mandamento di Maleo, ufficio postale di 
Maleo. Sezione elettorale; agenzia delle im- 
poste, ufficio del registro di Codogno; uf- 
ficio delle ipoteche di Cremona. Ab. 1208. 
Superficie ettari 699,21 ; bilancio comunale 
lire 8750. Distanza da Lodi chilom. 38,055. 
Parrocchia del Vicariato di Castelnuovo 
Bocca d'Adda, col titolo di San Cristoforo 
martire, di patronato del Seminario di Lodi; 



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anime 1196: sul luogo 704 (con Cavetta). 
Il Gabiano: 

« Ve' il fertile Meleti, o il dolce mele 
Donogli il nome, od i coloni primi 
Ebbe da Malta ». 

E più innanzi: 

« Dell'api vostre le flaventi cere 
11 rugiadoso mei ditelo voi 
Meleti, Mairago e San Fiorano: 
Crema lo sa, lo sanno le vicine 
Cittadi e quei che nei brumali giorni 
Confetti e chicche preparando vanno 
Sì dolce miei non vanta Imetto .ed Ibla 
Qual ti dan l'api nostre che del salcio 
Suggono i fiori. Qui del miele il regno. 

Le paludi di Meletto furono coltivate dai 
monaci di San Pietro di Lodivecchio; se 
ne ha menzione nella cronaca del P. Vai- 
rauo nel 877. Melade. Nel 997 vi posse- 
deva un Roglerio, fedele dell'Imperatore 
Ottone IH. Il 37 ottobre 1190 Alberico Del 
Corno, vescovo di Lodi, concedette in af- 
fìtto per venti anni a Giovanni Verro e 
consorti, abitanti nella corte di Meleti, la 
decima dei raccolti della corte e del terri- 
torio di Meleti, toltone la quarta parte che 
doveva corrispondersi alla sua plebe. Duo 
anni dopo alcune terre di questo luogo fu- 
rono cambiate, col consenso del vescovo 
di Lodi, e dell'abate del monastero di San 
Pietro di Lodivecchio, con altre di ragione 
della chiesa di Santa Maria della Cava. In 
questo tempo, come plebana, la sua chiesa 
aveva ^arciprete; nei suoi dintorni eravi un 
lago. Il 22 maggio 1207 il comune di Lodi, 
col consenso di Arderico Ladina, vescovo, 
in causa del diritto dominio che vi eserci- 
tava sopra alcuni beni livellari, compera- 
rono per 300 lire da Odone, Sozzone, Enrico 
ed altri consorti della famiglia da Meleto, 
il castello e la villa di Meleto, con tutti i 
diritti che possedevano nelle corti di Corno, 
Castelnuovo Bocca d'Adda e Lardara. Que- 
sti signori però tennero ancora il dominio 
in Meleto, pagando un convenuto censo al 
comune di Lodi come risulta da una carta 
del 22 ottobre 1220, in cui Adamo e con- 
sorti, capitani di Meleto, promettono e ga- 
rantiscono al giudice vicario del podestà 
di Lodi, Galvagno de Turisendi, di pagare 
ima data somma di buoni danari imperiali. 



— Il 10 agosto 1228 il vescovo Ottobello 
Soffientino concesse all'arciprete di Meleto 
in affìtto per ventinove anni le decime della 
sua pieve, per modios tres spelte novelle 
bone et pulcre.... mensurate ad instimi sta- 
rium laude consigliale super sollarium epa 
scopatus laudensis laude nella festa di San 
Lorenzo. Questa chiesa plebana nel 1261 
pagò una taglia di denari 27 imperiali al 
notajo Guala, Legato pontificio presso il 
vescovado lodigiano; ed esercitava la giu- 
risdizione sulla chiesa di Santa Maria del 
Corno. L'anno 1344 Bruzzo Visconti, messo 
dal padre Luchino a governare Lodi si 
fece investire dal vescovo Luca Castello di 
molti beni del lodigiano, fra i quali anche 
Meletti; ma come che Bruzzo fu uomo pre- 
potente e crudele, così si prese l'arbitrio 
d'investire altre persone di questi beni e 
di non pagare alla Mensa il denaro con- 
venuto. Cacciato da Lodi, successo al fra- 
tello l'arcivescovo Giovanni Visconti, la 
Mensa ed i nobili di Lodi non poterono 
riavere per allora i loro feudi, che anzi 
servissi l'arcivescovo di una parte dei me- 
desimi per arricchire gli spedali di Milano. 
Mons. Cadamosto intentò una lite contro 
Bernabò Visconti, ma sebbene con ogni 
ragione, pure non ottenne nulla: solo sotto 
Gio. Galeazzo riesci nell'intento e riebbe i 
feudi, le decime e le sue possessioni. Il 
feudo di Meletti il 18 luglio 1385 fu con- 
cesso da Bernabò Visconti a Guglielmo Be- 
vilacqua; questa tenuta, unitamente ad 
altre, costituì poscia la contea di Macca- 
storna, (vedi). Dai Bevilacqua passò per 
dote nella "famiglia Bossi, milanese: furono 
appunto i consorti Matteo Bossi, senatore, e 
Polissena Bossi- Visconti, feudatari, che nel 
1495 ristaurarono il castello e fabbricarono 
la chiesa di San Giovanni Battista che è la 
odierna di San Cristoforo, come risulta dal- 
l' iscrizione apposta al castello e da basso- 
rilievi nel cortile dell'arcipretura. Meletum 
Oppidum dotale — Magnis pretoriarum et 
stabulorum extructionibus aquarum ductU 
bus agrorum irrigatione consitis arboribus 

— Viridario nemoribus, et horlis — Ma- 
theus Bossius J. C. senator ac magnus — 
Consiliarius ditcalis — et Polixena Bossio 

— JugaleSj mediolanensesque Patrioti — 



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ac Domini Meleti exornavere — Tum etiani 
instaurata arce, vallo, fossa, turrique — 
communiere — Temploque conslmcto et 
dicalo — Sacravere anno a partii Virginis 
mccccxcv — quo anno Carolus Rex Fran- 
cie turbavit Italiam. — Non sapremmo ad- 
durre ne il tempo nè il motivo, nel quale 
e per cui la parrocchiale di Meletto sia 
stata trasferita nella chiesa di San Quirico 
e Giulitta (vedi Santa Giulitta) giacché 
mancano documenti riferentisi a questa 
mutazione, se pure non vogliamo attribuire 
questo avvenimento alle rovinose e fre- 
quenti inondazioni del vicino fiume. Fatto sta 
che appunto durante la calata di Carlo Vili 
essendo stata incendiata e distrutta la 
chiesa di Santa Giulitta, la cura parroc- 
chiale fu nuovamente trasferita in Meletto, 
come risulta da un istromento rogato da 
Aurelio Rossi, notajo di Lodi, il 25 gennajo 
1496, nell'oratorio o cappella fabbricati dal 
Bossi e dalla moglie Polissena Visconti, in 
seguito convenientemente ampliati. — Bar- 
tolomeo Reggio, creduto l'ultimo parroco 
di Santa Giulitta, ed il primo di Meleto, 
istituì nella nuova parrocchiale il beneficio 
di San Gerolamo, mentre la feudataria Po- 
lissena Visconti, nel suo testamento, 27 gen- 
najo 1499, dotava la cappella col titolo di 
S. M. e San Giovanni Battista, eretta nella 
stessa chiesa, assegnandole diversi beni, 
tra i quali un pezzo di terra denominato 
ad campaninum, segno manifesto dell'esi- 
stenza in questo luogo di una chiesa, 
senza dubbio l'antica plebana. Nel 1508 vi 
s'istituì la scuola del SS. Sacramento. Nel 
1569 era feudatario di Meleto il Conte Vi- 
glio, presidente del magistrato straordi- 
nario, il quale soccorse Lodi durante la 
carestia, a ciò esortato dal pittore Antonio 
Campi di Cremona, allora abitante a Lodi. 
Il beneficio parrocchiale di Meletto, in ese- 
cuzione delle prescrizioni del Concilio di 
Trento per l'erezione dei Seminari, nel 1576 
fu soppresso, ed incorporato nel Seminario 
di Lodi, il cui rettore ne prese poscia pos- 
sesso l'anno 1578, mantenendovi un vicario. 
Invano reclamarono questi abitanti all'ar- 
civescovo di Novara Mons. Bossi, visitatore 
apostolico, l'anno 1583; la chiesa rimase 
od è tuttora padronato del Seminario di 



Lodi. L'11 novembre 1711 Marianna Vi- 
sconti Figliodoni istituì la cappellania della 
Madonna del Rosario. Nel 1814 (notte 13- 
14 giugno) si appiccò l'incendio alla sa- 
grestia recando un danno di 10 mila lire : 
si ritiene causa dell'incendio un chierico 
che la sera, dopo la benedizione, mise il 
fuoco del turribolo sotto un armadio. Il 
campanile fu innalzato Tanno 1842, doven- 
dovisi riporre un nuovo concerto di 5 cam- 
pane, fuse il 29 ottobre di quest'anno al 
Cornogiovine dai fratelli Prospero ed Er- 
manno Baligozzi, del peso complessivo di 
pesi 176 e libbre 24. Un sacerdote di Ca- 
stel Nuovo Bocca d'Adda dettò la seguente 
iscrizione da riporsi sul campanile: Posses- 
soribus huius agri opitulanctibus — Sacrimi 
liane Turrim expolioit — Cubilisque plus... 
extulit ad auras — Et loco trium quinque 

posuit Nolas — aucto etiam pondere. 

Pietas Melitentis populi. Anno 1842. Fu- 
rono di Meletti (de Melade de lodexana) 
Giacomo Cipello, sovrastante ai lavori del 
Castello di Santa Croce in Cremona (1470); 
Giovanni Maria Cipello detto anche Zibel- 
lino CipellinOj pittore, maestro del Sojaro; 
Giovanni Zupelli, incisore in rame (1572): 
Don Francesco Gobbi, arciprete, stampò il 
compendio della vita dei Ss. Quirico e Giu- 
litta estratto da Giovanni Pietro Crescenzi, 
dedicandolo al Conte D. Antonio Besozzi 
Figliodoni, feudatario e padrone di questo 
luogo (1790). Oltre i Bevilacqua ed i Bossi, 
furono feudatari di questo luogo anche 
i Triulzi, i Figliodoni, i Corio, a cui 1' 11 
novembre 1790 successe il Conte Antonio 
Besozzi; il castello allora fu tramutato in 
casa civile , e la fossa fu interrata da 
Antonio Bossi divenuto proprietario dopo 
il fallimento del Conte Besozzi. Un Pietro 
di Melito, dalla famiglia Folli, il giorno 
25 maggio 1584 fu decapitato sulla piazza 
maggiore di Lodi. Si ha menzione (1192) 
di un lago, il quale nel 1609 aveva un 
miglio di circuito ; ora questo entra ad 
abbellire un vasto giardino; vuoisi che lo 
formassero le acque dell'Adda e del Po, 
distruggendo gran parte del paese la cui 
chiesa possedeva preziose reliquie. Questo 
lago detto Boitano vuoisi che occupi lo 
spazio altre volte coperto di case le quali 



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congiungevano la Cavetto, al paese. In mezzo 
a questo lago, alla profondità di circa un 
metro sott'acqua di piena ordinaria, vedesi 
anche oggidì una pianta di gelso di grosso 
fusto, appena svettata, ritta sulle sue ra- 
dici, la quale resistette all'impeto delle 
onde che formarono il lago. Fra Caselle e 
Meletto evvi una grande palude, detta il 
Po morto, letto abbandonato dal fiume in 
seguito all'apertura di un nuovo alveo, pel 
quale alcune terre, altre volte sulla destra 
del fiume, rimasero a sinistra, come Ca- 
selle Landi. Soffrì molto per le inondazioni 
del 1705 nel quale venne insabbiata gran 
parte del territorio, colla formazione di di- 
versi fopponi; del 1801 in cui il paese fu tutto 
circondato dalle acque; in quelle del 2 e 
3 novembre 1857, del 6 e 7 ottobre del 1868 
e del settembre 1882. Proprietari: Gattoni 
Giuseppe; Gazzaniga Riccardo e Uggetti 
Carlo. 

Melina. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Dovera, da cui dista circa 3 
chilometri. Ab. 6. Provincia di Cremona, 
diocesi di Lodi. 

Merdarolo. Roggia della Gerra d'Adda, 
altre volte proprietà del Monastero dei 
Ss. Cosma e Damiano di Lodi, il quale ne 
affittava la pesca. 

IVIerlino. Comune del Mandamento di Paul- 
lo; ufficio postale, Paullo; sezione elettorale 
di Zelo-buon-persico; agenzia delle imposte, 
ufficio del registro e delle ipoteche di Lodi. 
Ab. 1019; superfìcie ettari 964,68; bilancio 
comunale lire 7500. Distanza da Lodi chi- 
lometri 15,833 nord. Parrocchia del Vica- 
riato di Paullo, col titolo di San Stefano 
protomartire; anime 380. Merle focus, Mer- 
linum : 

Ricchissimo di mandre e merli altero 
Dell'Alberico, che la sacra cinse 
Tiara in Lauda, de' Merlini un tempo 
Forse Merlin fu sede. 

J. Gabiano. 

da questa terra si cognominarono i Conti 
di Merlino, tra i quali è notevole nella 
storia lodigiana Alberico vescovo di Lodi 
ai tempi del Barbarossa; questo vescovo il 
30 novembre 1162 infeudò Bellotto di al- 
cune terre di questo luogo. Le memorie di 
questa famiglia risalgono fino al 1000, e, 



caso raro, furono persone di miti costumi: 
la loro giurisdizione comprendeva, oltre il 
castello e borgata, altri villaggi all' intorno. 
I Conti di Merlino erano capitanei ed ave- 
vano l' avvocazia della chiesa lodigiana; 
Anrico, Arderico, Cesto, Girardo, Lantelmino, 
due Rugieri, due Uberti erano vassalli del 
vescovo di Lodi. Il paese era del vescovado 
lodigiano ed il vescovo ne infeudava i suoi 
fratelli; essi alienarono il feudo non solo 
di Merlino, ma anche quello di San Mar- 
tino in Strada sulla fine del secolo XIII, e 
per quanto il vescovo Bernardo Talenta o- 
perasse per ricuperare i beni indebitamente 
alienati, non riuscì. Nel 1225 Gerardo dei 
capitanei di Merlino prestò giuramento di 
fedeltà al vescovo di Lodi Ottobello Sof- 
fìentini, dei feudi che teneva da lui; ma 
l'anno dopo, le liti continue tra la Mensa 
ed i suoi feudatari disanimarono Girardo, 
che rinunciò ai feudi di Codogno, Caviaga, 
Cavenago, Brembio e Merlino. Nel 1261 la 
chiesa di Merlino, nella Pieve di Bariano 
pagò 26 denari imperiali di taglia al no- 
tajo Guala, Legato pontificio presso il ve- 
scovo di Lodi. L'anno 1270 questa terra, 
unitamente ad altre, fu da Bernabò Vi- 
sconti donata a sua moglie Regina della 
Scala. Il 27 maggio 1502 vi passarono le 
genti francesi dirette da Milano a Napoli; 
queste recarono al luogo gravissimi disor- : 
dini, oltre le gravezze degli alloggi e pel* 
vitto degli uomini e cavalli, (vedi Paullo, 
Zelo, Vajano). Nell'aprile del 1509 fu de- 
vastato dai Guasconi e vi alloggiò, 22 aprile, 
la compagnia di Mons. D'Aubigny a carico 
del paese: il 1 settembre 1512 vi allog- 
giarono molti tedeschi che non vi recarono 
danno alcuno; ne partirono il 4 successivo. 
L'anno 1530 il celebre medico Giovanni 
Costeo vi possedeva un podere, da lui ven- 
duto a Roberto Guarterio. Nel 1574 essendo 
stato distrutto Bastano, questa parrocchia 
fu concentrata a Merlino. Il 7 settembre 
1647 fu investito del feudo di Merlino e 
Cazzano il Conte Barbiano di Belgiojoso 
commendatore Francesco, la cui famiglia 
tenne il feudo fino al 1782. Presso Merlino 
è rinomato nel volgo l'oratorio di S. Gio- 
vanni del Calandrone (vedi). Ha un luogo 
pio elemosiniere che trae origine nel 1529 



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193 



per il lascito di Gerolamo Quajni allo scopo 
di provvedere agl'istantanei bisogni dei po- 
veri, sussidiando contemporaneamente le 
vedove, le nubende, con opportune sommi- 
nistrazioni. È amministrato dalla locale Con- 
gregazione di Carità. Un Antonio Scarano 
di Merlino, il 18 novembre 1589, e un Fran- 
cesco Matalo di questo luogo, il giorno 6 
ottobre 1620, furone appiccati in Lodi. 

Meraviglia. Vedi Maraviglia. 

Merlino. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa 1500 m. sud-ovest. 
Merlino. Luogo nel territorio di Pizzo- 
lano, ora comune di Somaglia. Distrutto. 

Methale. Vedi Medade. 
Mezanellum, locus. (25 febbrajo 1076). 

Mezotano. Nome perduto di una terra 
vicina a Roncarolo alla bocca dell'Adda 
(anno 1162). Era feudo onorifico della fa- 
miglia Omodei. 

' Mezothano. Nome perduto di un luogo 
nella plebe di Galgagnano. Se ne ha me- 
moria in una carta del 1 aprile 1174, per 
la quale Alberico Dal Corno, vescovo di 
Lodi, concede in afiìtto per 19 anni a Pietro 
di Lanzano ed a favore di alcuni bifolchi 
di Galgagnano, alcune terre di questo luogo, 
di Ronchi e Ghiaja. 

Mezzana Casati. Frazione del comune 
di San Rocco al Porto, da cui dista circa 
2400 metri est. Parrocchia del Vicariato 
di Guardamiglio, col titolo di San Pietro 
apostolo; anime 315. — Mezzani significa 
Depositi Padani. L'anno 879 l'Imperatore 
Carlomanno con diploma del 4 agosto donò 
al Monastero di San Sisto di Piacenza le 
corti di sua proprietà aderenti al fiume 
Adda ed un'altra dettsCMutiana, non molto 
discosta dal Po con tutte le loro pertinenze 
e famiglie. Il Poggiali è d'avviso che que- 
sta Mutiana sia oggidì la Mezzana. L'anno 
895 Lamberto, figlio e successore di Guido, 
confermò ad Everardo, vescovo di Piacenza, 
quei beni che alla sua chiesa aveva donato 
il padre suo, fra i quali vedesi la dona- 
zione di pertiche 726 di terreno nell'isola 
di Mezzano ora Mezzana, che allora era 
chiamata Branum Padi. L'anno 927 l'ar- 
ciprete Gariverto, fondando la chiesa di 
Sant'Agata in Piacenza, dotolto di vari beni, 



fra cui annoveransi V Isola o Mezzano del 
Po, confermati poscia l'anno 930 dal ve- 
scovo Andrea di Tortona nipote di Gari- 
verto. L'anno 1000 il Campi ed il Poggiali 
affermano che i vescovi di Piacenza si erano 
appropriate le pescagioni del Po ed una 
parte del Mezzano del Po, lasciando al 
capitolo della chiesa di Sant'Antonino sol- 
tanto il rimanente del Mezzano. Grimerio, 
figlio del defunto Adalberto Visconti, pia- 
centino, avendo fatto dono alla chiesa di 
Piacenza di alcune case e di otto jugeri 
di terra, Dionigi vescovo di quella città lo 
investì il 25 ottobre 1057 a titolo di feudo 
e sino alla quinta generazione, degli stessi 
beni che egli aveva donato alla sua chiesa 
e ben anco: De insula una cum in parte 
terra aratoria et in parte frascaria juris 
jam dictce ecclesia?, t qua est posila in fra 
-fluvio Padi, quae est per mensuram jux 
juges cenlum (1200 pertiche) coll'obbligo di 
pagare nel novembre d'ogni anno: Argen- 
tum denario uno tono (lire 1,33, circa), 
Quest'isola non è altro che la Mezzana, 
la quale in seguito chiaraossi col nome 
di Medianum Vicecomitum, o Mezzana dei 
Visconti. L'anno 1192, 16 ottobre, il pia- 
centino Pietro Visconti, bramando di assi- 
curare per sè e suoi nipoti questo feudo, 
molto ingrandito dalle alluvioni del Po, ri- 
corse a Guido, proposto della canonica di 
Sant'Antonino, nella quale era dalla catte- 
drale passato il diretto dominio del feudo, 
onde gliene rinnovasse l'investitura feudale 
il che ottenne difatti. Avvenuta poco dopo 
la morte di Pietro, venne il 14 luglio 1199 
investito del feudo medesimo Oberto suo 
nipote, il quale prestò al proposto giura- 
mento di fedeltà « contra omnes homines 
salva fìdelitate D. Imperatoris nominatium 
et suorum anteriorum dominorum, et sal- 
vis suis successoribus ». Dai Visconti questo 
feudo, il 12 ottobre 1464, passò ai Casati 
di Milano per investitura fatta da Matteo 
Vicedomini proposto di Sant'Antonino. Dai 
Casati questo luogo prese l'attuale deno- 
minazione. A queir epoca il latifondo era 
nuovamente accresciuto di varie migliaia 
di pertiche. In principio di gennajo del 
1638 venne saccheggiato dalle truppe del 
Marchese di Caracena (vedi Fombio). Dai 

25 



194 



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Casati passò in seguito ai Fornaroli. Ap- 
partenne al ducato ed alla diocesi di Pia- 
cenza, come altri luoghi situati sulla si- 
nistra del Po: nel 1797 venne unito al 
territorio lodigiano, e nel 184C anche alla 
diocesi di Lodi. Faceva comune da sè, e 
venne unito al comune di San Rocco so- 
lamente dal 24 gennajo 1869. « Quivi vi è 
aria sanissima, l'acqua è buona pure, ma 
il vino è più buono dell'acqua » così ci 
scrive quel parroco locale. 
Mezzana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Orio Litta di anime 50. Ora 
non esiste più perchè distrutta dalle eson- 
dazioni del Po. 

Mezzana Ferri. Frazione del comune 
e della parrocchia di Maccastorna, da cui 
dista 1500 in. Ab. 8. 

Mezzana Stanga. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Maccastorna, da 
cui dista circa 1500 m. Ab. 3. 

"Mezzana. Era frazione del comune e 
della parrocchia di Meletti; se ne ha me- 
moria nei registri parrocchiali di Meletti 
negli anni 1685, 1688 e 1701. Era vicinis- 
sima al Po, quindi fu distrutta da questo 
fiume. 

'Mezzanazzo. Era frazione del comune 
e della parrocchia di Caselle Landi, da 
cui distava circa 1400 metri est. Distrutto 
dalle esondazioni del Po. 

Mezzanino di Sopra e di Sotto. Fra- 
zione del comune e della parrocchia di Ca- 
selle Landi, da cui dista da 2 in tre chilo- 
metri sud. Con Sabbie, conta 350 abitanti. 

Mezzanino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Castelnuovo Bocca d'Adda. 

* Mezzanino. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Galgagnano, situato tra 
l'Adda viva e la morta (13 gennajo 1221). 

Mezzano. Frazione del comune e della 
parrocchia di Bertonico, da cui dista circa 
2000 m. nord. È sulla destra dell'Adda. Abi- 
tanti 36. Proprietà Ospedale Maggiore di 
Milano. 

'Mezzano. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Cavenago (1192). Era, na- 
turalmente, vicino all'Adda, ed aveva un 
lago in cui nasceva il papiro, come si 
scorge in un libello di querela del 1242, 
in cui leggesi che un Alberto Tebiano 



« solvat lx solidos imperialium prò bischi- 
Ho quia noluit dare guadiam super offensa 
quam intuiti Bonato de Valtolinis gastoldo 
domini episcopi prohibendo ne secarentur 
quidam papiri qui erant in lacu qui esè 
in Mezano curtis et loci de Cavenago ». 
Hassi pure menzione di questo lago negli 
anni 1148, 1164 e 1203, e nelle carte del- 
l'archivio di Santa Chiara vecchia. 
* Mezzano. Nome perduto di un luogo 
che nel 1633 era frazione del comune di 
Sant'Angelo. Sarà stato un'alluvione del* 
Lambro. 

Mezzano Martello. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Castelnuovo 
Bocca d'Adda, da cui dista circa 1300 m. 
ovest. Ab. 18. È nelle adiacenze dell'antico 
letto del Po, detto Po morto. Propr. Conte 
Scotti di Piacenza. 

Mezzanone. Frazione del comune e della 
parrocchia di Senna Lodigiana, da cui di- 
sta circa 3500 m. sud; sulla riva del Po. 

Mezzanone e Colombera. Frazione del 
comune e della parrocchia di Caselle Landi,, 
da cui dista circa 3600 m. sud-est. È sulla 
riva del Po, in una penisola circondata da 
questo, e dal Po morto. Ab. 160. 

Mezzano Passone. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Corno Giovine, 
da cui dista circa due chilometri est. Abi- 
tanti 133. È nelle bassure del Po. Qui il 
19 novembre 1160 i Piacentini collegati coi 
Milanesi a danno del Barbarossa, s'azzuf- 
farono coi Lodigiani; questa pugna non 
ebbe altro esito, mentre, ad eccezione dei 
feriti e dei prigioni, un solo soldato pia- 
centino vi fu ucciso. Questo luogo, già ap- 
partenente al ducato di Piacenza, con molti 
altri luoghi al di qua del Po, fu nel 1797 
unito al Lodigiano (vedi). Proprietà fra- 
telli Ramelli. 

Mezzano Nuovo. Frazione del comune 
e della parrocchia di San Stefano al Corno, 
da cui dista circa un chilometro. 

Mezzano "Vecchio. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di San Stefano al 
Corno, da cui dista circa un chilometro 
sud. L'anno 1640 era livellato dall'abate 
di S. Stefano al Corno, Scaramuccia Triulzio, 
ai Conti Triulzi. 

Migliavacca. Cavo irrigatorio della Ger- 



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ra d'Adda, che deriva dal fiumicello Torino, 
a breve tratto al di sotto della strada di 
Pandino; le sue acque si scaricano nella 
roggia Cisera. 
Mignete. Frazione del comune di Zelo- 
buon-persico, da cui dista circa 1900 m. 
sud. Parrocchia del Vicariato di Zelo-buon- 
persico, col titolo dei Ss. Giacomo e Filippo, 
apostoli; anime 616; in paese 383. 

« Dal tirreno Minion ecco Mignete; 
Qui reggono i Bisnati, che all'illustre 
Cognome l'altro collegar di Cani ». 

J. Gabiano. 

Ed altrove: 

« Quando 

Cadon dai monti più maggior l'ombre, 
E Muzzan, e Mignete e Cervignano 
E Villambrera udranno d'ogni parte 
Cento e cento belar candide gregge ». 

L'anno 1261 la chiesa di Mignete (MigateJ 
nella Pieve di Galgagnano, pagò una taglia 
di denari 13 imperiali, imposta dal notajo 
Guala, Legato del Papa, al clero lodigiano. 
Fu feudo dell'Ospedale Maggiore di Milano; 
nel 1656 venne alienato e nel 1668 (20 a- 
prile) conferito a Cesare Bonesana; il 17 
novembre dello stesso anno passato in con- 
tea. L'Adda che una volta passava lungi 
da questo paese, ora ne assottiglia il ter- 
ritorio. Tomaso Codazzi, nobile lodigiano, 
canonico di Santa Maria della Scala in 
Milano, fu nel 1543 parroco di Mignete. 

"Mignona. Nome di un luogo nel terri- 
torio di Pezzolo di Tavazzano, comune di 
Villavesco; distava da Pezzolo circa 1000 
metri sud-ovest. 

* Minuta. Era frazione del comune di Guar- 
damiglio, da cui distava circa tre chilo- 
metri nord-ovest; sulla sinistra del Po. 
Parrocchia?, vedi Berghente. L' anno 222 
avanti Cristo, allorché i Romani restarono 
vincitori nelle Gallie, questo luogo toccò a 
Cajo Minuzio, il quale vuoisi fabbricasse 
Minutam, Minuta. Fu distrutta dalle inon- 
dazione del Po in questi ultimi tempi. 

Mirabello. Nome di un luogo nel co- 
mune e nella parrocchia di Turano. 

Mirabelle» S. Bernardino. Fra- 
zione del comune di Senna Lodigiana,da cui 
dista circa 1800 m. est. Ab. 776. Parrocchia 
di Somaglia, da cui dista circa 1800 m. nord- 



ovest. È sulla costiera sinistra del Po, in 
bellissima posizione, causa dell'odierna de- 
nominazione. Vuoisi che anticamente si 
chiamasse Senna Vecchia. Il duca di Mi- 
lano Filippo M. Visconti, in una sua lettera 
del 2 settembre 1425, si mostrò molto indi- 
gnato contro gli abitanti di questo luogo 
per aver essi lasciato passare liberamente 
un Senese, famigliare del Carmagnola, ed 
ingiunse di arrestare tutti li aderenti di 
lui, sotto pena di sterminare i contravven- 
tori Ano alla terza e quarta generazione. 
La signoria di Mirabello nel 1703 fu con- 
ferita ai conti della Somaglia. Ha un ricco 
ed elegante oratorio, ornato di buoni qua- 
dri, dedicato a San Bernardino. Quivi per 
circa 5 anni vi abitò il sacerdote Tomaso 
Porrata, genovese, uomo caritatevolissimo 
e benemerito a questa chiesetta. — Lorenzo 
Signorini, di Mirabello, d'anni 40, fu ap- 
piccato in Lodi il 18 maggio 1752. Pro- 
prietà nob. Mancini, Grossi, Ranzo. 

Mirabellino. Frazione del comune e 
della parrocchia di Abbadia di Cerreto, da 
cui dista circa 1600 m. nord. Ab. 9. 

Miradolo. Provincia di Pavia, diocesi 
di Lodi, parrocchia del Vicariato di S. Co- 
lombano al Lambro, sotto il titolo di S. Mi- 
chele Arcangelo; an. 2500; in paese 2365. 

« Dal brando dell'Arcangelo difeso 
Di Bacco ai doni Miradolo esulta ». 

« Miradolo d'ubertà sorride ». 

G. Gabiano. 

È posto alle faldi del colle di S. Colombano 
(sud-ovest). Si ha un'investitura perpetua 
delle decime della corte di Miradolo fatta 
dal vescovo di Lodi a favore di Pietro 
Bovo, mediante il pagamento di una libbra 
di cera ed una di pepe, da pagarsi ogni 
anno il giorno di San Bassiano (7 settem- 
bre 1206). La chiesa di Miradolo nel 1261 
pagò denari 12 di taglia al notajo Guala, 
Legato pontificio, imposta al clero lodigiano; 
era allora dipendente della Pieve di San 
Germano. Nel 1858 il canonico Serafino 
Volta scrisse una memoria sulle acque sa- 
line di Miradolo. In paese havvi un oratorio 
dedicato ai Ss. Quirico e Giulitta, antichis- 
simo. Nel 1868 dal nob. sig. D. Francesco 
Vitali si rinvennero nel territorio di Mira- 



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dolo, e precisamente nel fondo detto la 
Battaglia, e Costa Regina,, alcune urne ci- 
nerarie, con pezzi di bronzo, fìbule ed anelli 
spettanti alla prima età del ferro, del tipo 
di quelli trovati alla Mazzucca ed -al Guado 
ui Gugnano (vedi). Questi cimelii figurano 
nel Museo civico di Milano (N. 114). 

Mirandola. Frazione del comune e della 
parrocchia di Fombio, da cui dista circa 
2000 m. nord, sulla strada piacentina, al 
crocivio formato da questa strada e quella 
che da Codogno conduce a Somaglia. Ha 
oratorio dedicato al S. Nome di Maria. 
Ab. 5. Proprietà Prebenda parrocchiale di 
Fombio. Questa desinenza in ola, comune 
a tanti altri paesi d'Italia come Quaran- 
tolaj NonaMola, Sestola, Sigola, Bettola, 
Domodossola; pare derivi dal latino aula 
da interpretarsi per corte, signoria, tenuta 
o più verosimilmente, secondo il latino bar- 
barico, per luogo incolto. Questi nomi di 
luoghi abbisognerebbero quindi della deter- 
minante distintiva la. 

Mirandola. Frazione del comune e della 
parrocchia di Codogno, da cui dista circa 
due chilometri; abitanti 15. Propr. Micca. 

* Mirandola. Era frazione del comune 
di Mulazzano, da cui distava circa 700 m. 
est, sulla strada Pandina; fu distrutta nel 
1874. Era parrocchia di Cervignano. Altre 
volte chiara avasi Cassina di Paulo de Leva. 
Vi godeva un livello il canonicato Fanzago, 
eretto nella chiesa della Maddalena di Lodi, 
mutato poscia con altre terre su quel di 
Montanaso (17 dicembre 1607). 

Mirandola. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cerro al Lambro, da cui di- 
sta circa 300 m. Circondario di Milano; 
diocesi di Lodi. Ab. 8. Proprietà Cordoni 
Carlo. 

Mirandolina. Frazione del comune e 
della parrocchia di Codogno, da cui dista 
circa 2 chilometri. Ab. 25; proprietà Sga- 
riboldi. 

Moccia. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Colombano al Lambro. (Moe- 
zia? 3 settembre 1151). Ab. 55. Proprietà 
Panizzari. 

Modignano. Frazione del comune di Vil- 
lavesco, da cui dista circa 1400 m. nord. 
Parrocchia di Casalmajocco, Ab. 224. An- 



ticamente Montegnano (1252). Vi passa i 
Sillero. Vi trasse il nome la nobile famiglis 
dei Modigliani di Lodi, ricchissima feuda ' 
taria di San Grato ed altre terre, ed ur 
ramo della famiglia Litta; ha un oratorie 
dedicato a Sant'Andrea apostolo. Proprietà 
avv. Collini e prof. Secondi Riccardo. 

"Moezia locus. Se ne ha menzione in una 
carta del 3 settembre 1151. Forse Moccia 
di San Colombano. } 

Mojentina. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto, da cui 
dista circa 500 m. nord. Propr. Fornaroli. 
Con Trosolone ha abitanti 42. 

Mojentine*l. a 2* 3. a e 4. a Frazione 
del comune e della parrocchia di Codogno. 
da cui dista circa 700 m. nord-est. Abi- J 
tanti 55. Nome di una famiglia (1579), 
Proprietà, la prima di Ruggeri [Giuseppe: 
la seconda dell'Orfanotrofio femminile di Co 
dogno; la terza di Francesco Penne di Vit- 
tadone; la quarta dell'Orfanotrofio maschile 
di Codogno. 

Mojetta. Roggia che nasce su quel di 
Pandino ed Agnadello e bagna Gardella. 

Molazza. Frazione del comune e della 
parrocchia di Casalpusterlengo. 

Molgora. Fiumicello presso Rossate, an- 
ticamente Morgula. 

Molina. Frazione del comune di Corte Pa- 
lasio, da cui dista circa 1700 m. nord-est 
Parrocchia di San Giorgio in Prato. Abi: 
tanti 35. Propr. duchessa di Galliera. 

Molinazzo. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Lurani, da cui dista 
circa 3000 m. sud-est. Ab. 18. 

Molinazzo. Frazione del comune di Ze- 
lo-buon-persico, da cui dista 2600 m. sud. 
Parrocchia di Mignete. 

Molinazzo. Frazione del comune e della 
parrocchia di Ospedaletto Lodigiano. 

Molinazzo. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Fiorano, [da cui dista 
circa 300 m. sud. 

* Molinello. Nome di un luogo su quel 
di Meletti, le cui decime (dei novelli) fu- 
rono concesse a fitto perpetuo dal vescovo 
di Lodi Alberico Del Corno al monastero 
di San Stefano al Corno (1182, 12 settem- 
bre). Fu fatto rifabbricare dall'abate Cata- 
lano Triulzio, commendatario dell'abbazia 



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dì San Stefano , e vescovo di Piacenza 
(1550-1559). 

Molinctta. Frazione del comune di Lodi 
e chiosi (Porta d'Adda). È a breve distanza 
da Porta Milano, di fronte alla Concoreg- 
gia. Si macina il gesso. Ab. nessuno. 

Molinotto. Nome di un luogo nel ter- 
ritorio di Marudo. Parrocchia eli Vidardo. 
Ab. 9. Proprietà casa Maggi. 

Molinetto. Frazione del comune di Ca- 
selletto Lodigiano, parrocchia di Gugnano, 
da cui dista breve tratto; Ab. 6. Chiamasi 
anche Molino. 

Molinetto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Zelo-buon-persico, da cui di- 
sta circa 1300 m. sud-ovest. 

Molinetto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Codogno, da cui dista circa 
2G00 m. ovest. Ab. 50; proprietà Luogo 
pio Triulzi. 

Molinetto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Povera, da cui dista circa 
500 metri. Ab. 7. Provincia di Cremona, 
diocesi di Lodi. 

Moli ni Collegio. Frazione del comune 
di Codogno. 

Molini Scotti-Preba. Frazione del 
comune di Codogno. 

Molino. Frazione del comune di Corte 
Palasio, da cui dista circa 1500 m. nord- 
est. Parrocchia di San Giorgio in Prato. 
Propr. già Triulzi, ora Galliera. Ab. 14. 

Molino. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Crespiatica, da cui dista circa 
550 metri sud. Ab. 7. Proprietà Cesarini 
Francesco. 

Molino. Frazione del comune di Pieve 
Fissiraga, da cui dista circa 2 chilometri 
nord-ovest. Ab. 10. Propr. Premoli; chia- 
masi anche Cascinelta Molino. 

Molino. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Martino in Strada, da cui 
dista circa 500 m. sud-ovest. Abitanti 1G. 
Prop. Ferrari. 

Molino. Frazione del comune di Casa- 
letto Lodigiano; parrocchia di Gugnano. 
Ab. 6. Vedi Molinello. 

Molino. Frazione del comune di Villanova 
Sillero. 

Molino. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 



circa 2 chilometri. Abitanti 7. Proprietà 
Comini. 

Molino. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Corno Giovine, da cui dista circa 
250 m. Ab. 11. Propr. Rizzi. 

Molino. Frazione del comune di Corno- 
vecchio. 

Molino. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Spino d'Adda, da cui dista circa 
un chilometro. Provincia di Cremona, dio- 
cesi di Lodi. La Confraternita della Mise- 
ricordia di Lodi vi godeva un livello di 
lire 130 il quale all'atto della soppressione, 
(9 maggio 1786) era pagato dal nobile si- 
gnor Conte Gian Antonio della Scala. Pro- 
prietà nob. Zineroni Don Alessandro. 

Molino Boldoni, Frazione del comune 
e della parrocchia di Maleo, da cui dista 
circa 1700 m. sud. 

[Molino Borgorato. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Caselle Lurani, 
da cui dista circa 900 m. sud. Ab. 6. 

Molino Braglia. Frazione del comune 
e della parrocchia di Orio Litta, da cui 
dista circa 1300 m. nord-est. Ab. 7. 

Miolino Campolandrone. Frazione 
del comune e della parrocchia di Maleo, 
da cui dista circa un chilometro sud. Abi- 
tanti 8. Propr. Rapelli. 

Molino Capuccini. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Casalpusterlengo, 
da cui dista circa 800 m. sud. 

Molino Chiesuolo. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Maleo, da cui 
dista circa 1200 m. sud. 

Molino d'abbasso. Frazione del co- 
mune di Lodi e Chiosi, da cui dista bre- 
vissimo tratto fuori di Porta Roma. E ai 
piedi della costiera dell'Adda sulle macerie 
del castello fabbricatovi da Federico II 
l'anno 1240. Vi possedeva l'ospedale anti- 
chissimo di S. Biagio il quale vi esercitava 
pure il torchio. Quivi sorge il grandioso 
opificio meccanico della ditta Cremonesi, 
Varesi e Compagni (vedi Opificio). Parroc- 
chia di San Bernardo. Anticamente era di- 
stinto in Molino di sopra e Molino di sotto; 
quello, anche prima del 1789, era parroc- 
chia di San Bernardo; questo invece, prima 
di quel tempo, era parrocchia di S. Gia- 
como in città. 



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3Xoli.no da gesso. È nei chiosi di Lodi 
nei pressi della Barbina. Ab. nessuno. 

Molino dell'Alberone. Frazione del 
comune e della parrocchia di Somaglia, da 
cui dista 5 chilometri. Ab. 10. Propr. fra- 
telli Ferrari e zio. 

Molino della Fracchia. Frazione 
del comune e della parrocchia di Boffalora 
d'Adda, da cui dista circa 1000 m. Ab. 11. 
Propr. Martini. 

Molino della Colombara. Fra- 
zione del comune e della parrocchia di So- 
maglia, da cui dista 4200 m. Ab. 11. Pro- 
prietà Contessa Vigoni della Somaglia. 

Molino della Madonna. Frazione 
del comune di Lodi e Chiosi, da cui dista 
breve tratto da Porta d'Adda, sotto le mura 
di Lodi; angolo nord-ovest. Vuoisi che in 
questo luogo sul principio di gennajo del 
1300 si fossero trovate le reliquie del pro- 
blematico drago che coll'alito appestava 
la città; alcuni pezzi di questo animale, 
detto Tarando, si conservano nel civico 
Museo. Prima del 1789 era parrocchia di 
San Giacomo in città; in quest'anno passò 
a quella di San Bernardo; ora è parrocchia 
di San Rocco in Borgo d'Adda. 

MIolino della Pagnana, Frazione 
del comune di Marudo; parrocchia di Vi- 
dardo, da cui dista circa tre chilometri. 
Ab. 7. Propr. Hagerman. 

violino di Bosarda, Frazione del 
comune e della parrocchia di Sant'Angelo 
Lodigiano, da cui dista circa 1200 metri 
nord- est. 

M!olino di Comazzo Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Comazzo, da 
cui dista circa dieci minuti, ovest. 

Mxdino di Molgora. Frazione del co- 
mune di Comazzo, parrocchia di Lavagna, 
da cui dista circa 500 m. Ab. 6. Proprietà 
Conte Tarsis. Segna il confine della diocesi 
laudense colla milanese. 

jVEolirio di Sopra e Mx>lino di 
Sotto. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Senna Lodigiana, da cui dista 
circa 200 m. est. Ab. 17. Pr. Comini, Grossi. 

Molino di Torrenzano. Frazione 
del comune di Turano, da cui dista circa 
1200 m. sud-ovest. Parrocchia di Melegna- 
nello, in vicinanza di Terrenzano. 



* Molino e Torchio. Era frazione del 

comune di Somaglia; parrocchia di S. Mar- 
tino del Pizzolano. 

Molino Gattoni. Frazione del comune 
e della parrocchia di Meletti, da cui dista 
circa 2 chilometri. Questo nome incomincia 
a comparire nei registri parrocchiali circa 
l'anno 1706. Propr. Pietro Gattoni. 

Molino Magnani 1° e 2.° Frazione 
del comune e della parrocchia di Codogno, 
da cui dista circa 2700 m. sud-est. Ab. 75. 
È proprietà dell' Ospedale di Codogno e Rug- 
geri. 

Mxdino Mxvj enfine. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Codogno, da 
cui dista circa un chilometro; Ab. 7. Pro- 
prietà Polenghi di Milano. 

* Molino Molazza (?). Frazione di Ca- 

salpusterlengo. 

Molino Muzza, Frazione del comune 
e della parrocchia di Castiglione d'Adda. 

Molino Nuovo. Frazione del comune 
e della parrocchia di Mairago, da cui di- 
sta circa 1200 metri nord-ovest. Ab. 11. È 
sulla strada provinciale di Piacenza. 

3 Ioli no di Mulazzana. Frazione del 
comune e della parrocchia di Codogno, da 
cui dista circa 2000 m. Ab. 100. Pr. Scotti. 

[Molino Nuovo. Frazione del comune 
e della parrocchia di Fombio, da cui dista 
circa 2300 m. Ab. 8. Propr. Asti Angelo. 

Molino Partitore. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Codogno, da 
cui dista circa 1000 m. Ab. 5. Propr. Cat- 
taneo. 

Molino Rizzi. Frazione del comune e 
della parrocchia di Dovera, da cui dista 
circa 500 m. Ab. 8. Provincia di Cremona, 
diocesi di Lodi. Questo molino, con pila, 
torchio e 24 pertiche di terreno fu pro- 
prietà del Monastero dei Ss. Cosma e Da- 
miano di Lodi fino al 18 giugno 1785, in 
cui venne incamerato. 

Molino Rusca. Vedi Rusca. 

Molino Sigola. Frazione del comune 
e della parrocchia di Codogno, da cui dista 
circa 1250 m. est. Ab. 10. Proprietà Fasoli. 

Molino Triulza. Frazione del comune 
e della parrocchia di Codogno, da cui di- 
sta circa 1500 m. Ab. 10. Propr. famiglia 
Triulzi. 



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Molino Tre Ruoto. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Borghetto Lo- 
digiano, da cui dista circa 3000 m. sud. 
Ab. 5. È sul Sillero. Anticamente chiama- 
vasi ad Rotas_, e vi passava la strada Ro- 
mea da Piacenza a Lodivecchio e Milano. 
Chiamasi anche Tre Ruote. 

Molino Venere. Frazione del comune 
e della parrocchia di Orio Litta, da cui 
dista 800 m. nord-est. Ab. 7. Posto sul fiu- 
micello Venere. Si chiama anche Venere. 
Propr. Ing. Laboranti Antonio. 

Mombrione. Mons. OmbronuSj di deri- 
vazione Umbra. Nome antico del colle di 
San Colombano. Fu antichissimamente abi- 
tato dagli Umbri che ne lasciarono il nome, 
ed ancora a' nostri tempi, nota il Castiglioni, 
si trovano su questo colle degli avanzi di 
rostri e di legni di navi, e di altre cose 
per la navigazione. 

Mombrione, Luogo antichissimo con im- 
portante castello, di cui ora si sono per- 
dute le traccie, situato ai piedi del colle 
di San Colombano, anticamente Mons. Om- 
■ bronuSj ed in riva al Lambro. Alcuni sto- 
rici confondono questo, luogo antichissimo, 
con quello relativamente più moderno, di 
San Colombano , denominazione che non 
compare nella storia se non dalla seconda 
metà del secolo dodicesimo, mentre l'antico 
nome del colle tradisce la derivazione um- 
bra. 11 10 ottobre 1127, Ruggero da Cerro, 
nobile lodigiano, venendo a morte nel ca- 
stello di Fossadolto, lasciò i beni che pos- 
sedeva in Mombrionej unitamente a quelli 
di San Zenone, Solanolo, Sesto, Prada e 
Camporella, per l'erezione dell'ospedale di 
San Leonardo di Lodivecchio. La posizione 
di questo castello sulla strada tra Milano 
e Piacenza, in riva al Lambro, lo rendeva 
formidabile: nell'inverno del 11G1-62 lo ve- 
diamo occupato da Corrado conte palatino 
del Reno, fratello dell'imperatore Federico 
Barbarossa, da Guglielmo marchese di Mon- 
ferrato, e da Guidone conte di Biandrate, 
onde impedire che i Piacentini portassero 
soccorsi all'assediata Milano, tagliando la 
destra a chi avesse osato o tentato di farlo. 
È appunto per l'importanza di questo luogo 
favorito dal vicino colle alle spalle, e dal 
fiume che ne lambe i piedi, che Federico 



Barbarossa, due anni dopo venne nella do- 
tcrminazione di edificare altro castello in 
migliori condizioni; sorse allora l'attuale 
di San Colombano, colf intiero paese. — Da 
una serie di testimonianze deposte in giu- 
dizio per il comune di Lodi da una parte, 
e per il comune di Piacenza dall'altra, nella 
quistione del diritto di pedaggio nel fiume 
Lambro, nel mese di giugno del 1173, ri- 
sulta che in questo luogo, ad Orio ed a 
Salarano si esigeva il pedaggio dalle navi 
che rimontavano il corso del fiume, per 
opera dei collettori del comune di Lodi. Il 
5 agosto 1192 i fratelli Malusato e Prepotto, 
figli di Comitissa e Oddone del fu Dotto 
de Vignati di Mombrione, giurano di non 
alienare castrum Mombrioni neque fossata 
que sunt circa ipsum castrum neque ali- 
quid quod pertineat ad munitione istius 
castri in toto x>el in parte aliqui persone 
neque cimiate vel loco; e mettono a disposi- 
zione del comune di Lodi questo luogo, da 
questo giorno in avanti. Il 28 novembre 
1195 i consoli di Lodi investono Gualfredo 
e Dosdeo de Vignati di un sedime posto 
nel castello di Mombrione, a patto che essi 
consoli, o i loro successori possano all'oc- 
correnza fabbricare sullo stesso sedime senza 
contraddizione; a questo sedime si dà per 
coerenza: a mane murum isti caslrij a 
meridie Guerci Circamundij a sero et a 
monte via. Da deposizioni di testimoni in- 
torno ai diritti del comune di Lodi su que- 
sto castello, sulle sue fortificazioni, e sul 
paese, assunte dal comune stesso il 10 marzo 
1221 risulta che una metà, prò indivisOj 
della torre del castello di Mombrione era 
del comune di Lodi, ad esso ceduta da 
Gualfredo e Converso Vignati, e l'altra metà 
apparteneva a Dosdeo Vignati; che il co- 
mune di Lodi aveva una strada per tran- 
sitare ad essa torre situata nel castello; 
che lo stesso comune fecit aptare per guer- 
ram mediolanensem suam partem de illa 
turre et de merlis; che il comune mede- 
simo debet hdbere ante ostium turris pre- 
diate plazetam unam in qua stani homines 
armati et ad ponendum Ugna et que plaza 
dicitur plaza de la turre ; che fecit fier i 
aliquantulum de muro supra portam castri 
et barbacani. Un altro testimonio dixit 



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quod tempore guerre mediolanensis vidit 
magistros prò comuni laude laborare et 
comare et cohoperire turrim.... quod co- 
munis laude expendi libras decem impe- 
riales in porta de castello et in torexella 
que est supra Ulani pjortam quo medie- 
tate de plazola que est ante ostium turris 

est comuni Laude quod comune Laude 

fecil barbacanum de antea juxta portam. 
In una dichiarazione di dipendenza per 
feudo (16 maggio 1224) si ha che le de- 
cime di Mombrione, erano feudo di Oddone 
e Bernerio di Cornajano. Questo luogo aveva 
una chiesa importantissima, la quale l'anno 
1261 pagò una taglia di denari 30 impe- 
riali imposta dal notajo Guala, Legato del 
Papa al clero di Lodi; allora apparteneva 
alla plebe di San Germano. Questo luogo, 
col prosperare della vicina borgata di San 
Colombano, andò man mano decadendo dalla 
sua primitiva importanza, in modo che Ja- 
copo Gabiano, sulla fine del secolo XVI, 
cantava: 

Quindi San Colombano, ora sommesso 
Alla pavese splendida Certosa 
Pel tempio e '1 chiostro in tutto l'orbe chiara. 
Di Momhromio il Castel sorgea d'appresso 
D'ardue torri munito e popoloso; 
Traccio appena Mombrono ora ne serba 
E spighe e viti al sol crescon superbe. 

Laudiade. 

Monastirolo 1.° e £5.° Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Brembio, da 
cui dista circa 1300 m. est. Ab. 235. Si ha 
memoria del monastero eretto in questo 
luogo nell'anno 972, in allora posseduto dai 
Benedettini, e dipendente nei suoi principi 
dall'abazia di San Pietro di Lodivecchio, 
alla quale ne fu probabilmente ceduta la 
proprietà dal monastero di San Pietro in 
Ciel d'oro di Pavia, a cui nel 725 venne 
donata la villa di Brembio. Questo convento, 
per aver aderito alla fazione di Amedeo di 
Savoja, creato Papa nel Concilio di Basilea 
l'anno 1439, col nome di Felice V, contro 
Eugenio, a ciò indotto da Filippo Maria 
Visconti duca di Milano, fu dal Papa con- 
ferito in commenda a Mons. Pietro Modi- 
gnano, a cui successe Gio. Maria Sforza 
arcivescovo di Genova, che il 27 febbrajo 
1519 la resignò liberamente in mano di 



Papa Leone X, il quale lo stesso giorno 
la conferì ai monaci di San Gerolamo, sotto 
la regola di Sant'Agostino, di Ospedaletto. 
In questo tempo però il monastero era già 
stato rovinato o convertito ad altro uso. 
I Gerolamini, all'atto dell'investitura, si as- 
sunsero l'obbligo di fabbricare o in Lodi 
od in altro luogo il convento. Ma in Lodi 
non ottennero di erigerlo, perchè ve n'erano 
troppi; a Brembio nemmeno, perchè troppo 
vicino ad Ospedaletto; quindi i monaci ri- 
masero assolti dall'obbligo assunto, con che 
però soccorressero la cattedrale di Lodi 
con denari, pagandole mille scudi all'anno. 
In seguito i monaci procurarono di esimersi 
da tale impegno, adducendo di aver sempre 
mantenuto sul luogo dei monaci, in poco 
numero, però, onde sortì il nome di Mona- 
sterolo. Ma dopo lunga e dispendiosa lite, 
l'anno 1638 si venne a conclusione: i mo- 
naci cedettero pertiche 2016 di terra con 
case e cascina di Mouasterolo al Capitolo, 
con lire 255,18 di livelli annui, e para 37 
di capponi da riscuotersi in Brembio. — 
L'anno 1834, in questo luogo, proprietà del 
marchese Malaspina, mentre si stava liveN 
landò un campo, si trovò in un vaso di 
terra cotta un numero grandissimo di mo- 
nete romane, circa 100 mila. È probabile 
che queste monete sieno state sepolte du- 
rante l'impero di Aureliano, e nell'occasione 
che quell'imperatore ebbe a combattere 
contro ai barbari che vennero a devastare 
tutto il paese di Milano, Pavia e Lodi sino 
al Po, non avendo Aureliano potuto vin- 
cerli completamente. Il suo oratorio, dedi- 
cato a San Michele, devastato prima da un 
incendio, poi ridotto ad arsenale, fu inde- 
maniato e venduto. Proprietà Monasterolo 
primo ; Marchese Scotti; Monasterolo se- 
condOj Grifflni Pietro. 
*Moti. Sincopato di Monte. Le località 
aventi il nome con questa radicale trovansi 
quasi tutte lungo le costiere dei fiumi, le 
quali essendo state le prime ad essere abi- 
tate e coltivate, si ebbero il nome di Monte 
per l'aspetto della loro posizione, che ve- 
duta dalla corrente, unica strada pratica- 
bile in quei tempi, presentava l'aspetto di 
un'altura che anticamente prendeva l'ap- 
pellativo di Monte. Nel nostro territorio 



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abbiamo Moni' Albano, Monteguzzoj Mon- 
dugone, Montebuono, Monticelli,, Monteghez- 
zone, Mombrione, MontanasOj Montedrado, 
ecc. tutti lungo lo costiere dei fiumi o degli 
antichi laghi che coprivano il suolo lau- 
deuse. 

Moucucca. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselletto Lodigiano, da cui 
dista circa 900 metri nord-est, sulla destra 
del Lambro; se ne ha memoria in una 
carta del 10 ottobre 1420. 

Moncucco. Frazione di Casalpusterlengo. 
Vedi Montecucco. 

Mondugone. Frazione del comune e 
della parrocchia di Galgagnano, da cui dista 
circa 800 metri est. Mons Lovonus (1147, 
23 ottobre) così il Vignati; altri deriverebbe 
il nome dal longobardo Mons Tigoni. È 
sulla destra sponda dell'Adda. Fu proprietà 
della Mensa vescovile di Lodi, riunita sulla 
fine del secolo XV da Monsignor Carlo 
Pallavicini. 

Monestirolo. Provincia di Cremona, cir- 
condario di Crema, diocesi di Lodi, par- 
rocchia di Dovera, da cui dista circa 1100 
metri nord. Ab. 75. Era anticamente con- 
vento detto di San Damiano fondato dai 
conti Caleppi di Bergamo, i quali possede- 
vano a Dovera ed a Monte (1047). Questi 
conti lo donarono alla Sede Romana che 
lo colmò di privilegi, tra i quali l'abba- 
dessa del monastero aveva il diritto di eleg- 
gere la priora del monastero di San Fa- 
biano in Farinate, che nel 1212 si sottrasse 
all'obbedienza di quello di Dovera, ritor- 
nandovi verso il 1264. Nel ' 1229 il comune 
di Lodi concesse a questo monastero l'esen- 
zione del pedaggio del ponte dell'Adda, ed 
Ottone Caravaggio gli fece dono della de- 
cima parte dei suoi latifondi nella corte di 
Dovera, e con esse delle due terze parti del- 
l'acqua del Tormo. Gianolo Marcellini donò 
a questo monastero 470 pertiche di fondo, 
site in Basiasco. Perdurò in questo luogo j 
fino al 1480, in cui fu trasferito in Lodi. 
Però le monache continuarono a tenervi 
vasti possedimenti (pertiche 1G68), unita- 
mente alla Postina, Serragli vecchi e nuovi, 
Molino Rizzi, Damiana o Gasparina e Cam- 
pagna di San Martino in Strada, beni che 
furono incamerati dopo la soppressione av- 



venuta il 18 giugno 1785. Ora non vi hanno 
che pochi avanzi che lo ricordano. 

Monestirolo. Frazione del comune e 
della parrocchia di Borghetto Lodigiano, 
da cui dista circa 2 chilometri. Ab. 47. 

31 ori gixti no. Frazione del comune di Mu- 
lazzano, da cui dista circa 4 chilometri 
sud-est. Parrocchia di Arcagna, da cui di- 
sta circa 1500 m. Ab. 62. È a breve di- 
stanza dalla destra costiera dell'Adda, quindi 
la radicale del nome. (Vedi Mon). Fu già 
dei Vistarini di Lodi, ora di Peralta Gio- 
vanni, pure di Lodi. Havvi grandioso sta- 
bilimento per la pilatura e brillatura del 
riso di Carlo Bolge. 

Mongiardino. Frazione del comune di 
Villanuova Sillero, da cui dista circa 2000 
metri nord. Parrocchia di Pieve Fissiraga, 
da cui dista 2300 metri. Ab. 99. Nel 1633 
faceva comune con Aggugera. La scuola 
di San Paolo di Lodi vi godeva un livello 
che al tempo della soppressione era pagato 
da un Geronzio Pavese, successo al nobile 
Maurizio Ghisalberti. Proprietà Pavesi e 
Premoli. 

31 o rigi jxr eli rio "Villatiova. 61 a rog- 
gia che esce dalla Muzza sotto la levata 
Cavallona, della portata di oncie 18.6. 

* Motis Ilderadus. Corte e chiesa, ora 
Somaglia (23 dicembre 1039) nel cui ter- 
ritorio havvi ancora una cascina detta 
Monte Oldrado. (Vedi Somaglia, Monte Ol- 
drado o Monte Brado). 

Montanaso. Comune del Mandamento 
di Paullo. Ufficio postale, Lodi; seziono 
elettorale di Lodi; agenzia delle imposte, 
ufficio di registro e delle ipoteche di Lodi. 
Abitanti 980; sul luogo 179. Superficie et- 
tari 1245,44; bilancio comunale lire 6600. 
Distanza da Lodi, chilometri 3,611. Par- 
rocchia del Vicariato di Vill&vesco, col titolo 
di San Giorgio martire. Anime 572. Mon- 
tcnasum (21 settembre 1090; giugno 1153). 
Nel 972 vi possedevano i monaci di San 
Pietro di Lodivecchio. Se stiamo a D. Gio- 
vanni Agostino conte della Lengueglia che 
villeggiò in Montanaso e vi scrisse le Sere 
dell'Adda, stampato in Milano nel 1639, 
questo luogo trarrebbe il nome dagli odori 
soavi dei prati e giardini posti sulla riva 
dell'Adda. 

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« Dagli ameni colli 

Le ninfe lascivette in sulla riva 
Dell'Abdua erranti, Montanaso ammira, 
E le campagne vagamente adorne 
Di variopinti fior; sì dolce riso 
L'alma t'inebbria! » 

J. Gabiano. 

Eravi monastero di Cluniacensi, detto di 
Pontida* di cui si ha memoria nel 1153 
in un istrumento clie lo fa adiacente ad 
un fosso detto PanperziUho. Ebbe il nome 
di Pontida dalla famosa abbazia di S. Gia- 
como di Pontida nella provincia di Ber- 
gamo. Passò in commenda al cardinale di 
Lodi (Sommariva) il quale prese il possesso 
di questi beni situati in Montanaso, Ga- 
morra ed Arcagna, che passarono poscia 
ad Angelo Simonetta, consigliere del duca 
Erancesco I Sforza, e successivamente ai 
marchesi d' Este e nei Paravicini. Nel 1153 
noi troviamo il priore del monastero di 
Montanaso tra coloro che presentaronsi ai 
Milanesi onde distornarli dal rovinare la 
città di Lodi. Il 24 giugno 1295 vi comparì 
Matteo Visconti per recarsi col suo esercito 
sotto Lodi; giunto nei borghi però, e sac- 
cheggiatili, non si peritò di assaltare le 
mura della città, ed al mezzogiorno si ri- 
tirò nuovamente a Montanaso, da dove per 
Lavagna si condusse a Milano. A Monta- 
naso, nel 1765 eravi fìlatojo e fabbrica; il 
17 maggio dello stesso anno vi morì di 
paura, subita di notte nel giardino, il par- 
roco Giacinto Ongaro, in età di 47 anni. 
La pala di altare, rappresentante S. Giorgio 
è del pennello del De Giorgi, svizzero, che 
fece 4 ritratti anche in casa Uberti (1780); 
vi erano allora feudatari i conti Allario. È 
villaggio di pochi abitanti sopra una di 
quelle alture che costeggiano l'Adda di 
Ironie a Boffalora; di modesta apparenza, 
il cui ornamento principale non è certo jla 
chiesa parrocchiale , ma un edificio ret- 
tangolare con cortile anteriore chiuso da 
cancello, situato tra due gruppi di case 
con bianca facciata e stile del rinascimento. 
Il 9 giugno 1870 gli venne aggregata Ar- 
cagna. Propr. casa Restelli di Milano. 
Montanasa (Rigoletla). 25 a roggia che 
esce dalla Muzza sotto il levatone di Paullo 
della portata di oncie 5G. 



Monte. Provincia di Pavia, ed anticamente 
nel territorio di Valera Fratta; fu concesso 
(4 giugno 1183) dai canonici della catte- 
drale di Lodi al monastero dei Cisterciensi 
di Chiaravalle. 

* Monte. Nome perduto di una terra nel 

basso lodigiano tenuto in feudo dai signori 
di Salerano per parte del vescovado di 
Lodi. Forse Monte Ilderado? o Monternalo? 
(1189). 

Monto Albano. Frazione del comune 
e della parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, 
da cui dista circa 2600 metri sud. Ab. 17. 
Propr. Conti Bolognini. 

* Monte Albano. Nome di un luogo 

nel territorio di Maleo, sulla destra del- 
l'Adda. 

* Monto Albano. Nome di un luogo 

sulla destra costiera dell'Adda a poca di- 
stanza da Torretta, che prospettava la strada 
di Montanaso Lombardo nei chiosi di Porta 
Regale. Era proprietà del conte Giovanni 
Mario Andreani che nel 1823 lo cedette al 
Seminario vescovile di Lodi. Minacciando 
rovina, fu nel 1849 distrutto. Ora proprietà 
del sig. Francesco Minoja, perchè parte 
della sua possessione Cornelia. 
' Montebanco. Nome di un luogo nel 
territorio di Maleo, sulla destra dell'Adda. 
Distava da Maleo circa 1300 m. sud. 

* Montebello. Nome di un luogo nel ter- 

ritorio di Villa Pompeiana, comune di Ze- 
lo-buon-persico. Qui l'anno 1194 Pietro Bello 
Bisnato fondò una chiesa, intitolata di 
S. M. di Pizzighettone, dotata da suo figlio 
Gregorio l'anno 1207. Nell'istromento che 
parla di questa dotazione, si dà per coe- 
renza a certi campi la vicina costa del 
Mar Gerondo. Allora però i terreni bassi 
di quei contorni erano già coltivati ed an- 
che abitati. Ai tempi di Mons. Bernerio 
(1448...) i Padri del terz'Ordine di S. Fran- 
cesco vi eressero un monastero, ottenen- 
done l'indulto nel 1450. Un tempo s'intitolò 
S. M. di Pizzighettone. In questo convento 
fiorì il beato Geremia Lambertengo da 
Corno, morto in Forlì l'anno 1525; le terre 
di questo convento confinavano con Potano 
Villa e Galgagnano; passarono al convento 
di Sant'Antonio abate; incamerate nel 1798, 
nel 1802 furono optate dai Gangantini. Que- 



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sti luoghi nel 1661 esistevano ancora, ed 
erano infeudati ai marchesi Tassi unita- 
mente a Cervìgnano e Panilo. Giovanni 
Paolo Negri con Boniforte, di M. il 19 lu- 
glio 1569 perirono sotto il tormento della 
ruota sulla piazza maggiore di Lodi. 
Monfcebuono. Frazione del comune e 
della parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, 
da cui dista circa 3400 m. sud. Ab. 15. 
L'anno 1352 l'arcivescovo Giovanni Visconti 
donò a suo nipote Giovanni Galeazzo: San- 
t'Angelo, Montebuono e Mairano che erano 
prima di Muzio Vistarmi, obbligandolo a 
pagargli un palafreno oltramontano. Pro- 
prietà Conti Bolognini. 
Montecuceo. Frazione del comune e 
della parrocchia di Casalpusterlengo, da 
cui dista circa un chilometro. Aveva un 
antichissimo castello, ove abitavano i conti 
di Montecuceo, dei quali, in una lite avuta 
ai vescovi di Lodi, per causa del diritto 
di pesca nel Lambro, nella corte di Ron- 
caglia, è detto che erano gente grande e 
nobile. Don Giacomo Tansino di Montecuceo 
fu vicario perpetuo di S. Stefano al Corno. 
Montecuceo. Frazione del comune e 
della parrocchia di Somaglia, da cui dista 
circa 300 metri. Ab. 40. Propr. Conte Gian 
Luca della Somaglia. 
* Monteculatum. Se ne ha menzione 
in una carta del mese di dicembre 1122. 
'Monte Drado. Corruzione di Monte 

Oldrado. Vedi Somaglia. 
Monte giusto. Frazione del comune e 
della parrocchia di Meletti, da cui dista 
circa quattro chilometri nord. In 'un istro- 
mento di cambio di] terre in Meletti fatto 
dai fratelli Sozone e Modano, figlio del fu 
Giovanni Verri, con Monaco, prevosto della 
chiesa di Santa Maria della Cava, si trova 
nominato monte justo, colla coerenza a 
monte plebis Meleti (29 maggio 1192). L'anno 
1495 aveva chiesa. In questo luogo si trova- 
rono antichi sepolcreti. Pr. Ferri Vittorio. 
•Moritegli tino. Nome perduto di un 
luogo tra Sordio e Dresano; se ne ha me- 
moria nel 1252. Io lo credo l'attualo Mocli- 
fjnano. 

Montoguzzi no. Frazione del comune e 
della parrocchia di S. Colombano al Lam- 
bro, da cui dista circa 3500 m. Ab. 2. 



ìMontoguzzo, Frazione del comune e 
della parrocchia di Borghetto Lodigiano, da 
cui dista circa 1500 m. sud ovest. Ab. 8cS. 
Mons acutus. Già proprietà dei Cisterciensi. 
Ha oratorio della B. V. Assunta. È sulla 
sinistra del Lambro. Propr. Arioli. È un 
solo luogo con.... 

Monteguzzo. Frazione del comune e della 
parrocchia di S. Colombano al Lambro da cui 
dista circa 1700 metri nord-ovest. Ab. 30. 

* Montemalum. prope Oreum el Luvi- 

ragam, (ottobre 1150, giugno 1153). Dal 
primo di questi due documenti appare evi- 
dente che il castello di Monte Malo era 
sulla estrema punta della costa d'Orio. Nel 
secondo dei citati documenti, col quale Lan- 
franco Cassino, vescovo di Lodi, e Martino 
abate di Santa Cristina, presso l'Olona, cam- 
biano tra loro alcune terre nella corte di 
Orio, si legge: terra.... que jacel in loco 
et fondo Orio et in ejus curie prope ca- 
strimi de Montemalo.... cceret.... a sero flu- 
vius Lambri. E più avanti: sedhnen.... in- 
fra suprascriptum locum de Montemalo, 
prope castrum ipsius loci... cceret... a monte 
fìuvius Lambri. Il palazzo che fu già dei 
Conti Cavazzi della Somaglia, fu fabbricato 
sulle rovine di quel castello. La campagna 
sottoposta tra Orio e Chignolo, attraversata 
dal Lambro, doveva essere la campagna di 
Campo-malo, dove nel 1036 i Valvassori 
milanesi e i lodigiani combatterono una 
gran battaglia contro l'arcivescovo Eriberto. 
In questa pianura ora sorge la borgata di 
Cantonale. 

'Montonasu ni. Vedi Montanaro, con 
monastero (21 settembre 1090; maggio 1153). 

Monte Olclraclo. Frazione del comune 
e della parrocchia di Somaglia. Vedi Mons 
IlderaduSj, Monte Drado; Somaglia). 

Monte Olivo to. Frazione del comune 
di Marudo, parrocchia di Vidardo, da cui 
dista circa 500 m. Ab. 25. Propr. Pizzi o 
Giacopetti. 

* Monteruzo. Nome perduto di un luogo 

nel territorio di Orio Litta. Se ne ha men- 
zione in una carta del 1175, in cui Alberto 
Notta e suo fratello Obizone rinunciano a 
favore del vescovado di Lodi alcune terre 
poste in questo luogo, lo quali essi avevano 
ricevuto in feudo dai Seniori di Melegnano 



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* 31ontexollum. Montecellum A Monti- 
cellum, ora Monticelli (vedi) 10 maggio 997; 
2 ottobre 1102; 21 aprile 1148. 

Monticchie. Frazione del comune e della 
parrocchia di Somaglia, da cui dista circa 
4500 m. est. Ab. 75. È sulla costiera del 
Po, a breve distanza dal luogo ove il Brem- 
biolo entra nell'avvallamento padano. An- 
ticamente cbiamavasi Montiglii, Monliglio, 
ed aveva una chiesa dedicata a San Vito 
(12(31) che pagò una taglia di denari 10 
imperiali al notajo Guala, Legato pontifìcio; 
era nella pieve di Casale. Prima del 1788 
era parrocchia di Codogno. È proprietà 
della nobile casa Crivelli. 

Monticelli Maggioro e Minore. 
Frazione del comune e della parrocchia di 
Bertonico, da cui dista circa 3000 m. nord- 
ovest. È sulla costiera destra dell'Adda. 
Ab. 240. Il 1 maggio 997 l'Imperatore Ot- 
tone III confermò a Roglerio, suo fedele, 
tutti i beni allodiali che egli ed i suoi di- 
scendenti possedevano in Italia: tra 'questi 
beni è nominato anche Monticelli (Monte- 
xelhmij Monticellunij Montecellum), Era 
fiorente castello, quando nel 1158 i Mila- 
nesi, inseguendo i fuggitivi Lodigiani, ne 
distrussero le torri. L'anno 1261 la chiesa 
di Monticelli supra Aduam-j pagò 18 de- 
nari di taglia imposta dal notajo Guala, 
Legato del Papa, al clero laudense; era 
nella plebe di Cavenago. Il 23 marzo 1359 
Bernabò Visconti donò all'ospedale di San- 
t'Ambrogio di Milano i suoi beni in Monti- 
celli, col diritto di pesca nell'Adda, e del- 
l'acqua della Muzza, e colla giurisdizione 
feudale in tutti questi luoghi che nel 1458 
passarono all'Ospedale Maggiore di Milano. 
Havvi un oratorio dedicato a San Lorenzo. 
Sotto il giorno 15 luglio 1603 troviamo un 
Lorenzo Baggio, soprannominato il bellino 
di Monticelli sull'Acida, impiccato a Lodi. 
Propr. Ospedale Maggiore di Milano. 

^Monticelli Sillero. Frazione del co- 
mune di Villanova Sillero, da cui dista circa 
1500 m. ovest. Parrocchia di Largano, da 
cui dista circa 800 in. est. Ab. 250. Mon- 
texellum super scolerà, locus (1284). L'anno 
1224 le decime di Monticelli erano infeu- 
dato ai capitanei de Cornajano. Vi posse- 
devano i Codazzi, c il 2 agosto del 1630 



questa proprietà passò alla famiglia Gan- 
dini. La scuola della Pietà eretta nella cat- 
tedrale di Lodi vi possedeva un livello (4 
aprile 1661) il quale al tempo della sop- 
pressione (14 agosto 1786) era pagato dai 
fratelli Nazari. È una delle possessioni più 
belle del Lodigiano. Proprietà Marchese 
Stanga. 

* Montigio. Nome antico di una contrada 

nei chiosi di Lodi (Porta Cremona). Vi pos- 
sedeva la chiesa di San Martino dei Tres- 
seni (28 settembre 1204). Se ne ha menzione 
anche il 31 agosto 1320 in una pergamena 
dell'Ospedale Maggiore. 

* Montiglio. Vedi Montigliij Monticchie. 

* JM ontigiione. Nome perduto di un luogo 

fuori di Porta Cremona, (26 settembre 1320). 
'Montoruzum. Vedi Monteruzo. 

* Morargum, In un istromento del mese 

di febbrajo 979 col quale Andrea, vescovo 
di Lodi, cambia alcune terre in Maleo con 
Arnone figlio del fu Arialdo di Causarlo* 
si nomina questa località; prima pecia in 
eodem loco Maleo locus dicitur Morario. 
Nel 997 vi possedeva Roglerio, fedele di 
Ottone III. Vedi Moraro. 

Moraro Giovine. Frazione del comune 
e della parrocchia di Maleo, da cui dista 
circa 2100 m. ovest. Ab. 160. Ha oratorio 
dedicato a San Carlo e Teodoro. Questo 
luogo con Gerola ed altre frazioni, tu stac- 
cato dal comune di Maleo per opera del 
Principe feudatario Ercole Triulzio il 3 di- 
cembre 1637, e faceva quindi comune a 
parte. Propr. Marchese Triulzi di Milano. 

Moraro "Vecchio. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Maleo, da cui 
dista circa 2300 m. est. Ab. 70. Morargum 
(vedi). Fu contea dei Triulzi fino dal se- 
colo XVI; alla morte dell'ultimo di questa 
famiglia, avvenuta nel 1678, passò ai suoi 
eredi, e propriamente al principe Antonio 
Gaetano Gallio Triulzi, in comunione però 
con Mons. Trotti, vescovo di Pavia; in ul- 
timo passò decisamente ai Conti Galli di 
Piacenza, unitamente a Reghinera. Pro- 
prietà Marchese Triulzi di Milano. 

* Morate, Nome perduto di un luogo del 

nostro territorio, il quale aveva una chiesa 
dedicata a San Pietro ^ecclesia sancii Pa- 
tri que est in loco MoralisJ 27 settembre 



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11G9. Era proprietà dei monaci di S. Pietro 
di Lodivecchio. 
Morgola. Fiumicello nel territorio di 
Bargano; se ne ha menzione in una carta 
del 1284. 

' Morgolinum. Fiumicello : se ne ha men- 

r zione in una carta del 1284; in un'altra del- 
l'ambrosiana, del 1385, si dice che questo 
aveva origine nel territorio di Lavagna. 

Morgnona, Frazione del comune e della 
parrocchia di Valera Fratta, da cui dista 
circa m. 1700 nord-ovest. Ab. 49. È al con- 
fine pavese. Nome di una famiglia lodigiana. 
Proprietà Mugetti Giuseppe. 

Moriane A-lto. Frazione del comune e 
della parrocchia di Corno Vecchio, da cui 
dista circa 3 chilometri. Abitanti 80. Pro- 
prietà Fratelli Rancati. 

Moriane Basse. Frazione del comune 
e della parrocchia di Corno Vecchio da cui 
dista circa 4 chilometri. Abitanti 30. Pro- 
prietà Chiappa. In questi luoghi la cortina 
destra dell'Adda coincide colla sinistra del 
Po, e l'Adda principia quindi ad essere 
argiuata. 

Morena. Frazione del comune e della 
parrocchia di Maleo, da cui dista circa 
1700 metri ovest. Ab. 30. Proprietà dottor 
Cesaris di Casalpusterlengo. 

Moronzella. Frazione del comune di 
Lodi e Chiosi, da cui dista circa un chilo- 
metro sud, sulla strada di San Colombano. 
Parrocchia di S. Bernardo. Abitanti 20. 
Aveva un edifizio uso filanda, ora desti- 
nato ad altro. Proprietà eredi Negroni. 

'Morsenchia. Era nel comune di Mele- 
gnanello, ora Turano. L'anno 1642 il co- 
mune di Melegnanello era in quistiono con 
quello di Bertonico per la giurisdizione di 
questo luogo, rifugio di ladri, assassini e 
banditi. Per ragioni di pubblica sicurezza 
fu distrutto. 

Morticela. Nome perduto di un luogo 
credesi nelle vicinanze di San Zenone al 
Lambro. (23 agosto 1159) — Marcinola, 
Morcicia j, forse adesso Mortizza, ò nome 
comune di terre sorte presso paludi o stagni. 
Trovansi tuttora nelle bassure dell'Adda e 
del Po delle terre con questo nome. 

Morti «ioli' Arabia. Così chiamasi 
una cappelletta posta sulla destra dell'Adda 



nei Chiosi di Porta Cremonese. Ora è si- 
tuata nel mezzo dei prati, altre volte in un 
bosco detto dell' Arabia che fu proprietà 
dei PP. Olivetani di Lodi, alla cui soppres- 
sione passò ai Gargantini di Milano (1802). 
Nella cappella sono raccolte le ossa di 
molti soldati morti alla battaglia di Cas- 
sano (1705) e discesi per l' Adda. (Vedi 
anche Barbina). 

Mx>rti eli San. I?ietro Vecchio. 
(Vedi Gerra e S. Pietro in Pirolo Ab. 5. 
Proprietà Bignami. 

Mortizza. Scolo. Questa Mortizza non è 
altro che l' antico alveo del Lambro , il 
quale uscendo a Fombio dal Lago Barilli 
entrava nell'avvallamento Padano, toccava 
Guardamiglio e metteva nel Po non lungi 
da Noceto. Ora riceve le acque del Brem- 
biolo, della Guardalobbia e del Lambro Vec- 
chio. Il 28 maggio 1746 l'esercito spagnuolo. 
movendo all'impresa di Pizzighettone occu- 
pata dagli austriaci, gettò un ponte sulla 
Mortizza, ed occupò San Stefano al Corno. 

Mortizzola. Frazione del comune e della 
parrocchia di San Rocco al Porto. Ab. 60. 
Il nome spiega la località ov'è posto. Pro- 
prietà Perotti. 

* Mortiznm. Nome perduto di un luogo 
in riva all'Adda, nel territorio di ICasti- 
glione d'Adda (25 maggio 1189). 

Moschinone. Frazione del comune di 
Caselle Lurani, da cui dista circa 2400 m. 
sud. Parrocchia di Marudo, da cui dista 
circa un chilometro. Abitanti 54. Proprietà 
Rocchi Alessandro. 

Mostiola. Frazione del comune e della 
parrocchia di S. Colombano al Lambro, da 
cui dista circa 2 chilometri sud-est. È ai 
piedi dell'estremità orientale del colle sulla 
strada di Pavia. Abit. 146. 

'Motta. Nome antico della cascina Bis- 
sone (Vedi). Questo nome deriva dalla voce 
Longobarda moot, assemblea popolare, e prin- 
cipal luogo d'un feudo. 

Motta. Antico nome della cascina Squin- 
tana. (Vedi). 

Motta. Frazione del comune e della par- 
rocchia di San Angelo Lodigiano, da cui 
dista circa 600 m. nord, sulla destra del 
fiumicello Lisone (?). 

Motta Vigana. Fraziono del comune 



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e della parrocchia di Massalengo; da cui 
dista circa 1100 m. sud-est, sulla strada di 
S. Colombano. Ab. 288. Faceva comune da 
se, e solo in questi ultimi tempi fu concen- 
trata a Massalengo. Nel 1633 si chiamava: 
Ca de Jacomo e Antonio Motta, e faceva 
comune con Ca de Giovanino del Fra. Trae 
l'aggiuntivo di Vigana, da una famiglia di 
Lodi. Ha oratorio della natività di Maria V. 
Proprietà Castellotti e diversi altri partico- 
lari. 

Mozzanica. Cavo irrigatorio della Gerra 
d'Adda, proveniente dalle sorgive dei ter- 
ritori di Boffalora e Spino. Trae il nome 
da una nobile famiglia Lodigiana. 

Mozzanica al Curletto. Frazione 
del comune di Lodi e Chiosi da cui dista 
circa un chilometro verso nord, sulla strada 
di Boffalora e Spino. Ab. 15. Ha il nome 
di una nobile famiglia lodigiana. Prima 
del 1789 era parrocchia della Maddalena; 
in quell'anno passò alla Fontana. 

'Mozzinasco. Era un luogo vicino a 
Cazzanello, territorio di Merlino (1400). 

'Mugarone. Nome perduto di un luogo 
in riva al Po, di diritto del vescovo di 
Lodi, di cui nel 1162 erano infeudati Gu- 
glielmo e Consorti di Frascarolo. I signori 
di Frascarolo rinunciarono a queste terre 
l'anno 1164, in presenza dei consoli di Pavia. 
Aveva chiesa di S. Maria e S. Majolo. (Vedi 
Mugaronum). 

'Mugaronuin. Nome perduto di una 
terra nelle vicinanze dell'antica Lodi (anno 
935). In un altro documento del 30 maggio 
1162 si ha menzione di un luogo di questo 
nome, ma sembra che sia situata in riva 
al Po, verso il confine pavese. Era di di- 
ritto della causa Pia di San Bassiano, ed 
affittata dal vescovo di Lodi Alberico Mer- 
lino a Guglielmo e consorti di Frascarolo 
unitamente ad altri due luoghi, probabil- 
mente vicini, nominati Pezedo e Pegoraria. 

IVEiigiana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cerro al Lambro da cui dista 
.1100 m. Circondario di Milano, Diocesi di 
Lodi. Abit. 2 Proprietà Annoni conte Aldo. 

Mullazzana e Leccama. Frazione 
del comune di Camairago, cui dista circa 
2200 m. sud-ovest. Parrocchia di Codogno 
da cui dista circa 3400 m. nord. Ab. 250. 



Ha oratorio de' Santi Carlo e Francesco. 

Proprietà Grecchi. 
31ulazzana. 22 a roggia che esce dalla 

Muzza sotto la levata della Muzzetta, della 

portata di oncie 22. 
Mulazzana. Frazione del comune di Ter- 

ranuova de' Passerini. Prima del 1788 era 

parrocchia di Codogno, ora di Cassina dei 

Passerini. 

Mulazzano. Comune del mandamento 
di Paullo; ufficio postale Paullo. Sezione 
elettorale. Agenzia delle imposte, Ufficio delle 
ipoteche e di registro di Lodi. Abit. 2859 ; 
sul luogo 900. Superficie ettari 1493,25; 
bilancio comunale lire 18,800; distanza da 
Lodi chilom. 12,037 nord-ovest. Parrocchia 
sotto il titolo di S. Stefano protomartire, di 
anime 1150; capoluogo del XVI vicariato. 
Mulacianum. Nome di desinenza latina ; 
ma il Gabiano vuole: 

E il faticoso mulo, che prudente 
Move il piè svelto, a Mulazzan dà il nome. 

Ed altrove: 

I'non so ben ridir di quanto latte 
E Cervignano abbondi e Mulazzano, 
Muzzan, Bisnate e l'umido Comazzo. 

Il 18 novembre 972 il vescovo Andrea di 
Lodi donò all'Abbazia di San Stefano di 
Lodi Vecchio le decime di Mulazzano, uni- 
tamente a quelle di Camairago, S. Stefano 
e Majano: quei monaci ne ridussero le 
terre a coltivazione, L'anno 1022, maggio, 
prete Giovanni della Pieve di San Stefano 
di Mulazzano, comperò da Lanfranco del 
fu Arialdo di Lanzano il luogo di Marca- 
nugo (vedi) unitamente alle terre e servi. 
L'anno 1147 il vescovo Lanfranco Cassino 
di Lodi investì Adone di Melegnano di 
questo feudo, del benefìcio della Pieve e 
delle pertinenze di Virolo e Lanzano. L'anno 
1229, Bregondio Denaro legò molti beni di 
Mulazzano agli Umiliati di Lodi, i quali 
eressero in questo luogo un Monastero, in 
cui nel 1296 facevano residenza sette frati. 
Nel 1261 la chiesa plebana di San Stefano 
di Mulazzano pagò una taglia di soldi 11 
e danari 4 imposta al clero lodigiano dal 
notajo Guala, legato del Papa. Da questa 
plebe dipendevano allora le chiese di Dre- 
sano, di isola Balba, di S. Pietro in campo, 



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di Cassinello, di S. Barbaziano, di S. Me- 
nasi/) e di S. Prolasio di Lanzano. Il ve- 
scovo Dongiovanni Fissiraga l'anno 1282 
allìttò le decime di Mulazzano a Sozzone 
Denari. Nel 1294 si accamparono in questo 
luogo le milizie di Matteo Visconti contro 
Lodi. Il 5 maggio del 1307, mons. Egidio 
dell' Acqua investì Donifacio Dardanone , 
uomo potentissimo e ricchissimo, per 27 
anni della 4 a parte delle decime di questo 
luogo. Non bassi menzione della domina- 
zione dei Mozzanica in Mulazzano, sebbene 
si trovino su alcuni fabbricati gli stemmi 
di quella famiglia. Nel 1546 questo feudo 
venne venduto ai principi Tassi napoletani 
unitamente a Quartiano , Marzano , Zelo , 
Cervignano, Dresano, Disnate, e nel 1685 
venne conferito ai Magnani. Il 27 gennaio 
1869 gli vennero aggregati i comuni di 
Cassino d'Alberi, Isola Balba e Quartiano. 
Antichissima e considerevole arcipretura: 
fu retta da una serie continua di arcipreti, 
Ira i quali alcuni distintissimi. Ambrogio 
Delloni (1317); Giacomo de' Valvassori, de- 
legato apostolico per breve di Sisto IV, 
compilatore dei nuovi Statuti per la cano- i 
nica di San Lorenzo (1473); il dotto nobile 
Tiberio Ro, protonotario apostolico (1520); 
Giovanni Gelmini che compose un libro di 
epigrammi e le lodi a monsignor Michelan- 
gelo Seghizzi in occasione del suo ritorno 
da Roma nel 1619; Carlo Caleffi, professore 
di storia ecclesiastica, esegesi, ermeneutica 
e pastorale (1842). Monsignor Angelo Der- 
sani-Dossena vescovo di Patara in part. 
infidj e coadiutore al vescovo di Lodi, pre- 
lato domestico di S. Santità, insigne sacro 
oratore, prima che prevosto della colle- 
giata di San Lorenzo, fu arciprete di Mu- 
lazzano. Un Bernardo da Mulazzano nel 
1300 era notaio ed archivista della città 
di Lodi, successo ad Anselmo da Mellese, 
autore del Liber jurium. Un Padre D. Der- 
nardo da Mulazzano dell'ordine cisterciensc 
fu abate di San Stefano al Corno e vicario 
generale di monsignor Arrigone vescovo 
di Lodi (1409). Giulio Piperno che nel se- 
colo XVIII, da semplice soldato, diventò 
capitano, sergente maggiore e tenente co- 
lonnello in Fiandra, morto in Bruxelles 
lasciando tutto il suo al Monte di Pietà di J 



Lodi, era di Mulazzano. Il medesimo Pi- 
perno non dimenticò il proprio paese e 
lasciò una somma allo scopo di distribuire 
annualmente una dote ad una nubenda po- 
vera della parrocchia. Un Magisler Johan- 
nes de Midazano, nel 1470, trovavasi nelle 
carceri diporta cumana di Milano ex com- 
missione principis. La parrocchiale con- 
tiene diversi affreschi del prof. Disi (1824) 
rappresentanti un Battesimo, una deposi- 
zione, ed alcune scene della vita di S. Ste- 
fano protomartire, titolare; l'aitar maggiore 
e quello della D. V. eretti dal prevosto 
Francesco Antonio Anelli (1749-58). Pro- 
prietà Frigerio, Grillini e Gibelli. 

* Murum. Nome perduto di un luogo nel 

territorio di Overgnaga, di cui si ha men- 
zione in una carta dell' 8 febbraio 1205, 
dell'archivio vescovile. 

* Murum locum ubi dicitur ad murum. 

Era nelle vicinanze dell'antica Lodi. — Vi 
era una chiesa dedicata a San Nazaro. 
(settembre 1140). 

Mixsella. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant' Angelo Lodigiano da 
cui dista circa 1100 m. ovest. Abitanti 25. 
Proprietà Anelli. 

Musellina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Sant'Angelo Lodigiano, da 
cui dista circa 1100 m. ovest. Abitanti 18. 
Nell'autunno del 1720 fu ospitato in questa 
cascina Denedetto Giuseppe Labre, che si 
recava in pellegrinaggio a Roma, dal fit- 
tabile Domenico Savarè. Il giorno 15 aprile 
1883 essendosi dipinta una immagine di 
questo Santo, canonizzato l'8 dicembre 1881, 
se ne fece solenne inaugurazione. Pr. Rovida. 

IMussidix. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 2300 m. nord- 
ovest, sulla destra costiera dell'Adda. Par- 
rocchia di San Gualtiero. Abit. 37. Ha il 
nome di una famiglia lodigiana che viveva 
nel secolo XV. Proprietà Fenini Mansueto. 

* 31uzago. Nome perduto di un luogo nel 

territorio di Quartiano. Vi possedevano i 
Vistarmi. (16 marzo 1350; arch. osp. magg). 

* Muzza. 

« la Muzza 

Ampia qual fiume, dal suo sen deriva 
E per diverse gore tortuosa 
Adacqua spesso i sitibondi prati 
I'] di fresche ridenti erbe li riveste. » 

G. Gabiano, Landiade. 



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Il più grande canale irrigatorio della Lom- 
bardia e dell'Europa, che a piena ragione 
prese anche il nome di fiume: le sue acque 
vengono cavate dall' Adda sotto la collina 
su cui poggia il borgo di Cassano. Scrive 
il Vignati: (Lodi e il suo territorio). I Lo- 
digiani avevano compreso che la natura 
delle loro terre richiedeva abbondante ir- 
rigazione, e già avevano sperimentato che 
alla sterilità del suolo arenoso, accresciuta 
pel frequente dilavamento di fredde e ma- 
gre acque, rimediava uri abbondante con- 
cimazione, e facevano obbligo ai coltiva- 
tori di gittare sui campi totum ruthum et 
letamai quod feceril in terra. Perciò avreb- 
bero loro soprattutto giovato le acque del- 
l'Adda, e curarono ottenerne il diritto dagli 
Imperatori ai quali apparteneva. Quando 
Ottone II. accordò al vescovo Andrea e 
suoi successori il regio diritto nel territorio 
\oà\g\a.no:jure proprietario in cortes, villiSj 
campis. pratis. vineiSj silvis_, acquis acqua- 
runque ductibus,, dichiarò che questo di- 
ritto era già stato accordato a nostris de- 
cessoribus imperatoribus et regibus. Fede- 
rico Barbarossa concede ai Lodigiani di 
usar delle acquee acquarunqite ductuSj la- 
cusj piscariis venationeSj acquaticum eie. 
Ciò fu confermato nella pace di Costanza, 
e da Enrico VI in nuovo privilegio: fideli- 
bus nostris Laudensibus confirmamus et 
nostra regia liberalitale donamus alque con- 
cedimus acquas et flumina in episcopatu 
laudensi decorantia, ita ut habeant pote- 
statem super illas acquas et special/ter sie- 
pe)' acquam Lambri. Di questa concessione 
profittarono tosto e cominciarono a scavare 
nelP alto lodigiano • un canale, prendendo 
l'acqua prima dall'Adda, e per via dalle 
morticcie e sorgive e condottolo da Lodi a 
Lodi Vecchio lo scaricarono in Lambro. 
Così miravano d'irrigare e insieme sanare 
il suolo. Avversarono quest'impresa i Mila- 
nesi, e vinti i lodigiani in guerra, vollero 
chiuso quel canale, che noi crediamo fosse 
il fossato di PanperzutìiOj che si trova 
menzionato dal Morena ed in altre carte 
dei secoli decimo secondo e decimo terzo, 
il quale fossato toccava Galgagnano, Mon- 
tanaso, passava vicino a Lodi, ove oravi 
un castello che guardava la strada di Mi- 



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lano, e volgeva a Lodi Vecchio. Una parte 
di questo canale, rimaneggiata, fu ancors 
utilizzata per la roggia che ora chiamas 
Donna,; ricca di acque irrigatrici ». « Dopc 
questo tentativo, » prosegue lo storico citate 
« i Lodigiani, combinata coi Milanesi una 
durevole pace, sul principio del secolo XIII 
allargarono le viste e vollero effettuare il 
progetto di trarre dall'Adda la più gran 
quantità d' acqua possibile e condurla nel 
centro dell'Agro Lodigiano, in modo che fosse 
comoda e sufficente ad irrigarlo tutto. A 
quest'opera grandiosa, unica anzi in Europa 
s' associarono tutti ji Lodigiani : Laudenses 
municipes unito veluti inter se se sociali fee- 
der e rivum Mutice opportunis munilum ce- 
di fìciis instruxere aquis Àbduce in eum de- 
rivatis. Cominciarono l'anno 1220 togliendo 
l' acqua non dall' Adda direttamente, ma 
dall'Addetta, nelle vicinanze di Paullo ; di 
là passando da Quartiano, dappresso a Vil- 
lavesco, a Lodivecchio, a Cornajano, a San 
Martino in Strada, a Basiasco, a Turano, 
ricongiunsero il canale all'Adda sotto Ca- 
stione per 58 mila metri ». Era in quel- 
l'anno podestà di Milano Amizone Caren- 
tano cittadino di Lodi. Nel 1286, conosciuto 
che l' Addetta non somministrava acqua 
sufficente, mediante una convenzione si de- 
liberarono a spese comuni del Comune di 
Lodi e dell'Ospedale di Milano opere d'in- 
grandimento alla presa di acqua a Cassano:, 
in questo modo, allargata la bocca oltre 
dodici braccia, e d'un braccio d'altezza, 
coll'ampliamento del letto da Paullo a Cas- 
sano, si potè togliere all'Adda, mediante un 
disco lungo 700 braccia traverso il fiume, 
tutta la sua acqua, ove fosse bisogno. 
Questo tronco chiamavasi allora Adda nuova 
in seguito chiamossi Muzzaj mentre il no- 
me di Addetta è restato solo al tronco che 
da Paullo corre al Lambro e serve di sca- 
ricatore alla Muzza. L'acqua Muzia, il più 
grande canale irrigatorio del Lodigiano e- 
sistente fin dall' età romana, diede per si- 
militudine il nome alla Muzza. Ai lodigiani 
è ancora vivissimo il desiderio di conoscere 
il nome di colui che con tanta sapienza 
progettò e diresse quest' opera, fonte d'in- 
calcolabili ricchezze. Con un' altra conven- 
zione del 1352 si divisero le acque in prò- 



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porzione di due terzi pel comune di Lodi 
e di un terzo per l' ospedale di Milano. 
Questo terzo poi fu compensato in questo 
modo: Giovanni e Bernabò Visconti, avendo 
fatto donazione di molti beni situati nel 
territorio di Lodi (Bertonico, Gradella, San 
Martino, Monticelli, Dresano, ecc.) agli spe- 
dali del Broglio, di S. Ambrogio e di S. Ca- 
terina in Milano, ordinarono che le acque 
serventi a tali beni fossero esenti da ogni 
dazio. In questo modo ebbero luogo le 
bocche esenti, tra le quali primeggia la Ber- 
lonicaj e la proprietà del canale rimase ai 
suoi costruttori. Nel 1403 il comune affittò 
il dazio del canale per L. 2360. A poco a 
poco però il Magistrato ordinario di Milano 
ebbe modo di intervenire nelle quistioni 
della Muzza, con tendenza a disporne da 
padrone, e, chiamato arbitro delle liti, a- 
vocò a sè parte delle multe che prima e- 
rano pagate al comune di Lodi. Fu il duca 
Lodovico Sforza, nel 1496, che prepotente- 
mente si rese padrone delle acque del ca- 
nale. Conquistata la Lombardia da Luigi XII 
Re di Francia, questo monarca donò le ren- 
dite della Muzza a Giovanni Antonio Palla- 
vicino, suo famigliare. Costui però, solo cu- 
randosi delle entrate, e non già delle ne- 
cessarie riparazioni, con grave danno delle 
terre, ne venne dal Re giustamente pri- 
vato l'anno 1508, unendone le entrate alla 
Regia Camera , a cui appartennero fino 
ad oggidì. Non ò del nostro assunto nar- 
rare qui tutti i tentativi praticati dalla 
città di Lodi e dall' Ospedale Maggiore di 
Milano, allo scopo di ricuperare i diritti 
acquistati, le liti secolari sostenute dal 1500, 
giudicate il 18 dicembre 1716 e per ultimo 
a Vienna il 24 Novembre 1719, senza al- 
cuna considerazione pei diritti dei costrut- 
tori del canale. — Fin dal principio che si 
fece uso del canale si decretarono appositi 
statuti della Muzza. » Tutta l'acqua della 
Muzza e dell' Adda nuova ed il loro letto, 
dal principio alla fine, e le rive e le strade 
che le costeggiano, sono proprietà del co- 
mune di Lodi. Chiunque, della giurisdizione 
del Podestà e del Comune di Lodi, può ca- 
varne acqua da irrigare terre sue od a 
fitto nel territorio lodigiano sopra delibe- 
razione di due o tre periti, pagando annual- 



mente la tassa statuaria di 2 fiorini da 
32 soldi (L. 100 it.) per ogni oncia lodi- 
giana, per la manutenzione dei cavi e degli 
edifizi. Nessuno può impedire che passino 
acque d' irrigazione per le proprie terre, 
ma deve cedere il luogo per dove segua il 
minor danno, al prezzo da stabilirsi da due 
periti. La misura dell'acqua da levarsi dalla 
Muzza sarà fatta dagli Uffiziali di essa 
Muzza, e si prescrive la larghezza, la forma, 
il modo di costruzione dei Bocchelli, i quali 
devono essere inalterabili. I canali di estra- 
zione dell'acque devono avere ponti di pie- 
tre su tutte le strade principali, e di legno 
per ogni altra via minore di comunicazione 
ed abbiano la larghezza della strada, e 
sieno a spesa e manutenzione del padrone 
del canale. Ove questi canali abbiano ad 
incrociarsi con altri, il proprietario del 
nuovo canale è obbligato di fare e mante- 
nere le navazze ed i canaleggi di traverso 
senza detrimento del libero corso dell'acqua 
preesistente. Le acque derivate dalla Muzza 
devono essere incanalate in modo da non 
pregiudicare nò strade, nè fondi, nò acque 
altrui. « Dietro queste ed altre sapientis- 
sime norme fondamentali, nei fianchi della 
Muzza tra Paullo e Massalengo, furono a- 
perte 75 bocche d' acqua irrigatorie, cioè 
41 sul fianco destro, e 34 sul sinistro : le 
quali per 75 canali, che si diramano per 
tutto il lodigiano e si dividono e suddivi- 
dono intrecciandosi in infinito numero di 
rivoli, a guisa di sistema venoso, versano 
5000 metri cubici d' acqua ogni minuto 
primo, irrigandole in ogni parte. È impos- 
sibile valutare lo studio, la fatica, il danaro 
ch'ebbero a costare i lavori dei nostri a- 
gricoltori per raggiungere questo scopo : 
orizzontare, livellare il terreno a seconda 
del deflusso dello acque, abbassare i rialzi, 
ricolmare gli avvallamenti, scavare acque- 
dotti, circondare ogni campo di fossati, eri- 
gere ponti e quei tanti edifizi idraulici che 
s'incontrano ad ogni passo e formano l'am- 
mirazione di tutti. L'irrigazione insegnò a 
perfezionare il lavoro di appianamento e 
di livellazione; le terre dei canali scavati 
servirono a rinforzare argini ed allargare e 
rafforzare le strade, che così prescr ivevano 
gli statuti; moltiplicarono i prati, le cul- 

27 



210 



MU 



MU 



ture dei lini e dei grani; diminuirono le 
vigne; i terreni più ingrati diedero segno 
di vita, e l'agricoltura lodigiana prese il 
suo più grande sviluppo prima che inco- 
minciasse il secolo XV. Nei primi tempi 
dell' uso della Muzza la irrigazione doveva 
essere ristretta ai fondi laterali a poca di- 
stanza, con piccole e brevi roggie e molte 
levate per uso di esse. Estendendosi la li- 
vellazione dei terreni per addattarli ad es- 
sere irrigati, le roggie si allungarono, e si 
fece più^potente la loro competenza per 
più utenti riuniti a servirsene. Le roggie 
con maggior competenza sono in gran parte 
nel primo tronco superiore e spettanti o a 
potenti famiglie od a potenti corpi morali. 
Le roggie minori spettano ai proprietari più 
piccoli e più nel tronco inferiore. — Alla flo- 
ridezza del nostro territorio alludeva il Pe- 
trarca nel carme per la nascita del primo 

genito di BernabòVisconti: « secans pul- 

cherrima rura Abdua » (Dal Lodi e suo 

territorio j di C. Vignati; Atti dell'Inchiesta 
agraria ; Pisani, Storia del Basso Lodigiano; 
Rampoldi, Dizionario corogra fico; Avv. Fran- 
cesco Cagnola, Memoria sul progetto di 
nuova derivazione dell'Adda in Muzza). 

Muzza eli Milano. Frazione del co- 
mune di Montanaso Lombardo, da cui dista 
circa 2500 m. In parte parrocchia di Lodi 
Vecchio, (ab. 17) ed in parte di Villavesco, 
(ab. 36). È sulla strada provinciale di Mi- 
lano ove questa interseca il canale Muzza. 
Nel 1048 venne conferito in feudo ai conti 
Masserati. Vi possedettero 297 pertiche di 
terreno le monache di S. Gio. Batt. di Lodi, 
incamerate nel 1786. Ora è dell' Ospizio 
Triulzi di Milano. Il ponte sulla Muzza, du- 
rante la guerra per la successione d' Au- 
stria, fu nel 1746 distrutto dagli Spagnuoli, 
(30 luglio). Propr. Valvassori e Pelli. 

Muzza Piacentina. Frazione del co- 
mune di Cavenago d' Adda, da cui dista 
circa 4 chilometri sud ovest. Parrocchia di 
Caviaga, da cui dista circa 2000 m. Ab 169. 
Vi possedevano i Villani, feudatari di San 
Martino in Strada, i quali pagavano l'annuo 
canone di L. 60 fondato su 40 pertiche di 
terreno al capitolo di Lodi. (1626). Nel 1633 
cbiamavasi Muzza Corrada e Muzza Car- 
pano, e faceva comune con Ca de Antonio 



Carpano {Casoni ?). Ha Oratorio di S. Giu- 
seppe. Propr. Formenti. 

Muzza di Sant'Angelo. Frazione 
del comune di Cornegliano Laudense, da 
cui dista circa 4300 metri ovest. Parte dei 
caseggiati prima del 1789 erano parrocchia 
di S. Fereolo. Ab. 325. Parrocchia di Cor- 
negliano Laudense, ab. 185; e di Pieve 
Fissiraga, ab 140; divisi dalla strada Lodi- 
S. Angelo. Nel 1261 l'oratorio di S. Simone 
e Giuda pagò una taglia di soldi 5 e mezzo, 
somma rilevante in confronto ad altre chiese, 
aljnotajo Guala, Legato pontificio. Vi pos- 
sedeva 939 pertiche di terra lo spedale di 
San Simone e Giuda situato tra la Spina 
e la Zaffarona, che nel 1471 venne con- 
centrato nell'Ospedale Maggiore. Altre volte 
si chiamava anche Muzza Pavese. Stazione 
della tramvia Lodi-Sant'Angelo. Sotto il 
giorno 14 luglio 1590 troviamo un Giovanni 
Battista. soprannominato Mangiavacca, della 
Muzza di Sant'Angelo, tirato da cavallo ed 
impiccato sulla piazza maggiore Idi Lodi, 
insieme a due altri di Turano. Nel 1882 venne 
distrutta una parte di questa frazione, che 
conteneva circa 100 abitanti. Proprietà, Li- 
velli della chiesa locale; Seminari, Dordoni, 
Gelmini, Zanaboni e Mamoli. 

Muzzane l. a e S. a Frazione del comune 
e della parrocchia di Vittadone, da cui di- 
sta circa 1100 m. sud-est. Casalinum Mu- 
ziani. Vi possedeva nel 997 un Roglerio 
fedele dell'Imperatore Ottone III. Diede il 
nome alla famiglia Muzzanaj di Lodi. 

Muzzano. Frazione del comune e della 
parrocchia di Zelobuonpersico, da cui dista 
circa 1800 m. sud ovest. Parrocchia del 
Vicariato di Zelobuonpersico, col titolo dei 
Santi Cosma e Damiano; di anime 305; 
Patronato dell'Ospedale maggiore di Milano. 
La terra di Muzzano, secondo il Lodi, più 
si adatta nel nome alla famiglia Muzzana 
ovvero al fiume Muzza poco discosto, che 
non ai capitanei de Muzio, come altri vor- 
rebbe. Invece il Gabiano: 

« indi Muzzano 

E de'Muzi la nobile prosapia 
Del romulide Muzio » 

L'agrum Mutianum era irrigato dall' Acqua 
\ Mutiaj (vedi Addetta). Era della mensa ve- 



NE 



NO 



211 



scovile di Lodi, indi pervenne all'Ospedale 
maggiore di Milano. 

Muzzetta. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa 3800 m. ovest. 
Parrocchia di S. Gualtero; Ab. 21. È sulla 
sinistra della Muzza. Propr. Pedroli Nobili 
Antonio e Luigi. 

Muzzetta. Frazione del comune di Zelo- 
buonpersico. Parrocchia di Mignete da cui 
dista circa mezzo chilometro. Ab. 5. 

Muzzetta; canale. Nei latifondi che le 
romane famiglie possedevano nel nostro 
territorio si ebbe cura anche dell'irrigazione 
e un Tito Muzio, Prefetto dei Fabbri, di cui 
conserviamo memorie in una lapide romana, 
fatta per pubblico decreto, derivò 1' acqua 
Mulia dalle vicinanze di Panilo e la con- 
dusse ad irrigare 1' agrum mutianum. Era 
un canale ben grande e potente di acque 
che da Muzzano discendeva a Villa Pom- 
pejana e si scaricava neh' Adda tra Galga- 



gnano ed Arcagna. Oggi in confronto al 
grandioso canaio irrigatorio la Muzza, o- 
pera del secolo XIII, lo dicono Muzzetta 
ed anche ha corso più breve dell' antico, 
perchè le forti corrosioni dell'Adda gli apri- 
rono lo sbocco a Villa Pompejana. Circa il 
1220 un Bassiano Occhiodoro teneva in feudo 
dal vescovo di Lodi Ottobello Soffientino clu- 
sas Adelle ad rettinendum aquam Addile et 
Mutia ut possit venire et decurrere ad vhoe 
mei Bassiani et ad molendina et fulla mea. 
Muzia. (Vedi Muzzetta, canale). Ora è la 
ll. a bocca della Muzza della portata di 
oncie 185. 

Muzzino S. Bassiano, o Ba- 
gnola. 36. a Roggia che esce dalla Muzza 
sotto la levata Bolenzana della portata di 
oncie 57. 

Muzzino San Pietro, o Badia. 

35.* Roggia che esce dalla Muzza sotto la 
levata Bolenzana, della portata di oncie 04. 



N 



NeTbiolo. Nome di un luogo nel territorio 
di Pezzolo di Tavazzano situato tra Tavaz- 
zano e Bagnolo, forse ora distrutto. — Se 
ne ha menzione nel 1220, nel 1633, e tro- 
vasi segnato anche sulla carta topografica 
del Lodigiano del Terzi (1818). — Vi pos- 
sedevano le monache di S. Gio. Battista di 
Lodi. (V. Companatico). 

Negrina, Frazione del comune di Lodi e 
Chiosi, da cui dista circa 900 m. nord, sulla 
sinistra dell' Adda. Ab. 21. Vi tenevano 178 
pertiche di terreno le monache di S. Bene- 
detto, già Umiliate, di Lodi. — Prima del 
1789 era parrocchia della Maddalena; in 
quell'anno passò alla Fontana. Propr. Silva 
Domenico e Lanzani Bassano. 

Negrina. Cavo irrigatorio della Gerra 
d'Adda, estratto dal Tormo, serve ad irri- 
gare il latifondo di Corte Palasio e Cerreto. 

'Negro. Nome di un antico lago o morta, 
che era nella Corte di Cavenago (1210), 

* Ncpiano. Nome perduto di un luogo nel 
territorio di S. Martino in Strada. Se ne ha 
memoria nell'anno 1147.Jta seguito forse 



si chiamò Alpiano, indi Alpino, nome at- 
tuale di un campo ad ovest del paese. 

Nicola. Frazione del comune e della Par- 
rocchia di Borghetto Lodigiano, da cui di- 
sta circa 4 chilometri sud. Ab. 42. — È 
sulla costa del Lambro ove questa forma 
angolo con quella del Sillero. 

Ninetta. Provincia di Cremona, comune 
di Dovera, Circondario di Crema; Diocesi di 
Lodi, Parrocchia di Roncadello, da cui dista 
circa 300 m. Ha 5 abitanti. Propr. Casa 
Barni di Lodi. Fu fabbricata verso il 1848. 

* Noceto. Era frazione del comune di San 
Rocco al Porto, da cui distava circa 4000 m. 
ovest. Parrocchia di Mezzana Casati. Era 
sulla sinistra del Po ed anticamente al con- 
fluente del Lambro. — Era bel paesetto di 
700 anime, con due Oratori, l'uno detto di 
S. Bernardo e l'altro di S. Giuseppe, con 
cappellano residente. La natura del terreno 
e della vegetazione procurò il nome a molti 
luoghi, quindi questo di Noceto è chiaro 
che sia pervenuto dalla produzione straor- 
dinaria delle noci. Il 13 febbrajo 948, Be- 



212 



NO 



rengario, tutore del re Lotario, ad inter- 
cessione dei Vescovi Guido di Modena e 
Adelardo di Reggio, donò ai Canonici di 
S. Giustina, Cattedrale di Piacenza, 1200 per- 
tiche di terra laboratorio, in Roncariolo, 
Comitato di Lodi, una volta spettanti alla 
corte di Ripa Alta (Corno Vecchio) da pos- 
sedere per diritto ereditario. Appare da un 
altro documento che la terra del Roncarolo, 
una volta lodigiana e fors'anco posta al di 
qua del Po, anteriormente a quest'epoca 
era già stata smembrata dal distretto di 
Ripalta, sino dal tempo in cui l'imperatore 
Guidone aveva fatto donazione alla mensa 
vescovile di Piacenza ; ed a proposito di 
questi beni, stando all'opinione del Campi, 
addottata ben anco dal Poggiali, crederemo 
che fossero quelli del Gargatano e del No- 
ceto, che sino a questi ultimi tempi furono 
tenuti in enfiteusi dall' anzidetta canonica. 
Nelle vicinanze di questo luogo, all'antico 
confluente del Lambro nel Po, sulla sponda 
sinistra di quello, sorgeva anticamente una 
città chiamata Quadrata Padana; quivi 
l'anno 69 dell' era volgare, mentre Ottone 
veniva proclamato imperatore a Roma, 
Vitellio, che dalle Gallie gli contendeva la 
corona, spedì a questa volta Cecinna suo 
generale, che rotti nel cremonese i pedoni 
ungheresi di Ottone, fece prigioni oltre a 
mille soldati non lungi dalla foce del Lam- 
bro. Nel mese di giugno del 1643 il rettore 
Francesco Bergamaschi di S. Stefano al 
Corno fece fare un argine al Noceto per di- 
fendere tutte le valli, avendo i proprietari 
contribuito tutti in soliditm. Fu presso No- 
ceto che il giorno 6 giugno 1800 il Gene- 
rale Murat passò il Po con una divisione 
francese, e potè occupare Piacenza, mentre 
il primo console Bonaparte faceva radunare 
il suo esercito alla Stradella. — Fu som- 
merso dalle acque del Po, nel 1839. Ed in 
quel luogo ora non havvi che un bosco d'alte 
piante. 

IVociolajo. Nome di un luogo nel terri- 
torio di S. Maria in prato; ora forse di- 
strutto. (Per l'etimologia V. Albarolla, No- 
ceto). 

IVosaclollo eli sotto e di sopra,. 

Provincia di Cremona, Diocesi di Lodi. Par- 
rocchia di anime 706, senza titolo, nel V- 



NO 



cariato di Spino. Dista circa 10 chilometrijN 
al nord da Lodi. Ab. 162. Nosadello di so 
pra. Ab. 209. 

Ve' Nosadello terra della noci 
Per certi giuochi grate a' fanciulletti, 
Grate all'agricoltor ch'olio ne spreme 
E al cuoco grate, che ben trite e peste 
Le meschia al brodo ed il moreto impingua. 

J. Gaetano. 



La sua Chiesa nel 1261 pagò una taglia 
di soldi 4 e denari 9, imposta al clero lo- 
digiano dal notajo Guala, Legato Pontificio; 
era nella Pieve di Spino. L'anno 1263 era 
investito del feudo di Nosadello e Fracchia, 
da Dongiovanni Fissiraga, vescovo di Lodi, 
un Lanfranco Bonanno. Nella famosa bat- 
taglia successa il 14 maggio 1509, tra Ve- 
nezia e la lega di Cambray, detta di Agna- 
dello, colla vittoria dei collegati, qui restò 
ferito a morte l' Alviano, generale Veneto, 
e fu tradotto prigioniero avanti al Re 
Luigi XII. Fu feudo dei Landriani (1442) 
indi dei Capra (1631) poscia dei Casati 
(1633). La Confraternita della Misericordia 
di Lodi godeva un livello di lire 315 sopra 
alcuni beni di Nosadello, il quale, al tempo 
della soppressione, era pagato da Giuseppe 
Bonfico (9 maggio 1786). Per l'etimologia 
Vedi Noceto, Albarolla. — Propy. Roldi, 
Castelli, Miglio, Tisacchi, Magri. 
Nosetta. Nome di un antico lago o mor- 
tizza che era nelle vicinanze di Cavenago. 
Chiamavasi anche Lago Negro; se ne ha 
menzione nelle carte di S. Chiara Vecchia 
negli anni 1297, 1309, e 1420. — Il terreno 
da questi laghi occupato trovasi oggidì ri- 
dotto a coltivazione, ad eccezione di alcune 
mortizze. Alcuni campi di Cavenago, ai 
tempi del Lodi (1650) avevano il nome di 
Bodrio, che suona quanto Stagno, con tutto 
che fossero già ridotti a buonissima col- 
tura. 

ISovella. Frazione del comune di Turano, 
da cui dista circa 1600 m. sud est. Parroc- 
chia di Melegnanello. 

Novella. Frazione del comune e della 
Parrocchia di Guardamiglio, da cui dista 
500 m. est. Ab. 10. Forse l'antica Novelida. 
In questo caso vi possedeva nel 997 un 
Roglerio, fedele di Ottone III. Propr. Cam- 
polunghi. 







OL 



213 



No velia. Provincia di Pavia, Diocesi di 
Lodi, Parrocchia di Miradolo. Ab. 11. 

Novelle (alle). Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Castiglione d'Adda. (22 di- 
cembre 1192). A le novelle de Guascis (22 
settembre 1198). 

\uoya Gagnola. Cavo irrigatorio della 
Gerra d' Adda che si estrae dal fiumicello 
Tormo, di sotto dal ponte di Postino. Fu 



opera di Gabriolo Cagnola, signore del te- 
nimento del TormOj'jrrigato appunto da 
questa roggia. 

INhuvolaria. Nome perduto di una terra 
nei pressi di Codogno. Conte e Giovanni 
fratelli Futigata fecero cessione di questa 
terra, unitamente ad altre molte di quei 
dintorni, al Vescovo di Lodi Alberico da 
Merlino (24 ottobre. 1166). 







Ogni Santi. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto, da cui dista circa 
3 chilometri nord-ovest. Ab. 156. Ommniiim 
Sanctorum. Fu convento di Umiliati e di 
Umiliate, dei primi nel lodigiano, fondato 
circa l'anno 1200, in cui monsignor Arde- 
rico II Ladina, vescovo di Lodi, gli unì la 
chiesa di San Giorgio ivi attigua. L'anno 
1233 monsignor Ottobello Soffientini, ve- 
scovo di Lodi, ebbe una lite con questo 
convento circa il visitarlo e confermarne 
il proposto nuovo eletto. Più di 80 persone, 
tra uomini e donne, facevano quivi residenza, 
segno della molta considerazione che go- 
deva. Da questo monastero derivò quello 
di San Giovanni delle Vigne in Lodi : 
aveva vaste possessioni ad Ogni Santi, ai 
Casoni di Caviaga ed alla Prevostura fuori 
di Porta Roma (Cavrighetto). Nel 1320 la 
casa di Ogni Santi era stata demolita fin 
dalle fondamenta dalle genti di Matteo Vi- 
sconti. Vi rimase un oratorio dedicato a 
Tutti i Santi. Il cardinale Giovanni Bat- 
tista Barni fu abate beneficiato di Ogni 
Santi (1743), a cui successe nella commenda 
il cardinale Giovanni Andrea Archetti. — 
Questa possessione rendeva nel 1712 lire 
11560 e lire 120 di appendici. L' 11 agosto 
del 1481 Giovanni Galeazzo Sforza diede 
questo luogo in feudo ad Alessandro Rho, 
suo consigliere. Il 24 settembre 1882 gli 
alunni della regia scuola di caseificio di 
Reggio Emilia visitarono la cascina del 
signor ingegnere Luigi Sordi assistendovi 
alla fabbricazione del formaggio. Non ò da 
confondersi con Fossadolto , giacché nel 



1633 lo vediamo distinto da Ogni Santi. — 
Qui nacque Pier Antonio del Borghetto, 
dei frati di S. Francesco, accademico tra- 
sformato, sul principio del 1700. (Vedi Bor- 
ghetto). 

"Olmaira. Nome perduto di un luogo 
nella corte di Cavenago (1204). (Vedi Al- 
barola). 

* Olmirola. Nome perduto di un luogo 
nel territorio di Cerreto: vi possedevano i 
Cisterciensi di quell'insigne abbazia (maggio 
1115; 5 marzo 1147). (Vedi Albarola.) 

Olmo. Frazione del comune di Lodi e Chiosi, 
da cui dista circa 2700 m. sud-ovest, in 
vicinanza della strada provinciale Piacen- 
tina. Parrocchia di S. Bernardo. Ab. 249. 
— Vi possedettero i De Lemene, 29 giugno 
1381 ; Passerino Cadamosto, 19 dicembre 
1390; i Mairani, 16 marzo 1405,21 giugno 
1426, 20 dicembre 1443. Ha oratorio di 
S. Margherita, fabbricato nel secolo XVI, 
per comodità delle varie terre e cascinaggi 
spettanti alla parrocchia di San Biagio, da 
essa molto distanti. Vi risiedevano due mo- 
naci Olivetani per il servizio delle cascine, 
essendo impraticabile 1' antica chiesa di 
S. Bernardo. Credesi promotrice di questa 
chiesa la famiglia Contarico, padrona di 
Bosco del lupo ed adiacenze. L'altare fu 
rifatto nel 1732 da Don Anselmo Moles, Vi- 
cario di S. Maria della Clemenza. Fu in 
questi ultimi anni abbellita e dotata di 
campane per opera principalmente del sa- 
cerdote Carlo Cavagnari, allora coadiutore 
di S. Bernardo. (Vedi Albarola). Proprietà 
Eredi Ghisi, Cornaggia, Monte di Pietà, 



214 



ORA 



OR 



Villa rag. Luigi, Ciceri Pietro, Pegolotti 
Chiara, Griffini Camillo, Minoia Angelo. 
'Olmo. Era nel comune e nella parrocchia 
di Senna. Fu distrutto, 

* Olnizeta. Nome perduto di un luogo nel 

territorio di Castione, nella regona dell'Adda 
(subtus Pozoltum 1223^, trae forse il nome 
dalla quantità di Ontani, chiamati in dia- 
letto Onizzi, Olnizi. (Vedi Albarolà). 

Olza. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Zorlesco, da cui dista circa 600 
metri nord. Antico possedimento dei Vista- 
rmi. Ha oratorio dell'Annunciazione di Maria 
Vergine (1659). 

Olza. Colatore proveniente dalla posses- 
sione dell' Olza e che mette nel Brem- 
biolo. 

'Olzola. Nome perduto di un luogo nel 
territorio di Meleti. In una carta di cambio 
del 29 maggio 1192 è nominato questo luogo 
ceduto da un Pietro di Casale, col con- 
senso del vescovo di Lodi, e dell'abate di 
S. Pietro di Lodi Vecchio, a Monaco, pre- 
vosto della chiesa di S. Maria della Cava. 

'Olzola. Nome perduto di un luogo nel 
territorio di Mairago; il 14 novembre 1183 
Martino capitano dei Tresseni donò 129 
pertiche di terra in questo luogo per la 
fondazione e dotazione della chiesa di San 
Martino dei Tresseni in Lodi; confinavano: 
a mane ecclesia dicti loci (Mairago) a me- 
ridie strataj a sera et a monte de Grassis. 

Opificio meccanico grandioso per la fi- 
latura e tessitura in lana, che impiega più 
di 500 operai d'ambo i sessi. Fu iniziato 
circa 20 anni fa da una società di corag- 
giosi ed intraprendenti industriali lodigiani- 
È al luogo detto il Molino d'abbassOj a 
breve distanza, per non dire sotto le mura 
di Lodi, prospicenti Selva Greca. È Par- 
rocchia di San Bernardo. Proprietà Cremo- 
nesi, Varesi, e comp. 

Oratorio do' morti. Frazione del 
comune e della parrocchia di Maleo. 

* Oratorio dei morti militari. 

Era fuori di porta Castello, tra i Ratti e 
le Biaghere, entro le fortificazioni del Ca- 
stello, ora distrutto (1789). 
" Oratorio di Francesco di 
Paola. Era nella parrocchia di Orio 
Litta; fu distrutto nel 1878. 



Oratorio di San IPietro. Frazione 
del comune e della parrocchia di Maleo. 
Ha oratorio dedicato a San Pietro martire 
ed alla B. Panacea. 

Oreum, Orinili. Oggi Orio; corte vi- 
cina al castello di Montemalo (6 settembre 
1119; settembre 1142; giugno 1153; 13 
marzo 1156). (Vedi Orio Litta). 

Orfanotrofio Femminile di Co- 
dogno. Ebbe a fondatore Domenico Mattia 
nel 1727 — Arricchito per altri lasciti, fu 
per decreto governativo riunito a quello di 
Lodi nel 1789, dal quale si staccò nel 1800. 
Il patrimonio al 31 dicembre 1880 serviva 
a ricoverare diciasette orfane; le quali fre- 
quentano le scuole comunali elementari e 
vengono neh' interno dello stabilimento i- 
strutte nei lavori donneschi. 

Orfanotrofio Maschile di Co- 
dogno. Ebbe origine da disposizione te- 
stamentaria Bignami-Bertoletti dal 1797, e 
s'arrichì per parecchi lasciti di cui l'ultimo 
nel 1867. Ricovera ventitre orfani che sino 
ai 12 anni vengono istruiti nello stabili- 
mento, e quindi applicati alle arti e me- 
stieri nel borgo presso i capi bottega. 

Orfanotrofio femminile di Lo- 
di. Ripete la sua istituzione dal 1654 per 
legati Baglioni-Pozzi Lucrezia e contessa 
Secca Gavazzi, per il mantenimento, rico- 
vero ed educazione, di fanciulle povere della 
città, dai sette ai diciotto anni, orfane per lo 
meno di padre, oltre l'educazione e manteni- 
mento di pensionate private della città e di 
due del comune di Pandino. Oggi conta 
43 orfane ricoverate, ed ha una rendita 
di annue lire 32 mila. Il locale formava 
parte del convento di Santa Chiara Nuova, 
(vedi) ed è posto in Via Gorini. 

Orfanotrofio Intaschile di Lodi. 
Fu istituito da mons. Antonio Scarampo, con 
istromento 24 gennaio 1575, ed affidato ai 
Chierici regolari della religione Somasca, in- 
trodotta in Lodi appunto per questo scopo. 
Venne in principio assegnata per abitazione 
dell' istituto la chiesa dei Santi Andrea e 
Figliastro, ora incorporata coll'Ospedale Mag- 
giore. Nel 1615 i Padri Somaschi compe- 
rarono il già monastero e chiesa di Santa 
Maria di Paullo delle monache umiliate, e 
quivi nel 1757, per opera del Padre Don 



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215 



Giacomo Veggetti venne trasferito l'orfa- 
notrofio maschile cedendo il locale di Santo 
Andrea alle Orfane. L'Orfanotrofio occupava 
le case di fronte al collegio dei Somaschi, 
da essi comperate dal nobile Don Carlo 
Fissiraga e da Pietro Toscano, ed aveva 
una comunicazione sotterranea col Collegio 
stesso. Aboliti i Somaschi, gli orfani abi- 
tarono per qualche tempo nel soppresso 
monastero degli Agostiniani di Sant'Agnese, 
e poi furono definitivamente ristabiliti, col- 
l'annesso ufficio d'amministrazione, nel luogo 
ove sono presentemente. Alla rendita lasciata 
da monsignor Scarampo si aggiunsero quelle 
del nobile Ottaviano Popolo, sacerdote lodi- 
giano, dei sacerdoti Borzio e Martelli e della 
famiglia Colombani , oltre a frequenti altri 
sussidi somministrati dall' istesso popolo lo- 
digiano nelle più calamitose circostanze. — 
Non si conosce il numero dei ricoverati 
all'atto della fondazione; nel 1619 erano 23; 
verso il 1650 erano 12; verso il 1700, 16; 
nel 1859, 31; ora sono 33. Conteneva una 
galleria di ritratti dei Benefattori che pro- 
mossero l'opera pia, ora in gran parte ma- 
landati e dispersi. 

Orgnaga. Frazione del comune e della 
parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui dista 
circa 1800 metri nord. Abitanti 58. Over- 
gnaccij Overgnaga (maggio 1121; settembre 
1142 ; aprile 1143; giugno 1152). Nome 
di celtica desinenza: fu feudo dei capi- 
tanei di Cornajano (1124) dai quali passò 
ai Cadamosto. (Vedi Brassalengo). Questo 
luogo diede il nome alla famiglia degli 
Overgnaghi, che si distinse nelle infauste 
fazioni che funestarono Lodi nel secolo XIII. 
Vi passava la strada Romea, diretta da 
Piacenza a Milano per Lodi Vecchio (1383). 
La plebania di Orgnaga neh' anno 1261 
pagò denari 27 di taglia, imposta dal no- 
taio Guala, legato del Papa al clero di 
Lodi: da essa plebe dipendevano le chiese 
di Cornajano, GualcolengOj Massalengo, San 
Leone di Bargano, Santo Matho, Zemetij 
Santa Maria in Brexana, San Simone, San 
Martino e San Giorgio in Solarolo, e Bru- 
xalengo : dista da Lodi chilometri 6,666, 
sud-ovest. Proprietà Rozza. 

Orgnagliina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Pieve Fissiraga, da cui dista 



circa 1000 m. nord. Abit. 40. Faceva an- 
ticamente parte della Pieve di Orgnaga. 
(Vedi). Proprietà Greppi. 
Orio Litta. Comune del Mandamento di 
Casalpusterlengo. Ufficio postale, Ospeda- 
letto lodigiano; sezione elettorale di Senna. 
Agenzia delle imposte, ed Ufficio del re- 
gistro di Casalpusterlengo; Ufficio delle ipo- 
teche di Lodi. Abitanti 1979; superficie 
ettari 910,37; bilancio comunale L. 16,200. 
Distanza da Lodi chilometri 18,148 sud, 
sulla sinistra costiera del Po, dove questa 
forma angolo colla sinistra del Lambro , 
che entra in queste vicinanze nella bas- 
sura padana. Parrocchia del Vicariato di 
Brembio, col titolo della Decollazione di 
San Giovanni Battista, di anime 2131, sul 
luogo Ab. 1670. — Oreumj Orium — Carlo 
il Grosso l'anno 885 donò all'abbazia di 
S. Pietro di Lodi Vecchio molte proprietà 
che egli teneva nella villa di Orio presso 
il Lambro (dedif centum jugera terree ad 
orium in contrata que dicitur de susinatej. 
Anche re Berengario confermò al detto mo- 
nastero molti privilegi, et dedit 80 jugera 
terree apud Lambrunij cum capella imam 
in eodem campo sita, dei quali beni il 
vescovo di Lodi Amajone ottenne nel giugno 
dell' 892 la conferma dall'imperatore Guido. 
I monaci di San Pietro di Lodi Vecchio, 
ridussero gran parte delle paludi di Orio 
a buona coltivazione. Vicino ad Orio era 
il castello di Montemalo (vedi) dei cui beni 
Anselperga, vedova dell' imperatore Lodo- 
vico II, il 10 marzo 877 fece dono al mo- 
nastero di S. Sisto di Piacenza, unitamente 
ad altri che possedeva nelle corti di Prada 
e Corte milanese {Corte San? Andrea). Il 
1.° aprile 1140 il vescovo Giovanni investì 
a titolo di pegno, per otto anni, Uberto 
Casetti, di molti beni della sua mensa, tra 
i quali è citato anche Orio, nella cui corte 
certo Sempretto si era usurpati alcuni di- 
ritti contro il vescovo. L'anno 1150 Oberto, 
arcivescovo di Milano, giudicò in favore 
di Lanfranco Cassino, vescovo di Lodi, che 
si dovesse distruggere una chiesa che Mar- 
tino, abate di Santa Cristina, arbitrariamente 
aveva fatta costruire ed ufficiava nei con- 
fini della diocesi laudense presso Monte- 
malo. L' anno 1163 Rainaldo arcivescovo 



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di Colonia, vi fece rifabbricare il castello 
di Montemalo, famoso per la battaglia ivi 
successa tra i capitanei ed i valvassori 
milanesi e lodigiani (Vedi Cantonale). Il 
24 febbraio 1183 Lanfranco dei Tresseni, 
la cui famiglia era feudataria del luogo, 
rinunciò ad Alberico del Corno, vescovo di 
Lodi, ogni ragione sopra la quinta parte 
dei frutti nei ronchi di questo territorio, il 
quale, in seguito ricadde in potere dei 
Milanesi, giacche nel 1198 avendo questi 
chiesta l'alleanza dei Lodigiani, costoro ce- 
dettero a condizione però che i milanesi 
restituissero loro le castella numerose che 
possedevano sul lodigiano, tra le quali è 
numerata anche quella di Montemalo (28 
dicembre). L'anno 1237 i Milanesi, in lotta 
contro Federico II, vi gettarono un ponte 
sul Lambro; e l'anno dopo, Arrigo da Monza, 
podestà di Piacenza e comandante delle 
forze collegate di Lombardia, mandò l'eser- 
cito piacentino a danno dei lodigiani che 
tenevano le parti dell'imperatore Federico II: 
questo milizie posero l'assedio al castello 
di Orio, che presero e distrussero: vuole 
il Musso che ad Orio poco dopo succe- 
desse una battaglia tra i Lodigiani ed i 
Piacentini, nella quale sembra che questi 
ultimi avessero la peggio. Nelle vicinanze 
di Orio eravi una località detta Cereta, 
sul Lambro: da alcune testimonianze as- 
sunte nel mese di giugno 1172, risulta che 
quivi, ovvero a Mombrione od a Salavano 
esigevasi il pedaggio delle navi che risa- 
livano il fiume per conto della città di Lodi. 
L' anuo 1261 aveva chiesa plebana, che 
pagò tre soldi imperiali di taglia imposta 
al clero di Lodi dal notaio Guala, Legato 
pontificio. Da questa plebe dipendeva la 
chiesa di Livraga. Passò in seguito in feudo 
ai Cavazzi conti della Somaglia; nel 1661 
fu conferito ai Dati di Cremona e nel 1703 
nuovamente ai Somaglia, i quali verso la 
metà del secolo scorso vi costrussero una 
fra le più belle villeggiature, celebrata per 
ampiezza del palazzo, con teatro, cavallerizza 
e giardini; disegno dell'ardi. Gio. Ruggero, 
romano. Bellissima posizione, degna di es- 
sere visitata dalla vaga curiosità dei fo- 
rasticri. Nel magnifico palazzo riposò per 
molti anni il celebrato Pellegrino, il quale 



se n'è andato non^si sà dove ed il famoso 
quadro più non forma la curiosità de' fo- 
rastieri che lo visitano. Questo palazzo, 
per molto tempo deserto, fu utilizzato ad 
uso filanda, ed ora è nuovamente deserto, 
e sorge sull'antico castello di Montemalo. 
L'anno 1733 questo luogo fu maltrattato, 
dalle truppe del re Carlo Emanuele Ha 
Antonia della Somaglia, contessa d'Orio e 
sorella di Alberico lì principe di Belgio- 
gioso, fu donna di molto sapere: così pure 
il padre Pio Rossi, nativo di Orio (scorcio 
del secolo XVI), pubblicò in latino i com- 
mentari sulla vita di San Gerolamo, stam- 
pati in Como nel 1623; e Bassano Ru- 
biati, professorefjdi umanità, e cappellano 
della scuola di San Paolo, a cui allude il 
Gabiano nella Laudiade: 

« Non ultimo tra borghi Orio t'appare 
Forse all'Oreadi stanza. Egli qui nacque 
Che ad onore di Lodi i figli educa 
E ai seguaci di Paolo e a' devoti 
Sacri porge della fé conforti ». 

Dai Somaglia passò ai Li Ita che ne lascia- 
rono il nome. L'anno 1833 era proprietario 
del tenimento di Orio il nobile Riccardo 
Holt, gentiluomo inglese. I Litta unitamente 
al palazzo possiedono la tenuta di S. Pietro, 
mentre il resto dell'antico feudo dei So- 
maglia è della casa Avondo di Torino. E 
nuovamente citiamo ad onore del luogo, 
altri versi del poeta: 

« Ed Orio più che mai fertile e ricco 

I suoi granai ricolma , e qui stupite 
Ammiran le vezzose Oreadi, sparse 

II biondo crine sull'erbreneo collo 
Di qua, di là, vagar Cerere diva ». 

Sotto il 13 febbraio 1653 troviamo un 
Paolo Livraga di Orio, decapitato in Lodi 
e il 29 giugno 1700, un Giovanni Battista 
Canti notto, detto il Rigolinoj pure di Orio 
appiccato in Lodi unitamente ad altri gras- 
satori di strada; i capi di questi assassini, 
recisi dal busto, furono appesi agli alberi 
sui luoghi dei delitti. Sulla fine di novembre 
del 1765 i contorni di questo paese e di 
S. Andrea furono funestati dalla presenza 
di una lupa idrofoba, la quale assassinò a 
morte circa 17 persone, otto delle quali, 
orribilmente maltrattate perirono nell'Ospe- 
dale maggiore di Lodi. La fiera fu uccisa 



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da tre uomini: il primo l'afferrò per la 
strozza, il secondo pei fianchi, ed il terzo 
le spaccò il cranio a colpi di martello. 
Altri lupi comparvero in quel verno: d'or- 
dine del Governo vennero Uccisi tutti i 
cani, e si intraprese una caccia generale, 
sotto la direzione del conte della Somaglia. 

Oriolo. (Vedi Lago Barillì). 

Ospedale di Casalpusterlengo. 
Trae la sua origine dal testamento di Ge- 
rolamo Canale in data 19 aprile 1644 e si 
regge secondo le norme tracciate dalla 
legge 3 agosto 1862 e dal Regolamento 27 
novembre stesso anno. L'attivazione fu san- 
zionata nel 1649 da Mons. Pietro Vidoni, 
in allora Vescovo di Lodi, mediante bolla 
7 settembre del detto anno, e prese il no- 
me di Ospitale dei Poveri infermi di San 
Rocco. Esso ha per iscopo il ricovero e la 
cura degli infermi poveri di ambo i sessi, 
affetti da malattie acute, appartenenti al 
comune di Casalpusterlengo, e tiene anche 
un letto a disposizione di un ammalato po- 
vero del vicino soppresso comune di Cas- 
sina de' Passerini, in forza di lascito di An- 
tonio Maria Bignamini, giusta istrumento 
1.° dicembre 1786. Nel luglio del 1883 si è 
pensato alla cura speciale dei pellagrosi, e 
perciò vennero allestiti appositi bagni e 
compilato un regolamento pel quale ven- 
gono ammessi alla cura anche pellagrosi 
dei limitrofi comuni. 

Ospedale di Codogno. Fin dal 1462 
Manfredino Gibelli provvide alla fondazione 
di un ospedale in comune di Codogno sotto 
il nome di S. Tomaso. Carlo Maria Belloni 
dispose pure per l'erezione di un ospedale 
con atto dell' 8 novembre 1681. Francesco 
Maria Brambati nel 1715 fondava per te- 
stamento un altro ospedale detto della 
SS. Trinità. Nel 1768, per dare a tali isti- 
tuzioni maggior efficacia, se ne affettuò la 
fusione costituendo l'attuale civico Spedale. 
L'amministrazione, a termine delle disposi- 
zioni diverse dei testatori, e delle modifi- 
cazioni introdotte col decreto 14 luglio 1867, 
ò devoluta ad un Consiglio di sette membri, 
tre nominati dal Prefetto della Provincia, 
sopra proposte del Consiglio Comunale; tre 
dalla famiglia Belloni ed il settimo dal Go- 
verno (a mezzo del Prefetto), con voto li- 



mitato. Nel 1775 si aggiunsero ai redditi 
del civico Ospedale anche le rendite ospi- 
taliere del vetusto Legato Gibelli. — Nel- 
l'anno 1781 si compì il nuovo edificio, ove 
ora ò stabilito, posto a sud est del borgo, 
affatto isolato, secondo il monumentale di- 
segno dell'Architetto Francesco Soave. Fra 
i molti lasciti pervenutigli giova citare 
quelli di Manfredi Domenico, e del Sac. Giu- 
seppe Peroni, di L. 225 mila in complesso, 
che permisero di estendere l'azione dell'O- 
spedale anche fuori del comune di Codogno, 
e quello di Anna Mola Milani, e di Da- 
miani Elisabetta che disposero per 1* eser- 
cizio economico di una farmacia. 

Ospedale di Maleo. Fu istituito da 
Luigi Corazza col suo testamento 5 gen- 
najo 1847 e codicillo 7 gennajo 1847, e 
riconosciuto in Corpo Morale con R. Decreto 
7 gennajo 1866 ; ed è retto dallo statuto 
organico approvato con R. Decreto 6 di- 
cembre 1878. Dispone di quattro letti a 
favore degli ammalati poveri di Maleo, e 
fornisce medicinali a quelli curati a domi- 
cilio. Ha un bellissimo edificio. 

Ospedaletto Lodigiano. Comune 
del Mandamento di Casalpusterlengo; uf- 
ficio postale e sezione elettorale di Senna 
Lodigiano. Agenzia delle imposte, ufficio 
del registro di Casalpusterlengo , ufficio 
delle ipoteche di Lodi ; ufficio telegrafico. 
Ab. 1854; superficie ettari 796,20; bilancio 
comunale L. 13100; distanza da Lodi chi- 
lometri 17,963 sud. Parrochia del vicariato 
di Brembio col titolo dei Santi Pietro e 
Paolo apostoli, di R. Patronato; an. 1786. 
Stazione ferroviaria linea Pavia-Cremona. 
Insigne monastero dei Gerolamini. Secondo 
l' opinione del canonico Defendente Lodi 
questo Monastero avrebbe avuto origine 
dalla famiglia Balbi di Lodi , e non da 
quella pavese o milanese come vogliono 
altri. Antichissimo è questo luogo, fin dai 
tempi di Lodi Vecchio, col titolo per altro 
di Ospedale se non di monastero. L'anno 
1144, 4 aprile i conti Palatini di Lodi fe- 
cero dono ai monaci di S. Pietro di Senna, 
che così chiamavasi anticamente questa 
borgata, di circa 17800 pertiche in boschi_, 
pascoli, prati, zerbi, paludi e salegys (bo- 
schi di salice). Chiamossi con questo nome 

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perchè appunto la sua prima istituzione 
era di prestare l'ospitalità ai pellegrini 
che viaggiavano pei luoghi santi di Pale- 
stina e di Roma, voto che era generale a 
quei tempi e che fece sorgere in Italia 
infinito numero di siffatti stabilimenti. I 
frati di Ospedaletto, ai 13 luglio 1152, pro- 
testarono a Monsignor Lanfranco Cassini, 
ultimo Vescovo di Lodi Vecchio e primo 
di Lodi nuovo, di essere sudditi fedeli dei 
vescovi di Lodi, quando però questi non 
s'ingerissero nella mutazione dei frati e 
non li dessero sotto la giurisdizione di altri; 
al che il vescovo diede parola firmando la 
scrittura con proprio pugno. Erano a quei 
tempi (1220) padroni di questo luogo i conti 
Palatini di Lodi, i quali possedevano tutto 
il territorio di Somaglia, che abbracciava 
i comuni limitrofi del Pizzolano e Senna. 
Nel 1261 l'ospedale di Senna, unitamente 
alla chiesa di San Bartolomeo (di Borasca) 
fu tassato in lire 3 e soldi 4 imperiali, 
somma ingentissima, dal notaio Guala, Le- 
gato pontificio nella Diocesi di Lodi. Cogli 
anni poi l'ospedale si acquistò il gius feu- 
dale di Ospedaletto, ed accrebbe a tanta 
ricchezza, mercè la pietà dei conti Palatini, 
che da un istromento fatto il 31 ottobre 
1337 alla presenza di Marco Garotta, Ni- 
colino da Potestà e Franzolo Olzello, con- 
soli e sindaci del comune di Ospedaletto, 
col quale il priore Michele dei Grassi po- 
neva alle pubbliche tavole i beni del suo 
monastero, appare che gli stessi beni ascen- 
devano già a pertiche 27076. Altrettanto 
non può dirsi dei loro costumi, giacché vi- 
vendo essi senza disciplina, come tutti gli 
altri regolari di quel tempo, si rifiutarono 
di riconoscere la superiorità del vescovo, 
anzi giunse a tanto la loro audacia, che 
nel 1306 un frate Giacomo Bonone, coi suoi 
compagni, si oppose, cofl'armi alla mano, 
alla visita che al monastero voleva prati- 
carvi il vescovo Bernardo Talenti: il ve- 
scovo perciò punì i frati di scomunica e 
pose l'interdetto sulla loro chiesa. L'anno 
1353 l'arcivescovo Giovanni Visconti, signore 
di Milano, portandosi da Pavia a Cremona, 
dimorò per qualche giorno ad Ospedaletto, 
e in ricompensa della cura dimostratagli, 
il 31 marzo fece nella chiesa del convento, 



a quel priore Jacopo de Armasoli, la dona- 
zione del fondo del Pizzolano, di 4250 per- 
tiche, confiscato ai conti Palatini di Lodi. 
A questa donazione l'anno 1401 Giovanni 
Galeazzo Visconti aggiunse anche il con- 
vento dei Gerolamini di Castellazzo fuori 
di Porta Ticinese di Milano. Dopo che nel 
1424 il beato Lupo d' Olmeto restituì l'ordine 
Gerolamino all' antica disciplina questo ce- 
lebre monastero, gli fu dato in commenda 
e vi rimase fino a quando il proprio com- 
mendatore l'ebbe nuovamente nel 1433 ri- 
dotto ad abbazia, d'onde in poi divenne 
continuamente la sede dell'abbate generale 
dell'ordine, primo ottenendo una tale di- 
gnità il padre Giovanni di Robles. Fa d'uopo 
credere per altro che al monastero, durante 
il tempo in cui fu dato in commenda, per 
alcuni potenti, o per la rapacità degli stessi 
commendatori, venissero dilapidate molte 
sostanze, ad onta dei molti privilegi statigli 
concessi tra i quali annoverasi quello con- 
cesso dalla duchessa Bianca Maria, vedova 
di Francesco Sforza, l'anno 1462, con di- 
ploma del 15 ottobre, col quale accordò al 
monastero ogni immunità sui beni che pos-! 
sedeva e sui prodotti che questi monaci 
conducessero a Milano, Lodi, Pavia ed 
altre città del ducato, e si servissero li- 
beramente delle acque della Muzza per. 
l'irrigazione. Il Beato Costanzo da Gaza- 
niga, priore del monastero e secondo abate 
generale dell'ordine, allo scopo di ricu- 
perare i beni distratti, presentò una sup- 
plica al duca Giovanni Galeazzo Visconti: 
questi beni, consistenti nelle possessioni 
del Pizzolano, vennero il 13 dicembre 1477 
restituiti. Bisogna che il suo ospedale in 
questi tempi sia stato frequentatissimo e 
le sue rendite bene ammininistrate e gli 
infermi debitamente curati , se , mentre 
Monsignor Pallavicini concentrò tutti gli 
altri della città e della diocesi di Lodi, 
perchè non corrispondevano più allo scopo, 
nell'Ospedale Maggiore, quello di Ospeda- 
letto venne conservato. È in questo tempo 
di grande floridezza che venne fabbricato 
il grande monastero: 'erano sue proprietà 
tutte le terre del paese, i vicini cascinali 
detti il Cristo* Cassino, di mezzo, Cassina 
di sopra* i dintorni della parrocchia del 



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Pizzolano. In questi tempi Jacopo Gabiano 1 
cantava nella sua Laudiade: 

« Di ricchi padri sotto il pio dominio 
Ospedaletto mostra i campi aprici 
Di folta e bionda messe inghirlandati 
Quando al fervido cancro il sol rimonta ». 

E più avanti: 

« Copia di biade all'avido colono 
E agli ospiti fornisce Ospedaletto j>. 

In una relazione dell'anno 1609 leggiamo 
che « i Monaci Eremitani di San Gerolamo 
di Ospedaletto, dove risiede il Generale d'I- 
talia, con 30 o 40 monaci.... governano 
l'entrata di 12 o 14 mila scudi. » E dalla 
Sinodo di Mons. Seghizzi (1619) ricaviamo 
che vi erano sacerdoti 19, chierici 9, no- 
vizi 12, laici 7, ed un rettore in cura di 
anime; abitanti 818. Nel 1681 vi albergò 
l'arcivescovo Visconti, prima di insediarsi. 
In questo tempo il conte Teodoro Landi 
aveva un figliuolo suo, Pellegrino, nel con- 
vento di Ospedaletto, il quale per alcuni 
delitti commessi, ivi tenevasi prigione dai 
suoi superiori fino dal 25 settembre 1679. 
(Vedi Cassino, dei Livraghi): ciò venuto a 
cognizione del padre, portossi subitamente 
verso la mela del 1680 a questa volta, 
accompagnato da una mano di 40 suoi 
cagnotti, ed assalendo improvvisamente il 
monastero, fuor ne trasse il figlio a viva 
forza. Qui sul fine di maggio dell'anno 1746 
si accampò l'esercito spagnuolo, capitanato 
dall'Infante e dal Generale conte Millebois, 
diretto alla presa di Pizzighettone; da Ospe- 
daletto andava inquietando i Francesi al 
di là del Lambro. Il 26 luglio 1765 Mon- 
signor Salvatore Andreani vescovo di Lodi 
si recò qui, unitamente a molti notabili 
lodigiani, a complimentare la principessa 
di Spagna, sposa del principe, diretta a 
Cremona, la quale aveva ospitato nel con- 
vento. Questi monaci, che esercitarono il 
diritto feudale fino all'estinzione dei feudi, 
e vivevano lautamente largheggiando con 
tutti, furono soppressi nel 1798. 1 loro beni, 
incamerati, vennero in seguito venduti a 
diversi privati. Il paese sente ancora il 
frutto delle beneficenze di quei monaci. Il 
grandissimo convento fu distrutto e non 
rimane che la cinta del giardino e l'appar- 



tamento del noviziato, che servo di abita- 
zione al fittabile di una vasta possessione. 
La facciata della chiesa, ancorché guasta, 
sta sopra d' ogni altra delle chiese lodi- 
giane; il suo coro ha bellissimi intagli, 
opera del milanese Carlo Garavaglia. Nel 
mezzo del paese havvi una bellissima me- 
ridiana costrutta dal Padre Sopransi e 
rislaurata dall'ingegnere Dionigi Biancardi. 
Qui ebbe nascita nel 1752 Ambrogio Mi- 
noja, valente maestro di canto, il quale 
nel 1797 ebbe la medaglia d'oro di 100 
zecchini destinata dal Generale Bonaparte 
al compositore della miglior sinfonia in 
morte del francese Generale La Hoche. 
Nell'incoronazione di Napoleone in Re di 
Italia nel 1805 compose un Veni Creator 
ed un Te Dio lodiamOj eseguiti nella me- 
tropolitana di Milano con 300 parti d'or- 
chestra e di cantanti. Morì censore del 
Conservatorio di musica di Milano nel 1825. 
L'attuale . arciprete Don Carlo Uggè ed il 
signor Antonio Pedrazzini di Ospedaletto, 
ottennero una menzione onorevole all'Espo- 
sizione musicale nazionale di Milano (1881). 
Il maestro locale, Gianstefano Cremaschi, 
pubblicò una breve monografia di Ospeda- 
letto, ed alcuni saggi di dialetto lodigiano. 
Ha un Luogo pio, originato nel 1866 per 
legato Balbi ed accresciuto poi dal Carrara 
onde distribuire elemosine, doti, medicinali 
e sussidi ai poveri del comune ; ammini- 
strato dalla Congregazione di Carità. Un 
Pietro Guidotto di Ospedaletto fu appiccato 
in Lodi il 14 giugno 1670. 
Ospitala, (Bolletta). 18 a bocca della Muzza 
da cui esce sotto la levata della Muzzetta, 
della portata di oncie 35, modellata nel 
1702. Proprietà dell'Ospedale Maggiore di 
Lodi. 

Ossaga. 07 a roggia che esce dalla Muzza 
sotto la levata Somaglia, della portata di 
oncie 75. 

Ossago. Comune del Mandamento di Bor- 
ghetto: ufficio postale, Lodi; sezione elet- 
torale di San Martino in Strada ; agenzia 
delle imposte ed ufficio di registro di San- 
t'Angelo Lodigiano; ufficio delle ipoteche 
di Lodi. Ab. 1771; superficie ettari 1117,72; 
bilancio comunale lire 11800. 'Distanza da 
Lodi chilometri 8,518 sud. Parrocchia del 



220 



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Vicariato di Mairago, col titolo dei Ss. Ger- 
vaso e Protaso, di anime 1717. Orxago. 
Nome di celtica derivazione. Le prime me- 
morie che si hanno di questo luogo risal- 
gono al 972 in cui vi possedevano i mo- 
naci di San Pietro di Lodiveccchio che ne 
dissodarono il terreno. Però vuoisi che nel 
suo territorio avesse avuto luogo una bat 
taglia tra Odoacre e le ultime falangi del 
romano impero e dal numero grande di 
morti ivi rimasti, in seguito venisse chia- 
mato anche Ossago. Onde il Gabiano: 

a Ossago le tant'ossa in grembo serba 
Che il fiero seminò Marte cruento ». 

La vera causa del nome non si potrebbe 
diversamente congetturare, qualora non si 
volesse intendere Orxago dalla quantità di 
orsi. Anticamente apparteneva alla pieve 
di San Martino in Strada, i cui preti vi 
esigevano le decime: innalzatasi quindi la 
chiesa sorsero contese con quelli di San 
Martino per cagione dei confini, le quali 
furono appianate l'anno 1204 dal vescovo 
Alberico del Corno. L'anno 1226 un Pietro 
Soffientini fu subinvestito dai capitanei di 
Merlino, feudatari di Ossago e di S. Mar- 
tino in Strada, di 19 pezzi di terra situati 
tra quel di Ossago e di S. Martino. L'anno 
1261, la sua chiesa, già abbastanza consi- 
derevole, fu tassata in soldi tre e mezzo 
imperiali dal notajo Guala, Legato ponti- 
fìcio, presso la diocesi di Lodi; era nella 
plebe di S. Martino in Strada. L'anno 1449 
un Bassiano Codazzi, chierico, figlio di Gia- 



comino, era beneficiato della prebenda par- 
rocchia dei Ss. Gervaso e Protaso di Os- 
sago. Il 2 gennajo 1633 in occasione della 
nomina del console, avvenne una lite tra; 
un Antonio Vaccari, uomo facinoroso, ed 
un certo Baldassare, il quale ebbe dal suo 
competitore un'archibugiata da cui andò 
salvo; si attribuì la sua salvezza ad un 
miracolo della B. V. del Carmine. — 11 
2 gennajo 1720 un Tulio Cosma e Damiano, 
console di questa comunità, fu appiccato 
in Lodi; e Cuppia Giuseppe pure di Ossago, 
il 19 dicembre 1719 perì sotto il tormento 
della ruota sulla piazza di Lodi. L'anno 1720 
un Quinteri Domenico di Ossago era cano- 
nico della cattedrale, ed il 29 dicembre 1807 
vi nacque Domenico Maria Gelmini, attuale 
vescovo di Lodi. Vi hanno posseduto i Pa- 
dri Domenicani, ed i Canonici Regolari La- 
teranensi (Bertoline). Nel 1771, soppressa 
la canonica di San Romano, questa pos- 
sessione fu comperata dal sig. rag. Car- 
l' Antonio Germani. Alla chiesa parrocchiale 
toccò un altare di marmo della soppressa 
chiesa di San Romano. In questa chiesa è 
un'insigne cappella, Mater AmabiliSj, con 
busto di M. V. di terra cottaci eccellente 
pittura; questo busto, che apparteneva ai 
PP. Gesuiti di Brera, fu comperato dal Ce- 
saris proposto dell'Acquazzone, e da questi 
donato all'arciprete di Ossago, come da iscri- 
zione unita. 111. sig. D. Francesco Carcano, 
di Milano, padrone, 1787. 
* Overgnaca, Overgnaga ora Orgnaga. 
Maggio 1121; settembre 1142; aprile 1149; 
giugno 1151. 



IPacierna Cesarina. 42. a Roggia che 
esce dalla Muzza , sotto la levata Badia 
gesuita della portata di oncie 32. 

Paderna Somaglia Isimlbarcla. 

66. a Roggia che esce dalla Muzza sotto la 
levata Cavallona, della portata di oncie 79,0. 
Paderno do' Oarniselli. Frazione 
del comune di Lodi e Chiosi, da cui dista 
circa tre chilometri ovest. Parrocchia di 
S. Gualtero. Il suffisso crno molte volte in- 



dica luogo di lavoro febbrile (V. Patemum). 
Nel 1189 vi possedevano le decime, per 
conto del vescovo di Lodi, i signori di Sa- 
larano: si chiamava allora Paternello. Fu 
proprietà dei Carniselli, da cui trasse an- 
che il nome. È opinione del Giulini che 
questa terra, unitamente al Fanzago ap- 
partenesse a Milano. Ha un antichissimo 
Oratorio dedicato a S. Rocco. Abitanti 98. 
Propr. Gerosa Antonio. 



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221 



Paderno Isimbardo. Frazione del 
comune e della Parrocchia di Massalengo, 
da cui disia circa 800 m. nord. Abit. 198. 
Patherno (V. Paderno dé CarnisJ. Vuoisi 
denominato così anche perchè eretto da 
certo Paderno, frate Domenicano. Nel 1224 
le sue decime erano infeudate ai Capitanei 
de Cornajano. Nel medio evo fu feudo dei 
Cadamosti, indi dei Bononi e poscia della 
famiglia Isimbardi pavese, che lasciò il 
nome al luogo. La più antica memoria di 
questo luogo risale all'anno 972 in cui era 
dei monaci Benedettini di S. Pietro di Lodi 
Vecchio, che ne ridussero le terre a col- 
tivazione. Ha oratorio dei Ss. Francesco e 
Domenico. Propr. Baggi e Griffini. 

Patinilo. Frazione del comune e della 
Parrocchia di Abbadia di Cerreto, da cui 
dista circa 900 m. nord. Trae il nome dalla 
sua posizione palustre, essendo esistito in 
quella località un vasto stagno prosciugato 
e ridotto a coltivazione in gran parte dai 
Cistercensi di Cerreto. È vicino al confine 
cremasco ed ha 25 abitanti. (V. Bossi). 

Padnllo. Frazione del comune e della 
parrocchia di Ospedaletto Lodigiano, da 
cui dista circa 500 metri ovest ai piedi 
della costiera del Po. Così chiamato per- 
chè sorto in luogo palustre. (V. Dossi). 

Pagnana. Frazione del Comune di Ma- 
rudo , da cui dista circa due chilometri 
nord-est. Parrocchia di Vidardo , da cui 
dista circa tre chilometri. AbitantiJ158. È 
a breve distanza dalla destra del Lambro. 
Nel 1633 faceva comune con Castiraga Pa- 
gnana. Il nome le deriva da una famiglia. 
Proprietà Hagerman. 

Pagana. 29 a roggia che esce dalla Muzza 
sotto il levatone di Paullo, della portata di 
oncie 21. 

Palasia. Cavo irrigatorio della Gerra 
d'Adda, estratto dal Torme Serve per l' ir- 
rigazione del latifondo di Corte Palasio e 
Cerreto. 

Palazum qui dicitur Pignanunij sulla 
sponda sinistra dell'Adda, 4 Maggio 1025; 
ora Palazzo * territorio Cremasco. 

Palazzotto. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi da cui dista circa un chilometro 
ovest. Parrocchia di S. Fereolo. Abitanti 27. 
È in vicinanza della destra costiera del- 



l'Adda. Proprietà Galmozzi Enrico, Luigi di 
Vittorio. 

Palazzina. Frazione del comune e della 
parrocchia di Brembio , da cui dista circa 
500 metri nord-est. Ab. 10. Propr. Olivari 
Vincenzo. 

Palazzina. Frazione del comune di Vit- 
tadone. 

Palazzo. Frazione del comune e della 
Parrocchia di Brembio, da cui dista circa 
due chilom. nord-ovest. Ha 100 abitanti ed 
un oratorio dedicato a S. Gaetano. Pro- 
prietà Terzaghi. 

Palazzo. Frazione del comune di Monta- 
naso Lombardo, da cui dista circa 1100 m. 
sud-ovest. Parrocchia di S. Gualtero. Abi- 
tanti 52. Nel 1852 era del signor Gerolamo 
Litta Modignani, i cui antenati furono feu- 
datari del vicino S. Grato. Fu parrocchia 
di Montanaso fino al 1789. 

Palazzo di Campagna. Frazione 
del comune e della parrocchia di S. Colom- 
bano al Lambro , da cui dista circa un 
chilom. Abitanti 6. Proprietà Dame Inglesi 
di Lodi. 

Palazzo Cusani. Frazione del comune 
e della parrocchia di Senna Lodigiana, da 
cui dista circa 250 metri. Abitanti 4. Pro- 
prietà Comini. 

Palazzola. Frazione del comune di Ma- 
rudo, da cui dista circa 1500 metri est. 
Parrocchia di Vidardo, da cui dista circa 
un chilometro. Abit. 26. Propr. casa, Maggi. 

"Palazzola. Nome perduto di un luogo 
nella parrocchia di S. Fereolo , nelle vici- 
nanze della Prevostura (1789). 

' Paldeningum locus in comitato Lau- 
dense } presso Larderà. Nome perduto. L' 1 1 
giugno 1052 Adeleida, abbatessa del mona- 
stero dei Ss. Sisto e Fabiano di Piacenza, 
aveva proprietà sopra Silva que nominaiur 
Formula seu lacum unum qui nominaiur 
Paldeningo iuxta ipsam silvani positis in 
comitatu laudense. 

* Palizzata intorno al comune di Lodi. 
A stabilire con maggior evidenza i con- 
fini del comune, come anche si costumava 
intorno ai castelli dei feudatarii nelle cam- 
pagne, si venne nella determinazione di 
segnare i limiti della giurisdizione mediante 
palizzate. Leggesi negli Statuii vecchi di Lodi : 



222 PA 



De palifòcatione comunis: Millesimo due 
centesimo undecimo, ultimo die novembris. 
Domino Ugo Prealonus tane potestas Laude 
in publica contione Laude sic statuii ordi- 
navi ut comune Laude sicut est paficatum 
et determinatimi per dominum Achilexem 
Bello tum et dominum Pellegrum de Fixi- 
raga et dominum. Faxadum de Somaripa 
et dominum Gualterium de Gavazo. ita 
stare et permanere debeat et esse comunis 
Laude inperpetuum. Et quod nullus homo 
de ce fero illud comune impediat et inde 
pubblicum instrumentum iussit ad Anrico 
de Somaripa fieri. In primis sic pallafi- 
caverunt comune in reguena de Fanzago 
videlicet a pontexello lapidis quod vadit 
in regona de Fanzago usque de fossalum 
novum per quod debet ire Adua, hoc est 
a ripa veteri inferius sicut Adua solita 
erat inde ire videlicet a terra illorum de 
Valirano et aliorum dominorum de Fa- 
zago que est inter istam viam, et ipsam 
ripara et in parte via vetus que quondam 
ibat ad pontem de Fanzago. Item pallifica- 
verunt a isto fossato superius usque ad 
pontem de Fanzago quod antiquitus fuit 
super Adua et sicut superius dictum est 
sic palificaverunt comune cum muliis pa- 
libus. Et dixerunt inter istos terminos e 
Aduam esse comune Laude sicut superius 
legitur in integrum. — Item in Silvagrega 
sic palificaverunt et designaverunt comune 
cum palibus videlicet iuxta stratam que 
vadit a Zovenicum a cantano Sachi de 
Sachis iuxta isiàm viam inter istum Sac- 
cum et Anricum Saccum ed Albertum Po- 
calodum et Zanonun de Comazo et can- 
tonum fossati Alberti Pocalodi et sicut rc- 
solvitur fossatum istius Alberti usque in 
Aduam dixerunt ed ordinaverunt a istis 
terminis extra esse comunis Laude sicut 
superius legitur. Ultra Aduam sic palifi- 
caverunt comuni cum palibus a capite eluse 
superius usque in Aduam. videlicet a ripa 
inferius usque in Aduam sicut Adua so- 
lita erat currere tempore quo comune 
Laude fecit fieri clusam quando comune 
Laude traxit Aduam de ledo. Et ab ipsa 
elusa superius usque in Aduam. A ista ripa 
inferius usque in Aduam sicut modo palifi- 
catum est dicerunl esse comunis Laude sicut 



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superius legitur. Est ei a meridie Alcherii 
Maiavache et in parte G arar di Guinteri 
et in parte istius Alcherii. Eodem modo 
pallificaverunt et determinaverunt comune 
cum palibus ab ipsa elusa inferius per 
medium terre quondam Petracii Darda- 
noni sicut ipsa Adua currébat tempore 
quo istum comune fecit ipsam clusam quando 
traxit ipsam Aduam de ledo ab ipsa ripa 
inferius sicut [superius legitur dixerunt esse 
comunis Laude. 

Palmana. Frazione del comune e della 
parrocchia di Guardamiglio da cui dista 
circa 1800 m. sud-ovest. 

IPalixclina. Frazione del comune di Maleo, 
da cui dista circa 2100 metri nord-ovest. 
Abit. 25. 

JPandina. 70 a roggia che esce dalla Muzza 
sotto la levata Somaglia, della portata di 
oncie 20,6. 

Panigata. Frazione del comune e Ideila 
parrocchia di Borghetto Lodigiano, da cui 
dista circa 2000 m. nord-est. Abit. 206. 
L' 11 agosto 1481 questo luogo fu da Gio- 
vanni Galeazzo Sforza dato in feudo ad 
Alessandro Ro, suo consigliere. 

Ir*;i ili x z ago. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto lodigiano da cui 
dista circa mezzo chilometro. Abitanti 131. 
Nome di celtica desinenza. Nel 1224 le de- 
cime di questo luogo erano infeudate ai 
signori di Cornajano e nel 1306 a Giovanni , 
Maffoni, rettore di Borghetto. Nel 1261 la 
chiesa di Panizzago pagò denari 6 di taglia 
imposta dal notaio Guala, legato pontificio, 
al clero Lodigiano. Era nella plebe di Bor- 
ghetto. L' 11 agosto 1481 Giovanni Galeazzo 
Sforza, duca di Milano, conferì questo luogo 
in feudo ad Alessandro Ro, suo consigliere. 
A favore di questo luogo il nobile Bassano 
Mancini Fanno 1837 lasciò un legato allo 
scopo di distribuire elemosine ai poveri 
infermi. L'amministrazione è affidata al par- 
roco prò tempore, di Borghetto. Proprietà 
Comizzoli. 

'Panperzutho. Antico nome di un fos- 
sato che toccava la corte di Galgagnano, 
il luogo di Montanaso, passava nelle vici- 
nanze della nuova Lodi , indi volgeva a 
Lodivecchio e forse al Lambro. Se ne ha 
memoria nel maggio del 1153, vicino ad 



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un luogo ora sconosciuto, detto Aratri, 
nei pressi di Montanaso: in una carta 
d' investitura del 1207 ; nella storia del 
Morena, che vi pone un castello vicino a 
Lodi (1161). Presso Lodivecchio il 15 giu- 
gno 1250, i milanesi rincacciati dai pavesi 
e dai lodigiani, sono costretti a fortificarsi 
dietro il fossato di Panperduto, ove per la 
fame, gli stenti ed il caldo soffocante, ben 
tre mila ne periscono: riordinatisi, danno 
battaglia, ma perchè tra i morti, gli amma- 
lati e gli spossati pochi erano i soldati atti 
alla pugna, la battaglia non fu troppo aspra. 
Nondimeno non avrebbero i milanesi rive- 
duta la patria se verso il vespero non li av- 
vesse avventurosamente liberati da quel certo 
pericolo Spinello dei Medici, valoroso ca- 
pitano colle milizie dei cremaschi. Noi, dal 
vedere questo fossato di Panperzutho pas- 
sare per vari luoghi, siamo indotti a cre- 
derlo per quel canale che i lodigiani, ap- 
proffittandosi delle concessioni degli im- 
peratori, scavarono nell'alto lodigiano, pren- 
dendo acqua prima dall'Adda, per via delle 
morticcie e sorgive, e condussero da Lodi 
a Lodi Vecchio scaricandolo nel Lambro, 
allo scopo di irrigare e insieme sanare 
il suolo. Passava vicino all'attuale Tova- 
jera, allora San Martino dei Casetti, come 
si riscontra in un inventario dei beni 
spettanti al beneficio di San Mauro e Mar- 
tino di Lodi (1353). Questo canale, percur- 
sore del grandioso progetto della Muzza, 
fu accanitamente avversato dai milanesi, i 
quali rimasti vincitori nella lotta, costrinsero 
i lodigiani a chiuderlo. Una parte di questo 
canale poi, rimaneggiata fu ancora utiliz- 
zata per la roggia che ora chiamasi Donna., 
ricca di acque irrigatrici. 

Non sappiamo se sia precisamente quello 
di Panperzuto, ma le carte di quei tempi 
ci ricordano un altro fossato. Nelle inces- 
santi guerre |tra lo comunità, il territorio 
lodigiano era frequente campo allo scontro 
dei nemici ed a scorrerie. A difenderlo ab- 
biamo memoria che nel 1194 venne aperto 
un gran fossato tra la città ed il Lambro 
(e non poteva essere che quello di Pan- 
perduto) e dall'Adda al Lambro per l'Ad- 
detta a Paullo; ne parlano Lodovico Gavi- 
tello ed il Sigonio. Donato Rosso dice che 



nel 1239 Abdua flumine Lambro commi- 
titur. In seguito i lodigiani, obliando la 
difesa del territorio, ed allo scopo di in- 
grossare sempre più la massa d'acqua nel 
novello canale della Muzza , intrapresero 
opere di scavazione e di ampliamento nel- 
l'alveo dell'Addetta tra Cassano e Paullo, 
e il tronco dell'Addetta tra Paullo ed il 
Lambro rimase pressoché abbandonato. Ma 
ciò che venne trascurato dai lodigiani in- 
teressò vivamente i milanesi per altri e 
molto diversi motivi. Costoro sia per i par- 
ticolari loro interessi, sia per odio contro 
Lodi, o per tutte e due le ragioni insieme, 
adoperano ogni loro potere per deviare le 
acque dell'Adda e della Muzza nel Lambro 
lasciando Lodi ed il suo territorio in secco. 
Ottone Visconti, arcivescovo, onde vendi- 
care la sconfitta di Desio > tentò l'ardita 
impresa di interrare e chiudere la Muzza 
a Paullo scaricandola nell'Addetta e quindi 
nel Lambro: portatosi all'uopo egli stesso 
con forte esercito sul posto onde proteg- 
gere i lavori, fallì l'impresa; giacche sor- 
preso dai lodigiani in Gorgonzola, buon 
per lui che potè fuggire al nemico rifu- 
giandosi nel campanile, riservandosi poi di 
scomunicare Podestà , capitano e tutti i 
lodigiani che l'avevano ridotto a sì duro 
partito. L'operazione richiedeva o l'allarga- 
mento dell'Addetta, o lo scavo di un nuovo 
fossato: sembra che i milanesi si attenes- 
sero a quest'ultimo partito, giacche in una 
carta pubblicata dall'Osio del 1 agosto 1279 
leggiamo che il Monastero maggiore di 
Milano sborsò lire 10 e danari due terzoli 
come imposta per lo scavo del fossato nuovo 
dell'Adda; in un altro confesso del 22 feb- 
braio leggesi imposta una taglia exemptis 
et non exemptis prò fossato Villanove: forse, 
dico il Dozio, è Villanova nel lodigiano, con 
la qual notizia sarebbe più agevole deter- 
minare la linea di quell'ardito tentativo 
fatto dai milanesi. A Santa Maria del Toro 
bassi memoria di un fossato; e un luogo 
vicino a Borghetto portava il nome di 
Fossadollo: fossato-alto. 

Il nome può essere interpretato diversa- 
mente: Panperductum, cioè apportatore di 
pane, e questo nei primi tempi della sua 
costruzione, quando realmente dava grandi 



224 PA 



guadagni per la sua irrigazione; e pan- 
perduto, cioè pane sprecato, denaro e fa- 
tica sprecata, e questo negli ultimi suoi 
tempi, quando cioè reso impraticabile, fa- 
ceva rimpiangere ai laboriosi costruttori le 
fatiche ed i denari inutilmente spesi. Il 
nome ci i Panperzuto o Panperduto era co- 
mune anche ad un altro canale, parte del 
quale fu adoperato per la costruzione dei- 
fattuale canale Villoresi. (Vedi Fossato del 
Lodigiano). 

Pantanasco. Frazione del comune di 
Montanaso Lombardo , da cui dista due 
chilometri est, parrocchia di Arcagna. Abi- 
tanti 114. La sua chiesa nel 1261, con 
quella di Arcagna, solvette una taglia di 
denari 18 e mezzo, imposta dal sommo 
Pontefice per mezzo del notaio Guala, suo 
legato in Lombardia. Era nella Pieve di 
Galgagnano. Fu dei marchesi Sommariva 
(1757). Ora dei fratelli Vigorelli. 

Pantiara. Frazione del comune e della 
parrocchia di Borghetto Lodigiano, da cui 
dista circa 2000 m. sud-est. Abitanti 194. 
Ha oratorio della SS. Trinità. Nome di 
una famiglia (13 marzo 1688). Proprietà 
Monache. 

Pantigliate. Frazione del comune e della 
parrocchia di Livraga, da cui dista circa 
due chilometri sud-ovest. Ab. 250. Qui il 25 
settembre 1294 ì lodigiani furono sconfitti 
dai milanesi lasciando nelle mani dei ne- 
mici il bottino che avevano fatto e 200 
prigioni. Questo luogo nel 1661 fu confe- 
rito in feudo ai Dati di Cremona, quindi 
ai Conti della Somaglia. Ha oratorio di 
S. Giorgio. Proprietà sig. Pozzi di Pavia. 

Papina. Frazione del comune e delia par- 
rocchia di Cornegliano Laudense, da cui 
dista circa 900 m. ovest, Ab. 23. Proprietà 
Povera. 

Papinetta. Frazione del comune e della 
parrocchia di Cornegliano Laudense, da cui 
dista circa 900 m. ovest. Abit. 14. Pro- 
prietà Benefìcio di Melegnano. 

Pasqnala. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi {Regale), parrocchia di S. Fereolo. 
Ab. 8. Proprietà Miglio Paolo. 

* JPasqu.alirm.nl vicus. 22 giugno 883. 
Nome perduto; se non è l'attuale Pasquala. 

Passerina. Frazione del comune di Lodi 



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e Chiosi, da cui dista circa 3200 metri 
sud , lungo la strada di Borghetto , par- 
rocchia di Cornegliano Laudense. Abit. 67. 
Fu proprietà della famiglia Cadaraosto, un 
membro della quale, nominato Passerino, 
diede il nome al luogo. Cristoforo Cadamosto 
il 31 ottobre 1496 comperò per questo luogo, 
Campagna e Barcori dalla regia ducal ca* 
mera 1' esenzione dall' imbottato. Proprietà 
cav. Angelo Varesi. 

Passerotto. Frazione del comune e della 
parrocchia di Somaglia, da cui dista 1800 
metri. Ab. 4. Proprietà Soresi. 

Passone. Frazione del comune e della 
parrocchia di Corno Giovine, da cui dista 
circa 3500 m. sud. Ab. 123. La tenuta di 
Passone il 16 luglio 1385 fu da Bernabò 
Visconti concessa a Guglielmo Bevilacqua, 
il quale però non potè mai andare al pos- 
sesso di questo castello, in mano dei pia- 
centini. Faceva parte della contea di Mac- 
castorna. » 

* Pathernelli. Nome perduto di un luogo 

posseduto nel 1189 dai signori di Salerano 
Ora Paderno dei Carniselli (Vedi). 

* Paternum locus. Ora Paderno dei Car- 

niselli (Vedi). 10 settembre 761; 18 no- 
vembre 972; aprile 1143. 
Panilo. Capoluogo del III mandamento. 
Ab. 16,587; comune; ufficio postale, sezione 
elettorale, agenzia delle imposte, uffici di 
registro e delle ipoteche di Lodi. Ab. 2016., 
superficie ettari 830,52; bilancio comunale 
lire 21500; distanza da Lodi chilora. 16,481. 
Parrocchia col titolo dei Ss. Quirico e Giu- 
litta martiri; anime 2260, nel paese 1800; 
capoluogo del XVII vicariato, anime 4527. 
(Comazzo, Lavagna, Merlino, Tribiano e Va- 
jano). Paule, Paullum, gennaio 1140. Trae 
la denominazione dalla sua primitiva posi- 
zione in mezzo alle paludi (Padulum) pro- 
sciugate dai monaci benedettini che vi erano 
stanziati. Onde il Gabbiano: 

L'avido agricoltor sul paludoso 
Infecondo terren travaglia e suda 
E tu dalle paludi esci fecondo, 
Né chiamarti da lor, Paullo, sdegni. 

Di questo monastero, detto di San Pietro 
in Campo da Paule si hanno scarse me- 
morie : era aggregato all'abazia Fructua- 
riense. Nel 1261 pagò una taglia di soldi 



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225 



10 imperiali imposta dal legato pontifìcio 
al clero di Lodi. Il priore di questo mo- 
nastero pagava il censo annuo di .soldi 6 
al vescovo di Lodi ; non sappiamo per qual 
motivo, ma l'anno 1174 l'abate Fruttuariense 
pretese dal vescovo di Lodi la restituzione 
di soldi 24, censo degli ultimi quattro anni 
decorsi: il vescovo rifiutò; onde i ricorsi 
al Papa il quale delegò maestro Giovanni 
Buono suddiacono, il quale nella cattedrale 
di Lodi, in presenza di molte ragguarde- 
voli persone, udite le parti, decise la qui- 
stione « Et pronuntiavit episcopum seu epi- 
scopatum Laudensem habere dirictum et 
priore seu monasterium et abatem habere 
tortum. Etsit finita est causa ». L'anno 1574 
fu soppresso ed i suoi beni dovevano essere 
da Monsignor Scarampo dati al Seminario 
di Lodi; ma Sisto V li conferì a Monsignor 
Fausto Rebaglio. Un Bernardo Fugazza fa- 
cendo annotazione storica dei diversi pas- 
saggi che fece questo beneficio sotto il ti- 
tolo di priorato, conclude: « Attualmente, in 
quest'anno 17G3, lo possiede il sig. conte 
Gioachino Gambarana, canonico ordinario 
della metropolitana di Milano e Dio sa 
quando ritornerà in vantaggio dei Lodi- 
giani; onde convien dire : Ecce hereditas 
nostra versa est ad alienos ». Notiamo che 
questo canonico era nipote di Monsignor 
Giuseppe Gallarati, vescovo nostro. A Paullo 
eravi pure una casa degli Umiliati e delle 
Umiliate, col titolo di S. Cristoforo, doman- 
dato comunemente canonica; essi dirigevano 
anche l'ospedale di Santa Maria Arluno 
dove abitavano, (vedi Ronco). La chiesa 
di San Quirico di Paullo nel 1261 pagò 
una taglia di soldi 2 imperiali imposta 
dal Pontefice al clero lodigiano per mezzo 
del \ suo legato notaio Guala. Era allora 
nella plebe di Bariano. Nel 1452 il duca 
Francesco Sforza, in guerra coi veneti, fece 
scavare quivi una fossa, ed erigere due 
torri sulla Muzza, munendole di fanteria; 
indi tagliò tutti i ponti sulla Muzza. onde 
se i nemici avessero nuovamente osato di 
passare l'Adda e di rubare nel Lodigiano, 
venissero trattenuti dalla Muzza, in queste 
parti altissima di sponde e di acque; quindi 
si ritirò a Lodi. I Veneziani approffittan- 
dosi dell'assenza del principe, assaltarono 



le torri e se ne impadronirono. L' anno 
1500 un Ambrogio da Paullo poetò alla 
festa data dal Triulzi a Luigi XII di Fran- 
cia: egli scrisse una cronaca de' suoi tempi, 
dalla quale togliamo le seguenti notizie : 
« L'anno 1500 sul finire di marzo si aveva 
gran tema delle truppe francesi che ave- 
vano occupato Lodi e saccheggiato Riozzo 
perciò si stava in guardia coi comuni a 
quattro miglia intorno per soccorrersi l'un 
l'altro al suono della campana a martello.... 
Il 27 maggio del 1502 le truppe francesi 
di Luigi XII marciando da Milano a Lodi, 
alloggiarono per le ville dissipando le robe 
dei poveri villani: giunsero a Paullo 250 
cavalli, colle loro persone, ad alloggiare, 
e mangiava più roba il minimo fantocino 
francese che quattro persone italiane; così 
fecero a Zelo, a Merlino ed a Vajano... Sul 
principio di aprile del 1509 queste popo- 
lazioni furono grandemente spaventate per 
timore della guerra tra francesi e vene- 
ziani: di qui passavano i carri carichi di 
robe onde recarsi a Milano: si stava in 
armi unitamente a Zelo, Comazzo e Bisnate: 
il giorno 10 aprile vi passò uno spione di 
S. Marco il quale fu preso a Zelo , e con- 
dotto a Lodi dal signor di Monteson; fa 
esaminato in castello e poscia impiccato. 
Giorno e notte si stava a guardia sul cam- 
panile. Un martedì, 17 aprile, giunsero a 
Paullo 1500 Guasconi con tanta furia cac- 
ciandosi avanti molti fuggitivi, che non 
vi fu casa per quanto piccola che non 
avesse meno di 12 persone da alloggiare : 
si ammazzarono subito vitelli, porci grossi 
e piccoli e non rimase una gallina: sper- 
pero di formaggio, carne salata, cervelato, 
lardo, olio, legna, danno di più 4200 lire im- 
periali, il giorno dopo fuggirono colle donne 
e quelle poche bexaze chi a Milano, chi a 
Lodi e chi a Peschiera. (Vedi Cervignano). 
Il 21 dello stesso mese vi alloggiò una 
compagnia di Monsignor d'Aubigny, che 
per un trombetta comandò al paese di som- 
ministrare le vettovaglie. Il giorno di do- 
menica, 1 maggio 1509, dovendosi sgom- 
brare Milano di truppe onde alloggiarvi il 
re di Francia, questo furono accantonate 
nelle ville: a Paullo toccò di rialloggiare 
la stessa compagnia con 1200 cavalli per 

29 



226 PA 



giorni otto continui, con gravissima spesa. 
Il giorno dopo la presa di Rivolta per 
parte dei Veneziani, questi passarono l'Adda 
e misero in scompiglio generale le truppe 
francesi stanziate in queste parti: a Paullo 
fu subito dato campana e martello, tutti 
si misero in arme unitamente a quelli delle 
ville circostanti, e specialmente di Mer- 
lino, seguendo Mons. d'Ambigny; ma tutto 

questo colla massima confusione Ogni 

sorta di estorsioni commisero in questo 
sgraziato paese; si faceva portare fieno, 
paglia, legna, rubando galline, carne salata, 
formaggio, vena, saccheggiando case, pa- 
gando con bastonate: nelle case tutto se- 
gnavano sopra una tessera e dicevano 
avrebbero pagato al fiorire di quella : il 
danno fu di 500 ducati d'oro: Monsignor 
d'Ambigny era alloggiato in casa di Am- 
brogio Tartaja. Il 6 maggio ripartirono i 
francesi alla volta di Cassano.... Il 1 set- 
tembre 1512 giunsero a Paullo 2000 te- 
deschi e co«ì pure a Merlino ed a Zelo ; 
ma non usarono angheria di sorta verso 
la popolazione; avevano seco abbastanza 
vettovaglie, e pagavano ciò che mangia- 
vano; partirono il 4 settembre.... Non così 
avvenne nel gennaio 1514, nel qual tempo 
alloggiò una compagnia di certo Antonio 
Feletino, con 162 cavalli c 225 persone 
che costarono gravissima spesa.... nel mag- 
gio in tre giorni la compagnia di Giovanni 
Gonzaga costò al paese 300 lire imperiali; 
egual somma costarono nel novembre 260 
tedeschi che andavano all'impresa di Ber- 
gamo, ed altrettante il 24 dello stesso mese 
per 280 tedeschi che per Como andavano 
alle case loro.... In dicembre poi doveva 
succedere di peggio a Paullo ed a Zelo 
se maestro Ambrogio e Pedron Dossena 
non fossero andati a Milano a reclamare : 
con tutto ciò si dovettero pagare ancora 
lire 280 imperiali; le truppe andavano a 
Mulazzano, a Dresano ed a Villanova, dai 
Frati. » Il generale Guascone Lautree al- 
loggiò l'anno 1522 a Paullo ed a Peschiera 
castello dei Borromei. Il feudo di Paullo 
fu nel 1546 venduto ai principi Tassi na- 
poletani, che lo tennero sino all'estinzione 
dei feudi. Nel 1591 gli venne unita la par- 
rocchia di Villambrera; nel 1609 questo 



PE 



luogo contava 250 fuochi e la sua com- 
menda era di Monsignor Rebaglio, Vescovo 
di Sessa. Nel 1619 aveva 1249 abitanti 
ed un oratorio dedicato dei Ss. Giovanni 
e Paolo. A Paullo il 23 aprile 1835 nacque 
Mons. Angelo Bersani-Dossena, ora Vescovo 
di Patara in part. infida e coadiutore al 
vescovo di Lodi, con diritto di successione, 
prelato domestico di S. S. Papa Leone XIII; 
insigne oratore sacro, direttore del perio- 
dico Il Buon Pastore, diffusissimo in Italia 
ed all'estero. Presso questo paese si vede 
l'edificio regolatore delle acque della Muzza, 
detto porte della Muzza,, con casa pel cu- 
stode delle acque ed oratorio. Paullo altre 
volte era capo-distretto con residenza di 
uffìziali; ora è capo di mandamento ed è 
il più grosso paese dell'alto lodigiano. Pro- 
prietari Trabattoni, Grossi, Lazzaroni, De- 
vecchi, Cucchetti, Gerii, ecc. 
Pedrazzina. Luogo nel territorio di 
San Rocco al Porto (?). 

* Fegoraria. Nome perduto di un luogo 

nel basso lodigiano, vicino al confine pa- 
vese, di proprietà della causa Pia di San 
Bassiano, affittato dal Vescovo di Lodi Al- 
berico Merlino ai signori di Frascarolo, 
unitamente al altri due luoghi, Mugarone 
e Pezedo. (30 maggio 1162). 

Pelaclella. Frazione nel comune e della 
parrocchia di Casalpusterlengo, da cui dista 
circa 1500 metri nord-est. Ab. 12. Leggesi 
anche Peludellaj deriva forse da Palude. 

Pellegrina. (Vedi Peregrina). 

Pelloja. Frazione del comune di Graffi- 
gnarla, da cui dista circa tre chilometri 
sud, sul colle di San Colombano, parrocchia 
di Miradolo; Ab. 8. Trae il nome da una 
famiglia Lodigiana, della quale un Fran- 
cesco, pasticciere, lasciò erede universale 
l'Ospedale Maggiore (1630). Proprietà pri- 
vata del Vescovo di Lodi, che vi eresse 
una villeggiatura pei seminaristi (1878). 
Si chiama anche Villa San Domenico. 

* Peregrina. Era un luogo nella par- 

rocchia di San Bernardo (1789). Vi posse- 
dotte un piccolo livello il Consorzio del clero 
di Lodi, il quale al tempo della soppres- 
sione (1786) era soddisfatto da Girolamo 
Bonomi. Era in vicinanza della Turana. 
Pergola. Frazione del comune e della 



PIA 



227 



PE 



parrocchia di S. Martino in Strada, da cui di- 
sta circa 1500 ra. nord-est. Ab. 38. Trac il 
nome dalla coltivazione delle viti. L'anno 
1540 era proprietà dei signori Villani, feuda- 
tari di S. Martino in Strada; il 3 marzo 1G57 
venne conferito in feudo alla contessa D. 
M. Serra Triulzi unitamente a Sesto. Nel 
1647 fu teatro di un'arditissima aggres- 
sione perpetrata dai banditi fratelli Bononi, 
nobili di Lodi, a danno di alcuni condu- 
centi merci preziose sulla strada piacen- 
tina. Havvi un affresco del pittore De-Ma- 
gistris (1838). Proprietà eredi Chioda. 

Persia. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Cavenago d'Adda, da cui dista 
circa 1700 metri nord-est. È sulla sinistra 
dell'Adda; ma è probabile che in altri tempi 
fosse sull'altra sponda del fiume. Fu feudo 
prima dei Fissiraga, poi dei Bonomi, dei 
Mozzanica e dei Cavenaghi; nel 1666 venne 
dato ai Parravicini di Milano. Ha oratorio 
di San Giovanni Battista. 

Pesalupo. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi (d'Adda), da cui dista circa 1700 
metri nord, sulla sinistra dell'Adda. Ab. 50. 
Parrocchia di S. M. della Fontana. Trae il 
nome dalla famiglia Pesalupi, lodigiana ; 
fu dei Remitali, da cui passò ai Salamanca, 
(1773) i quali pagavano un piccolo livello 
al Consorzio del clero di Lodi. Ha oratorio 
dedicato al S. Nome di Maria. In vicinanza 
eravi una cascinetta chiamata Pesalupino. 
Prima del 1789 erano parrocchia della Mad- 
dalena, in quell'anno passarono a quella 
della Fontana. Proprietà Rossi Giuseppe. 

Pesalupino. (Vedi Pesalupo). 

'-Peschiera eli San Vito. Era nel 
Pulignano, sotto la Costa del Fanzago. Era 
dei Modigliani, 21 dicembre 1401. 

Pessino. Frazione del comune e della 
parrocchia di Ossago, da cui dista circa 
1700 m. sud-ovest. Nel 1633 faceva comune 
con Biraga, e Bordonazza. 

* Petiolu.ni. Pociolum Puzolum, ora Pez- 
zolo (18 novembre 972; 24 maggio 1044: 
febbraio 1116; giugno 1117; novembre 1153) 
(Vedi Pezzolo di Tavazzano e dei Co- 
dazzi). 

'Pezedo. Nome perduto di un luogo del 
basso lodigiano, in riva al Po e vicino al 
confine Pavese. Era di diritto della causa 



Pia di San Bassiano, ed affittato dal Ve- 
scovo di Lodi Alberico Merlino ai signori 
di Frascarolo unitamente ad altri due luo- 
ghi, probabilmente vicini, Mugarone e Pe- 
goraria. (30 maggio 1162). 
Pezzolo dei Codazzi. Frazione del 
comune e della parrocchia di Pieve Fissi- 
raga, da cui dista circa 2 chilometri nord- 
ovest. Abit. 160. Con questo nome di Pez- 
zolo usavano gli antichi significare una 
data quantità di terre coltivabili (petia 
terre, frazione di terreno, petiolum. Questo 
luogo nel secolo XIV fu feudo dei Riccardi, 
per cui denominossi anche Pezzolo dei 
Riccardi (1500). Passato in seguito alla fa- 
miglia Codazzi, assunse il nome di questa 
che attualmente conserva. Queste terre fu- 
rono ridotte a coltivazione dai monaci be- 
nedettini di Lodivecchio (972). Ha oratorio 
di S. Giuseppe. Pr. Corbellini e Comizzoli. 
Pezzolo di Tavazzano. Frazione 
del comune e della parrocchia di Villave- 
sco, da cui dista circa 3000 m. sud-ovest. 
Ab. 339. — In Pezzolo (Peziolo) nel 1181 
eravi la chiesa di S. Tomaso, della quale 
il vescovo Alberico II di Lodi investì Bri- 
gida abbadessa di S. Maria de bigino di 
Monza, vita naturai durante. L'anno 1224 
erano infeudati delle decime di questo luogo 
Oddone e Bernerio da Cornajano, era però 
proprietà dell'ospedale di S. Giovanni Bat- 
tista di Tavazzano. La sua chiesa, dedicata 
a S. Maria, nella Pieve di S. Zenone, l'anno 
1261 pagò una taglia di tre denari impe- 
riali, imposta dal Papa al clero lodigiano. 
Soppresso l'ospedale di S. Giovanni Battista, 
questi beni furono concentrati nell'Ospedale 
maggiore di Lodi. È un bellissimo casci- 
naggio, fabbricato a nuovo in questi ultimi 
tempi. 

Piacentina. Provincia di Pavia, comune 
di Bescapò, diocesi di Lodi , parrocchia di 
Gugnano, da cui dista circa 2500 ra. Pro- 
prietà Del Ro. 

Piantata. Frazione del comune e della 
parrocchia di Fombio. Ab. 144. L'anno 1821 
era del conte Giovanni Carlo Morando di 
Piacenza. Ora proprietà Ferrari. 

Piantata. Frazione del comune e della 
parrocchia di S. Fiorano, da cui dista circa 
800 metri sud. 



228 



PIE 



PIE 



Piantata. Luogo nel territorio di S. Ste- 
fano al Corno, nelle bassure del Po, distante 
dal paese circa 700 metri ovest. È segnato 
sulla carta del Terzi (1818). 

'Piarda. Nelle antiche carte si trova que- 
sto nome, e significa quel terreno asciutto 
posto tra la riva e la corrente del fiume. 
Questo vocabolo si conserva ancora nel 
nostro dialetto; in italiano corrisponderebbe 
a spiaggia. 

Piarclello. Frazione del comune e della 
parrocchia di Caselle Landi, da cui dista 
circa 1100 metri nord. Abit. 120. (V. Piarda). 

Piazza. Frazione del comune e della par- 
rocchia di S. Rocco al Porto, da cui dista 
brevissimo tratto ; con Strada bassa ha 119 
abitanti. Proprietà Corsini. 

* Picitiascnm. locus; 5 settembre 991; 

1 maggio 997, in cui vi possedeva un Ro- 
glerio , fedele dell' Imperatore Ottone III. 
In una carta del 18 ottobre 1209 leggesi 
Picinarium, vicino alla strada di Maleo. 
Forse questo nome, ora perduto, fu letto 
male dal paleografo cisterciense Ermes Bo- 
none (Mon. Laud. EpisJ. 

* Pieve. Nome che proverebbe, a rigore di 

critica, come nei primitivi tempi del cri- 
stianesimo, nei luoghi con questo nome, 
esistesse una chiesa matrice, con giurisdi- 
zione ecclesiastica sui pochi fedeli sparsi 
all'intorno. Cresciuti essi di numero, eres- 
sero molti casolari, formando così villaggi, 
e in età posteriori vi furono instituite par- 
rocchie, la maggior parte delle quali nei 
secoli XVI e XVII. Per tale agglomera- 
mene alcune antiche plebanie (d'onde il 
nome di pieve, dal latino plebs perchè luogo 
centrale di cristiani) scaddero dal primitivo 
lustro (F. Cusani). 

Le chiese pievane nella città era la sola 
cattedrale, e nelle campagne erano quelle 
in cui solamente si conferiva il sacramento 
del battesimo, cioè quelle che erano pri- 
marie in qualche pieve; poiché allora nel 
governo ecclesiastico le diocesi erano di- 
vise in tante pievi, come nel civile era di- 
viso in tante corti. In ogni plebania vi 
era Yarcipretc. Secondo le leggi di Lotario 
ogni pieve doveva essere ristorata dal po- 
polo a cui quella chiesa serviva, e qui, os- 
serva il Giulini, si vede che il nome plebs 



non solo significava il popolo di qualche 
distretto, o il distretto medesimo, ma al- 
tresì significava la stessa chiesa pievana 

battesimale. Saggio fu il decreto di que- 
sto imperatore, per il quale si costituirono 

1 termini a ciascuna chiesa e le si asse- 
gnarono quelle ville da cui doveva esigere 
le decime. Da questo assegnamento di luo- 
ghi nacque una più precisa fissazione dei 
termini di ciascun territorio, detto pieve, 
che tuttavia nel milanese si osserva. Nelle 
chiese pievane si leggevano gli editti e gli 
strumenti acciò fossero pubblicati e rico- 
nosciuti per legittimi. In una carta del 
1261 troviamo registrate 21 plebi nella dio- 
cesi di Lodi, e sono: Sant'Angelo; Bariano; 
Borghetto; Brembio; Camairago; Casale; 
Cavenago; S. Fiorano; Galgagnano ; S. Ger- 
mano; Maleo; S. Martino in Strada; Me- 
leto; Mulazzano; Orio; Overgnaga; Plazano ; 
Roncarolo; Sallarano; Senna; San Zenone. 
Nel 1159 abbiamo memoria della pieve di 
Mologno, e di quella di Fuxiraga nel 1252. 

Pieve dei Guazzi. Frazione del co- 
mune e della parrocchia di Pieve Fissiraga, 
da cui dista circa 250 m. nord. Ab. 100. 
Nome corrotto di pieve dei Gavazzi, che 
vi possedevano nel secolo XIII unitamente 
alla Castagna. Infatti nel 1633 si chiamava 
de Gavazzi e faceva comune con Fissiraga. 
(Vedi Pieve). Propr. Greppi e Curti. 

Pieve Fissiraga. Comune del Man- 
damento di Sant'Angelo Lodigiano. ,Ufficio 
postale, Lodi; sezione elettorale; agenzia 
delle imposte ed ufficio del registro di San- 
t'Angelo Lodigiano; ufficio delle ipoteche 
di Lodi. Ab. 1558; superficie ettari 1209,78; 
bilancio comunale lire 12000. Distante da 
Lodi circa 6500 m. sud-ovest. Parrocchia 
del Vicariato di Borghetto Lodigiano, col 
titolo dell'Assunzione di M. V.; an. 1757; 
sul luogo 109. Fuxiraga, Fissiraga, può 
interpretarsi piccola stazione sull' antica 
strada che da Bologna conduceva a Milano 
(F. Cusani). Da questo luogo trasse il nome 
l'antichissima famiglia Fissiraga che sullo 
scorcio del secolo XIII e principio del XIV 
tenne la signoria della città. Ed il Gabiano: 

« Vieti Fissiraga dalla prisca stirpe 
Che fu di Lauda antica onore e lustro 
E queste resse popolose terre ». 



PI 



PI 



229 



E più innanzi: 

« Co' propri frutti gli abitator contenta 

Fissiraga » 

(Vedi Pieve). L'8 marzo 1211 Rozi, arci- 
prete di Sant'Angelo, col consenso del ve- 
scovo di Lodi, concede a titolo di livello 
a Mussono Mazzo e suoi fratelli le terre 
aratorie nel territorio di Fuxiraga super 
slratam romeam ad zerbos cui est a me- 
ridie ecclesie sancte Justine. Fu eretta in 
parrocchia dal celebre Antonio Fissiraga. 
Francesco Danova, notajo lodigiano ci rac- 
conta che: « nel mexe aprilis 1518 a 
la piede in Lodessana una figura de la 
Madona posta in essa giexia mostrò due 
grandissimi miracoli et gran populo vide ». 
Nel 1532-34 vi fu arciprete Pietro Codazzo, 
di 25 anni, poscia aggregato ai canonici 
della cattedrale, e Prelato domestico di 
S. S. Paolo III. Carlo Antonio Rosa, arci- 
prete di questo luogo, pubblicò in Brescia 
(1762) : Le Esposizioni Dogmatiche Critiche, 
morali e filosofiche sopra la Dottrina Cri- 
stiana del Cardinale Bellarmino: era dott. 
in S. Teologia. — Francesco Caretto, detto 
il Barba) , di Pieve Fissiraga , il 9 di- 
cembre 1719 fu appiccato in Lodi. Proprietà 
Prebenda parrocchiale e Pacchiarmi. 

Pila. Frazione del comune di Somaglia. 

Pila del Polenzone. Frazione del 
comune di Secugnago, da cui dista circa 
800 m. ovest. Parrocchia di Brembio. Abi- 
tanti 9. 

Pilastrello. Frazione del comune e della 
parrocchia di Brembio, da cui dista 3,300 
metri. Ab. 13. Propr. Mariconti. 

* Pilastro di S. Giovanni. Era un 

luogo fuori di Porta Regale, forse in vici- 
nanza del monastero di detto nome. (1 ago- 
sto 1470). 

Pinarola. Frazione del comune di Lodi 
e chiosi, (d'Adda). Ab. 18. Trae il nome 
dalla famiglia Pinaroli, lodigiana. Prima 
del 1789 era parrocchia della Maddalena; 
in quell'anno passò a quella della Fontana. 
Propr. ved. Pigna. 

Pirolo. Provincia di Cremona, comune di 
Dovera, diocesi di Lodi, parrocchia di Ron- 
cadello, da cui dista circa 2003 metri sud. 
Ab. 24. 

* Pirolum. Luogo con porto sull'Adda, 



ora S. Pietro in Pirolo, (vedi). 23 dicem- 
bre 1039; agosto 1051. 

'Piscaroto. Antico nome di San Gio- 
vanni in Strada. (Vedi) Forse Passerotto ?. 

'Pisciniamo. Nome perduto di un luogo 
del territorio di Codogno, ceduto da Conte 
e Giovanni Futigata al vescovo di Lodi 
Alberico Merlino, (24 ottobre 1166). 

*Pir*u.m de zuso, Luogo presso il ca- 
stello di Castiglione. Luglio 1126. Nome 
perduto. 

Pista. Frazione del comune e della par- 
rocchia di Bertonico, da cui dista circa 
due chilometri nord-est. Ab. 42. Il nome 
da un edifìcio idraulico per la pulitura del 
riso. Propr. Ospedale Maggiore di Milano. 
Piva. Frazione del comune e della , par- 
rocchia di Bertonico, da cui dista circa tre 
chilometri nord-est; in vicinanza della de- 
stra dell'Adda. Ab. 31. Proprietà Ospedale 
Maggiore di Milano. 
Piziguitono. Nome perduto di un luogo 
nella plebe di Galgagnano, il quale aveva 
una chiesa dedicata a Santa Maria che 
nel 1261 pagò una taglia di denari 9 im- 
periali imposta dal Papa al clero lodi- 
giano. Era in riva all'Adda, e forse fu por- 
tata via dalla medesima. Si ha ancora me- 
moria di questo luogo nell'anno 1513, come 
un passo da cui si temeva che passassero 
le truppe di Renzo da Ceri. 
Pizzafuma. Frazione del comune e della 
parrocchia di Montanaso Lombardo, da cui 
dista circa 1400 m. ovest. È ai piedi della 
destra costiera dell'Adda. Ab. 40. Proprietà 
casa Restelli di Milano. 
Pizzafuma. Frazione del comune di Lodi 
e chiosi (Regale). Parrocchia di S. Fereolo. 
Ab. 38. Propr. fratelli Boselli. 
'Pizzolano. Luogo nel territorio di Cc- 
peda, comune di Ossago, ora distrutto. Era 
tra Cepeda, Ossago e Quacciona. 
Pizzolano Vecchio. Frazione del co- 
mune di Somaglia, da cui dista circa 4400 
metri nord-ovest. Parrocchia di S. Martino 
del Pizzolano. Ab. 126. Era una vasta te- 
nuta di cui si ha menzione fin dal maggio 
del 1036 nel testamento di Ariberto d'In- 
timi ano, dove ò nominato Vico-Pizzolani. 
Nel secolo XIII erano padroni di questo 
luogo, unitamente a Somaglia, Senna ed 



230 



PO 



PO 



Ospedaletto, i conti Palatini di Lodi. L'anno 
1261 la chiesa di Uipizolano nella plebe 
di Senna fu tassata in denari 15 imperiali 
dal notajo Guala, Legato pontificio, nella 
diocesi di Lodi. Il 1 marzo 1347 Giovanni Vi- 
sconti arcivescovo e signore di Milano con- 
fiscò questi beni di pertiche 4250 ai conti 
Palatini e il 31 marzo 1351 ne fece dona- 
zione al monastero di Ospedaletto. In se- 
guito poi (1423) questi beni furono confi- 
scati nuovamente al monastero dalla ducal 
Camera e ne fu investito il nobile Fran- 
cesco Serantoni; ma dietro istanza del Beato 
Costanzo da Gazaniga, priore di quel mo- 
nastero vennero, il 3 dicembre 1477, re- 
stituiti al monastero senza pregiudizio però 
dell'investitura che si era fatta in Fran- 
cesco Serantoni. La duchessa Bona lasciò 
circa 2000 pertiche di terra in questo luogo 
ai Vistarini di Lodi. Da questi poi furono 
venduti in due riprese alla contessa di 
Guastalla, e da essa assegnate 1500 per- 
tiche al monastero di San Paolo di Milano 
da essa fondato; e le altre 500 acquistate 
da Costanzo e Luigi (rateili Vistarini , 
al collegio della Guastalla. Queste mo- 
nache di San Paolo di Milano nel 1619 
avevano un oratorio in questo luogo, de- 
dicato a San Paolo apostolo. Pizzolano fece 
comune da sè fino a questi ultimi tempi, 
in cui fu unito a quello di Somaglia, (1882). 
E fino a quest'anno chiamossi semplicemente 
Pizzolano j ora gli si applicò l'aggiuntivo 
di vecchio. Propr. sig. Cazzola Giovanni di 
Vigevano e Bonini Pietro di Casalpuster- 
lengo. 

*I*l£LZ»n-u.m. Villa e corte, presso Cer- 
reto, ora Corte Palasio. Marzo 1094; 20 mag- 
gio 1129; 5 marzo 1147; gennajo 1149. 

3?o. Fiume interregionale; scorrendo questo 
sopra le deposizioni subappennine si aprì 
strada in un estremo lembo lasciandone a 
sinistra quel brano da noi conosciuto col 
nome di colle di San Colombano cui ba- 
gnava a notevole altezza. Così s'abbassò 
sotto quella elevata costiera sulla quale 
sorgono Orio, Ospedaletto, Senna, Mirabello, 
Somaglia, Fombio, San Fiorano, S. Stefano 
c i due paesi del Corno Giovine e Vecchio. 
Al Po c dovuta la costituzione di una zona 
speciale del nostro territorio, detta appunto 



Bassa del Po j zona che per costumi e 
caratteri agricoli si stacca affatto dalla 
zona principale. Per questa parte anche il 
nostro territorio è soggetto alle inondazioni 
e concorre a difendersene mantenendo l'ar- 
ginatura maestra di Po. Alla foce dell'Adda 
sonvi inoltre chilometri 1,30 di froldi, e chi- 
lometri 35,70 d'argini in golena. — Le an- 
tiche carte e testimonianze, scrive Bernardo 
Pollastrelli (Arch. storico lombardo,?»! marzo 
1877) accennano a nomi di terre e di acque 
presso Piacenza, oggi, per le mutate con- 
dizioni del Po, o per le perdute denomina- 
zioni, non tutte riconoscibili. Vasti e fre- 
quenti erano gli anfratti del gran fiume i 
quali l'opera dell'uomo fece man mano scom- 
parire. La riva antica protraevasi assai più 
al nord dell'attuale corso delle acque e nel- 
l'intermezzo erano paludi, laghetti, ghiaje, 
sabbie, scoli ed acque morte e terre e iso- 
lotti qua e là sporgenti dopo il ritiro del 
fiume. Di ciò è buon riscontro in una gran 
carta topografica delineata nel 1588 dal- 
l'ingegnere piacentino Paolo Bolzoni dimo- 
strante il corso d'allora del Po da Castel- 
d' Arena a Castelnuovo Bocca d'Adda. Ivi 
è segnata anche la Ripa vetus flumini 
Padi la quale da ovest ad est aveva per 
confini il castello di Chignolo, quello di 
Montebello, la Villa d'Orio, le castella di 
Mirabello, della Somaglia, di Fombio o di 
San Fiorano, e le ville di Corno Giovine e 
Corno Vecchio. Preso per la base la strada 
emilia e salendo in linea retta al nord, la 
distanza maggiore fino all'antica riva era 
di miglia piacentine otto (chilometri 11.859) 
la minima di sei (chilom. 8,889) le medie 
insieme di sette e un sesto (chilom. 10,614). 
Lungo la riva antica, salvo in qualche 
punto, non correva il grosso Po, ma riva 
dicevasi perchè fin là era il terreno mal- 
sodo e da acque e depositi padani più. o 
meno occupato. Il Bolzoni denomina Piarde 
lo spazio tra quella riva e il corso del Po, 
ciò che in italiano è spiaggia. In quello 
spazio le sparse terre erano in molta parte 
piacentine, passate poi in Lombardia per 
decisione del Congresso di Vienna dal dì 
9 giugno 1815. Il tempo e l'industria del- 
l'uomo fecero libera dai paduli la riva an- 
tica, oggi assodata e fiorente di vegetazione, 



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rimaste solo alcune bassure che accennano 
agli antichi sconvolgimenti. Dei meandri 
del fiume che la carta bolzoniana dimostra 
principali sono: un assai vasto seno sulla 
sinistra del Po, al nord-ovest di Piacenza, 
di forma quasi elittica, con vertice fin 
presso Chignolo, nel mezzo del quale la 
villa di Monticelli, una delle passate in 
Lombardia, ritenente tutt'ora il nome di 
Monticelli piacentino. Galeazzo M. Sforza 
(1466-1476) rettificò ivi il tortuoso corso 
aprendo nuovo alveo al Po. Altra insena- 
tura era pure a sinistra del Po, all'est 
della precedente da cui distava 4500 metri e 
quasi confinava alla corte di Sant'Andrea. 
E qui ancora venne proposto il taglio nel 
1697 dal Guglielmini e poscia nel 1788, 
sotto il duca Ferdinando; l'idrometra Sorgna 
rinnovò la proposta, e Giovanni Carminati, 
per ordine del'principe, la eseguì e la mat- 
tina del giorno 5 maggio 1779 il Po prese 
ad incanalarsi nel taglio, abbandonando la 
svolta. Nelle sue insenature rimasero acque 
stagnanti che si denominarono Po morto 
(Padus mortuus). Più vasta di tutte, al 
nord-est di Piacenza, era altra rivoltura 
delle acque che circuiva le Caselle Landi, 
rappresentata ancora con corso di Po vivo 
dal Bolzoni. Fu rimossa dappoi, nel 1595 
tracciata nuova via al fiume dal Bolognese 
Scipione Dattari, dirigente i lavori d'inge- 
gneria della comunità di Piacenza Ales- 
sandro Bolzoni, figlio di Paolo soppraddetto, 
sostenute le spese dai conti Cristoforo e 
Manfredo Landi. Sulla destra del Po, al- 
l'est di Piacenza, e distante da essa mi- 
glia 4 e Jtre quarti (chilometri 7,114) è 
la terra di Gargattano un tempo attorniata 
dal Po con mediocre seno, tra questo fiume 
e il torrente Nure, rimasto ancora in esso 
seno, ai tempi del Bolzoni, un deposito d'ac- 
que stagnanti, scomparse poi come accen- 
nano le topografie posteriori. — Ancora 
sulla destra del Po, più all'est di Piacenza, 
era altra insenatura nella direzione della 
precedente presso il confluente della Nure e 
del Po sopra il castello di Cassa e a distanza 
dalla città di miglia 9 e mezzo (chil. 14,820) 
Il Bolzoni la mostra colma d'acque padane, 
o nel luogo ove doveva eliminarsi settifi- 
candoil corpo del fiume, nota: Locus ubi 



fiendus est taleus Padi per romitem Jo. 
Baptistam Stangam. Il taglio fu poi fatto 
e tolta la insenatura; ma prima che si 
togliesse, il Bolzoni scriveva sott'essa nella 
sua carta: Domus Sanguinetorum, richia- 
mante probabilmente il deviamento del Po, 
cui le testimonianze del 1149 denominano 
rupia de Sanguineto. Il Po, da ovest ad 
est, come fu disegnato dal Bolzoni fluisce 
quasi in retta linea da Castel d'Arena al 
Rio Boriaco e al Rio Corniolo. Poscia si 
svolge al nord per correre nella vasta in- 
senatura di Monticelli; discende da essa 
per salire di nuovo al nord fino alla foce 
del Lambro, donde leggermente si abbassa 
per rimontare al nord nell'alta insenatura 
presso la corte di Sant'Andrea, dalla quale 
ricade fino alla foce del Torrente Trebbia, 
passando di poi presso Piacenza. Da que- 
sta città, con giri poco riflessi corre buon 
tratto verso est al dissopra di Roncaglia, e 
ripiegando ivi rapidamente al nord forma 
la vastissima insenatura di Caselle Landi, 
donde ricade fino alla foce della Nure 
per risalire ancora verso nord a Castel- 
nuovo Bocca d'Adda. Da Castel d'Arena a 
questo di Bocca d'Adda, tenuto conto di 
tutte le sinuosità che si tolsero prima o 
dopo il 1588, il Po misurava miglia pia- 
centine o comuni cinquantotto. (Chilom. 86). 
(V. Porti e Ponti sul Po). 
' Pojano. Nome perduto di un luogo vi- 
cino a Villa Pompeiana e nella plebe di 
Galgagnano. Nel 1261 aveva una chiesa 
che pagò denari 21 di taglia imposta dal 
Papa al clero Lodigiano. Forse fu distrutto 
dalle corrosioni dell'Adda , come avvenne 
di molti altri luoghi sulla destra di questo 
fiume. 

Poledra. Frazione del comune di Lodi 
e Chiosi, da cui dista circa due chilometri 
ovest. Parrocchia di San Gualtiero. Ab. 48. 
Proprietà Anelli Giovanni. 

* I»oleclrin». Era un cascinaggio nella 
parrocchia di S. Gualtero, poco lungi dal- 
l'attuale Poledra (1789). 

IPolenxone. (Vedi Pila del Polenzone). 

'Polenzone. Era un luogo nel comune 
di Cavenago d'Adda. Il nobile Giovanni 
Pietro Ottolini, con suo testamento 26 set- 
tembre 1506, lasciò 103 pertiche di ter- 



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reno in questo luogo al Consorzio del clero 
di Lodi. 

Polenzone. Frazione del comune e della 
parrocchia di Brembio, da cui dista circa 
1800 metri nord. Fu dei fratelli Leccami 
(1686) indi venduto ai signori Cortesi-Poc- 
calodio; vi godevano un beneficio le mo- 
nache di San Benedetto di Lodi fondato 
l'anno 1619 dal dott. Alessandro Leccamo 
Seniore. 

JPolenzomi. Frazione del comune di Se- 
cugnago, parrocchia di Brembio, da cui 
dista circa 1500 metri. Ab. 6. Havvi pila 
con opificio per la fabbricazione del con- 
cime